Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

Giovanni Paolo I

Nasce in Veneto Albino Luciani

• Albino nasce a Forno di Canale (ora Canale d’Agordo), diocesi di Belluno, da Giovanni e Bortola Tancon. Viene battezzato lo stesso giorno, nella casa di vicolo Rividella 8, dalla levatrice Maria Fiocco «per imminente pericolo di vita». [www.vatican.va] Soldi non ce ne sono. Il padre, operaio di simpatie socialiste, ad ogni stagione emigra in Svizzera e in Germania finché non trova lavoro come artigiano del vetro a Murano. Decide di chiamarlo Albino «a ricordo di un ragazzo bergamasco, suo compagno di lavoro in Germania, che aveva visto morire in un altoforno», racconta il fratello Berto (Edoardo), di cinque anni più giovane. [Stefania Falasca, 30Giorni, 7/8 2002] Nel 1920 nascerà la sorella Antonia detta Nina che così ricorda la mamma: «Era una donna rustega, come diciamo noialtri in veneto, molto semplice, ma di gran temperamento, volitiva, energica». [Stefania Falasca, Massimo Quattrucci, Mio fratello Albino. Ricordi e memorie della sorella di papa Luciani, edizioni 30Giorni]

Albino Luciani viene cresimato

• Il piccolo Albino riceve il sacramento della cresima dal vescovo di Feltre e Belluno, monsignor Giosuè Cattarossi. Il fratello Berto ricorda che la vocazione a fare il prete gli è venuta per una fionda. «La fionda era quella di padre Remigio. Un frate cappuccino venuto a predicare a Canale per la Quaresima. Un giorno, questo frate, prese alcuni di quei ragazzini che facevano i chierichetti, tra cui mio fratello, e chiese loro di accompagnarlo alla chiesetta di Garés. Lungo la strada mostrò a questi come si tira con la fionda. Sapeva centrare con abile maestria bersagli lontanissimi e quei ragazzini rimasero incantati. L’Albino ne era rimasto affascinato. Quando, conclusa la Quaresima, il frate si preparava a tornare in convento, chiese a loro: “C’è qualcuno di voi che vuole venire con me?”. Si fece avanti l’Albino e rispose pronto e deciso: “Io! Io voglio venire!”». [Stefania Falasca, 30Giorni, 7-8/2002]

A 11 anni Albino entra in seminario

• Con una valigetta in mano, Albino sale su un autocarro scassato che lo porta al seminario minore interdiocesano di Feltre. È il giorno del suo undicesimo compleanno. Il suo maestro, don Giulio Gaio, ha ricordato che «faceva compiti molto lunghi, da 10 o 12 pagine, e dimostrava di avere una cultura superiore». La sua pagella è piena di bei voti: Francese 7, Religione 8, Storia 10, Aritmetica 7, Geografia 10, Latino, Greco ed Italiano 7,5. La sorella Nina dice che «l’Albino ha sempre conservato la lettera con cui il papà, scrivendogli dalla Francia, dove si trovava in quel momento a lavorare, gli diede il consenso per entrare in seminario: “Spero che quando tu sarai prete”, c’era scritto, “starai dalla parte dei poveri, perché Cristo era dalla loro parte”. Quella lettera la teneva sempre con sé nel portafoglio». [Stefania Falasca, 30Giorni, 7/8, 2002]

Albino Luciani ordinato sacerdote

• Albino Luciani riceve l’ordinazione presbiterale a Belluno, nella chiesa rettoriale di San Pietro apostolo adiacente al Seminario Gregoriano. Viene subito nominato cappellano del suo paese natìo, Canale d’Agordo (dal 9 luglio 1935 al 21 dicembre 1935), e poi di Agordo (dal 21 dicembre 1935 al luglio 1937). «A Canale il giovane don Albino impara da monsignor Augusto Bramezza ad alzarsi presto il mattino per dedicare del tempo alla meditazione e alla preghiera; amministra i primi battesimi, confessa i bambini, predica con chiarezza per essere capito da tutti, fa il catechista… Ad Agordo amministra quasi tutti i battesimi celebrati nel suo periodo di permanenza e più di un terzo dei matrimoni; assiste il parroco nella celebrazione dei funerali, si occupa dei chierichetti, degli aspiranti di Azione Cattolica, del coro delle voci bianche e del coro degli adulti; passa molto tempo in confessionale, si reca nei villaggi attorno al capoluogo per far visita agli ammalati, celebrare la messa, tenere il catechismo». [Patrizia Luciani, “Il primo ministero”, in Albino Luciani dal Veneto al mondo, Viella]

Luciani vicerettore del seminario di Belluno

• Per risollevare le sorti del Seminario Gregoriano di Belluno, segnato da contrasti e malumori tra i docenti, viene nominato rettore monsignor Angelo Santin, il quale accetta a condizione di avere come vicerettore don Albino Luciani. Ricorda don Aldo Belli, uno dei suoi primi alunni, poi rimasto al Gregoriano come professore: «Ogni mattina alla sveglia e ogni sera prima del riposo passava nelle nostre camerate. Camminava con la corona del rosario in mano, se non era necessario non parlava perché quello era tempo di silenzio. Ma il suo passarci ai piedi del letto era più che un buon giorno e una buona notte: era un far sentire che non eravamo mai soli». [Stefania Falasca, 30Giorni, 10/2002]

Albino Luciani e i «due pazzi»

• Mussolini e Hitler si incontrano a Villa Pagani-Gaggia, a San Fermo, una località isolata fuori Belluno ad una ventina di chilometri da Feltre. Il rettore del Seminario Gregoriano di Belluno, monsignor Santin, più volte ha definito Mussolini e Hitler «nemici della santa Chiesa». Anche il suo vice, don Albino Luciani, di solito molto prudente nei giudizi, stavolta non si trattiene: «Siamo nelle mani di due pazzi». L’episodio è ricordato dalla sorella Nina: «Negli anni della contestazione dopo il ’68, ho sentito più volte anche in Trentino, dove abitavo, i giovani gridare: “Luciani, fascista, sei il primo della lista!”. Una volta, parlandone con lui, mi disse ridendo: “Questo proprio no, se c’è una cosa che non sono mai stato è fascista!”. Mio fratello tuttavia evitava le affermazioni categoriche e parlava poco dell’argomento. Una volta sola lo sentii pronunciare un giudizio perentorio. Fu a motivo dell’incontro che Mussolini e Hitler ebbero proprio tra Feltre e Belluno. A commento di quell’episodio disse a voce alta in dialetto: “Siamo nelle mani di due pazzi”». [Stefania Falasca, 30Giorni, 10/2002]

Dottore in Teologia con una tesi su Rosmini

• Don Albino ottiene la licenza in Sacra Teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma con una tesi sull’“Origine dell’anima umana secondo Antonio Rosmini”, relatore il gesuita Carlo Boyer. Una scelta piuttosto ardita, in quanto si tratta di un autore con due libri all’Indice dei libri proibiti.

Canonico della cattedrale di Belluno

• Il vicario generale della diocesi di Belluno, monsignor Albino Luciani, viene nominato canonico della cattedrale. In questo periodo gli viene erroneamente diagnosticata una tubercolosi incurabile e perciò è costretto a lasciare la parrocchia e recarsi in sanatorio, a Sondalo in Valtellina, dove però i medici si accorgono dell’errore dei colleghi e curano la vera malattia, una polmonite. Più volte viene fatto il suo nome per la nomina episcopale ma non se ne fa niente a causa delle sue condizioni di salute e dell’aspetto dimesso.

Luciani vescovo. Andrà a Vittorio Veneto

• Monsignor Albino Luciani viene ordinato vescovo nella basilica di San Pietro da papa Giovanni XXIII. Ordinazione episcopale anche per monsignor Charles Msaklia, originario della Tanzania: i due diventano amici e grazie a questo prelato africano Luciani inizia a conoscere la realtà della chiesa cattolica in Africa. [Ido Da Ros, L’Africa di Albino Luciani e dei missionari vittoriesi, edizioni De Bastiani] Sceglie come motto “Humilitas”. L’11 gennaio 1959 prenderà possesso della diocesi di Vittorio Veneto.

Albino Luciani contro l’“apertura a sinistra”

• Il vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Albino Luciani, incontrando i vicari foranei parla del «sinistreggiare» dei cattolici con toni accorati: «Va fatta, nelle nostre Associazioni, attenta opera di vigilanza: a preservare, se occorresse, a disinfestare. Si diffondano le idee giuste; per non contrarre responsabilità di un peggioramento si giudichino gli uomini politici soprattutto con il metro delle idee; si ricordi la mente dell’Episcopato, che dal 1956 si proclama contrario all’apertura a sinistra, si richiami che carattere primo di Azione Cattolica è la fedeltà alla Gerarchia». [Valentina Ciciliot, “L’episcopato in Albino Luciani a Vittorio Veneto”, in Albino Luciani dal Veneto al mondo, Viella]

Luciani e la barzelletta che circola al Concilio

• Albino Luciani partecipa ai lavori del Concilio Vaticano II, voluto da papa Giovanni XXIII nella sorpresa generale e aperto l’11 ottobre 1962. Il vescovo di Vittorio Veneto trascrive sui suoi quaderni anche una barzelletta circolante tra i padri conciliari che ben rappresenta l’ala più conservatrice dell’episcopato italiano, quella che non ama la collegialità: «Una mamma è andata spaventata dal papa. “Santità, mi aiuti!”. Cosa c’è, signora?”. “I miei figlioli non fanno giudizio, non sono contenta”. “Perché non è contenta?”. “Vorrei metterli in collegio, ma non vogliono andarci”. “Chi sono questi figli?”. “Uno è Giuseppe, l’altro è Alfredo e il terzo è Ernesto”. Cioè Giuseppe Siri, Alfredo Ottaviani e Ernesto Ruffini”». [Enrico Galavotti, “Albino Luciani e la Conferenza episcopale italiana”, in Albino Luciani dal Veneto al mondo, Viella]

Paolo Vi lo nomina patriarca di Venezia

• Papa Paolo VI nomina Luciani patriarca di Venezia. Neanche cinquanta giorni dopo, il 1º febbraio 1970, Luciani riceverà la cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto di cui è stato vescovo per undici anni. Sin dal suo insediamento sulla cattedra di san Marco, porterà sempre il classico abito scuro da sacerdote, indossando di rado la fascia paonazza da vescovo e poi rossa da cardinale e attirandosi così molte critiche dai fedeli zelanti. Dimesso nello stile ma fermo nella sostanza: è uno dei più vicini a Paolo VI e lo sostiene nella battaglia dell’Humanae vitae, l’enciclica sulla regolazione delle nascite del 25 luglio 1968. Ha ricordato la sorella Nina: «Per lui, quello è stato un periodo molto duro, per i contrasti e le situazioni che doveva affrontare. Io andavo spesso con la mia famiglia a trovarlo. A volte lo sentivo dire: “È tutto un ribalton nella Chiesa”». [Stefania Falasca, Massimo Quattrucci, Mio fratello Albino. Ricordi e memorie della sorella di papa Luciani, edizioni 30Giorni]

Luciani contro i «teologi della violenza»

• All’inizio del mese si sono verificati gravi scontri tra operai e forze dell’ordine nel corso di uno sciopero dei metalmeccanici. Il patriarca di Venezia interviene con un articolo sul Gazzettino in cui sostiene che se i diritti degli operai fossero stati continuamente rispettati, molti di essi avrebbero compiuto con maggiore coscienza il proprio lavoro e non sarebbero stati indotti a gesti «illegali» anche se attenuati dallo stato d’animo in cui essi si trovavano. Luciani, invece, ha parole dure contro «i teologi della violenza» che giustificano gli scontri: «La chiamano “teologia”, ma è “eresia”… Avere fame e sete di giustizia sociale e di riforme energiche in meglio è evangelico; aver fame e sete di spaccature, incendi, spari e sangue – sia pure per arrivare al meglio – non è evangelico… Si tratta di figlioli, che hanno anche buone intenzioni. La teologia, però, non li ha illuminati, ma bensì abbagliati, storditi e confusi. E rischiano di portar tanta confusione anche agli altri». [Giovanni Vian, “L’episcopato veneziano di Albino Luciani”, in Albino Luciani dal Veneto al mondo, Viella]

“Illustrissimi”, le lettere immaginarie del cardinale

• Il patriarca di Venezia, cardinale Albino Luciani, raccoglie in un volume per le Edizioni Messaggero di Padova le lettere immaginarie scritte tra il 1971 e il 1975 a personaggi storici o della letteratura: da Penelope a Mark Twain, da Maria Teresa d’Austria a Figaro, da Pinocchio a Trilussa, da Scott a Ippocrate, da Quintiliano a Marconi, da Hofer a Goldoni, da santa Teresa a Goethe, da san Bernardino a Marlowe, per finire con Gesù. Questi scritti mettono in luce lo stile di Luciani, acculturato ma allo stesso tempo semplice e diretto. Il libro sarà un grande successo editoriale e verrà tradotto in numerose lingue. [www.papaluciani.it/illustrissimi.html]

Albino Luciani pellegrino a Fatima

• Il patriarca di Venezia, cardinale Albino Luciani, è molto devoto alla Madonna apparsa a Fatima (Portogallo) il 13 maggio 1917 e accoglie volentieri l’invito di suor Lucia dos Santos, l’unica sopravvissuta dei tre veggenti, diventata monaca carmelitana. Al rientro in Italia descrive così l’incontro: «La suora è piccolina, è vispa, e abbastanza chiacchierona… parlando, rivela grande sensibilità per tutto quel che riguarda la chiesa d’oggi con i suoi problemi acuti…; la piccola monaca insisteva con me sulla necessità di avere oggi cristiani e specialmente seminaristi, novizi e novizie, decisi sul serio ad essere di Dio, senza riserve. Con tanta energia e convinzione m’ha parlato di suore, preti e cristiani dalla testa ferma. Radicale come i santi: “Ou todo ou nada”, o tutto o niente, se si vuol essere di Dio sul serio».

Luciani incontra il vescovo di Monaco, Ratzinger

• Il patriarca di Venezia, Albino Luciani, va a trovare il neoarcivescovo di Monaco, cardinale Joseph Ratzinger, che sta trascorrendo le vacanze estive nel seminario diocesano di Bressanone. «L’Alto Adige fa parte della regione ecclesiastica del Triveneto e lui, che era un uomo di una squisita gentilezza, come patriarca di Venezia si sentì quasi in obbligo di recarsi a trovare questo suo giovane confratello. Mi sentivo indegno di una tale visita. In quella occasione ho avuto modo di ammirare la sua grande semplicità, e anche la sua grande cultura. Mi raccontò che conosceva bene quei luoghi, dove da bambino era venuto con la mamma in pellegrinaggio al santuario di Pietralba, un monastero di serviti di lingua italiana a mille metri di quota, molto visitato dai fedeli del Veneto. Luciani aveva tanti bei ricordi di quei luoghi e anche per questo era contento di tornare a Bressanone». [Joseph Ratzinger intervistato da Gianni Cardinale, 30Giorni, 5/2005]

Luciani entra nel conclave che lo proclamerà papa

• Alle ore 16.30, 111 cardinali si riuniscono in conclave per eleggere il successore di Paolo VI, morto il 6 agosto 1978. «Non entrano né il decano Confalonieri, né il vicedecano Marella. Il camerlengo e segretario di Stato, Villot, è l’unico organo del collegio in piena funzione sia nella fase preparatoria sia in conclave e a lui è riservato il discorso “De eligendo pontifice” (col quale si chiama fuori dalla rosa di candidati). Ci sono a Roma pochi leader della vecchia guardia conciliare: degli elettori di Giovanni XXIII restano i cardinali di Genova Siri, di Varsavia Wyszynski e l’emerito di Montreal Léger. Tra chi ha partecipato all’elezione di Paolo VI sono ancora nel pieno diritto 8 porporati: Suenens, Alfrink, König, Rugambwa, Bueno y Monreal, Silva Henriquez, Quintero e Landazuri Ricketts. Per la prima volta sui novendiali s’accendono i riflettori dei media, che moltiplicano voci, appelli e manifesti… La rosa dei papabili è confusa. Non si sa, come poi qualcuno racconterà, che Benelli entra forte di oltre 50 voti, che poi si disperderanno; e non si intuisce che il duello Benelli-Pignedoli avrebbe annullato le chance di entrambi i contendenti. Chi sostiene il cardinal Poletti pare dimenticare che non è un caso se il vicario di Roma non diventa papa dal 1823, al tempo di Leone XII. In ogni caso, il conclave procede con ritmo bruciante». [Alberto Melloni, Corriere della Sera 16/4/2005] Anche perché fa molto caldo in questa estate romana. Così il cardinale Suenens: «La mia camera era un forno. Una specie di sauna, è difficile immaginare cosa vuol dire dormire in un forno. C’era solo una finestra, ma sigillata. L’indomani, con la forza delle mani, riuscii a far saltare i sigilli: che dono divino l’ossigeno e un po’ d’aria fresca! La mia stanza, la numero 88, era in comunicazione con la numero 86, assegnata al cardinale Duval. Dovevo passare attraverso quella per entrare nella mia. Io avevo l’acqua corrente in camera. Luciani, insieme a molti altri, disponevano invece solo di una brocca d’acqua». [Léon-Joseph Suenens, Ricordi e speranze, Edizioni Paoline]

«Habemus papam»: Giovanni Paolo I

• Dopo sole 26 ore e quattro scrutini, il cardinale Albino Luciani viene eletto papa. La folla radunata in piazza San Pietro è disorientata perché la fumata, probabilmente per un errore del cardinale fuochista, inizialmente è grigio chiara per poi diventare nera. La situazione di incertezza dura fino all’annuncio di Radio Vaticana e alla contemporanea apertura della loggia. Il neoletto vorrebbe parlare ai fedeli ma il cerimoniere glielo impedisce, obiettando che non è nella tradizione. È il terzo patriarca di Venezia del Novecento, dopo Giuseppe Sarto (Pio X) e Angelo Giuseppe Roncalli (Giovanni XXIII) a essere chiamato al soglio di Pietro.

«Perché mi chiamo Giovanni Paolo I»

• Papa Luciani, fresco di elezione, ricorda ai fedeli riuniti in piazza San Pietro quel che è successo il giorno prima. «Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere. Appena è cominciato il pericolo per me, i due colleghi che mi erano vicini mi hanno sussurrato parole di coraggio. Uno ha detto: “Coraggio! Se il Signore dà un peso, dà anche l’aiuto per portarlo”. E l’altro collega: “Non abbia paura, in tutto il mondo c’è tanta gente che prega per il papa nuovo”. Venuto il momento, ho accettato». Il nuovo pontefice spiega poi perché ha scelto questo doppio nome (è il primo dai tempi di papa Lando, nel 913, a usare un nome nuovo): «Ho fatto questo ragionamento: papa Giovanni ha voluto consacrarmi con le sue mani, qui nella basilica di San Pietro, poi, benché indegnamente, a Venezia gli sono succeduto sulla cattedra di San Marco, in quella Venezia che ancora è tutta piena di papa Giovanni. Lo ricordano i gondolieri, le suore, tutti. Poi papa Paolo non solo mi ha fatto cardinale, ma alcuni mesi prima, sulle passerelle di piazza San Marco, m’ha fatto diventare tutto rosso davanti a ventimila persone, perché s’è levata la stola e me l’ha messa sulle spalle, io non son mai diventato così rosso! D’altra parte in quindici anni di pontificato questo papa non solo a me, ma a tutto il mondo ha mostrato come si ama, come si serve e come si lavora e si patisce per la chiesa di Cristo. Per questo ho detto: mi chiamerò Giovanni Paolo. Io non ho né la sapientia cordis di papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere». [www.vatican.va]

Il discorso (a braccio) di Giovanni Paolo I ai cardinali

• Papa Luciani si presenta ai suoi elettori come «un povero Cristo» bisognoso di aiuto a portare la croce: «Io non so niente delle cose della curia romana. Sono ignorante. La prima roba che ho fatto appena eletto papa è stata di andarmi a sfogliare l’Annuario Pontificio per conoscere l’organizzazione della Santa Sede. Quindi, aiutatemi». L’Osservatore Romano non dà una riga di questo discorso a braccio e si limita a distribuire il testo ufficiale, ma la distrazione di un tecnico della Radio Vaticana che ha lasciato aperto i microfoni nella sala del Concistoro permette di ascoltarlo. [Giancarlo Zizola, “Luciani e i media”, in Albino Luciani dal Veneto al mondo, Viella]

Giovanni Paolo I incontra i giornalisti

• Il nuovo papa concede udienza ai giornalisti di tutto il mondo nell’Aula delle benedizioni e com’è nel suo stile parla in maniera mite ma franca. «Io ho l’impressione, a volte, che i giornalisti si attardino su cose del tutto secondarie in cose di Chiesa. Bisognerebbe colpire il centro di quelli che sono i veri problemi della Chiesa e sarebbe, anche allora, una funzione educatrice del vostro pubblico che vi legge, vi ascolta o vi guarda». [Giancarlo Zizola, “Luciani e i media”, in Albino Luciani dal Veneto al mondo, Viella]

Giovanni Paolo I inaugura il suo pontificato

• Papa Luciani conferma il suo stile dimesso nella messa che apre ufficialmente il suo pontificato. Per la prima volta nella storia un papa non viene più incoronato: d’ora in poi il rito non si chiamerà “di incoronazione” ma “Solenne cerimonia per l’inizio del ministero petrino”. Giovanni Paolo I rifiuta anche la tiara ed è anche il primo pontefice a respingere la sedia gestatoria. Rifiuta anche il trono al momento della messa di “intronizzazione”. «Avere come pastore della Chiesa universale un uomo con quella bontà e con quella fede luminosa era la garanzia che le cose andavano bene. Lui stesso era rimasto sorpreso e sentiva il peso della grande responsabilità. Si vedeva che soffriva un po’ di questo colpo. Non si aspettava questa elezione. Non era un uomo che cercava la carriera, ma concepiva gli incarichi che aveva avuto come un servizio e anche una sofferenza». [Joseph Ratzinger intervistato da Gianni Cardinale, 30Giorni, 5/2005]

«Dio è papà; più ancora, è madre»

• Al termine dell’Angelus, davanti alla folla riunita in piazza San Pietro il papa, dopo aver ricordato che «a Camp David, in America, i presidenti Carter e Sadat e il primo ministro Begin stanno lavorando per la pace nel Medio Oriente», invita a pregare per la pace e ricorda che «noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre». [www.vatican.va]

Papa Luciani cita Pinocchio durante l’Angelus

• Al termine della preghiera con i fedeli riuniti in piazza San Pietro, Giovanni Paolo I prende la parola per salutare gli studenti che dopodomani cominceranno l’anno scolastico. Come modello per gli insegnanti cita il poeta Giosuè Carducci, mentre agli alunni delle elementari ricorda «il loro amico Pinocchio: non quello che un giorno marinò la scuola per andare a vedere i burattini; ma quell’altro, il Pinocchio che prese il gusto alla scuola, tanto che durante l’intero anno scolastico, ogni giorno, in classe, fu il primo ad entrare e l’ultimo ad uscire». Luciani ha poi ricordato che «anche il Papa è stato alunno di queste scuole: ginnasio, liceo, università. Ma io pensavo soltanto alla gioventù e alla parrocchia. Nessuno è venuto a dirmi: “Tu diventerai Papa”. Oh! Se me lo avessero detto! Se me lo avessero detto, avrei studiato di più, mi sarei preparato. Adesso invece sono vecchio, non c’è tempo». [www.vatican.va]

La morte improvvisa di papa Luciani

• Dopo soli trentatré giorni di pontificato (uno dei più brevi della storia), papa Luciani muore improvvisamente. Il decesso è da collocare tra la tarda sera del 28 e il mattino presto del 29, ufficialmente a causa di un infarto. Il collegio cardinalizio non autorizza l’autopsia. In seguito, grazie alle testimonianze di chi è presente quella notte nella camera da letto del papa, emergono alcune imprecisioni nella versione ufficiale dei fatti. La prima a trovare il papa morto è la fedele suor Vincenza Taffarel e c’è chi come causa di morte indica l’embolia polmonare. Gli errori, le incongruenze e le omissioni della versione ufficiale favoriranno l’emergere, dopo alcuni mesi, di trame e complotti che chiamano in causa la massoneria, la mafia, i servizi segreti. Secondo David Yallop, papa Luciani sarebbe stato avvelenato con una tazzina di caffè per volere di Licio Gelli della P2 (il libro In nome di Dio del reporter britannico diventa un best seller). Le speculazioni sulla morte di Luciani non si fermano più, nonostante le smentite. [www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=230&]

Per un cardinale, «tutto troppo rapidamente»

• Secondo un cardinale, «papa Giovanni Paolo I è stato eletto troppo rapidamente, si è fatto amare troppo rapidamente ed è morto troppo rapidamente. La Chiesa non è abituata alla velocità». [La Stampa 11 ottobre 1978]

Inizia la causa di beatificazione di papa Luciani

• Al termine dell’assemblea sinodale svoltasi nella cattedrale di Belluno, il vescovo Vincenzo Savio annuncia ai fedeli che la congregazione delle Cause dei santi ha espresso «parere positivo» circa la «possibilità che si proceda, con i passaggi stabiliti, nella causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio Giovanni Paolo I», e che «ben volentieri concede che, a livello diocesano, l’indagine circa la vita e le virtù del servo di Dio Giovanni Paolo I, nonché sulla sua fama di santità, si svolga presso la curia diocesana della diocesi di Belluno-Feltre».