Le prime della Scala
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L’inaugurazione della stagione operistica della Scala il giorno di Sant’Ambrogio è una tradizione relativamente recente nella storia plurisecolare del teatro milanese. Dal 7 dicembre 1951 a oggi le abbiamo ripercorse tutte, queste prime. A partire dalle opere, dagli autori e dai cast che si sono succeduti in locandina, dove – e non è una sorpresa – Verdi è di gran lunga il compositore più presente e il Don Carlo – e questa sì, potrebbe essere una sorpresa – con quattro serate è il titolo più rappresentato in assoluto, mentre spiccano le assenze di opere come Rigoletto, Traviata, Bohème. Tra i direttori si fa sentire il lungo regno alla Scala di Riccardo Muti: suo il primato delle presenze sul podio della prima (qui puoi leggere le statistiche). Ma Sant’Ambrogio alla Scala oltre a essere uno dei principali appuntamenti musicali su scala nazionale, è da sempre anche una vetrina mondana e un utile termometro sociale: “messa cantata” della borghesia milanese, soprattutto all’inizio, e passerella per i nuovi poteri (economici, politici, mediatici). E dal 1968 in avanti un’occasione forte, sotto i suoi riflettori, per la contestazione, di ogni tipo e colore.
I VESPRI SICILIANI di Giuseppe Verdi
Direttore Victor De Sabata, regia di Herbert Graf, scenografia di Nicola Benois. Cantano: Maria Callas (duchessa Elena), Mafalda Masini (Ninetta), Eugenio Conley (Arrigo), Luciano Della Pergola (Danieli), Enzo Mascherini (Guido di Monforte), Boris Christoff (Giovanni da Procida).

La prima della Scala anticipata a Sant’Ambrogio
• La “prima” della Scala non sarà più a Santo Stefano. È stata anticipata a oggi,  giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano. Il motivo: non prolungare il programma operistico sino alle soglie dell’estate. Nessuna deroga invece alla tradizione della “prima” nel nome di Giuseppe Verdi. Una scelta che quest’anno assume un valore particolare perché ricorre la celebrazione del cinquantenario del grande compositore. [v.n., Corriere d’Informazione, 8-9/12/1951]
Esemplare De Sabata sul podio per i “Vespri”
• Il sipario di alza alle 20.45, ieri alle 15 la biglietteria ha venduto gli ultimi biglietti disponibili, quelli del loggione. Questa edizione dei Vespri siciliani, che mancano alla Scala dal 1929, è la versione  in italiano di Arnaldo Fusinato e non quella originale in francese. [Cds 8/12/1951]

• Superba l’esecuzione. La parte vocale è riuscita «plasticamente modellata, vigorosa e vibrante», l’esecuzione dell’orchestra e del coro, affidate rispettivamente a Victor De Sabata e a Vittore Veneziani, sono apparse «quasi sempre esemplari». Applausi a scena aperta per gli interpreti. Qualche riserva alla fine del primo atto quando un acuto tenorile è stato male azzeccato. [f.a., Cds 8/12/1951]
È anche la “prima” di Maria Callas: un trionfo
• Ha debuttato alla Scala solo pochi mesi fa (12 aprile 1950) sostituendo Renata Tebaldi in Aida, oggi le è stato affidato il ruolo della protagonista per l’inaugurazione della stagione. La “miracolosa gola” di Maria Meneghini Callas non ha deluso le aspettative. La sua estensione prodigiosa ha lasciato il pubblico a bocca aperta.  Incredibili specialmente il registro basso e quello medio, «d’una bellezza fosforescente e d’una agilità e d’una meccanica più unica che rara». [f.a., Cds 8/12/1951]

MACBETH di Giuseppe Verdi
Direttore Victor De Sabata, regia di Carl Ebert, scenografia di Nicola Benois. Cantano: Maria Callas (Lady Macbeth), Enzo Mascherini (Macbeth), Italo Tajo (Banquo), Gino Penno (Macduff), Luciano Della Pergola (Malcolm).

Per il Macbeth della “prima” l’edizione dell’Opéra
• Per il Sant’Ambrogio scaligero De Sabata ha scelto la seconda edizione del Macbeth, quella rielaborata da Verdi per l’Opéra di Parigi. Un’opera speciale, il Macbeth, che «ci ha rivelato le profondità dell’anima di Verdi, rapita nelle visioni allucinanti della scena cosiddetta del sonnambulismo, incantata e a volte spaurita nelle esplosioni, abbrividenti del terrore di Macbeth e dell’irrisione di Lady, trascinata e a volte annichilita nei gorghi paurosi d’un amore eccitato dal rimorso, ingigantito dall’ambizione, scaturito e ucciso dal delitto». [Franco Abbiati, C. Inf. 8/12/1952]
La bravura della Scala supera le difficoltà del Macbeth
• I maestri scaligeri hanno fatto tutto il possibile per far fronte alla natura complessa dello spettacolo. Prima di ogni altro, il direttore De Sabata ha saputo tirare fuori il massimo dalla partitura verdiana. Si è attenuto scrupolosamente alle indicazioni didascaliche del compositore riuscendo a ottenere dall’orchestra un’esecuzione quasi da concerto. Straordinari anche gli interpreti. Maria Callas (Lady Macbeth) ha profuso la sua voce con purezza e misura di accenti nelle fasi di lirismo, ha tornito i fraseggi e raffreddato gli impeti, come voleva Verdi, nei momenti di concitazione. [Abbiati, C. Inf. 8/12/1952]

LA WALLY di Alfredo Catalani
Direttore Carlo Maria Giulini, regia di Tatiana Pavlova, scenografia di Nicola Benois. Cantano: Renata Tebaldi (Wally), Renata Scotto (Walter), Mario Del Monaco (Giuseppe Hagenbach), Giangiacomo Guelfi (Vincenzo Gellner).

De Sabata malato, Giulini dirige “La Wally”
• In occasione del centenario della nascita di Alfredo Catalani s’interrompe la tradizione della prima nel nome di Verdi. Tutto esaurito da giorni nella platea e nei palchi, ieri alle 10 sono stati messi in vendita i biglietti per la galleria. Victor De Sabata è ammalato, la Scala chiama sul podio Carlo Maria Giulini. [Cds 5/12/1953; Cds 8/12/1953]
“Wally” non è un’opera adatta alla prima
• La Wally è stata eseguita alla Scala per la prima volta dieci anni fa, in occasione del cinquantenario della morte di Catalani. In quell’occasione però veniva «più intelligentemente» dissimulata tra le altre recite. La protagonista è priva di carattere, l’azione manca di spunti eroici, la musica rimane sempre indecisa.  «La Wally non è, e non sarà mai, un’opera d’apertura nel senso tradizionale che a tale apertura di è sempre voluto dare». [f.a., Cds 8/12/1953]
L’esecuzione al di sotto delle aspettative
• L’esecuzione non è sembrata dal punto di vista musicale e scenico all’altezza di una grande serata d’inaugurazione. Il maestro Giulini non ha saputo sentire i particolari accenti di Wally, che evidentemente non è nel suo spirito. Lo giustifica in parte l’aver assunto la direzione dell’orchestra soltanto all’ultimo. Il coro diretto da Veneziani ha invece tardato a trovare la sua consueta prontezza e fusione. Anche gli interpreti principali hanno avuto problemi: la voce di Renata Tebaldi troppo delicata per il ruolo di Wally, i gesti alquanto “turiddiani” di  Del Monaco e le emissioni troppo sforzate di Guelfi hanno deluso le aspettative. [f.a., Cds, 8/12/1952]

• «La regia di Tatiana Pavlova mima effetti «da presepio montanaro che si appoggia ad un verismo un po’ trito e indirettamente oleografico». [o.v., Cds 8/12/1953] 
Un successo per i macchinisti della Scala
• I veri protagonisti della serata sono stati i macchinisti che hanno fatto prodigi. Non ha deluso la valanga, attesa con ansia dal pubblico. È uno dei più famosi effetti scenici di cui è possibile la realizzazione solo in una “grande meccanica scenografica” qual  è la Scala. [o.v., Cds 8/12/1953]


LA VESTALE di Gaspare Spontini
Direttore Antonino Votto, regia di Luchino Visconti, scenografia di Piero Zuffi,. Cantano: Maria Callas (Giulia), Ebe Stignani (Gran vestale), Franco Corelli (Licinio), Enzo Sordello (Cinna), Nicola Rossi-Lemeni (Sommo sacerdote), Nicola Zaccaria (capo-aruspice).

Tutti vogliono vedere la Callas “vestale”
• C’è stata un’attesa spasmodica per l’inaugurazione scaligera di quest’anno, tanto più sorprendente vista la scarsa popolarità del titolo scelto: La vestale di Spontini. Ma la fama del rito della prima ormai è senza confini: per gli americani è «il più grande spettacolo del mondo». E poi quest’anno la Scala propone il debutto nella regia lirica di un grande autore cinematografico, Luchino Visconti, e il ritorno di Maria Callas, reduce dagli applausi di Chicago. Una Callas apparsa quasi trasfigurata: «Sottile, elegante, disinvolta. Gli amanti della statistica osservavano che l’acclamato soprano faceva registrare, a suo tempo, alla tollerante bilancia, 90 chili: quest’anno il peso dell’esimia e tenace artista è sceso a quota 60. “Ho distribuito il superfluo alle mie colleghe”, ha dichiarato la gentile cantante».  [Sta. Se. 8/12/1954] Teatro esaurito, dunque, e grande è stata la battaglia per conquistare un posto: «Più difficile che scalare il K2», ha scherzato Ardito Desio che ha trovato all’ultimo un posto per sé e per la moglie. 

• «Ieri, ventiquattro ore avanti l’apertura della stagione lirica alla Scala, la contessa M. ricevette un fastoso abito ordinato in sartoria apposta per la grande prima. Prezzo: 700 mila lire. Pochi minuti dopo, chiamata al telefono, la signora svenne. Il marito le aveva detto: “Non sono riuscito a trovare i posti”». [Sta. 9/12/1954]
Riconciliati, Toscanini e De Sabata nello stesso palco
• Durante la serata si sono affacciati dallo stesso palco, sotto lo sguardo sbigottito del sovrintendente Ghiringhelli, Arturo Toscanini e Victor De Sabata. «“Sono trascorsi venticinque anni dall’ultima volta”, notava un attento studioso di patrie memorie». Alla fine della rappresentazione Maria Callas, applauditissima, ha raccolto alcuni dei garofani che le erano stati lanciati si è accostata al palco di proscenio porgendoli al signore sorridente che stava applaudendo. Gli spettatori si sono messi a gridare «Viva Toscanini, viva Toscanini». [Sta. Se. 8/12/1954]
Un premio alla più elegante della Scala
• «Una iniziativa ha messo a soqquadro il mondo femminile: alle signore più eleganti una apposita commissione, insediata da intraprendenti sarti meridionali, distribuiva un ristretto numero di zagare di argento; l’elegantissima, poi, veniva premiata con il dono di un vestito. L’ambito riconoscimento è toccato alla contessa Dompé, che indossava un modello battezzato “India misteriosa ”, valore approssimativo lire settecentomila». [Sta. Se. 8/12/1954]

NORMA di Vincenzo Bellini
Direttore Antonino Votto, regia di Margherita Wallmann, scenografia di Salvatore Fiume. Cantano: Maria Callas (Norma), Giulietta Simionato (Adalgisa), Mario Del Monaco (Pollione), Nicola Zaccaria (Oroveso).

Serata di gala in onore del presidente Gronchi
• La prima scaligera di quest’anno diventa una serata di gala in onore del presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, presente in sala con rappresentanti del governo e delle Camere accanto ai parlamentari milanesi e a tutte le autorità cittadine. Il sipario si apre alle 21, il teatro è stracolmo. Prima dell’opera è eseguito l’inno nazionale in onore del capo dello Stato. L’ultima edizione di Norma alla Scala è di tre anni fa. [Cds 8/12/1955]
Gronchi inaugura il nuovo ridotto della platea
• Il presidente della Repubblica in serata ha inaugurato il nuovo ridotto della platea, un salone di 25 metri per 12 alto 6. Era stato progettato dall’ingegnere Secchi quando si accinse alla ricostruzione della Scala e ora finalmente è stato realizzato. I lavori sono iniziati ad agosto, tre squadre di operai hanno lavorato a turno giorno e notte. [Cds 7/12/1955]
Callas protagonista
• Si contende con Renata Tebaldi il titolo di regina della Scala (e della lirica) ma al momento è lei, con quattro prime della Scala su cinque, il soprano più amato e celebrato. Che trova oltretutto in questo Sant’Ambrogio scaligero uno dei personaggi chiave del suo ruolo vocale. Scrive Andrea Della Corte: «L’istrumento della soprano Callas non dà suoni belli; e si direbbero opachi, cioè non vividi, non brillanti, né argentini, e anche tubati, come proiettati in un imbuto o attraverso un diaframma cartaceo”. Ma “varia, numerosa, sicura, è la (sua) sapienza vocalistica, e disinvolta, quasi facile. E se infine dalla tecnica si trascorre alla considerazione capitale, a quella cioè dell’interpretazione più probabilmente fedele alle immaginazioni di Bellini, la contentezza è grande. (…) La realtà traspare nel canto, nell’accento, nella azione dell’interprete, vera, verisimile, umana e lirica». [Andrea Della Corte, Sta. 8/12/1955]
“Norma” sospesa tra realtà storica e neoclassicismo
• I costumi non hanno aderito alla realtà storica. Salvatore Fiume ha vestito Norma e Adalgisa con vestiti sconosciuti al tempo dei Druidi. Le due sacerdotesse sarebbero state seminude, o vestite di pelli. Ma il neoclassicismo cui si ispira il testo è insopprimibile e la lezione di David non può essere dimenticata.  Le protagoniste così vestono come se fossero alla corte napoleonica di Giuseppina e Maria Luisa. [o.v., Cds 8/12/1955]
Dopo scala al Circolo della Stampa
• Festa per il dopo Scala al Circolo della Stampa di  Palazzo Serbelloni. Presenti il ministro Vigorelli, i dirigenti e gli artisti della Scala, le più alte personalità della presidenza della Repubblica. Nel corso della serata il Centro della moda, presieduto dall’ambasciatore Dino Alfieri, ha premiato le più eleganti toilettes segnalate nel che si sono distinte nel foyer. [Cds 9/12/1955]

AIDA di Giuseppe Verdi
Direttore Antonino Votto, regia di Franco Enriquez, scenografia di Piero Zuffi. Cantano: Antonietta Stella (Aida), Giulietta Simionato (Amneris), tenori lirico Giuseppe Di Stefano (Radamès), Giangiacomo Guelfi (Amonasro), Nicola Zaccaria (Ramfis).

Rinnovare la tradizione
• Tutto esaurito per la prima scaligera che presenta un nuovo allestimento di Aida, che per l’occasione vuole uscire dai binari della tradizione. È la politica teatrale che la Scala persegue dal dopoguerra:  «Fare sempre meglio nel settore della scenotecnica (...) adeguandosi ai progrediti gusti di un pubblico assuefatto dalle mirabolanti visioni dello schermi (e) rinfrescare, ringiovanire, galvanizzare attraverso rinnovate concezioni rappresentative, il corpo, se non l’anima, del melodramma che (...) in qualche caso minaccia di fossilizzarsi» [f. a., Cds 8/12/1956]
Fallito il tentativo di allestire una nuova Aida
• Le trovate sceniche e registiche innovative non hanno saputo coinvolgere gli interpreti che al contrario hanno “stagnato” nella tradizione. «Ne è uscita un’Aida sovente compromessa nell’unità dello stile e nello splendore della logica». [f.a., Cds 8/12/1956] 

• L’Aida è sempre stata un’opera in cui il fattore spettacolo ha avuto una parte importantissima. Il giovane scenografo Pietro Zuffi ha scelto per le scene un Egitto affondato nei millenni, mostrando «una larga e impetuosa fantasia ma qualche oscillazione nell’unità d’ispirazione». 

• Nelle coreografie, ideate da Luciana Novaro, sono state evitate le tradizioni mimiche orientaleggianti, che non corrispondono alla musica verdiana. [o.v., Cds 8/12/1956]
Applausi a scena aperta per gli interpreti
• Per gli interpreti, comunque, il successo è clamoroso. Antonietta Stella ha raggiunto in alcuni punti una «suggestiva emotività», Di Stefano è «generoso negli squilli, intelligente e vibrante nelle modulazioni, soltanto qua e là un po’spericolato». Anche la Simionato-Amneris è «smagliante nei mezzi canori caldi e bruniti, e attrice signorile ma ardente nel cuore». [f.a., Cds 8/12/1956]
Cornice di raffinata eleganza
• Tradizionale cornice di raffinata eleganza in sala. Seimila garofani dai toni rosei e carnosi sui parapatti dei palchi. Nel palco centrale sono ospiti del sindaco Ferrari i rappresentanti del governo. Seguendo una prassi inaugurata dal capo dello Stato, le autorità accolte nel palco d’onore non sono accompagnate dalle consorti, che hanno preso posto in altri palchi di proscenio. [Cds 8/12/1956]

• Anche quest’anno il dopo Scala è festeggiato con un ricevimento d’onore al Circolo della stampa che ha accolto le autorità, gli artisti e i funzionari della Scala con il sovrintendente Ghiringhelli.  [Cds 8/12/1956]

UN BALLO IN MASCHERA di Giuseppe Verdi
Direttore Gianandrea Gavazzeni, regia di Margherita Wallman, scenografia di Nicola Benois. Cantano: Maria Meneghini Callas (Amelia), Giuseppe Di Stefano, Giulietta Simionato (Ulrica), Eugenia Ratti (Oscar), Ettore Bastianini (Renato).

“Ballo in maschera”, Callas dominatrice
• In locandina, per l’inaugurazione della stagione 1957-58 del Teatro alla Scala, un titolo della piena maturità verdiana. Anzi, per qualcuno l’opera perfetta nel catalogo del maestro di Busseto: Un ballo in maschera. «Gianandrea Gavazzeni si genuflette davanti alle intemperanze della stupenda creatura (il melodramma, ndr) che intende far rivivere più bella di prima. Ma la scuce e la ricuce a ragion veduta: E rischia di ucciderla, quasi, per soverchio amore del particolare calibrato, che sottintende il soverchio disprezzo dell’approssimativo. Vuole rilucente ogni passo, scopertissimo ogni palpito. (...) Non di rado i risultati (...) sono apparsi magnifici per l’impeto, per l’anelito espressivo. Ma più spesso (...) gli umori apparivano scarsi o profluviali. Abbiamo ammirato, per l’ennesima volta, la eccezionale personalità dominatrice di Maria Meneghini Callas (...) e ci siamo beati del canto di Giulietta Simionato (...). Successo vibrante». [f.a., Cds 8/12/1957]
Scala sfavillante, c’è anche Gronchi
• La Scala appare sfavillante come non mai, infiorati tutti i palchi, con mazzi di garofani rosa e roselline bianche. Tra le signore predomina lo splendore del bianco. Nel palco presidenziale il capo dello Stato Gronchi, con la moglie Carla, salutato da un lungo applauso al suo ingresso in sala. Dopo lo spettacolo, a palazzo Serbelloni, il Circolo della stampa ha dato il tradizionale ballo di apertura in onore della Scala. Presenti anche il sovrintendente Antonio Ghiringhelli e i protagonisti della prima.
Il tè che piace a Giulietta Simionato
• «Anche quest’anno la stagione scaligera ha ricevuto un battesimo eccezionale: la voce ricca e vibrante di Giulietta Simionato ha riempito il teatro (...) “Un’Ulrica indimenticabile”, dicevano di lei nel ridotto. Una grande soddisfazione per il valente mezzosoprano... e per soddisfare la sua “gola” preziosa non poteva mancare una tazza del suo tè preferito. “Dopo lo spettacolo – lei dice – una tazza di Tè Tender Leaf dà una sensazione di gioia e serenità”. Provate anche voi, oggi stesso, la vera gioia del tè! (...)». [Inserto pubblicitario, Cds 8/12/1957]

Teatro alla Scala. Stagione 1958-1959
TURANDOT di Giacomo Puccini
Direttore Antonino Votto, regia di Margherita Wallmann, scenografia di Nicola Benois. Cantano: Birgit Nilsson (Turandot), Giuseppe Di Stefano (Calaf), Rosanna Carteri (Liù), Giuseppe Modesti (Timur).

Nel centenario della nascita, l’ultima opera di Puccini
• È il centenario della nascita di Giacomo Puccini. La Scala gli rende omaggio aprendo la stagione con la sua ultima opera, incompiuta, e con un busto posto di fronte a quello di Toscanini nel foyer del teatro. La scultura in bronzo, opera di Francesco Messina, viene scoperta alle 17 dopo un discorso celebrativo di Ildebrando Pizzetti. 
Il trionfo di un soprano wagneriano
• Della Nilsson, cantante wagneriana, «soprano d’eccezionali mezzi per la inaudita potenza degli squilli caratterizzatori della principessa crudele», il successo più clamoroso dello spettacolo, appena uguagliato dalla nuova sorprendente affermazione del tenore Di Stefano. (...) Dalla concertazione intelligente e precisa, e dalla direzione singolarmente composta di Antonino Votto si sarebbe gradito uno scavo dei disegni più vibrante e spirutualmente animatore». Alla fine scroscianti applausi per tutti. [f.a. 9/12/1958]

Teatro alla Scala, stagione 1959-1960
OTELLO di Giuseppe Verdi
Direttore Antonino Votto. Regia di Margherita Wallman, scene di Nicola Benois. Cantano: Mario Del Monaco (Otello), Leonie Rysanck (Desdemona), Tito Gobbi (Jago), Piero De Palma (Cassio), Gabriella Carturan (Emilia).

“Otello” con un magnifico Del Monaco alla Scala
• È l’undicesima volta, dalla lontana costituzione dell’Ente auronomo, che la Scala presenta Otello, e la quarta che il capolavoro verdiano è scelto per inaugurare la stagione lirica. Votto sul podio per la seconda volta, dopo che nell’edizione 1953-54 aveva sostituito all’ultimo momento De Sabata indisposto. «Ha offerto il meglio di sé, assecondato in particolare dall’orchestra fervida e disciplinata». Da lodare molti aspetti della sua esecuzione, come quelli che hanno mirato «alla drastica intensità delle vibrazioni drammatiche, al robusto splendore dei suoni. (...) Anche questa volta, peraltro, la finezza espositiva delle immagini sembra avere lasciato qua e là a desiderare». Del Monaco «è riapparso il magnifico Moro di sempre. È una parte che si direbbe gli vada a pennello, almeno dove essa esige la sovrana gagliardia degli impeti passionali. (…) Gli è stata compagna dolce e remissiva, quale Desdemona, Leonie Rysanek, nuovo acquisto della Scala». [f.a. Cds 8/12/1959]
La Wallmann, che sembra fatta con un po’ di nebbia bionda
• La regia è di Margherita Wallman. «Da quando la conoscemmo giovinetta nella schiera delle danzatrici tedesche della scuola di Mary Wigman scese in Italia a dare una serie di spettacoli nel Teatro di Torino e nel piccolo palcoscenico del teatro fondato da Pirandello a Roma, Margherita Wallman ha fatto un lungo cammino con le sue ali di paziente, illuminata, indomita teatrante, tutta immersa negli spiriti del mondo del teatro musicale. È una donna che sembra fatta con un po’ di nebbia bionda. Era ragazza, a Berlino, quando Piscator e Max Reinhardt e Brecht compivano i loro grandi esperimenti di regia e di creazioni teatrali. (...) Una regia bellissima». [o.v. Cds 8/12/1959]
Quattordicimila fiori adornano la sala
• Fasto di luci e fiori in teatro: quattordicimila corolle a festoni dinanzi a tutti gli ordini di palchi. La moglie del presidente Gronchi, donna Carla, alla Scala in forma privata, ha preso posto in un palco. Per il governo ci sono il ministro dello Spettacolo Tupini e dei Trasporti Angelini. Nel palco del sovrintendente Ghiringhelli hanno trovato posto il principe Pierre di Polignac, padre di Ranieri di Monaco, e la Begum, venuta appositamente da Parigi, «splendida sempre, statuaria in tunica a cappa di raso bianco, con una decorazione lieve di foglie color seppia e un bordo di visone candido», ammiratissima. [v.b. Cds 8/12/1959]

POLIUTO di Gaetano Donizetti
Direttore Antonino Votto, regia di Herbert Graf, scenografia di Nicola Benois. Cantano: Maria Callas (Paolina), Franco Corelli (Poliuto), Ettore Bastianini (Severo), Nicola Zaccaria (Callistene).

Con “Poliuto” il ritorno della Callas
Maria Callas è tornata a cantare in Italia e alla Scala quasi tre anni dopo l’ultima replica del Pirata (era il maggio del 1958). Canterà solo in questo Poliuto in questa stagione. La sua esibizione è particolarmente attesa dai fan. Nei tre anni passati la sua vita privata è cambiata, la cantante si è separata dall’imprenditore Giovanni Battista Meneghini, mentore appassionato che l’ha accompagnata sin dagli inizi della carriera, e si è messa con l’armatore greco Aristotele Onassis. È ancora «la grande Callas delle stagioni d’oro, la voce lunare e stregata che ricordavamo (...) oppure era vero quello che tanti segni, tanti avvenimenti ingigantiti dalle cronache facevano sospettare: una donna profondamente mutata da nuove esperienze sentimentali, gusti nuovi, perfino nel modo di acconciarsi, di parlare?».
«Spettacolo superbo, serata indimenticabile»
• Il ritorno della Callas comunque «è valso alla Scala un successo iperbolico, dovuto a un pubblico internazionale il cui entusiasmo sembrava arroventare gli ori e gli stucchi della splendida cavea piermariniana. (...) L’artista è parsa superarsi per la plastica essenziale evidenza dei gesti rivelatori e per la vibrante commozione del lirismo canoro. (...) Una serata indimenticabile per uno spettacolo superbo, cui ha sovrastato dal podio la mente congenialmente coordinatrice ed equilibratissima del concertatore e direttore d’orchestra Antonino Votto». In scena anche Franco Corelli, «più che mai ammirevole per la lucentezza adamantina degli squilli e il garbo degli ampi sostenuti fraseggi». [Franco Abbiati, Cds 8/12/1960] 
In un palco il principe Ranieri e Onassis
• Serata di grande mondanità: nel palco del sovrintendente scaligero Ghiringhelli hanno preso posto i principi di Monaco Grace e Ranieri, raggiunti poco prima dell’ingresso in scena della Callas da Onassis. Il presidente del Senato Merzagora è la più alta carica dello Stato presente. Ci sono anche il presidente dell’Uruguay Martinez Montero, la Begum, l’ambasciatore di Francia Palewski. 

• La notizia di questa prima della Scala, con due fotografie, l’8 dicembre è anche in prima pagina, sul Corriere della Sera: è la prima volta, sarà l’unica per molti anni a venire.
(a cura di Roberto Raja e Gregorio Taccola)
Vedi anche La Scala

«...quanto al modo in cui prendemmo lo Stato, i kosovari entrarono facilmente nello studio dell’onorevole Fini. Gli spiccarono il capo dal busto e, posata la testa su una poltrona, senza ulteriori disordini, chiesero di essere guidati, attraverso il passaggio segreto, fino a Palazzo Madama...»
Giovedì 30 ottobre 2014
GLI ARTICOLI CITATI
QUESTA MATTINA DURANTE RADIO1INCORPO9
















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