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 2017  febbraio 23 calendario

Cronologia di Vittorio Gassman

Il primo amore di Vittorio Gassman

• Nel ’33 Vittorio vive a Roma da cinque anni. Entra al ginnasio-liceo Tasso di Roma. Tra i suoi compagni di classe, Carlo Mazzarella e Luigi Squarzina. Prende la prima cotta, «disperata», per una ragazzina dal nome Marta, «che pedinavo al ritorno da scuola perché faceva la mia stessa strada, giù per la scesa di via Nizza. Scrivevo il suo nome sui banchi, sui muri, sui libri, combinandolo in tutte le possibili variazioni, martina, martingala, martedì, martello, martoriare... Ci misi un anno prima di dirglielo, una mattina che tutta la scuola andò a vedere un film e mi trovai seduto accanto a lei. Sorrise con dolcezza materna, e mi disse: “Lo sapevo da un anno, lo sanno tutti in classe. Del resto anch’io ti voglio bene”». [Gassman 1981; Cds 18/10/1994; Sta. 30/6/2000]

La vocazione di Vittorio Gassman per il teatro

• Muore il padre: «La morte di mio padre fu il mio primo forte trauma e divenne pretesto per la mia vocazione. Lo superai con la fantasia, con il distacco, cioè col vivere lo stesso rito del funerale di mio padre come un gioco e come una rappresentazione di cui ero protagonista». [Gambetti 1982; Cds 18/10/1994]

1939-1942. Gassman all’Accademia d’Arte Drammatica

• Nel 1939 inizia a frequentare la società sportiva Parioli e, in particolare, gioca a pallacanestro [Cds 18/10/1994]. Nel ’41 pubblica Tre tempi di poesia per l’editore Il Sagittario e s’iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma. Contemporaneamente la madre lo segna al corso di recitazione della Regia Accademia d’Arte Drammatica, diretta da Silvio D’Amico: «Pensavo al giornalismo, alla letteratura. Non mi passava proprio per la testa di far l’attore. Per mia madre era una sorta di rivincita. Lei avrebbe voluto fare l’attrice, non c’era riuscita e aveva riversato su di me questi suoi sogni. Era una donna in gamba ma possessiva. Se mentre facevo un monologo qualcuno osava dare un colpo di tosse gli dava un’ombrellata in testa». [Gian Antonio Stella, Cds 18/8/1996]

Vittorio Gassman debutta a Milano

• Vittorio Gassman rinuncia a completare il triennio dell’Accademia per debuttare a Milano ne La nemica di Dario Niccodemi della compagnia di Ada Borelli. [Cds 18/10/1994]

1945-1947. I primi successi di Vittorio Gassman

• In teatro è nella Compagnia Adani Calindri Carraro Gassman: «Questa compagnia fu per due anni la beniamina del pubblico milanese, anche perché stavamo sempre in città. Eravamo obbligati a rinnovare il repertorio continuamente, questo è stato il mio primo periodo di apprendistato tecnico, mi pare che in un anno facemmo trentasei commedie, cioè una ogni lunedì: quindi un esercizio di memoria che diventò una vera prova di tecnica». Il successo più clamoroso è Tre rosso dispari, una commedia di Amiel dove Gassman, nella parte dello Sportivo, può sfruttare le sue doti atletiche per deliziare con esibizioni ginniche le signore milanesi.

• Luchino Visconti allestisce all’Eliseo di Roma, per la compagnia di cui fa parte Gassman, La macchina da scrivere di Cocteau (2 ottobre) e al Quirino LAdamo di Marcel Achard (30 ottobre): «Il famoso Adamo era il duello fra un direttore d’orchestra omosessuale e una donna, l’Adani. E il direttore d’orchestra ero io che avevo ventitré anni e feci questa parte di frocio cinquantenne. Fu una prima tempestosa, perché ci furono delle provocazioni, dei risentimenti moralistici, ma vennero anche sessanta chiamate, perché era un periodo accesissimo, in cui il teatro veramente viveva battaglie straordinarie». All’Olimpia di Milano va in scena La via del tabacco di John Kirkland (4 dicembre).

• Nel 1946 Vittorio Gassman ha una parte da protagonista nel film Preludio d’amore di Giovanni Paolucci.

• Nel 1947 vince il premio letterario Fogazzaro col racconto Luca de’ numeri. Fino al 1948 partecipa alla Compagnia italiana di Prosa Maltagliati Gassman: scrittura due allievi dell’Accademia, gli esordienti Buazzelli e Manfredi, e impone Squarzina e Salce. Con Edipo (regia di Guido Salvini), prima grande uscita all’estero del teatro italiano, partecipa alla tournée della Biennale di Venezia a Parigi e a Londra. Poi l’esperienza nella Compagnia Rina Morelli Ruggero Ruggeri Vivi Gioi Paolo Stoppa Paola Borboni Vittorio Gassman diretta da Luchino Visconti. [Gambetti, 1982; Cds 18/10/1994].

1950-1952. L’esordio di Gassman alla regia

• Nel 1950, Vittorio Gassman recita al Teatro Greco di Siracusa nelle Baccanti e nei Persiani. Nel 1950-52 è primo attore e capocomico del Teatro Nazionale diretto da Guido Salvini, presso il quale esordisce nella regia con Peer Gynt di Ibsen. Il 18 gennaio 1952, a Genova, recital di grande successo: Gassman interpreta poeti francesi, italiani e il XXXIII Canto del Paradiso [Cds 18/10/1994]

1952-1954. Gassman fonda il Teatro d’arte Italiano

• Nel 1952 con Squarzina fonda e dirige, fino al 1954, il Teatro d’arte Italiano: «Andai direttamente da Andreotti per ottenere una sovvenzione necessaria, e lui me la concesse dopo solo un colloquio in cui capì che le intenzioni erano molto serie...». Per il suo primo Amleto, successo di critica: «Non ricordiamo d’aver mai assistito, neanche all’estero, a una esecuzione dell’Amleto ricca di suggestioni così profonde» (Silvio D’Amico, Il Tempo 29/11/1952); per Tieste Salvatore Quasimodo si chiede: «Ha dimostrato Gassman la teatralità di Seneca? In parte sì, cioè quando ha affidato alle parole e non all’urlo la verità poetica dello scrittore latino, quando la recitazione pura non ha soffocato il tentativo di rendere il personaggio attraverso i monologhi senechiani. (...) È stata una contaminazione voluta la sua, un modo di correggere il fatto teatrale con la presenza dell’uomo della cronaca, della vita. Su questa strada Gassman ha i suoi diritti: ne valutiamo i meriti, più numerosi dei suoi tenaci, fumosi scatti d’eloquenza» (Salvatore Quasimodo). [Gambetti 1982; Cds 18/10/1994]

Altri premi e altri trionfi per Vittorio Gassman

• Alla metà degli anni Cinquanta, Gassman si misura con Kean, genio e sregolatezza, di Dumas-Sartre, prima in teatro (un trionfo), poi in film (1956): è la sua prima regia cinematografica, ma vince la Grolla d’oro a St. Vincent per l’interpretazione.

Vittorio Gassman vince Nastro e David

• Nel 1959 gli viene attribuito il Nastro d’argento come migliore attore protagonista per I soliti ignoti di Monicelli e vince il premio David di Donatello, ex aequo con Alberto Sordi, come migliore attore protagonista per La grande guerra di Monicelli. [Cds 18/10/1994]

Il fiasco di Un marziano a Roma di Flaiano

• Strepitoso successo di Vittorio Gassman a Milano con l’Adelchi di Manzoni: 160.000 spettatori in un mese (400.000 in tutta Italia). Segue una stagione sfortunata, con la catastrofe di una commedia di Ennio Flaiano, Un marziano a Roma. [Cds 18/10/1994]

1962-1966. Dal Sorpasso all’Armata Brancaleone

• Nel 1962 Vittorio Gassman propone a Torino e a Milano una versione «rinnovata» di Questa sera si recita a soggetto; la critica italiana non apprezza e Marta Abba, erede testamentaria di Pirandello, chiede un risarcimento dei danni per le modifiche apportate al testo originale. Per contro continuano i riconoscimenti in ambito cinematografico: Nastro d’argento come miglior attore protagonista per Il sorpasso (1962) di Dino Risi; al festival di Buenos Aires, premio per la migliore interpretazione per I mostri (1964) di Dino Risi; David di Donatello per La congiuntura (1965) di Ettore Scola; premio Salice Terme come migliore attore comico dell’anno (1966), in considerazione della sua prestazione ne L’armata Brancaleone di Monicelli. «Come è noto ogni vincitore è invitato dalle Terme di Salice ad esprimere un desiderio a proposito del premio. Gassman ha voluto in dono un cavallo baio, ispirandosi evidentemente al film per il quale è stato premiato, in cui gli è sempre compagno il destriero Aquilante» [l’Unità, 26/6/1966]. Nel ’68 dirige L’alibi, secondo film come regista, che firma insieme a Adolfo Celi e Luciano Lucignani; premio David di Donatello per l’interpretazione de Il tigre di Dino Risi. [Gambetti 1982; Cds 18/10/1994]

Gli anni Settanta di Vittorio Gassman

• 1971. Festival di San Sebastian: premio per la migliore interpretazione per Brancaleone alle crociate di Monicelli.

• 1972. Terzo film come regista: Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto, che riceve il Globo d’oro l’anno successivo.

• 1974. torna a ispirarsi alla vita e al mito di Edmund Kean con O Cesare o nessuno. Poi l’interpretazione di Profumo di donna.

• 1977. A novembre grande successo con Affabulazione di Pier Paolo Pasolini.
 
• 1979. Premio David di Donatello per l’interpretazione di Caro papà di Dino Risi

• 1980. Fonda a Firenze la sua Bottega teatrale per la formazione di giovani attori. Per la tv fa Il gioco del teatro, in tre puntate.

Gassman gira “La famiglia” e “I picari”

• Nel 1987, per la regia di Mario Monicelli Vittorio Gassman gira I Picari e con Ettore Scola La famiglia (David di Donatello e Ciak d’Oro come miglior attore protagonista).

Gassman al Festival di San Sebastiano

Gassman premiato al Festival di San Sebastiano per L’altro enigma con il Donostia Award (sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini).

Nasce Vittorio Gassmann (con due enne)

• Nasce a Genova in località Prato, borgata Struppa, Vittorio Gassmann – due enne all’anagrafe – secondo figlio del tedesco Heinrich, ingegnere edile, e di Luisa Ambron, casalinga di origini toscane. «Il rapporto con mia madre è stato un rapporto sì strettissimo, ma non lo definirei un rapporto tanto amoroso quanto di complicità perché la nostra natura era la stessa. Questo ci portava a litigare ferocemente, e io ho avuto sempre una certa difficoltà ad accettare il viso di mia madre, così come ho faticato a lungo e tuttora fatico ad accettare il mio, perché ne conosco troppo le pieghe e l’uso che ne faccio per altri scopi». (Vittorio Gassman) [Gambetti 1982; Cds 18/10/1994]

Vittorio Gassman sposa Nora Ricci

• Vittorio Gassman, 21 anni, sposa l’attrice diciannovenne Nora Ricci, figlia di Renzo Ricci e Margherita Bagni. La prima notte di nozze, «stremati dal viaggio in camion, scendemmo a Firenze all’hotel Porta Rossa, cucinammo un boccone in camera e, per motivi che non ricordo, ruppi due uova sulla testa di Nora, che naturalmente rispose con un fitto lancio di oggetti. Era il presagio di un attrito fatale fra due giovani immaturi e dai caratteri opposti. La sua flemma, la mia belluina impazienza; il suo senso critico, il mio ottimismo nutrito di presunzione». [Sta. 30/6/2000]

Nasce Paola Gassman, figlia di Vittorio e Nora

• Nasce Paola, figlia di Vittorio Gassman e Nora Ricci [Cds 18/10/1994]

Gassman debutta con “Un tram che si chiama desiderio”

• Con la compagnia di Luchino Visconti, Vittorio Gassman debutta all’Eliseo di Roma in Un tram che si chiama desiderio, edizione molto apprezzata dallo stesso Tennessee Williams che la considera addirittura migliore di quella americana.

Gassman divorzia da Nora e sposa Shelley Winters

 •  A Ciudad (Messico) ottiene il divorzio per procura da Nora Ricci. Due ore dopo sposa l’attrice americana Shelley Winters [Cds 18/10/1994].

Nasce Vittoria Gassman, secondogenita di Vittorio

• Nasce Vittoria, la figlia di Vittorio Gassman e Shelley Winters. «Vittoria ha avuto un padre assente fin da quando aveva un anno o due, già il mio matrimonio con Shelley era incrinato, e io ero assente, ero lontano, in Europa. Lei sviluppava una immediata mitologia per questo padre. Mi ha confessato, quando aveva dieci, dodici anni, che quand’era piccola mi credeva alto due metri e mezzo. È rimasta delusa quando ha saputo che ero solo uno e ottantasette». [Gambetti 1982; Cds 18/10/1994]

Shelley Winters vuole il divorzio da Gassman

• Shelley Winters annuncia in lacrime, in conferenza stampa, che divorzierà da Gassman, a due condizioni: Vittorio deve sposare l’attrice Anna Maria Ferrero (di cui è convinta che sia l’amante) e pagare 93 mila dollari (quasi sessanta milioni di lire) per il sostentamento della figlia Vittoria fino al diciottesimo anno di età. «L’attrice ha poi fatto la storia di tutta la vicenda, ripetendo continuamente che Gassman l’ha sposata soltanto per ragioni pubblicitarie. Egli, quando la conobbe, era un illustre sconosciuto e fu proprio in seguito a questo matrimonio che gli si aprì la carriera cinematografica americana. Piangendo essa ha raccontato poi le sofferenze patite in occasione della nascita della bimba, avvenuta il 14 febbraio 1953. Il marito era in Italia dove stava interpretando il Tieste – “Gli telefonai ripetutamente”— ha detto l’attrice — “perché mi fosse vicino e mi sostenesse moralmente durante una gravidanza che si annunciava difficile. Non volle venire”». [Sta. 17/1/1954]

Anche Gassman vuole divorziare

Gassman, replicando alla moglie (conferenza del 16 gennaio), fa sapere che da tempo avevano deciso di divorziare («molte cose ci dividevano: il lavoro, i gusti, il carattere»), dice che non ha nessuna intenzione di convolare a nuove nozze con la Ferrero («Fra me e Anna Maria esistono solo rapporti di collaborazione professionale, e una cordiale e sincera amicizia»), e che non crede di dovere alla moglie i successi e i contratti che ha ottenuto negli Stati Uniti (quando le corse dietro in California era spinto soltanto dal sentimento e godeva già di una considerevole notorietà, oltretutto non intendeva girare dei film perché gli pareva «eccessivo dover studiare la lingua inglese»). In più non ha alcuna intenzione di rinunciare alla piccola Vittoria Gina: «Ritengo di non aver nessuna colpa come padre. Faccio un mestiere che m’impegna di continuo, che non lascia tregue. È vero che ho visto la bimba poche volte, ma ciò non mi può essere rimproverato. Non fui presente alla nascita perché Vittoria è settimina: ad ogni modo non potevo abbandonare la Compagnia, quarantacinque persone, per volare a Los Angeles. Sono stato vicino a Shelley come potevo: per lettera e telefonicamente». [Sta. 19/1/1954]

Shelley Winters aggredisce la Ferrero con una forbice

• Shelley Winters arriva come una furia nel proscenio del teatro Carlo Felice di Genova – dove Gassman e Anna Maria Ferrero recitano nell’Amleto – e aggredisce la rivale con una forbice. Gassman frappone il suo petto tra le contendenti. La scena, il 4 aprile 1954, diventa una copertina della Domenica del Corriere disegnata da Walter Molino. [DdC 14/12/1985]

Gassman divorzia dalla Winters

• Vittorio Gassman divorzia da Shelley Winters e si mette con Anna Maria Ferrero. [Cds 18/10/1994, Sta. 30/6/2000]

Vittorio Gassman debutta in tv col “Mattatore”

• Gassman debutta in prima serata sul Programma Nazionale con Il Mattatore, trasmissione in dieci puntate ideata assieme a Guido Rocca, Federico Zardi e Indro Montanelli (regia di Daniele Danza). [Sta. 27/3/1959]

Gassman e la svalutazione dell’attore

• Vittorio Gassman assicura che, finito Il Mattatore, non comparirà in tv per almeno due o tre anni: «Il pubblico non deve abituarsi a vedere un attore standosene seduto a casa propria o spendendo solo i soldi di un caffè nella saletta di un bar. Ciò per un attore serio equivale ad una svalutazione, pur se la tv gli offre d’altro canto, innegabili vantaggi presso una massa di pubblico ben più grande di quello teatrale». [Sta. 1/4/1959]

Gassman litiga con la Rai

• Alla sesta puntata de Il Mattatore i dirigenti Rai sopprimono uno sketch che sfotte il «commendatore nocchiero», cioè l’ex sindaco di Napoli Achille Lauro e le sue distribuzioni di scarpe e spaghetti. Quella sera stessa Vittorio Gassman minaccia di piantare in asso la tv, ma poi si riconcilia coi grossi papaveri televisivi.

Nasce Alessandro, figlio di Gassman e Juliette Mayniel

• Nasce Alessandro Gassman, concepito «in Argentina, a Mar del Plata» con l’attrice francese Juliette Mayniel. Gassman compra per la sua nuova famiglia una casa enorme all’Aventino. [Sta. 30/6/2000, Gianni Ruggio, Dipiù 13/09/2010]

Juliette Mayniel lascia Vittorio Gassman

• L’attrice Juliette Mayniel, stanca di essere trascurata e di un rapporto che dalla nascita di Alessandro si è trascinato solo per amore del bambino, lascia Gassman, spiegando: «Vittorio è un uomo unico, ma suddivide il mondo in due precise categorie: Vittorio e gli altri. Il suo egoismo è smisurato, è un fatto costituzionale come la sua umoralità». [Sta. 13/9/1968; Gianni Ruggio, Dipiù 13/09/2010]

Gassman sposa Diletta D’Andrea

• Vittorio Gassman sposa in gran segreto, nel municipio di Velletri, l’attrice Diletta D’Andrea, 26 anni. Il matrimonio, già fissato al Comune di Roma, era stato rinviato per le indiscrezioni di un settimanale. Così Vittorio avverte giusto qualche amico, lasciando intendere che ci sarà una scampagnata. «Venite nella mia villa di Velletri, staremo un po’ assieme». E se li porta dietro fino al municipio. Poi, in serata, annuncia le nozze all’Ansa: « Mi sono sposato stamane con Diletta e questa è l’unica dichiarazione autorizzata, fondata e veritiera. Non ne farò altre, perché voglio che la mia vita privata sia veramente tale». La notizia fa il giro dei giornali, e vengono fuori i dettagli: per lo sposo hanno testimoniato il regista Luciano Lucignani e l’attore Franco Giacobini; per la sposa l’avvocato Franco Carole e Carla Colisi. «Poi c’è stata una colazione nella vicina casa di campagna di Gassman e in serata i coniugi sono rientrati a Roma: ciascuno a casa propria, due appartamenti comunicanti nel centro storico della città. Niente viaggio di nozze. Esauriti gli impegni di lavoro, nel prossimo gennaio, Vittorio e Diletta voleranno in vacanza tra l’Africa e l’America». [Sta. Se. 7/12/1970; Valerio Cappelli, Cds 7/12/1995]

La fuga di Vittorio Gassman nell’alcol

Lei ha raccontato che in un certo periodo beveva. Perché?
«Molto pesantemente. Prima ero un fumatore accanito, cento sigarette al giorno, ma ho smesso di colpo per un impegno preso il giorno in cui è nato mio figlio Alessandro. Allora, per riequilibrarmi, ho cominciato a trincare. Mi piace. Sollecita l’immaginazione, mette in moto tutto. Fa bene per un attore: i grandi erano tutti ubriaconi, da Kean, che si distrusse lo stomaco, a John Barrymore». [Sta. 9/1/1973]

Nasce Jacopo Gassman, il quarto figlio di Vittorio

• Nasce Jacopo, figlio di Vittorio e di Diletta D’Andrea. [Cds 18/10/1994]

Gassman: un libro per combattere la depressione

• Intervistato a proposito del libro autobiografico Un grande avvenire dietro le spalle, rivela: «L’anno scorso, proprio a quest’epoca stavo molto male. Ero stato assalito da un’angoscia mortale: diciamo fosse un esaurimento nervoso, ma di quelli duri, dai quali ti sembra di non trovare scampo. Il mio neurologo, che mi curava a base di psicofarmaci, mi fece capire, a chiare lettere, che non ne sarei venuto fuori se non mi fossi aiutato, in qualche modo. E allora, per aiutarmi, mi sono buttato alla disperata a scrivere la mia vita: in quattro mesi ce l’ho fatta. E mi ha fatto bene». Nella stessa intervista, a proposito di se stesso: «Io sono stato a lungo, diciamo sino ai quarant’anni, fondamentalmente un bugiardo. Poi lentamente sono venuto migliorando. (...) Sono egoista, ho il temperamento dell’accentratore e del dominatore, sono a tratti prepotente. E poi ho il dono naturale dell’antipatia: voglio dire che riesco d’istinto antipatico a un sacco di gente, sarà la voce, la faccia, il fisico aggressivo che mi ritrovo». [Sta. 27/9/1981]

Gassman firma con Alessandro “Di padre in figlio”

• A Ravenna, prima assoluta dell’Otello, versione italiana della compagnia del Teatro popolare italiano diretta da Vittorio Gassman (regia di Alvaro Piccardi). Sempre nell’82 firma con Alessandro, che ne è anche interprete, il film Di padre in figlio.

Gassman: «Il mio desiderio di paternità è appagato»

• Intervistato dalla Domenica del Corriere, Vittorio Gassman dice che il suo «smisurato desiderio di paternità è appagato in tutte le sfumature e direzioni»: «Paola, nata dal mio primo matrimonio con Nora Ricci, ha compiuto pochi mesi fa i quarant’anni, è una brava attrice, ironica e saggia, la sento mia coetanea, un’amica, una collega più giudiziosa di me, per la quale, oltre all’amore paterno, ho enorme stima e persino una vaga soggezione. Vittoria, la mia figlia americana, nata dal mio breve e tempestoso matrimonio con Shelley Winters, ha oggi 32 anni, è una donna realizzata, indipendente, molto presa dai suoi studi in medicina: il suo rapporto con me, soprattutto a causa della separazione geografica, è stato difficile, anche penoso, un alternarsi di tenerezze e di rancori: ci vediamo raramente, ma ci scriviamo lettere molto belle. C’è, fra noi, un legame particolare, fatto di struggente e preziosa nostalgia. Alessandro, il figlio che ho avuto da Juliette, ha compiuto da poco vent’anni: ho avuto per lui, fin dal primo giorno, un amore sviscerato, direi quasi materno: forse ho portato un po’ di rancore a sua madre che non volle allattarlo personalmente. Ben volentieri lo avrei allattato io, se mi fosse stato possibile: fino a poco tempo fa ero preoccupato per lui, mi sembrava volubile, indeciso, fragile, ma adesso mi pare abbia scoperto una vocazione chiara e solida, vuol fare l’attore di teatro. Bene, lo farà, se dimostrerà di avere sul serio talento e carattere. Debutterà con me l’anno prossimo in Affabulazione di Pasolini, farà la parte di mio figlio anche sul palcoscenico. E infine c’è Jacopo, figlio mio e di mia moglie Diletta: ha cinque anni. E per me... ma come faccio a dire cos’è? Forse, per lui, sono più un nonno che un padre, ma va bene così. È un privilegiato, rispetto alle sorelle e al fratello, perché lui solo vivrà la sua infanzia e adolescenza con la rassicurante certezza che i suoi genitori si amano e non si separeranno mai: le sorelle e il fratello non hanno gelosia nei suoi riguardi». [Luigi Cavicchioli, DdC 14/12/1985]

«Muoiono solo gli stronzi»

• Desiderio di Gassman: avere «una vita di ricambio». «Dio, nel quale vagamente io credo, ha fatto tutto per benino. Ha commesso un solo errore: la vita umana è troppo breve. Io vorrei avere due vite: una per provare, l’altra per andare in scena (...). Purtroppo sappiamo bene che non si vive in eterno. Però il mio amico Mario Monicelli ha una sua paradossale teoria: muoiono soltanto gli stronzi. E io voglio credere che sia così. Certo, un momento di stronzaggine, prima o poi, capita a tutti, e allora buonanotte ai suonatori, è la fine. Ma io starò molto attento: in quel momento di stronzaggine non ci voglio cadere, almeno finché non avrò compiuto i cent’anni: poi, mi rimetterò a Dio, sarà quel che sarà». [Luigi Cavicchioli, DdC, 14/12/1985]

Vittorio Gassman diventa nonno

• Vittorio Gassman diventa nonno: nasce Carlotta, figlia di Luciano Virgilio e di Paola, la primogenita dell’attore.

Gassman, “Ulisse e la balena bianca”

 • Al Porto Vecchio di Genova, la città natale di Vittorio Gassman, “prima” di Ulisse e la balena bianca: «E lì fu un evento grosso, c’era la pioggia, c’erano i tuoni che mi rispondevano (…) Conosco quasi tutto Melville e lo ritengo un gigante e Moby Dick mi ha accompagnato. È un libro simbolico, è una Bibbia laica, e poi mi interessava proprio fare uno spettacolo di respiro internazionale e Dio sa se ci sono riuscito, perché l’abbiamo portato in mezzo mondo: a Parigi, Buenos Aires, Caracas,, l’abbiamo fatto a Siviglia alla grande Expo (…) È stata una serie di tutto esaurito, mostruoso, si sarebbe potuto andare avanti per anni. Ma era molto faticoso, molto faticoso. Sì, lì ho capito che forse cominciava ad essere il momento di allontanarmi da questi duelli teatrali (…)». [Gambetti 1999; Cds 18/10/1994]

Gassman: «Le attrici di oggi non scopano più»

 • Gassman sulle attrici: «Quelle di una volta che si rispettavano avevano almeno un marito e quattro amanti, così imparavano più cose sulla vita e recitavano meglio; oggi non scopano più, si fanno fotografare col marito e col fidanzato; non sono nemmeno più puttane; ci sono solo coppiette piccolo borghesi, uniscono le paghe, fanno cose da norcini, sento tanfo di piccola borghesia». [Rita Cirio, Esp. 3/12/1998]

A causa della depressione Gassman interrompe Camper

• A causa della depressione che lo affligge da tempo, Vittorio Gassman interrompe le recite milanesi di Camper, spettacolo scritto, diretto e interpretato da lui stesso con il figlio Alessandro, che spiega al Corriere della Sera: «Mio padre ha 72 anni, anche se non se ne ricorda volentieri. Credo che il suo problema principale sia proprio quello dell’età: non riesce ad accettare il fatto che non è più un ragazzo. Il che non significa certo che sia un vecchio: l’energia, l’entusiasmo, la curiosità che sempre l’accompagnano si fanno beffe dell’anagrafe. Papà scrive, dirige, progetta... No, non andrà mai in pensione. E non rinuncerà mai al teatro. Anche questa crisi passerà e lui, ne sono certo, tornerà di nuovo a recitare. Perché il teatro farà anche male, come sostiene lui, ma per Vittorio Gassman è una malattia necessaria». [Giuseppina Manin, Cds 29/11/1994]

«Durante la terza depressione ho scoperto la fede»

• Vittorio Gassman racconta che durante la terza depressione ha scoperto la fede. «Avevo smesso di andare a messa tantissimi anni fa. Lo trovavo un rito vuoto, ripetitivo... Da un po’ di tempo invece alla messa dei Camaldolesi, al Celio, ci vado. La trovo convincente». È tornato a credere? «Son pieno di dubbi, dubbi, dubbi... Ma loro stessi, i frati, mi dicono d’averne. Fanno parte della spiritualità. Oggi credo, tutto sommato, di essere un credente» [Gian Antonio Stella, Cds 18/8/1996]

I baci all’aglio di Gassman

• Stefania Sandrelli a proposito dei baci cinematografici con Vittorio Gassman: «Stava facendo una cura d’aglio per la pressione, alla quarta ripresa mi sentivo male, dissi a Scola che non resistevo più». [Maria Pia Fusco, Rep. 7/12/97]

Gassman gira La cena di Ettore Scola

• Appena finito di girare La cena di Scola Vittorio Gassman racconta: «Ho capito che due mesi in giro per palcoscenici a recitare, il dottore non me li permetterà mai più. Potrò fare al massimo qualche serata, ma non ne ho ancora molta voglia. Adesso è il momento del cinema. Mi stanco meno. Le giornate sono più lunghe, ma più sane. Si va in campagna. Si vive in gruppo. Con Scola, in questo film corale, mi sono divertito». [Sta. 27/5/1998]

L’addio del mattatore, Gassman lascia il teatro

• Serata al Sistina, dal titolo L’addio del mattatore. Vittorio Gassman annuncia al pubblico (tra gli altri, il ministro per i Beni culturali Giovanna Melandri, Giuseppe Tornatore, Aroldo Tieri, Glauco Mauri): «Non faro più teatro come l’ho fatto finora. Non ce la faccio più. Non posso più acchiappare un testo e trascinarmi per lunghe tournées: me lo impediscono i dottori e poi i familiari mi vogliono a casa....». Nel novembre precedente aveva fatto lo stesso annuncio a Genova, ancora prima a Palermo. [Emilia Costantini, Cds 23/2/1999]

Gassman: «Voglio farmi imbalsamare»

• Vittorio Gassman racconta che per esorcizzare la morte sta pensando di farsi imbalsamare: «Mi sono consultato anche con Andreotti che ha approvato l’idea. Ho preso informazioni in un negozio specialista in queste cose. “Si può fare” mi hanno assicurato. Così già mi immagino: impagliato come un gufo, in salotto. Magari con un nastro registrato dentro che mi fa salutare gli ospiti. Un po’ macabro? Forse, ma un bello sberleffo alla morte». [Giuseppina Manin, Cds 20/6/1999]

Gassman: «Il Paradiso deve essere noioso»

• Dice che non è sicuro dell’esistenza del Paradiso: «Ma non ho particolare urgenza di constatarlo direttamente perché anche se non la vivo con ossessione, trovo questa ineluttabilità della morte un fatto deprecabile e di pessimo gusto. Comunque, ammettendo che il Paradiso esista, mi auguro di non andarci: deve essere terribilmente noioso. Mi è decisamente più congeniale il Purgatorio, così simile alla vita con i suoi alti e bassi. Io però invece di un “dopo”, mi accontenterei di due vite vere sulla Terra. La prima per esercitarsi e capire; la seconda per agire». [Gian Luigi Paracchini, Cds 16/7/1999]

Vittorio Gassman muore d’infarto a 77 anni

• Muore a Roma, per un infarto, all’età di 77 anni. La moglie Diletta: «Se ne è andato nel sonno, per un arresto cardiaco, in silenzio, come accade a tanti di desiderare pensando al proprio addio». Nell’appartamento di via Brunetti, dietro piazza del Popolo, accorrono i figli e tanti amici tra cui Mario Monicelli che non smette di singhiozzare e Nino Manfredi che ripete in lacrime: «Mi ha insegnato tanto, tanto, quando eravamo ragazzi e dopo». [Giovanna Grassi Cds 30/6/2000; Cds 1/7/2000]

Carmelo Bene su Gassman: «Era morto da vent’anni»

Carmelo Bene, in un editoriale sul Messaggero: «Mi fa piacere che sia morto. E so che il sentirmelo dire lo avrebbe messo di buonumore. Quella di Vittorio è la storia di un sempreverde che non aveva mai accettato l’indecenza d’invecchiare. Era morto da almeno 20 anni: alla prima ruga. Chi lo amava rimpiangeva l’attor giovane e aitante. E lui era il primo a rimpiangersi». [Cds 1/7/2000]

L’epitaffio: «Non fu mai impallato»

• Funerali nella chiesa di San Gregorio al Celio. Oltre cinquemila persone si stipano fino all’inverosimile, fra svenimenti, malori, colpi di caldo. Sulla tomba, nel cuore del cimitero monumentale del Verano, a Roma, l’epitaffio che Gassman s’era scritto da solo: «Non fu mai impallato». [Rep. 2/7/2002, Paolo Brogi, Cds, 29/10/2002].