Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  ottobre 17 Martedì calendario

Il “Diavolo Rosso” decide la prima Milano-Sanremo

  • La prima edizione della corsa ciclistica Milano-Sanremo è vinta dal francese Lucien Petit-Breton (all’anagrafe Mazan), recordman dell’ora e vincitore dell’ultima Parigi-Tours, tra i favoriti della vigilia insieme al connazionale Louis Trousselier (vincitore del Tour 1905, terzo all’ultima Parigi-Roubaix) e agli italiani Giovanni Gerbi (detto il “Diavolo Rosso”, il corridore italiano più noto del momento) e Giovanni Cuniolo (campione italiano in carica). Al via 33 concorrenti, pioggia e vento fanno slittare la partenza dalle 4.30 alle 5.15 di mattina. Gruppo di testa ridotto a una dozzina di concorrenti già al controllo di Pavia, a Casteggio sono rimasti in otto: oltre ai quattro favoriti, Carlo Galetti, Luigi Ganna, Gustave Garrigou e Clemente Canepari. Nell’attraversamento di Pozzolo Formigaro, Gerbi attacca approfittando del selciato sconnesso, a Novi ha un vantaggio intorno al minuto. Nonostante il nevischio, alle 10.41 il “Diavolo Rosso” passa in testa al Turchino con tre minuti di vantaggio su Ganna, Galetti e Garrigou, mentre Petit-Breton, che ha forato, è a cinque minuti (più attardati Trousselier, vittima di una caduta, e Cuniolo, che in salita proprio non va). Caduto anche Galetti, Gerbi soffre la Colletta e i Piani di Invrea e nei pressi di Savona è raggiunto da Garrigou. Nella discesa del Berta, quando mancano 25 km al traguardo, rientra anche Petit-Breton, compagno di squadra di Gerbi: premio di 300 lire al primo, 150 al secondo, 70 al terzo, il “Diavolo Rosso”, certo della sconfitta in volata, si accorda con Petit-Breton per la spartizione a metà del bottino, quindi, a 800 metri dall’arrivo di Viale Cavallotti, afferra per il collo Garrigou, che nonostante le proteste deve accontentarsi del secondo posto (Ganna chiude quarto, Galetti quinto, Cuniolo settimo). Tempo del vincitore: 11h04’15” (288 km alla media di 26,015 km/h). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Milano-Sanremo, Ganna sfiora l’impresa

• Restati in patria i francesi Lucien Petit-Breton e Gustave Garrigou, primo e secondo nell’edizione 1907, squalificato il “Diavolo Rosso” Giovanni Gerbi (sei mesi per le scorrettezze al Giro di Lombardia), in Australia Giovanni Cuniolo (lucrosa tournée su pista), il belga Cyrille Van Hauwaert vince la seconda edizione della Milano-Sanremo: già conquistatore della Bordeaux-Parigi, per rifinire la preparazione ha fatto in bici il viaggio dalla capitale francese. Partenza alle 5.45 sotto violente raffiche di pioggia gelida che accompagnano i 48 corridori al via per tutta la corsa, Louis Trousselier, grande speranza dei francesi, prima cade per colpa di un cane, poi precipita in un fossato, ciononostante fa parte del gruppetto di dodici che attacca in testa il Turchino. Luigi Ganna, grande speranza italiana, è vittima della rottura della catena ma prosegue sulla bicicletta di Eberardo Pavesi, che esausto si ritira dalla corsa. Alle 11.32 Van Hauwaert passa per primo in vetta, tallonato dal transalpino Henri Lignon, a cento metri c’è Carlo Galetti, a trecento André Pottier e Giovanni Rossignoli, poi Augustin Ringeval e Ganna. In vista dell’insidiosa discesa, alcuni contadini allertati dai direttori sportivi agganciano alle bici dei battistrada fascine di rami secchi e sterpi (in modo che durante la picchiata i ciclisti possano continuare a pedalare mantenendo caldi i muscoli). A Voltri il distacco di Galetti ammonta a 1’01”, a Savona sale a 5’, quindi, stravolto dalla fatica, si ritira. Lungo la Riviera il vento gelido costringe alla resa anche Lignon, mentre Van Hauwaert, abituato al clima delle Fiandre, si invola da solo verso il traguardo, che taglia per primo coprendo i 289,4 chilometri in 11h33’00” (media 25,056 km/h). La piazza d’onore va a Ganna, staccato di appena 3’30” al termine di una clamorosa rimonta che ha galvanizzato i tifosi sparsi sul tracciato (attardato da forature e passaggi a livello chiusi, a Savona aveva un ritardo di 17’, a Oneglia, 26 km all’arrivo, erano ancora 10). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Ganna trionfa a Sanremo

• Luigi Ganna vince, primo italiano a riuscire nell’impresa, la Milano-Sanremo, giunta alla terza edizione. Saliti a ben 104 i ciclisti in gara, tra i partenti spiccano il François Faber (vincitore dell’ultimo Giro di Lombardia), Gustave Garrigou (campione francese in carica), Cyrille Van Hauwaert (primo a Sanremo nel 1908). Partenza alle 5.54 sotto un cielo plumbeo, il “Diavolo Rosso” Giovanni Gerbi dà subito battaglia e a Pavia il gruppo di testa conta solo 28 elementi (manca Garrigou, alle prese con problemi meccanici). Sul Turchino, temperatura intorno ai 5 gradi, Gerbi cade, Van Hauwaert e Faber arrancano, Ganna e Carlo Galetti transitano in vetta da soli, seguiti da Giovanni Cuniolo (sorprendentemente a suo agio in salita). Ganna caduto in discesa alla terza curva, Cuniolo passa audacemente all’attacco e a Voltri è primo con il francese Emile Georget, segue un gruppetto di cui fanno parte Ganna e Galetti (Gerbi è a 5’ con Faber, Van Hauwaert a 11’). Complice il caos causato da alcuni passaggi a livello chiusi, Georget resta solo in testa ma, dopo la salitella del Miramare, sbaglia strada (volutamente tratto in inganno da un addetto alla segnaletica?) e quando se ne accorge fa appena in tempo a evitare il sorpasso di Ganna. I due battistrada passano primi a Savona, staccati di 3’ Gerbi, Galetti e Cuniolo. All’attacco sotto la tramontana, il possente “Luison” transita a Finale con 5’ di vantaggio su Georget, 8’ su Cuniolo, 11’ su Gerbi, 12’ su Galetti. Finalmente, in corso Cavallotti, Ganna, accolto dal pubblico entusiasta, è il primo italiano a vincere la Milano-Sanremo, 289,4 km in 9h32’00, eccezionale media oltre i 30 km/h (30.356). Georget finisce secondo a 3’ minuti, Cuniolo terzo a 18’, Van Hauwaert quarto con lo stesso tempo, Gerbi quinto a 21’, Faber sesto a 22’, Galetti settimo a 26’. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Christophe vince la “Milano-Siberia”

• Dopo la parentesi di Luigi Ganna, vincitore nel 1909 (doppietta con la prima edizione del Giro d’Italia), la Milano-Sanremo torna in mani straniere: 289,3 km in 12h24’00” (23,330 km/h), si impone il francese Eugène Christophe, che precede di oltre un’ora Giovanni Cocchi e Giovanni Marchese, di oltre due ore Enrico Sala. Ganna, che taglia il traguardo al secondo posto staccato di 39’30”, è squalificato per aver coperto parte del percorso in auto. Partenza alle 6, in gara 63 ciclisti, mentre a Porta Genova piove a dirotto arriva la notizia che sul Turchino nevica e in molti preferiscono tornare immediatamente a casa. Il belga Cyrille Van Hauwaert, che nel freddo ha vinto l’edizione del 1908, attacca nell’attraversamento del Po su un ponte di chiatte, e poi di nuovo all’uscita di Tortona approfittando del caos suscitato nel gruppo dalle rotaie del tram che si incrociano pericolosamente in una curva. In testa si forma un terzetto dello squadrone “Alcyon”, di cui fanno parte anche Octave Lapize ed Ernest Paul. Ennesimo attacco sotto il nevischio, a Ovada Van Hauwaert è primo con 3’ su Lapize, 4’ su Ganna, 5’ su Paul, 10’ su Christophe. Clima siberiano, il percorso trasformato in una pista di sci, dopo Masone la trentina di corridori ancora in gara è costretta a scendere di bicicletta per proseguire a piedi. A Campoligure arriva il ritiro di Lapize, ormai ai limiti dell’assideramento, alle 11.07 Van Hauwaert transita per primo in vetta al Turchino, seguito a 10’ da Christophe, a 19’ da Paul, a 22’ da Ganna. Paralizzato dal freddo, il leader della corsa cade in discesa, cerca rifugio in un casolare, ma una volta riscaldatosi si rifiuta di ripartire. Lo stesso fa Paul, mentre Christophe, ben asciutto e rifocillato, continua la corsa dopo che il direttore sportivo Alphonse Baugé gli ha procurato un paio di pantaloni lunghi: sosta durata trenta minuti, si lancia all’inseguimento di Pierino Albini, che a Voltri lo precede di 7’, in mezzo ai due c’è Ganna, 4’ dal battistrada. A Savona la situazione si è ribaltata: Christophe è in testa, Ganna segue a un quarto d’ora, Albini a 26’. Tale è il vantaggio che il francese si ferma di nuovo per mangiare, cambiare bicicletta e tagliare i pantaloni che troppo spesso si impigliano nella catena. A Sanremo, alla fine, arrivano solo in sette. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

A Sanremo “revanche” di Garrigou

• Il francese Gustave Garrigou, grande sconfitto della prima edizione (1907), si prende la rivincita trionfando alla Milano-Sanremo, 289,3 chilometri percorsi in 9h47’00” (29,570 km/h), secondo è un altro transalpino, Louis Trousselier, staccato di 6’, terzo il primo degli italiani, Luigi Ganna, a 16’, quarto Carlo Galetti a 20’, sesto, a 21’, Eugène Christophe, vincitore dell’edizione 1910. Via alle 5.40, i 70 concorrenti trovano finalmente un clima accettabile. In vetta al Turchino passa per primo Henri Lignon, che batte allo sprint Ganna, André Blaise, Galetti e Garrigou, il quale attacca nella discesa viscida e ghiaiosa con il compagno di squadra Louis Trousselier. A Voltri i due alfieri della “Alcyon” hanno un minuto di vantaggio sui connazionali Lignon e Marcel Godivier, a 3’ Ganna e Luigi Azzini. A Savona (100 km al traguardo) i battistrada hanno 5 minuti di vantaggio su un gruppetto di cui fanno parte Ganna, Galetti, Blaise, Lignon, Christophe e il belga Jules Masselis. Sullo strappetto di Bergeggi-Torre del Mare (90 km all’arrivo) Trousselier arranca e Garrigou resta solo in testa: a Noli ha un vantaggio di 2’22”, il gruppetto di Ganna è a 6’37”, di lì a Sanremo è una passerella trionfale. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Pélissier: doppietta Lombardia-Sanremo

• Per la quarta volta in sei edizioni, la Milano-Sanremo è vinta da un francese: stavolta tocca a Henri Pélissier, che percorre i 289,7 km in 9h44’30” (29,738 km/h), al secondo posto il connazionale Gustave Garrigou, vincitore dell’edizione 1911, terzo il belga Jules Masselis, quarto Ezio Corlaita, primo degli italiani. Partenza alle 5.54, al via 80 corridori, il tempo sereno fa toccare all’avvio la media di 35 km/h. In vetta al Turchino transita per primo Garrigou, ma i distacchi sono minimi. In discesa Luigi Ganna, unico vincitore italiano della Milano-Sanremo (1909), fora, stessa sorte per Carlo Galetti e Cyrille Van Hauwaert (primo nel 1908). In vista di Arenzano Ganna cade, Galetti è vittima di un’altra foratura. A Loano (63 km al traguardo) sono in testa in cinque: Garrigou, Pélissier, Julen Masselis (tutti e tre in forza all’Alcyon), Emile Georget (La Francaise) e Corlaita (Fiat). Prima di Diano Marina rientrano altri due alfieri della fortissima Alcyon, Eugène Christophe (vincitore nel 1910) e André Blaise. Sul Capo Berta, Corlaita tenta più volte l’attacco, a Oneglia si arrendono Georget (foratura) e Christophe. Decide una volata a cinque, il giovane Pélissier (23 anni) diventa il primo ciclista capace di fare doppietta col giro di Lombardia (le “classicissime” italiane di apertura e chiusura). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Al belga Defraye la Milano-Sanremo

• Prima edizione in cui è vietato il cambio di bicicletta, la settima Milano-Sanremo è vinta dal belga Odile Defraye, trionfatore dell’ultima edizione del Tour de France che percorre i 286,5 km in 9h11’58”, alla media record di 31,143 km/h. Partenza alle 5.52, al via 75 corridori, il cielo è sereno. A Ovada fora il temutissimo Octave Lapize, vincitore di tre Parigi-Roubaix, Lucien Petit-Breton (vincitore nel 1907 della prima edizione) ed Henri Pélissier (primo nel 1912) perdono contatto sulla salita del Turchino, in vetta alla quale passano per primi Defraye e il connazionale Louis Heusghem, seguiti a ruota da una decina di uomini: tra questi il nostro Vincenzo Borgarello, attesissimo dopo le due vittorie di tappa al Tour, che però dopo poco perde contatto causa una foratura. Ai Piani d’Invrea restano in testa in cinque: Defraye, Heusghem, Louis Mottiat, Angelo Gremo e Alfonso Calzolari. Appena superata Albenga, parte l’attacco di Mottiat e Defraye, alfieri dell’Alcyon, che si giocano la corsa allo sprint. Terzo, staccato di 4’08” è Ezio Corlaita, che come nel 1912, quando arrivò 4°, deve accontentarsi di essere il primo degli italiani. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

“Baby” Agostoni vince la Milano-Sanremo

• Ugo Agostoni è il secondo italiano a vincere la Milano-Sanremo, impresa riuscita nelle precedenti sette edizioni al solo Luigi Ganna. Partenza alle 6.15, 72 corridori al via, tra i favoriti c’è il campione d’Italia Costante Girardengo. Gruppo compatto fino a Ovada, la scalata del Turchino non ispira attacchi fino agli ultimi due chilometri, quando partono il francese Jean Alavoine e l’australiano Ivor Munro, che però in discesa restano attardati causa forature. A Voltri passa in testa un gruppetto di sei corridori, tutti italiani, tra i quali spiccano Agostoni e Carlo Galetti, vincitore del Giro d’Italia nel 1910 e 1911. A Savona il gruppetto di testa è ridotto a cinque unità, c’è ancora Galetti, cui si sono aggiunti Ganna, Munro, Giuseppe Santhià e il francese Charles Crupelandt (vincitore della Parigi-Roubaix 1912). Nella strada verso Capo Berta i ricongiungimenti sono continui e il drappello di testa sale a 22 unità (compreso Girardengo). Appena la strada riprende a salire, Galetti tenta l’attacco decisivo, a Oneglia è raggiunto da sei inseguitori tra i quali Alavoine e Crupelandt, poi rientrano anche Agostoni e Santhià. Favoriti da un passaggio a livello chiuso, ad Arma di Taggia entrano nel plotoncino che comanda la corsa anche Ganna e Vincenzo Borgarello. All’ultimo chilometro, mentre si prepara la volata, la manovra sconsiderata di un’auto al seguito fa cadere Borgarello e alza un polverone di cui approfittano Agostoni e Galetti, compagni di squadra nella Bianchi, col lissonese che a 400 metri dal traguardo piazza lo scatto decisivo diventando il più giovane vincitore nella storia della corsa (20 anni e 8 mesi). Il primo dei francesi, Crupelandt, deve accontentarsi del terzo posto. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Girardengo regala la Sanremo a Corlaita

• Ezio Corlaita, già primo degli italiani nel 1912 e nel 1913, vince un’edizione della Milano-Sanremo a cui, causa la guerra in corso, partecipano solo 41 concorrenti (compresi alcuni dilettanti ammessi in via eccezionale, tra questi il campione di categoria Gaetano Belloni). Prima della partenza (6.15) La Gazzetta dello Sport premia Luigi Ganna, Carlo Galetti, Clemente Canepari e Giovanni Rossignoli, al via in tutte le nove edizioni della corsa. Gruppo compatto fino al Turchino, Corlaita attacca per primo senza grandi risultati, in vetta passa al comando un terzetto della Bianchi composto da Belloni, Angelo Gremo e Luigi Lucotti, staccato di 20” Galetti, di 58” il campione d’Italia Costante Girardengo e Ugo Agostoni, vincitore dell’edizione 1914. In discesa Belloni cade ed è costretto al ritiro, Gremo fora e Lucotti resta solo in testa. In vista del promontorio di Arenzano, il battistrada è raggiunto da Corlaita, Galetti ed Agostoni, che si stacca sui Piani d’Invrea e a Savona abbandona la corsa. Sotto una pioggia insistente, il terzetto di testa guadagna fino a quattro minuti sul quartetto composto da Girardengo, Gremo, Giuseppe Azzini e Ottavio Pratesi, sul Capo Berta i primi due riducono il distacco a 3’. Nella discesa su Oneglia, Corlaita rompe la catena, poi, a 23 km dall’arrivo, la svolta decisiva: percorso che prevede una circonvallazione a mare più lunga ma anche più pianeggiante, Girardengo, spinto dalla foga di raggiungere Lucotti e Galetti, taglia per il centro nonostante i richiami di Gremo. A San Lorenzo del Mare, 12 chilometri dall’arrivo, il campione d’Italia resta solo al comando, a Sanremo taglia il traguardo con 3’ di vantaggio su Corlaita, anch’egli autore di un grande finale. Nonostante la certezza che Girardengo avrebbe vinto anche senza la “scorciatoia”, la Giuria è infine costretta ad accogliere il ricorso del secondo classificato, che si aggiudica così la corsa. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

A Belloni la Sanremo degli “imboscati”

• Gaetano Belloni, all’esordio tra i professionisti, vince la decima Milano-Sanremo: edizione del 1916 saltata a causa della guerra, il vincitore ha evitato la chiamata al fronte perché privo di una falange del pollice destro (incidente al tornio), Costante Girardengo è restato a casa perché operaio in una fabbrica, Carlo Galetti perché postino-ciclista, in tutto tra i 48 partenti ci sono solo 15 professionisti. Tra i favoriti spicca lo svizzero Oscar Egg, che approfittando della neutralità del suo Paese e della limitata concorrenza sta raccogliendo successi sulle strade (e sulle piste) di tutt’Italia. Partenza alle 6.19, a Ovada passa in testa un gruppo di undici unità che comprende tra gli altri Belloni, Girardengo, Egg ed Ezio Corlaita, vincitore dell’edizione del 1915. Sul Turchino Belloni parte all’attacco accumulando fino alla vetta un vantaggio di 4’03” su Egg e 6’27” su Girardengo. A Voltri (12.25) i due inseguitori passano insieme, staccati di 5 minuti, a Savona il distacco è invariato, ma Girardengo sui Piani d’Invrea ha staccato Egg (poi costretto al ritiro per la fatica) ed è rimasto solo. Aurelia flagellata dal libeccio (contrario al senso della corsa), Girardengo recupera un minuto, poi è costretto a fermarsi un paio di volte per le coliche di stomaco. Ad Albenga il distacco è salito a un quarto d’ora, tanto che Belloni si può permettere un paio di forature che non gli impediscono di tagliare per primo il traguardo, alle 19, con la media più bassa della storia, 22.495 km/h. Girardengo è secondo a 11’48”, l’ultimo a tagliare il traguardo, alle 21.17, è il dilettante Eugenio Pivano, 13°. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Milano-Sanremo: finalmente Girardengo

• Costante Girardengo, campione d’Italia in carica, vince la Milano-Sanremo, ridotta ai minimi termini dalla guerra (solo 33 i partenti). Via alle 6.15 sotto una forte pioggia, Gaetano Belloni, vincitore dell’edizione 1917, spinge subito sui pedali, tanto che a Binasco, cioè dopo appena una dozzina di chilometri, in testa sono rimasti solo in otto, tra cui Girardengo e Ugo Agostoni (vincitore nel 1914), tra i pochi che riescono a rientrare spicca Ezio Corlaita (primo nel 1915). Nella circonvallazione di Tortona parte all’attacco Girardengo, cui resistono solo Belloni, Corlaita, Alfredo Sivocci ed il sorprendente dilettante Luigi Vertemati. Dopo un altro attacco a 200 km dall’arrivo, a Pozzolo Formigaro Girardengo ha un vantaggio di una trentina di secondi, a Novi, acclamato dai suoi concittadini, ha quasi un minuto, a Ovada, con Belloni attardato da una caduta e dal salto della catena, il distacco ha raggiunto 7’29”. Sul Turchino Belloni tenta la rimonta, ma in vetta ha ancora un ritardo di 6’04”, mentre Corlaita è a 18’. A Savona Girardengo e Belloni sono ancora separati da 7’, nel tratto che passa per Albenga ed Alassio i nove corridori ancora in gara sono bersaglio di una violenta mareggiata. A Sanremo Girardengo termina la fatica con un vantaggio di 13’ su Belloni, Agostini è terzo a 59’, Corlaita quarto a un’ora e 37’. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Gremo vince la Milano-Sanremo

• La prima Milano-Sanremo del dopoguerra è vinta da Angelo Gremo. Tornati gli stranieri, tra i quali spiccano i fratelli belgi Marcel e Lucien Buysse e il francese Jean Alavoine, il grande favorito è Gaetano Belloni, vincitore dell’ultimo Giro di Lombardia, mentre il campione d’Italia Costante Girardengo, reduce dalla “spagnola”, è dato per finito e, scaricato dalla Bianchi, è passato alla Stucchi. Partenza alle 6.27, le strade sono coperte di fango per la pioggia del giorno prima. A Capriate una caduta generale attarda Belloni, che a Ovada rientra in gruppo. Girardengo vittima di una foratura (un sabotaggio al posto di controllo?), a Rossiglione comanda un gruppo di sette elementi, tra i quali Belloni e Gremo, altro corridore della Stucchi che attraversato Masone parte all’attacco. A Voltri (12.35) Girardengo, tallonato dallo svizzero Oscar Egg, ha un ritardo di 4’28”, Belloni di 6’. Sulla salita della Colletta, Girardengo rompe gli indugi, a Savona il suo ritardo dal leader ammonta ad appena 2’, in mezzo c’è Giuseppe Oliveri, altro alfiere della Stucchi che, vittima di due forature, dopo poco è superato dal capitano. A Finale, Gremo non riesce a evitare un carro (pare guidato da un ubriaco) e cade: ripartito senza conseguenze, ad Albenga il suo vantaggio è salito a 6’, ma su Capo Mele e Capo Cervo accusa la fatica e ai piedi del Capo Berta è raggiunto da Girardengo. In vista di Oneglia, la corsa è decisa da una foratura del campione d’Italia, che deve così lasciar via libera al meno blasonato compagno di squadra. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Storico bis di Belloni alla Milano-Sanremo

• Gaetano Belloni, già trionfatore nell’edizione del 1917, diventa il primo corridore della storia a vincere per due volte la Milano-Sanremo. Nonostante un fastidioso infortunio muscolare alla gamba sinistra, il favorito della vigilia è il campione d’Italia Costante Girardengo, soprannominato da Emilio Colombo il “Campionissimo” dopo i trionfi del 1919 (Giro di Lombardia, Milano-Torino e Giro del Piemonte, più il secondo posto nella Sanremo). Partenza alle 6.43 sotto un cielo grigio, 45 corridori al via, a Binasco Girardengo perde secondi preziosi per una foratura. La Bianchi di Belloni scatena l’attacco e a Ovada i suoi uomini hanno la maggioranza nel gruppo di testa (7 su 13). Staccato di cinque minuti, Girardengo si scatena sul Turchino, poco dopo Masone rientra sui primi e in vista della vetta scatta per aggiudicarsi il Gran Premio della Montagna (200 lire) ma affiancato da Belloni cade. A Voltri passa in testa un gruppetto di cui fanno parte Ugo Agostoni (primo nel 1914), Francis e Henri Pélissier (primo nel 1912), Louis Luguet, Jean Alavoine (tutti della Bianchi), Giovanni Brunero e Leopoldo Torricelli (Legnano), mentre Girardengo (Stucchi) è staccato di un paio di minuti. A Cogoleto, dopo i primi saliscendi della Riviera, transitano in testa i Pélissier, Brunero e Luguet; Belloni, in difficoltà sulla Colletta, accusa un ritardo di 1’29”, Girardengo è a 2’02” con il compagno di squadra Alfonso Calzolari, Alfredo Sivocci (Legnano) e Giuseppe Azzini (Bianchi). Nei pressi di Celle Luguet cede di schianto, Henri Pélissier fora, il fratello Francis e Brunero restano soli in testa. A Savona Belloni rientra sulla coppia in fuga, prima di Varigotti (un’ottantina di chilometri all’arrivo) si ricongiungono anche Girardengo, H. Pélissier e Azzini. Nella discesa verso Alassio, Girardengo fora perdendo un paio di minuti, Francis Pélissier è eliminato da una caduta. In cima al Capo Berta il Campionissimo sta per raggiungere i rivali e per non perdere tempo evita di cambiare rapporto (dovrebbe fermarsi e girare la ruota): la scelta di rimanere col 46x18 gli costerà la vittoria allo sprint. Ai 200 metri Belloni esce sulla destra, Girardengo tenta la rimonta dalla parte opposta ma il rapporto corto ne limita la velocità e deve accontentarsi del terzo posto, battuto pure da Henri Pélissier (quarto Azzini, quinto Brunero). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Bis del “Campionissimo” a Sanremo

• Costante Girardengo, già trionfatore nell’edizione del 1918, vince la sua seconda Milano-Sanremo, eguagliando il record di Gaetano Belloni (1917, 1920). Strada disseminata di chiodi per uno scherzo, la partenza è ritardata fino alle 6.25 (71 i corridori in gara). Sul Turchino il primo ad attaccare è Henri Pélissier (vincitore dell’edizione del 1912, dell’ultimo Giro di Lombardia e della Parigi-Roubaix corsa il 27 marzo), poi tenta l’allungo Ezio Corlaita (primo nel 1915), in vetta il Gran Premio della Montagna è vinto da Girardengo. A Voltri il gruppo di testa conta una dozzina di unità, oltre al “Campionissimo” ci sono Belloni (che nel 1920 ha fatto l’accoppiata Sanremo-Giro), Giovanni Brunero, Pélissier, Ugo Agostoni (primo nel 1914), il trentottenne Carlo Galetti (primo al Giro nel 1910 e nel 1911), il belga Philippe Thys (vincitore dell’ultimo Tour), ad Arenzano il plotone si ingrossa con il rientro, tra gli altri, di Corlaita e Angelo Gremo (primo a Sanremo nel 1919). Sulla Colletta attacca Agostoni, poco dopo Gremo e Thys sono messi fuorigioco dalle forature, ai Piani d’Invrea scatta Girardengo: oltre al fido Giuseppe Azzini (Stucchi) gli resistono solo Brunero e Alfredo Sivocci (entrambi della Legnano). Brunero tenta lo scatto sul Capo Mele, raggiunto in discesa tira il fiato sul Capo Cervo e ci riprova sul Capo Berta, Azzini e Sivocci si staccano, ma Girardengo rilancia e passa primo in vetta. Pur senza chance di vittoria, a 150 metri dall’arrivo Brunero lancia la volata, il “Campionissimo” rimonta e lo precede sotto il traguardo di dieci metri. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Brunero fa l’accoppiata Giro-Sanremo

• Giovanni Brunero, vincitore dell’ultima edizione del Giro d’Italia, vince la Milano-Sanremo centrando un’accoppiata riuscita fin qui (sebbene nell’ordine inverso) solo a Luigi Ganna (1909) e Gaetano Belloni (1920). Vietato per la prima volta il cambio di ruote tra i concorrenti (novità accolta con piacere dai cosiddetti “gregari di lusso”), praticamente assenti gli stranieri (al via il solo Robert Asse, un “isolato” francese), la partenza avviene alle 6.25 (70 corridori) sotto un cielo terso. Il “Campionissimo” Costante Girardengo è tornato alla Bianchi per far coppia con Gaetano Belloni: i “biancocelesti” temono solo la Legnano di Brunero. Sul Turchino, gruppo trainato dal vecchio Ezio Corlaita (primo nel 1915). Non succede niente fino a Masone, poi il Gran Premio della Montagna è vinto da Girardengo su Belloni e Brunero. Posizioni che mutano rapidamente per crisi improvvise o colpi di sfortuna, a Varazze passa al comando un gruppetto di sei unità che comprende Brunero, Girardengo, Giuseppe Azzini (“gregario di lusso” per antonomasia passato alla Maino), Ugo Agostoni (primo nel 1914), l’emergente Bartolomeo Aimo (Legnano) e il neoprofessionista Adriano Zanaga (Ganna). Azzini costretto al ritiro dopo una caduta, Agostoni attardato al rifornimento di Savona, il gruppo di testa si riduce a un quartetto, finché sul capo Berta Zanaga si arrende all’inesperienza e Aimo alla stanchezza. A 200 metri dal traguardo, quando si profila il bis dello sprint che ha deciso l’edizione del 1921, succede l’incredibile: tale Segalerba, un addetto al servizio d’ordine, attraversa la strada proprio mentre sopraggiungono i corridori lanciati nella volata, Brunero riesce a evitarlo ma Girardengo, impegnato a testa bassa nella rimonta, finisce a terra e non riesce a vincere la seconda Sanremo consecutiva, impresa finora mai riuscita a nessun corridore. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Tris di Girardengo alla Sanremo

• Costante Girardengo vince la Milano-Sanremo, primo corridore a riuscire nell’impresa tre volte (gli altri successi nel 1918 e nel 1921). Assente la Bianchi, che ha lasciato le corse per la mancata squalifica di Giovanni Brunero all’ultimo Giro d’Italia (contestato cambio di ruota), il “Campionissimo” è passato alla Maino, Gaetano Belloni (primo nel 1917 e nel 1920) alla Legnano. Big stranieri assenti per la concorrenza di Giro delle Fiandre (il 18 marzo ha vinto lo svizzero Heiri Suter) e Parigi-Roubaix (in programma il primo aprile), i 64 concorrenti prendono il via alle 6.11 sotto un cielo sereno. Bagarre scatenata da una foratura di Girardengo a Campoligure, sulla vetta del Turchino passa per primo l’“isolato” Ottavio Bottecchia, che allo sprint precede Belloni e Bartolomeo Aimo (Atala), mentre il “Campionissimo” transita con un ritardo di un minuto e mezzo. Ricongiungimento a Cogoleto, sui Piani d’Invrea riparte Bottecchia (affamato di traguardi a premio), che viene ripreso dopo aver attraversato in solitudine il lungomare di Varazze. Belloni temporaneamente attardato nella discesa dopo Capo Cervo, il primo a passare sul Capo Berta è Girardengo, seguito da Brunero. Alla volata conclusiva arrivano in undici: protetto dal fido Giuseppe Azzini (terzo al traguardo), Girardengo parte ai 200 metri e vince con una bicicletta di vantaggio su Belloni, quarto Brunero. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Volatona alla Sanremo, vince Linari

• Pietro Linari vince la 17ª edizione della Milano-Sanremo, spostata all’inizio del calendario internazionale per permettere una maggiore partecipazione straniera (decisiva la concorrenza di Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix). Contestato il regolamento che vieta il gioco di squadra, tutti i favori del pronostico sono per Costante Girardengo, già tre volte vincitore (1918, 1921, 1923), che per l’undicesima stagione consecutiva indossa la maglia tricolore di campione d’Italia (aiutato nell’impresa dalla pausa bellica). Partenza alle 6.10 con 94 corridori, sul Turchino non succede niente: il “Campionissimo” parte troppo tardi e perde pure lo sprint per il Gran Premio della Montagna, vinto dallo scatenato Camillo Arduino, di nuovo all’attacco sui Piani d’Invrea. Corsa scialba e monotona come non mai, ad Albenga il gruppo di testa conta ancora 28 corridori, in vetta al Capo Berta sono nove: primo Girardengo, lo seguono tra gli altri Arduino, Gaetano Belloni (primo nel 1917 e nel 1920) e Ottavio Bottecchia (secondo al Tour del ’23). Gruppetto che si ricompatta in discesa, a San Lorenzo al Mare ha raggiunto le ventiquattro unità. La gara si decide con una “volatona”: Brunero, che lavora per Belloni e Linari, scandisce il passo all’ingresso nell’ultimo chilometro, ai 400 metri passa in testa il campione italiano juniores Pietro Bestetti, che ai 100 metri cede il comando al “capitano” Girardengo: quando ormai sembra sicuro vincitore, ai 30 metri il “Campionissimo” è superato da Linari, che sotto il traguardo precede il rimontante Belloni di una decina di centimetri. Sorpresi dall’esito finale, gli esperti cominciano a temere che la corsa sia diventata troppo facile e che in futuro possa divenire sempre più spesso preda dei velocisti. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Quaterna di Girardengo a Sanremo

• Costante Girardengo, già trionfatore nel 1918, 1921 e 1923, vince la sua quarta Milano-Sanremo. Favoritissimo della vigilia insieme a Giovanni Brunero (Legnano, vincitore dell’ultimo Giro di Lombardia) e Ottavio Bottecchia (Automoto, primo al Tour del ’24), il “Campionissimo”, capitano della neonata Wolsit (una sottomarca della Legnano), prende il via con gli altri 65 concorrenti alle 6.10. Giornata primaverile, Pietro Linari, vincitore dell’edizione 1924, cade sul Turchino, rompe la ruota posteriore e perde 4’. Superata Rossiglione, Bottecchia parte all’attacco, seguito tra gli altri da Girardengo, Brunero e Alfredo Binda. Finita la prima bagarre, molti corridori, compreso Linari, rientrano sul gruppetto di testa. Passato Masone, a due chilometri dalla vetta Girardengo parte deciso staccando Binda, Gaetano Belloni (primo nel ’17 e nel ’20, anche lui passato alla Wolsit), Linari e perfino Bottecchia (messo ko da una bibita ghiacciata), l’unico che resiste è Brunero. In discesa recuperano Linari, Ezio Cortesia e Pietro Bestetti, a Voltri il quintetto ha un vantaggio di 1’28” sul gruppetto di Bottecchia e Binda. Ad Arenzano Linari perde tempo per un controllo regolamentare (dovuto al cambio di mozzo nella precedente caduta), Girardengo ne approfitta e riduce la compagnia al solo Brunero. All’inizio dei Capi il vantaggio sugli inseguitori ammonta a 10’ e si profila la bella dello sprint che ha deciso le edizioni del ’21 e del ’22. A Oneglia il “Campionissimo” fora, ma Brunero, timoroso di una crisi di fame, più che per attaccarlo ne approfitta per mangiare (stupore generale). Dopo il rocambolesco esito del ’22, stavolta lo sprint non ha storia e Girardengo festeggia il quarto successo (Linari arriva terzo a 15’). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Bis record di Girardengo a Sanremo

• Costante Girardengo (Wolsit) diventa il primo ciclista a vincere la Milano-Sanremo per due anni di fila, portando a cinque i successi totali nella classica di inizio stagione (nel 1918, 1921 e 1923 gli altri tre). Attesissimo duello con Alfredo Binda (Legnano, vincitore dell’ultimo Giro d’Italia), gli 89 concorrenti partono alle 6.15. Prima fuga dopo Voghera con in evidenza Giovanni Brunero (primo nel ’22) e Pietro Linari (primo nel ’24), entrambi compagni di squadra di Binda, a Novi avviene il ricongiungimento. Sul Turchino Girardengo è attardato da una foratura ma superato Campoligure è di nuovo col gruppo di testa. Sulla vetta passa per primo Antonio Negrini, gregario del “Campionissimo”, seguito da Linari e Binda, poi Gaetano Belloni (Opel, primo nel ’17 e ’20) e quindi, a una ventina di secondi, Girardengo. Binda attardato da una foratura in discesa, a Voltri passa in testa un quintetto con Negrini, Belloni, Domenico Piemontesi (Alcyon), Aleardo Menegazzi e Giuseppe Pancera (entrambi dell’Olympia) seguiti a 59” dal gruppetto di Girardengo, che recupera poco dopo il controllo d’Arenzano. La corsa si decide sui Piani d’Invrea: il “Campionissimo” si stacca con Nello Ciaccheri, gregario che attende il rientro di capitan Binda, e il fido Negrini, che però poco prima di Savona deve fermarsi per una foratura. Passato Loano, quando mancano una sessantina di chilometri all’arrivo, Girardengo resta solo e nonostante una caduta sul Berta e un paio di forature taglia il traguardo con 6’40” su Ciaccheri, terzo arriva Egidio Picchiettino a 11’15, quarto Belloni a 12’45”. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Chesi vince la Milano-Sanremo dopo una fuga di 200 km

• Assente per la prima volta dal 1913 Costante Girardengo, vincitore di ben cinque edizioni (postumi di una frattura al polso sinistro), la Milano-Sanremo è preda dello sconosciuto Pietro Chesi. Partenza alle 6.02, 111 concorrenti al via, dato il forfait del “Campionissimo” e dei più importanti stranieri, che hanno preferito concentrarsi sul Giro delle Fiandre, il campione d’Italia Alfredo Binda, vincitore nel 1925 e nel 1926 del Giro di Lombardia (nel ’25 pure del Giro d’Italia) è il superfavorito di tutti gli esperti. Alle porte di Tortona, quando i chilometri percorsi sono appena una settantina, scappano due “isolati”: Chesi e Carlo Porzio. A Novi i due hanno un vantaggio di 4’33”, poi, causa crampi, Porzio è costretto alla resa. Mentre il plotone prosegue disinteressato, a Ovada il vantaggio del battistrada sul gruppo è salito a 19’30” (in mezzo, a 7’, c’è un altro sconosciuto “isolato”, Pietro Tachino). In vetta al Turchino il vantaggio di Chesi ammonta ancora a 18’ (Tachino è a 10’), ad Arenzano è salito a 20’, a Savona è sceso a 15’. Mentre si sparge la voce che il fuggitivo, un boscaiolo classe 1902 nativo di Gambassi (tra Firenze e Siena) si è preparato pedalando con una gerla piena di pietre sulla schiena, il vantaggio risale fino a 18’ (Loano, 60 km all’arrivo). Sul Berta, finalmente, Binda parte al contrattacco, ma in vetta il ritardo ammonta ancora a 13’. In Corso Cavallotti, dove è fissato l’arrivo, “Pelo” (nomignolo ereditato dal padre “Pelone”) conclude la fuga di 200 km (170 in solitario) precedendo il delusissimo Binda di 9’ (stesso tempo per il terzo, l’alfiere della Bianchi Domenico Piemontesi). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Sesto trionfo di Girardengo a Sanremo

• Tornato dopo il forfait del 1927 (postumi di una frattura del polso sinistro), Costante Girardengo (Maino) vince la sua sesta Milano-Sanremo (nel 1918, 1921, 1923, 1925, 1926 gli altri successi). Partenza alle 6.15, 101 concorrenti al via (pressoché totale l’assenza degli stranieri, visto che nello stesso giorno si corre il Giro delle Fiandre), sono in molti a pronosticare che stavolta il “Campionissimo”, 35 anni compiuti il 18 marzo, dovrà cedere il passo ad Alfredo Binda, nuovo capitano della Wolsit che nel 1927 ha vinto Mondiale, Giro d’Italia e Giro di Lombardia. Salita particolarmente difficile perché la pioggia ha sciolto la neve ai bordi della strada, nei pressi di Rossiglione tenta l’attacco Pietro Chesi, sorprendente vincitore dell’edizione 1927: il gruppo, che ha imparato la lezione, non gli lascia spazio. A tre chilometri dalla cima del Turchino, Girardengo lancia l’attacco, ma Binda lo raggiunge e transita per primo in vetta con 20” di vantaggio. In discesa si lancia all’inseguimento Antonio Negrini, gregario del “Campionissimo” che a Voltri transita al comando insieme a Binda, a 29” c’è Alfred Oliveri, gregario del campione del mondo, a 41 Girardengo. Al rifornimento di Arenzano i quattro sono praticamente insieme. Mentre i battistrada badano soprattutto a controllarsi a vicenda, nei pressi di Cogoleto rientrano Giovanni Brunero (vincitore nel 1922) e Luigi Giacobbe, entrambi compagni di squadra di Binda, sui Piani d’Invrea Oliveri cede di schianto e rientra un gregario di Girardengo, Pietro Bestetti, riequilibrando la situazione: tre Wolsit contro tre Maino. Pioggia incessante, mano a mano rientrano nel gruppo di testa anche Bartolomeo Aimo (Alcyon), Chesi (Legione Mirandola) e gli “isolati” Raffaele Di Paco e Secondo Martinetto. Dieci uomini al comando quando cominciano i Capi, sul Mele saltano Aimo e Martinetto, sul Berta le prime vittime sono Bestetti e Di Paco: in vetta passa per primo Binda, Girardengo insegue con Negrini a 200 metri, più staccati Giacobbe e Brunero. A Santo Stefano al Mare, 18 chilometri all’arrivo, Binda ha un vantaggio di 1’53” sul “Campionissimo”, ormai solo all’inseguimento. Quando la corsa sembra decisa, il campione del mondo è prima vittima di una scivolata, poi di una congestione dovuta a una bevanda fredda. Ad Arma di Taggia, 8 km all’arrivo, avviene il ricongiungimento tra i due rivali. Allo sprint non c’è storia: Binda parte per primo, ma Girardengo lo rimonta e passa sotto al traguardo con due lunghezze di vantaggio mantenendo la promessa fatta al figlio Ettorino, che gli aveva chiesto di battere «quell’antipatico di Binda» (terzo, a 2’30”, arriva Brunero). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Milano-Sanremo: finalmente Binda!

• Alfredo Binda, campione del Mondo nel 1927, campione d’Italia nel 1926, 1927, 1928, primo al Giro nel 1925, 1927, 1928, al Giro di Lombardia nel 1925, 1926, 1927, vince finalmente la sua prima Milano-Sanremo, insolitamente disputata di martedì (San Giuseppe). Partenza alle 6.05, tra gli 89 corridori al via non c’è Costante Girardengo, vincitore in sei edizioni (1918, 1921, 1923, 1925, 1926, 1928) che si è ritirato dall’attività su strada. Determinatissimo, Binda passa primo sulla vetta del Turchino, al termine di un forcing cui resiste solo una dozzina di uomini. Nuovo attacco sulla Colletta, il campione d’Italia resta solo ma in discesa è raggiunto da Antonio Negrini. A Varazze l’alfiere della Maino (squadra che ha come dirigente Girardengo) cade in curva e rompe un pedale. Nonostante manchino al traguardo ancora 110 chilometri, Binda forza l’andatura: a Savona il vantaggio su Leonida Frascarelli ammonta a 2’02”, alle 15.09, quando taglia il traguardo alla media record di 31.268 km/h, è salito a 8’30”. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Sanremo, Girardengo manca il settimo sigillo

• Michele Mara (Bianchi) vince la 23ª Milano-Sanremo. Partenza alle 6.27, tra i 143 corridori al via c’è il trentasettenne Costante Girardengo, vincitore di sei edizioni (1918, 1921, 1923, 1925, 1926, 1928) clamorosamente tornato alle corse, ma il favorito è Alfredo Binda, che nel 1929 oltre alla Sanremo ha vinto il campionato italiano e il Giro (ma al Mondiale s’è dovuto accontentare del terzo posto). Sul Turchino i due rivali si marcano stretto ed il Gran Premio della Montagna è vinto da Antonio Negrini (gregario di Girardengo nella Maino). Ai Piani d’Invrea il “Campionissimo” cade: Binda ne approfitta per lanciare l’attacco, in salita stacca tutti, ma in discesa si fa prendere dalla foga ed è vittima di una caduta. A Celle transita al comando un terzetto composto da Negrini, Luigi Giacobbe (altro gregario di Girardengo) e Luigi Marchisio (gregario di Binda nella Legnano), a 1’04” un sestetto che oltre a Girardengo comprende i suoi gregari Pietro Fossati (vincitore del Giro di Lombardia ’29) e Learco Guerra, Leonida Frascarelli (Legnano, secondo a Sanremo nel ’29), Mara e il suo gregario Allegro Grandi mentre Binda, staccato di 5’ minuti, di lì a poco si ritira. A Finale il gruppo di testa conta dieci elementi (ai nove succitati si è aggiunto l’“isolato” Riccardo Proserpio). Qualche chilometro più tardi rientra un altro gregario di Girardengo, Fabio Battesini, con Pio Caimmi (Gloria) e gli “isolati” Domenico Piemontesi e Antonio Pesenti. Con la Maino già in completo controllo della corsa, prima di Diano Marina il “Campionissimo” può festeggiare anche il rientro di Raffaele Di Paco, compagno di squadra preziosissimo negli arrivi in volata. Girardengo, che pare lanciato al settimo successo, parte ai 150 metri, ma si capisce subito che non ha più lo spunto di un tempo: complice la rottura del manubrio, alla fine deve accontentarsi del quinto posto, preceduto da Mara, Caimmi, Piemontesi e Di Paco, col quale il “Campionissimo” si rammarica: «Se avessi saputo che stavi così bene e andavi così forte la volata l’avrei tirata io a te...». [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

L’iridato Binda conquista la Sanremo

• Alfredo Binda, campione del mondo in carica, vince la sua seconda Milano-Sanremo dopo quella del ’29 (a quota due successi aggancia Gaetano Belloni, di più solo Costante Girardengo, sei). Via alle 6,20 con 140 partenti, assenti i big stranieri per la concomitanza del Fiandre, tra i favoriti c’è il campione italiano Learco Guerra, pupillo del “Campionissimo” che nel ’30 ha chiuso al secondo posto Tour e Mondiale. Corsa che si accende nell’ultimo chilometro dell’ascesa del Turchino, al Gran Premio della Montagna l’iridato (Legnano) precede di tre macchine la “locomotiva umana” (Maino), poi passano Luigi Marchisio (gregario di Binda che ha vinto l’ultimo Giro d’Italia) e Michele Mara (Bianchi, nel ’30 ha vinto Sanremo e Lombardia). Colletta e Piani d’Invrea superati senza che succeda niente, prima del rifornimento di Savona Mara tenta l’allungo, ma il gruppo di testa continua a contare una cinquantina d’unità. Binda attardato da una foratura, Mara ci riprova a Spotorno con Pio Caimmi (Gloria, 2° nel 1930), Domenico Piemontesi (Bianchi, 3° nel 1930) e Alfredo Bovet (Touring), mentre Guerra si ferma per girare la ruota e cambiare rapporto. A Finale il quartetto di testa ha un vantaggio di 1’22” su un gruppetto di undici uomini trainato dai gregari di Guerra, Binda e i suoi sono a 1’50”. Ricongiungimento generale ad Albenga, sui Capi Mele e Cervo non succede niente dopodiché una nuova foratura di Binda scatena la bagarre. I primi a passare sulla vetta del Berta sono Francesco Camusso (Gloria) e Caimmi, dopo 29” arrivano Guerra, Mara, Marchisio, Luigi Giacobbe (Maino) e Leonida Frascarelli (Legnano, 2° a Sanremo nel ’29). Coppia di testa ripresa dai primi inseguitori all’uscita di Porto Maurizio, Mara e Caimmi forano, i gregari di Guerra sono stanchi. Risultato: a 15 km dall’arrivo il gruppo Binda rientra sulla testa della corsa (15 uomini). Mentre si prepara la volata, rientrano anche Caimmi, Mara, Antonio Negrini (ex gregario di Girardengo passato con Binda), Allegro Grandi (Bianchi) e l’“isolato” Alfredo Carniselli. Favorito dello sprint è Mara, che però pare stanco, in seconda battuta Guerra, ma Binda scatta sulla scia di Negrini e sul traguardo precede il campione italiano, che infuriato presenta invano un reclamo (il campione del mondo ai 200 metri avrebbe spostato irregolarmente Giuseppe Martano, alfiere della Frejus). Corsa terminata da ben 106 corridori, oltre al secondo 3° posto consecutivo di Piemontesi va segnalato il 69° posto del quarantottenne Carlo Galetti (vincitore del Giro nel ’10 e nell’11). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

L’oriundo Bovet vince la Sanremo

• Alfredo Bovet vince la 25ª Milano-Sanremo. Partenza alle 6.27, tra i concorrenti ci sono le vecchie glorie Costante Girardengo, Gaetano Belloni (entrambi trentanovenni) e Giovanni Gerbi (46 anni), per la vittoria si prevede un nuovo duello tra il campione del mondo (e d’Italia) Learco Guerra (Maino) e Alfredo Binda (Legnano), che nel ’31 ha fatto la doppietta Sanremo-Lombardia. Inserita in calendario esattamente a metà tra Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix, la corsa gode di una discreta partecipazione straniera, in testa il francese Charles Pélissier che, complice un passaggio a livello chiuso, poco prima di Rossiglione parte all’attacco. In cima al Turchino il Gran Premio della Montagna è vinto da Luigi Barral (Olympia), seguito da Pélissier, Michele Mara (Bianchi, primo nel ’30), Leonida Frascarelli (“isolato”, secondo nel ’29) e Angelo Rinaldi (Maino). Sui Piani d’Invrea i fuggitivi sono raggiunti da Alfredo Bovet (Bianchi), classe 1909 nato in Svizzera (ma di passaporto italiano) che sullo strappo della “Doganella” (115 km al traguardo) resta solo al comando. A Savona (100 km) i cinque inseguitori hanno un distacco di 1’03”, il gruppo dei migliori è a 5’. A Sanremo Bovet taglia il traguardo con 3’00 di vantaggio su Alfredo Binda, terzo è Mara, quarto Frascarelli, quinto Barral (tutti con lo stesso tempo). Il vecchio Belloni chiude 13° a 6’35”, il “vecchissimo” Gerbi è 81°: ha impiegato un’ora e venti minuti in meno rispetto al terzo posto del 1907 (edizione inaugurale). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

La “locomotiva umana” vince la Sanremo

• Il campione d’Italia Learco Guerra vince la 26ª Milano-Sanremo. Partenza alle 6.51, tra i favoriti c’è il campione del mondo Alfredo Binda, che con la maglia iridata ha vinto l’edizione del ’31 (un altro successo nel ’29), mentre Costante Girardengo, vincitore di sei edizioni ormai quarantenne, nonostante lo scetticismo che lo circonda continua a ritenersi competitivo. L’oriundo italo-svizzero Alfredo Bovet, vincitore nel ’32, tenta un nuovo attacco e transita per primo a Tortona con 1’06” su un gruppetto di cinque corridori, ma il suo tentativo svanisce per una foratura al bivio Novi-Alessandria. Gruppo compatto a Campoligure, sul Turchino va in difficoltà Binda (Legnano). A un chilometro dalla vetta, Guerra (Maino) parte all’attacco. Gran Premio della Montagna vinto da Raffaele Di Paco (Legnano), con lui ci sono Guerra, Remo Bertoni e Pietro Rimoldi (Bianchi), Francesco Camusso (Gloria, primo al Giro del ’31 e terzo al Tour del ’32) e Carlo Moretti (Dei). Bertoni e Moretti staccati in discesa, sui fuggitivi rientrano gli “isolati” Camillo Erba e Eugenio Gestri, ma quest’ultimo cede già sulla Colletta. Dopo il rientro del tedesco Karl Altenburger (Olympia), a Cogoleto i fuggitivi sono ripresi da Bovet e Binda, col campione iridato che attacca senza successo sui Piani d’Invrea. Rientrato sui primi Ludwig Geyer (tedesco della Legnano), Camusso e Moretti si arrendono all’uscita di Vado, sul Capo Berta scatta Bovet ma nella discesa su Imperia le file si ricompattano. A San Lorenzo al Mare, 15 km all’arrivo, Di Paco si mette a parlare col compagno di squadra Binda, ma sbanda per prendere qualcosa dalla tasca e i due alfieri della Legnano cadono perdendo ogni chance di successo. Decide una volata a cinque: Guerra parte ai 150 metri e, fedele al soprannome di “locomotiva umana”, non è più raggiunto, secondo è Bovet, poi Rimoldi, Altenburger e Geyer, Binda è sesto a 1’56”, Girardengo undicesimo a 7’19”. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

La “belva” Demuysere vince la Milano-Sanremo

• Il belga Joseph Demuysere vince la 27ª edizione della Milano-Sanremo. Alla partenza (7.30) il favorito è Learco Guerra, vincitore dell’edizione del ’33 e campione d’Italia in carica, mentre Alfredo Binda, tornato nel ’33 alla vittoria nel Giro (davanti proprio a Demuysere, secondo anche nel ’32) appare ormai ricco e appagato (la sua biografia - Le mie vittorie, Le mie sconfitte - ha venduto 30.000 copie). Giornata primaverile, in vetta al Turchino passa per primo Michele Orecchia (Gloria), in fuga col compagno di squadra Giovanni Cazzulani, il belga Feliciene Vervaecke (Ganna), gli isolati Allegro Grandi, Herbert Sieronski, Giuseppe Cassin, il gruppo passa a 6’30” (a Pontecurone il distacco ammontava a 8’56”). Perso il solo Grandi (sulla Colletta), il quintetto di testa prosegue la fuga. A Capo Noli scatta Cazzulani, che a Loano ha un vantaggio di 1’53” sui più immediati inseguitori, ad Albenga conserva 1’25”, ad Alassio 41”. A Laigueglia il fuggitivo è raggiunto da un gruppetto di cui adesso fa parte Demuysere, che attacca sul Mele, resiste a Francesco Camusso all’inizio del Berta e parte in solitudine in vista della vetta. Soprannominato “la Belva”, il belga non si ferma più fino a Sanremo, dove precede di 1’40” Cazzulani e di 3’00” Camusso (delusi i tifosi di Guerra e Binda, il primo fuori causa per una caduta, il secondo 46° a 13’48”). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Gepin Olmo vince la Milano-Sanremo

• Giuseppe “Gepin” Olmo vince la 28ª edizione della Milano-Sanremo. Partenza alle 7.45, il grande favorito è Learco Guerra, che nel ’34 ha vinto Giro d’Italia, Giro di Lombardia e campionato italiano, mentre Alfredo Binda è dato ormai per finito. In vetta al Turchino (premio di 500 lire) passa per primo Faustino Montesi, tutti i big gli sono nella scia con l’eccezione di Binda, che vittima del freddo si è già ritirato. Caduto sulle rotaie del tram a Voltri, Guerra resta tramortito per un paio di minuti, riparte ma le sue chance di vittoria sembrano ormai compromesse. A Savona la “locomotiva umana” ha un ritardo di 4’13”, ma a Finale, dopo un accanito inseguimento, rientra clamorosamente nel gruppo di testa, di cui fanno parte anche il belga Joseph Demuysere, primo a Sanremo nel ’34, e Olmo. Sui Capi si scatena il giovane debuttante Gino Bartali: scattato sul Cervo, è ripreso da Guerra; ripartito sul Mele, in vetta al Berta, quando mancano 21 km all’arrivo, il suo vantaggio sfiora il minuto, a Imperia è salito a 1’31”. A Riva Ligure, una decina di chilometri al traguardo, il sorprendente toscano è raggiunto da Guerra, Olmo e Mario Cipriani. In Corso Cavallotti decide uno sprint a quattro: vince Olmo, secondo è Guerra, terzo Cipriani, quarto l’esausto Bartali (che si consola con il premio di 500 lire destinato al “movimentatore della giornata”). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Varetto vince una Milano-Sanremo da record

• Angelo Varetto vince la 29ª edizione della Milano-Sanremo. Sparuta presenza straniera, Giuseppe Olmo, alfiere della Bianchi vincitore dell’edizione del ’35, deve guardarsi soprattutto dal tris d’assi della Legnano: Learco Guerra, vincitore nel ’33; Gino Bartali, campione d’Italia in carica rivelatosi proprio nell’ultima edizione della classica d’apertura; Alfredo Binda, primo nel ’29 e nel ’31 (che ormai però sembra avere soprattutto il ruolo di consigliere in corsa). Partenza alle 7.30, appena superata Novi, in località Catanietta, Binda cade fratturandosi il femore della gamba destra (carriera finita?). Carovana sconvolta dalla notizia, sul Turchino passa al comando Enrico Mollo, alfiere della Gloria che nel ’35 ha vinto il Giro di Lombardia, il gruppo Bartali transita con un ritardo di 10’13”. Al comando un gruppetto di cinque corridori, Guerra attardato da una caduta (con rottura del manubrio) e due forature, Olmo parte al contrattacco e ad Alassio guida un gruppetto staccato di 3’41” (Bartali ha perso tempo per una foratura). Ad Albenga, quando mancano 50 km all’arrivo, passano in testa Varetto col compagno di squadra Augusto Introzzi, Carlo Romanatti (Bianchi) e l’isolato Aladino Mealli. Olmo tenta la rimonta sui Capi, ma fallisce. La corsa si decide sul Berta: Mealli frenato da problemi al cambio, Introzzi dalla stanchezza, restano soli Romanatti e Varetto, che in Corso Cavallotti vince la volata (e il premio di tremila lire) e chiude la corsa alla media record di 36,470 km/h. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

A Del Cancia la Milano-Sanremo

• Assente Gino Bartali, vincitore nel 1936 di Giro d’Italia e Lombardia (postumi di una broncopolmonite), Cesare Del Cancia vince a sorpresa la 30ª Milano-Sanremo. Partenza alle 7.35, il pronostico degli esperti punta su Giuseppe Olmo, campione d’Italia in carica, vincitore dell’edizione 1935 che nel ’36 ha colto il secondo posto al Giro (Learco Guerra pare ormai logoro). Sulla vetta del Turchino passa per primo Giovanni Valetti, a ruota Augusto Introzzi, Carlo Romanatti, Primo Zuccotti e Bernardo Rogora, dopo 40” secondi passano Francesco Camusso (vincitore del Giro del ’31, terzo a Sanremo nel ’34) e Olimpio Bizzi (nel ’36 terzo a Sanremo e nel campionato italiano). A Voltri comanda un gruppetto di nove corridori: Rogora, Introzzi, Valetti, Bizzi, Olmo, Del Cancia, Camusso, Mario Vicini e il campione svizzero Paul Egli. Sui Piani d’Invrea va all’attacco Camusso, ad Albissola è ripreso da sette inseguitori tra cui Del Cancia, Bizzi ed Enrico Mollo (primo al Lombardia del ’35). A Savona, Olmo, investito da un’auto al seguito, finisce fuori combattimento (il conducente rischia il linciaggio). La gara si decide nel tratto di pianura tra Finale e Pietra, a 72 km dall’arrivo: Del Cancia parte all’attacco, a Pietra Ligure ha un vantaggio di 21” sui più immediati inseguitori, a Loano il vantaggio sale a 32”, ad Alassio sfiora i due minuti. Passati indenne i Capi, sulla vetta del Berta il fuggitivo ha ancora un vantaggio di 1’43”: alle 15.06 taglia da solo il traguardo, secondo, staccato di 2’20” arriva Pierino Favalli, terzo, a 2’50”, Marco Cimatti. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Bis di Olmo a Sanremo

• Giuseppe “Gepin” Olmo, già vincitore dell’edizione 1935, vince la sua seconda Milano-Sanremo eguagliando le imprese di Gaetano Belloni (1917, 1921) e Alfredo Binda (1929, 1931), preceduto nella classifica di tutti i tempi dal solo Costante Girardengo (sei successi dal ’18 al 28’). Partenza alle 8.05, si preannuncia una sfida tra Olmo (Bianchi) e Gino Bartali (Legnano), campione d’Italia in carica che ha vinto gli ultimi due Giri. Clima primaverile, sulla vetta del Turchino passa per primo Mario Vicini, il gruppo dei favoriti transita con un ritardo di 2’35”. Sulla Colletta il battistrada è raggiunto dal francese André Deforge, che sui Piani d’Invrea resta solo al comando. Vantaggio di 41” al rifornimento di Savona, alle porte di Albenga il fuggitivo è ripreso da 15 corridori tra cui Olmo e Alfredo Bovet (primo a Sanremo nel ’32, secondo nel ’33), mentre Bartali è staccato di 30”. Attacco del francese Auguste Mallet, in cima a Capo Mele il gruppo di testa è ridotto a otto unità; nuovo attacco di Mallet sul Berta, riescono a limitare i danni solo Olmo, Bovet, Pierino Favalli (secondo a Sanremo nel ’37) e il francese Fabien Galateau. A Imperia (21 km all’arrivo) il battistrada ha un vantaggio di 21”, a San Lorenzo al Mare avviene il ricongiungimento, mentre Bartali rinviene fortissimo in compagnia di Olimpio Bizzi (3° a Sanremo nel ’36, al campionato italiano nel ’36 e nel ’37), Osvaldo Bailo e Bernardo Rogora. Al termine di un braccio di ferro durato qualche chilometro, il quintetto di testa evita il ricongiungimento e si gioca tutto allo sprint. Ai 200 metri parte Olmo, Favalli tenta la rimonta ma è ostacolato dalla moto di un milite della strada e come nel ’37 deve accontentarsi della piazza d’onore, terzo è Alfredo Bovet. Media record di 38.517 km/h, lo sconfitto Bartali chiude settimo a un minuto. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Bartali vince la sua prima Sanremo

• Gino Bartali, trionfatore nell’edizione del Tour de France 1938, vince la sua prima Milano-Sanremo. Partenza alle 8.03, favoriti al totalizzatore Giuseppe “Gepin” Olmo (primo nel ’35 e nel ’38) e Pierino Favalli (secondo nel ’37 e nel ’38), i primi chilometri vengono percorsi al freddo sotto una pioggia mista a neve. Gp della Montagna vinto sul Turchino da Francesco Albani, il gruppo transita con un ritardo di quasi 4’. Sui Piani d’Invrea il fuggitivo è raggiunto da Michele Benente, Gildo Monari e Giuseppe Bettazzi, ad Albissola avviene il ricongiungimento col gruppo, ancora forte di una cinquantina di elementi. Sul Capo Noli attaccano Aldo Bini (primo al Lombardia del ’37), Mario Ricci, Pietro Chiappini e Adriano Vignoli, Olmo va in crisi e si ritira, Bartali temporeggia e a Loano il suo gruppetto ha un ritardo di 1’06”. Rotti gli indugi, il capitano della Legnano si lancia all’inseguimento con Osvaldo Bailo (nipote di Costante Girardengo, 3° al Lombardia del ’38) e ad Alassio, quando mancano 46 km all’arrivo, il distacco è sceso a 39”. Sul Capo Mele, Bartali stacca Bailo e salta Vignoli, che ha perso contatto dai primi; dopo una discesa a tutta velocità, ad Andora piomba sui tre battistrada; sul Capo Berta se ne libera. Raggiunto in discesa da Vicini, Bartali tenta di resistere alla rimonta di Bini, suo grande rivale fin dai tempi in cui erano dilettanti (epiche le scazzottate tra i tifosi). Ad Arma di Taggia, 4 km al traguardo, Bini, Chiappini e Bailo agganciano i due battistrada. Bartali, teoricamente sfavorito ma più fresco dei rivali, lancia la volata ai 200 metri, Bini, più veloce, rimonta e lo affianca ma poi, vinto dalla stanchezza, si arrende al guizzo finale del rivale (terzo Bailo, quarto Chiappini, quinto Vicini). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Milano-Sanremo: Bartali come Girardengo

• Impresa riuscita sin qui solo al “Campionissimo” Costante Girardengo (’25-’26), Gino Bartali vince la sua seconda Milano-Sanremo consecutiva. Guerra che infuria in gran parte d’Europa, quando alle 8.00 la corsa prende il via sono passate meno di 24 ore dall’incontro del Brennero tra Benito Mussolini e Adolf Hitler e i tifosi sono fatalmente meno numerosi che nelle passate edizioni. Come nel 1939, sulla vetta del Turchino passa per primo Francesco Albani, il gruppo transita con un distacco di 1’32”. A Savona scatta Enrico Mollo (primo al Lombardia del ’35), ma a Finale il gruppo lo riprende. A Pietra ligure scattano Sebastiano Torchio (pupillo del “Diavolo Rosso” Giovanni Gerbi), Pierino Favalli (secondo a Sanremo nel ’37 e nel ’38), Glauco Servadei (3° al campionato italiano del ’38) e Adolfo Leoni (2° dietro Bartali al Lombardia del ’39): quando ad Albenga (53 km all’arrivo) transitano con un vantaggio di 1’24” sul gruppo, sembra l’azione decisiva, ma nei pressi di Capo Mele rientrano Osvaldo Bailo (nipote di Girardengo, terzo al Lombardia nel ’38 e a Sanremo nel ’39) e Diego Marabelli (2° al Lombardia del ’36, 3° al campionato italiano del ’39), il quale sul Capo Mele tenta addirittura l’attacco solitario. Sul Capo Cervo, Bartali si incarica dell’inseguimento in prima persona e sul Berta si riporta sui primi. Ad Arma di Taggia il gruppo di testa conta ben 34 corridori. La vittoria si decide con una volata senza precedenti (Pietro Linari nel ’24 aveva battuto 23 rivali). Ai 200 metri parte Olimpio Bizzi (campione d’Italia nel ’38), ma ai 100 metri gli salta la catena e, sorpresa, il più lesto ad approfittarne è Bartali, che sotto al traguardo precede Pietro Rimoldi e Aldo Bini.

Pierino Favalli vince la Sanremo

 • Pierino Favalli, già secondo nel’ 37 e nel ’38, vince la 34ª edizione della Milano-Sanremo. Nonostante l’Italia sia da nove mesi in guerra, la classica d’apertura della stagione ciclistica non manca il consueto appuntamento di San Giuseppe. Partenza alle 7.45, il favorito è Gino Bartali, capitano della Legnano che nel ’40 ha vinto Sanremo, Lombardia e campionato italiano; il suo principale rivale è il giovane compagno di squadra Fausto Coppi, che nel ’40 ha vinto il Giro d’Italia giusto il giorno prima della nostra entrata in guerra (9-10 giugno). Clima soleggiato, sul Turchino passa per primo Domenico Pedevilla, prima di Arenzano lo raggiungono tre uomini della Legnano, Favalli, Mario Ricci e Mario De Benedetti. Coppi e Bartali bloccati dal gioco di squadra, la fuga si rivela decisiva: sul Capo Mele Pedevilla cede di schianto, sul Berta il primo a perdere terreno è De Benedetti, poi Favalli scatena l’attacco che lo porta alla vittoria. A Sanremo, Ricci coglie il secondo posto staccato di 1’39”, Pietro Chiappini è terzo a 5’37”, stesso tempo di Fiorenzo Magni (che salva l’onore della Bianchi), Coppi e Bartali chiudono 10° e 12° a oltre 11’. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Il tricolore Leoni vince la Sanremo “rosa”

• Adolfo Leoni, campione d’Italia in carica, trionfa nella 35ª edizione della Milano-Sanremo: classica di apertura inserita in un “Giro d’Italia di guerra” a punti, il vincitore indossa la maglia rosa. Favorito della vigilia è Fausto Coppi, vincitore nel ’41 del Giro del Veneto, mentre Gino Bartali (secondo nella passata stagione al Giro del Piemonte) pare vittima di un’involuzione. Sulla vetta del Turchino passa per primo Giordano Cottur, che in discesa è raggiunto da Giovanni Destefanis, Mario De Benedetti, Giovanni Brotto, Antonio Bevilacqua e Marco Marangoni. Distacco del gruppo ormai oltre i tre minuti, si lanciano all’inseguimento in tre: Pierino Favalli (primo a Sanremo nel ’41), Alfredo Martini e Leoni, che a Varigotti raggiungono i fuggitivi. A Finale i nove di testa hanno 1’48” di vantaggio sul gruppo Bartali, Coppi è a 4’. Martini staccato già prima di Alassio, sul Berta attacca Destefanis, seguito da Favalli e Marangoni, ma la discesa ricompatta le fila. Decide una volata a otto: Favalli lancia lo sprint, ai cento metri è ancora in testa, ma prima del traguardo è superato da Leoni e Bevilacqua. Bartali chiude 11° a 1’45”, stesso tempo di Fiorenzo Magni (12°), Coppi è 21° a 3’35”. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Cinelli vince la Milano-Sanremo

• Cino Cinelli, già vincitore nel ’38 del Giro di Lombardia, si aggiudica la 36ª edizione della Milano-Sanremo. Fausto Coppi (il 7 novembre al Vigorelli di Milano ha stabilito il record dell’ora, 45,798 km) è stato incredibilmente arruolato nell’esercito e combatte in Tunisia (ha fatto pervenire ai colleghi un messaggio d’augurio...); Gino Bartali, vincitore nel ’42 del “Giro d’Italia di guerra”, conta di ripetere l’impresa ed è pronto a farsi valere subito nella classica d’apertura, valida come prima prova. Partenza alle 7.45, tra gli altri favoriti ci sono Adolfo Leoni, primo a Sanremo nel ’42, e Aldo Bini, vincitore dell’ultimo Lombardia. Sulla vetta del Turchino passa per primo Vito Ortelli, il gruppo è a 40”. Nella discesa su Voltri il fuggitivo è raggiunto prima da Cinelli, Olimpio Bizzi (campione italiano del ’38) e Giulio Bresci, poi da Pierino Favalli (primo a Sanremo nel ’41, al Giro del Veneto nel ’42), Mario Ricci (vicecampione d’Italia, primo al Lombardia nel ’41), quindi dal gruppo di Bartali, Bini e Leoni. Plotone di testa forte di una trentina di unità ancora a Diano Marina, sul Berta prima scatta Elio Bertocchi (gregario di Bartali), poi Ortelli, che seguito da Bizzi supera la vetta con 20” di vantaggio. Ripresi i due battistrada, a Imperia il gruppo di testa conta una ventina d’unità. Falliti alcuni tentativi di fuga (Fiorenzo Magni, ancora Ortelli), gli uomini della Bianchi decidono di puntare sullo sprint di Leoni, che però temporeggia e al momento decisivo rimane chiuso: sul traguardo passano per primi i compagni di squadra Cinelli e Glauco Servadei, terzo è Quirino Toccaceli, quindi le due punte della Legnano, Favalli e Bartali. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Sanremo, Coppi primo. Poi musica da ballo

• Fausto Coppi, vincitore dell’ultimo Giro d’Italia prima della guerra (1940), si aggiudica la prima Milano-Sanremo post bellica. Partenza alle 7.30, tra i favoriti c’è sempre Gino Bartali, restato alla Legnano ma infuriato per alcune beghe contrattuali (il rivale è passato alla Bianchi), qualcuno punta su Mario Ricci, che nel ’45 ha vinto il suo secondo Giro di Lombardia (dopo quello del ’41, anno in cui fu secondo a Sanremo). Bella giornata primaverile, Coppi si lancia subito in fuga, prima con nove uomini, poi con quattro, poi col solo francese Lucien Teisseire, poi da solo: sulla vetta del Turchino, il vantaggio sul primo inseguitore è di 20”, il gruppo di Bartali transita con un distacco di 7’50”. Sebbene non tutti siano convinti da una condotta di gara tanto audace, la corsa è già decisa: forte dei 6000 chilometri percorsi in allenamento sotto la guida del fido massaggiatore cieco Biagio Cavanna, a Varazze Coppi ha un vantaggio di 7’ su Teisseire, da lì a Sanremo diventano 14. Nicolò Carosio, dalla radio, informa gli ascoltatori: «Ordine d’arrivo: 1° Fausto Coppi... in attesa degli altri concorrenti trasmettiamo musica da ballo». Il terzo, Ricci, arriva a 18’30”, a ruota Bartali. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Tris di Bartali a Sanremo

• Gino Bartali vince la sua terza Milano-Sanremo dopo quelle del ’39 e del ’40 (di più solo Costante Girardengo, sei tra il ’18 e il 28’). Partenza alle 7.20 sotto un tempo infame, tutta Italia attende l’esito del duello tra il capitano della Legnano, nel ’46 vincitore del primo Giro d’Italia del dopoguerra, e Fausto Coppi, capitano della Bianchi che nella passata stagione è stato primo a Sanremo e nel Lombardia (2° al Giro per soli 47”), mentre rientra alle gare Fiorenzo Magni (scontata la contestatissima squalifica di un anno inflittagli per le presunte simpatie verso il regime fascista). Corsa nella bufera, Coppi, vittima di una congiuntivite, si arrende prima del Turchino, sulla cui vetta transita per primo Ezio Cecchi (2° nel Giro del ’38), raggiunto in discesa dal compagno di squadra Enzo Bellini (Welter). A Voltri il duo di testa ha un vantaggio di 3’30” su Olimpio Bizzi (Viscontea, campione italiano del ’38), lo svizzero Emilio Croci-Torti e Quirino Toccaceli (entrambi della Olmo). Sulla Colletta Cecchi stacca Bellini, Toccaceli e Croci-Torti si arrendono al freddo. A Varazze Cecchi ha un vantaggio di un paio di minuti su Bizzi, nel frattempo raggiunto da Vito Ortelli (nel ’46 terzo al Giro e nel campionato italiano) e Luciano Maggini (entrambi della Benotto), il gruppo di Bartali e Magni è a 6’48”. A Savona il capitano della Legnano manifesta propositi di ritiro, ma lo staff della squadra lo rifocilla, lo riveste e lo spinge a non desistere e ad approfittare piuttosto del forfait di Coppi. Con l’arrivo dei Capi, Bartali comincia la rimonta: a Diano Marina piomba su Bizzi, Ortelli e Maggini, sul Berta li stacca e si lancia a caccia di Cecchi. A San Lorenzo al Mare, 15 km dal traguardo, avviene il sorpasso decisivo, da lì all’arrivo è una passerella trionfale (Cecchi arriva a Sanremo con un distacco di 3’57”). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Bis di Coppi a Sanremo

• Fausto Coppi, vincitore nel ’47 del Giro d’Italia, del Giro di Lombardia e del campionato italiano, vince la sua seconda Milano-Sanremo dopo quella del ’46. Partenza alle 8.47, c’è grande attesa per l’ennesima sfida con Gino Bartali, nel ’47 primo a Sanremo e secondo dietro al grande rivale al Giro e al Lombardia. Tempo buono, sulla vetta del Turchino passa per primo Giordano Cottur seguito dall’italo francese Gino Sciardis, il gruppo, guidato da Coppi, è subito dietro, mentre Bartali, vittima di una foratura, transita in vetta con un ritardo di 2’30”. In discesa Coppi si lancia all’attacco con altri tredici corridori, poco prima di Varazze segue lo scatto di Vincenzo Rossello (un ligure esaltato dalle strada di casa). Passati sotto le sbarre di un passaggio a livello chiuso, i due sono imitati da Fermo Camellini e Aldo Baito, che in breve li raggiungono, mentre il gruppo, costretto a fermarsi, perde ulteriore terreno. Sul Capo Mele, una quarantina di chilometri all’arrivo, Coppi lancia l’azione decisiva: a Sanremo è primo con un vantaggio di 5’17” su Rossello e Camellini (Baito, investito da un’auto, è stato costretto al ritiro). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Bis-tris di Coppi a Sanremo

• Impresa riuscita finora solo a Costante Girardengo (1925-26) e Gino Bartali (1939-40), Fausto Coppi vince la sua seconda Milano-Sanremo consecutiva, la terza totale (come Bartali, di più solo Girardengo, sei) contando quella del ’46. Partenza alle 8.24, percorso allungato a 290 chilometri, i pronostici della vigilia sono divisi tra il capitano della Bianchi (nel ’48 primo anche al Lombardia), il capitano della Legnano (nel ’48 clamoroso vincitore del suo secondo Tour de France), e Fiorenzo Magni, leader della Wilier-Triestina che nel ’48 ha vinto il Giro d’Italia. Avvio velocissimo con la fuga di Erminio Leoni e Ferdinando Terruzzi (olimpionico del tandem a Londra ’48), sulla vetta del Turchino (per la prima volta completamente asfaltato) passa per primo De Santi, seguito dal belga Georges Claes (vincitore di due Parigi-Roubaix consecutive, 1946-47), mentre il gruppo dei migliori accusa un distacco di 2’30”. Gruppo nuovamente compatto prima dei Piani d’Invrea, sulla strada verso i Capi un passaggio a livello chiuso crea uno scompiglio di cui approfitta Vittorio Rossello (2° a Sanremo nel ’48), seguito da sei corridori tra cui Fermo Camellini (3° a Sanremo nel ’48). Sul Capo Mele scatta il franco-italo-croato Fachleitner, che affronta in solitaria il Capo Cervo. Contrattacco dei big lanciato dal campione italiano Vito Ortelli, sul tratto più duro del Berta parte Coppi, che in discesa incrementa il vantaggio sui più immediati inseguitori. Ultimi chilometri tra gli applausi della folla festante, il capitano della Bianchi arriva a Sanremo 4’17” prima di Ortelli e Magni, Bartali è 15° a quasi sei minuti. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Milano-Sanremo: Bartali-Coppi 4 a 3

• L’intramontabile Gino Bartali vince la sua quarta Milano-Sanremo dopo quelle del 1939, 1940 e 1947 (di più solo Costante Girardengo, sei). Partenza alle 8.30, c’è un unico favorito, Fausto Coppi: trionfatore delle ultime due edizioni della classica d’apertura, nel ’49 ha compiuto, primo ciclista della storia, l’accoppiata Giro-Tour cui ha aggiunto i successi nel campionato italiano e nel Lombardia; se qualcuno farà quaterna, si pensa, sarà lui, non certo l’eterno rivale ormai trentacinquenne (comunque secondo al Giro del ’49). Sulla vetta del Turchino passa per primo Nedo Logli (terzo al Lombardia del ’49), membro di un gruppetto di nove corridori, il gruppo dei migliori transita a 1’30”. In discesa attacca il vicecampione d’Italia Luciano Maggini, che a Cornigliano ha 51” di vantaggio sugli ex compagni di fuga, 1’49” sul plotone. Gruppo ricompattato dai saliscendi dell’Aurelia, al rifornimento di Savona attaccano il belga Frans Gielen e Livio Isotti, che accumulano un vantaggio di 3’. Perso un minuto per un passaggio a livello chiuso, sul Capo Mele Isotti stacca il belga, poi s’arrende alla stanchezza. A Diano Marina, praticamente all’inizio del Berta, Coppi fora e Bartali ne approfitta stroncando in breve la resistenza di Fiorenzo Magni (nel ’49 terzo a Sanremo e primo al Giro delle Fiandre). In discesa Bartali è raggiunto dal francese Edouard Fachleitner e da Coppi, che ha prontamente recuperato il terreno perduto. Dopo qualche chilometro di collaborazione, Coppi tenta l’attacco, Bartali s’infuria e dopo averlo raggiunto gli si mette a ruota. Risultato: a 12 chilometri dall’arrivo il terzetto di testa è raggiunto dal gruppo dei migliori, in cui spicca il belga Rik Van Steenbergen, campione del mondo in carica, già primo in due Giri delle Fiandre (1944, 1946), una Parigi-Roubaix (1948), una Freccia Vallone (1949). Vani i tentativi di fuga di Magni e Louison Bobet, per la prima volta nel dopoguerra la corsa si decide con uno sprint, tra l’altro affollato come non mai (il gruppo di testa conta 53 corridori). Coppi tira la volata al più veloce compagno di squadra Oreste Conte, che ai 150 metri esce braccato dall’iridato Van Steenbergen. Ai 70 metri, ormai senza energie, il belga si pianta, alle sue spalle scatta fulmineo ilsorprendente Bartali che sul traguardo precede nettamente Logli e Conte. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Bobet vince la Milano-Sanremo

• Louison Bobet vince la 42ª Milano-Sanremo, primo francese a riuscire nell’impresa dal 1912 (quando si impose il grande Henri Pélissier). Fausto Coppi assente per la frattura della clavicola rimediata nello sprint della Milano-Torino (nel ’50 ha vinto Freccia-Vallone e Parigi-Roubaix), i favori della vigilia si concentrano sul belga Rik Van Steenbergen (campione del mondo nel ’49), su Fiorenzo Magni (primo al Giro delle Fiandre nel ’49 e nel ’50, ha vinto la Milano-Torino fatale a Coppi), sull’intramontabile Gino Bartali, già quattro volte primo a Sanremo (di più solo Costante Girardengo, sei), sul campione italiano Antonio Bevilacqua, su Renzo Soldani (vincitore dell’ultimo Lombardia) e sullo svizzero Ferdy Kubler (trionfatore all’ultimo Tour de France). In vetta al Turchino passa per primo Claudio Ricci, presto raggiunto da una decina di corridori. A Loano si lancia all’inseguimento un plotoncino di 17 uomini di cui fanno parte Bobet e Serse Coppi, fratello minore di Fausto che nel ’49 ha vinto (in un inusuale parimerito) la Parigi-Roubaix. Mentre Bartali, Magni e Van Steenbergen restano impigliati nelle retrovie, in discesa, prima di Andora, Bobet piomba sul gruppo di testa. Coppi jr. costretto a ferrmarsi per un incidente meccanico, in vetta al Capo Cervo passa in testa un quartetto di cui fanno parte Bobet, il compagno di squadra Pierre Barbotin, il belga Raymond Impanis (secondo alla Liegi-Bastogne-Liegi nel ’47, ’48 e ’50) e Loretto Petrucci (terzo al Giro del Piemonte del ’50), con gli ultimi due che si arrendono sul Berta e l’italiano che a Sanremo conquista il terzo posto staccato di 3’19”. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Petrucci vince la Milano-Sanremo

• Loretto Petrucci, già terzo nell’edizione del ’51, vince la 43ª Milano-Sanremo. Fausto Coppi in lenta ripresa dopo la morte del fratello Serse (fatale una caduta al Giro del Piemonte), i favori del pronostico gli preferiscono il francese Louison Bobet, nel ’51 autore della doppietta Sanremo-Lombardia (pure secondo alla Parigi-Roubaix) e lo svizzero Ferdi Kübler, campione del mondo in carica che nel ’51 ha vinto anche Liegi-Bastogne-Lieigi, Freccia Vallone e Giro di Svizzera. Ormai trentasettenne Gino Bartali (nel ’51 ha vinto il Giro del Piemonte), le altre speranze italiane si concentrano sul campione nazionale Fiorenzo Magni, vincitore dell’ultimo Giro che nel ’51 ha conquistato il terzo Fiandre consecutivo (ed è arrivato secondo al Mondiale) e su Antonio Bevilacqua (nel ’51 primo a Roubaix). Consuete fughe di inizio corsa, a Pontecurone attacca a sorpresa Coppi, il gruppo si sgretola ma gli uomini di Magni chiudono il buco. Sulla vetta del Turchino passa per primo Marcello Ciolli, seguito da quattro compagni di fuga tra i quali spicca il francese Raphael Geminiani (gregario di Coppi), il gruppo transita con un ritardo di 3’14”. A Savona il plotoncino di testa conta una ventina d’unità, il gruppo è a 3’21”. A Finale escono dal gruppo Alfredo Martini (primo al Giro del Piemonte del ’50) e il francese Jean Robic (primo al Tour nel ’47), che a Laigueglia rientrano sui primi, mentre dietro si è formato un gruppetto di cui fa parte un altro compagno di squadra di Coppi, Petrucci. Sul Berta resta solo in testa Giuseppe Minardi (secondo al Lombardia del ’51), Robic, Sartini e Wagtmans lo tengono a vista, Petrucci e Geminiani sono ormai a 15”, il gruppo è a un minuto (Coppi, indispettito, è bloccato dal gioco di squadra). In via Roma 14 corridori si giocano la vittoria allo sprint: lanciato dal compagno di squadra Donato Piazza, Petrucci parte ai cento metri e taglia per primo il traguardo, secondo è Minardi, terzo il francese Serge Blusson. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Bis di Petrucci a Sanremo (con media record)

• Impresa riuscita sin qui solo a tre miti come Costante Girardengo (1925-26), Gino Bartali (1939-40) e Fausto Coppi (1948-49), Loretto Petrucci vince la sua seconda Milano-Sanremo consecutiva alla media record di 40,349 km/h. Via alle 8.30, il favorito d’obbligo è Fausto Coppi, che nel ’52 ha bissato la doppietta Giro-Tour (mai riuscita a nessun altro corridore); Bartali, ormai trentottenne, indossa la maglia di campione d’Italia (nel ’52 ha vinto anche il Giro dell’Emilia); Fiorenzo Magni, già vincitore di due Giri d’Italia (’48 e ’51), insegue il primo successo nella classica d’apertura; Giuseppe Minardi, secondo nell’edizione del ’52 (stesso risultato nel Giro d’Emilia e nel campionato italiano), si è consacrato vincendo il Lombardia. Record di 215 partenti, tra gli stranieri sono molto temuti il belga Rik Van Steenbergen (nel ’52 primo a Roubaix), lo svizzero Ferdi Kübler (nel ’52 ha rifatto la doppietta Freccia Vallone-Liegi Bastogne-Liegi), il francese Louison Bobet (primo a Sanremo nel ’51). In vetta al Turchino passa per primo De Santi, tallonato da Buratti, il gruppo ha un distacco di 1’41”. Battistrada riassorbiti in discesa, al rifornimento di Varazze (108 km all’arrivo) il gruppo è ancora compatto, poi Coppi tenta l’allungo, Magni, Petrucci e Minardi si accodano, Kübler e il connazionale Hugo Koblet (primo al Giro del ’50 e al Tour del ’51) li stoppano. In contropiede parte un gruppetto di una trentina di corridori in cui s’intrufola Petrucci. Ricongiungimento con quel che resta del gruppo, a Varigotti scatta il francese Roger Walkowiak: Coppi, marcato dagli avversari, dà via libera al compagno di squadra (Bianchi) Petrucci, che a Pietra Ligure riprende il fuggitivo con un gruppo di tredici elementi tra cui spicca Minardi. Sul Berta, prima c’è un velleitario attacco del francese Jean Robic (primo al Tour nel ’47), poi partono i belgi Derycke e Impanis, seguiti dai nostri Petrucci, Minardi e Nino Defilippis (nel ’52 secondo al Lombardia). Rientrato un altro belga, Ollivier, a Sanremo decide una volata a sei: il primo a partire è Derycke, tallonato da Ollivier e Defilippis, ai 150 metri scatta Minardi, ma dopo un testa di 50 metri Petrucci ha nettamente la meglio e alla fine le prime due posizioni dell’ordine d’arrivo sono le stesse del ’52. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Van Steenbergen vince la Milano-Sanremo

• Il belga Rik Van Steenbergen vince la 45ª edizione della Milano-Sanremo. Partenza all’8.30, Fausto Coppi (Bianchi), campione del mondo in carica che nel ’53 ha vinto il quinto Giro d’Italia eguagliando il record di Alfredo Binda, sogna di emulare l’illustre predecessore vincendo la classica d’apertura in maglia iridata (non c’è mai riuscito nessun altro). Pioggia battente, sul Turchino passa per primo Gaggero, il gruppo transita con un ritardo di 51” guidato dal giovane Gastone Nencini. Plotone che si ricompatta prima di Savona, a Novi se ne vanno in dieci tra cui lo stesso Nencini e Pasquale Fornara (primo al Giro di Svizzera del ’52). Già in forcing sul Capo Mele, Riccardo Filippi, ex iridato dei dilettanti che corre per la Bianchi, rilancia sul Berta, seguito solo da Remy e dal belga Stan Ockers (nel ’53 primo alla Freccia Vallone e terzo al Mondiale). Dietro si scatena Coppi, che in vetta transita con un ritardo di 1’40” (col francese Francis Anastasi), ma poi desiste frenato dal gioco di squadra (teme di riportare sotto i velocisti). A 20 chilometri dall’arrivo il terzetto di testa ha un vantaggio di 1’21”, poi la corsa ha una svolta: equivocando gli ordini di Zambrini, patron della Bianchi, Filippi smette di collaborare. A tre chilometri dall’arrivo, il trio di testa è raggiunto da un altro terzetto di cui fanno parte il francese Louison Bobet (primo a Sanremo nel ’51, vincitore dell’ultimo Tour de France), Messina e Zampini, ma i sei perdono tempo a studiarsi e a 1200 metri dall’arrivo sono ripresi dal gruppo. Decide lo sprint: Rik Van Steenbergen parte ai duecento metri e vince facile scatenando l’entusiasmo del suo patron Costante Girardengo, secondo è Anastasi, terzo è Giuseppe Favero, che istigato dal capitano Coppi (4°) durante la volata si è aggrappato ai pantaloncini di Loretto Petrucci, vincitore delle edizioni ’52 e ’53 nel frattempo passato alla Lygie (finisce 5°). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

L’“isolato” Derycke vince la Sanremo

• Germain Derycke (secondo alla Liegi-Bastogne-Liegi del ’51) vince la 46ª edizione della Milano-Sanremo, bis belga dopo il successo di Rik Van Steenbergen nel 1954. Gino Bartali ritiratosi dall’attività, il pronostico della vigilia punta sul trentacinquenne Fausto Coppi (nel ’54 ha vinto il suo quinto Giro di Lombardia), sul campione d’Italia Fiorenzo Magni, sul campione del Mondo Louison Bobet (vincitore degli ultimi due Tour) e su Van Steenbergen. Salita affrontata sotto il nevischio, in vetta al Turchino passa per primo Ferlenghi, col gruppo staccato di un paio di minuti. In discesa scatta Piazza, che a Voltri ha un vantaggio di 2’31” ma alle porte di Finale viene ripreso. Nei pressi di Borghetto vanno in fuga in una quindicina, tra cui ancora Piazza, Derycke (un “isolato”, cioè senza squadra, che ha spesso polemizzato con Van Steenbergen), Bobet e lo svizzero Hugo Koblet (primo al Giro nel ’50 e al Tour nel ’51), ma Magni e Coppi colmano il buco. All’entrata di Alassio, Derycke riparte in contropiede tallonato da Bernard Gauthier e dall’occhialuto Mauro Gianneschi, che sul Berta perde contatto. Ad Arma di Taggia, 5 chilometri all’arrivo, il duo di testa è raggiunto da Gianneschi e da Jean Bobet, fratello di Louison e compagno di squadra di Gauthier. Il gruppo è vicino (30”), ma non riesce a colmare il distacco, in via Roma decide una volata a quattro: Derycke parte lungo ai 300 metri e vince facile, secondo è Gauthier, terzo Bobet, quarto Gianneschi; per la prima volta dal 1912 sul podio non ci sono italiani (primo dei big è Magni, 5° a 26” davanti a Van Steenbergen). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Tris belga a Sanremo: De Bruyne batte Magni

• Per il terzo anno consecutivo, la Milano-Sanremo è vinta da un belga: dopo Rik Van Steenbergen (1954) e Germain Derijcke (1955), stavolta tocca ad Alfred De Bruyne (secondo al Lombardia nel ’55). Assente Fausto Coppi (ammalatosi di tifo, nel ’55 è stato secondo al Giro e alla Parigi-Roubaix), le speranze italiane sono affidate al “vecchio” Fiorenzo Magni (nel ’55 ha vinto il suo terzo Giro) e ai giovani Nino Defilippis (nel ’55 primo al Giro dell’Emilia) e Gastone Nencini (nel ’55 terzo al Giro d’Italia). Partenza alle 9.44 sotto la pioggia, a Binasco scappano in undici tra cui Van Steenbergen e Loretto Petrucci (primo a Sanremo nel ’52 e nel ’53): a Pozzolo hanno un vantaggio di 4’31”, nella scalata del Turchino, sotto il nevischio, sono raggiunti da sette uomini tra cui Derijcke e De Bruyne. In vetta passa per primo Pierino Baffi (nel ’55 secondo al Giro del Veneto), il gruppo è a 1’21”. Carte rimescolate in discesa, ad Arenzano comanda la corsa un gruppo (casualmente ancora di 18 unità) con Derijcke, Petrucci, Baffi, De Bruyne, Magni e Nencini (Defilippis è costretto al ritiro per una caduta sulla strada viscida). Sulla Colletta partono il nostro De Rossi, lo svizzero René Strehler e l’inglese Brian Robinson, che a Varazze hanno un vantaggio di 1’16” sul gruppo, nel frattempo aumentato di consistenza. A Finale (72 km all’arrivo) i fuggitivi vengono ripresi, poi ci provano Rik Van Looy, Eugenio Bertoglio, Giuseppe Minardi (secondo a Sanremo nel ’52 e nel ’53) e André Darrigade, che attaccano i Capi con 40” di vantaggio. Sul Cervo parte Darrigade, che sul Mele è raggiunto e staccato da De Bruyne e Guido Boni, nel frattempo fuoriuscito dal gruppo. Sulla vetta del Berta passa per primo il belga, poi Boni, staccato di 7”, il gruppo di Magni è a un minuto. Arresosi Boni, il fuggitivo ingaggia un duello prima col gruppo, trainato dagli uomini della Nivea, poi con Magni, che a 15 km dall’arrivo tenta la rimonta solitaria. Troppo tardi: dopo sette anni (Coppi ’49) sul traguardo di via Roma c’è un arrivo solitario, Magni si deve accontentare della piazza d’onore, staccato di 46”. [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]

Sanremo ancora straniera: Poblet (media record)

• Cosa successa finora una sola volta (1910-1913), per il quarto anno consecutivo la Milano-Sanremo è vinta da uno straniero: dopo i belgi Rik Van Steenbergen (’54), Germain Derijcke (’55), Alfred De Bruyne (’56), stavolta tocca allo spagnolo Miguel Poblet, recente vincitore della Milano-Torino. Con Fiorenzo Magni (nel ’56 secondo a Sanremo) ritiratosi dall’attività agonistica e Fausto Coppi (nel ’56 secondo al Lombardia) fuori causa per la caduta al Gp di Cagliari che gli è costata la rottura di un femore, le poche speranze azzurre sono riposte in Gastone Nencini (nel ’56 primo alla Tre Valli Varesine) e Nino Defilippis (nel ’56 secondo al Giro del Lazio), mentre tutti i pronostici puntano sui grandi nomi stranieri, in testa il campione del mondo Van Steenbergen e il francese André Darrigade (nel ’56 primo al Lombardia). Via alle 9.41, dopo 43 anni in vetta al Turchino passa per primo uno straniero, lo svizzero René Strehler, al comando di un gruppo di 15 uomini, il plotone accusa un ritardo di quasi otto minuti. Mentre dal gruppo dei battistrada esce Giosafatto Lamera, a Savona (98 km al traguardo) le squadre dei migliori hanno ridotto il distacco a 4’02”. Ripresi i fuggitivi, parte il francese Nicolas Barone, che ad Albenga (74 km alla conclusione) ha un vantaggio di due minuti. Sul Mele il battistrada ha ancora 1’39”, sul Cervo un minuto, sul Berta si lanciano all’inseguimento l’inglese Brian Robinson, De Bruyne e il belga Joseph Planckaert (3° a Sanremo nel ’56), raggiunti in discesa da Poblet e da un altro belga, Julien Schepens. A 15 km dall’arrivo, quando il battistrada è raggiunto dal quintetto inseguitore, il gruppo ha un distacco di appena 35”, ma i gregari di Van Steenbergen non riescono a chiudere il buco. Decide una volata a sei: De Bruyne, deciso a diventare il primo straniero capace di vincere due edizioni di fila, parte per primo, ma nulla può contro la rimonta di Poblet, capace di sprintare con un “mostruoso” 54x12 (rapporto da pistard) e di chiudere alla media record di 40,754 km/h. Terzo è Robinson, per trovare il primo degli italiani bisogna scendere come mai era successo nell’ordine d’arrivo, fino al settimo posto di Defilippis (staccato di 24”). [Delfino-De Marco-Pietrucci 2009]