Livia Manera, "Corriere della sera" 24/10/2002, pagina 35., 24 ottobre 2002
«La metà superiore progetta e pensa, mentre la metà inferiore determina il nostro destino». Così Albert Einstein, che fu un donnaiolo romantico e incostante
«La metà superiore progetta e pensa, mentre la metà inferiore determina il nostro destino». Così Albert Einstein, che fu un donnaiolo romantico e incostante. A Zurigo giocava coi numeri insieme alla sua fidanzatina serba fino all’alba: «Resteremo studenti finché vivremo e ce ne sbatteremo del mondo». Ma poi la lasciò madre di una figlia illegittima. Sposò una Mileva Maric, donna cupa e intelligente. Lasciò anche lei per unirsi in secondo matrimonio alla solare e vanitosa cugina Elsa. L’ex moglie, «zoppa e brutta», diventò per lui «una creatura ostile, senza senso dell’umorismo, che non riceve niente dalla vita e soffoca la gioia di vivere altrui con la sua sola presenza». Accusò Mileva di avergli negato il suo amore e dopo decine di lettere spietate le scrisse: «Col tempo ti accorgerai che è difficile trovare un ex marito migliore di me». Lei morì paranoica, con i soldi del nobel cuciti nel materasso. Dei loro tre figli Lieserl non fu mai più trovata (forse adottata o morta di scarlattina a pochi mesi), Edouard diventò pianista e schizofrenico e Hans Albert, ingegnere civile di successo, fu celebre per una frase: «Nessuno ha diritto a un’infanzia felice». Dopo sei anni con Elsa confessò che avrebbe preferito sposare la figlia ventenne di lei, Ilse. Conservò sempre il gusto delle amanti. Elsa accettò le sue infedeltà purchè fossero regolari (due alla settimana) vantandosi che un fisico in casa «riusciva ad aprire qualsiasi barattolo, per quanto strano o irregolare fosse».