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 2017  febbraio 27 calendario

La battaglia d’Aspromonte

Il 28 giugno 1862 Giuseppe Garibaldi è sbarcato in Sicilia. Vuole arruolare un esercito di volontari per conquistare Roma difesa dall’esercito di Napoleone III. Il 20 luglio nel duomo di Marsala ha giurato al grido “Roma o morte” suscitando grande allarme a Torino. Dal 20 agosto la Sicilia è in stato d’assedio e l’esercito è pronto per partire sotto il comando del generale Enrico Cialdini per raggiungere e bloccare Garibaldi. Verso la fine del mese regolari e camicie rosse si trovano faccia a faccia. Questa è la storia di quel drammatico confronto, che culminò in uno scontro a fuoco in cui lo stesso Garibaldi fu ferito. E uscì sconfitto.

Il 28 giugno 1862 Giuseppe Garibaldi è sbarcato in Sicilia. Vuole arruolare un esercito di volontari per conquistare Roma difesa dall’esercito di Napoleone III. Il 20 luglio nel duomo di Marsala ha giurato al grido “Roma o morte” suscitando grande allarme a Torino. Dal 20 agosto la Sicilia è in stato d’assedio e l’esercito è pronto per partire sotto il comando del generale Enrico Cialdini per raggiungere e bloccare Garibaldi. Verso la fine del mese regolari e camicie rosse si trovano faccia a faccia. Questa è la storia di quel drammatico confronto, che culminò in uno scontro a fuoco in cui lo stesso Garibaldi fu ferito. E uscì sconfitto.

Garibaldi in Aspromonte

Vallanidi, 26 agosto 1862. Garibaldi e i suoi volontari si addentrano per la via d’Aspromonte. La marcia percorre le fiumare dei torrenti fino agli altipiani dell’interno. La tappa di oggi si conclude nei pressi di Vallanidi

L’estrazione della pallotola

Varignano (SP), 2-22 ottobre 1862. Il letto attrezzato di Garibaldi al Varignano. Dopo l’amnistia del 5 ottobre permarrà ancora qualche tempo nella fortezza per essere poi portato a Pisa dove il 22 novembre gli verrà estratta la pallottola da 24 grammi

Garibaldi è ferito

Forestali d’Aspromonte, 29 agosto 1862. In un rapido conflitto a fuoco tra regolari e volontari Garibaldi è colpito da due pallottole. La ferita più grave al malleolo del piede destro. Adagiato sotto un albero riceve le prime cure

Una barella per Garibaldi

Aspromonte, 29 agosto 1862. Dopo lo scontro Garibaldi è portato dai suoi verso Scilla sopra una barella di rami intrecciati. Un battaglione di bersaglieri lo segue a distanza. Durante la notte il generale ha la febbre

La resa di Garibaldi

Forestali d’Aspromonte, 29 agosto 1862. Il colonnello Pallavicini si avvicina a capo scoperto e chiede la resa al generale con riverenza. Garibaldi accetta ma vuole essere espatriato e che i suoi siano lasciati liberi

Garibaldi a Varignano

Varignano (SP), 2 settembre 1862. Il 30 agosto Garibaldi s’imbarca a Scilla. La destinazione è il forte del Varignano (La Spezia). Il ministero della Guerra ha preparato un appartamento principesco per accogliere il generale

La fasciature del generale

Marchesina, 29-30 agosto 1862. Ospiti del pastore Vincenzo, il generale dorme su un letto di paglia. È cambiata la fasciatura. «Questo pannolino è della prima fasciatura fatta alla ferita (...)» (Museo del Risorgimento)

Nessuno è al di sopra della legge

Torino, 3 agosto 1862. Garibaldi in Sicilia è accolto con ogni onore. Il 19 luglio a Marsala ha giurato al grido di “Roma o morte”. I volontari ingrossano le fila del suo esercito. Il fischietto ammonisce che nessuno è al di sopra della legge

Il contegno di Garibaldi

Forestali d’Aspromonte, 29 agosto 1862. Il contegno del generale ferito è incredibile. Si accende un sigaro e dice ripetutamente ai medici di amputare se necessario senza esitazioni

Cialdini minaccia le dimissioni

Genova, 24 agosto 1862. Il generale Enrico Cialdini salpa da Genova per assumere il comando della Sicilia. Il 26 agosto è a Napoli, due giorni più tardi arriva in Sicilia. Dopo la cattura di Garibaldi alla notizia della possibile amnistia minaccia le dimissioni

Garibaldi ingannato

Calabria, 25-30 agosto 1862. Sbarcati nelle saline, una guida li condurrà ai Forestali dove troveranno viveri e armi. È un inganno: impiegheranno 48 ore per un percorso di appena 12 ore. Arrivati ai Forestali niente e nessuno li attende

Pallavicini generale

Reggio Calabria, 28 agosto 1862. Il colonnello Emilio Pallavicini di Pirola ha ricevuto dal generale Cialdini l’ordine di raggiungere, inseguire e distruggere Garibaldi. Dopo averlo sconfitto sarà promosso generale

Il proclama del re

Torino, 3 agosto 1862. La presenza di Garibaldi in Sicilia ha allarmato le diplomazie di tutta Europa. Si dice che il mandante della spedizione sia il re  ma Vittorio Emanuele emana un proclama e prende le distanze dall’impresa del generale

L’amnistia per Garibaldi

Torino, settembre 1862. Dopo l’arresto Garibaldi è protagonista di un teatro all’italiana. Il governo debole e sull’orlo della crisi è incapace di decidere della sua sorte. Solo il 5 ottobre un decreto del re concederà a Garibaldi e ai suoi l’amnistia

Garibaldi ruba due vapori e va in Calabria

Catania, 24 agosto 1862. Impadronitosi di due vapori appena entrati in porto, Garibaldi e i suoi volontari salpano verso la Calabria. Sbarcheranno nella notte nei pressi di Melito

Garibaldi a Palermo

Palermo, 28 giugno 1862. Garibaldi è salpato ieri da Caprera. Oggi approda a Palermo ospite del prefetto, Giorgio Pallavicino Trivulzio. Ufficialmente promuove la Società Nazionale di tiro a segno, ma vuole raccogliere un esercito per conquistare Roma

Il generale attende il suo destino

Varignano (SP), 2-22 ottobre 1862. Garibaldi convalescente nel suo letto al forte del Varignano. Prigioniero, ma trattato «col massimo riguardo» (parole del ministro della Guerra Petitti Bagliani), il generale attende di sapere qual è il suo destino giudiziario

Garibaldi e i suoi sbarcano in Calabria

• È ancora notte, fra le tre e le quattro del mattino, quando i due vapori Dispaccio e Général Abbatucci salpati ieri da Catania pieni zeppi di garibaldini avvistano le coste della Calabria. Approdano sulla spiaggia nei pressi delle saline tra Capo delle Armi e Melito. Lo sbarco è difficile e si prolunga per diverse ore fino a mattina inoltrata. Verso le 11 i volontari, forse 3000, si mettono in marcia per raggiungere Melito dove sperano di trovare cibo e ristoro. [Mistrali 1863; Maurigi 1911]

Alcuni garibaldini catturati sulla strada per Reggio

• Una colonna di volontari guidata da Nicodera, Miceli e Mignola si dirige verso Reggio Calabria dove Garibaldi intende recarsi domani. [Maurigi 1911] Intercettata dall’esercito del re, la colonna è respinta dal colonnello Carchidio che cattura 40 garibaldini tra cui alcuni ufficiali. [Comandini; Mon. Bo. 9/9/1862]

L’esercito del re entra a Catania

• Le truppe regie occupano Catania e fanno prigionieri circa 800 volontari rimasti in città dopo la partenza di Garibaldi. [Op. 27/8/1862] Arriva in città anche il ministro della Marina, il conte Carlo Pellion di Persano, che ordina l’arresto dei comandanti delle due fregate Vittorio Emanuele e Duca di Genova perché non hanno impedito a Garibaldi di prendere il largo. [Un. It. 26/8/1862]

Napoleone III e le insolenti minacce

• Il Moniteur precisa quale sarà la posizione di Napoleone III di fronte all’impresa di Garibaldi. «Dinanzi a insolenti minacce, dinanzi alle conseguenza possibili d’una insurrezione demagogica, il dovere del governo francese, il suo onore militare, lo forzano più che mai a difendere il Santo padre. Il mondo deve ben sapere che la Francia non abbandona nel pericolo, quelli su cui estendesi la sua protezione». [Un.It. 26/8/1862]

Nuovi sequestri e repressione

• Alle 18.30 «con un insolito apparato di forze» la polizia ha sequestrato il numero odierno (n. 232) de L’Unità Italiana, dietro regolare mandato del procuratore del re. «Il giornale l’Unità Italiana lo si vuole a ogni patto, politicamente e fisicamente morto, perché coraggiosamente esprime le aspirazioni dell’Italia verso l’unità nazionale». [Un. It. 26/8/1962]

Il generale Cialdini a Napoli da La Marmora

• All’alba il generale d’armata Enrico Cialdini approda a Napoli dove il generale Alfonso La Marmora lo informa dello sbarco di Garibaldi in Calabria. Cialdini accetta dal collega l’incarico di dirigere le truppe in Calabria, nella zona di Reggio, e dopo mezzogiorno salpa da Napoli per muovere all’inseguimento di Garibaldi. [Mon. Bo. 9/9/1862; Smith 1970]

Le camicie rosse in marcia

• Di prima mattina le camicie rosse sono già in marcia. Garibaldi vuole entrare a Reggio Calabria. A metà strada raggiungono Lazzaro e lì fanno tappa. Una delegazione di Reggio viene loro incontro: la città è ben difesa e fedele al re. [Mistrali 1863] Appena avuta notizia dello sbarco «la guardia nazionale e le truppe furono chiamate sotto le armi, e la linea uscì dalla città per accamparsi presso il fiume Sant’Agata». [Gio. Rm. 2/9/1862]

• I delegati di Reggio consigliano a Garibaldi di ripiegare nell’entroterra. Nell’altopiano dell’Aspromonte, ai Forestali, sono nascosti viveri e tutto l’occorrente agli uomini del generale. Per percorrere i difficili sentieri fino all’altopiano è lasciata a Garibaldi una guida. Quando dopo due giorni di marcia i volontari arriveranno al luogo indicato nulla sarà trovato. «Questo fatto constata manifestamente che il progetto del comandante l’esercito regolare era di spingere i volontarj nei piani deserti dell’Appennino, di isolarli colà, per quindi poterli più facilmente circuire». [Bianchi 1863]

La fregata “Maria Adelaide” spara

• Nel pomeriggio i volontari di Garibaldi riprendono la marcia lungo la strada reggina che segue la costa. A una svolta avvistano la fregata Maria Adelaide (la Terribile o la Fulminante secondo altri) che fa manovra avvicinandosi alla costa. Giunta a distanza di tiro scarica alcuni colpi in direzione dei volontari ma non colpisce nessuno. Garibaldi risponde a quella salva, che gli pare d’onore, salutando colla spada. [Bianchi 1863; Maurigi 1911]

• Giunte nei pressi di San Gregorio, le camicie rosse avvistano le truppe regie, poco distanti. A quel punto il generale ordina di abbandonare la strada che segue la costa per dirigersi verso l’interno. La via d’Aspromonte permetterà di attraversare la Calabria senza incontrare le truppe regolari del re. La marcia prosegue per alcune ore anche al buio lungo il letto secco di un torrente finché nei pressi della fattoria Vallanidi i volontari si accampano. Una notte difficile, al freddo e con i morsi della fame. Molti sono sorpresi dalla febbre. [Bianchi 1863; Maurigi 1911]

Sequestri e repressione

• Nuovo sequestro de L’Unità Italiana. Alle 19 la polizia si è presentata in redazione dove ha preso le copie del numero 233 stampato oggi. «Accettiamo con animo sereno la lotta. Qualunque sia per essere l’esito, il giornale non sarà indegno del suo titolo, e, finché esisterà, vivrà una vita onorata». [Un. It. 27/8/1862]

• «La sospensione momentanea delle garanzie che emanano dallo Statuto, è una minaccia contro chi ardisse sollevare il grido della ribellione; è un’arma potente contro coloro che, dimentichi di esser figli di questa terra già straziata dalla discordia, insorgessero contro di lei al lugubre chiarore della guerra civile; è un pegno sicuro che a nome del popolo non sarà calpestata l’opera della Nazione» (A. Ranuzzi, prefetto di Chieti, proclama del 26/8/1862). [Mon. Bo. 29/8/1862]

Cinque morti in uno scontro a San Nicola

• All’alba le camicie rosse riprendono la marcia, ma sono costrette a lasciare indietro i febbricitanti. Nei dintorni del villaggio di San Nicola, alle pendici dell’Appennino, chi si era attardato è intercettato da un battaglione regio. Nel breve conflitto a fuoco che segue, i volontari perdono diverse provviste e 120 franchi, hanno un morto e due feriti. I regolari perdono quattro uomini e hanno otto feriti. [Bianchi 1863] Inoltre, «impossessansi dell’ambulanza garibaldina, facendo prigionieri vari ufficiali, compresi i maggiori Merighi e Sgarallino. La massa della colonna prosegue verso Santo Stefano, ma per mancanza di viveri e stanchezza fermasi al principio del bosco di Basilico». [Comandini]

Morire di fame e freddo al Piano di Reggio

• Non c’è tempo per curarsi dei feriti. Chi non segue il ritmo rimane indietro. Nella marcia verso Santo Stefano è concessa una breve sosta di un’ora sulla cresta delle prime rocce d’Aspromonte. Subito dopo altre tre ore di faticosa marcia per arrivare al Piano di Reggio. Qui c’è un fontanile e Garibaldi ordina di accamparsi. La notte si preannuncia difficile: i volontari sono affamati sotto una pioggia che cade a fiotti. Anche a Santo Stefano, dove Garibaldi si è recato con la guida, non ci sono abbastanza viveri per sfamare la truppa. Durante la notte muoiono per il freddo e la febbre più di venti uomini. [Bianchi 1863]

Le camicie rosse a Santo Stefano

• È ancora notte quando, alle quattro, suona l’adunata. I garibaldini arrivano stremati a Santo Stefano. La popolazione li accoglie con benevolenza, ma senza entusiasmo. Tutto quello che i volontari trovano è divorato in un istante: patate, pane, formaggio, carne, vino. [Un. It. 16/9/1862; Bianchi 1863]

• Alla stanchezza per la faticosa marcia si aggiunge lo sconforto. La guida li ha ingannati e poi si è dileguata. A Santo Stefano i volontari sono informati che il loro percorso è stato molto più lungo del necessario: quarantotto ore di marcia anziché dodici. «Dunque (la guida) era stata comprata? Ma da chi? Perché ? Da chi non si può con certezza asseverare. Il perché è chiaro. Si voleva dar tempo alla truppa di circuire la posizione d’Aspromonte, e i volontarj si trovavano già circondati quasi da ogni lato senza che se ne fossero accorti». [Bianchi 1863]

• A sera, con la sua colonna ridotta a circa 1300 uomini Garibaldi accampasi sugli altipiani di Aspromonte, nella località detta i Forestali. Piove, con forte vento. Volontari trovansi ancora a Padurgoni ed a Santo Stefano. Le truppe regolari sono ad Arsi.

Cialdini a Reggio, Pallavicini all’inseguimento

• All’alba il generale Cialdini approda a Reggio Calabria. Ad attenderlo il colonnello Emilio Pallavicini di Priola arrivato nella notte. «Gli ordinai subito di partire (e) di fare ogni sforzo per raggiungere Garibaldi che dicevasi accampato sul piano di Aspromonte, e inseguirlo sempre, senza dargli mai posa, se cercasse di sfuggirgli, di attaccarlo e distruggerlo se accettasse il combattimento. (...) Gli ordinai anche di non venire a patti e di non accettare altro fuorché la resa a discrezione» (Enrico Cialdini). Dopo aver consegnato gli ordini, il generale Cialdini rientra a Messina «onde occuparmi dello stato dell’isola»: organizza le ricerche dei garibaldini fuggiaschi, trasferisce 500 prigionieri alla Spezia ed emana un proclama delegando ogni potere al prefetto di Palermo. [Mon. Bo. 9/9/, 12/9/1862]

• Al comando di Pallavicini sono posti cinque battaglioni di linea e due di bersaglieri(6° e 25°). «Mossi per la strada al mare che conduce a Gallico, e di là mi inoltrai per letto del fiume che ha lo stesso nome sino a due miglia di distanza dal piccolo villaggio di Padargoni, ove sorpreso dall’imbrunire accampai nella notte» (Emilio Pallavicini).

Sospesa ogni corrispondenza col Sud

• Il presidente del Consiglio e ministro dell’Interno Urbano Rattazzi sospende fino a nuovo ordine la corrispondenza telegrafica privata con le province meridionali. [Gazz. Off. 28/8/1862]

Dimostrazioni a sostegno di Garibaldi in tutta Italia

• Il contraccolpo degli avvenimenti dell’Italia meridionale si fa sentire nelle altre parti della penisola. A Genova il Partito d’Azione ha indetto una manifestazione per le 19. Imponente il dispiegamento delle forze dell’ordine per impedirla. Sequestrate alcune bandiere e sparato un colpo in aria per disperdere la folla. Arrestate 19 persone. Una guardia di pubblica sicurezza è colpita alla spalla con un pugnale da un manifestante, altre sono contuse a seguito di una sassaiola. [Mon. Bo. 29/8, 30/8/1862]

• Una dimostrazione popolare anche a Firenze verso le 4 del pomeriggio. La scintilla è stata il sequestro del supplemento della Nuova Europa che aveva stampato il proclama di Garibaldi. Alcuni scontri in via Calzaioli dove intervengono alcune soldati dell’esercito a soccorso delle guardie di P.S. Di fronte alla sede delegazione del governo si è assembrata una numerosa folla parzialmente dispersa dalla pioggia e poi dai bersaglieri che hanno evacuato il caffè Ferruccio dove i manifestanti avevano trovato riparo. Numerosi gli arresti. [Mon. Bo. 30/8/1862]

Garibaldi è ferito in Aspromonte

• Le truppe regolari nella notte sono arrivate a Santo Stefano. Verso le 11.50 Garibaldi fa togliere il campo dai Forestali di Aspromonte, dirigendosi verso nord per evitare un incontro. «Sopraggiunte molto vicine le truppe (4° regg. fanteria, col. Eberhardt; 4° battagl. del 29°; 4° battagl. del 57°; 6° battagl. bersaglieri; due compagnie del 25° battagl. bersaglieri, comandate dal maggiore Macedonio Pinelli. Verso le quattro queste cominciano il fuoco, al quale i più giovani volontari, malgrado il ripetuto divieto di Garibaldi, rispondono. Durante il breve conflitto Garibaldi è ferito alla coscia e al malleolo del piede destro. Da parte dei volontari sonvi sette morti e 20 feriti, da parte delle truppe regolari cinque morti e 23 feriti. Presentasi primo parlamentario a Garibaldi il tenente di stato maggiore Rotondo Eugenio Aless. Carlo, ò accolto aspramente, disarmato e fatto prigioniero; poi il maggiore del 6° bersaglieri, Giolitti Davide, cui è tolta la sciabola; in fine avanzasi a capo scoperto il colonnello Pallavicini, e Garibaldi si lascia dichiarare prigioniero». [Comandini] [Leggi la giornata ora per ora]

• «Dopo accanito combattimento in Aspromonte, Garibaldi ferito è caduto nelle nostre mani, e quasi tutti i suoi sono nostri prigionieri. La colonna delle R. truppe era comandata dal colonnello Pallavicini» (Generale d’armata Enrico Cialdini, dispaccio al Consiglio dei ministri). [Mon. Bo. 31/8/1862]

• «A Garibaldi manifestasi nella notte, alla capanna del pastore Vincenzo, la febbre con brividi freddi». [Comandini] [Leggi la relazione medica]

Chi ha sparato a Garibaldi?

• Garibaldi potrebbe essere stato ferito da fuoco amico. È la tesi avanzata un secolo e mezzo più tardi da Gennaro Rispoli, primario chirurgo all’ospedale Ascalesi di Napoli. Sulla base dei suoi studi il medico sostiene che il colpo proveniva da una pistola che sparò con una certa inclinazione e da una distanza molto limitata: l’arma, conclude, non poteva che essere nelle mani di un garibaldino. È stata chiesta la riesumazione del cadavere del generale per ulteriori accertamenti. Essendo la salma sepolta a Caprera, la decisione spetta al presidente dela Regione Sardegna. [Mat. 3/9/2011]

Per Garibaldi un ombrello di rami d’alloro

• Alle sei del mattino riprende la marcia dei volontari che traportano Garibaldi ferito verso Scilla. Per il generale è stata costruita una barella più solida e comoda. Ai casolari di Sant’Angelo ci si ferma per una sosta di mezz’ora. Quando il sole inizia a bruciare Garibaldi è coperto con un ombrello di rami d’alloro. [Un. It. supp. str. 7/9/1862]

Nessuna nave inglese a Scilla

• Nel primo pomeriggio, alle due, gli uomini di Garibaldi arrivano a Scilla e scoprono che non è stata preparata alcuna casa nella parte alta del paese in cui far riposare il generale. Il colonnello Pallavicini va incontro a Garibaldi, porta cattive notizie: non è acconsentito d’imbarcarlo su una nave inglese. «Ah! Voi mi avete ingannato!», risponde risentito Garibaldi che rifiuta di riposarsi nella casa allestita vicino alla marina, preferendo imbarcarsi immediatamente. [Mistrali 1863]

Né l’onore delle armi né un saluto per gli sconfitti

• Dopo una manovra all’argano diretta da Garibaldi stesso, alle quattro il generale è imbarcato sulla Duca di Genova, che parte diretta alla Spezia. Con lui sono il figlio Menotti e i tre medici Albanesi, Basile, Ripari e gli uomini a lui più vicini. All’imbarco i marinai dell’esercito sono tutti armati come in presenza del nemico. Al passaggio davanti alla Stella d’Italia sul ponte c’è anche Cialdini, che non saluta. Le altre camicie rosse sono rinchiuse nel castello di Scilla. [Un. It. supp. str. firmato il 7/8/1862; Mistrali 1863]

• «Un cortese cenno di saluto in quell’instante non sarebbe stato un atto generoso da una parte, un conforto dall’altra? Non avrebbe fatto sparire antichi ed ingiusti livori? – L’inchinarsi alla sventura non sarebbe stato un atto più degno d’un Cialdini e d’un Albini, che non il freddo e muto loro contegno, in cui potevasi leggere un senso manifesto d’amara ironia, di basso amor proprio soddisfatto?». [Bianchi 1863]

«Garibaldi è morto!»: tumulti, una vittima a Milano

• Confuse e incerte notizie sullo scontro in Aspromonte. Per L’Opinione Garibaldi è stato ferito al piede e ha una contusione al ginocchio, per La Stampa il colpo più grave è alla pancia. Circola addirittura la notizia che il generale è stato ucciso e scoppiano tumulti in diverse città italiane. A Milano la folla da corso Vittorio Emanuele muove verso la prefettura. I manifestanti sono caricati dalla cavalleria. Un morto, parecchi feriti e molti arresti. L’uomo ucciso è uno sconosciuto di circa cinquant’anni, le ferite mortali provocate presumibilmente «da pugnale e non da lancia o altra arma militare» (La Lombardia). A Como sassate contro i bersaglieri. Nella violenta dimostrazione di Monza è pugnalato un delegato di P. S. [Naz. 2/9/1862; Guardione 1923; Comandini]

«Questi conflitti, non abbiam d’uopo a dirlo, riescono dolorosissimi a ognuno che ami il paese: noi scongiuriamo tutti in nome della carità cittadina a voler prendere consiglio dal patriottismo, dalla moderazione e dalla prudenza. Ci va della nostra salute e del nostro onore: i nostri nemici ridono e sperano» (La Perseveranza). [Naz. 2/9/1862]

Una battaglia tra italiani

• Sull’Aspromonte si sono affrontati i «figli di una madre istessa». [Naz. 31/8/1862]. Il Monitore di Bologna non risparmia le critiche più severe a Garibaldi che «ribelle al re e alla patria» è il vero responsabile del «deplorevole episodio di lotta civile». [Mon. Bo. 29/8/1862] Dopo lo scontro «è uno scambio prolungato di baci, di strette di mano e di saluti, misti a vicendevoli e severe rampogne» tra amici, fratelli e compagni di recenti battaglie. [Un.It. supp. str. 7/9/1862] Nessuno deve però gioire del fatto e Pallavicini dovrebbe rifiutare la promozione a generale,«gli antichi padri nostri ci hanno lasciato questo document Della guerra civile non si trionfa». [Sta. 30/8/1862; Mon. Bo. 31/8/1862]

• «Lo scontro tra garibaldini ed Esercito Regio sull’Aspromonte è rimasto traccia dolorosa dell’aspra dialettica di posizioni che s’intrecciò col percorso unitario, appare singolare ogni tendenza a “scoprire” oggi con scandalo come le battaglie sul campo per l’Unità furono ovviamente anche battaglie tra italiani, similmente a quanto accadde dovunque vi furono movimenti nazionali per la libertà e l’indipendenza» (Giorgio Napolitano, discorso alle Camere, 18/3/2011).

Sull’Aspromonte nasce la sinistra rivoluzionaria

• «L’Aspromonte rappresentò un primo momento chiarificatore all’interno dello schieramento democratico. (...) Si giocò una partita importantissima tra il Parlamento e la piazza (...), tra quella parte dello schieramento democratico che aveva accettato, e stava accettando il gioco parlamentare e il terreno delle grandi riforme istituzionali, e quella parte di democratici che invece nella rivoluzione vedeva l’unico fine politico e il suo progetto massimo. Una dicotomia (...) che rimarrà ben presente all’interno dello schieramento di sinistra e che rappresenterà una costante (...) del sistema politico italiano». [Possieri 2011]

L’impresa di Garibaldi è costata 30 milioni

• L’impresa di Garibaldi è costata al governo 30 milioni, all’incirca quanto ogni anno frutta allo Stato l’imposta sul sale. Nella stima della Corrispondenza Franco-Italiana la spesa più rilevante è stata la mobilitazione dei 60 mila soldati cui si sommano le requisizioni di Garibaldi in Sicilia. «Con una somma simile il governo del Re avrebbe potuto far le spese necessarie per inviare 200 mila de’ nostri operai o coltivatori a visitare l’Esposizione di Londra e Parigi, ovvero a far prosciugare gran parte delle paludi della penisola» (Corrispondenza Franco-Italiana). [Mon. Bo. 31/8/1862]

Si avvicina la soluzione della questione romana

• Sostanziale accordo della stampa italiana ed estera sulle conseguenze politiche del fatto d’Aspromonte. Il governo italiano ha dimostrato si saper frenare i disordini interni e dunque ha il diritto di chiedere a Napoleone III lo sgombero di Roma. [Mon. Bo. 1/9/1862]. «È a sperare altresì che questo sciagurato episodio non sarà senza frutto per la nostra patria; essa ha offerto all’Europa una prova irrefrenabile che i principii dell’ordine prevalgono di gran lunga fra le sue popolazioni, poiché hanno potuto resistere a tutte le seduzioni di una brillante individualità; reprimendo un moto illegale, l’Italia ha mostrato di poter bastare a se stessa, e ottenuto nuovo argomento a far valere i suoi diritti in faccia all’Europa». [Mon. Bo. 31/8/1862]

• L’Opinion Nationale di Parigi dice che arrestando Garibaldi il re d’Italia ha fatto le prove che gli si chiedevano. Ora è il governo francese che trovasi messo in mora di sgombrare Roma. Il Temps dice che la soluzione dipende dalla Francia. [Comandini]

Amnistia per Garibaldi e le sue camicie rosse

• Dopo lo scontro in Aspromonte, Garibaldi e i suoi sono stati fatti prigionieri. Suo malgrado il generale si è trovato in balia di un governo debole e perennemente sull’orlo della crisi, incapace di decidere. Processo o amnistia, tribunale ordinario o militare? Dopo più di un mese di esitazioni e smentite, oggi l’intervento del re chiude la questione: amnistia per tutti, ma non per i disertori. [Leggi la cronologia dalla prigionia e del processo a Garibaldi]