Varie, 30 ottobre 2002
Tags : Siegfried Unseld
Unseld Siegfried
• Ulm (Germania) 28 settembre 1924, Francoforte (Germania) 26 ottobre 2002. Editore • «La Suhrkamp in Germania non è semplicemente una casa editrice, ma piuttosto una istituzione; non solo pubblica la letteratura tedesca del nostro tempo ma la crea. E lui, con la sua passione e la sua intuizione, con l´instancabile attività che lo portava ad avvicinare e ad attrarre le menti più illuminate del Novecento, ha dato una nuova definizione dello spirito tedesco dopo il 1945. Di questo sono convinti i tedeschi […] Era un genio dell’editoria innamorato dei suoi autori. Quando un giovane sconosciuto mandò un manoscritto pressoché incomprensibile davanti al quale i lettori della Suhrkamp scossero la testa decisi a rifiutarlo, lui s’impose e lo fece pubblicare. Il giovane sconosciuto era Peter Handke. Con lui quasi tutti i ”grandi” della letteratura e della filosofia tedesca furono irrimediabilmente attratti da quell’irresistibile polo magnetico che era: da Max Frisch a Ernst Bloch, a H.M. Enzensberger, a Thomas Bernhard; da Adorno a Walter Benjamin, ad Habermas. Manca all’appello in questo Olimpo tedesco giusto Günter Grass che in uno scritto satirico si prese gioco di quella congrega di scrittori che si osannavano a vicenda. ”Era un uomo fanatico, la sua passione erano i libri”, dice Marcel Reich-Ranicki di colui che ha diretto la Suhrkamp per quasi mezzo secolo, ricordando le loro prime baruffe sul valore di Hermann Hesse che Unseld difendeva a spada tratta. ”Ha fatto in tempo a sapere del mio premio Nobel. stata la sua ultima vittoria”, osserva Imre Kertész […] Studiò dopo la guerra lettere, filosofia ed economia all’Università di Tubinga. Il suo nume tutelare fu proprio l’autore da lui prediletto, oggetto della sua tesi di laurea, ossia Hermann Hesse, che conobbe personalmente il giovane studente e lo incoraggiò a entrare nella casa editrice Suhrkamp. Da direttore della pubblicità divenne nel 1959 il successore di Peter Suhrkamp, l’editore sopravvissuto per miracolo al lager di Sachsenhausen che nel ”50 aveva fondato quella che doveva diventare la casa editrice più importante della Germania. Appena arrivato ai vertici della Suhrkamp, si trovò di fronte alle due colonne portanti della casa editrice: Hesse e Brecht. Da quel momento dedicò tutta la sua vita e le sue energie ad allargare il suo raggio d’azione catturando gli scrittori emergenti; divenne l’eminenza grigia del leggendario Gruppo 47; radunò nella Lindenstrasse di Francoforte il Gotha della cultura tedesca del dopoguerra, quella che venne definita dal critico inglese George Steiner tout court la ”Suhrkamp-Kultur”; riportò in auge i classici della letteratura tedesca; assorbì la prestigiosa e raffinata Insel Verlag e fondò una casa editrice tutta dedicata a scrittori e poeti ebrei» (Paola Sorge, ”la Repubblica” 29/10/2002). «Senza di lui, probabilmente, la Suhrkamp non sarebbe diventata la più prestigiosa casa editrice tedesca del dopoguerra. Fondata a Francoforte a metà del secolo scorso da Peter Suhrkamp, essa deve infatti la sua fama a Siegfried Unseld (1924-2002), che l’ha condotta al successo con mano ferma ed esperta dal 1959 fino alla morte. A tre anni dalla scomparsa del grande editore è [...] uscita Lettera agli autori, naturalmente presso i tipi della Suhrkamp Verlag, un’agile selezione delle migliaia e migliaia di lettere scritte da Unseld durante la sua attività lavorativa. Sono in tutto di 88 missive, i cui destinatari compongono buona parte del gotha letterario tedesco moderno, basti citare poderosi pensatori come Theodor Adorno o Jürgen Habermas. Ma sebbene la Suhrkamp venga spesso associata a questi suoi pregiatissimi gioielli, uno degli autori che da sempre ha garantito alla casa editrice vendite cospicue e introiti notevoli è il meno cervellotico, ma forse più affascinante, Hermann Hesse. Non stupisce allora che proprio lo scrittore svevo sia il destinatario della prima lettera di Unseld, datata 31 Dicembre 1951. A quei tempi il futuro patriarca dell’editoria tedesca è solo un giovanotto colmo di gioia, desideroso di comunicare all’amato scrittore l’argomento della propria tesi di dottorato. Si tratta infatti di uno studio dedicato all’opera dello stesso Hermann Hesse, lodata da Unseld come un ”continuo stimolo e richiamo a ciò che è nobile e grande”. Proprio quel lavoro universitario diventa per il giovane studioso la chiave d’accesso alla casa editrice di Peter Suhrkamp, il quale presto vedrà in lui il proprio successore. Già pochi anni dopo la deferente lettera indirizzata ad Hermann Hesse, Siegfried Unseld matura il tono che contraddistinguerà tutte le sue future missive, quello di un corrispondente cordiale ma non affettato e di un editore rassicurante ma critico. Così nell’agosto del ”53 un giovane Martin Walser riceve, insieme con la promessa della futura pubblicazione dei suoi testi, il chiaro invito a rivedere il manoscritto del proprio racconto Das Gerät, che secondo l’editore necessita ancora di varie migliorie. Unseld è controllore scrupoloso dei testi inviatigli dai propri autori. ”Gehen / grandioso”, scrive a commentando di un nuovo racconto di Thomas Bernhard, ma solo per meglio introdurre una lunga serie di precisi appunti al manoscritto: ”Dovreste riflettere ancora una volta sui superlativi che avete utilizzato”. Con i suoi modi eleganti e decisi, Unseld miete sempre più vittime tra gli scrittori di talento. ”La decisione di pubblicare il suo manoscritto di poesie” comunica a Hans Magnus Enzensberger nel ”57, ”è una decisione per l’autore Enzensberger”. Ma una simile dichiarazione d’amore letterario, fa diplomaticamente capire Unseld qualche riga più sotto, non può concedere al poeta scappatelle con altre case editrici. Tali ammonimenti non servono invece con Theodor Adorno, legato a doppio filo alla Suhrkamp: ”La fedeltà che sentite per la Suhrkamp, sarà anche la fedeltà della casa editrice verso di Lei. Fintanto che avrò la direzione, essa si farà garante anche in futuro con passione e intensità della Sua opera” (8 Aprile ”59). Con il progetto di fondare una collana dedicata al pensiero scientifico, Unseld riesce anche a sedurre un filosofo colto e raffinato come Hans Blumenberg, all’inizio titubante: ”Non abbiamo intenzione di popolarizzare la scienza, bensì cerchiamo quegli autori che, grazie al loro stile, riescano a travalicare i confini del circolo di esperti”. E se non bastano i nobili intenti, Unseld sa anche far risuonare il tintinnio delle monete. Riportando a Blumenberg la lettera di Felix Meiner, un editore concorrente, che dichiara il proprio stupore nel costatare i cospicui onorari corrisposti dalla Suhrkamp ai propri autori. A seconda degli intellettuali con cui entra in contatto, Unseld è possessivo, confidente, amico. Per lenire le pene della poetessa Ingeborg Bachmann, afflitta per la scomparsa del padre, non esita a narrarle il dolore provato nel momento in cui egli stesso perse il genitore: ”Ti stringo forte la mano, so bene cosa significa”. Alcuni scrittori, poi, hanno un vero e proprio bisogno d’affetto. Accade a Peter Handke, intristito per gli insoddisfacenti risultati del suo libro L’ora del vero sentire. Che, invece, non va per nulla male. Il 3 Marzo del ”75 Unseld gli scrive rincuorandolo: ”Stai certo che a me il tuo libro piace, anzi, che l’amo”. Quando tuttavia alcuni autori, come Max Frisch, avanzano richieste economiche ritenute eccessive, Unseld risponde a tono: ”La casa editrice non è un mecenate e nemmeno una banca”. Non manca tuttavia di solleticare l’ego dello scrittore svizzero per indorargli la pillola. Così per compiacerlo gli svela che i suoi libri vendono molto più di quelli del berlinese Uwe Johnson. Unseld comunque non arriva mai a vezzeggiare nessuno. Così, alla richiesta dello stesso Frisch di ottenere una segretaria personale che lo sgravi dal duro compito di una corrispondenza che va sempre più infoltendosi, risponde picche. Sebbene con grande stile e accortezza: ”Lei non è uomo da aver bisogno di un segretario o di una segretaria vicino a sé. Non perché non saprebbe trattare con loro, ma perché il Suo modo di reagire è del tutto individuale e quindi non delegabile”. Pur impiegando abilmente le sue notevoli doti tentatrici per catturare nuovi autori, Siegfried Unseld non travalica mai il labile confine che separa il sedurre dall’adulare. Così, è solamente dopo la firma del contratto con la Suhrkamp, nel gennaio del ”67, che Unseld si sente libero di confessare a Paul Celan tutta la propria ammirazione: ”Conosco bene l’alto livello della sua opera, verso cui nutro un rapporto personale e diretto. Glielo dico adesso, dopo aver concretizzato la nostra unione, e non prima, perché altrimenti il mio sarebbe parso un futile corteggiamento”» (Alessandro Melazzini, ”La Stampa” 21/6/2005).