Varie, 30 ottobre 2002
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Vesce Emilio
• Cairano (Avellino) 1939, Padova 11 maggio 2001. Consigliere regionale in Veneto, era stato deputato radicale. Arrestato nell’inchiesta ”7 aprile” su Autonomia Operaia, era stato poi assolto • «Aveva pagate sino all’ultima lira le sue idee che erano state di sinistra e rivoluzionarie […] Aveva diretto ”Potere Operaio”, ”Controinformazione” e poi ”Rosso”: ce n’era abbastanza per finire nei guai e nel 1974 era scivolato nell’inchiesta torinese sulle Brigate Rosse condotta da Bruno Caccia e Gian Carlo Caselli. Tre anni più tardi, quando passò l’uragano Autonomia Operaia, ne fu travolto. Gli indizi portarono Calogero, allora sostituto procuratore, a una conclusione presto definita ”Teorema”: AutOp uguale Brigate Rosse. Toni Negri, Oreste Scalzone, Emilio Vesce avrebbero diretto un’insurrezione armata contro lo Stato. […] Ancora un’accusa nel 1982 per i rapporti presunti del gruppo di ”Rosso” con il Fronte comunista combattente e il Fronte comunista di contropotere. Una condanna in primo grado, quindi l’assoluzione […] Era un radicale, per convinzione maturata nel tempo.Era stato in Parlamento, poi aveva fatto politica in regione» (Vincenzo Tessandori, ”La Stampa” 13/5/2001). L’8 novembre 2000 fu colpito da infarto ed entrò in coma irreversibile. Il figlio Emiliano lanciò un appello alle forze politiche perché approvassero una legge sull’eutanasia. L’8 maggio 2001 Marco Pannella scrisse alla famiglia dicendosi «determinato a tentare di farla finita» praticando l’eutanasia. La lettera venne inviata anche ad Adriano Celentano e al procuratore capo di Padova. Morì tre giorni dopo di febbre alta.