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 2017  ottobre 23 Lunedì calendario

La corrispondenza tra Barrère e Visconti Venosta

• Barrère e Visconti Venosta si scambiano le lettere del 14-16 dicembre 1900 (vedi).

La convenzione del 1888

• Vittorio Emanuele III ottiene segretamente dai tedeschi la decadenza della convenzione militare del 1888 in base alla quale, in caso di guerra con la Francia, gli italiani avrebbero dovuto mandare un’armata sul Reno a combattere contro i francesi.

L’Italia vicina alla Francia

• Il ministro degli Esteri Prinetti, rispondendo a un’interrogazione dell’onorevole Francesco Guicciardini, rende noto lo scambio di lettere franco-italiane su Tripoli (vedi 14 e 16 dicembre 1900 e 4 gennaio 1901). Comunicazione concordata con Barrère e col ministro degli Esteri francese, Delcassé. Se ne deduce, nei commenti, che l’Italia si sta sempre più avvicinando alla Francia, a dispetto dei vecchi alleati della Triplice (specie la Germania).

Le metafore di Bernard von Bülow

• Il cancelliere tedesco Bernard von Bülow, alludendo alle recenti intese italo-francesi (vedi 14 dicembre 1901), adotta questa metafora: «In un matrimonio fortunato il marito non deve andare sulle furie se una volta tanto sua moglie fa un innocente giro di valzer con un altro ballerino. L’essenziale è che essa non si lasci rapire, e tornerà a lui se vedrà che con lui ha miglior sorte… Gli accordi franco-italiani su certi problemi mediterranei non contrastano con la Triplice».

Alleanze

• Nota di Londra: si auspica il mantenimento dello statu quo in Tripolitania-Cirenaica e, in caso di mutamento, che questo non avvenga a danno degli interessi italiani nella fiducia che l’Italia non avrebbe assunto «impegni con altre potenze, in merito a questa o ad altre parti della costa mediterranea, che siano ostili agli interessi inglesi». L’Italia è d’accordo.  

• «Gli accordi del 1902 pongono l’Italia in una posizione centrale tra lo schieramento che fa capo alla Germania e quello che si va formando intorno alla Francia, e le assicurano una notevole libertà di movimento. Le garantiscono inoltre la possibilità di occupare la Libia ed escludono per il momento il pericolo di un colpo di mano di qualche altra potenza in questa regione». [Candeloro7]

Il quarto rinnovo della Triplice Alleanza

• Si rinnova per la quarta volta, a Berlino, la Triplice alleanza tra Italia, Germania e Austria-Ungheria (vedi 20 maggio 1882, 20 febbraio 1887, 6 maggio 1891). È lo stesso testo del 1891, valido per 12 anni. In una dichiarazione, il ministro degli Esteri austro-ungarico, conte Agenor Maria Goluchowski, concede la non interferenza del suo paese in un’eventuale azione italiana a Tripoli.

Neutralità

• Scambio segreto di note tra il ministro degli Esteri italiano, marchese Giulio Prinetti, e l’ambasciatore francese Barrère: ognuna delle due potenze può «sviluppare liberamente la propria sfera d’influenza in Tripolitania, Cirenaica e Marocco al momento che giudicherà opportuno e senza che l’azione di una di esse sia necessariamente subordinata a quella dell’altra». In caso di guerra in cui fosse coinvolta l’una, l’altra si terrà neutrale.

L’Entente cordiale

• Accordo anglo-francese: i francesi riconoscono l’occupazione inglese dell’Egitto, gli inglesi quella francese del Marocco. L’intesa prende il nome di “Entente cordiale”.

Il presidente francese Loubet a Roma

• Il presidente francese Loubet, dando inizio oggi alla sua visita di Roma, vuole rafforzare l’amicizia tra Italia e Francia (vedi 8 aprile 1904). Alle perplessità dei cattolici, a cui la visita pare un’approvazione troppo esplicita della politica anticlericale italiana, Loubet risponde: «Quello che decideremo a Roma, sarà forse la salvezza della Francia... Quindi, mi infischio del Papa». Accoglienza entusiastica.

La Francia e il Vaticano

• Rottura delle relazioni diplomatiche tra Francia e Santa Sede (vedi 24 aprile 1904).

La Somalia è italiana

• Proclamata la colonia italiana di Somalia (a nordest e sud). D’ora in poi sarà amministrata direttamente dal governo.

Il kaiser Guglielmo II sul Marocco

• Il kaiser Guglielmo II è a Tangeri e in un discorso a un rappresentante del sultano del Marocco dice che è sua intenzione salvaguardare gli interessi tedeschi in Marocco mediante accordi diretti col sultano stesso, «che considera assolutamente libero. Questa presa di posizione clamorosa avviene in contrasto con la politica francese: Delcassé infatti ha inviato due mesi fa al sultano marocchino una missione incaricata di concordare l’attuazione di un programma di riforme, primo passo verso l’instaurazione di un protettorato francese». Enorme impressione, perché il kaiser ha volutamente ignorato che il Marocco è colonia francese. (Vedi da ultimo 8 aprile 1904) [Candeloro7]

La questione marocchina

• Il cancelliere tedesco, Bernhard von Bülow, chiede la convocazione di una conferenza internazionale che discuta la sistemazione del Marocco.

Le dimissioni di Delcassé

• In Francia, su pressione dei tedeschi, si dimette il ministro degli Esteri Théophile Delcassé.

Governo Fortis

• Il nuovo governo, presieduto da Alessandro Fortis, non è che un rimpasto del precedente, ed è stato formato con l’unico scopo di sostituire Tittoni, troppo filo-austriaco. Il nuovo ministro degli Esteri è Antonino di San Giuliano, sostenitore di un controllato colonialismo all’ombra della Gran Bretagna. Gradimento sia francese che inglese per il nuovo responsabile degli Esteri. Di San Giuliano sceglie, come rappresentante italiano ad Algeciras (Spagna), Emilio Visconti Venosta, nettamente filofrancese, e gli raccomanda di regolare il suo comportamento su quello del rappresentante americano, Henry White, filofrancese a sua volta.

Affetto e simpatia per i francesi

• Il ministro degli Esteri inglese, Edward Grey, dichiara che «se la Francia si metterà nei guai a causa del Marocco, l’affetto e la simpatia dell’Inghilterra per la Francia sono così forti che sarebbe impossibile per qualunque governo rimanere neutrale».

Conferenza di Algeciras

• Conferenza di Algeciras (Spagna). È quella auspicata dal cancelliere tedesco von Bülow (11 aprile 1905). Si tratta di ridiscutere la sistemazione del Marocco. Partecipano: Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia, Italia, Austria-Ungheria, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Svezia, Stati Uniti, Marocco.

• «Tanta attenzione su questa nazione africana era dovuta alla sua invidiabile posizione strategica, a cavallo fra l’Atlantico e il Mediterraneo, oltre che alla presenza di alcuni giacimenti di carbone nella parte orientale del Paese. Con il solo possesso dei porti marocchini (e questo era l’obiettivo immediato della Francia), una potenza avrebbe potuto controllare sia la rotta dello Stretto di Gibilterra, sia le rotte che dalle coste dell’Africa percorrevano l’Oceano Atlantico per raggiungere l’Europa. Concludeva il quadro un regime locale molto debole, che nel 1902 era stato vicino a cadere per delle rivolte interne». [wikipedia]

• «La situazione dell’Italia è sempre più difficile. La Triplice alleanza (vedi anche 20 maggio 1882, 20 febbraio 1887, 6 maggio 1891, 28 giugno 1902) le imponeva di intervenire in favore della Germania in caso di aggressione francese. Mentre l’accordo del 30 giugno 1902 (vedi) le imponeva di restare neutrale nel caso che la Francia, in seguito ad una provocazione diretta, fosse costretta a dichiarare la guerra a qualche potenza. È chiaro che, in caso di guerra, l’Italia dovrà fare una scelta alquanto pericolosa. Visconti Venosta, qui ad Algeciras, ha deciso di barcamenarsi tra i contendenti e di adoperarsi per sdrammatizzare per quanto possibile la situazione. Tutto è complicato dal fatto che, sul Marocco, la Germania ha chiesto l’appoggio pieno dell’Italia come alleata, benché il Marocco non sia citato nel trattato della Triplice, mentre l’Italia ha garantito alla Francia, sempre nell’accordo del 1902, mano libera sul paese».

• «Il governo britannico ha fatto capire che, ad un attacco tedesco, i francesi avrebbero l’aiuto armato dell’Inghilterra. Se i francesi domani passassero il confine tedesco, dopodomani in tutta l’Inghilterra si direbbe che vi sono stati costretti dalla condotta provocatrice della Germania» (lettera a von Bülow dell’ambasciatore tedesco a Londra, Paul Metternich).

Continua la Conferenza di Algeciras

• Sollecitato dal kaiser Guglielmo II, l’ambasciatore tedesco a Parigi, Hugo von Radolin, incontra il primo ministro Maurice Rouvier per cercare direttamente un accordo sul Marocco tagliando fuori Algeciras. La risposta francese è molto dura: è stata la Germania a volere Algeciras, dunque è ad Algeciras che devono decidersi le sorti del Marocco.

• Ad Algeciras la Germania, che non vuole affidare alla Francia la polizia marocchina, è isolata: inglesi e americani stanno con la Francia, l’offerta tedesca all’Italia di guidar lei la polizia portuale è declinata dal nostro ministro degli Esteri.

Chiusura della Conferenza di Algeciras

• «La Conferenza di Algeciras (vedi 16 gennaio 1906 e 13 febbraio 1906) si conclude con la riaffermazione dell’indipendenza e dell’integrità territoriale del Marocco, nonché del principio della porta aperta al commercio internazionale; si stabilisce anche che il sultano attui una politica di riforme e che la polizia nei porti marocchini sia affidata a Francia e Spagna. Queste due potenze hanno ottenuto una posizione privilegiata sul Marocco, presupposto di un eventuale spartizione in avvenire». [Candeloro7] Irritazione tedesca con gli italiani, che non hanno appoggiato la Germania.

La rivolta di Marrakech

• Rivolta a Marrakech (Marocco), dove, fuori dalla sua clinica, viene ucciso a coltellate il medico Emile Mauchamp, di anni 37. I marocchini sono sicuri che si tratti di una spia. Lo accusano di predicazione cristiana.

Il francesi occupano Oujda

• Colonne francesi, agli ordini del maresciallo Lyautey, occupano Oujda, in Marocco. È la risposta all’assassinio di Emile Mauchamp (vedi 19 marzo 1907) considerato ormai un eroe nazionale. I francesi sono in vista della città alle tre del mattino. Piove. Alle 10 la città è conquistata. Non è stato sparato un solo colpo di fucile. Stanno intanto veleggiando verso il porto di Tangeri gli incrociatori Lallande e Jeanne-d’Arc.

La ferrovia di Casablanca

• A Casablanca l’impresa Schneider, operante per conto della Compagnie Marocaine, consegna la ferrovia portuale, attraverso la quale saranno costruiti nuovi moli. La piccola locomotiva comincia subito il trasporto delle pietre.

Le pretese dei francesi

• I doganieri di Casablanca sono costretti ad ammettere tra di loro un agente francese, che pretende di controllare gli incassi e trattenere una percentuale sui compensi dei facchini.

La ferrovia di Casablanca viene distrutta

• Le tribù del circondario di Casablanca esigono dal governatore Moulay Lamine che siano demolite le costruzioni già cominciate al porto. Una delegazione si presenta al pascià della città, Si Bubker Ben Buzid Slaui, e grida che i lavori al porto vanno fermati, la ferrovia appena costruita distrutta e gli agenti francesi alle dogane allontanati. (Vedi il 24 maggio 1907)

A Casablanca la popolazione è in strada

• Un portoghese è assassinato. I rivoltosi bloccano il treno piazzando sassi sui binari. Poi assassinano nove operai stranieri (quattro francesi, tre italiani, due spagnoli). Il califfo Moulay Lamine destituisce il pascià Si Bubker. I francesi che si trovano in città e gli ebrei marocchini si rifugiano su un mercantile inglese e scappano a Tangeri e a Gibilterra, dove si trovano le autorità francesi.

Agitazione a Casablanca

• Arriva a Casablanca, da Tangeri, l’incrociatore Galilée, spedito dalle autorità francesi a protezione del consolato. Molta agitazione in città.

Bombardamento a Casablanca

• Casablanca. Al mattino 66 marinai sbarcano dal Galilée. C’è stato, prima, uno scambio di fucileria assai nutrito. Cinque francesi sono rimasti feriti. I 66 raggiungono alla fine il consolato, condotti dall’interprete ufficiale M. Zagury, ebreo marocchino. Comincia, dal Galilée, un bombardamento intenso sulla parte araba della città. Case sventrate, nuvoloni di polvere, incendi, uomini e donne fatti a brandelli dalle granate.

I marocchini non cedono

• Casablanca. Il bombardamento è continuato tutto il giorno e tutta la notte. Dal bastimento Du Chayla sbarcano 31 soldati, dall’incrociatore Forbin altri 44. Si combatte strada per strada, perché i marocchini, ad onta delle perdite subite, non cedono. La squadra del contrammiraglio Philibert, che trasporta le truppe del generale Drude, accosta in rada. Sbarcano sulla spiaggia di Sidi Belyout i primi fucilieri francesi e algerini. I marocchini gli sparano addosso, fanno due morti e 19 feriti. Ma poi la città si svuota. Tutti fuggono: i francesi sono tremila.

I morti di Casablanca

• Casablanca. Hubert Jacques, l’inviato speciale del giornale parigino Le Matin riferisce quanto segue: «L’orribile fatica della rimozione dei cadaveri continua. Se ne incontrano ovunque, stanno dietro ad ogni porta. Sono molti più di quanto avremmo immaginato. I pozzi e le cisterne sono pieni di corpi. L’acqua della città è avvelenata. In mezzo ai morti stanno i feriti, che da quattro o cinque giorni agonizzano senza aver né mangiato né bevuto e non riescono ad allontanarsi da quel carnaio in putrefazione. È atroce. Devo fuggire da questo spettacolo orrendo, meglio stare in mezzo alle pallottole, ma all’aria pura…».

In francesi in Marocco

• Il generale Drude, che ha avuto ai suoi ordini fino a seimila soldati, non ha tuttavia domato i ribelli marocchini e oggi è stato sostituito dal generale d’Amade. In Francia, in questi mesi, ci sono state molte polemiche sui massacri di Casablanca e il deputato socialista Jean Jaurés ha pronunciato dei gran discorsi.

L’odio musulmano

• «Una nuova vittima dell’odio musulmano. Nella notte del 21 marzo venne ucciso a colpi di pugnale il p. Giustino Pacini superiore della missione che i Padri Minori hanno a Derna. Secondo le informazioni dei pubblici fogli l’assassinio fu commesso permandato dello stesso governatore di Derna delle cui persecuzioni silamentava gia il santo religioso scrivendo ai suoi confratelli. II p. Giustino aveva ricorso alle autorità consolari e per mezzo loro erano stati riconosciuti i suoi diritti a Costantinopoli con biasimo del governatore che voile rivendicarsene. Per sviare le ricerche della giustizia il colpevole tentò di gettare sospetti su altri italiani e sui compagni stessi della vittima; ma le autorità italiane hanno gia preso le debite misure per difesa dei missionari e per ottenere giustizia» (La Civiltà cattolica).

Il terremoto di Messina e Reggio

• Il Danzer’s Armée Zeitung, un giornale di Vienna ispirato dal feldmaresciallo Franz Conrad Hötzendorf, tenacemente anti-italiana, ha preso occasione dal terribile terremoto che ha distrutto Messina e Reggio Calabria per chiedere la guerra preventiva contro l’Italia: «L’Austria deve profittare della grande sventura che paralizzerà le forze dell’Italia per molti mesi dopo averle rapito centinaia di migliaia di esistenze e distrutto un miliardo di patrimonio nazionale. Dal punto di vista umano la catastrofe ci riempie di pietà sincera e profonda; ma la politica è un mestiere brutale, e noi dobbiamo trarre freddamente partito dal terremoto di Messina come di una circostanza a noi vantaggiosa».[Leggi la cronologia del terremoto]

Accordi franco-tedeschi

• I tedeschi hanno riconosciuto l’occupazione francese del Marocco, i francesi sono impegnati a garantire ai tedeschi lo stesso trattamento economico dei francesi, entrambi intendono favorire in Marocco iniziative economiche comuni.

Accordi italo-austriaci

• Il ministro degli Esteri austriaco, Alois von Aehrenthal, accetta di sottoscrivere un accordo col ministro degli Esteri italiano, Tommaso Tittoni, «sulla base del diritto di questa a compensi, come previsto dall’articolo VII della Triplice, nel caso che l’Austria sia costretta a rioccupare il Sangiaccato, e dell’impegno di entrambe le potenze a non concludere accordi separati con una terza potenza riguardo ai Balcani». [Candeloro7]

Accordi italo-russi

• Scambio di note, nel castello reale di Racconigi, tra il ministro degli Esteri italiano, Tommaso Tittoni, e il ministro degli Esteri russo, Aleksandr Petrovič Izvol’skij. L’accordo prevede: «1. La Russia e l’Italia debbono adoperarsi in primo luogo al mantenimento dello statu quonella penisola balcanica; 2. Per qualsiasi eventualità che potrebbe prodursi nei Balcani, esse debbono sostenere l’applicazione del principio di nazionalitàper lo sviluppo degli stati balcanici, escludendo qualsiasi dominazione; 3. Esse debbono opporsi, con un’azione comune, a qualsiasi maneggio contrario agli scopi sopramenzionati: per azione comune deve intendersi azione diplomatica, e qualsiasi azione d’ordine diverso deve essere riservata; 4. Se la Russia e l’Italia dovessero concludere con una terza potenza, per l’Oriente europeo, nuovi accordi all’infuori di quelli attualmente esistenti, ciascuna di esse non potrebbe farlo senza la partecipazione dell’altra; 5. La Russia e l’Italia si impegnano a considerare con benevolenza, l’una gli interessi italiani in Tripolitania e Cirenaica, e l’altra gli interessi russi nella questione degli Stretti».

• «L’accordo di Racconigi, segreto, integra quelli del 1902 con la Francia e con l’Inghilterra (vedi 11 marzo 1902 e 30 giugno 1902) nei riguardi della Libia e mira al tempo stesso a bloccare l’espansione austriaca nei Balcani facendo leva sulle aspirazioni nazionali dei popoli balcanici». [Candeloro7]

La questione balcanica

• Accordo con l’Austria, sempre nella forma dello scambio di note. Si stabilisce che una nuova occupazione austriaca del Sangiaccato può aver luogo solo «dopo un accordo preventivo con l’Italia basato sul principio di un compenso». Esso stabilisce inoltre: «Ciascuno dei due gabinetti si impegna a non contrarre con una terza potenza un accordo qualsiasi concernente le questioni balcaniche senza che l’altro gabinetto vi partecipi su un piede di eguaglianza assoluta; egualmente i due gabinetti si impegnano a comunicarsi ogni proposta fatta all’uno o all’altro da una terza potenza che sia in contrasto col principio del non intervento e si riferisca ad una modificazione dello statu quo nelle regioni dei Balcani o delle coste ed isole ottomane nell’Adriatico e nel Mar Egeo». 

• «Con la stipulazione quasi contemporanea dell’accordo con la Russia e di quello con l’Austria la politica estera italiana, già ambigua, è arrivata praticamente al limite del doppio gioco. Il ministro degli Esteri, Guicciardini, ha stipulato l’accordo con l’Austria per evitare una rottura e una nuova tensione con Vienna. Egli ha inoltre considerato l’accordo come un’interpretazione del preesistente articolo VII della Triplice e quindi non lo ha comunicato alla Russia. La politica estera italiana, nonostante le crisi internazionali e la persistente tensione con l’Austria, è riuscita a tenersi in equilibrio, talvolta sul filo del rasoio, tra l’alleanza con gli imperi centrali e gli accordi particolari con la Francia, la Gran Bretagna e la Russia. Le crescenti difficoltà internazionali impongono però all’Italia un aumento delle spese militari, mentre le pressioni interne, determinate dallo sviluppo monopolistico di una parte del capitalismo industriale italiano e stimolate dal nazionalismo, la spingono sulla via dell’imperialismo». [Candeloro7]