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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

«Che fai, mi cacci?». Fini sfida Berlusconi

• All’Auditorium della Conciliazione di Roma si tiene il Direttivo nazionale del Pdl, ovvero un consesso di 172 maggiorenti del partito. Non si riunisce da un anno e, in teoria, deve discutere dei risultati delle Regionali appena concluse. Da tempo il rapporto tra Fini e Berlusconi è teso. Il Direttivo dovrebbe svolgersi a porte chiuse, ma Berlusconi lascia entrare le telecamere. Il premier prende la parola per primo e fa un resoconto dei trionfi di governo e di partito, con allusiva esaltazione della vita democratica interna e della sua sensibilità alle idee e alle proposte altrui. Fini è nominato solo tra i fondatori del partito, a fianco di figure minori come Rotondi e Buonocore. Ventitré minuti di discorso in tutto. La risposta di Fini dura quasi un’ora: ribadisce la propria volontà di costituire un’area “politico-culturale” capace di migliorare la qualità dell’attività di governo e di partito, produce un lungo elenco di critiche, tra cui spiccano le osservazioni relative alla giustizia e soprattutto al federalismo. Berlusconi controreplica a brutto muso, invitandolo a dimettersi da presidente della Camera, allora Fini si alza in piedi dalla prima fila, va ad agitargli il dito sotto la tribuna e a gridargli: «Che fai, mi cacci?». Alla fine si vota un documento nel quale si condannano le correnti e si esprime incondizionato appoggio e gratitudine a Berlusconi.

Bossi: «Federalismo, poi avanti senza Berlusconi»

• Intervista di Bossi alla Padania, in cui il leader leghista, tra le altre cose, dice: «Siamo davanti a un crollo verticale del governo e probabilmente di un’alleanza, quella di Pdl e Lega»; «Fini è invidioso e rancoroso per le nostre ripetute vittorie»; «Fini ha aiutato la sinistra, è pazzesco, penso che sarà proprio la sinistra a vincere le prossime elezioni, grazie a Fini»; «Berlusconi avrebbe dovuto sbattere fuori Fini senza tentennamenti invece di portarlo in tv». Poi accenna a una possibile scissione: «Finita la stagione del federalismo, un concetto abbandonato, dobbiamo iniziare una nuova stagione, un nuovo cammino del popolo padano. Saremo soli, senza Berlusconi. La nostra gente non digerirà facilmente la mancata conquista del federalismo e noi Lega dovremo comportarci di conseguenza. Berlusconi quindi diventerà il vero e unico baluardo anticomunista del Paese e prevedo che raccoglierà molti consensi».

Scajola si dimette

• Dopo dieci giorni in cui non si è parlato d’altro che della sua casa di via Fagutale 2, con vista Colosseo, Claudio Scajola rassegna le sue dimissioni da ministro dello Sviluppo economico. Un’inchiesta di magistrati perugini sul costruttore Diego Anemone, assai favorito da quelli della Protezione civile, aveva rivelato che Scajola, nel 2004, aveva ricevuto 900 milioni tratti dai conti di Anemone per comprare l’appartamento in questione. Il politico ha sempre negato, sostenendo che i 900 milioni, se esistono, sono stati versati alle due sorelle venditrici a sua insaputa. «Per difendermi non posso continuare a fare il ministro. Un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri. Se dovessi acclarare che parte della mia abitazione è stata pagata da altri, senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l’annullamento del contratto di compravendita». Berlusconi apprezza il gesto: «Ha assunto una decisione sofferta e dolorosa che conferma la sua sensibilità istituzionale e il suo alto senso dello Stato».

Aldo Brancher si dimette

• Dopo soli 17 giorni, Aldo Brancher annuncia le sue dimissioni «irrevocabili» da ministro del Federalismo. Rinuncia così al legittimo impedimento nell’ambito del processo per la tentata scalata alla Antonveneta e chiede di essere processato con rito abbreviato incondizionato. Per Berlusconi, «superato questo momento, potrà come sempre offrire il suo fattivo contributo all’operato del governo e alla coalizione».

Berlusconi caccia Fini dal Pdl

• Dopo solo un’ora di riunione, con 33 voti a favore e 3 contrari, l’ufficio di presidenza del Pdl vota un documento in cui si sancisce l’«assoluta incompatibilità politica» delle posizioni di Fini con i «princìpi ispiratori del Popolo della Libertà», e il venir meno anche della «fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni». Subito dopo Berlusconi, in conferenza stampa, è ancora più duro: «Non sono più disposto ad accettare il dissenso, un vero partito nel partito. Vogliono fare il gruppo? Facciano quello che vogliono, sono fuori. Non c’è problema per il governo, la maggioranza non è a rischio». Fini risponde gelido: «La presidenza della Camera non è nella disponibilità del presidente del Consiglio».

Fini annuncia la nascita di Fli

• Gianfranco Fini convoca i cronisti all’hotel Minerva di Roma e annuncia la nascita di una nuova formazione politica, Futuro e libertà per l’Italia, forte, in base ai primi conteggi, di 33-34 deputati e 10-14 senatori. Il presidente della Camera: «In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare. Ovviamente non darò le dimissioni da presidente della Camera perché il presidente della Camera deve garantire il Parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto». Berlusconi minimizza: «Il Pdl ha i numeri per andare avanti».

Berlusconi ottiene la fiducia alla Camera

• Berlusconi si presenta alla Camera alle 11 del mattino, giorno in cui compie anche 74 anni. Pronuncia un discorso assai prudente: niente processo breve, nessuna richiesta di dimissioni per Fini, che dall’alto del suo scranno di presidente lo sovrasta. Il premier svolge diligentemente il compitino sui cinque punti di programma proposti (federalismo, fisco, giustizia, sud e sicurezza). Il governo ottiene la fiducia con un ampio margine – 342 sì e 275 no –, ma andando a fare i conti per bene si vede che, togliendo i finiani e i siciliani di Lombardo (Mpa), Pdl e Lega raccolgono 304 voti: sono cioè molto lontani da quota 316, quella che garantisce la maggioranza assoluta. Questo significa che, su qualunque provvedimento, Berlusconi e Bossi dovranno trattare con Fini.

Ruby, un nuovo scandalo per Berlusconi

• Il Fatto Quotidiano scrive di una strana storia che ha come protagonista una certa Ruby. L’articolo di Gianni Barbacetto inizia così: «Chi gli sta vicino racconta che Silvio Berlusconi è da qualche giorno nervoso, preoccupato. Non soltanto per le vicende della politica italiana: c’è una storia, sottotraccia, che lo angustia più d’ogni conflitto dentro il Pdl, più delle vicissitudini del lodo Alfano, più dei rapporti con il capo dello Stato. Una ragazza, appena diciottenne, sta raccontando di avere avuto incontri con lui quando era ancora minorenne». [Gianni Barbacetto, Fq 26/10/2010]

• La ragazza si chiama Karima Keyek, in arte “Ruby”, alta un metro e 80, minorenne di 17 anni, vagabonda tra Letoianni (provincia di Messina), Catania, Milano e Genova da un istituto all’altro, improvvisamente sparendo e sempre improvvisamente ricomparendo, ed esibendo, ad ogni riapparizione, somme di denaro troppo alte e gioielli troppo costosi. La fermano a Milano nella notte tra il 27 e il 28 maggio, la portano in questura, è accusata di furto, non ha documenti, si dovrebbe perciò seguire tutta una procedura il cui finale dovrebbe essere come minimo l’affidamento a una qualche casa-famiglia. Ma arriva una telefonata al capo di gabinetto della questura, Pietro Ostuni. In linea c’è Berlusconi: «Dottore, volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri». L’ambasciata d’Egitto dovrà poi smentire la storia della nipote, ma la Minetti, già soubrette, già igienista dentale di Berlusconi e adesso consigliere regionale per il Pdl, si presenta davvero. Il questore assicura che, nonostante l’intervento dall’alto, s’è seguita la procedura prevista.

• La faccenda finisce comunque in mano al magistrato, che interroga Ruby e si sente raccontare questa storia: un paio d’anni fa ci fu un concorso di bellezza dalle parti di Messina, il presidente della giuria era Emilio Fede, Ruby gli si avvicina, quattro chiacchiere innocenti e Fede le consiglia di andare a Milano da Lele Mora, lui sì che le aprirebbe le porte della televisione. Ruby non ci pensa due volte e scappa (ha in quel momento una quindicina d’anni), Lele Mora effettivamente la riceve e, per dir così, la aiuta, ecco Ruby-cubista che fa la danza del ventre, imparata dalla madre, in un disco-bar etnico ospitato in un sotterraneo della via per Linate, intanto gira anche per la città, si fa ospitare in casa di varie amiche, sparisce anche qui senza preavviso per giorni e giorni, qualcuna di queste la accusa di furto. A un certo punto si rifà vivo Fede, per telefono, le dà un appuntamento e, dopo averla caricata su un’auto blu, la porta a casa di Berlusconi ad Arcore, facendola passare per un’entrata laterale. È il 14 febbraio del 2010. Sempre stando a quanto racconta nel verbale, casa di Berlusconi quella sera era piena di ragazze, che stavano intorno a due soli uomini: il settantaquattrenne presidente del Consiglio e il quasi ottantenne giornalista. A quanto se ne sa quella sera non succede niente di particolare. Ruby non resta a dormire e se ne torna a casa con un abito bianco e nero di Valentino e una manciata di cristalli Swarowski, tutti regali del premier. Nella cui casa torna altre due volte, dice il verbale. La seconda sembra la più interessante: Fede la passa a prendere con una limousine, la avverte che stavolta dovrà rassegnarsi a dormire nella villa, nessuno però ti chiederà di fare sesso, si arriva, si cena, e subito dopo si celebra il rito del “bunga bunga”, espressione che entra a far parte del linguaggio politico italiano. Dice Ruby: le donne erano tutte nude, e l’unica vestita ero io. Che cos’è il bunga bunga? Una procedura di sodomizzazione, e violenta, a quanto si capisce. Perché fa ridere? Perché c’era una barzelletta di Bisio, alla metà degli anni Ottanta, in cui i cannibali catturavano qualche personaggio famoso del momento (adesso Bondi e/o Cicchitto) e gli chiedevano «Morte o bunga bunga?» e quando quelli rispondevano «Bunga bunga» i negri annunciavano: «Allora prima bunga bunga, poi morte». Il premier dice che questa barzelletta la racconta ancora. E lo fa ridere.

«Meglio appassionati di belle ragazze che gay»

• «Da sempre conduco un’attività ininterrotta di lavoro, se qualche volta mi succede di guardare in faccia qualche bella ragazza… Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay» (Berlusconi alla Fiera di Milano per l’inaugurazione del Salone del ciclo e motociclo).

Ultimatum di Fini a Berlusconi

• Fini lancia il suo ultimatum a Berlusconi da Bastia Umbra (Perugia), dove si svolge il congresso fondativo di Fli. Il presidente della Camera pronuncia un discorso al limite dell’insulto: questo «non è un governo del fare, ma del far finta di fare», «rimpiango Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa, il loro rigore, il loro stile, uomini che non si sarebbero mai permessi di trovare ridicole giustificazioni a ciò che non può essere giustificato» (allusione al caso Ruby) ecc. In sostanza, Fini vuole che Berlusconi salga al Quirinale, rassegni le dimissioni e formi un nuovo governo di centro-destra comprendente anche Casini e con un programma tutto da concordare.

Si dimettono i quattro finiani al governo

• I quattro finiani che stanno al governo (Ronchi, Urso, Bonfiglio, Menia) rassegnano le loro dimissioni. A loro si aggiunge anche l’unico esponente nell’esecutivo dell’Mpa, Giuseppe Maria Reina, sottosegretario ai Trasporti.

I segreti di WikiLeaks su Berlusconi

• WikiLeaks, sito svedese dell’australiano Julian Assange specializzato in fughe di notizie, pubblica 251.287 rapporti confidenziali mandati via mail a Washington, negli ultimi tre anni, dalle 297 sedi diplomatiche americane sparse sul pianeta. I cablo che riguardano l’Italia sono relativamente pochi. I più succosi, spediti nel 2009, descrivono Berlusconi come un uomo «vanitoso, inutile e incapace», «debole fisicamente e politicamente», troppo dedito alle «feste selvagge» (wild parties) che gli impediscono di riposare come dovrebbe. Inquietante è la sua amicizia, troppo stretta, con Putin: regali generosi, contratti lucrosi nel settore energetico e un mediatore-ombra «russian-speaking», cioè che parla russo. Infine: «Berlusconi appare sempre di più come il portavoce (mouthpiece) di Putin in Europa».

La compravendita dei parlamentari

• Massimo Calearo, imprenditore vicentino portato alla Camera da Veltroni fuggito poi nel gruppetto di Rutelli e da qui nel gruppo misto, rivela al Riformista che il Cavaliere ha ricompensato con 350-500 mila euro ogni passaggio di campo. [Tommaso Labate, Rif. 7/12/2010] Antonio Razzi, eletto all’estero con l’Idv, racconta a Radio 24 che i pidiellini gli avrebbero promesso, in cambio del voto di fiducia, il saldo del mutuo.

Il governo ottiene la fiducia

• Il Parlamento conferma la fiducia a Berlusconi, con un margine ampio al Senato (162 a 135, e con due assenti) ristretto alla Camera (314 a 311). Mentre la Camera vota, Roma è assediata dalle manifestazioni e blindata dalle camionette della polizia, che impediscono ai manifestanti di raggiungere Palazzo Madama e Montecitorio. Come si è arrivati a questi numeri: tre finiani hanno cambiato campo, ovvero Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini e Giampiero Catone. I tre del nuovo Movimento di Responsabilità Nazionale – cioè Calearo, Scilipoti e Cesario – hanno sciolto la loro riserva in favore di Silvio Berlusconi. Si aggiungono le defezioni già certe e annunciate nei giorni scorsi (Razzi, Grassano). Per la sfiducia non è bastato che venissero a votare anche le tre deputate incinte (la Bongiorno ha seguito i lavori, e votato, in carrozzella, la Cosenza è arrivata in ambulanza) o che Guzzanti si sia espresso per la sfiducia e neanche che il democratico Marco Fedi sia arrivato in aereo dall’Australia, ad onta di una grave malattia.

La Corte costituzionale modifica lo Scudo per il Cav.

• Con 13 voti contro 3 la Corte costituzionale modifica profondamente la legge sul legittimo impedimento, stabilendo che se l’impedimento sia legittimo o no d’ora in poi dovrà stabilirlo il giudice (niente più, quindi, autocertificazione).

Berlusconi indagato per il caso Ruby

• Il Corriere della Sera pubblica la notizia che la Procura di Milano ha indagato Berlusconi per il caso Ruby: «concussione» e «atti sessuali con minore di età compresa fra i 14 e i 18 anni». Il premier ha ricevuto un ordine di comparizione, dovrà presentarsi in Procura il 21, 22 o 23 gennaio 2011 a sua scelta, i magistrati milanesi che lo indagano sono Ilda Boccassini e Pietro Forno (procuratori aggiunti) e Antonio Sangermano (pubblico ministero), i tre sostengono di avere «prove certe» e vogliono procedere col rito immediato, che salta la fase dell’udienza preliminare e potrebbe portare alla prima udienza entro tre mesi. Nei guai, per la medesima vicenda, anche Emilio Fede, Lele Mora e il consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti, chiamati a rispondere per violazione della legge Merlin sulla prostituzione e di induzione alla prostituzione minorile.

Le intercettazioni del Ruby-gate

• Sul tavolo della Giunta per le autorizzazioni a procedere arriva  l’incartamento della Procura di Milano: 389 pagine in cui si dimostra, secondo i magistrati, che Berlusconi organizzava in casa orge e festini con donne procurate da Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Dell’incartamento, in teoria, non si possono fare fotocopie ed è chiuso in una stanza dove nessuno può entrare, tranne i 21 membri della Giunta. Guardie anche nell’anticamera e giuramento da parte del presidente Castagnetti: «Non trapelerà niente». Qualcosa tuttavia, alla fine, è trapelato. Si tratta di intercettazioni di ragazze che parlano tra di loro o con amici o, nel caso di Ruby, persino con il padre. Qualcuno chiede a Ruby: «Ma tu per lui che cosa sei?» e lei risponde: «Un culo». Un’altra ragazza, in un’altra telefonata, dice: «È allucinante. Non hai idea di quello che succede lì. Nei giornali dicono molto meno della verità anche quando lo massacrano. Un puttanaio». Un’altra usa la parola «desolazione». Uno degli ospiti racconta che le ragazze girano in mutandine e basta, e le pacche, davanti a tutti, si sprecano. Ragazza: «Ma come fa a lavorare la mattina dopo, dopo aver fatto quelle cose lì?». La deputata Maria Rosaria Rossi a Emilio Fede: «Ma tu stai venendo qui?», «Sì, verso le 21, 21 e 15. Ho anche due amiche mie». Maria Rosaria: «Che palle che sei, quindi bunga bunga, due del mattino, ti saluto».

Ruby e Bossi, il premier va avanti

• La Camera vota sulla richiesta della Procura di Milano di perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli, l’uomo che tiene in mano le chiavi della cassaforte del premier. Risultato: 315 no, 298 sì. La maggioranza assoluta, a Montecitorio, è di 316 seggi. Berlusconi non vota, quindi il numero fatidico di 316 è raggiunto. Secondo la Camera a giudicare Berlusconi in un caso come questo deve essere il Tribunale dei ministri: il presunto reato sarebbe infatti stato commesso da Berlusconi nel pieno esercizio delle sue funzioni, perché, essendo convinto che la ragazza in questione fosse la nipote di Mubarak, Berlusconi stava svolgendo un compito diplomatico. Intanto in commissione bicamerale è bocciato (15 no e 15 sì) il decreto attuativo del federalismo municipale, un provvedimento che regola la capacità di metter tasse dei comuni e il modo con cui questi devono spartirsi con lo stato i proventi fiscali. Bossi, che fino a pochi giorni prima aveva minacciato la rottura in caso di stop al federalismo, non si scompone neanche quando il presidente Napolitano respinge come “irricevibile” lo stesso decreto riproposto da un Consiglio dei ministri straordinario. Le elezioni anticipate si allontanano.

Stralciata la posizione di Berlusconi nel caso Ruby

• I pm milanesi che indagano sul caso Ruby (presunto sesso con minorenne e presunta concussione sulla Questura di Milano per indurla a lasciar libera la ragazza con la scusa che era la nipote del presidente egiziano Mubarak) stralciano la posizione di Berlusconi  da quelle degli altri indagati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Per il presidente del Consiglio è richiesto il rito immediato. Secondo l’avvocato del premier Niccolò Ghedini, è una richiesta incostituzionale.

Berlusconi in tribunale

• Silvio Berlusconi si presenta al Palazzo di Giustizia di Milano, dove si celebra l’udienza preliminare del processo Mediatrade. Era da otto anni che non entrava in un’aula di giustizia. Fuori sostenitori dell’Italia dei Valori gli hanno fatto trovare il cartello: “Bentornato. Dentro ti stanno aspettando”. Più numerosi i sostenitori del premier. Su banchetti allestiti in mezzo a un nugolo di celerini si offrono magliette con la scritta «Silvio, devi resistere», «Basta con le false accuse a Berlusconi» eccetera. In aula, dove il giudice Maria Vicidomini deve stabilire se ci sono gli estremi per portare avanti il processo, sembra che il premier non abbia aperto bocca (il dibattito per ora è a porte chiuse). L’avvocato Ghedini non esclude che in futuro si faccia interrogare o rilasci dichiarazioni spontanee. Da segnalare la stretta di mano tra il Cavaliere e i due pubblici ministeri che lo accusano: Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro.

Lo show di Berlusconi a Lampedusa

• Berlusconi arriva a Lampedusa dopo i ripetuti sbarchi provenienti dalla Tunisia e dalla Libia. Niente cravatta, camicia blu sotto una giacca scura, afferra un microfono e arringa la folla: «Nelle prossime 46-60 ore l’isola sarà abitata solo dai lampedusani. Abbiamo organizzato sei navi per svuotare Lampedusa degli ultimi arrivi e stiamo trattando per una settima. Gli immigrati saranno portati in Italia. Non solo in Sicilia, ma anche in altre regioni. Chiederemo per l’isola il Nobel per la pace e concederemo a Lampedusa una moratoria fiscale, previdenziale e bancaria, che trasformerà l’isola in zona franca. Per rilanciare il turismo ho predisposto che Rai e Mediaset dedichino a Lampedusa tanti servizi. Anche io diventerò lampedusano. Mi sono comprato una villa qui». Proprio in quel momento si dimette il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano. E i tunisini respingono la nave “Catania”, che ha a bordo cinquecento immigrati precipitosamente dirottati su Manduria.

Passa alla Camera il «processo breve»

• La Camera approva il disegno di legge sul cosiddetto «processo breve» o «prescrizione breve» con 314 voti contro 296. Il provvedimento passa ora al Senato, che ne aveva già approvato una versione un anno fa. Il punto chiave è l’articolo 3. La prescrizione di un processo si calcola sul massimo della pena aumentato di un quarto. Nel testo passato a Montecitorio, il quarto diventa un sesto. Questa piccola modifica, riservata agli incensurati, basta a vanificare quattro dei sei processi in cui è coinvolto Berlusconi, e in particolare il processo Mills, in cui il presidente del Consiglio è accusato di corruzione e l’onta di una condanna in primo grado è ancora possibile. In generale (ma con molte eccezioni), il disegno di legge stabilisce che la durata del processo non possa superare i tre anni in primo grado, i due anni in appello, e l’anno e mezzo in Cassazione, per quanto riguarda i reati con la pena massima di 10 anni. 

• Dichiarazione rilasciata da Berlusconi alla stampa estera: «Nel 2013 non mi ricandido. Il mio successore potrebbe essere Alfano».

Berlusconi smentisce le dichiarazioni su Alfano

• Berlusconi smentisce le sue dichiarazioni su una possibile candidatura di Alfano alla giuda del Pdl nel 2013: «Mai detto che Alfano è il mio successore. Io ho detto che è una persona capace, ma siamo un partito democratico e deciderà il partito stesso il mio successore».

Berlusconi nomina nove sottosegretari

• Berlusconi nomina nove nuovi sottosegretari per premiare i passaggi di campo di quattro ex Fli (il partito di Fini) e quattro Responsabili di provenienza varia (tra i neo nominati c’è un solo pidiellino, Antonio Gentile, spedito all’Economia). Ora il governo è composto da 64 membri, meno rispetto a quelli del governo Prodi (erano 103) ma superiore di numero ai 60 previsti dalla legge. Perciò, per mettere a posto le cose, ci vorrà un decreto legge. Da Napolitano arriva però una reprimenda: il Presidente pur riconoscendo a Berlusconi il diritto di fare quello che ha fatto, sottolinea che a questo punto il governo gode di una maggioranza diversa da quella uscita dalle elezioni e quindi farebbe bene ad andare in Parlamento a riferire. Bossi, a sorpresa, si dice d’accordo con Napolitano.

Elezioni comunali: brutto colpo per il centrodestra

• Si vota per rinnovare 1.315 consigli comunali e 11 consigli provinciali. I risultati più significativi: a Milano il candidato della sinistra, Giuliano Pisapia, prende il 48%, Letizia Moratti – sindaco uscente e candidata del centro-destra – solo il 41,5. A Torino e a Bologna sono eletti sindaci al primo colpo Fassino e Merola, uomini del centro-sinistra. A Napoli, il più votato risulta il candidato del centro-destra, Gianni Lettieri, ma con una percentuale poco entusiasmante: il 38,5%. Spazzato via il candidato del Pd (e con questo termina il controllo ventennale sulla città dei democratici Bassolino e Rosa Russo Jervolino), il candidato berlusconiano sarà contrastato dall’ex pm De Magistris, portato dall’Idv. Berlusconi, che si era presentato come capolista a Milano, prima del voto aveva dichiarato: «Se prendessi un solo voto in meno dei 53 mila dell’altra volta, la sinistra mi farebbe il funerale!». Ne prende poco più di 27 mila.

Ballottaggi: disfatta per il centrodestra

• A Milano Letizia Moratti perde 45% a 55% contro Giuliano Pisapia; il candidato Pdl di Napoli, Gianni Lettieri, è travolto da Luigi De Magistris 35% a 65%. Il centrodestra perde anche a Trieste e a Cagliari e appare in generale in fase di arretramento: la Lega difende bene Varese, ma perde Novara. Pur di non commentare a caldo il voto, le reti Mediaset evitano di allestire il solito servizio pomeridiano di commenti ai risultati. La sala stampa del Pdl a Roma rimane chiusa. Berlusconi, a Bucarest per impegni diplomatici, dice due parole alle otto di sera: «Sono un combattente, quando perdo le forze mi si triplicano». E poi: «I milanesi devono pregare il buon Dio che non gli succeda qualcosa di negativo, e a Napoli si pentiranno tutti moltissimo». Bossi rimane zitto. La base leghista tuona contro il Cavaliere: Radio Padania apre il ciclo delle trasmissioni pomeridiane mandando in onda Bandiera rossa. «Valutati i risultati elettorali», Sandro Bondi si dimette da coordinatore del Pdl.

Referendum: quattro sì (contro Berlusconi)

• Quorum raggiunto (57%) e vittoria piena (circa 95%) dei “sì” nei quattro quesiti referendari su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Bossi e Berlusconi avevano invitato a disertare le urne, come Craxi nel ’91, e, proprio come capitò a Craxi nel ’91, gli italiani non li hanno ascoltati. Sia il Senatur che il Cav hanno lasciato libertà di voto ai propri simpatizzanti e tentato poi di banalizzare il risultato sostenendo che «non conta niente». Erano 16 anni che una consultazione referendaria non raggiungeva il quorum previsto dalla legge. Bersani chiede le dimissioni del governo. «È stato un altro referendum sul divorzio, sul divorzio tra il governo e il Paese». Più moderato Di Pietro: «I referendum non erano su Berlusconi. Non vanno adoperati adesso per far cadere il governo». Fini, Casini e Rutelli rilasciano una dichiarazione congiunta, in nome del Terzo Polo, chiedono anche loro che Berlusconi se ne vada.

A Pontida Bossi avverte Berlusconi

• A Pontida Umberto Bossi pronuncia faticosamente un discorso di 40 minuti, dicendo che Berlusconi potrebbe non essere il candidato premier alle prossime politiche ma che votare subito significherebbe consegnare il paese alla sinistra. E ancora, Tremonti deve abbassare le tasse e metter giù le mani da comuni e artigiani, i soldi si possono recuperare diminuendo le missioni all’estero, i ministeri devono andare al Nord, «specialmente quello dell’Industria che è assurdo stia a Roma dove industrie non ce ne sono», e comunque se il governo non farà entro la data tale questo e quest’altro la Lega toglierà l’appoggio. Ai partecipanti è distribuito un volantino, nel quale si elencano 12 richieste che il governo dovrebbe esaudire, a tappe, tra i primi di luglio e la fine dell’anno.

Alla Camera il Cav ritrova la maggioranza assoluta

• Alla Camera passa il decreto sviluppo con 317 sì (maggioranza assoluta dei voti, la prima volta dall’uscita dei finiani dal governo). Nel pomeriggio Berlusconi va in Senato e pronuncia un discorso di 40 minuti circa, prendendosi un paio di applausi e senza che dall’opposizione si avanzino mozioni di sfiducia o documenti capaci di mandar sotto il governo.

Varata la manovra di Tremonti

• Il Consiglio dei ministri vara un decreto legge, la cosiddetta “manovra” da 47 miliardi. I provvedimenti voluti dal ministro Tremonti prevedono, tra il 2011 e 2012, tagli per appena sette miliardi. La vera stangata arriverà nel 2013-2014, cioè nella nuova legislatura. Questa tempistica era stata concordata con la Commissione Europea, che considera a posto i conti italiani fino al 2012. Andando nel dettaglio suscitano polemiche: gli interventi sulle pensioni, quelli sui Suv, quelli sul fisco e quelli relativi ai costi della politica. A pagina 105 del decreto compaiono sei righe  in cui si stabilisce che il giudice è obbligato a sospendere l’esecuzione di una sentenza, emessa al termine di un contenzioso civile, se l’importo ammonta a più di dieci milioni (primo grado) o a più di venti milioni (secondo grado). Con queste sei righe gli avvocati di Berlusconi, eventualmente sconfitto in appello sul Lodo Mondadori, potranno presentare ricorso e ottenere la sospensione del pagamento. Scoppia la polemica.

Berlusconi ritira la norma pro-Fininvest

• Dopo le urla delle opposizione e la presa di distanza da parte dei suoi alleati e di Giulio Tremonti, Silvio Berlusconi ritira le sei righe presenti nella manovra che gli avrebbero evitato di pagare il maxi-risarcimento a Carlo De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori: «La norma di cui tanto si discute sarà ritirata, anche se, in tempo di crisi economica era giusta e doverosa. Le opposizioni hanno organizzato una vergognosa montatura».

Berlusconi: «Nel 2013 lascio, tocca ad Alfano»

• In un’intervista alla Repubblica, Silvio Berlusconi attacca Giulio Tremonti («Lui pensa di essere un genio e crede che tutti gli altri siano dei cretini. Lo sopporto perché lo conosco da tempo e va accettato così. Ma è l’unico che non fa gioco di squadra») e conferma che alla prossime elezioni non si ricandiderà: «Il candidato premier del centrodestra sarà Alfano. Io, se potessi, lascerei già ora... Io farò la campagna elettorale e aiuterò Angelino. Farò il “padre nobile”. Cercherò di costruire il Ppe in Italia. Ma a 77 anni non posso più fare il presidente del Consiglio». [Claudio Tito, Rep. 8/7/2011]

Fininvest condannata a pagare 560 milioni a De Benedetti

• La Corte d’Appello di Milano conferma la condanna per la Fininvest nel processo che la oppone alla Cir di Carlo De Benedetti: la holding di Berlusconi dovrà versare alla società dell’editore di Repubblica 560 milioni, per via dei danni che la Cir ha patito a seguito della corruzione, da parte del gruppo del Cavaliere, del giudice Metta. È la storia della guerra di Segrate (leggi approfondimento), in cui Berlusconi e De Benedetti si contendevano la Mondadori, la più grande casa editrice italiana. Secondo i tre giudici che hanno sentenziato, Berlusconi va considerato con tutta evidenza un corruttore. La reazione del Cavaliere e specialmente di sua figlia Marina è furibonda: si tratta di un attacco politico che vede uniti in unico disegno i magistrati della procura di Milano e la redazione di Repubblica i quali tentano di buttar giù Berlusconi («mio padre») attaccandolo adesso sul lato patrimoniale.

La Camera vota sì all’arresto di Alfonso Papa

• Alla Camera si vota (a scrutinio segreto) per concedere o meno l’arresto dell’onorevole del Pdl Alfonso Papa, chiesto dai pm napoletani Henry John Woodcock e Francesco Curcio nell’inchiesta sulla cosiddetta P4. La Lega, disobbedendo alle indicazioni di Berlusconi, vota per il carcere. Atto di rottura clamoroso non solo con il premier e il Pdl, ma anche con Umberto Bossi, che nei giorni precedenti aveva esitato sulla decisione da prendere. Leader della rottura il ministro dell’Interno Maroni che, al momento della votazione, invita i giornalisti a guardare dove infilava il dito, in modo che il suo atto di disubbidienza fosse palese. Berlusconi, dopo aver sbattuto il pugno sul tavolo e sbraitato con i suoi, parla con Bossi e con lo stesso Maroni, tentando di ridurre l’episodio al rango di semplice incidente.

Tremonti e la casa di Milanese

• Il Corriere della Sera chiede conto al ministro dell’Economia Giulio Tremonti della casa presa in affitto dal suo braccio destro Marco Milanese, che la Procura di Napoli vorrebbe arrestare (su cui la Camera si dovrà pronunciare a settembre). Tremonti pagava quattromila euro a settimana al suo collaboratore per dormire tre notti in questo appartamento di via Campo Marzio, al centro di Roma. Il Corriere insinua che fosse un pagamento in nero.

Tremonti, la casa in affitto e le spie in caserma

• Giulio Tremonti risponde con una lettera al Corriere della Sera alle domande sulla casa in affitto a via Campo Marzio e intestata al suo braccio destro Marco Milanese: in quel sistema di pagare in contanti, spiega il ministro, non v’era nessuna irregolarità. Ma poi confessa a Massimo Giannini di Repubblica di aver scelto di abitare nella casa di Milanese perché «prima ero in caserma (della Guardia di Finanza, ndr) ma non mi sentivo più tranquillo. Nel mio lavoro ero spiato, controllato, pedinato. Per questo ho accettato l’offerta di Milanese…». Questa rivelazione dà la stura a una quantità di polemiche (esistono dunque delle cordate, nella GdF, e come si sono formate? e per colpa di chi? e guidate da chi?), induce la magistratura ad aprire un fascicolo, e aumenta la distanza tra Berlusconi e Tremonti, già molto ampia. [Cds 29/7/2011; Massimo Giannini, Rep. 29/7/2011]

Nuova manovra da 45 miliardi

• Dopo una settimana di sali e scendi vertiginosi della Borsa, il governo vara una manovra d’urgenza (sotto forma di decreto legge) da 45,5 miliardi di euro che dovrebbe produrre il pareggio di bilancio nel 2013 e persuadere l’Europa a continuare a sostenere i Btp italiani. Sia Berlusconi che Tremonti annunciano subito che questa manovra andrebbe «migliorata».

Berlusconi a Lavitola: «Vado via da questo Paese di m…»

• Tra le molte intercettazioni pubblicate dai giornali, ce n’è una, del 13 luglio 2011, in cui il presidente del Consiglio dice al faccendiere Valter Lavitola: «Io sono assolutamente tranquillo... a me possono dire che scopo, è l’unica cosa che possono dire di me, è chiaro? Mi mettono le spie dove vogliono, mi controllano le telefonate... non me ne fotte niente... Io tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei... da un’altra parte e quindi... vado via da questo Paese di merda di cui sono nauseato... punto e basta».

Tarantini ai giudici: «Berlusconi ci ha solo aiutato»

• L’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e la moglie Angela Devenuto, detta Nicla, rispondono per sette ore alle domande dei magistrati napoletani confermando quello che vanno dicendo fin dal primo giorno, e cioè che Berlusconi ha passato loro 20 mila euro al mese solo per aiutarli e senza alcuna contropartita, idem per i 500 mila euro consegnati dal premier al giornalista-faccendiere Valter Lavitola e che quest’ultimo, latitante in Sudamerica, ha fatto sparire per quattro quinti in una banca dell’Uruguay. Tarantini e la moglie sono in carcere a Poggioreale, accusati di estorsione nei confronti di Berlusconi.

Approvata la manovra da 54 miliardi

• Con 165 sì, 141 no e tre astenuti, il Senato vota la fiducia al governo e approva la manovra in quella che dovrebbe essere la versione definitiva.  La misura vale adesso quasi 54 miliardi di euro per il 2012, cifra a cui si è arrivati principalmente attraverso la tassazione: aumento dell’Iva, contributo di solidarietà, tagli agli enti locali (che si tradurranno in nuove imposte). In molti pensano che sarà necessaria una seconda manovra, con un forte intervento sulle spese.

Il giudizio di Berlusconi sulla Merkel

• Il Fatto Quotidiano dà notizia di un’intercettazione in cui Silvio Berlusconi, parlando col faccendiere Valter Lavitola, dà su Angela Merkel il seguente giudizio: «Una culona inchiavabile». [Sara Nicoli, il Fq. 10/9/2011]

Berlusconi vola a Strasburgo e non si presenta in tribunale

• Convocato a Napoli come testimone nell’ambito dell’inchiesta Tarantini, Silvio Berlusconi aveva concordato con la Procura un appuntamento per oggi, salvo poi volutamente farlo saltare combinando un incontro a Strasburgo con Barroso e altri leader europei «per spiegare la manovra», opponendo così il legittimo impedimento. Il premier continua a spiegare che gli ottocento milioni elargiti a Gianpaolo Tarantini sono il frutto della sua munificenza verso una famiglia in difficoltà, e non il prezzo del silenzio sulle escort che Tarantini gli forniva per le serate di Arcore.

Berlusconi al latitante Lavitola: «Rimani lì»

• In un’intercettazione del 24 agosto 2011 il premier avrebbe invitato il latitante Valter Lavitola a non rientrare in Italia per presentarsi ai magistrati. Il passaggio è questo: 
Lavitola: «Senta, dottore. Vabbè io mo’ sono fuori… a sto punto…».
Berlusconi: «E tu resta lì e vediamo un po’… uhm…. Io vi scagionerò tutti».

Italia declassata da Standard and Poor’s

• In piena notte Standard and Poor’s taglia il rating dell’Italia da A+ ad A (breve termine) e da A-1+ a A-1 (lungo termine), con outlook (prospettiva per il futuro) negativo. Motivi: crescita indebolita, «la fragile coalizione di governo e le differenze politiche all’interno del Parlamento continueranno probabilmente a limitare l’abilità dell’esecutivo a rispondere con decisione a un contesto macro-economico interno ed esterno difficile». A parer dell’agenzia di rating la manovra è poco soddisfacente, gli obiettivi fiscali che si propone di raggiungere improbabili. Berlusconi commenta polemicamente che le valutazioni di S&P sono politiche e influenzate dai giornali. La stessa agenzia, sorprendentemente, controreplica al governo italiano che i suoi rating sono apolitici e si limitano a valutare il «rischio di credito».

La Camera vota no all’arresto di Milanese

• Alla Camera dei deputati si vota per concedere o meno l’arresto dell’onorevole Marco Milanese, berlusconiano e a suo tempo braccio destro del ministro Giulio Tremonti, accusato dai magistrati napoletani di associazione a delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Alla fine Milanese scampa all’arresto: 312 no contro 306 sì e almeno 7 franchi tiratori, cioè deputati che pur appartenendo al centro-destra hanno votato per l’arresto (forse leghisti). Tremonti non è presente in aula, è in volo per gli stati Uniti per una riunione dell’Fmi.

Il cardinal Bagnasco critica Berlusconi

• Al Consiglio permanente dei vescovi, il presidente della Cei Angelo Bagnasco pronuncia un discorso a tratti molto critico nei confronti del presidente del Consiglio (pur non nominandolo mai direttamente). Le parole più significative: «I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. Non è la prima volta che ci occorre di annotarlo: chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda. Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rivelano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata».

I «ribelli» del centrodestra si organizzano

• Il Corriere della Sera segnala un pranzo di dodici senatori «ribelli», con Beppe Pisanu in una saletta riservata del ristorante La Capricciosa (pappardelle con asparagi, gamberetti e formaggio ragusano). C’era anche Dini. C’erano, tra gli altri, gli scajoliani Franco Orsi e Gabriele Boscetto, i toscani Paolo Amato e Massimo Baldini, il piemontese Valter Zanetta e il veneto Paolo Scarpa Bonazza Buora. Ma il punto di riferimento della compagine, che con grandissima cautela sta lavorando per allargare il gruppo dei «ribelli», è Giuseppe Saro.

Anche Moody’s declassa l’Italia

• Moody’s declassa l’Italia da Aa2 a A2 (tre scalini in un solo colpo) con outlook negativo. Il rating italiano è a questo punto più basso di quello di Spagna, Slovacchia, Estonia ed è a livello di Botswana, Malta, Polonia. Gli analisti assicurano tuttavia che «il rischio default per l’Italia è remoto». La bocciatura è dovuta «in parte ai rischi derivanti dalle incertezze economiche e politiche» e «in parte all’aumento dei rischi al ribasso per la crescita economica e all’indebolimento delle prospettive globali». Ma a pesare è il giudizio sul governo. «L’economia italiana continua a fronteggiare le sfide alle sue debolezze strutturali», concede nelle motivazioni Moody’s. «Ma questi impedimenti non possono essere rimossi rapidamente», visto che «il piano di riforme del governo è appena avviato e ha bisogno di essere implementato in modo efficiente». Anche perché «oltre la metà delle misure di consolidamento fiscale sono basate sull’aumento delle entrate», scrive Moody’s. Il che rende «i piani vulnerabili rispetto all’elevato livello di incertezza sulla crescita economica dellItalia e nel resto dell’Ue».

Berlusconi: «Nuovo partito Forza Gnocca»

• «Mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo sarebbe “Forza Gnocca”» (Silvio Berlusconi, scherzando con alcuni deputati in una pausa dei lavori dell’aula di Montecitorio, ipotizza un nuovo nome che sostituisca il Pdl per avere più appeal elettorale).

Il governo va sotto sul Rendiconto

• Il governo va sotto alla Camera sul Rendiconto consuntivo, ovvero sull’assestamento di bilancio: 290 sì e 290 no, un pareggio che significa, nel regolamento della Camera, bocciatura. L’aula boccia l’articolo 1. Nel momento in cui entra Berlusconi si sente gridare dai deputati: «Dimissioni, dimissioni!». Il premier, capito che cosa è successo, ha un’espressione di stizza, si alza e senza salutare nessuno esce dall’aula agitando dei fogli di carta in faccia a Tremonti, seduto sull’ultimo scranno. La lista degli assenti al voto: Bossi, bloccato dai cronisti; Tremonti, che veniva da un funerale e ha raggiunto il suo posto con 30 secondi di ritardo; Scajola, che non s’è fatto vedere in aula; Maroni. Altri seggi vuoti: quelli di Martino, Miccichè, Pittelli, Ronchi. La lista completa delle assenze: 19 del Pdl, 7 di Popolo e territorio tra cui Scilipoti, 4 del gruppo misto più i deputati in missione. Nella storia repubblicana nessun governo che è andato sotto sulla legge di bilancio ha potuto esimersi dal dare le dimissioni. Berlusconi pensa invece di ritirare il provvedimento bocciato e presentarne un altro, mettendo stavolta il voto di fiducia.

Il governo ottiene la fiducia

• Il governo ottiene la fiducia alla Camera (51esima dall’inizio della legislatura) con 316 sì, cioè la maggioranza assoluta. Subito dopo si svolge un Consiglio dei ministri che nomina due nuovi viceministri e due sottosegretari tra i deputati decisivi per la fiducia e varato la legge di stabilità: 60 milioni di tagli alla sicurezza, niente fondi per la banda larga, tassa sui concorsi pubblici. Stefania Prestigiacomo vota contro per protestare sui tagli al ministero dell’Ambiente. I deputati Versace, Gava, Destro, Sardelli, assenti al voto, escono ufficialmente dalla maggioranza ed entrano nel gruppo Misto (come già aveva fatto Calogero Mannino).

Merkel e Sarkozy ridono di Berlusconi

• Al vertice dei capi di Stato e di governo dei paesi europei a Bruxelles, alla domanda se Berlusconi li avesse rassicurati sulla situazione economica dell’Italia, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy prima si guardano e poi scoppiano a ridere. La scena, diffusa su internet, fa il giro del mondo. Germania e Francia esigono dal governo italiano un decreto sviluppo entro tre giorni. Berlusconi annuncia come prima mossa la riforma delle pensioni: «Al prossimo Consiglio dei ministri farò cose che non ho fatto per colpa di altri».

La lettera d’intenti di Berlusconi all’Europa

• Berlusconi invia a Bruxelles la «lettera d’intenti» richiesta da Francia e Germania per rassicurare i mercati. Si tratta di 14 pagine, suddivise in quattro parti. La seconda parte è divisa in 8 capitoli. Questi 8 capitoli elencano le cose che si intendono fare o che si sono fatte. Gli 8 capitoli sono però introdotti da una tempistica: quello che faremo in 2 mesi, quello che faremo in 4, in 6, in 8. Le reazione dei partner europei sembrano positive. [Leggi Dell’Arti del 27/10]

La lettera dei pidiellini a Berlusconi

• L’Ansa pubblica il testo di una lettera inviata a Palazzo Grazioli sottoscritta da una quindicina di pidiellini che chiedono al Cavaliere un passo indietro. Nel testo i firmatari dicono a Berlusconi di «rilanciare l’azione politica, allargare la maggioranza parlamentare alle forze che tradizionalmente hanno fatto parte della nostra coalizione e dare una svolta all’azione di governo». Ci sentiamo in dovere – si legge ancora – «con la lealtà e la sincerità che ti abbiamo sempre dimostrato, di rappresentarti il nostro critico convincimento sulla situazione politica dell’attuale maggioranza parlamentare che sostiene il tuo governo. Dobbiamo oggettivamente registrare che l’esiguità dei numeri, in particolare alla Camera, non consente a questo governo di poter affrontare neanche l’ordinario svolgimento dei lavori parlamentari, e tanto meno, quindi, di dare quelle risposte, anche molto impegnative sul piano del consenso sociale, che la drammatica situazione economico-finanziaria richiede».

La maggioranza perde pezzi

• I deputati Pdl Alessio Bonciani e Ida D’Ippolito passano all’Udc. A questo punto il governo sarebbe a 314 voti di sostegno, cioè non avrebbe più la maggioranza assoluta. I 314 comprendono però Roberto Antonione, Isabella Bertolini, Giancarlo Pittelli e Giorgio Stracquadanio, i quattro del Pdl che, insieme a Fabio Gava e Giustina Destro (che già non hanno votato la fiducia lo scorso 14 ottobre 2011), hanno firmato la lettera degli scontenti in cui si chiede al premier di fare un passo indietro (vedi 27 ottobre 2011). I voti di Berlusconi scenderebbero così a 310.

Berlusconi: «Voglio vedere in faccia i traditori»

• Si parla con insistenza di imminenti dimissioni spontanee da parte di Berlusconi. Alle 9 di mattina inizia Cirino Pomicino, poco dopo Giuliano Ferrara, sull’edizione online del Foglio, conferma la notizia, sostenendo che è questione di ore se non di minuti. E infine Franco Bechis, vicedirettore di Libero, la ribadisce sul suo blog mandando in onda una telefonata con un esponente del Pdl che aveva partecipato la sera prima alla riunionje del Pdl in cui i capi del partito avrebbero convinto il premier a fare un passo indietro. Ma Berlusconi smentisce tutto e si prepara al voto di fiducia del giorno successivo: «Voglio vedere in faccia i traditori». Intanto anche Gabriella Carlucci abbandona il governo per passare con l’Udc.

Berlusconi si arrende: «Mi dimetto e non mi ricandido»

• Alla Camera si vota per approvare il Rendiconto generale dello Stato (bocciato già l’11 ottobre 2011). Le opposizioni decidono di astenersi. Alla fine si contano 308 sì, un astenuto e 321 assenti. La legge è approvata ma il governo dimostra di non avere più i numeri per andare avanti, essendo la maggioranza assoluta di 316 voti. Berlusconi vede i tabulati per leggere i nomi dei traditori. Poi gioca con due foglietti, prima e dopo la votazione, uno dei quali è stato anche fotografato. Nel primo foglietto, redatto ancora a Palazzo Grazioli e visto dai suoi, il Cavaliere ha messo in ordine una serie di punti interrogativi: «Prendo la fiducia? Lascio? Governo tecnico? Reincarico?». Dopo il voto, Berlusconi ha appuntato l’invito del leader dell’opposizione Bersani («Prenda atto, rassegni le dimissioni»). Vicino ha scritto le parole «ribaltone», «voto», «presidente della Repubblica», «una soluzione». In alto, come primo appunto: «308, -8 traditori». 

• Alle 18.30 il Cavaliere sale al Quirinale dal presidente Napolitano e ci rimane un’ora. In serata il Quirinale dirama un comunicato: «Il presidente del Consiglio ha manifestato al capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea. Una volta compiuto tale adempimento il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione».

• Le dimissioni del premier dovrebbero arrivare quindi nell’arco di una settimana. Parlando poi con il direttore della Stampa Mario Calabresi, Berlusconi ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di ricandidarsi: «Anzi mi sento liberato, adesso è l’ora di Alfano, sarà lui il nostro candidato premier, è bravissimo, meglio di quanto uno potesse pensare e la sua guida è stata accettata da tutti. Farò il padre fondatore del mio partito e magari mi rimetterò a fare il presidente del Milan». Poi attacca i parlamentari che l’hanno abbandonato: «È successa una cosa allucinante, a cui faccio ancora fatica a credere, mi hanno tradito quelli che ho portato per una vita nel cuore, penso ad Antonione e non riesco ancora a crederci, e pensare a tutto quello che ho fatto per lui. Prima lo avevo nominato coordinatore di Forza Italia, poi lo abbiamo candidato a governatore, quando è stato eletto in Friuli gli ho portato a Trieste tutti i bilaterali possibili, per dare lustro alla sua presidenza, e poi mi ha fatto anche fare da padrino alla sua bambina. È incredibile: sono il padrino di sua figlia e lui mi tradisce, non posso credere ai miei occhi. Così gli ho chiesto di incontrarci ma lui ha avuto paura di venire e mi ha liquidato con una lettera. Degli altri non parlo nemmeno, a partire dalla Carlucci, da Gabriella Iscariota». [Mario Calabresi, Sta. 9/11/2011]

Il Senato approva la legge di stabilità

• Il Senato approva la legge di stabilità, che contiene, grazie a un maxiemendamento, i primi provvedimenti di natura economico-finanziaria richiesti dall’Europa: 156 sì, 12 no (i dipietristi), un astenuto (il pidiellino Paolo Tancredi), mentre il Pd, l’Udc e gli altri sono usciti dall’aula al momento del voto. Mario Monti, nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica, fa la sua comparizione a Palazzo Madama, riceve applausi e strette di mano. Nel giro di pochi giorni dovrebbe ricevere l’incarico di formare un nuovo governo dal Quirinale:  ha già l’appoggio del Pd, del Terzo polo e dell’Idv. Il centrodestra è ancora spaccato, circolano i nomi di Lamberto Dini e Alfano come possibili candidati.

L’ultimo giorno di Berlusconi premier

• Silvio Berlusconi invita a pranzo Mario Monti, eletto da pochi giorni senatore a vita e principale candidato per guidare un governo tecnico. I due si incontrano a Palazzo Chigi, parlano della composizione dell’esecutivo: il Cavaliere è pronto a dare il suo appoggio ma vuole che tra 12 ministri (tutti tecnici per Monti) ci sia almeno Gianni Letta, chiede garanzie sulla giustizia e sulle sue aziende. Alle 16.40 Berlusconi riunisce alla Camera un vertice di maggioranza. Alle 17.25 entra in aula per il voto della legge di stabilita, al suo ingresso, dalle fila del centrodestra parte un applauso e un timido coro: “Sil-vio, Sil-vio”. La legge è approvata con 380 sì, 26 no e 2 astenuti. Berlusconi lascia l’aula mentre sta parlando l’ex Pdl Roberto Antionone, accusato di tradimento dai deputati del centrodestra. Alle 18.10 a Palazzo Chigi inizia la riunione del Consiglio dei ministri per il via libera alle dimissioni del premier, che si reca alle 20.45 da Giorgio Napolitano per rimettere il suo incarico. Dalle sei di pomeriggio la piazza del Quirinale si va riempiendo di centinaia di persone che aspettano Cavaliere per insultarlo e festeggiare il suo addio. Sono le 21.40 quando viene battuto il flash “Silvio Berlusconi si è dimesso”. Nella piazza del Quirinale la folla riunitasi spontaneamente esulta, stappa bottiglie di spumante e birra, grida insulti all’ormai ex primo ministro, che lascia il palazzo da un’uscita secondaria. Ad attenderlo sotto casa, a Palazzo Grazioli, altri fischi, insulti, lanci di monetine.

Il video del Cavaliere: «Non mi arrendo»

• Mentre il presidente Napolitano riceve al Quirinale Mario Monti e gli conferisce l’incarico di formare un nuovo governo, Berlusconi invia un videomessaggio (qui metterei il link con il video). E’ un discorso di otto minuti, in cui il Cavaliere chiarisce che non ha nessuna intenzione di lasciare la politica: «A quanti hanno esultato per quella che definiscono la mia uscita di scena voglio dire con grande chiarezza che da domani raddoppierò il mio impegno per migliorare l’Italia. Non mi arrenderò fino a quando non avremo modernizzato il Paese». Cita poi il messaggio della discesa in campo del 1994 («L’Italia è il Paese che amo...) e dice che non cambierebbe «nemmeno una virgola» di quel discorso, che il suo «amore per l’Italia è immutato». Rivendica di aver lasciato Palazzo Chigi senza essere stato espressamente sfiduciato in Parlamento: «L’ho fatto per senso dello Stato, per evitare all’Italia un nuovo attacco dalla speculazione finanziaria». E per questo è «stato triste vedere che un gesto responsabile e generoso sia stato accolto con fischi ed insulti». E annuncia l’appoggio al governo Monti: «siamo pronti a favorire gli sforzi del presidente della Repubblica per dare subito al Paese un governo di elevato profilo tecnico reso forte da un largo consenso parlamentare».

Mediaset, Berlusconi condannato a quattro anni

• La sezione feriale della Corte di Cassazione emette la sentenza definitiva sul processo Mediaset che condanna Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione (tre condonati per effetto dell’indulto) e a cinque di interdizione dai pubblici uffici.

La giunta decide la decadenza di Berlusconi

• La giunta per le elezioni e le immunità parlamentari del Senato esprime a maggioranza posizione favorevole alla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, in ragione della sua condanna definitiva per frode fiscale. L’aula del Senato dovrà adesso esprimersi sulla relazione: se il Senato voterà a favore della relazione della giunta, Berlusconi non sarà più senatore.

Berlusconi decade da senatore

•  Dopo avere discusso per diverse ore la relazione della Giunta per le elezioni che aveva deciso per la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, il Senato intorno alle 17 inizia le votazioni dei diversi ordini del giorno che chiedono la modifica o la sospensione di quanto stabilito dalla Giunta. Ci sono diverse votazioni con maggioranza ampia che oscilla, a seconda dell’ordine del giorno in oggetto, tra 191 e 194. Tutti gli ordini del giorno sono respinti e di conseguenza il Senato prende atto della relazione della Giunta. Con l’ultimo voto delle 17:42, Silvio Berlusconi perde formalmente la sua carica da senatore (tecnicamente è stata sancita la mancata convalida della sua elezione al seggio avvenuta in Molise).
• Mentre in Senato si vota sulla sua decadenza, Silvio Berlusconi tiene un comizio in piazza del Plebiscito a Roma, davanti alla sua abitazione di Palazzo Grazioli, criticando duramente la sentenza che lo ha condannato e invitando i militanti a proseguire nella loro azione politica. Conferma poi che continuerà a fare politiche anche fuori dal Parlamento.