Sergio Romano, ìCorriere della Seraî 25/10/2002, 25 ottobre 2002
Osama, se è ancora vivo, sembra essere il presidente di una Confederazione «senza territorio in cui ogni socio persegue i propri obiettivi
Osama, se è ancora vivo, sembra essere il presidente di una Confederazione «senza territorio in cui ogni socio persegue i propri obiettivi. Colpito con il duro martello della potenza militare degli Stati Uniti, lo sfuggente mercurio del terrorismo islamico si è frantumato in dozzine di cellule segrete che danno segni di sorprendente vitalità. S’influenzano a vicenda, parlano il linguaggio del fondamentalismo musulmano e possono all’occorrenza utilizzare le stesse risorse. Ma non hanno una organica strategia comune, non obbediscono agli ordini di un solo leader e non sono il ”nemico globale” di cui qualcuno va fantasticando. Ciascuna di esse insegue scopi nazionali e colpisce il proprio nemico: la Russia perché non intende abbandonare la Cecenia, Israele perché tratta la Palestina come una colonia, l’America perché ”occupa” il Medio Oriente, Filippine e Indonesia perché i loro governi non rispettano i rigorosi ideali politico-religiosi dell’Islam più radicale» (Sergio Romano).