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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

Bossi e la Lega

Nasce la Lega Lombarda

• In uno studio notarile di Varese nasce la Lega Lombarda. Tra i firmatari dell’atto costitutivo c’è Umberto Bossi: nato a Cassano Magnago (Varese) il 19 settembre 1941, figlio primogenito di un operaio e di una portinaia, diploma di perito elettronico preso per corrispondenza, qualche esame di Medicina a Pavia, cantante e chitarrista che col nome d’arte di Donato ha partecipato pure al Festival di Castrocaro (1961, bocciato in semifinale), ha cominciato a interessarsi di federalismo e autonomia nel ’79, coinvolto in una discussione col segretario del partito autonomista valdostano (Union Valdotaine) Bruno Salvadori (morto 38enne in un incidente stradale l’8 giugno 1980). Fondato nel 1980 il gruppo autonomista U.N.O.L.P.A. (Unione Nord Occidentale Lombarda per l’Autonomia), nel 1982 Bossi ha lanciato il giornale Lombardia Autonomista, sul primo numero (marzo 1982) ha scritto: «Il nostro fondamentale interesse comune è la liberazione della Lombardia dalla vorace e soffocante egemonia del governo centralista di Roma, attraverso l’autonomia lombarda nel più vasto contesto dell’autonomia padano-alpina». L’atto costitutivo è sottoscritto anche dalla compagna Manuela Marrone, Giuseppe Leoni, Marino Moroni, Enrico Sogliano. [leganordromagna.org]

Boom Lega Lombarda, Bossi eletto al Senato

• Umberto Bossi è eletto al Senato (X legislatura) per la Lega Lombarda, partito politico regionalista e autonomista fondato il 10 marzo 1982 (ufficialmente il 12 aprile 1984) che elegge anche un deputato, Giuseppe Leoni. Su base nazionale il partito di Bossi prende lo 0,5% al Senato e lo 0,4% alla Camera, ma in Lombardia il successo è travolgente: un totale di 190 mila voti, a Varese, Bergamo, Como, Sondrio e in Brianza la Lega è il quarto partito (dopo Dc, Pci, Psi). Autonomisti in guerra con lo Stato centralista, in campagna elettorale i leghisti hanno parlato di precedenza ai lombardi nell’assegnazione dei posti di lavoro, gestione regionale del sistema fiscale e di quello pensionistico, leva regionale nelle forze armate, abolizione del soggiorno obbligato al Nord per i mafiosi ecc. Per la Camera hanno ottenuto il 7,40 per cento a Varese, il 6,8 a Como, il 6,4 a Sondrio, il 5,6 a Bergamo; per il Senato il 7 a Varese, il 6,3 a Busto Arsizio, il 4 a Sondrio, il 5,8 a Cantù, il 6,2 a Clusone, il 6,4 a Bergamo. [Rep. 17/6/1987]

Nasce Renzo Bossi, figlio di Umberto

• A Varese nasce Renzo Bossi, secondo figlio del leader leghista Umberto, il primo avuto dalla compagna Manuela Marrone (da Gigliola Guidali, il 6 maggio 1979, ha avuto Riccardo).

Sottoscritto lo statuto della Lega Nord

• A Bergamo viene sottoscritto davanti ad un notaio l’atto costitutivo ed il testo dello statuto della “Lega Nord”, soggetto politico confederale che unirà la Lega Lombarda di Umberto Bossi agli altri movimenti autonomisti del Nord Italia (Liga Veneta, Piemönt Autonomista, Uniùn Ligure, Lega dell’Emilia-Romagna, Alleanza Toscana).

1° “Congress Nassjonal”, Bossi attacca Chiesa e Pci

• A Milano si svolge il primo “Congress Nassjonal” della Lega Lombarda, che il 4 dicembre ha varato, con Liga veneta, Piemönt Autonomista, Uniùn Ligure e Alleanza Toscana, l’Alleanza Nord (obiettivo il 10% alle prossime amministrative). Dal podio, accanto alla statua di Alberto da Giussano, il senatùr Umberto Bossi arringa i 127 delegati: «Siamo il quarto partito di Lombardia, volete voi diventare il primo?» «Siii...»; «Avrete la forza di dire no ai soldi e alle poltrone?» «Siii...».; «Nord Libero!», «Siamo forti, uniti e puliti!», «Lega, Lega!». Bossi, che alla guida della Lega ha conquistato un senatore (lui), un deputato, due europarlamentari, 60 consiglieri comunali, 3 consiglieri provinciali, replica decisamente a quelli che definiscono razzista il suo partito: «Chi lo sostiene ci regala voti. Quando siamo nati la glasnost e la perestrojka di Gorbaciov erano ancora lontane e, per la stampa di regime, le spinte antiche erano solo opera di teppisti razzisti. Ma quali razzisti? Ci siamo già mossi dando vita ad un comitato promotore nel Sud, perché a tirare il carro del federalismo accanto alla Lega Nord ci sia anche una federazione autonomista meridionale». E poi: «Dietro l’immigrazione di colore ci sono il Pci, che cerca un nuovo sottoproletariato che dia voti, e la Chiesa, ormai chiusa nei palazzi dell’avere che cerca di riempire i suoi seminari vuoti con religiosi del terzo mondo». [Giovanni Cerruti, Sta. 9/12/1989]

Amministrative, la Lega 4° partito italiano

• Le elezioni amministrative vedono il trionfo della Lega, che in Lombardia conquista il 18,9% dei voti (secondo partito dietro la sola Dc, 28,6%, il Pci si ferma al 18,8%). L’Alleanza per il Nord prende il 6,1% in Liguria, il 5,9% in Veneto, il 5,1% in Piemonte, il 2,9% in Emilia Romagna, il 5,4% su base nazionale (quarto partito dopo Dc, Pci, Psi). Il senatore Umberto Bossi, eletto consigliere comunale a Milano, commenta: «Speriamo di non avere esagerato: troppe foglie su un albero rischiano di soffocarlo... Andreotti, con il Ponentino di Roma, pensava di essere abituato al vento. Non aveva previsto questo vento del Nord e adesso si dovrà mettere il pastrano anche d’estate. In Lombardia mi aspettavo un 12, massimo un 15 per cento». Poi precisa: «Attenzione, non siamo un partito, siamo un movimento». Infine una promessa: «Tutti dicono che non vogliono governare con noi, ma siamo noi i primi a dire che non vogliamo entrare in nessuna giunta. In molti piccoli paesi non ci siamo presentati proprio perché poi avremmo dovuto governare. A meno che Roma non cambi noi resteremo all’opposizione». [Giovanni Cerruti, Sta. 8/5/1990]

Leghisti a Pontida per il giuramento di Bossi

• Nonostante la pioggia, almeno quattromila persone si radunano a Pontida (Bergamo) dietro la storica abbazia in cui il 7 aprile 1167 giurarono i delegati dei Comuni che avrebbero sconfitto l’imperatore Federico Barbarossa. In un discorso di un’ora e mezzo, il leader Umberto Bossi tocca tutti gli elementi del programma della Lega Lombarda: «autonomia, federalismo, liberismo», poi attacca lo stato centralizzato, il Psi di Bettino Craxi («Crassi») e Claudio Martelli (colpevoli della legge sull’immigrazione), i sindacati, (troppo legati ai partiti), il Pci, la Dc, il consociazionismo, il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, i magistrati ecc. Alla fine i segretari delle varie leghe si sottopongono a un “giuramento” il cui testo è stato scritto nella notte dallo stesso Bossi (impegno a stare uniti, a non fare correnti, a non lasciarsi lusingare dalle offerte dei partiti). [Paolo Querio, Sta. 21/5/1990]

Nasce Roberto Libertà Bossi, figlio di Umberto

• Nasce Roberto Libertà Bossi, terzo figlio del leader leghista Umberto, il secondo avuto dalla compagna Manuela Marrone.

Nasce la Lega Nord, Bossi segretario

• A Milano chiude il primo congresso della Lega Nord: Umberto Bossi è eletto segretario, Franco Rocchetta presidente, entrambi mantengono le rispettive cariche di segretari della Lega Lombarda e della Liga Veneta. Malgrado il «successo», Bossi rimane insoddisfatto perché lo statuto, approvato all’unanimità, è frutto di un compromesso tra le varie componenti autonomiste e non gli dà il potere che desiderava: «La logica associativa non fa per noi: non vogliamo le piccole baronie locali. Uno statuto di questo tipo è in antitesi con lo spirito dell’autonomismo. Abbiamo eletto un consiglio federale in cui non si capisce chi comanda e un segretario che non ha possibilità di convocare il congresso federale non ha in pratica nessun potere politico. La mia è una carica pro-forma, una patacca». Conclusione: «Lasciare la Lega Lombarda per la Lega Nord? Non ci penso nemmeno». Il nuovo consiglio federale conta 14 membri: sei della Lombardia, due del Piemonte, tre del Veneto, uno ciascuno per Liguria, Emilia Romagna, Toscana. [Sta. 11/2/1991]

Elezioni politiche, trionfo leghista al Nord

• Le elezioni politiche (XI legislatura) vedono il trionfo della Lega Nord, primo partito a Milano, secondo partito in Piemonte, Lombardia e Veneto, quarto partito a livello nazionale (dietro Dc, Pci, Psi) con l’8,6% alla Camera (55 seggi) e l’8,2% al Senato (25). Umberto Bossi è eletto alla Camera, il suo entusiasmo è frenato dal flop di Lega centro e Lega Sud, sue invenzioni: «Il Sud ha scelto la clientela e il manganello di Fini e il paese è diviso in due. Al Nord ci siamo noi, e con la forza che abbiamo da questo voto il federalismo andrà avanti ancora. Mi spiace per la gente onesta del Sud, ma il Paese ormai si prepara alla separazione». Poi promette: «Alle prossime elezioni, magari da qui a pochi mesi, arriverà il secondo scossone, arriverà quel Samurai che è la Lega. Il nostro progetto fa un passo avanti fondamentale, piaccia o meno con noi dovranno fare i conti». Infine: «Se ci chiederanno di entrare al governo siamo anche pronti. Con chi? Ma noi siamo una forza di governo transitoriamente, all’opposizione, siamo post-ideologici, non ci interessano le bandiere del passato e del presente. Badiamo ai contenuti. Però devono accettare il nostro federalismo sennò i nostri voti restano in frigo». [Giovanni Cerruti, Sta.7/4/1992]

Alla Lega il sindaco di Milano

• Marco Formentini, già capogruppo alla Camera della Lega Nord, vince il ballottaggio contro Nando Dalla Chiesa, candidato del centrosinistra, ed è eletto sindaco di Milano. Finiti i festeggiamenti, Umberto Bossi promette: «Milano sarà un modello da offrire al Paese: inizieremo dalle privatizzazioni». Poi rilancia: «E adesso elezioni immediate. Subito. È ora di mandare subito via la vecchia classe dirigente». Infine confida: «Io ogni tanto voglio fare la mezzala perché mi sono stufato di fare sempre il centravanti. Poi però ci sono momenti in cui devi fare il centravanti e bisogna giocare. Ma sono un po’ stanco e dopo il comizio a piazza Duomo vorrei tornare al ruolo di mezzala, almeno finché non ho ripreso fiato. Ma, ohé, qui abbiamo spalle larghe, eh? Mica farsi intimidire. Noi siamo quelli che hanno permesso la rivoluzione democratica, noi siamo quelli che fanno la rivoluzione democratica, noi siamo quelli che meglio incarnano la Costituzione che all’articolo uno dice che il potere è del popolo sovrano. Se lo ricordi la premiata ditta Ciampi e Scalfaro, se lo ricordino, perché il futuro di questo Paese si chiama Lega». [Gianluigi Da Rold, Cds 21/6/1993; Paolo Guzzanti, Sta. 21/6/1993]

Seconde nozze per Bossi

• Alle 15.55 Umberto Bossi, leader della Lega Nord, sposa a Palazzo Marino (sede del Comune di Milano) la compagna Manuela Marrone: testimone per lo sposo il senatore Giuseppe Leoni, per la sposa Silvana Bazan, amica e leghista storica, il rito è celebrato dal sindaco Marco Formentini. Insieme da undici anni, i neosposi hanno due figli, Renzo (1988) e Roberto Libertà (1990). Prima di partire per la breve luna di miele, il senatùr confida: «È colpa di Formentini. Poco prima di Natale eravamo a casa sua e mi ha consigliato di prendere due giorni di riposo, magari per fare un giro in barca. Quando ho detto di sì, ne ha subito approfittato per dirmi: perché non ne approfitti per sposarti? Che cosa potevo rispondere? Le pubblicazioni erano già state fatte. Questa volta mi hanno veramente incastrato». [Gianluigi Da Rold, Cds 22/1/1994] 

Bossi annuncia l’alleanza con Berlusconi

• Aprendo il congresso della Lega Nord a Bologna, Umberto Bossi annuncia l’alleanza con Forza Italia, il nuovo partito di Silvio Berlusconi. A metà della sua relazione, il senatùr dice: «Senza il cavalier Berlusconi non si potrà fare la seconda Repubblica federale». Poi prosegue: «La scelta, non nascondiamocelo, a questo punto, è tra sconfitta, federalismo, secessione. Sconfitta se la Lega si presentasse in un’aggregazione per salvare la Dc, i comunisti e i fascisti. Federalismo se si riesce a dar vita a un polo liberista. Secessione se la Lega si presenta da sola». Conclusione: «Tra un Nord federalista e un Sud non più centralista, il tessuto connettivo deve essere Forza Italia». Unico problema: l’insistenza di Bossi sull’inammissibilità di un accordo politico con la destra di Gianfranco Fini. [Gianluigi Da Rold, Cds 5/2/1994]

Patto Bossi-Berlusconi, nasce il Polo delle Libertà

• Forza Italia e Lega Nord si presenteranno insieme alle elezioni politiche del 27-28 marzo, simbolo unico al Senato (Forza Italia e Alberto da Giussano sovrapposti), intesa quasi totale nei collegi del Nord, suddivisi all’incirca così: il 25% al partito di Silvio Berlusconi, il resto a quello di Bossi. Massima libertà al Sud, per consentire l’avvicinamento del Cavaliere a Gianfranco Fini (Alleanza Nazionale). [Flavia Amabile, Sta. 11/2/1994]

Il Polo delle Libertà vince le elezioni

• Il Polo delle Libertà – Del buon governo formato da Forza Italia, Lega Nord, Alleanza Nazionale vince le elezioni politiche, conquistando la maggioranza assoluta alla Camera ma non al Senato. La Lega Nord conquista 115 deputati e 59 senatori. Umberto Bossi avverte: «Chi vuole il governo deve venire al tavolo della Lega. Cominciamo dai programmi. Vediamo ora se vogliono proprio federalismo e liberismo. Il presidente del Consiglio lo deve fare un uomo veramente pulito, un uomo del vero cambiamento. Uno della Lega. Maroni? Maroni va benissimo». [Gianluigi Da Rold, Cds 29/3/1994]

Giura il governo Berlusconi, Bossi si imbuca

• Il governo di Silvio Berlusconi giura davanti al capo dello Stato: la pattuglia leghista è formata da Roberto Maroni, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Interni; Francesco Speroni (Riforme Istituzionali); Domenico Comino (Italiani nel mondo); Giancarlo Pagliarini (Bilancio); Vito Gnutti (Lega). Nonostante non si sia mai visto il capo di un partito presente al giuramento senza essere nel governo, Umberto Bossi, capo della Lega Nord, si infila tra i ministri e a chi gli chiede perché accompagni Maroni risponde: «Siamo un gruppo molto unito». [Maurizio Caprara, Cds 12/5/1994]

Boom Fi alle europee, Bossi: «Adesso farò i miei passi»

• A due mesi e mezzo dalla vittoria del Polo delle Libertà nelle elezioni politiche, Forza Italia conquista alle europee un formidabile 30,62%. Ottimo risultato anche per Alleanza Nazionale, partito che ha sostenuto il Cavaliere col Polo del Buongoverno, che conquista il 12,47%. Delusione per la Lega Nord, che si ferma al 6,56 e a Milano (11%) è superata anche dal Pds (14%). Umberto Bossi esplode: «Questa è un’onda nera sconvolgente! Micidiale! Siamo in un Paese che moriva dalla voglia di votare fascista!», «qui rischia il governo», «dobbiamo correre subito a portar via la tv a quel Kaiser in doppiopetto!», «adesso farò i miei passi». Poi il senatùr si calma: «La Lega c’è. È andata indietro di un punto e qualcosa: è un pedaggio da pagare, di cui eravamo consapevoli perché volevamo sapere qual è la forza della nostra base. Ora la Lega ha un solido 7% di leghisti puri, non scardinabili. Su questa base, più o meno intatta, partirà da domenica prossima a Pontida la nuova strategia, la Nuova Lega». [Giovanni Cerruti, Sta. 13/6/1994]

Avviso a Berlusconi, Bossi pensa a un governo costituente

• Il leader leghista Umberto Bossi commenta la notizia che Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio in un governo sostenuto dal suo partito, ha ricevuto un avviso di garanzia (due episodi in cui sarebbero state pagate delle mazzette): «In questo momento non credo che un avviso di garanzia a Berlusconi possa avere effetti sul governo. Fintanto che la finanziaria non è approvata anche al Senato, il governo non può cadere». Per il futuro, si fanno tre ipotesi: Berlusconi bis, stessa maggioranza con un altro presidente del Consiglio, governo costituente. Il senatùr confida: «Io sono sempre stato dalla parte di un governo costituente. La verifica servirà a dimostrare che sinora il governo ha fatto pochissimo, rispetto a quello che avrebbe dovuto fare. La Lega non ha nessuna intenzione di portare il paese a nuove elezioni, prima che siano realizzati il federalismo e le leggi antitrust». [Gianfranco Ballardin, Cds 23/11/1994]

Accordo Bossi-Buttiglione-D’Alema contro Berlusconi

• Umberto Bossi, capo della Lega, annuncia: «Il governo cade mercoledì. Stiamo lavorando per dar vita ad un governo stabile, duraturo, che faccia le riforme, e che duri possibilmente l’intera legislatura». Poi precisa: «Non abbiamo fatto alcun accordo col Pds. La mozione di sfiducia, che presenteremo mercoledì, assieme ai popolari, presuppone un voto e poi vedremo». A chi gli chiede conto dei malumori nel partito, replica: «La Lega è un movimento monoblocco: si può discutere al nostro interno, ma la Lega seguirà il suo segretario nel voto di sfiducia al governo». Roberto Formigoni, braccio destro di Buttiglione, spiega: «Bossi era favorevole al ribaltone, e la Lega era in caduta libera verso il Pds. Noi l’abbiamo catturata, l’abbiamo appoggiata nelle sue rivendicazioni contro An e contro l’estremismo di destra del governo, ma le abbiamo anche impedito di stringere un rapporto troppo stretto col Pds». [Gianfranco Ballardin, Cds 18/12/1994]

Fiducia al governo Dini, Bossi: «È nato un po’ temporizzato»

• Dopo che il 25 gennaio aveva ottenuto la fiducia alla Camera, il governo di Lamberto Dini ottiene pure quella del Senato. Umberto Bossi, leader della Lega che seppur con qualche spaccatura ha appoggiato il “ribaltone”, commenta: «È nato un po’ temporizzato. Se non passasse l’Antitrust, durerebbe pochissimo, perché Berlusconi mi pare deciso con An a fare quasi una guerra civile per salvare le sue televisioni. Chiunque sia democratico e non abbia interessi in ballo sa che oggi la battaglia fondamentale è una battaglia di democrazia, che vive di libertà di stampa, non di monopoli. E non può sopravvivere se ha una Fininvest così scatenata a detenere il monopolio dell’informazione». [Cds 2/2/1995]

Nasce il quarto figlio di Bossi

• Ad Angera (Varese) nasce il quarto figlio di Umberto Bossi, il terzo avuto da Manuela Marrone: per la scelta del nome si aspetta il papà, impegnato in alcuni comizi in Trentino, “ballottaggio” tra Ruggero ed Eridano (il gigante dormiente nel Po). Pare che il leader leghista si sia lamentato delle ridotte vacanze perché «purtroppo» era in arrivo un figlio, l’avverbio è stato chiosato sull’Espresso con espressioni di solidarietà «alla signora Manuela, una santa, e al piccino». Si dice che Bossi, dopo tre maschi, avrebbe voluto una femminuccia. [Dino Tedesco, Cds 13/8/1995]

Scelto il nome del 4° figlio di Bossi: Eridano Sirio

• Il quarto figlio di Umberto Bossi, il terzo avuto da Manuela Marrone, nato ad Angera (Varese) il 12 agosto, si chiamerà Eridano Sirio: Eridano è la personificazione del Po (la leggenda vuole che nel fiume sia caduto Fetonte, il figlio del Sole, che aveva voluto guidarne il carro sulla terra. Zeus lo fulminò per impedire che la incendiasse), Sirio è la stella più brillante del cielo. Il leader leghista assicura che il nome è stato scelto dalla mamma. [Cds 14/8/1995]

L’Ulivo vince le elezioni, Bossi: «Non saremo l’ago della bilancia»

• Le elezioni per la XIII legislatura sono vinte dall’Ulivo, coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi. La Lega, intorno al 10% nazionale, conquista 59 seggi alla Camera (20 col proporzionale, 39 col maggioritario), 27 al Senato: ottimi risultati in Piemonte, Veneto, Lombardia, paga però la scelta isolazionista con una notevole riduzione della pattuglia parlamentare. Umberto Bossi dichiara: «Servirà ancora qualche anno per strappare la Padania dalle zampe di Roma. La Padania è caduta nel tranello di Roma Polo e Roma Ulivo». Premesso che «una cosa siamo riusciti a dimostrarla. Ora possiamo reggere all’urto del maggioritario. Impensabile tre anni fa», il leader della Lega promette: «Ci rifiuteremo di essere l’ago della bilancia. Niente pateracchi. La mia sensazione è che la gente del Nord spinga per la soluzione finale. Chi va a governare ha l’obbligo di cambiare questo Paese. Se non lo cambia, e non può cambiarlo, saranno guai. Siamo agli albori dell’assalto al potere. La Lega si tira fuori dai giochetti. Mi sembra che il popolo del Nord stia optando per lo scontro finale. O noi o loro. O cancellano noi o noi cancelliamo quei signori. Non credano di chiudermi la bocca. La riforma del sistema elettorale non mi interessa. Certo con il maggioritario hanno pensato di ucciderci. Non ci sono riusciti. Ritornare al proporzionale? Mah. Il proporzionale ti dà un po’ di tempo, ma è un meccanismo doroteo. Impieghi vent’anni per mettere in piedi qualcosa che in verità hai la possibilità di fare in tre mesi. C’è solo una cosa su cui si deve ragionare: il potere costituente del popolo per costruire il federalismo. Occorre ascoltare la voce del popolo. Ma attenzione, federalismo non regionalismo. E dentro il federalismo Padania unita. Trattiamo solo questo: restituire al popolo il potere costituente. Per ora il nostro baluardo è Mantova, il loro è il Campidoglio». [Fabio Cavalera, Cds 22/4/1996]

Europee, Lega al 4,5%. Bossi: «Sconfitta la mia moderazione»

• Forza Italia è il primo partito italiano: alle Europee conquista il 25,17% contro il 17,34% dei Democratici di sinistra e il 10,30 di Alleanza nazionale. La Lega Nord prende il 4,49%, in calo del 2,1% rispetto al 1994, prima vera battuta d’arresto della sua storia. Il leader Umberto Bossi commenta: «Purtroppo è stata sconfitta la linea della moderazione. Brutto segnale. Berlusconi ha preso il largo. Ritorna il vecchio regime». I politologi si interrogano sulle prossime mosse del senatùr: «Tornerà a Padania e secessione o ascolterà la “sirena” D’Alema?» (Massimo, leader dei Ds). [Fabio Cavalera, Cds 14/6/1999]

Patto Bossi-Berlusconi, nasce la Casa delle Libertà

• A Verona per l’assemblea degli imprenditori dell’edilizia, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi si accordano per l’alleanza nella Casa delle Libertà. Il Cavaliere, che aveva rotto col leader leghista ai tempi del “Ribaltone”, confida: «Io ho cinque figli, Umberto quattro: non ci tradiremo, non potremmo più guardarli negli occhi». Il senatùr spiega: «Se non riuscissimo a realizzare questo grande progetto la gente non ci darebbe più il minimo consenso». Poi promette: «Vi do una bella notizia: vinceremo le elezioni». [Fabio Cavalera, Cds 20/2/2000]

Trionfo Cdl al Nord (amministrative), Bossi: «Siamo determinanti»

• La neonata Casa delle Libertà conquista nelle elezioni amministrative otto regioni su quindici, strappando al centrosinistra il Lazio (vittoria di Francesco Storace), l’Abruzzo (Giovanni Pace), la Calabria (Giuseppe Chiaravalloti) e la Liguria (Sandro Biasotti), che con Lombardia (Roberto Formigoni), Veneto (Giancarlo Galan), Piemonte (Enzo Ghigo), completa il “cappotto” al Nord (ottavo successo quello di Raffaele Fitto in Puglia). Umberto Bossi, leader leghista, esulta ed attacca il presidente del Consiglio: «In effetti siamo determinanti ovunque. Se ci fossimo presentati da soli avrebbe vinto il centrosinistra. Invece D’Alema, il traditore D’Alema, deve preparare la valigia. Il Nord, il grande Nord della piccola e media impresa, è ricompattato nel segno del federalismo e della devoluzione. Era una partita a tre fra me, Berlusconi e D’Alema. Mi pare che ne esca con le ossa rotte D’Alema il quale sconta una colpa grave. Il suo governo non ha fatto un cavolo ed è stato ripagato. L’effetto domino sarà devastante per lui. Questo risultato proiettato sulle politiche significa che la federazione Lega-Polo ha la maggioranza in Parlamento. Abbiamo azzeccato la mossa. Quando decisi di firmare la pace con Silvio Berlusconi ritenevo che il bersaglio fosse raggiungibile. Il bersaglio lo abbiamo raggiunto. E non è finita. Adesso dobbiamo prepararci alle politiche per sfrattare D’Alema e il suo inutile governicchio. Dobbiamo progettare costituzionalmente il nuovo Stato. Dobbiamo preparare i referendum propositivi regionali per ottenere la devoluzione in materia di sanità, scuola, polizia locale. E dobbiamo pensare a un Coordinamento delle Regioni del Nord che faccia gli interessi del Nord in Europa. La società del Nord rifiuta tenacemente il centralismo. Punisce chi tratta i federalisti come delinquenti. Punisce chi non si ficca in testa che è necessaria una legge severa sull’immigrazione clandestina e distribuisce certificati falsi di razzismo agli avversari. Volta le spalle a chi dopo Marx sposa Pannella e la Bonino. D’Alema ha tradito il partito dei lavoratori e si è iscritto al partito dello spinello». [Fabio Cavalera, Cds 17/4/2000] 

Berlusconi vince le elezioni, Bossi: «Prezzo spaventoso»

• La Casa delle Libertà, coalizione capitanata da Silvio Berlusconi, vince le elezioni per la XIV legislatura, successo che ha per protagonista soprattutto Forza Italia (29,43% nel proporzionale alla Camera), che cresce a scapito della Lega Nord (3,94, sotto lo sbarramento del 4%). Umberto Bossi dichiara: «Pago un prezzo spaventoso. Un sacrificio in nome del cambiamento. Rischiamo di morire per avere consentito la vittoria della Casa delle Libertà. Abbiamo parato i colpi da tutte le parti e questo è il risultato. È un grosso pasticcio. Sul territorio avevo notato segnali poco incoraggianti. Se ci presentiamo soli prendiamo un sacco di voti con i quali però non combini niente. Se ti allei perdi e paghi in maniera tremenda un prezzo che rischia di metterti al tappeto». [Fabio Cavalera, Cds 14/5/2001]

Giura il Berlusconi II, Bossi alle Riforme

• Il secondo governo di Silvio Berlusconi presta giuramento. Umberto Bossi, ministro «senza portafoglio» delle Riforme “costretto” a giurare fedeltà alla Repubblica, esibisce un «fazzolettone padano, solido, dispiegato a bandiera» (parole sue) e promette: «Al primo consiglio di gabinetto in settimana porrò subito la questione del disegno di legge sulla devolution» (ovvero il trasferimento delle competenze e dei poteri dalla sede del governo centrale verso le sedi dei governi locali o periferici). [Fabio Cavalera, Cds 12/6/2001] 

Crisi cardiaca, Bossi in prognosi riservata

• Alle 9.30 Umberto Bossi, ministro delle Riforme e leader della Lega Nord, è ricoverato nel reparto Cardiologia dell’Ospedale di Circolo di Varese per uno scompenso cardiaco acuto. È arrivato in condizioni quasi disperate dopo una corsa in ambulanza sulle strade innevate. Ad accorgersi che qualcosa non andava è stata la moglie, Manuela Marrone: poco dopo le 6,30 e ha sentito il respiro del marito farsi affannoso, «Cos’hai?», Bossi si è alzato dal letto imprecando contro il caldo («Qui manca l’aria»), ha fatto per spalancare la finestra ma prima di riuscirci si è accasciato sul pavimento. La signora Manuela ha chiamato il 118, in meno di un quarto d’ora l’ambulanza era sulla porta della casa di Gemonio, un paesotto a una ventina di chilometri da Varese: «Ci avevano detto che c’era un signore che stava molto male, nessuno ci aveva avvertito che si trattava di Bossi», racconta uno dei soccorritori. La situazione si è rivelata subito molto grave. Invece di dirigersi verso l’ospedale di Varese, l’ambulanza ha puntato diritta su quello di Cittiglio, più piccolo e meno attrezzato ma molto più vicino. Lì Bossi è stato intubato e ha ricevuto i primi medicinali per sostenere il cuore e sedativi per non affaticare la situazione cardiocircolatoria. Alle 8,30, sotto la neve, l’ambulanza è ripartita per Varese, scortata prima dai carabinieri poi dalla polizia stradale. Il dottor Jorge Salerno Uriarte, primario di origine paraguayana, spiega: «Il ministro Bossi è stato vittima di un’insufficienza cardiaca con edema polmonare. Quello del paziente è un cuore stanco, provato. Non solo da precedenti episodi acuti, ma anche da un’ipertensione non curata e da una vita piena di stress. La situazione è grave ma stabile, Bossi non è in immediato pericolo di vita, ci vorranno almeno 72 ore prima di sciogliere la prognosi». Nel dicembre 1991 Bossi era stato ricoverato nello stesso reparto per un attacco cardiaco, nell’ottobre 1996 si era accasciato dopo un comizio a Modena, in tutti e due i casi gli erano state prescritte cure e regole di vita che, si rammaricano gli amici, si è poi guardato bene dal seguire. Roberto Rotasperti, direttore generale dell’ospedale di Varese, dichiara: «Comunque vada, Bossi la vita stressata di prima non potrà più permettersela». [Marco Dal Fior, Cds 12/3/2004]

Bossi lascia governo e Camera per andare a Strasburgo

• Umberto Bossi si dimette da ministro delle Riforme e da deputato per andare a fare l’europarlamentare a Strasburgo. La decisione del leader leghista, tuttora in ospedale a Lugano (postumi del malore dell’11 marzo), è ratificata dal consiglio federale del partito: il suo posto nella compagine governativa dovrebbe essere preso da Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato. Un comunicato sottolinea che non si apre una crisi di governo: «I ministri leghisti resteranno in carica nel governo e manterranno la parola data anche di fronte a un palese tradimento degli alleati» (vedi problemi nella realizzazione della devolution). [Cds 20/7/2004]

Bossi torna a Roma per il sì alla devolution

• 170 voti a favore, 132 contrari, 3 astenuti, il Senato dà il via libero definitivo alla riforma costituzionale che (oltre a riconoscere più poteri al premier e ridurre il numero di deputati e senatori) introduce la cosiddetta “devolution”, ovvero il trasferimento delle competenze e dei poteri dalla sede del governo centrale verso le sedi dei governi locali o periferici. Andrea Gibelli, presidente dei deputati della Lega, confida: «Ho il nodo alla gola. Sono passati diciotto anni da quando Bossi mi disse, in un bar di Lodi: “Questo paese diventerà federalista”». Il senatùr, tornato appositamente da Strasburgo per assistere allo storico evento, festeggia col figlio Renzo alzando il pugno chiuso, poi spiega che «la riforma va migliorata» e assicura di non temere il referendum confermativo che si dovrebbe tenere nel giugno 2006: «Sono sicuro che Nord e Sud voteranno allo stesso modo: non ci sarà un Paese spaccato in due». [Massimo Franco, Cds 17/11/2005; Lorenzo Fuccaro, Cds 17/11/2005]

Prodi vince le elezioni, Bossi: «Ha pesato la mia assenza»

• La coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi vince di misura le elezioni per la XV legislatura. La Lega prende il 4,6% alla Camera e il 4,5% al Senato. Umberto Bossi spiega: «Ha pesato la mia assenza». Poi chiarisce: «No alla grande coalizione. Deciderà Ciampi se tornare alle urne. E comunque la Lega tiene l’occhio aperto su chiunque dica cose intelligenti e voglia le riforme». Già il 9 marzo aveva messo le mani avanti: «Sono uno che vuole la vittoria di Silvio Berlusconi e della Casa delle Libertà. La Cdl non perde. Ma se accadesse, la Lega potrebbe avere le mani libere». [Alessandro Trocino, Cds 9/3/2006]

Referendum devolution, vincono i no. Bossi: «Italiani coglioni»

• Con una maggioranza del 61,3% (affluenza del 52,9%, ma non era necessario raggiungere un quorum) i “no” vincono il referendum confermativo sulla riforma costituzionale varata nel 2005 dal centrodestra. Umberto Bossi, leader leghista cui stava a cuore soprattutto l’introduzione della “devolution” (il trasferimento delle competenze e dei poteri dalla sede del governo centrale verso le sedi dei governi locali o periferici) commenta: «Da cinque anni lavoriamo per il Paese, poi guardi questi italiani, questi italiani coglioni che non si informano, che pensano solo a lamentarsi al bar, guardi quest’Italia che ha vinto, quest’Italia che ruba persino le partite di calcio, e ti chiedi se non valga la pena mollare tutto e pensare a noi padani, al Nord». [Alessandro Trocino, Cds 27/6/2006]

Berlusconi vince le elezioni, Bossi: «Non sarà mio ostaggio»

• La coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi vince le elezioni per la XVI legislatura. La Lega Nord raggiunge il 9,34% dei consensi alla Camera e l’8,34% al Senato contro il 4,6% e il 4,5% del 2006. Umberto Bossi promette: «Berlusconi non sarà mio ostaggio, lui è mio amico. Noi rispettiamo i patti». [Cds 15/4/2008]

Giura il Berlusconi IV, Bossi: «Stavolta ce la faremo»

• Giura il quarto governo guidato da Silvio Berlusconi. Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo, si commuove: «Sono partito dal paesello e sono arrivato qui, ma stavolta ce la faremo». [Cds 9/5/2008]

Bossi jr., seconda bocciatura alla maturità

• Renzo Bossi, figlio del leader leghista Umberto, è bocciato per la seconda volta all’esame di maturità: candidato al liceo “Bentivoglio” di Tradate (istituto religioso privato), aveva presentato una tesina ispirata al federalismo e a Carlo Cattaneo (La valorizzazione romantica dell’appartenenza e delle identità). Il rettore don Gaetano Caracciolo spiega: «La tesina è solo una parte dell’esame e il ragazzo ha dovuto sostenere anche 3 prove scritte e un esame orale. Non ha seguito gli studi da noi, si è presentato da privatista; non so che tipo di preparazione abbia seguito ma purtroppo la somma di tutte le prove non ha raggiunto il punteggio di 60, il minimo per la promozione». Nella stessa scuola viene invece promosso Davide Ancelotti, figlio del Carlo che allena il Milan. [Cds 11/7/2008]

Renzo Bossi, la «trota» della Lega

• Umberto Bossi, leader leghista che ad agosto aveva annunciato «Quest’anno, a raccoglier l’acqua del Po sul Monviso, mando Renzo. È ora che cominci anche lui, che si faccia conoscere», risponde a un cronista Rai che gli chiede se il figlio possa essere considerato il suo delfino: «Per il momento, a me sembra una trota...». Poi aggiunge: «Non penso che Renzo seguirà la mia strada. Si iscriverà a Economia e commercio e farà il commercialista, che è un mestiere più sicuro...». [M. Cre., Cds 13/9/2008]

Europee, la Lega sfonda la barriera del 10%

• Il PdL è il primo partito italiano alle elezioni europee (35,26%), seguito dal Partito Democratico (26,12%). La Lega Nord, terza, sfonda la barriera del 10% (10,21). A chi pronostica che il premier Silvio Berlusconi, per frenare il Carroccio, proverà a ricucire i rapporti con l’Udc di Pierferdinando Casini, Umberto Bossi risponde: «Io non credo che Berlusconi sia stupido e lo faccia. La Lega ha certamente le mani libere. Ma noi siamo un alleato fedele e abbiamo dato continuità al governo». [Marco Cremonesi, Cds 8/6/2009]

Il 21enne Renzo Bossi eletto a Brescia (record)

• 12.893 voti nella provincia di Brescia, Renzo Bossi diventa consigliere regionale lombardo. Ventuno anni e mezzo, il figlio di Umberto è il più giovane eletto al Pirellone della storia: «Ho trovato la mia strada. Sono nato nella politica, ne ho vissuto la passione in casa. E da due anni ho seguito giorno per giorno il Parlamento europeo e quello italiano, per capire come funzionano le cose». Il senatur commenta: «Ha voluto entrare in politica, e la Lega lo ha candidato perché ha lavorato bene». Poi aggiunge: «Non siamo geni, siamo fortunati». Il senatùr festeggia soprattutto il trionfo leghista in tutto il Nord (brillano Roberto Cota in Piemonte e Luca Zaia in Veneto) e opziona la carica di sindaco di Milano: «Per ora metto il mio nome, poi deciderà il consiglio federale». [Sta. 30/3/2010; Cds 30/3/2010]

Pisapia sindaco di Milano, silenzio di Bossi

• Giuliano Pisapia, candidato del centrosinistra, vince il ballottaggio con Letizia Moratti ed è eletto sindaco di Milano. Umberto Bossi, leader della Lega Nord, resta in silenzio, nel Pdl temono che il senatùr aspetti Pontida, il 19 giugno, per qualche annuncio ultimativo sul governo. Il premier Silvio Berlusconi lo chiama al telefono: «Umberto questo non è il momento di dividerci ma di tirare fuori gli attributi. Non possiamo dare questa soddisfazione alla sinistra». Un «leghista di prima fascia» vicino al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, confida: «Bossi del Cavaliere ne ha ormai piene le scatole, e la cosa più ragionevole da fare sarebbe chiedergli di farsi da parte». [Francesco Bei, Rep. 31/5/2011; r. s., Rep. 31/5/2011;

Bossi: «Secessione? Tenetevi pronti»

• Nel consueto raduno di Pontida, di fronte a una platea di camicie verdi sempre più insofferenti nei confronti dell’alleato Silvio Berlusconi, il leader leghista Umberto Bossi prende tempo: «Se facciamo cadere Berlusconi si va subito a votare, e questo è un momento favorevole per la sinistra». Interrotto per sette volte dal grido «Secessione», il senatùr risponde: «Se la volete tenetevi pronti». [Rodolfo Sala, Rep. 20/6/2011]

Il 70enne Bossi “incorona” il figlio Renzo

• A tre giorni dal 70° compleanno, alle sorgenti del Po, il leader leghista Umberto Bossi indica nel figlio Renzo il suo successore: «Io verrò qui tutti gli anni e dopo di me verrà mio figlio che oggi ho portato con me». Il senatùr coglie l’occasione per rispondere al settimanale Panorama, che nel numero appena arrivato in edicola ha attaccato la moglie Manuela Marrone e il suo “cerchio magico” («è lei l’anima nera del movimento e tratta il partito come un bene di famiglia da destinare al Trota»): «Sono degli stronzi e mia moglie è una brava persona». Quanto al governo Berlusconi, «per ora va avanti» (fino al 2013? «Mi sembra troppo»). [Paolo Griseri, Rep. 17/9/2011]

Cade il Berlusconi IV, Bossi: «Andremo all’opposizione»

• Silvio Berlusconi dà le dimissioni, Mario Monti riceve l’incarico di formare un nuovo governo. Umberto Bossi, ministro uscente delle Riforme per il Federalismo e leader della Lega Nord, dichiara: «Andremo all’opposizione. Come si fa a sostenere un governo che farà portare via tutto e che privatizzerà le municipalizzate?». [Marco Cremonesi, Cds 13/11/2011]

Bossi si dimette da segretario della Lega

• Travolto dal ciclone giudiziario che si è abbattuto sul partito e sulla famiglia, Umberto Bossi si dimette da segretario della Lega Nord: il nome del figlio Renzo ricorre nelle carte giudiziarie dell’inchiesta sull’ex tesoriere Francesco Belsito, si parla di centinaia di migliaia di euro per «sostenere le spese private», auto, case, viaggi, feste, lauree, multe, avvocati. Commosso, il senatùr dichiara: «Lascio per il bene del movimento e dei militanti, e perché c’è di mezzo la mia famiglia. Chi sbaglia deve pagare, qualunque sia il cognome che eventualmente porti». Il senatùr è nominato presidente federale, al vertice del partito va un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, che guiderà la Lega fino al congresso (in data ancora da stabilire), Stefano Stefani è il nuovo tesoriere.

Bossi jr si dimette da consigliere

• Renzo Bossi si dimette da consigliere regionale della Lombardia. Ai microfoni di TgCom dichiara: «In questo momento di difficoltà e senza che nessuno me l’abbia chiesto faccio un passo indietro e mi dimetto. Sono sereno, so che cosa ho fatto e soprattutto che cosa non ho fatto. In consiglio regionale negli ultimi mesi ci sono stati avvenimenti che hanno visto indagate alcune persone. Io non sono indagato, ma credo sia giusto e opportuno fare un passo indietro per il movimento». Più tardi viene diffuso anche il contenuto di una lettera al quotidiano “Bresciaoggi”: «Ritorno tra i ranghi per evitare che a pagare le conseguenze dell’attacco incrociato sia l’intero movimento e soprattutto mio padre. Da lui ho sempre preso esempio, nella vita e in politica, cercando di mutuare nel quotidiano i valori con cui ci ha cresciuti: rispetto, morale e coerenza. Lui si è dimesso da segretario della Lega per lasciare la giusta libertà di difesa. Io mi dimetto da consigliere regionale per evitare di prestare il fianco a nuovi ed infondati attacchi. Ho la tranquillità di chi sa che non ha mai fatto nulla di quello che è stato riportato dai media». [Claudio Del Frate, CdS 10/4/2012]

Lega, espulsi Mauro e Belsito

• Il consiglio federale della Lega espelle Rosi Mauro, vicepresidente del Senato, e l’ex tesoriere Francesco Belsito. Per tutto il giorno si rincorrono le voci sulla volontà di Umberto Bossi di salvare la Mauro, cui è fatale l’aut aut di Roberto Maroni: «Il rancore è prevalso sulla verità. La mia epurazione era già scritta. Se qualcuno è arrivato al punto di minacciare le dimissioni se non si fossero presi provvedimenti contro di me, vuol dire che la presunta unanimità è stata imposta con un ricatto politico». Il consiglio padano non si occupa di Renzo Bossi: con le sue dimissioni dalla Regione (vedi 9 aprile) ha evitato la sospensione. Sull’argomento interviene il senatùr: «Se si accerterà davvero che qualcuno della mia famiglia ha preso dei soldi appartenenti alla Lega, io farò un assegno per rimborsare l’intero importo». L’assemblea sancisce le date per i congressi che dovranno disegnare il nuovo Carroccio: in Lombardia si svolgerà venerdì 1 e sabato 2 giugno, in veneto sabato 2 e domenica 3 giugno, il congresso federale si svolgerà tra il 30 giugno e il 1° luglio (al Forum di Assago). [M. Cre., CdS 13/4/2012]

La mamma di Bossi in tv: «Ha fatto bene a lasciare»

• Intervistata dal programma televisivo “In onda” (La 7), Ida Mauri, madre di Umberto Bossi raggiunta nella sua abitazione di Samarate (nel Varesotto), dichiara: «Umberto ha fatto bene a dimettersi, a tutti gli altri gli interessa solo la cadrega. Lui fa bene a starne fuori, che c’ha già la sua età. I soldi rubati? Prima di parlare bisogna essere sicuri. I miei figli quella mano non ce l’hanno». [CdS 15/4/2012]

Bossi con Maroni: «È il bene della Lega»

• Incontrato Roberto Maroni ai margini di un comizio a Besozzo (Varese), Umberto Bossi, fino al 5 aprile segretario della Lega, dichiara: «Oggi la Lega si ricompatta. Io voglio il bene della Lega e Maroni è il bene della Lega. L’unica cosa che non possiamo fare è litigare io e lui». Quanto al dossier contro l’ex ministro dell’Interno preparato dall’ex tesoriere Francesco Belsito, che aveva scavato un solco profondo nella coppia di vertice del Carroccio, il senatùr dichiara che è stato «fatto per creare una stagione di veleni e mettere me contro Maroni e rompere la Lega. L’ hanno fatto per recapitarlo sulla mia scrivania e dimostrare che Maroni voleva i soldi». Maroni spiega: «Il dossier di Belsito era troppo sgangherato per essere destinato ad essere reso pubblico. Tutte le balle che contiene non avrebbero retto un minuto alla verifica. Il dossier dunque è stato realizzato ad uso interno: per far credere a Bossi le bugie che qualcuno non ha ancora smesso di raccontare». [Marco Cremonesi, CdS 22/4/2012]

Primo turno amministrative, crollo della Lega

• La Lega Nord subisce una dura sconfitta al primo turno delle amministrative: in provincia di Varese, culla del movimento, il Carroccio perde a Besozzo (il paese a due passi dalla Gemonio bossiana), Cassano Magnago (dove il “Capo” è nato e dove il Sole delle Alpi sventolava da vent’anni), Gerenzano e Sumirago. Fa eccezione Tradate, per dieci anni guidata da Stefano Candiani, l’arcinemico del Cerchio magico: per il suo successore, Gianfranco Crosta, è ballottaggio. In Lombardia i leghisti vanno al ballottaggio anche a Cantù (Como), Palazzolo sull’Oglio (Brescia), Senago (Milano) e Meda (Monza). Nei due capoluoghi, Como e Monza, il Carroccio è fuori. I padani devono cedere le armi a Mozzo (Bergamo), paese di Roberto Calderoli, a Crema (Cremona), dove il deputato Alberto Torazzi non raggiunge il 7 per cento, a Cesano Maderno, Lesmo e Lissone (Monza); nel comasco, la deputata Erica Rivolta non conquista Erba, nella bergamasca conferme a Brembate e Capriate e vittoria a Calusco d’Adda e Cisano. Riepilogo: la Lega, che in Lombardia mandava al voto 23 sindaci, di sicuri ne ha solo dieci; in Veneto, dove guidava 17 amministrazioni, ne ha 18, piu due che si decideranno al ballottaggio, Thiene (Vicenza) e San Giovanni in Lupatoto (Verona). Persa Sarego (Vicenza), sede del Parlamento della Padania, a favore del primo sindaco grillino. Roberto Maroni commenta: «La Lega ha pagato un prezzo per le vicende mediatico giudiziarie che hanno avuto grande risalto sui giornali». Tra le poche notizie positive, il successo di Flavio Tosi, rieletto sindaco di Verona al primo turno con il 57,3%, stracciando il candidato del centrosinistra, Michele Bertucco (22,8%) e il portabandiera del Pdl “ortodosso”, Luigi Castelletti (8,8%, sorpassato perfino dal grillino Gianni Benciolini 9,4%): «Mi sono presentato appoggiato da sette liste. Meno male che ho formato la lista civica, nonostante il parere contrario di quelli che erano vicini a Bossi, perché se mi fossi presentato solo con il simbolo della Lega Nord sarebbe stata molto difficile. Ho parlato con Maroni, mi ha telefonato Maroni, voterò Maroni segretario federale...». [Giuseppe Sarcina, CdS 8/5/2012; Marco Cremonesi, 8/5/2012]

Segretario Lega, via libera di Bossi a Maroni

• Durante il consiglio federale della Lega, Umberto Bossi, dimessosi il 5 aprile da segretario, dà il via libera al suo successore: «Non dobbiamo dare l’idea che siamo divisi, non possiamo farlo. Per la segreteria serve un candidato unico. E io sosterrò Maroni». L’ex ministro dell’Interno sosterrà l’elezione di Bossi a «presidente di garanzia» con qualifica di fondatore, carica che sulla carta non lascia al senatùr moltissime prerogative (quelle di cui disponeva fino a oggi il presidente saranno assegnate al vicesegretario vicario, figura già prevista dallo statuto ma mai attivata). [Marco Cremonesei, CdS 15/5/2012]

Batosta per la Lega ai ballottaggi

• La Lega Nord subisce una pesante sconfitta alle amministrative perdendo sette ballottaggi su sette, cinque in Lombardia e due in Veneto: a Cantù (Como), Palazzolo sull’Ogllio (Brescia), Tradate (Monza), Senago (Milano), Meda (Monza), Thiene (Vicenza), San Giovanni Lupatoto (Verona). Dopo aver perso al primo turno Cassano Magnago (Varese, patria di Umberto Bossi), altre due sconfitte simbolo: a Tradate, dove governava da vent’anni, e a Thiene, dove in campagna elettorale era arrivato Roberto Maroni per dare un segnale di discontinuità. [Alessandro Trocino, CdS 22/5/2012]

La Lega Lombarda al maroniano Salvini

•  Al PalaCreberg di Bergamo si svolge l’ottavo Congresso della Lega Lombarda: il maroniano Matteo Salvini è eletto segretario con 403 voti contro i 129 del bossiano Cesarino Monti (3 schede bianche, 9 nulle). Roberto Maroni dichiara: «Questo non è un congresso di propaganda, dobbiamo guardarci in faccia, elaborare il lutto e basta con il piangerci addosso». Umberto Bossi risponde: «Vietato andare in pensione per chi ha dimostrato capacità. Così starò qui io a lavorare». [Marco Cremonesi, CdS 3/6/2012]

La Liga veneta al maroniano Tosi

• All’Hotel Sheraton di Padova, Flavio Tosi, sindaco di Verona (confermato al primo turno il 7 maggio), è eletto segretario della Liga veneta con 236 voti contro i 178 di Massimo Bitonci: per i maroniani si tratta del secondo successo in due giorni, dopo quello di Matteo Salvini ieri in Lombardia. [Marco Cremonesi, CdS 4/6/2012]

Bossi: «Presidente? Non mi serve»

• Intervistato da SkyTg24, Umberto Bossi, fino al 5 aprile segretario della Lega e da allora presidente federale, in vista del congresso che il primo luglio eleggerà il suo successore  (Roberto Maroni) dichiara: «Io sono un soggetto che non ha bisogno di titoli per poter fare le cose, perché io tante cose le so fare quindi è difficile impedire a chi sa fare le cose di farle. Di più, io e Maroni ci conosciamo da così tanti anni che in un certo qual modo abbiamo la possibilità di comunicare facilmente, penso che questo non ci vedrà contro. Quello che è certo è che questo della Lega sarà il congresso dell’unità, non ne uscirà una Lega separata e distrutta. Magari ci sarà qualche colpo di rivoltella, un colpo di rivoltella non si nega a nessuno». [CdS 27/6/2012]

Maroni segretario della Lega, Bossi cita Salomone

• Al congresso di Assago (Milano), Roberto Maroni è eletto segretario della Lega per alzata di mano (614 voti a favore, 2 astenuti, 1 contrario): nel “discorso della corona” annuncia la possibilità che il partito vada «via da Roma» («vuol dire via dalle poltrone, via dalla Rai e dai doppi incarichi») perché il Sud «è la nostra Grecia, la nostra pietra al collo» («adesso dobbiamo regionalizzare il debito: per 15-20 anni possiamo pagare anche quello degli altri, poi fuori dai c...!»), quindi attacca il governo Monti («è il vero nemico della Padania, il nostro primo obiettivo è mandarlo a casa. Mi spiace che molti sindaci leghisti sull’Imu all’ultimo momento si siano tirati indietro; ma sarà guerra contro il patto di stabilità che affama i nostri Comuni»). Umberto Bossi si congeda attaccando la magistratura («se siamo qui a fare questo congresso è per colpa» sua) e «quelli che agitano le scope: se andiamo a fondo, farebbero bene a non agitarle troppo. Uno di loro è sindaco ma l’autista se lo faceva pagare dalla Lega» (allusione a Flavio Tosi, primo cittadino di Verona che replica parlando di «contribuzioni volontarie»). Lasciato il palco stizzito dopo un battibecco col governatore del veneto Luca Zaia sullo statuto, il senatùr torna prima del voto per raccontare, in lacrime, la metafora di Salomone: «Non sapeva decidere di quale delle due madri è il bambino, e allora dice alle guardie di tagliarlo a metà. La vera madre, per salvarlo, dice che il bambino è dell’altra. Questo è quello che ho fatto io... il bambino è suo» (e indica Maroni). [Claudio Del Frate, Marco Cremonesi, Corriere della Sera 2/7/2012]

Maroni segretario della Lega, Bossi cita Salomone

• Al congresso di Assago (Milano), Roberto Maroni è eletto segretario della Lega per alzata di mano (614 voti a favore, 2 astenuti, 1 contrario): nel “discorso della corona” annuncia la possibilità che il partito vada «via da Roma» («vuol dire via dalle poltrone, via dalla Rai e dai doppi incarichi») perché il Sud «è la nostra Grecia, la nostra pietra al collo» ( «adesso dobbiamo regionalizzare il debito: per 15-20 anni possiamo pagare anche quello degli altri, poi fuori dai c...!»), quindi attacca il governo Monti («è il vero nemico della Padania, il nostro primo obiettivo è mandarlo a casa. Mi spiace che molti sindaci leghisti sull’Imu all’ultimo momento si siano tirati indietro; ma sarà guerra contro il patto di stabilità che affama i nostri Comuni»). Umberto Bossi si congeda attaccando la magistratura («se siamo qui a fare questo congresso è per colpa» sua) e «quelli che agitano le scope: se andiamo a fondo, farebbero bene a non agitarle troppo. Uno di loro è sindaco ma l’autista se lo faceva pagare dalla Lega» (allusione a Flavio Tosi, primo cittadino di Verona che replica parlando di «contribuzioni volontarie»). Lasciato il palco stizzito dopo un battibecco col governatore del veneto Luca Zaia sullo statuto, il senatùr torna prima del voto per raccontare, in lacrime, la metafora di Salomone: «Non sapeva decidere di quale delle due madri è il bambino, e allora dice alle guardie di tagliarlo a metà. La vera madre, per salvarlo, dice che il bambino è dell’altra. Questo è quello che ho fatto io... il bambino è suo» (e indica Maroni). [Claudio Del Frate, Marco Cremonesi, Corriere della Sera 2/7/2012]

La Lega toglie Bossi dal simbolo

• Una circolare inviata dal quartier generale della Lega Nord alle segreterie «nazionali» (regionali) e provinciali del Carroccio ufficializza che dal simbolo elettorale scomparirà la parola Bossi ai piedi dell’«Albertino» da Giussano e tornerà il termine Padania, sostituito nel 2008 per evitare il ripetersi di quanto accaduto alle politiche del 2006: gli oltre 44 mila voti conquistati alla Camera dalla Lega per l’autonomia-Alleanza lombarda, risolutivi per la vittoria della coalizione guidata da Romano Prodi, provenivano in parte da leghisti bossiani tratti in inganno dal nome e dal simbolo astutamente studiati dal partito rivale. [Marco Cremonesi, 14/7/2012]

Bossi lasciato solo a cena

• Umberto Bossi, a Trescore Comasco per un comizio, cena da solo perché non si è presentato nessuno dei notabili del partito e delle personalità locali invitate: «La gente mi ha voltato le spalle». Agli uomini della scorta che fanno notare la differenza con l’anno scorso, quando dovevano difendere il suo tavolo a spintoni, spiega: «È giusto così, capirò chi sono i leccaculo e chi veramente mi segue». Poi confida: «Ho paura che i magistrati mi rompano le palle ad agosto, si stanno dando da fare pure sulle quote latte. Se insistono andiamo coi trattori davanti ai tribunali. Sapete che mio figlio Roberto Libertà sta crescendo bene? Ora ha una fattoria vicino a Gemonio, con due asini e quattro maiali. Ogni mattina è lì, gli piacciono i campi». Maroni? «Ci vogliono far litigare a tutti i costi, io sono contento che ha incontrato i vigili del fuoco nelle zone del terremoto e che ha dato un milione di euro al nostro sindaco di Bondeno. Malgrado tutto, nella Lega sono sempre io a decidere chi espellere e chi far tornare». [CdS 16/7/2012; Elsa Muschella, CdS 17/7/2012]

Scontro Bossi-Maroni

• Umberto Bossi, ex segretario della Lega, attacca il successore Roberto Maroni: «Il capo sono io. Ci sono tanti cani piccoli che abbaiano molto ma non fanno paura. Maroni con me non è generoso. È la gente che decide tutti i giorni, non è una volta per tutte. Io faccio quello che mi dice di fare la Lega, la gente insiste. Chi guida deve sempre stare in equilibrio, non è una cosa una tantum. Maroni pensa che il segretario sia una funzione di potere, non è così». L’ex ministro dell’Interno ha dichiarato in un’intervista appena pubblicata da “Sette”: «L’ho detto chiaramente ai delegati del congresso: “Se mi eleggete sappiate che voglio pieni poteri”. Mi hanno eletto. La presidenza di Umberto è un ruolo affettivo: non ha nessun potere. È il riconoscimento concesso alla sua storia personale». [Elsa Muschella, CdS 20/7/2012]

Bossi: «Nuove tasse? I fucili si fanno al Nord»

• Durante una festa a Lezzeno (Como) Umberto Bossi, presidente della Lega, dichiara: «A Roma girava voce di una nuova stangata: non si azzardi (il premier Mario Monti, ndr) perché sino ad adesso siamo stati buoni, ma i fucili li facciamo noi del Nord». Per il senatùr il premier, «messo lì dal presidente della Repubblica», è «solo capace di andare a elemosinare in Europa», ma «risultati zero»: «Berlusconi non avrebbe toccato le tasse né le case». L’ex segretario del Carroccio stoppa nuovamente le liti con il suo successore, Roberto Maroni («la sfida è difficile, di non litigare») e si dice convinto, riguardo alle inchieste sul suo partito, che «verrà fuori che non è vero niente: sarebbe da ammazzarli (i magistrati, ndr), ma l’Italia la conoscete». [CdS 22/7/2012]

Bossi torna alla Camera

• Per la prima volta da quando si è dimesso da segretario della Lega (il 5 aprile) Umberto Bossi torna alla Camera per il voto finale sul decreto Sviluppo (scambia qualche battuta con il suo successore Roberto Maroni). [Cds 26/67]

A Pontida il discorso di Ferragosto di Bossi

• Finalmente circondato da un affetto che da tempo non si manifestava così vivo ed esplicito, Umberto Bossi parla a Pontida (Bergamo), località per lui irrituale durante il giorno di Ferragosto, fino all’anno scorso celebrato a Ponte di Legno (dove quest’anno è andato il segretario lombardo Matteo Salvini): «Io vado dove mi dicono di andare». Nel suo discorso, il senatùr attacca Monti («uno che nel 2013 non potrà presentarsi, perché la gente non lo ama»»), critica Berlusconi («gli ho detto: ma guarda che tu stai facendo una legge elettorale che danneggia il tuo partito e la Lega»), indica come primo obiettivo «mandare affanculo Roma», senza reti né alleati: «La via democratica per la libertà è la macroregione europea. Altrimenti, resterebbe la via militare, di cui io sono nemico, perché porta solo a fare morti». [Marco Cremonesi, CdS 17/8/2010]

Sgarbi: 5000 euro per il 45 giri di Bossi

• Vittorio Sgarbi offre tramite il suo legale, l’avvocato Giampaolo Cicconi, cinquemila euro per una copia del primo 45 giri di Umberto Bossi, datato 1961 (quando si faceva chiamare Donato): «Sono del parere che riesumare una cosa di 50 anni fa legata a Bossi possa produrre degli effetti positivi. Sono convinto che nulla di quello che gli viene attribuito sia particolarmente grave. È un modo per riproporre un aspetto vintage della vita di Umberto Bossi. A me piaceva la sua Lega, quella delle origini, mentre quella di Maroni non mi piace per niente. Aspetto che qualche collezionista o commerciante di vecchi dischi si metta in contatto con me o con il mio avvocato». Secondo quanto risulta dalle indagini del critico d’arte, sarebbero 10 le copie del disco ancora in circolazione: pubblicato dalla defunta etichetta Caruso, contiene sul lato A la canzone “Ebbro”, un boogie woogie che risente del gusto di quegli anni; sul lato B è inciso il rock lento “Sconforto”. [CdS 26/8/2012]

Gli auguri a Bossi sulla penultima pagina della Padania

• “La Padania” relega il 71° compleanno di Umberto Bossi in 15ª pagina (la penultima): una foto del senatùr, il «Buon compleanno Umberto!», tre lettere di auguri dei militanti. Nel 2011 il quotidiano leghista aveva dedicato al compleanno del «Capo» la prima e due pagine interne. Roberto Maroni posta su Facebook la foto dei festeggiamenti nella sede di via Bellerio: «Abbiamo festeggiato il compleanno di Umberto con semplicità, torta al cioccolato, spumante e (naturalmente) la sua coca cola. Auguri Umberto!!!».

Niente politiche per Bossi?

• Rispondendo alle domande di Maurizio Belpietro durante il programma tv “La telefonata” (Canale 5), Roberto Maroni, segretario della Lega, dichiara che la candidatura di Umberto Bossi alle prossime politiche non è scontata: «Io sono per il rinnovamento. Uomini di esperienza vanno bene, ma il futuro sta sulle spalle e le gambe dei giovani». La decisione, aggiunge Maroni, «sarà presa all’assemblea federale di febbraio. Non solo per Bossi, ma per tutti». Marco Cremonesi, CdS 5/10/2012;

Travaglio racconta l’“illusionista” Bossi

• Alla libreria Feltrinelli di Milano (piazza Duomo) viene presentato il libro di Marco Travaglio (con Pino Corrias e Renato Pezzini, editore Chiarelettere) L’illusionista, che racconta la vita, l’ascesa politica, i successi e la caduta di Umberto Bossi.

Bossi attacca Monti e lancia Maroni

• Alla festa della zucca di Pecorara (guai a chiamarla Halloween) Umberto Bossi torna ad attaccare il governo Monti: «Decreti legge su decreti legge, convertiti a colpi di fiducia. Siamo davanti a una situazione pericolosa. Perché continuando a stringere la cinghia alla democrazia, si è arrivati al fascismo. Che può ritornare». Poi rilancia l’unità della Lega: «Non possiamo dividere il partito. Non si questiona su chi fa il segretario: il segretario lo stabilisce il congresso, e oggi è Maroni. E io quello lì lo conosco da una vita. Se deve decidere qualcosa di importante, chiama anche me e io chiamo lui». [Marco Cremonesi, CdS 1/11/2012]

Bossi pellegrino a Medjugorie

• “Il Giornale” racconta che Umberto Bossi, ex segretario federale del Carroccio descritto come una persona ormai sola, in cerca di punti di riferimento diversi da quella Lega che ha riempito gli ultimi trent’anni della sua vita, trascorrerà il ponte dell’Immacolata nel santuario di Medjugorie (Bosnia Erzegovina), dedicato alle apparizioni mariane che si sarebbero verificate a partire dal 1981. [CdS 24/11/2012]