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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

Paolo VI (Battista Montini)

Nasce Battista Montini (Paolo VI)

• Battista Montini nasce a Concesio, un paese a otto chilometri da Brescia, alle dieci di sera. Il padre Giorgio è una figura di spicco del cattolicesimo bresciano: giovanissimo direttore del quotidiano Il Cittadino di Brescia, farà una lunga e brillante carriera politica che lo porterà al Parlamento, nel 1919. La madre, Giuditta Alghisi, incontra Giorgio a diciannove anni ma dovrà aspettare la maggiore età (21 anni) per sposarlo. Il primogenito è Lodovico, nato un anno dopo le nozze, l’8 maggio 1896: diventerà avvocato, deputato e senatore della Repubblica. Il terzo fratello, Francesco, nato il 22 dicembre 1900, farà il medico.

Battista Montini viene battezzato

• Il secondogenito dei Montini viene battezzato nell’antica pieve di Concesio dal parroco, don Giovanni Fiorini, con i nomi di Giovanni Battista, Enrico, Antonio, Maria. Il padrino è il cavalier Enrico De Manzoni di Brescia, amico del padre Giorgio con cui ha condiviso battaglie politiche e sociali. Essendo il bimbo molto gracile e la madre molto provata dal parto, “Battistino” viene mandato a balia Sacca di Nave, da Clorinda Zanotti Peretti, la moglie di un contadino. Tornerà a casa quando compirà i quattordici mesi. [Andrea Tornielli, Paolo VI. L’audacia di un papa, Mondadori]  

La prima comunione di Battista Montini

• Battista Montini riceve la prima comunione insieme al fratello Lodovico. A scuola (il prestigioso collegio Arici retto dai gesuiti) Battista è tra i primi della classe. «La pagella degli esami di prima elementare riporta dieci in catechismo, nove più in dettatura, nove in calligrafia, in comportamento e in esercizi di memoria, dieci in aritmetica». [Andrea Tornielli, Paolo VI. L’audacia di un papa, Mondadori]

Battista Montini viene cresimato

• Battista Montini riceve il sacramento della cresima dal vescovo di Brescia Giacinto Corna Pellegrini, nella cappella del collegio Arici dei gesuiti. A fargli da padrino è Battista Salvi, esponente del movimento cattolico bresciano. In questo periodo accompagna a Roma, con il resto della famiglia, il padre Giorgio che porta a Pio X l’omaggio dei cattolici bresciani.

Battista Montini entra nei congregati mariani

• Nella solennità dell’Immacolata Concezione, il giovane Battista Montini viene ammesso alla congregazione mariana, una delle attività del prestigioso collegio Arici al quale è iscritto come studente: i membri devono recitare il rosario e fare la comunione almeno una volta al mese, oltre che conseguire ottimi risultati nello studio – come nel suo caso. In questo periodo Battista si lega a due sacerdoti che saranno fondamentali nella sua formazione: padre Giulio Bevilacqua e padre Paolo Caresana.

Battista Montini in ritiro dai monaci

• Il giovane Battista Montini, in ritiro spirituale all’eremo dei camaldolesi di San Genesio, sopra Lecco, scrive ai familiari descrivendo il programma delle sue giornate: «Ore 7-7.30: levata. 7.30-8: comunione. 8-8.30: colazione. 8.30-9: ricreazione e lettura in camera. 9: messa, poi meditazione comune nel bosco di fuori. 11.30: colazione, poi riposo. 2.30: passeggio nel bosco, lettura, ecc. in comune. 4: merenda poi in camera. 6: rosario, passeggio. 7.30: pranzo. 9.30: a dormire. Ore 10 si dorme – Rievochiamo l’allegria e il benessere di S. Antonio. Vado a dormire in una stanza fuori del convento, la giornata dentro. Sto benissimo – vi ringrazio di avermi procurato questo soggiorno incantevole». Quello che non spiega è che la stanza è in realtà una legnaia perché, essendo un laico, non può dormire nel convento. In questo periodo matura lentamente la vocazione al sacerdozio. [A. Fappani e F. Molinari, Giovanni Battista Montini giovane, Marietti]

Battista Montini inizia gli studi teologici

• A causa della sua salute incerta, Battista Montini ottiene dal vescovo di Brescia Giacinto Gaggia la possibilità di iniziare gli studi teologici come alunno esterno del seminario. Fino al sacerdozio non indosserà l’abito talare. Il padre Giorgio prepara un “Orario nei giorni feriali per gli studi del chierico Battista Montini” che prevede: «Levata: 7.30. S. Messa – indi colazione: 8. Studio: dalle 9.15 alle 11.30. Tempo libero: dalle 11.30 alle 12.15. Colazione, indi tempo libero: 12.15. Studio: dalle 14.15 alle 16.30. Tempo libero e visita in chiesa: 16.45. Studio: dalle 17.30 alle 18.30. Pranzo, indi tempo libero: 19. Dormizione: 22 circa. N.B. Il tempo libero potrà essere impiegato in ricreazione, esercizi al pianoforte ecc. Nella serata prima della dormizione, si potrà fare un breve studio». [A. Fappani e F. Molinari, Giovanni Battista Montini giovane, Marietti] Tra le sue letture Tolstoj, Mickiewicz, Goethe ma anche l’Oscar Wilde del De profundis.

Montini pubblica un giornale studentesco, La Fionda

• Insieme all’amico Andrea Trebeschi, Battista Montini fonda una rivista che, in maniera irregolare, verrà pubblicata a Brescia fino al 1926. Lo stesso Montini dirà che il periodico «voleva esprimere la voce dello spirito nuovo ai fratelli della scuola. Sorreggeva quest’umile tentativo un grande desiderio di portare la parola cristiana nell’anima studentesca moderna, con sincerità audace ma insieme con serenità alta e gioiosa, di confortare con giovanile ardore la purezza insidiata dei giovani, di preparare con palestra elementare le coscienze degli studenti secondari ai futuri doveri religiosi e civili. Questa fu l’anima fiondista». [Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it]  

Giovanni Battista Montini viene ordinato sacerdote

• Nella festa liturgica della Santissima Trinità, don Montini riceve l’ordinazione sacerdotale dal vescovo monsignor Giacinto Gaggia nella cattedrale di Brescia. Ieri ha ottenuto la dispensa, dal momento che non ha ancora raggiunto l’età canonica. I preti novelli sono quattordici. 

Don Montini celebra la sua prima messa

• Don Battista Montini celebra la sua prima messa al santuario della Madonna delle Grazie, assistito all’altare da monsignor Angelo Zammarchi, davanti ai familiari e agli amici. Tra i telegrammi di felicitazioni c’è quello di don Luigi Sturzo.

Don Battista Montini entra nel Seminario lombardo di Roma

• Preoccupato per la sua salute fragile, il vescovo di Brescia Giacinto Gaggia decide di mandare il prete novello don Battista Montini a Roma, in un clima più mite e vicino al padre e al fratello, impegnati nella vita politica. La destinazione è il Pontificio seminario dei Santi Ambrogio e Carlo per chierici delle diocesi lombarde, in via del Mascherone 58. Subito dopo, don Battista chiede al suo vescovo il permesso di frequentare la facoltà di Lettere alla Sapienza, oltre che i corsi di Filosofia alla Gregoriana.

Don Battista Montini inizia la carriera diplomatica

• Un amico della famiglia Montini, l’onorevole Giovanni Maria Longinotti di Brescia (uno dei fondatori del Partito popolare), ottiene dal segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Gasparri, l’ingresso di don Battista Montini nell’Accademia dei Nobili ecclesiastici che forma il personale diplomatico della Santa Sede.

Don Battista Montini alla nunziatura di Varsavia

• Don Battista Montini viene assegnato alla nunziatura di Varsavia, retta dall’arcivescovo Lorenzo Lauri. Ad appena ventisei anni, Montini è il più giovane diplomatico della Santa Sede in zona operativa. Ma alla fine dell’estate si ripropone il problema legato alla sua salute: deve restare in Polonia e affrontare il rigido inverno o può tornare a Roma? 

Montini entra in Segreteria di Stato

• Grazie ai buoni uffici di monsignor Pizzardo, don Battista Montini viene assunto in Segreteria di Stato. «Il futuro papa trascorre ore sulle carte, dimostrando di saper lavorare bene, con precisione e puntualità, ma dedica molto tempo anche agli studenti e all’attività pastorale nella parrocchia di Sant’Eustachio, nei pressi di via di Torre Argentina, dove il padre Giorgio alloggia durante i suoi soggiorni romani e dove è presidente del circolo giovanile Lodovico Montini, il fratello maggiore di don Battista». [Andrea Tornielli, Paolo VI. L’audacia di un papa, Mondadori] La salute continua a essere precaria.

Montini nominato assistente nazionale della Fuci

• A Bologna si svolge l’annuale congresso della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana). La Santa Sede ha appena destituito il presidente, Pietro Lizier, e l’assistente ecclesiastico, monsignor Luigi Piastrelli, che si erano rivolti al re d’Italia per chiedere protezione dalle violenze delle squadracce fasciste. La Questione romana è ancora aperta e il Vaticano non ha gradito l’iniziativa, nominando come nuovo presidente Igino Righetti e come assistente don Montini della Segreteria di Stato: la coppia si dimostra subito molto affiatata. Il lavoro di don Montini con i giovani universitari è fatto di corrispondenze, lezioni, corsi, convegni, circolari e articoli per le riviste dell’associazione. Uno zelo che irrita il regime fascista ma anche certi ambienti vaticani, tanto che alla fine viene costretto a lasciare. «I suoi accusatori non sono i fascisti, ma gli esponenti della Roma reazionaria o clerico-fascista: monsignor Pizzardo, futuro cardinale di curia, padre Garagnani, creatore dei circoli mariani, monsignor Ronca, poi artefice dell’operazione Sturzo, e il cardinal Marchetti Selvaggiani, vicario del Papa». [Alberto Melloni, Corriere della Sera 6/3/2005]

Montini: «Il fascismo morirà di indigestione»

• Don Battista Montini, assistenze ecclesiastico nazionale della Fuc, ha ricevuto una solida formazione antifascista. In una delle sue tante lettere ai familiari il giudizio sul regime è duro: «I governi precedenti avevano la paura del coraggio; questo ha il coraggio di mostrarsi pauroso; è la propaganda del sospetto; è la smania d’individuare avversari; è la logica della rivoluzione. Il fascismo morirà d’indigestione, se così continuerà, e sarà vinto dalla propria prepotenza. Quello che è doloroso è che il popolo italiano venga così a ricevere la esiziale educazione della volubilità e dell’avventura e che sia continuamente eccitato non a contenersi nell’ambito del diritto ma a sfrenarsi nella brutalità improvvisa degli odi di parte». [Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it]

Montini nominato sostituto della Segreteria di Stato

• Sostenuto personalmente dal cardinale segretario di Stato, Eugenio Pacelli, monsignor Battista Montini viene chiamato in segreteria di Stato. «La lunga permanenza di monsignor Montini ai vertici della Segreteria di Stato (quindici anni come sostituto e altri due come pro segretario di Stato per gli Affari Ordinari, preceduti da tredici anni di gavetta come minutante) è il periodo meno conosciuto della sua vita. Nelle lettere ai familiari molto sobri e contenuti sono gli accenni al suo ufficio e anzi questi si fanno più rari con il passare degli anni e il crescere parallelo delle responsabilità e della riservatezza». [Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it]

Primo incontro tra Montini e Jean Guitton

• Il filosofo francese Jean Guitton viene ricevuto per la prima volta in Vaticano da monsignor Montini. Così ricorda l’incontro, cui ne seguiranno molti altri e la nascita di un’amicizia: «Le due appena scoccate. Monsignor Montini non aveva ancora fatto colazione. Comunque, nessun segno di fretta. La pesante mattina di udienze non l’aveva stancato, innervosito. Vestito di una tonaca nera priva di ogni segno di distinzione, il collo cerchiato dal collare bianco, ma con naturalezza, appariva giovane, svelto, elegante, soprattutto disponibile, spiritoso, calmo, padrone di sé e del francese che parlava con visibile piacere e che svolgeva come si fa di una stoffa, lentamente. […] Mi sembrava di toccare un che di aperto, diretto, immediato, privo dell’unzione e delle riserve del prete, senza nulla di ecclesiastico, un uomo vivo e un uomo fresco tutt’altro che evasivo (le reticenze, ha detto, non sono degne di un prete) e senza ombra di volubilità, appannaggio di chi si industria di piacere». [Jean Guitton, Dialoghi con Paolo VI, Rusconi]

Montini nominato arcivescovo di Milano

• Dopo la morte del cardinale Schuster, il 30 agosto 1954, Pio XII nomina monsignor Montini arcivescovo di Milano (che come motto sceglie “In nomine Domini”, nel nome del Signore). Di fatto è un allontanamento da Roma: a Pacelli non è piaciuto l’atteggiamento del suo collaboratore nei confronti della situazione politica italiana: troppo vicino a De Gasperi e troppo poco anticomunista, e forse con qualche contatto segreto Oltrecortina. Pio XII non presiede la cerimonia di consacrazione, manda solo un radiomessaggio «al suo fedele collaboratore» benedicendo il «novello Pastore, chiamato a reggere dalla cattedra ambrosiana una così larga porzione del diletto popolo lombardo». [www.vatican.va] La decisione di Pacelli «poneva tuttavia il prelato cinquantasettenne alla testa della più importante diocesi del mondo, anche se non venne accompagnata dal cappello cardinalizio, tradizionalmente assegnato agli arcivescovi di Milano, né in seguito Pio XII tenne più concistori per creare nuovi cardinali». [Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it]

L’arcivescovo Montini fa il suo ingresso a Milano

• È una fredda giornata di pioggia. L’arcivescovo Giovanni Battista Montini si inginocchia a baciare l’asfalto a Melegnano, appena entrato nella diocesi di Milano a cui Pio XII lo ha destinato dopo le divergenze di vedute sulla situazione politica italiana. «Dopo aver percorso, spesso con sofferenza ma senza risparmio d’energie, tutta la carriera curiale fino al suo vertice, il prelato bresciano si trovava di colpo proiettato a guidare la più grande diocesi cattolica per numero di preti, di parrocchie e di istituzioni e ad affrontare i complessi problemi della città che dal punto di vista economico e sociale più rappresentava la ricostruzione e la crescita tumultuosa del Paese, in un contesto caratterizzato da massicce immigrazioni dalle regioni meridionali, dalla costituzione di enormi periferie intorno alla città e dal punto di vista religioso da una sempre più rapida e radicale secolarizzazione». [Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it]

L’arcivescovo di Milano Montini viene creato cardinale

• Papa Giovanni XXIII, eletto pochi mesi prima, il 28 ottobre 1958, ha un’amicizia di lunga data con l’arcivescovo di Milano, Battista Montini, e nel primo concistoro da lui presieduto lo eleva alla porpora cardinalizia. In seguito lo manderà in giro per il mondo come suo delegato più di una volta. 

Montini e Siri divisi dalla “Dolce vita”

• L’arcivescovo di Milano, cardinale Giovanni Battista Montini, e quello di Genova, cardinale Giuseppe Siri, sono le due figure più autorevoli dell’episcopato italiano, uno capofila dei progressisti e l’altro dei conservatori. Ma sulla Dolce vita, uscito in questi giorni, si scambiano le parti. Sul Nuovo Cittadino, il quotidiano cattolico di Genova, il film di Fellini viene elogiato mentre Montini scrive di suo pugno a Siri una lettera dai toni allarmati, in cui ricorda che «perfino il Corriere della Sera» ha avanzato riserve sulla moralità della pellicola. [Andrea Tornielli, Paolo VI. L’audacia di un papa, Mondadori]

Il cardinale Montini visita gli Stati Uniti e il Brasile

• L’arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini, accogliendo l’invito del presidente brasiliano Kubitschek varca l’oceano e comincia un viaggio che prima lo porta negli Stati Uniti, a New York, Notre-Dame, Chicago, Boston, Filadelfia, Washington, Baltimora; quindi a Brasilia, San Paolo e Rio de Janeiro.

Montini protagonista al Concilio Vaticano II

• L’arcivescovo di Milano, cardinale Montini, è uno dei protagonisti del Concilio Vaticano II, inaugurato una settimana fa, l’11 ottobre 1962, da Giovanni XXIII. In questa fase di avvio, confusa e difficile, Montini partecipa assiduamente, «sostenendo con cautela ma anche con decisione la linea della maggioranza riformatrice che andava formandosi». [Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it] Nella lettera spedita oggi al segretario di Stato Cicognani, sottolinea la mancanza «d’un disegno organico, ideale e logico, del Concilio» insieme alla necessità di riorganizzare i dibattiti conciliari «intorno ad un solo tema: la santa Chiesa». Nei suoi interventi in aula, Montini sostiene la necessità di una riforma liturgica e sposa la linea del cardinale Suenens, arcivescovo di Malines-Bruxelles, uno degli esponenti più autorevoli della maggioranza conciliare.

Montini celebra una messa di suffragio per papa Giovanni

• Il cardinale Montini celebra nel Duomo di Milano una messa di suffragio per Giovanni XXIII, morto pochi giorni fa, il 3 giugno 1963. Nell’omelia l’arcivescovo afferma la necessità di proseguire la linea del pontificato di Roncalli: l’«internazionalizzazione della Chiesa», la convocazione del concilio, la partecipazione dei vescovi «non certo all’esercizio (che resterà personale ed unitario), ma alla responsabilità del governo della Chiesa», l’ecumenismo e la predicazione della pace. «Potremo noi mai lasciare strade così magistralmente tracciate, anche per l’avvenire, da papa Giovanni? È da credere che no! E sarà questa fedeltà ai grandi canoni del suo Pontificato ciò che ne perpetuerà la memoria e la gloria, e ciò che ce lo farà sentire ancora a noi paterno e vicino». [citato in Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it]

Montini entra nel conclave che lo eleggerà papa

• Alla sera, con il canto del Veni creator Spiritus, gli 80 cardinali si chiudono nella Cappella Sistina per eleggere il successore di Giovanni XXIII. È il primo conclave in tempo di concilio da quattro secoli a questa parte. Dopo l’“esilio milanese”, Montini è il candidato naturale e il cosiddetto “Partito romano”, l’ala conservatrice della Curia, lo sa bene. «Gli ambienti reazionari lo vedono come il fumo negli occhi: Montini parla in italiano, ma pensa in francese e perfino un agente della Cia, fatto venire dal Pakistan per seguire da vicino il conclave, riferisce nei novendiali che questo forte candidato indispone il partito curiale che teme le sue idee e le sue vendette […]. Per il suo Conclave non ci sono racconti diretti o indiretti delle sedute. Sui 6 scrutini, necessari per raccogliere almeno 54 voti attorno al cardinale di Milano, girano molte voci: a posteriori l’ambasciata di Francia giudica i propri connazionali parte della maggioranza montiniana; fra i cardinali, con cui Montini ha parlato durante i novendiali (come Lercaro), ci sono certo elettori che hanno raccolto pacchetti di voti e poi li hanno ceduti; e forse è vero che il cardinale Frings (quello che si era portato a Roma come teologo di punta il giovane professor Ratzinger) ha fatto di tutto per evitare che un duello fra Lercaro e Montini avvantaggiasse pallidi rincalzi moderati, come Antoniutti. Ciò che è chiaro è che, come scrive l’ambasciata del Belgio all’indomani dell’habemus Papam, «“è il Concilio che ha fatto il Conclave”: infatti, ancora prima di aprire le porte della Sistina, il nuovo Papa annuncia la continuazione del Vaticano II». [Alberto Melloni, Corriere della Sera 15/4/2005] «L’elezione di Montini rappresenta un’indubitabile affermazione della maggioranza del Vaticano II nel conclave. Tuttavia, in questa area, Paolo VI rappresenta la personalità meno esterna all’universo del governo centrale del cattolicesimo». [Andrea Riccardi, Il potere del Papa, da Pio XII a Paolo VI, Laterza]

Il (facile) pronostico di Montanelli

• In un articolo del Corriere della Sera di oggi, intitolato “Montini figura centrale del Conclave”, Indro Montanelli esprime un’opinione diffusa: «Dio ci guardi dalla tentazione di formulare oroscopi: non c’è Conclave che non li abbia sbugiardati. Però una cosa si può dire con fondata possibilità di essere nel vero: e cioè che il protagonista almeno delle votazioni iniziali sarà il cardinale Montini. La prima domanda a cui il Conclave risponderà è se il nuovo Papa deve essere lui o no. Solo in questo secondo caso si procederà alla scelta di un altro, magari della sua stessa tendenza».  

Habemus papam: Paolo VI

• Dopo tre giorni di conclave, al quinto scrutinio il cardinale Giovanni Battista Montini viene eletto papa e prende il nome di Paolo VI, come l’apostolo delle genti. «Alla fine Montini apparve il candidato in grado di assicurare la continuità con Roncalli e di sostenere la maggioranza conciliare non soltanto agli elettori a questa vicini. Nonostante questi consensi più larghi della sua base elettorale, il cardinale arcivescovo di Milano dovette comunque superare con ogni probabilità antiche e tenaci opposizioni… L’annuncio dell’elezione fu immediatamente seguito, secondo la consuetudine, da quello del nome scelto dal nuovo papa, che aveva deciso di chiamarsi Paolo VI ispirandosi all’apostolo che era stato il più grande annunciatore di Cristo, e poco dopo dalla sua prima benedizione dalla loggia centrale della basilica di S. Pietro». [Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it]

Paolo VI pellegrino in Terrasanta

• Paolo VI vola in Terrasanta per una visita di tre giorni. È la prima volta in epoca contemporanea che un papa esce dall’Italia, e per giunta in aereo, un Dc8 dell’Alitalia. Della logistica viene incaricato un giovane monsignore della Segreteria di Stato, Paul Marcinkus, che in quanto americano ha padronanza di viaggi in aereo e di pagamenti in dollari. Durante il viaggio, Montini non nomina mai lo stato di Israele, che non ha rapporti diplomatici con la Santa Sede. Sul Monte degli Ulivi incontra il patriarca ortodosso Atenagora.

La squadra del Corriere al seguito del papa

• Il direttore del Corriere della Sera, Alfio Russo, manda una squadra di inviati d’eccezione tra cui Alberto Cavallari, Dino Buzzati ed Eugenio Montale. «Alla prosa sensitiva di Dino Buzzati toccò descrivere il clima in cui i cristiani di Terrasanta vissero l’evento: “Ore magiche in Galilea: si aspetta un qualcosa mai accaduto in duemila anni”. “Terra di Dio” fu intitolato un editoriale di Eugenio Montale che l’ultimo giorno della visita narrò con “brevi note affidate al telegrafo” la “impressione di eternità” che aveva ricavato dai luoghi e dai cibi conosciuti durante quella trasferta. Alberto Cavallari descrisse i “momenti di paura” che si ebbero nel tragitto tra la Porta di Damasco e il Santo Sepolcro: “Uomini urlano da ogni tetto. A un certo punto la situazione diventa caotica: per sottrarlo alla pressione della folla il Pontefice viene fatto sostare in una cappellina dove si trattiene per 25 minuti”. Un testimone oculare – Domenico Del Rio – descriverà così quella scena drammatica: “Musulmani e cristiani esplodono in un entusiasmo incontenibile e tutta una massa di persone ondeggia verso il papa. Paolo VI, serrato tra gli uomini della Legione araba, che a un certo punto lo alzano con le braccia, pressato tutto intorno dalla folla, sale a piedi la Via dolorosa. Le donne gli gettano fiori dalle finestre. Un petalo di rosa gli si appiccica sulla fronte. Montini è felice”». [Luigi Accattoli, Corriere della Sera 8/5/2009]  

Paolo VI istituisce il Segretariato per i non cristiani

• Papa Montini asseconda lo spirito ecumenico che si sta respirando al concilio e istituisce un Segretariato per i non cristiani (già preannunciato in una lettera del 12 settembre 1963 al cardinale Tisserant) per favorire relazioni amichevoli con i fedeli di altre religioni. 

Paolo VI promulga la sua prima enciclica, Ecclesiam suam

• Papa Montini promulga la sua prima enciclica, Ecclesiam suam. Scriverà altre sei encicliche: Mense maio (29 aprile 1965) in cui chiede di pregare la Madonna per il buon esito del concilio; Mysterium fidei (3 settembre 1965) sull’eucarestia; Christi Matri (15 settembre 1966) con cui chiede preghiere alla Vergine per la pace nel mondo; Populorum progressio (26 marzo 1967) sullo sviluppo dei popoli; Sacerdotalis Caelibatus (24 giugno 1967) sul celibato presbiterale; Humanae vitae (25 luglio 1968) sul matrimonio e la regolazione delle nascite. Scriverà anche numerose lettere apostoliche, esortazioni e costituzioni.

Paolo VI tra i due fuochi del concilio

• Oggi sul suo diario del concilio il grande teologo francese Henri de Lubac annota: «Da parte di una certa ala militante, che vorrebbe imporsi al concilio, le insinuazioni contro Paolo VI si moltiplicano. Lo elogiano, gli attribuiscono idee eccellenti, ma poi aggiungono che “ha paura delle proprie idee” (l’ho sentito dire poco tempo fa), e che ascolta troppo quelli che alimentano questa paura». [Henri de Lubac, Quaderni del Concilio, Jaca Book]  

Paolo VI intervistato dal giornalista del Corriere Alberto Cavallari

• Scoop del Corriere della Sera che oggi pubblica un lungo colloquio di Alberto Cavallari con il Papa avvenuto il 24 settembre 1965. Il giornalista racconta il suo arrivo nel Palazzo apostolico e l’incontro con Montini. «Vedevo un uomo disteso, spontaneo, poco somigliante al Papa scarno, teso, oppure introverso, oppure nervoso, oppure diplomatico, che solitamente si descrive. “Ci fa piacere, sa, parlare del Vaticano” disse subito il Papa affabilmente, con espressione arguta. “Oggi molti cercano di capirci e di studiarci. Ci sono tanti libri sulla Santa Sede e il Concilio. E alcuni sono anche ben fatti, vede. Ma molti assicurano che la Chiesa pensa certe cose senza aver mai chiesto alla Chiesa cosa pensa. Mentre, dopotutto, anche il nostro parere dovrebbe contare qualcosa in tema religioso”. Qui il Papa fece una pausa, una parentesi divertita. Poi continuò spegnendo il sorriso. “Ma ci rendiamo conto che non è facile intendere ciò che viene fatto e viene discusso nel mondo della Chiesa. Anche il Papa, sa, certe volte fatica per capire il mondo d’oggi». Nell’intervista, Montini tocca i nodi fondamentali del pontificato, dal concilio che sta per finire all’ecumenismo, dal controllo delle nascite alla curia romana. [Corriere della Sera 3/10/1965]

Paolo VI parla all’assemblea dell’Onu

• Accompagnato da otto cardinali rappresentanti i cinque continenti, papa Montini visita la sede dell’Onu, a New York, e prende la parola (in francese, la lingua dei diplomatici) davanti ai delegati delle nazioni. «Non occorrono molte parole per proclamare questo sommo fine di questa istituzione. Basta ricordare che il sangue di milioni di uomini e innumerevoli e inaudite sofferenze, inutili stragi e formidabili rovine sanciscono il patto che vi unisce, con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità!». [www.youtube.com/watch?v=lGjXGWGe2OY]

Paolo VI riforma il Sant’Uffizio

• Con il motu proprio Integrae servandae papa Montini riforma il Sant’Uffizio che d’ora in poi si chiamerà Congregazione per la Dottrina della fede nella convinzione, come dice il documento, che «alla difesa della fede ora si provvede meglio col promuovere la dottrina». La decisione di Montini intende venire incontro, alla vigilia della chiusura del concilio, ai sentimenti della maggioranza conciliare dalla quale sono venute critiche alla curia e in particolare ai metodi, considerati non più sostenibili, del Sant’Uffizio. [Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it]

Paolo VI chiude il Concilio Vaticano II

• Con una liturgia solenne celebrata in piazza San Pietro, Paolo VI chiude i lavori del Concilio Vaticano II. Nell’omelia ribadisce la sua scommessa del dialogo con il mondo, parallelamente ai sette messaggi conclusivi che il concilio invia ai governanti, agli intellettuali, agli artisti, alle donne, ai lavoratori, ai poveri e malati, ai giovani e che il papa stesso consegna ad altrettanti rappresentanti di queste categorie: «Per la Chiesa cattolica nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano. [...] Lo dica il cuore di chi ama: ogni amato è presente! E noi, specialmente in questo momento, in virtù del nostro universale mandato pastorale ed apostolico, tutti, tutti noi amiamo!». [Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it]

Paolo VI promulga l’Humanae vitae

• Da anni il Vaticano sta studiando la questione demografica. Un’apposita commissione ha elaborato un testo possibilista sulla contraccezione non naturale che al papa non è piaciuto. Con l’enciclica Humanae vitae Paolo VI dichiara la contrarietà ai metodi contraccettivi non naturali e alle politiche di pianificazione familiare, spesso imposte ai Paesi poveri da quelli più ricchi. «L’Humanae vitae sollevò una tale bufera di critiche e di attacchi personali al Papa anche in moltissimi ambienti cattolici che Paolo VI non utilizzò più il genere dell’enciclica nei suoi documenti successivi, forse per non esporre a ulteriori critiche una forma così impegnativa e solenne del magistero pontificio e per evitare così di logorare inutilmente l’autorità del papa!». [Giovanni Maria Vian, Enciclopedia dei Papi, www.treccani.it]

Paolo VI segue lo sbarco sulla Luna

• Il Papa segue la diretta televisiva dell’allunaggio davanti a un apparecchio a colori sistemato nel giardino della Specola Vaticana. Appena l’Apollo 11 tocca il suolo lunare, alle 22.18 ora italiana, parla in inglese, per pochi secondi, davanti alle telecamere di una rete americana: «Gloria a Dio e onore a voi, uomini artefici della grande impresa spaziale. Onore, salute e benedizione». Poi va a dormire. Verso le quattro del mattino del giorno dopo, 22 luglio 1969, viene svegliato dal gesuita Joseph O’Connel, direttore della Specola, e segue la diretta dei primi passi degli astronauti, fino verso le 5.30, quando invia loro un nuovo messaggio attraverso Radio Vaticana che termina con queste parole: «Noi siamo a voi tutti vicini con i nostri voti e con le nostre preghiere. Vi saluta con tutta la Chiesa Cattolica il papa Paolo VI». [Luigi Accattoli, Corriere della Sera 22/5/2001]

Paolo VI a Venezia

• Nella sua breve visita pastorale a Venezia, papa Montini celebra la messa in piazza San Marco. Al termine della liturgia si toglie la stola papale, la mostra alla folla e la mette sulle spalle del patriarca, Albino Luciani, visibilmente imbarazzato. Il gesto del Pontefice non viene ripreso dalle telecamere che hanno già chiuso il collegamento ma è documentato da numerose fotografie.

Paolo VI inaugura la collezione d’arte sacra moderna dei Musei Vaticani

• Papa Montini inaugura nei Musei Vaticani la Collezione d’Arte religiosa moderna: ottocento composizioni pittoriche e scultoree di artisti italiani e internazionali (ma il numero è destinato ben presto ad aumentare). Parlando ai presenti, il Papa ricorda che «la Chiesa fu maestra di Arte, e cultrice nel passato e conservatrice del passato; la sua grande tradizione s’è poi rallentata e quasi isterilita; dov’è, ad esempio, in questo domicilio delle sue glorie artistiche dei secoli andati un posto per noi moderni? La Chiesa avrebbe solo musei, gelosi custodi dei lavori degli antichi artisti, solo perciò superbi e magnifici cimiteri, da offrire alla nostra ammirazione e alla nostra imitazione? La Chiesa s’è fermata alla storia ormai spenta dei tempi trascorsi? E secondo: se una cittadinanza nei nobili recinti della Chiesa ufficiale anche per i figli dell’Arte del nostro secolo potesse venire in discussione, non sarebbe negativa la risposta?». [www.vatican.va]

Paolo VI inaugura l’Anno Santo

• Paolo VI inaugura l’Anno Santo con una cerimonia nella basilica di San Pietro. Durante il rito di apertura della Porta santa, in diretta televisiva con la regia di Zeffirelli, pesanti calcinacci si staccano e colpiscono di striscio il Papa.

Paolo VI bacia i piedi del metropolita ortodosso Melitone

• Nel decimo anniversario della cancellazione delle scomuniche reciproche tra la chiesa cattolica e quella ortodossa, Paolo VI bacia i piedi del metropolita ortodosso Melitone, capo della delegazione del patriarcato di Costantinopoli presente alla messa papale. Un sigillo potente all’Anno santo che va chiudendo.

Paolo VI supplica le Brigate rosse perché liberino Moro

• Sconvolto dal rapimento dell’amico Aldo Moro, presidente della Democrazia cristiana (16 marzo 1978), papa Montini scrive una lettera accorata ai suoi sequestratori. «Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse: restituite alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile l’onorevole Aldo Moro. Io non vi conosco, e non ho modo d’avere alcun contatto con voi. Per questo vi scrivo pubblicamente, profittando del margine di tempo, che rimane alla scadenza della minaccia di morte, che voi avete annunciata contro di lui, Uomo buono ed onesto, che nessuno può incolpare di qualsiasi reato, o accusare di scarso senso sociale e di mancato servizio alla giustizia e alla pacifica convivenza civile. Io non ho alcun mandato nei suoi confronti, né sono legato da alcun interesse privato verso di lui. Ma lo amo come membro della grande famiglia umana, come amico di studi, e a titolo del tutto particolare, come fratello di fede e come figlio della Chiesa di Cristo. Ed è in questo nome supremo di Cristo, che io mi rivolgo a voi, che certamente non lo ignorate, a voi, ignoti e implacabili avversari di questo uomo degno e innocente; e vi prego in ginocchio, liberate l’onorevole Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni, non tanto per motivo della mia umile e affettuosa intercessione, ma in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità, e per causa, che io voglio sperare avere forza nella vostra coscienza, d’un vero progresso sociale, che non deve essere macchiato di sangue innocente, né tormentato da superfluo dolore. Già troppe vittime dobbiamo piangere e deprecare per la morte di persone impegnate nel compimento d’un proprio dovere. Tutti noi dobbiamo avere timore dell’odio che degenera in vendetta, o si piega a sentimenti di avvilita disperazione. E tutti dobbiamo temere Iddio vindice dei morti senza causa e senza colpa. Uomini delle Brigate Rosse, lasciate a me, interprete di tanti vostri concittadini, la speranza che ancora nei vostri animi alberghi un vittorioso sentimento di umanità. Io ne aspetto pregando, e pur sempre amandovi, la prova». [www.vatican.va]

Paolo VI ai funerali di Moro

• I funerali di Aldo Moro, il leader della Democrazia cristiana e presidente del Consiglio rapito dalle Brigate rosse e trovato morto il 9 maggio 1978, si sono tenuti in forma strettamente privata a Torrita Tiberina. Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, alla presenza di tutte le autorità politiche, Paolo VI presiede un rito funebre in suffragio dell’amico (in curia qualcuno ha fatto notare che non rientra nella tradizione che un papa partecipi a una messa esequiale, soprattutto se di un uomo politico). «Ed ora le nostre labbra, chiuse come da un enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all’ingresso del sepolcro di Cristo, vogliono aprirsi per esprimere il De profundis, il grido, il pianto dell’ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffoca la nostra voce. Signore, ascoltaci! E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte? Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il suo spirito immortale, segnato dalla fede nel Cristo, che è la risurrezione e la vita. Per lui, per lui. Signore, ascoltaci!».

Paolo VI muore

• Papa Montini si spegne alle 21.40 nella residenza estiva di Castel Gandolfo per un edema polmonare che stronca il suo fisico già molto provato, specie dopo la morte dell’amico Aldo Moro. John Magee, uno dei suoi segretari, ha ricordato che «sul letto di morte, con voce flebile, diceva “Pater noster qui es in coelis”. Così fino alle 21.30. Poi si è fermato. Il medico continuava a registrare la pressione e la temperatura. Diceva che la temperatura era a 44, la pressione poco prima era salita a 220. Alle 21.30 sembrò come se scoppiasse. La faccia tornava perfetta. Il medico disse che in quel momento la pressione era scesa a 60. Era il crollo finale. Il papa aprì gli occhi e cominciò a guardarci, cominciando dal dottore che era vicino a me. Eravamo in ginocchio. Guardava ciascuno di noi. Qualcuno era in piedi e lui alzava gli occhi per guardarlo, fino al cardinale Villot, che era alla sua destra… Non c’è stata alcuna agonia. Io sentivo il polso che lentamente si spegneva. Alle 21.41 il dottore ha detto: “Il Papa è morto”. In quell’istante di silenzio, cominciò a suonare la sveglia. Il cardinale Villot cercava di fermarla, ma monsignor Macchi disse di lasciarla suonare e di non toccarla. Senza saperlo, quella mattina, aveva puntato la suoneria all’ora esatta della morte di Paolo VI». [Andrea Tornielli, Paolo VI. L’audacia di un papa, Mondadori]

Il testamento di Paolo VI

• Nel corso della riunione della Congregazione generale dei cardinali, viene letto il testo delle ultime volontà di Paolo VI, testo che prima della pubblicazione è stato portato a conoscenza dei familiari. Il testamento consiste in uno scritto del 30 giugno 1965 integrato da due aggiunte, una del 16 settembre 1972 e un’altra del 14 luglio 1973. Sono quattordici pagine manoscritte in tutto. Il primo dei tre testi è scritto su tre fogli grandi, formato lettera, ciascuno di quattro facciate. Paolo VI ha numerato la prima pagina dei tre fogli di suo pugno e ha messo la sua firma anche a margine della quarta facciata del foglio I. In tutto sono undici facciate scritte in cui dà disposizioni precise per i funerali: «Siano pii e semplici, si tolga il catafalco ora in uso per le esequie pontificie, per sostituirvi apparato umile e decoroso. La tomba: amerei che fosse nella vera terra, con umile segno, che indichi il luogo e inviti a cristiana pietà. Niente monumento per me». [www.vatican.va]

I funerali di Paolo VI

• Per la cerimonia una bara semplicissima, di legno chiaro, viene deposta a terra sul sagrato di piazza San Pietro; sopra, un Vangelo aperto e sfogliato dal vento. Così descrive il rito Sandro Viola su Repubblica del giorno dopo: «Il momento più intenso è venuto quando la bara del Papa ha fatto la sua comparsa sul sagrato, portata a spalla dai “sediari” in frac grigio-lilla, preceduta dai diaconi in bianco e seguita dai 95 cardinali officianti. Allora quando la bara è stata deposta su un grande tappeto persiano a pochi metri dalla folla, e nell’aria tersa dello splendido pomeriggio romano si è levato l’incenso dai turiboli, la gente è ammutolita. […] È stato a questo punto che si è visto quanto la chiesa di Roma sia cambiata nell’ultimo ventennio, tra la morte di Papa Pacelli e quella di Papa Montini. Non solo per la scomparsa di ogni pompa, le guardie nobili in uniforme Secondo Impero, i “bussolanti” in costume spagnolo, i “sediari” vestiti di damasco rosso, i camerieri segreti, i principi romani: molta parte di questo contorno si era già dissolta nei quattro anni di pontificato di Giovanni XXIII. Ma per quella bara nuda, deposta in terra – senza neppure il catafalco su cui poggiava la bara di papa Giovanni –, e non in una cappella di San Pietro, ma sui gradini del sagrato, di fronte alla folla. L’immagine di una Chiesa modesta “con modestia”, ci faceva notare un monsignore francese, e non “manifestamente modesta”, come quella giovannea». [la Repubblica 13/8/1978]

L’amico di famiglia

• Il banchiere Giovanni Bazoli, amico di famiglia, ricorda «quell’applauso che si levò dalla folla mentre il feretro si allontanava dalla piazza e spariva dentro la basilica. Posso sbagliarmi, ma è stata la prima volta nella storia che si è applaudito a un funerale, almeno a quello di un papa. Anche a ripensarci, risulta paradossale e commovente allo stesso tempo che proprio al Papa che non aveva mai fatto nulla per sollecitare popolarità, così timido e riservato nei confronti della folla, sia toccato di ricevere il primo applauso della storia a un funerale». [Francesco Anfossi, Famiglia Cristiana 32/2002]

Avviata la causa di canonizzazione di Paolo VI

• La diocesi di Roma ha dato inizio alla causa di beatificazione e canonizzazione di papa Montini, dopo la richiesta formulata un anno fa dal cardinale Ruini, a nome di tutti i vescovi italiani, durante l’incontro dell’assemblea della Cei con Giovanni Paolo II.