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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

SIMON BOCCANEGRA di Giuseppe Verdi

Direttore Claudio Abbado, regia di Giorgio Strehler, scenografia di Ezio Frigerio. Cantano Mirella Freni (Maria Boccanegra -Amelia Grimaldi), Gianni Raimondi (Gabriele Adorno), Piero Cappuccilli (Simon Boccanegra), Nicolai Ghiaurov (Jacopo Fiesco-Andrea Grimaldi).


Abbado e Strehler per uno spettacolo che farà epoca

• È la prima del Boccanegra di Abbado e Strehler, uno degli spettacoli che segneranno il decennio scaligero. Il coro è diretto da Romano Gandolfi, alla sua prima inaugurazione del teatro milanese. «Una realizzazione complessiva vivida, accalorata, sempre sensibile ai voti radenti del dramma». La regia di Strehler, scrive il critico del Corriere, sembra distrarre dalle fonti d’interesse «compromettendo l’unità drammatica già abbastanza pericolante nella trama piavesco-boitiana». «Più o meno eccellenti» gli interpreti vocali, a cominciare dal baritono Piero Cappuccilli, «che ha stagliato la figura magnanima del doge unendo alla varia e suggestiva arte scenica le doti, a lui proprie, dell’incisività e pieghevolezza delle emissioni dal timbro caldo e simpatico». [Abbiati, Cds 8/12/1971]

Josephine Baker e il gallerista con lo zibellino

• In sala: Josephine Baker in visone bianco, accompagnata da Wally Toscanini, testimonial dell’Unicef. Il gallerista Jolas con mantello di zibellino lungo fino ai piedi e ornato di mille codine. Inaugurazione comunque in sordina: i custodi del guardaroba che «una volta erano seppelliti tra pelli preziose, oggi prendono in consegna striminziti paltoncini». [Leonardo Vergani, 8/12/1971]

UN BALLO IN MASCHERA di Giuseppe verdi

Direttore Gianandrea Gavazzeni, regia di Franco Zeffirelli,  scenografia di Renzo Mongiardino. Cantano Lou Ann Wycoff (Amelia), Margherita Guglielmi (Oscar), Viorica Cortez (Ulrica), Plácido Domingo (Riccardo di Warwick), Piero Cappuccilli (Renato), Luigi Roni (Samuel).


Quindici anni dopo, il “Ballo” con Gavazzeni

 • Quindici anni dopo, Gianandrea Gavazzeni è chiamato a dirigere ancora una volta Un ballo in maschera nella serata d’apertura della Scala. Esito felice: il critico del Corriere della Sera nota che il direttore «ha mostrato i grandi passi ompiuti dal suo indiscutibile amore verdiano». In particolare, non più la tendenza a passare l’opera al setaccio dell’indagine «secondo un ideale di purezza filologica  forse inattuabile. Bensì l’umile genuflettersi davanti al capolavoro nella sua vastità panoramica, fatta rifiorire nella varietà inesausta e corposa degli impeti, degli aneliti», e il cogliere anche, di questa partitura, «l’esprit luccicante tra le pieghe del dramma». Voci complessivamente belle, con Cappuccilli, «signorile e commovente Renato, fatto segno alle ovazioni forse più intense della serata». [Franco Abbiati, Cds 8/12/1972]

Grassi: «Una Scala democratica, non demagogica»

• Questo Sant’Ambrogio segna anche un debutto eccellente dietro le quinte: Paolo Grassi è da qualche mese il nuovo sovrintendente della Scala. A fianco della sua scrivania tiene una lettera di Gramsci, scritta dal carcere, e un ritratto con dedica di Brecht. «Voglio un teatro sempre più importante per un pubblico sempre più consapevole, e credo in un teatro democratico ma non demagogico», il suo manifesto. L’apertura della Scala non è più in sordina come negli anni scorsi, e ai mugugni Grassi risponde così: «Polemizzare sullo smoking o sull’abito scuro mi sembra assurdo: Basta pensare all’opera nei paesi comunisti, dove nessuno si sogna di presentarsi in maglione. Abbiamo detto che è gradito il vestito scuro per rispetto a chi fatica nel teatro». [Leonardo Vergani, Cds 7/12/1972]

Tremila lire a sera per i valletti in livrea

• Luigi Barenghi e Ferruccio Piccolini, i due valletti in livrea del Settecento e in parrucca bianca che quasi da vent’anni accompagnano il grande sipario rosso della Scala. Guadagnano tremila lire a sera. [Cds 7/2/1972] 


• Sostituiti i vecchi arredi alla Scala: in platea 515 poltroncine nuove di zecca. Nuove anche le locandine, con orari dettagliati dello spettacolo, degli atti e degli intervalli. Allo studio l’impianto di un cervello elettronico con terminali in vari punti della città per razionalizzare le prenotazioni.

Liz Taylor e Carla Fracci in ritardo sotto i flash

• Il sipario del Ballo in maschera di alza alle 20.30. In ritardo Liz Taylor e Carla Fracci. L’attrice americana, candido mantello bordato di volpi, perle e brillanti al collo, alle orecchie, alle dita, ai polsi, arriva con il marito Richard Burton quando lo spettacolo è cominciato da dieci minuti. La prima ballerina alle nove. Fotografi scatenati, il sovrintendente Grassi imbufalito: «I ritardi alla Scala non sono ammessi». [Cds 8/12/1974]

L’ITALIANA IN ALGERI di Gioachino Rossini

Direttore Claudio Abbado, regia e scenografia di Jean-Pierre Ponnelle. Cantano Teresa Berganza (Isabella), Margherita Guglielmi (Elvira), Ugo Benelli (Lindoro), Angelo Romero (Haly), Paolo Montarsolo (Mustafà), Enzo Dara (Taddeo).


Con Abbado Sant’Ambrogio nel segno di Rossini

• E venne il giorno di Rossini e dell’opera buffa. Claudio Abbado, che torna a dirigere la prima della Scala, propone una nuova tappa della renaissance rossiniana, di cui in questi anni è il principale artefice. In scena, dopo Il barbiere di Siviglia e Cenerentola, già proposti alla Scala, un altro capolavoro del genio di Pesaro: «quell’Italiana in Algeri che mandava in visibilio Stendhal». Da Milano a Salisburgo a Vienna, sempre insieme al regista Jean-Pierre Ponnelle, il direttore sta percorrendo questa strada fatta di «restaurazione filologica, tensione interpretativa e invenzione scenica». «La lezione di Abbado, accordata perfettamente alla regia di Ponnelle e sostenuta da una indispensabile revisione critica, provvede radicalmente al ripristino di quei valori di manierismo virtuosistico vertiginoso e di artificio retorico che sono stati parzialmente occultati dal passaggio del tempo e soprattutto da un corso diverso dei fatti musicali», senza rinunciare a momenti che «risplendono di un incanto intimo insuperabile». [Duilio Courir, Cds 9/12/1973]

Il virtuosismo gioioso di Teresa Berganza

Teresa Berganza è un’Isabella «di classe eccelsa. Il virtuosismo si fa in lei natura musicale e semplicità gioiosa rarissima». Straordinario Enzo Dara, bene anche gli altri interpreti e il coro diretto da Romano Gandolfi.

Tutti a casa presto, c’è l’austerity

• La crisi petrolifera si fa sentire, sono giorni di austerità: a mezzanotte scatta il blocco del traffico automobilistico per 48 ore. Anche i ristoranti devono chiudere entro quell’ora. La Scala anticipa i tempi: l’opera comincia alle 20, «orario europeo», e, nel rispetto della legge, dovrà finire entro le 23 (saranno le 22.50). In piazza della Scala prima dell’inizio dello spettacolo c’è un gruppo di lavoratori dei ritrovi notturni milanesi che manifestano da neo disoccupati, vittime proprio degli orari anticipati di chiusura. Un diverbio all’interno dello stesso gruppo provoca un breve tafferuglio con le forze dell’ordine. [Cds 7/12/1973] 


• In sala moltissimi giovani. Uno spettatore è arrivato a pagare un posto 130mila lire, più 10 di mancia a chi gli ha procurato il biglietto.

FIDELIO di Ludwig van Beethoven

Direttore Karl Böhm, regia di Günther Rennert e Peter Windgassen, scenografia di Rudolf Heinrich. Cantano Leonie Risanek (Leonore - Fidelio), Jeanette Pilou (Marzelline), James King (Florestan), Adolf Dalla Pozza (Jaquino), Walter Berry (Don Pizarro), Siegmund Nimsgern (Don Fernando).


La prima volta del “Fidelio” all’apertura della Scala

• Per la prima volta Beethoven apre la stagione lirica della Scala. E l’ottantenne Karl Bohm, maestro austriaco amatissimo, dà «un’indimenticabile versione del Fidelio, quest’opera d’ardimentosa maldestrezza teatrale». Due grandi precedenti milanesi: la prima edizione alla Scala, diretta nel 1927 da Arturo Toscanini, e quella del 1960 con Karajan sul podio.

Beethoven con la lettura eccelsa di Bohm

• Tutti i tratti dell’eccezionale personalità musicale di Bohm si esaltano in una lettura di eccelsa penetrazione. «E la compagnia degli interpreti vocali è stata in tutto complessivamente all’altezza di una versione tanto ambiziosa dell’opera». Leonie Rysaneck, «una Leonora di classe musicale grandissima», non perfettamente in equilibrio però con i propri mezzi vocali: qualche fischio ha accolto la sua grande aria del primo atto. Jeanette Pilou, Marcellina di sorprendente grazia, Walter Berry Pizarro ideale. [Duilio Courir, Cds 8/12/1974]

Le poltronissime della Scala a 60mila lire

• Teatro strapieno, serata senza sfarzo, col pubblico elegante delle prime: smoking e abiti lunghi, nessuna stravaganza. In sala anche il neo ministro dello Spettacolo Adolfo Sarti. Data l’eccezionalità dell’evento, le poltronissime quest’anno costavano 60mila lire. Il posto in piedi per i loggionisti dell’ultima ora (solo duecento ammessi) è stato venduto a 600 lire. Il numerato, sempre in loggione, veniva 1.750.

MACBETH di Giuseppe Verdi

Direttore Claudio Abbado, regia di Giorgio Strehler, coreografia di Mario Pistoni e Marise Flach. Cantano Shirley Verrett (Lady Macbeth), Piero Cappuccilli (Macbeth), Franco Tagliavini (Macduff), Nicolai Ghiaurov (Banquo).


Abbado-Strehler, “Macbeth” esaltante alla Scala

• Claudio Abbado e Giorgio Strehler firmano uno spettacolo d’antologia per la serata inaugurale della stagione della Scala. In scena Macbeth, «raggiungimento massimo della prima stagione verdiana». In qualche spettatore è ancora vivo il ricordo dell’edizione che diede il via ala stagione 1952-53: dirigeva Victor De Sabata, cantava un giovane soprano di forme opulente che aveva una irresistibile malia nella voce e si chiamava Maria Callas. Ma l’esecuzione di stasera non è per nulla intimorita dal confronto. «Abbado, concertatore accanito di ogni dettaglio, serra la vicenda con una decisione feroce che coglie l’inferno psicologico di Macbeth». Il direttore «ha sostenuto la partitura a una temperatura esaltata accentuando il contrasto fra le zone di fosca violenza orchestrale e le spianate melodiche, ma tutto plasmando con una fermezza, con una forza interiore che saldava tutti i piani sonori e gli stessi eventi musicali». [Duilio Courir, Cds 9/12/1975] 

Lastre di rame e un velo immenso

• «Il carattere rarissimo di questa edizione sta nel rapporto speculare che si stabilisce fra partitura e palcoscenico: la musica si specchia in maniera esatta e giusta nella scena». Per Strehler Macbeth è «il dramma di due grandi solitudini che non si incontrano mai». Nella scenografia di Damiani grandi lastre di rame a delimitare gli spazi e un immenso velo che richiama l’elemento demoniaco della partitura.

Shirley Verrett, una Lady Macbeth stupefacente

• Solo lodi dalla critica, e ovazioni dagli spettatori, per gli interpreti vocali. Shirley Verrett in particolare, una Lady rivelazione, colpisce per «stupefacente per bellezza musicale, intensità, prestigio scenico».

Tanti musicisti in sala. Prezzi alle stelle

• In sala autorità e pubblico delle grandi occasioni, ma la Scala «non vuole più concedersi, neanche alla prima, ai fasti della mondanità. Non vi trovate più i garofani che tracciavano arabeschi bianchi lungo i bordi di velluto dei palchi». Tanti i musicisti presenti: le cantanti Teresa Berganza, Grace Bumbry, Viorica Cortez, i direttori Kleiber e Pretre, il compositore Sylvano Bussotti, il pianista Maurizio Pollini, decorato in mattinata con medaglia d’oro dal sindaco Aniasi. 


• I prezzi dei biglietti di questa inaugurazione scaligera hanno battuto il record dello scorso anno: per una poltrona di platea ci volevano 91.600 lire, 1.950 per un posto numerato in loggione, 1.000 per l’ingresso in piedi in galleria e loggione. «I prezzi dell’inaugurazione – scrive l’ufficio stampa della Scala – sono alti e torneranno normali dal 9 dicembre in poi: Essi consentono perà al nostro teatro (se pure in parte minima) di poter realizzare quindici rappresentazioni d’opera per i lavoratori (oltre ai concerti) a prezzi popolari: cioè a duemila lire circa». [Cds 7/12/1975]
 

OTELLO di Giuseppe Verdi

Direttore Carlos Kleiber, regia e scenografia di Franco Zeffirelli, maestro del coro Romano Gandolfi. Cantano Mirella Freni (Desdemona), Plácido Domingo (Otello), Piero Cappuccilli (Jago), Giuliano Giannella (Cassio).


Kleiber e la diretta tv, “Otello” è un evento

• Il rito dell’apertura della stagione della Scala, con in programma l’Otello di Verdi, ha quest’anno qualcosa in più che ne fa a tutti gli effetti una prima eccezionale. Il pubblico, intanto: la Rai trasmette in diretta, a colori, sul primo canale, l’intera opera (dalle 21 a pochi minuti prima dell’una). Ai duemila spettatori circa che assistono dal vivo all’Otello si aggiungono milioni di italiani che lo seguono da casa sul piccolo schermo. Il palcoscenico, poi: sul podio c’è Carlos Kleiber, «il più sensazionale interprete musicale che abbia trovato la strada della Scala negli ultimi anni». L’esito della serata, a parte una voce isolata dal loggione, è trionfale: «Tredici minuti di applausi e diciotto fragorose chiamate alla ribalta», registra il Corriere della Sera. [Cds 8/12/1976]

Il fuoco di quel direttore, come Toscanini e De Sabata

• «La prova di Kleiber ha dato unità, spessore, chiarezza sbalorditiva, esattezza tagliente all’esecuzione del capolavoro verdiano e si iscrive perentoriamente accanto alle massime interpretazioni di quest’opera, da Toscanini a De Sabata e Furtwängler». La cura assoluta per la componente intima del dramma, il fraseggio libero, l’ampia dinamica, il rubato hanno costruito un’interpretazione «nella quale risplende il fuoco continuo della sua personalità d’eccezione». Professionalmente ineccepibile, ma tradizionale rispetto alla lezione del direttore la regia di Zeffirelli. Tra le voci, un Domingo «grandissimo nel restituire la maestosa e complessa figura del personaggio nel suo percorso di dannazione dei sentimenti», e una Freni «eccezionale, da ascrivere fra le meraviglie della serata». [Duilio Courir, Cds 8/12, 9/12/1976]

Guerriglia urbana a Milano

• L’inaugurazione scaligera è cominciata in un clima di assedio, con le vie di accesso al teatro presidiate da oltre duemila tra agenti e carabinieri. Gli ultras dei Circoli proletari giovanili non sono riusciti a boicottare la prima della Scala ma hanno scatenato una guerriglia in altre zone, anche del centro cittadino. Ci sono stati violenti scontri con le forze dell’ordine, blocchi stradali e atti di vandalismo. Bilancio alla fine della serata: undici feriti, 221 fermati. Giogio Strehler: «Capisco che si contestassero il governo o le banche, ma non l’Otello». [Cds 8/12/1976]

In sala è ancora austerity

• In sala vige ancora il clima di austerity: qua e là qualche luccichio, ma gioielli pochi, e quei pochi falsi, niente frac e pochi smoking. 


• Per la ripresa televisiva la Rai ha sborsato alla Scala 35 milioni: 25 destinati ai lavoratori del teatro, 10 agli artisti, ha precisato Paolo Grassi.

DON CARLO di Giuseppe Verdi

Direttore Claudio Abbado, maestro del coro Romano Gandolfi, regia di Luca Ronconi, scenografia di Luciano Damiani. Cantano: Mirella Freni (Elisabetta di Valois), Elena Obraztsova (principessa Eboli), José Carreras (Don Carlos), Piero Cappuccilli (Rodrigo di Posa), Nicolai Ghiaurov (Filippo II), Evghenij Nesterenko (Grande Inquisitore).

“Don Carlo” integrale per il Bicentenario

• Si apre la stagione del Bicentenario. Claudio Abbado porta sul palcoscenico della Scala l’edizione integrale del Don Carlo di Verdi, con la riesumazione di quei tagli che l’autore fu costretto a fare già prima del debutto dell’opera a Parigi, nel 1867, affinché gli spettatori potessero prendere l’ultimo treno. E sono pagine che cosituiscono un arricchimento del capolavoro: una su tutte, il lamento di Filippo II per la morte di Rodrigo. «Abbado ha trasformato ogni frase, ogni battuta con un fuoco interpretante di sbalorditiva grandezza, un fuoco che è all’origine di questa serata d’eccezione. (...) La compagnia di canto è da stimare ideale e al momento insorpassabile per il grado di verità con la quale ha saputo svelare le bellezze di questa partitura immensa». [Duilio Courir, Cds 8/12/1977]

Applausi per tutti, meno che per Ronconi

• Applausi lunghissimi hanno salutato la prova del direttore e di tutti gli interpreti, proteste, fischi e grida ostili hanno accolto il regista Luca Ronconi quando si è affacciato alla ribalta. Eppure, scrive Courir sul Corriere della Sera, «tutto ciò che è l’argomento fondamentale della musica, la vanità delle cose umane, è stato reso chiaro in maniera mirabile dalla regia di Ronconi e dalle scene di Luciano Damiani».

Nessun ministro per i due secoli della Scala

• La serata di apertura della stagione del Bicentenario brilla per l’assenza totale dei ministri: «Nessun titolare di dicastero ha trovato il tempo per tagliare il nastro di questi duecento anni di storia musicale. (...) Neanche il ministro dello Spettacolo Antoniozzi si è visto». Assente giustificato il nuovo sovrintendente Carlo Maria Badini, operato da poco in un ospedale di Bologna. [Ettore Mo, Cds 8/12/1977]

SIMON BOCCANEGRA di Giuseppe Verdi

Direttore Claudio Abbado, regia di Giorgio Strehler e Mattia Testi, scenografia di Ezio Frigerio. Cantano: Mirella Freni (Maria Boccanegra-Amelia Grimaldi), Veriano Luchetti (Gabriele Adorno), Piero Cappuccilli (Simon Boccanegra), Nicolai Ghiaurov (Jacopo Fiesco-Andrea Grimaldi).

“Simone”, una ripresa eccellente per Sant’Ambrogio

• La serata di Sant’Ambrogio, tradizionale rito d’inaugurazione della stagione della Scala, è stata assorbita quest’anno nel calendario non-stop delle celebrazioni per il bicentenario del teatro. Non si è avuto quindi un nuovo allestimento ma una semplice ripresa, sia pure di uno spettacolo tra i più belli e celebrati che il teatro milanese abbia prodotto negli ultimi anni: il Simon Boccanegra diretto da Abbado con la regia di Strehler e le scene di Frigerio. Questa edizione dell’opera, che aveva inaugurato la stagione 1971-72, è stata anche in America, in Russia e di recente a Parigi, accolta trionfalmente all’Opera.

Abbado e Strehler, grande spettacolo verdiano

• La regia di Strehler «è costruita sulla partitura verdiana con un’esattezza e una penetrazione critica che non si potrebbero desiderare maggiori. (…) Il folgorante movimento delle vele nell’ultimo atto, la luce meridiana che dice la poesia del mare, così sentita da Boccanegra e da Maria, gli incalzanti interventi della folla, tutto converge al illuminare nel modo più chiaro il doppio aspetto politico e umano che fa di quest’opera una delle più difficili e problematiche di Verdi. Abbado coglie il colore bronzeo di questa partitura con una concertazione in cui trova posto, accanto a moti sferzanti d’energia drammatica (per esempio nella straordinaria scena del Consiglio) anche la poesia della memoria e degli affetti ritrovati. In questo è stato assecondato assai bene dal cast dei cantanti che aveva in Piero Cappuccilli un protagonista di grande e sofferta nobiltà». [Sta. 9/12/1978]

BORIS GODUNOV di Modest Musorgskij

Direttore Claudio Abbado, regia di Jurij Ljubimov, scenografia di David Borovskij, maestro del coro Romano Gandolfi. Cantano: Nicolaj Ghiaurov (Boris Godunov), Alida Ferrarini (Ksenija), Helga Müller Molinari (Fjodor), Lucia Valentini-Terrani (Marina), Fedora Barbieri (ostessa), Philip Langridge (Vasilj Shujskij), Mikhail Svetlev (Grigorij/Dmitrij), Luigi De Corato (Andrej Scelkalov), Ruggero Raimondi (Varlaàm).

Il “Boris”, cinque ore di musica in russo

• Il Boris Godunov nell’edizione originale, del 1869, senza la mano di Rimski Korsakov per l’apertura della stagione scaligera. «Quasi cinque ore di musica e di cori in russo: un’opera così importante, così imponente, ha lasciato automaticamente a casa gli snob con la erre moscia e lo smoking in affitto». Dirige Claudio Abbado, il regista è russo, Juri Ljubimov. Il primo, intensissimo applauso lo prende però il presidente Pertini all’ingresso in sala. Il capo dello Stato si è seduto in platea, posto n. 18 della fila F, accanto al sindaco Tognoli. [Paolo Mosca, Cds 8/12/1979]

Abbado e Ghiaurov le stelle della serata

• Abbado «ha sollevato l’opera a un livello incomparabile: i due enormi momenti della partitura, quello ritmico popolare e quello ecclesiastico, sono stati resi in tutta la loro potente grandiosità. La lezione interpretativa di Abbado è stata sostenuta da una immensa plasticità e da un dinamismo avvampante. La regia di Ljubimov e i costumi di Borovskij colgono il nucleo mistico, la coscienza abissale e indecifrabile del destino umano, ma immobilizzano la tragedia in un grande suggestivo affresco». Musicalità e una duttilità ammirevoli nel coro istruito da Romano Gandolfi. E nella compagnia di canto figurano i migliori interpreti disponibili. Svetta il protagonista Ghiaurov ed emerge la felicissima sorpresa di Lucia Valentini Terrani, splendida interprete del personaggio di Marina. [Duilio Courir, 8/12/1979]

FALSTAFF di Giuseppe Verdi

Direttore Lorin Maazel, regia di Giorgio Strehler, scenografia di Ezio Frigerio e Mauro Pagano. Cantano: Juan Antonio Pons Alvarez (Falstaff), Mirella Freni (Alice Ford), Patricia Wise (Nannetta), Jocelyne Taillon (Mrs. Quickly), Peter Kelen (Fenton), Bernd Weikl (Ford).

L’ultimo Verdi per i terremotati dell’Irpinia

• Una serata molto speciale al Teatro alla Scala, sia per l’evento musicale in sé, un Falstaff unanimemente apprezzato, sia per la cornice particolare in cui si produce: la prima della stagione d’opera è a favore infatti delle popolazioni vittime dal terremoto che il 23 novembre ha devastato l’Irpinia. I principali artefici dello spettacolo, il direttore d’orchestra Lorin Maazel, il regista Giorgio Strehler, il baritono Juan Pons, questa sera hanno lavorato gratis, come tutti gli altri artisti impegnati sul palcoscenico. Gratis per aiutare i cinque paesi del sud, 35mila abitanti in tutto, che il Comune di Milano ha “adottato”. Anche il pubblico ha partecipato a questa prova di solidarietà: 50mila lire in offerta per chi s’è seduto in platea o nei palchi, 10mila per chi ha scelto la galleria. In tutto sono stati raccolti circa 200 milioni.

Dai pub londinesi alle bettole della bassa padana

• L’elemento più appariscente nella regia di Strehler è l’ambientazione: dai pub londinesi alle bettole della bassa. Ed è l’aspetto più discusso dello spettacol «Per dire le cose che Falstaff dice non occorre entrare nelle case della pianura padana», commenta a caldo il critico del Corriere. Che comunque ascrive al regista «una versione dell’opera che lascia scorgere in quale stato di grazia si trovi questo geniale uomo di teatro».

Il baritono Juan Pons la rivelazione della serata

• Maazel ha offerto «una lettura pianificata e squadrata fino allo spasimo, ma anche acuta, intensa, concentratissima e consapevole non solo di quello che è questa musica ma anche di quello che verrà, nella storia, dopo la sua apparizione». Buona la compagnia di canto, che svetta con Mirella Freni, Patricia Wise e col protagonista, il baritono spagnolo Juan Pons, sconosciuto ai più fino al momento della sua uscita sul palcoscenico scaligero, al debutto nel personaggio di Falstaff, che può essere considerato l’erede del grande Mariano Stabile. [Duilio Courir, Cds 8/12/1980]