Federico Rampini, "la Repubblica" 31/10/2002, pagina 19., 31 ottobre 2002
Messa a punto dal dipartimento d’ingegneria di Berkeley la "smart dust", pulviscolo composto da miriadi di computer invisibili
Messa a punto dal dipartimento d’ingegneria di Berkeley la "smart dust", pulviscolo composto da miriadi di computer invisibili. Ogni microchip, che misura meno di un millimetro cubo, incorpora sensori elettronici (termometri, microfoni, nasi e microspie), software per il calcolo e batterie che si alimentano con le vibrazioni o con le variazioni di temperatura. Secondo gli scienziati, la smart dust sarebbe stata utilizzata in Afghanistan: gli americani ne avrebbero diffusa una gran quantità sulle zone più impervie del Paese. Si pensa che presto i microcomputer saranno incorporati nelle tute dei marines, per monitorare le condizioni di salute dei militari e bloccare eventuali veleni da armi chimiche. La smart dust, intanto, è stata sparsa nelle foreste della California per scoprire gli incendi e le fonti d’inquinamento. Sembra che presto la polvere sarà usata per automatizzare le case: spalmata sui muri insieme alla vernice, consentirà la regolazione automatica di temperatura e luminosità.