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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Gino Bartali

Ponte a Ema (Firenze) 18 luglio 1914 - Firenze 5 maggio 2000. Ciclista. Vinse tra l’altro tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946), due Tour de France (1938, 1948), due Giri di Svizzera (1946, 1947), quattro Milano-Sanremo (1939, 1940, 1947, 1950), tre Giri di Lombardia (1936, 1939, 1940), quattro campionati italiani (1935, 1937, 1940, 1952).

La prima maglia rosa e le cannonate di D’Annunzio

• Figlio di Torello, sterratore che accendeva i lampioni a gas, e Giulia, che lavorava la rafia, il piccolo Gino Bartali fu sotterrato per gioco sotto la neve dai compagni, ricavandone la voce roca che l’avrebbe caratterizzato per tutta la vita. A 14 anni cominciò a lavorare da un meccanico che lo aiutò a cimentarsi nelle prime corse. Già vincitore in 7 sette dei 10 Gran premi della Montagna del Giro 1935, si aggiudicò l’edizione del 1936: in trionfo a Gardone, fu salutato con 21 colpi di cannone da Gabriele D’Annunzio, per l’occasione vestito da ammiraglio. Bis rosa nonostante i postumi di una brutta broncopolmonite (vittorioso nel primo arrivo della storia sulle Dolomiti), vestì la maglia gialla al Tour del 1937 (costretto al ritiro dopo la caduta in un torrente).

L’ordine dei fascisti: vincere il Tour

• Saltato il Giro per ordine dei gerarchi fascisti che lo volevano vincitore al Tour, Bartali obbedì obtorto collo. Il 22 luglio 1938, nella Digne-Briançon, attaccò su Col d’Allos, Vars e Izoard, vincendo con 5’18” di vantaggio e conquistando la maglia gialla che tenne poi sino alla fine, secondo italiano a imporsi nella più importante corsa a tappe del mondo dopo Ottavio Bottecchia. Tornato al Giro nel 1939, Bartali dominò sulle Dolomiti ma fu sorpreso da Giovanni Valetti nella tormenta di neve del Tonale. Ancora favorito al Giro del 1940, si incrinò un femore con una caduta nella discesa della Scoffera e si accontentò di condurre al successo il giovane gregario Fausto Coppi.

La guerra e una rivincita attesa 6 anni

• Causa lo scoppio della 2ª guerra mondiale, Bartali dovette attendere sei anni per la rivincita: «Il 15 giugno 1946, a sei anni dall’ultima maglia rosa, Bartali e Coppi si schierano al via del Giro della rinascita. Bartali attacca nella nona tappa Chieti-Napoli, sulle salite che hanno fatto la storia del Giro: Rocca Pia, Rionero Sannitico, Macerone. Invano Coppi lo insegue per 180 km: alla fine perde 4 minuti. Poi Coppi cerca la riscossa sulle Dolomiti, ma Bartali si difende da leone e vince il Giro per 47”». [Gds 1945] Dopo aver avuto ancora la meglio sul rivale nella Milano-Sanremo del ’47, Bartali dovette accontentarsi del 2° posto nel Giro dello stesso anno, mentre nel Giro del 1948 entrambi dovettero lasciare la vittoria a Fiorenzo Magni.

L’ordine di De Gasperi: vincere il Tour

• Nel 1948 Bartali vinse il suo secondo Tour de France: «Nessuno, prima di lui, è mai riuscito a vincere il Tour dieci anni dopo il primo successo; e nessuno ci riuscirà più. I giorni delle tre vittorie consecutive dell’italiano sulle Alpi coincidono con quelli dell’attentato a Palmiro Togliatti: si dice così che l’impresa di Bartali abbia evitato una guerra civile, distraendo l’opinione pubblica. La forzatura è evidente. Certo, l’evento gioca la sua parte, con buona pace di storici e politici, che rifiutano scandalizzati l’ipotesi di un’insurrezione evitata da una maglia gialla. Alcide De Gasperi e Pio XII non la pensano evidentemente così, se è vero che il primo incarica Giulio Andreotti di telefonare a Bartali per chiedergli il massimo impegno e che il secondo lo riceve con tutti gli onori a Castel Gandolfo, dopo il Tour, esaltando in lui il “campione della fede”» [Ferretti e Frasca 2008].

La borraccia più famosa della storia

• Nel 1949 Gino Bartali, in maglia gialla ma appiedato da una foratura, dovette lasciare strada a Fausto Coppi, che divenne il primo ciclista della storia a realizzare l’accoppiata Giro-Tour. Il “campionissimo”, aiutato dal rivale, bissò l’impresa nel 1952: «Se oggi il mondo dello sport chiudesse, se tutti i computer venissero resettati da un immane black out o da un invincibile virus, e si potesse salvare una sola foto, – simbolo, rappresentazione, senso – sarebbe quella della borraccia. Al Tour de France 1952, dietro Bartali, davanti Coppi; Bartali con la maglia tricolore perché quel Tour ospita squadre nazionali, Coppi in maglia gialla perché di quel Tour è il leader e poi ne diventa il trionfatore; Bartali che passa la borraccia a Coppi, o forse è Coppi che la passa a Bartali, non è questo il punto, non vogliamo neanche sapere come sia veramente andata (...). il vero gesto valoroso è di chi, fra loro due, ha osato chiedere e ricevere aiuto, cancellando orgoglio e fierezza». [Gds 2009]

Biografia di Gino Bartali

Ponte a Ema (Firenze) 18 luglio 1914 - Firenze 5 maggio 2000. Ciclista. Vinse tra l’altro tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946), due Tour de France (1938, 1948), due Giri di Svizzera (1946, 1947), quattro Milano-Sanremo (1939, 1940, 1947, 1950), tre Giri di Lombardia (1936, 1939, 1940), quattro campionati italiani (1935, 1937, 1940, 1952).