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 2017  agosto 20 Domenica calendario

Il terremoto di Messina

Sono le 5.21 del mattino, è ancora buio, quando una violentissima scossa di terremoto investe i due versanti dello Stretto di Messina. Il fenomeno è segnalato dagli osservatori sismici sparsi in tutto il Paese. A Mineo (Cosenza) «tutte le leve dei sismografi sbalzate. Orologio sismografo fermato». A Moncalieri (Torino) «amplissima registrazione di terremoto lontano». [Cds 28/12/1908 ed. pom.]

Undicesimo grado Mercalli

La scossa principale del terremoto dura più di 30 secondi, è localizzata in un tratto di mare tra Messina e Reggio Calabria, ha una magnitudo di MS=7.5 e un’intensità pari all’XI grado della scala Mercalli. [Omori 1909, Baratta 1910]

Le portantine servono a trasportare corpi privi di vita

Crolla tutto: balconi, muri, finestre

«Noi dormivamo ancora; a un tratto fummo svegliati dal tremore dei vetri e dal letto fummo sbalzati subito a terra. Pioveva a dirotto, il cielo era nerissimo. Tutti in famiglia ci mettemmo a gridare: “È il terremoto, aiuto!”, mentre da ogni parte altre voci invocavano “Aiuto! Soccorso!”. Un brivido di morte ci fece tremare per qualche minuto. L’armadio della nostra camera da letto cadde con gran fracasso. Fuggii in camicia come una pazza seguendo mio fratello e mia sorella; ma sulla via ci perdemmo. Trovai altri che fuggivano e gridavano... mentre sulle vie cadevano balconi, muri, finestre e l’acqua era tanta che affondavamo fino alle ginocchia. Verso la marina il fango era enorme. Il mare mugghiava sinistramente; la passeggiata era tutta un lago. Come giunsi al porto non so: fui spinta da urti, da braccia ignote e da ignota forza... Mi sentivo correre dietro la morte. Temevo di soccombere, di cadere, di essere travolta nella fanghiglia, nell’acqua: Mio Dio, qual terrore! Dove saranno mio fratello Carlo, mia sorella Carmela?» (Antonietta Lipori – imbarcata a Messina sul piroscafo Montebello e arrivata oggi stesso a Catania ferita, «pressoché ignuda» – in un dispaccio del Messaggero da Catania). [Cds, 29/12/1908]

L’esodo di una popolazione che si appresta a partire (Archivio Farabola)

Onde alte dieci metri

Ore 5.30 circa. Almeno tre onde di maremoto colpisono la costa siciliana e quella calabrese. Nel porto di Messina raggiungono un’altezza fra i due e i tre metri sopra il livello del mare: molti edifici vengono completamente spazzati via. L’apice del maremoto è comunque più a sud, tra Giardini Naxos e Nizza di Sicilia: qui l’onda arriva a un’altezza di dieci metri. Una di otto travolge il borgo di Giampilieri, nei pressi di Messina. A Pellaro, sulla costa calabrese, il mare rade al suolo il centro abitato e sposta di trenta metri un ponte di ferro. [Dickie 2008, Cds 24/12/2008]

«Coliamo a picco, e risaliamo»

«Un fragore cupo, prolungato che sembra venire dalle profondità del mare mi inchioda al mio posto. Sento il Calabria colare a picco, con rapidità spaventosa, mentre un urlo di terrore si levava dai passeggeri che erano sul ponte e nei saloni di prima e seconda classe. Distinguo nettamente, illuminate dai bagliori fuggevoli dei fari di bordo, due muraglie di acqua scavare un baratro in cui il Calabria s’inabissa. Poi, con la stessa fulminea rapidità, si risale alla superficie; lunghissime ondulazioni imprimono al ferry boat un impressionante movimento di beccheggio. Ed ecco spegnersi sulle due rive i lumi di Villa, di Reggio, Messina» (Il comandante Falkenburg del Calabria a Tommaso Gialansé sul Roma del 22-23 gennaio 1909). [Boatti 2004]

Il porto di Messina (Archivio Farabola)

Messina distrutta e isolata

Messina, che conta 140 mila abitanti, è in macerie e sotto le macerie ci sono decine di migliaia di corpi, mente altri sono stati inghiottiti dal maremoto. I palazzi della zona del porto rasi al suolo, così come il municipio e il duomo. Mancano luce, acqua, gas. In cinque zone divampano gli incendi. Distrutta anche Reggio Calabria (45 mila abitanti): crollati gli edifici sul lungomare, una caserma, il municipio, la cattedrale. Ma nessuno per ora può saperlo: Messina e Reggio sono isolate. Telefono, telegrafo e radiotelegrafia interrotti. Interrotte tutte le linee ferroviarie a causa delle frane e del crollo delle gallerie. [Cds 29/12/1908, Dickie 2008]

La tragica grandezza dell’orrore

«È impossibile descrivere l’orrore in tutta la sua tragica grandezza: pressoché tutta la fiorente città era ridotta a un cumulo di macerie; e in mezzo a tanta rovina, come giganteschi e sinistri scheletri, restavano in piedi le mura del Municipio  e del Grand Hotel Trinacria diroccate esse pure. Tutti gli altri splendidi palazzi che sorgevano lungo la marina e il corso Garibaldi erano scomparsi. Le vie erano ostruite: in vari punti della città, ormai ridotta a un’orribile rovina, si levavano sinistre le fiamme sanguigne e il fumo avvolgente degli incendi che qua e là si erano sviluppati in quel momento terribile» (dal racconto dei marinai della torpediniera Saffo, che faceva servizio di trasporto di pane a Messina, alla Tribuna). [Cds, 30/12/1908]

I fotografi immortalano la catastrofe (Archivio Farabola)

Telegrammi dalla Calabria

Ore 7. Primi telegrammi del prefetto di Catanzaro al ministro dell’Interno che segnalano in città, a Mileto, Stefanaconi e altrove una forte scossa in senso ondulatorio, «seguita immediatamente da altre due scosse ugualmente forti». Mano a mano arrivano altri dispacci, dello stesso prefetto, del sottoprefetto di Monteleone «e di altre pochissime autorità» che estendono l’area del terremoto. A Caltanissetta la scossa arriva leggera: «Molteplici lesioni alle case, nessun danno alle persone». [Cds 28/12, Cds 29/12/1908]

Quelle case in stato miserevole

Tarda mattinata. Il direttore dell’Osservatorio ximeniano di Firenze, padre Alfani, al Corriere: «In dodici anni di pratica di osservatorio non avevo mai avuto una registrazione così imponente! Si tratta di 600 millimetri. Le macchine hanno così sofferto per la violenza degli urti che a un certo punto hanno cessato anche di registrare. (...) Deve trattarsi di cosa spaventosamente disastrosa, tanto più considerando lo stato in cui si trovano le case in Calabria; stato davvero miserevole pei difetti di costruzione e per le conseguenze dei terremoti antecedenti». [Cds 29/12/1908]

Gli ispettori di Giolitti vanno a Catanzaro

Ore 13.30. Partono da Roma due ispettori generali e un ispettore della sanità. Il presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, Giovanni Giolitti, dopo essersi consultato in mattinata con alcuni ministri, li ha inviati a Catanzaro. E ha messo a disposizione del prefetto della città 20.000 lire per i primi soccorsi. [Cds 29/13/1908]

Le case distrutte di via Colapesce a Messina (Archivio Farabola)

«Terremoto distrusse buona parte Messina»

Ore 14.50. La torpediniera Spica, che era nel porto di Messina al momento del terremoto, riesce a trovare una stazione telegrafica funzionante a Marina di Nicotera, sulla costa tirrenica della Calabria, e invia a Roma la prima notizia della catastrofe: «Ore 5.20 terremoto distrusse buona parte Messina. Giudico morti molte centinaia. Case crollate, sgombro macerie insufficienti mezzi locali. Urgono soccorsi per sgombro, vettovagliamento, assistenza feriti. Ogni aiuto sarà insufficiente». [Cds 29/12/1908, Boatti 2004] Poco dopo le 16 arriva a Palermo da Messina il piroscafo Washington, della Navigazione Generale, seguito poco dopo dal Montebello. A bordo numerosi feriti. [Boatti 2004]

Dodici ore per sapere

Ore 17.35. Arriva a Roma il messaggio della Spica. Fino a quest’ora non s’è avuta alcuna notizia diretta da Messina e Reggio. Sono passate più di 12 ore dalla catastrofe. [Boatti 2004]

Tempo pessimo, maremoto furioso

Messina, «specialmente nella parte guardante il mare, ha avuto danni enormi, irreparabili. Palazzi tra i più belli, solide chiese e teatri hanno ceduto più o meno completamente all’urto formidabile della scossa ondulatoria e sussultoria. Le macerie si accumulano in terra travolgendo quanti non furono svelti e fortunati nella fuga. È superfluo dire che lo spavento e la costernazione raggiunsero tragiche proporzioni. Un coro assordante, lugubre di migliaia di voci s’innalzò tra lo sgomento generale invocando soccorso. Il tempo, per di più, era pessimo, la mattinata oltremodo buia. (...) Il maremoto furioso ha affondato molte barche della marina. Fra le vittime ci sono numerosi marinai. (...) I detenuti sono fuggiti dalle carceri giudiziarie. E mentre ruinano le case e gli uomini fuggono, molti malviventi riuniti in squadre scorrazzano la città fra le macerie rubando e depredando dove possono. Tra le disgrazie va segnalato lo scoppio del gazometro, che ha fatto sviluppare un terribile incendio alimentato da un vento furioso». (dispaccio da Palermo del Messaggero) [Cds 29/12/1908]

Un gruppo di sopravvissuti in attesa di imbarcarsi per Villa San Giovanni(Archivio Farabola)

Tutte le navi disponibili a Messina

Ore 17.55. Il comandante in capo della Marina a Napoli riceve istruzioni di inviare a Messina tutte le navi disponibili. [Dickie 2008]

Si muove la squadra russa del Baltico

Ore 21. La squadra navale russa del Baltico, con i cadetti dell’accademia in viaggio di istruzione nel Mediterraneo, è all’ancora ad Augusta. L’ammiraglio Litvinov, che la comanda, dà ordine ai marinai delle due corazzate, dei due incrociatori e delle due cannoniere di prepararsi a partire per Messina, devastata da un terribile terremoto. [Boatti 2004]

La facciata della Cattedrale di Messina (Archivio Farabola)

Edizioni straordinarie

Ore 21.30. Cominciano a circolare per Roma le edizioni straordinarie dei giornali, che escono fino a mezzanotte. «Le vie, in questi giorni così animate, hanno preso un aspetto di desolazione. Ai giornalai venivano strappati di mano i fogli». Tutti i treni del Mezzogiorno sono presi d’assalto da siciliani e calabresi che vogliono correre alle loro case. «Alla stazione avvengono scene pietose». Per la prima volta da quando è alla guida del governo, Giolitti convoca una riunione notturna del gabinetto. Il ministro dei Lavori pubblici, Piero Bertolini, è inviato sul luogo del disastro. [Cds 29/12/1908]

Il duca d’Aosta organizza le truppe

Ore 22 circa. A Napoli il duca d’Aosta, informato della gravità del disastro, lascia il teatro San Carlo dove sta assistendo alla prima di Thais e va al comando del corpo d’armata per dirigere la partenza delle truppe. [Cds 29/12/1908]

Da Roma partono i soldati

Ore 22. Nelle caserme del 2° reggimento bersaglieri e dell’81° fanteria, a Roma, quando i militari sono già a riposare suona l’adunata e viene comunicato l’ordine di partenza. Intorno a mezzanotte un treno speciale diretto al sud lascia la stazione con a bordo i bersaglieri, cento carabinieri, cento guardie di pubblica sicurezza, tutte le truppe del genio che si trovano a Roma e la Croce Rossa. Poco dopo parte tutta la brigata Torino (81° e 82° fanteria) con cucine da campo e viveri. [Cds 29/12/1908] Nelle stesse ore, ma l’operazione durerà tutta la notte, si imbarcano tre reggimenti da Palermo diretti a Messina. Piove, il mare è in cattive condizioni: arriveranno in città solo domani pomeriggio. [Boatti 2004]

I soccorsi (La Domenica della Corriere)

Le prime corrispondenze del Corriere

«Eravamo 150 mila e saremo la metà nel Comune. Nulla più vive: e quelli che non hanno il cranio fracassato e gli arti mutilati, hanno il cuore trafitto». Il 1° gennaio il Corriere della Sera pubblica i primi servizi da Messina e da Reggio Calabria (Leggete gli articoli)

Fonti: Corriere della Sera (Cds); Mario Baratta, La catastrofe sismica calabro-messinese, Società geografica italiana, Roma 1910 (Baratta 1910); Giorgio Boatti, La terra trema. Messina 28 dicembre 1908. I trenta secondi che cambiarono l’Italia, non gli italiani, Mondadori, Milano 2004 (Boatti 2004); John Dickie, Una catastrofe patriottica. 1908: il terremoto di Messina, Laterza, Bari 2008 (Dickie 2008).

Da Messina a Palermo, pazzi di dolore

A 24 ore dal terremoto, a Palermo arrivano i primi superstiti da Messina, «pazzi e inebetiti dal dolore e in istato raccapricciante». Dicono che l’incendio continua a distruggere le rovine, che nella caserma delle guardie di finanza, di 200 uomini solo 41 si sono salvati, che alla stazione ferroviaria su 280 tra gli impiegati alle officine e il personale viaggiante solo in otto hanno risposto all’appello. [Cds 30/12/1908]

Arrivano i marinai russi, poi gli inglesi

Intorno alle 7 dalle navi da guerra della flotta del Baltico giunte a Messina cominciano a essere calate in mare le scialuppe cariche di marinai dirette alla terra ferma. È il primo soccorso in forma organizzata alle vittime del terremoto. Dalle sei unità sbarcano quasi tremila uomini. Una ventina di minuti più tardi arriva l’incrociatore inglese Hms Sutley, avanguardia del corpo di soccorso che la flotta di Sua Maestà britannica sta allestendo e che arriverà nelle ore successive da Siracusa e poi da Malta. Russi e inglesi si fanno onore nell’opera di soccorso. I primi in particolare, divisi in squadre, molto organizzati, efficientissimi anche nella loro prestanza fisica, «nel giro di poche ore impongono la loro fama di onnipotenti salvatori, capaci di estrarre da cumuli di macerie persone ancora in vita». A metà mattina arrivano anche le prime due navi da guerra italiane: Regina Elena e Napoli. [Boatti 2004]

Fucilare i ladri

Diversamente dagli inglesi e dagli italiani, i russi sono anche i primi ad applicare nel caos di Messina le regole della giustizia più sbrigativa. «Fu bello che i marinai russi si adoperassero a seppellire morti e a raccogliere feriti – non soggiungo a fucilare ladri, perché questa è l’altra faccia della medaglia» (Federico De Roberto, Gi.It. 15/1/1909). [Boatti 2004]

La fame, la sete, i saccheggi

Piazza del Duomo e via 1° settembre distrutte dal terremoto (Archivio Farabola)

Messina, scrivono alcuni dispacci, è in preda a bande di malviventi e di carcerati in fuga che rubano il possibile dalle case distrutte, dai corpi. Ma spesso è la fame, la mancanza di ogni genere di prima necessità a muovere il saccheggio. Acqua potabile non ce n’è quasi più, col sottosuolo sprofondato tutti i condotti sono otturati o distrutti. «Si facevano gargarismi di acqua salata per liberarsi della polvere che invade le vie respiratorie. Le ferite stesse erano lavate con acqua di mare. Tutti bevevano acqua di mare: non c’era altro», racconta Bruno Aliotti-Rosso, un fiorentino residente a Messina, giunto a Palermo sul piroscafo inglese Ebe insieme a parecchi feriti il 30 dicembre. «A un tratto – continua – mentre il piroscafo lascia la plaga della sventura, nuove grida colpiscono i nostri orecchi: poi assistiamo esterrefatti a una scena selvaggia, a una di quelle manifestazioni di follia criminale collettiva che solo le stragi, le epidemie, le guerre, i flagelli più crudi possono appena giustificare. Una turba di persone di ogni ceto, di ogni età, nude, semivestite, lacere, irrompe verso gli uffici della dogana, disposta alla strage, al saccheggio, al delitto pur di ottenere qualche cosa, pur di avere commestibili, pur di aver bende, vestiti, qualche cosa per scaldarsi, per far tacere l’urlo della fame. I doganieri non sanno e non possono resistere all’orda selvaggia che irrompe. La dogana è invasa; improvvisamente echeggiano colpi sinistri. Vengono esplosi colpi di revolver da fratelli contro fratelli per contendersi un pugno di legumi, un po’ di pane, di riso, di cereali (...)». [Cds 31/12/1908]

«Sono lupi, vanno trattati da lupi»

«Si dice che il Governo abbia telegrafato concedendo pieni poteri alle autorità militari per salvare le sventurate popolazioni da quei feroci. Noi non esitiamo ad approvare il provvedimento. A San Francisco di California i depredatori venivano sommariamente impiccati: noi diciamo che in certi casi come questi la difesa sociale può farsi legittimamente anche a suon di fucilate. Uomini che si lancino al saccheggio in quest’ora non sono uomini, ma lupi e vanno trattati da lupi». [Leonida Bissolati, Av. 3/1/1909] 

Il re e la regina partono per la Sicilia

Alle 13.30 il re e la regina, accompagnati dal ministro della Giustizia, il siciliano Vittorio Emanuele Orlando, partono da Roma per i luoghi del disastro. Il re veste «la bassa tenuta di generale», la regina ha pregato le sue dame di astenersi dall’accompagnarla alla ferrovia. Vanno in treno fino a Napoli, dove si imbarcano sulla Vittorio Emanuele III. [Cds 30/12/1908] 

Prime notizie da Reggio: la città è distrutta

Il lungomare di Reggio Calabria con i palazzi distrutti dal terremoto

Solo stasera si hanno le prime notizie dirette di Reggio Calabria. Il ministero dell’Interno ha ricevuto alle 20 questo telegramma da Gerace Marina firmato dal maggiore dei carabinieri Tua: «Reggio è completamente distrutta. I morti non si contano. Le scosse del terremoto sono state cinque. E terribili tutte! Urgono soccorsi». Verso le 21 telegrafa al governo il prefetto Orso: Reggio «quasi completamente distrutta. Vi sono parecchie migliaia di morti. La prefettura e altri pubblici edifici sono crollati. Anche altri Comuni della provincia sono distrutti. Occorrono ingenti soccorsi, viveri, soldati e medicinali poiché la città nulla offre». [Cds 30/12/1908]

Solidarietà dall’estero

 Al re e al governo arrivano le condoglianze e i messaggi di solidarietà delle ambasciate e dei governi stranieri.

Chiude la Borsa

Poche transazioni in mattinata alla Borsa di Milano. La seduta ufficiale comunque non ha luogo, in segno di lutto. È stabilito che la Borsa resti chiusa anche domani e dopo. [Cds 29/12, 30/12/1908]

Nasce un comitato per gli aiuti

Il governo costituisce un Comitato nazionale di soccorso per stabilire forma e proporzioni con cui saranno erogate le somme raccolte a favore dei terremotati. Lo presiede il duca d’Aosta, vicepresidenti il presidente del Senato Giuseppe Manfredi e quello della Camera Giuseppe Marcora. [Cds 30/12/1908]

I palazzi sono distrutti, uno squarcio corre lungo la strada, un uomo si riposa su una barca trascinata a terra dal maremoto

Assegni e sottoscrizioni

Istituzioni pubbliche e private, banche, piccoli comuni e singoli cittadini cominciano a donare fondi per gli aiuti, principio di una lunghissima catena di solidarietà. Il re ha elargito 200.000 lire, il Banco di Sicilia ne ha stanziate 50.000 e già versato una prima quota di 10.000, la regina madre ha donato alla Croce Rossa 15.000 lire. La Cassa di Risparmio delle provincie lombarde, riunita nel pomeriggio per la consueta seduta bimestrale, ha stanziato la somma di 200.000 lire. [Cds 30/12/1908] Il Corriere della Sera, sotto il titolo “Italiani, a noi!”, lancia oggi una sottoscrizione. [Leggi l’articolo] Il primo giorno raccoglie 71.578 lire. [Cds 30/12/1908]

“Italiani, a noi!”

Il Corriere della Sera lancia subito una sottoscrizione per raccogliere aiuti a favore dei terremotati. Ecco l’articolo, pubblicato il 29 dicembre. «L’enormità della catastrofe si va delineando in tutto il suo orrore. Ciò che sappiamo preannunzia una anche maggiore gravità di ciò che ignoriamo. È l’Italia colpita da una sventura che non ha confronti nella nostra memoria e ne ha ben rari nella storia del nostro paese. I giorni dell’immenso lutto incombono alla patria. Ma la patria non se ne avvilisce. Nello spasimo di quest’ora di fraternità dolorante, nella tristezza profonda di questa persecuzione della natura crudele contro quelle delle nostre contrade alle quali la menzognera pareva più dolcemente sorridere, nella sensazione amara del poco che valiamo e che possiamo di fronte alla vastità della ferita aperta nella viva carne della nostra razza, noi non ci abbattiamo e non ci lasciamo cadere, sconfidati, le braccia. Su, italiani, a combattere questa buona guerra, a combattere questa ardua guerra! (...) Sono i giorni questi in cui più facilmente, più lietamente si profonde il danaro; sono i giorni in cui ogni famiglia, anche povera, risorride una parvenza di abbondanza. Diamo, diamo, diamo ai derelitti, ai poveri, ai vinti di laggiù. Diamo in modo da sentire che ogni resistenza calcolatrice di egoismo è superata nell’atto generoso. (...) L’Italia si ritrovi tutta, e una, nell’ora del lutto, quando i vincoli della nazione si sentono più stretti, nel più vivo del cuore. E sia rapida, come larga, la generosità con la quale la patria insorge nella estrema difesa dei suoi filgli; sia una fiumana d’amore, in cui ogni più tenue onda porti il suo ritmo di simpatia veemente. A’ suoi lettori, a’ suoi amici, il Corriere rivolge queste parole come a persone della propria grande famiglia, sulle quali può ciecamente contare, nella cui concordia, nella cui generosità, nella cui prontezza lungo tempo e molte prove hanno stabilita una incrollabile fiducia. Per conto suo il Corriere inizia la sottoscrizione con lire cinquemila. Il ricavato delle sottoscrizioni andrà al Comitato milanese che in occasione dei terremoti di Calabria (del 1905, ndr) fu unanimemente giudicato il più oculato e il più attivo». [Cds 29/12/1908]


La visione di Messina distrutta

Corrispondente di guerra e inviato di punta del Corriere della Sera, Luigi Barzini era in America il giorno del terremoto di Messina. Solo ieri è arrivato sul luogo del disastro e oggi il Corriere dedica quasi tutta la prima pagina al suo reportage dalla città devastata. [Leggi l’articolo]