Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 28 calendario

Alberto Moravia

Cronologia di Alberto Moravia

Nasce Alberto Moravia

• Alberto Pincherle Moravia nasce a Roma, in via Sgambati, nel quartiere Pinciano. Il padre Carlo, veneziano, è architetto e pittore; la madre, Gina De Marsanich, anconetana. Alberto è il secondo di quattro figli: la sorella maggiore Adriana, la minore Elena e l’ultimo nato, Gastone. Trascorre la sua infanzia nel villino progettato dal padre, in via Donizetti 6. La famiglia: lo zio paterno, Gabriele Pincherle, noto giurista e collaboratore di Giuseppe Zanardelli; la zia paterna, Amelia Pincherle Rosselli, madre di Carlo e Nello Rosselli; lo zio materno, Augusto De Marsanich, sottosegretario di Stato nel fascismo.

La malattia

• Alberto si ammala di coxite tubercolare, un’infiammazione dell’articolazione dell’anca di natura infettiva, generata da una tubercolosi ossea. Sintomi: febbre elevata, gonfiore, limitazione dei movimenti della coscia. Può portare alla distruzione dell’articolazione. La causa, forse una polmonite. [Casini 2010] Per i problemi di salute, Alberto studia la maggior parte del tempo a casa. «Era stravagante e scontroso e un’amica mia andò a chiedergli: ma tu da grande che farai? E lui subito: lo scrittore di romanzi!» (Adriana Pincherle, sorella di Alberto Moravia).

Moravia e l’Ulysses

• Il giovane Moravia compra l’Ulysses di Joyce, appena uscito in libreria nell’edizione originale e recensito il 2 marzo da Emilio Cecchi. Il romanzo ebbe molta influenza nella scrittura degli Indifferenti: «Ne avevo sentito parlare, di Joyce, in quel tempo era apparsa una delle prime recensioni del suo libro, quella, mi pare, di Cecchi. Spesi così tutti i miei risparmi per comprarmi l’Ulysses». [Alberto Moravia, Omaggio a James Joyce, in Prospettive 1940].

La salute di Moravia peggiora

• La salute del giovane Moravia peggiora. Scrive alla zia Amelia: «Ti scrivo immerso nel più profondo disgusto nella più profonda amarezza. Hai mai visto quei pupazzi dei tiri a segno che colpiti s’abbassano per poi rialzarsi ed abbassarsi di nuovo sotto i tiri dei giocatori? Ebbene io sono molto simile a quei pupazzi. Io credevo che la mia gamba avesse finito di far parlare di sé. Ho ricevuto una bella smentita. Infatti io sono di nuovo malato, a letto, disteso, immobile, in attesa di qualcosa di peggio». [Casini 2010]

L’ingessatura come terapia

• Carlo Pincherle si rifiuta di ascoltare  i consigli della sorella Amelia, difendendo la terapia adottata fino ad allora, cioè l’ingessatura, causa però di sofferenza e immobilità a letto per il giovane Alberto. La sorella Adriana: «La zia Amelia si allarmò moltissimo, disse: “Ma non lo vedi che ti sta morendo, ha le mani trasparenti? Bisogna portarlo a Bologna!”. A Bologna c’era il professor Putti che la zia Amelia conosceva benissimo perché gli aveva curato il figlio Nello, nostro cugino, dopo un incidente con la motocicletta. Putti, appena vide Alberto, diede un gran pugno sul tavolo: “Ma quale bacino storto, questa è tubercolosi ossea!”. Gli tolse l’ingessatura e ci avvertì che non poteva più ridare l’articolazione all’anca. “Questa scatola la devo chiudere, altrimenti non guarirà mai”. Da allora Alberto zoppica, ha questa gamba semirigida che fa fatica a piegare». [Fdf 20/9/2010]

Alla clinica Codivilla

• Moravia, sedicenne, viene trasferito, grazie all’intervento della zia Amelia, alla clinica Codivilla di Cortina d’Ampezzo, casa di cura per il trattamento della tubercolosi ossea. Il gesso viene sostituito con la trazione e l’elioterapia. I benefici sono immediati.

L’attenzione per la politica

Matteotti è ucciso. Già in questa occasione, che segna una svolta nella vita dei cugini Carlo e Nello Rosselli, il giovane Moravia manifesta un’attenzione verso la politica.

L’esordio pubblico

• Insieme a una lettera, dalla clinica a Cortina d’Ampezzo Moravia invia alla zia Amelia anche una novella, andata perduta. È il suo primo “esordio pubblico”. L’argomento parte da un fatto realmente accaduto e Moravia manifesta già da adesso un’attenzione all’autonomia e al realismo dei personaggi. «Cara zia, per la prima volta in vita mia, ti ho mandato un mio scritto; infatti insieme a questa mia lettera viaggia la mia novella, che ti ho spedito con animo trepidante e ansioso. La novella è scritta male in senso calligrafico perché è la prima volta che scrivo a macchina; delle pagine alcune ne ho scritte io, alcune una signorina Americana che è qui e che sa molto imperfettamente l’italiano; mi farai un grande piacere se la leggerai e se poi mi indicherai i difetti e gli errori». [Casini 2010]

Alberto può finalmente alzarsi

• Termina la degenza a letto con la trazione e Alberto può alzarsi. Scrive alla zia: «Carissima zia, alfine mi sono alzato; puoi immaginare la mia trepidazione: avevo paura di soffrire di vertigini, di non reggermi in piedi… invece non è avvenuto nulla; mi sono vestito, (ah che impressione che fanno gli abiti dopo 16 mesi che non son più indossati!) mi sono messo in piedi e poi, a passi piccoli e misurati sono uscito dalla mia stanza, sono andato nella terrazza…». [Casini 2010]

Moravia dimesso dal sanatorio

• Moravia viene dimesso dal sanatorio di Cortina, completamente ristabilito. Invece di tornare a casa a Roma, Alberto ottiene il permesso dai genitori di passare due mesi a Bressanone, in provincia di Bolzano, nella casa di cura del dottor Guggenberg.

Il ritorno a casa

• In occasione del suo diciottesimo compleanno, Moravia torna a casa.

A Bologna per un controllo

• Moravia è dimesso dall’Istituto Rizzoli di Bologna, struttura ortopedica, dove aveva trascorso qualche giorno per un controllo.

Un saggio su Joyce

• Moravia chiede al cugino Nello di interessarsi di una novella che sta scrivendo e di pubblicare un suo saggio dedicato a Joyce. L’articolo, però, è andato perduto.

L’esordio ufficiale di Moravia

• Esordio ufficiale di Alberto Pincherle, che pubblica una novella su 900, rivista fondata da Massimo Bontempelli nel 1926, e un articolo dal titolo “C’è una crisi del romanzo?” su La Fiera Letteraria, unico testo firmato con il nome di Alberto Pincherle. Da quel momento in poi si firmerà “Moravia”. Ricorda lui stesso: «Scrissi un articolo per La Fiera Letteraria intitolato “C’è una crisi del romanzo?”. Lo firmai Alberto Pincherle. Dopo la pubblicazione arrivò la lettera di un professor Alberto Pincherle, cortese ma decisa, che negava di essere l’autore del pezzo e chiedeva un chiarimento. Decisi che da allora in poi mi sarei firmato “Moravia”». [Fdf 20/9/2010]

La Cortigiana stanca

• Esce su 900 Cortigiana stanca, tradotta anche in francese con il titolo di Lassitude de courtisane dal momento che la rivista era stampata sia in italiano che in francese.

La prima stesura de Gli indifferenti

• Alberto si trova a Solda, in Val Venosta, e annuncia alla zia Amelia di aver terminato il suo primo romanzo: «Ho finito il romanzo – ora alla fine d’Agosto vado a Milano per parlare coll’editore  – ho delle lettere di presentazione – ma credo che non potrà uscire prima del 29 – mi sarebbe anche tanto piaciuto (e non vi ho rinunziato) farti leggere il manoscritto – tu sei stata in un certo modo la mia inspiratrice: ancora quand’ero piccolo tu mi hai incoraggiato a continuare per questa via – e se ho fatto qualche progresso lo devo in gran parte a te». [Casini 2010]

Esce Gli indifferenti

• Alberto Moravia riesce a far pubblicare Gli indifferenti. Cesare Giardini, direttore della casa editrice Alpes di Milano, dopo qualche mese dalla ricezione del romanzo, è entusiasta, ma chiede allo scrittore di sostenere le spese di edizione, 5 mila lire, dal momento che era un autore del tutto ignoto. Alberto si fa prestare i soldi dal padre. La prima edizione, 1.300 copie, è esaurita in poche settimane. Prezzo di copertina: 12 lire. «Mi presentai alla casa editrice Alpes come il signor Moravia che aveva scritto Gli indifferenti. Giardini lo prese e lo mise da parte. Io, ingenuamente, pensai che mi avrebbe dato subito la risposta e andai ad aspettarla a Stresa, mi ricordo, in un albergo davanti alle isole Borromee. Un albergo molto elegante, forse lo stesso che aveva ospitato Hemingway. (…) Aspettai un mese. (…) Finalmente capii che la risposta non sarebbe venuta tanto presto e me ne tornai a Roma. Dopo due o tre mesi, mi arrivò una lettera di Giardini nella quale mi diceva che avevo scritto un bel libro e che gli faceva molto piacere pubblicarlo. (…) Dopo altri tre mesi mi arrivò una lettera di Giardini, nella quale mi diceva che la casa editrice non aveva soldi e perciò non poteva presentarsi al consiglio di amministrazione con un autore nuovo e sconosciuto. (…) Concludeva che dovevo pagare le spese, cinquemila lire. Allora io andai da mio padre e dissi: “Guarda che loro vogliono che io paghi”. Disse: “Quanto?”. “Cinquemila lire”. Ta, ta, ta… Pagò subito, senza dire una parola» (Alberto Moravia). [Moravia, Elkann 1992]

La collaborazione con Interplanetario

• Moravia inizia a collaborare con Libero De Libero su Interplanetario. Tra i racconti pubblicati sulla rivista Villa Mercedes.

La recensione di Borgese

• Esce sul Corriere della Sera la recensione di Borgese sul romanzo di Moravia, Gli indifferenti. «Giardini mi disse: “Faccia almeno qualche cosa, porti il libro a G.A. Borgese”. G.A. Borgese era il massimo critico letterario del Corriere della Sera. Mi accolse molto gentilmente, però feci un’enorme gaffe, perché, sul punto di scrivere la dedica, gli chiesi: “Lei come si chiama? Anton Giulio o Giuseppe Antonio?”. Lui mi rispose: “Lei è così avvenirista da permettersi di ignorare il mio nome?”. Io non dissi niente, ma quella sera stessa, forse per reazione alla vanità letteraria di Borgese, volli rituffarmi nella vita» (Alberto Moravia). [Moravia, Elkann 1992]

Il viaggio in Inghilterra

• Moravia parte insieme al cugino Nello Rosselli per un viaggio in Inghilterra. Scrive diversi articoli come inviato speciale della Stampa di Torino, diretta da Curzio Malaparte. Va poi in Francia.

La novella Inverno di malato

• Moravia pubblica su Pegaso, rivista letteraria diretta da Ugo Ojetti, il racconto Inverno di malato, «una delle cose migliori della mia vita», in cui descrive i due anni trascorsi al sanatorio di Cortina d’Ampezzo.

Moravia fonda due nuove riviste

• Alberto Moravia fonda le riviste Caratteri e Oggi, entrambe insieme a Mario Pannunzio.

La collaborazione con la Gazzetta del Popolo

• Inizia la collaborazione di Moravia con la Gazzetta del Popolo.

Esce il secondo romanzo di Moravia: Le ambizioni sbagliate

• Esce Le ambizioni sbagliate, secondo libro di Alberto Moravia. «Mi ero messo in testa di scrivere un romanzo di contenuto dostoevskiano con la scrittura di tipo manzoniano: assurdo! Risultato: un lavoro spaventoso di cinque anni, un vero e proprio pensum. Questo pensum contiene tuttavia un personaggio abbastanza riuscito che si chiama Andreina. Però in complesso è stato un pensum; solo risultato positivo è che mi sono liberato dagli Indifferenti» (Alberto Moravia). [Moravia, Elkann 1992]

La lettera a Mussolini

• Dopo che erano state vietate le recensioni delle Ambizioni sbagliate e dopo che il direttore della Gazzetta del Popolo gli aveva comunicato di non gradire più la sua collaborazione al giornale, Alberto Moravia scrive una lettera a Mussolini in cui chiarisce la propria posizione. Per evitare la censura, da quel momento Moravia scriverà in maniera allegorica.

Il viaggio in America

• A causa del fascismo che gli rende la vita difficile, Moravia parte per un viaggio negli Stati Uniti. È invitato da Giuseppe Prezzolini, direttore della Casa Italiana della cultura della Columbia University di New York. Tiene conferenze sul romanzo italiano. «Rimasi ammirato dai sublimi grattacieli di New York. Le navi attraccavano in una zona poco prima di Wall Street. Era la mattina presto, il sole sorgeva dietro le torri dei grattacieli e nelle avenues deserte si vedevano nuvole di vapore uscire dai tombini: tutto mi parve strano, grandioso e bello»; «quelli (Vittorini, Pavese, ndr) non hanno viaggiato mai. Hanno vissuto non i viaggi ma i miti del viaggiare, per esempio il mito dell’America. Io non volevo avere nessun mito. Per questo sono andato in America» (Alberto Moravia). [Moravia, Elkann 1992] Da New York si sposta per un breve periodo in Messico.

Il viaggio in Cina

• Moravia decide di partire per la Cina. Amicucci, il direttore della Gazzetta del Popolo, gli dà il biglietto e gli dice che gli pagherà gli articoli. Si imbarca sul Conte Rosso diretto a Shanghai.

Esce L’imbroglio

• Moravia pubblica con Bompiani L’imbroglio, libro di racconti lunghi, «trenta, quaranta, cinquanta pagine l’uno». L’aveva proposto a Mondadori, che lo rifiuta, più o meno con queste parole: «“Caro Moravia, spiacenti, ma non possiamo pubblicare il suo libro, perché dobbiamo pubblicare il diario del maresciallo Badoglio”. Questa lettera sottintendeva due fatti, l’uno pubblico, l’altro privato: il primo la conquista ormai compiuta dell’Etiopia da parte dell’esercito italiano guidato dal maresciallo Badoglio; il secondo il fatto che Le ambizioni sbagliate erano state boicottate dal governo e che io ormai ero noto come antifascista. Portai il libro da Bompiani. Bompiani esitava, chiese il parere di Paola Masino, che era la compagna di Bontempelli, la quale disse: “Ma Moravia si pubblica”. E Bompiani pubblicò». [Moravia, Elkann 1992]

L’incontro con Elsa Morante

• Alberto Moravia conosce Elsa Morante, che vive in via del Corso, a Roma. Li presenta il pittore Capogrossi. «Cenammo insieme con degli amici e salutandomi lei mi mise in mano le chiavi di casa sua». Lo scrittore a proposito di Elsa, venticinquenne: «Viveva sola e moriva letteralmente di fame. E anche di solitudine: mi disse che un giorno, per sentire una voce umana, fece il numero di telefono che dava le ore. Per campare cercava di guadagnarsi la vita facendo le tesi per gli studenti pigri. Era letteratissima, a dodici anni aveva vinto il concorso del Corriere dei Piccoli con un romanzetto, Caterina della Trecciolina, illustrato da lei, molto carino, molto ben raccontato. Fu pubblicato ed ebbe un premio»; «aveva i capelli bianchi fin da adolescente, un gran fungo su una faccia rotonda. Era molto miope, aveva occhi belli con lo sguardo trasognato dei miopi. Aveva il naso piccolo e la bocca grande, capricciosa. Una faccia un po’ infantile». [Moravia, Elkann 1992]

Assassinati Carlo e Nello Rosselli

• Carlo e Nello Rosselli, figli di Amelia Pincherle e cugini di Moravia, sono assassinati a Bagnoles-de-l’Orne, in Francia. Alberto Moravia: «Io ero stato a Firenze poco prima che loro fossero assassinati, e avevo visto Nello. Lui mi disse: “Vado a Parigi”. Gli dissi: “Cosa vai a fare? Vai a trovare Carlo?”. “Sì”. “T’hanno dato il passaporto?”. “Sì”. Gli dissi: “Guarda, fai male ad andarci, perché se t’hanno dato il passaporto vuol dire che ti spieranno, ti seguiranno per strada”. Altro che seguire per strada! L’hanno assassinato!». [Moravia, Elkann 1992]

Il viaggio in Grecia

• Moravia parte per la Grecia. Vi rimane sei mesi e incontra di tanto in tanto Indro Montanelli. «I miei cugini erano stati assassinati, avevo avuto un calcolo ai reni, non avevo soldi e non ero affatto sicuro di voler continuare il mio rapporto con Elsa. Inoltre sentivo che stava per venire la guerra e pensavo vagamente di non tornare più in Italia. Ma una volta in Grecia capii che se ci si vuole nascondere bisogna preferire un paese grande come l’Italia a un paese piccolo come la Grecia». [Moravia, Elkann 1992]

A Capri con Elsa

• Moravia torna in Italia e va a vivere a Capri con Elsa Morante. Inizia a scrivere Racconti surrealisti e satirici e La mascherata.

Moravia conosce i più grandi registi italiani

• Moravia conosce Visconti, «un uomo cortese nel duplice senso: gentile e bisognoso di avere una corte», e collabora a Ossessione. Conosce anche Lattuada, Rossellini e De Sica.

Muore Gastone Pincherle

• Nella battaglia di Tobruk (Libia) muore Gastone Pincherle, il fratello minore di Moravia, ucciso da una mina.

La mascherata e i problemi con il fascismo

• Esce La mascherata, romanzo allegorico sul regime fascista. Il libro è sequestrato dopo la pubblicazione. Moravia si presenta dal ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, che gli promette che lo leggerà durante il suo viaggio per incontrare Hitler. Da quel momento gli viene dato l’ordine di non pubblicare. Con il nome di Pseudo, Moravia inizia allora a collaborare con la rivista Prospettive, diretta da Curzio Malaparte. Scrive anche sceneggiature con il regista Castellani. Il cinema è la sua unica fonte di guadagno.

Il matrimonio di Moravia ed Elsa Morante

• Nella chiesa del Gesù, a Roma, Alberto Moravia sposa Elsa Morante. È il lunedì dell’Angelo, il giorno dopo Pasqua. La cerimonia è celebrata dal padre gesuita Pietro Tacchi Ventura, confessore di Mussolini. I testimoni: Leo Longanesi, Mario Pannunzio, Umberto Morra e Giuseppe Capogrossi. «La ragione per cui sposai Elsa è che non ne potevo più di andare a prenderla la sera a casa sua. Era un inverno gelido e dopo averla accompagnata a casa rientravo completamente infreddolito. Insomma nel freddo di quelle notti si esprimeva il mio disagio»; «Elsa indossava un tailleur nuovo ma aveva una borsa con una macchia che nascondeva pudicamente tenendola contro la gonna. Non avevo soldi per comprare un anello, mi limitai a comprare il rituale mazzo di mughetti». [Moravia, Elkann 1992]

Muore il padre di Moravia

• All’età di ottantadue anni muore a Roma Carlo Pincherle, padre di Alberto Moravia.

Agostino, il romanzo scritto in un mese

• A Capri Moravia scrive Agostino. Ci impiega un mese, agosto appunto, da cui deriva il nome. È la storia del rapporto di un bambino con la madre. «Si intende che io avevo voluto solo raccontare una favola, ma si deve anche intendere che ogni favola, spinta fino all’ultima conseguenza, non può non rivelare un proprio segreto rapporto con la cultura dell’epoca». [Moravia, Elkann 1992]

La caduta di Mussolini

• Il giorno della caduta di Mussolini Moravia è a Roma. Esce di casa con la pistola in tasca, la Glisenti del fratello Gastone morto a Tobruk. Ma è inutile: la gente è contenta, balla e canta per le strade, fino al momento in cui Badoglio annuncia dal governo che la guerra non è finita.

La fuga da Roma

• Informato da un amico giornalista ungherese di essere sulla lista delle persone che i tedeschi devono arrestare, lo scrittore e la moglie Elsa fuggono verso Napoli. Non riescono però a superare il confine, perché il treno sul quale viaggiano è costretto a fermarsi: a causa dei bombardamenti non ci sono più rotaie. Sono costretti a rifugiarsi in una capanna a Sant’Agata, paesino di pastori vicino Fondi, in provincia di Latina. «Questa attesa delle truppe alleate, questo vivere sempre all’aperto immersi nella natura, questa solitudine formavano intorno a me un’atmosfera insieme disperata e piena di speranza che non ho mai più ritrovato da allora. O meglio sì, l’avevo provata in un altro momento estremo della mia vita, durante gli anni del sanatorio. Anche lì avevo aspettato qualche cosa in condizioni di sofferenza. E questo qualche cosa che aspettavo era in fondo la stessa cosa, allora come adesso. La fine di una condizione malsana e dolorosa, il ritorno alla normalità». [Moravia, Elkann 1992] «A Fondi vorrei sapere come hanno fatto l’amore, c’era il gatto di Elsa, appena Alberto allungava una mano quello ruggiva come un leone» (Aldo Rosselli). [Fdf 20/9/2010]

Esce Agostino

• Esce a Roma Agostino. Il romanzo vede la luce dopo due anni perché la censura fascista non aveva dato il nulla osta per la pubblicazione. È edito dalla Documento di Federico Valli, un amico di Moravia, in un’edizione di cinquecento copie con tre disegni di Renato Guttuso.

Il dramma del borghese antiborghese e l’inizio della fine con Elsa

• «Il mio dramma, fino alla fuga in montagna, è stato quello di essere un borghese antiborghese. Un ragazzo della borghesia che odiava la borghesia non perché la borghesia era fascista, ma perché era borghese e io sentivo di averla anch’io, nonostante il mio antifascismo, dentro di me. Me ne liberai l’anno stesso in cui l’Italia fu liberata dal fascismo. Da questo punto di vista la liberazione dell’Italia dal fascismo trovò riscontro nella liberazione del mio animo da quel tanto di borghese che conteneva. (…) Devo aggiungere che il periodo della montagna fu il periodo in cui fui più intimo con Elsa. Da allora in poi il nostro rapporto andò lentamente raffreddandosi anche per una ragione specifica e curiosa: Elsa nella vita prediligeva il momenti eccezionali, passionali, insomma il sublime ed era invece stranamente goffa nel gestire il tran tran quotidiano. A Sant’Agata si era trovata nel suo elemento: pericolo, dedizione, sacrificio, sprezzo della vita. A Roma invece la vita quotidiana la spazientiva e la faceva diventare difficile, intollerante e persino crudele». [Moravia, Elkann 1992]

L’approccio al marxismo

• La casa editrice Documento pubblica La Speranza, ovvero Cristianesimo e Comunismo, saggio di Moravia sulle tematiche marxiste.

Agostino vince un premio letterario

• Moravia ripubblica Agostino, su proposta di Valentino Bompiani. Il romanzo riceve il premio letterario del Corriere lombardo. L’autore ha pochi soldi e non può andare a Milano a ritirarlo.

Tutte le collaborazioni di Moravia

• In questo periodo Moravia si guadagna da vivere scrivendo articoli. Inizia collaborando con Libera stampa, poi passa al Corriere della Sera. Da lì Messaggero, Nazione, Resto del Carlino, Il Popolo di Roma, L’Europeo, per tornare nuovamente al Corriere della Sera. «Il giornale (diretto dal 7 agosto 1946 da Gugliemo Emanuel, ndr) mi ha offerto la possibilità economica di fare dei viaggi, altrimenti non avrei potuto farli. Poi questa possibilità economica è diventata uno stimolo, un incitamento interiore a trovare luoghi e paesi da visitare, da scoprire. Ed è funzionale anche alla scrittura, al modo di narrare o anche solo di riferire, perché davanti al nuovo devi necessariamente assumere un atteggiamento nuovo». [Moravia, Elkann 1992]

Moravia varca i confini

• I romanzi di Moravia cominciano a essere tradotti all’estero, Inoltre, le sue opere diventano fonte di ispirazione per il cinema.

L’eredità di Carlo Pincherle

• Moravia vende una delle due case di via Sgambati, lasciatagli in eredità dal padre Carlo. Con il ricavato, ventuno milioni, compra un appartamento in via dell’Oca per lui ed Elsa e uno più piccolo in via Archimede come studio per la moglie, a cui regala anche una pelliccia di castoro.

La romana

• Moravia inizia a scrivere La romana. L’idea è quella di realizzare una novella di sole tre pagine su un episodio della sua vita.

La romana, da novella a romanzo

• Moravia finisce di scrivere La romana. Da novella di tre pagine è diventato un romanzo di 550. Il titolo gli è suggerito da Elsa. Ha un grande successo.

Esce La disubbidienza

• Moravia pubblica La disubbidienza.

A Londra con Montale ed Elsa Morante

• Moravia va a Londra con Montale e la moglie Elsa. I tre fanno visita a Eliot: «Ci offrì un tè nella casa editrice Faber & Faber, in cui lavorava, tra cataste di libri vecchi e nuovi. Eliot disse di sé in una poesia: “Quant’è antipatico il signor Eliot!”. Diceva di rassomigliare a un vescovo, ed infatti rassomigliava ad un vescovo protestante e forse era anche antipatico. Detto questo, era il poeta preferito della mia giovinezza, insieme con Rimbaud». [Moravia, Elkann 1992] [Leggi tutto l’articolo di Moravia sull’incontro con Eliot]

Esce L’amore coniugale e altri racconti

• Moravia pubblica L’amore coniugale e altri racconti.

Esce Il conformista

• Moravia pubblica Il conformista.

Qualche critica a Il conformista

• Dopo i giudizi ostili ricevuti dalla critica su Il conformista [leggi la recensione di Arrigo Cajumi], Moravia scrive una lettera alla zia Amelia, in cui spiega il senso del suo romanzo: «(…) Tu hai mostrato di capire il senso del libro e il suo intento, cosa molto più difficile per te che per i tanti critici che invece non hanno capito nulla. Soprattutto mi fa piacere che tu abbia apprezzato la pagina sui due, nel bosco. Io ho scritto quella pagina per i tuoi figli, soltanto quella pagina e lì ho espresso il profondo sentimento che aveva destato in me la vostra tragedia (il delitto Rosselli, ndr). Ma tutto il romanzo l’ho scritto per spiegare a me stesso e agli altri perché possano avvenire tali tragedie e in che modo. Sarebbe stato facile fare come tanti: mettere da una parte i cattivi e dall’altra i buoni. Ma la mia intenzione era più alta: volevo scrivere un libro che equivalesse ad una tragedia e nelle tragedie non ci sono né cattivi né buoni, ma soltanto personaggi dai diversi destini. Non so se ci sono riuscito ma tale insomma era la mia intenzione. (…) Il romanzo è dispiaciuto a molti italiani per varii motivi: prima di tutto perché il fascismo è troppo recente e i più sono ancora solidali con esso; poi perché né la psicanalisi né la nuova psicologia sono note in Italia dove per i sentimenti e le loro origini si è ancora alla psicologia della Cavalleria Rusticana; finalmente perché l’Italia è il paese dei compromessi in ogni campo e il romanzo risulta troppo violento. Non importa. Forse scrivendone altri chiarirò ai miei lettori le ragioni profonde di questo». [Casini 2010]

Moravia all’indice

• Le opere di Moravia sono messe all’indice dal Sant’Uffizio.

Il premio Strega

• Moravia pubblica con Bompiani I racconti e vince il premio Strega. «Tutti i miei racconti dal 1927 fino al 1950. Fui votato all’unanimità per protestare contro papa Pio XII, o per lo meno contro gli ecclesiastici che presiedevano all’Indice e che avevano messo al bando il mio libro. Fui messo all’Indice lo stesso giorno di André Gide. Ricordo che sulla stessa pagina dell’Osservatore romano c’erano due colonne in latino, una da una parte, una dall’altra; una che riguardava me e l’altra che riguardava Gide. I miei libri erano condannati come “fabula amatoria”; invece Gide lo era per le sue teorie “immoralistiche”. Ci fu allora un sobbalzo di solidarietà intorno a me, soprattutto dalla parte, diciamo così, liberale della nostra cultura. Poiché il premio era in mano a questa parte della cultura, fui votato all’unanimità, caso unico. Gadda, che concorreva al premio con un suo libro, lo prese come un complotto contro di lui da parte mia, mentre invece fino all’ultimo momento non sapevo nulla né della condanna del papa, né del premio Strega». [Moravia, Elkann 1992]

La rivista Nuovi Argomenti

• Insieme ad Alberto Carocci, Moravia fonda la rivista Nuovi Argomenti. È finanziata da Adriano Olivetti. Tra i collaboratori Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Paolo Volponi, Carlo Levi ed Eugenio Montale. Di quest’ultimo Moravia diceva: «Montale sembrava un monaco umanista e sensuale, con i capelli biondicci e folti che gli crescevano fino in mezzo alla fronte, gli occhi cerulei, dolci e un po’ deliranti e una grossa bocca dalle labbra ghiotte che ricadevano su un mento con la fossetta. Aveva qualche cosa di monacale ma non di ascetico, appunto come un frate raffinato e libresco». [Moravia, Elkann 1992]

Esce Il disprezzo

• Moravia pubblica Il disprezzo, «uno dei miei romanzi migliori, perché al tempo stesso profondamente sentito e completamente inventato, che è secondo me la combinazione migliore per scrivere un buon romanzo» (Alberto Moravia). [Moravia, Elkann 1992]

Il premio Marzotto

• Moravia vince il premio Marzotto con I racconti romani. Riceve tre milioni di lire.

Muore la zia Amelia

• Muore Amelia Pincherle Rosselli, sorella del padre di Alberto Moravia e punto di riferimento dello scrittore.

Moravia di nuovo in America (conditioned)

• Da maggio ad agosto Moravia fa un altro viaggio in America e scrive diversi racconti e reportage per il Corriere della Sera: «In America, dove tutti i problemi vengono semplificati e ridotti a slogans divulgativi e gettoni di scambio corrente, gira una frase o meglio una piccola metafora sul rapporto tra uomo e donna: the battle of sex, ossia la battaglia dei sessi. (…)». [Moravia, CdS 19/6/1955] [Leggi tutto l’articolo] Al ritorno ha la conferma di un dubbio: Elsa Morante ha una relazione con Luchino Visconti.

Il viaggio in Russia

• Moravia parte per un viaggio in Russia. Vi rimane un mese e mezzo. «Un popolo affascinante: una grande rivoluzione, ma al tempo stesso povertà e squallore. C’erano dappertutto delle statue di gesso che rappresentavano Lenin e Stalin, da soli o insieme. (…) Feci un viaggio sterminato, andai nel Caucaso, in Ucraina, in Asia centrale e in Siberia». [Moravia, Elkann 1992] Di ritorno in Italia scrive il libro Un mese in URSS.

La collaborazione con L’Espresso

• Moravia inizia a collaborare con L’Espresso. Vi cura una rubrica cinematografica.

La ciociara

• Risultato dell’esperienza della guerra e del periodo trascorso a Sant’Agata con i pastori, Moravia pubblica La ciociara. Aveva iniziato a scrivere le prime ottanta pagine nel 1947, ma poi aveva accantonato il progetto perché credeva di non avere ancora «abbastanza distanza di contemplazione dagli eventi che volevo narrare».

In Iran con Elsa

• Moravia ed Elsa Morante fanno un viaggio in Iran. I rapporti si sono già raffreddati: «Penso che il viaggio in generale sia un test fondamentale sul carattere delle persone. Perché questo avvenga non l’ho mai capito ma, come si dice, è un fatto. Forse il viaggio è in qualche modo una complicità che adombra analoghe complicità nella vita. Quando queste complicità non ci sono, il viaggio è una pietra di paragone rivelatrice. Ora con Elsa le cose andavano così, che pur essendo innamorata di me, si vede che non era complice» (Alberto Moravia). [Moravia, Elkann 1992]

Esce La noia, frutto di un’angoscia di vivere

• Dopo un periodo di un «venir meno dell’energia creativa», Moravia pubblica La noia.

Il viaggio con Pasolini

• Moravia va in India con Elsa Morante e Pierpaolo Pasolini. L’amicizia tra i due scrittori nasce grazie alla Morante: «Pasolini conobbe prima Elsa e poi me. Elsa mi parlava molto di questo poeta che a sua volta le parlava delle borgate in cui allora insegnava e dove ebbe in seguito ad ambientare le sue poesie, i suoi romanzi e i suoi film». (Alberto Moravia). [Moravia, Elkann 1992] In questo periodo Moravia trascorre molto tempo facendo lunghe passeggiate per Roma, la maggior parte delle volte ha «la testa completamente vuota, sono in uno stato di contemplazione o di distrazione del tutto spontanea. Dicono che questo sia uno degli scopi che si propongono i cultori dello yoga. Io non ho mai fatto yoga, oppure l’ho fatto ma non me ne sono accorto». Va al cinema, ma solo a vedere un buon film d’autore, e adora leggere i libri che lo fanno ridere, motivo per cui stima molto Gadda, scrittore con un «acuto benché angoscioso senso del comico».

Il premio Viareggio

• Moravia vince il premio Viareggio con La noia. In palio quattro milioni di lire. La cerimonia è ripresa dalla televisione. «Occorre dire che la giuria non è giunta alla conclusione con unanimità di consensi benché nessuno dei giudici disconosca i meriti letterari di Moravia. C’era tuttavia qualcuno a cui quei quattro milioni aggiudicati al romanzo La noia – opera di modesta levatura nella produzione dello scrittore che ha dato il suo capolavoro con l’opera prima, cioè con Gli indifferenti – sembravano eccessivi: la discussione, perciò, si è ridotta ad un’aspra controversia sulla fisionomia da dare al premio e benché il presidente Rèpaci sia riuscito a portare a buon fine la candidatura di Moravia da lui proposta e sostenuta con tutte le energie, gli scontenti sono riusciti a ottenere che il Premio non sia aggiudicato per il romanzo La noia, ma per tutta l’opera di Alberto Moravia». [Francesco Rosso, Sta. 26/8/1961]

La separazione da Elsa e l’amore con Dacia Maraini

• Alberto Moravia ed Elsa Morante si separano. «Elsa è stata veramente la donna  con la quale ho vissuto il periodo più politico e più pubblico della mia vita. Ho così un ricordo di Elsa tutto attraversato dalle tragiche vicende di quegli anni. Forse anche per questo il nostro rapporto è stato particolarmente drammatico». [Moravia, Elkann 1992] Già dal 1955 facevano sempre meno coppia. Elsa per due anni aveva frequentato Luchino Visconti, poi c’era stato il pittore americano Bill Morrow. «Avrei continuato a vivere con lei se non mi fossi innamorato di Dacia Maraini. (…) Nella vita preferisco, prima di rompere un rapporto così importante come quello tra Elsa e me, di trovarne un altro altrettanto importante che lo sostituisca». (Alberto Moravia) [Moravia, Elkann 1992] Moravia lascia dunque l’appartamento in via dell’Oca e si trasferisce con la Maraini in Lungotevere della Vittoria. «Con Dacia mi è sembrato di ripigliare lena, di ricominciare daccapo così nelle grandi come nelle piccole cose. È un’esperienza comunissima ma pur sempre strana e sconvolgente: perché la vita si disfa ad un certo momento e poi riprende miracolosamente cambiando compagna e cambiando abitudini e domicilio? Non lo so». [Moravia, Elkann 1992]

L’automa

• Esce la raccolta di racconti di Moravia L’automa.

Il viaggio in Africa

• Moravia va in Africa con Dacia Maraini e Pierpaolo Pasolini. «Gli anni di Dacia furono caratterizzati da una grande scoperta: la scoperta dell’Africa. A partire dal primo viaggio con Pasolini, poi quasi ogni anno, Dacia e io facemmo un viaggio in Africa. Non mi è facile definire questa scoperta». [Moravia, Elkann 1992]

L’attenzione

• Alberto Moravia pubblica L’attenzione.

La seconda serie di Nuovi Argomenti

• Inizia una nuova serie della rivista Nuovi Argomenti, diretta da Alberto Moravia, Alberto Carocci e Pier Paolo Pasolini.

L’interesse per il teatro

• Moravia si interessa sempre più di teatro e fonda la compagnia “del Porcospino” con Enzo Siciliano e Dacia Maraini. Sede: teatro di via Belsiana a Roma.

Il viaggio a Cuba e Fidel Castro

• Moravia è invitato a Cuba alla Conferenza tricontinentale. Ci va con Dacia Maraini. È in questa occasione che conosce Fidel Castro: «Visto da vicino mi fece una strana impressione, come se la sua barba così famosa e così imitata dai suoi seguaci fosse stata utilizzata da lui per nascondere qualche sfregio, qualche ruga o altra conformazione insolita del volto». [Moravia, Elkann 1992]

Il viaggio in Oriente

• Da giugno a novembre Moravia e Dacia Maraini fanno un viaggio in Giappone, Corea e Cina. Al ritorno lo scrittore pubblica il volume La rivoluzione culturale in Cina.

La compagnia teatrale si scioglie

• A causa della mancanza di fondi, la compagnia teatrale “del Porcospino”, fondata due anni prima da Moravia, Maraini e Siciliano, si scioglie.

«Mao sì, Moravia no!»

• Moravia è vicino agli studenti nell’anno della contestazione giovanile. Ma durante una conferenza alla Sapienza di Roma, viene accolto malamente con la frase: «Mao sì, Moravia no!». «Nel ’68, a Lettere, lo accusarono di scrivere per il Corriere della Sera, giornale della borghesia imperialistica. Vi furono urla, grida, insulti e Moravia decise di andarsene. All’Espresso pensarono allora di organizzare un dibattito tra gli studenti e lo scrittore. C’era anche Oreste Scalzone. Gli studenti ricominciarono a dire che Moravia s’era integrato nel sistema e fu proprio di fronte a questa ottusa presa di posizione che Alberto scattò in piedi urlando come non l’ho mai sentito urlare: “L’unico modo in cui una persona mostra di essere integrata a qualcosa, valori o società che siano, è il linguaggio che adopera, e voi parlate per luoghi comuni, allo stesso modo in cui parla la borghesia burocratica. Mi dispiace dirvelo perché la vostra rivoluzione mi è simpatica”» (Enzo Siciliano). [Fdf 20/9/2010]

Al cinema con Moravia

• Moravia pubblica il volume Al cinema, che raccoglie le recensioni apparse sull’Espresso.

La morte di Pasolini

A Ostia viene ucciso Pierpaolo Pasolini. Moravia: «Era il mio migliore amico, puoi immaginare il dolore e la costernazione che ho provato. Ho sempre avuto degli amici diciamo così più importanti per me via via attraverso il tempo. Per essere amico di qualcuno ho bisogno di due requisiti: la stima culturale e il fascino personale. Pasolini aveva tutti e due. In più c’era in lui in qualche modo un carattere complementare al mio. Non andavamo d’accordo su molte cose, forse per questo alla fine andavamo d’accordo. E poi c’era un vero, sincero, profondo affetto come tra fratelli». [Moravia, Elkann 1992] [Leggi l’orazione di Moravia ai funerali di Pasolini]

Moravia e Dacia Maraini si lasciano

• Moravia e Dacia Maraini si separano. «Dacia decise di separarsi da me perché secondo le sue parole “non voleva più fare coppia”. (…) Siccome l’amavo, feci di tutto per trattenerla, tentai perfino di ingrandire l’appartamento di Lungotevere della Vittoria, in modo che lei potesse abitare nella stessa casa pur essendo indipendente». [Moravia, Elkann 1992]

La vita interiore

• Esce il romanzo La vita interiore, a cui Moravia lavora per parecchio tempo. Durante gli anni aveva pubblicato La vita è gioco (1969); Il paradiso (1970); Io e lui (1971); Un’altra vita (1973); Boh (1976) e altri scritti.

La terza serie di Nuovi Argomenti

• Terza serie della rivista Nuovi Argomenti, diretta da Alberto Moravia, Enzo Siciliano e Leonardo Sciascia.

Il viaggio a Hiroshima

• Moravia fa un viaggio in Giappone. Da Hiroshima scrive tre inchieste sulla bomba atomica per L’Espresso.

1934, il romanzo della dissociazione

• Moravia pubblica 1934, in cui simboleggia la dissociazione e la schizofrenia «attraverso l’esistenza di due gemelle l’una nazista e l’altra antinazista che nella realtà sono una sola persona». [Moravia, Elkann 1992] Esce anche la raccolta di fiabe Storie della preistoria.

L’amore con Carmen Llera

• Moravia conosce Carmen Llera, molto più giovane di lui.  A lei dedica la raccolta La cosa. La maggior parte dei racconti sono stati scritti durante il periodo di convalescenza in seguito a un incidente. «In molti di quei racconti traspariva la volontà di affrontare il tema del sesso senza per questo cadere nell’erotismo. Insomma pensavo e penso tuttora che il sesso comincia a essere interessante nel momento stesso in cui diventa insignificante. E insignificante in questo caso vuol dire strettamente funzionale, privo di quei significati morali che via via gli sono stati aggiunti dalla società. (…) C’è un trattamento volgare della politica, della mondanità, della religione ecc. Ebbene c’è anche un trattamento volgare dell’argomento sessuale. E la volgarità probabilmente consiste nell’isolarlo dal contesto, e farne un mezzo per eccitare il lettore». [Moravia, Elkann 1992]

Il premio Mondello

• Moravia vince il premio Mondello con 1934.

La candidatura al Senato

• Moravia rifiuta la candidatura al Senato, non vuole mischiare la letteratura con la politica.

La candidatura al Parlamento europeo

Moravia accetta di candidarsi alle elezioni europee come indipendente nelle liste dell’ex Partito comunista. «Quanto al Parlamento europeo, chi ha mai detto che nei parlamenti si faccia politica? I parlamenti sono istituzioni per legiferare e la politica, se ci arriva, è presente come rapporti di partito. Il parlamento europeo poi è il meno politico che si possa immaginare, perché non ha neppure il potere di legiferare. Il parlamento europeo si occupa in realtà di questioni economiche». [Moravia, Elkann 1992]

L’uomo che guarda

• Moravia pubblica L’uomo che guarda.

Muore Elsa Morante

• Muore Elsa Morante. Alberto Moravia: «Ho appreso la morte di Elsa a Bonn, in Germania, dove mi trovavo in viaggio per un’inchiesta giornalistica. Era pieno inverno, aveva nevicato moltissimo. Ho appreso la morte al telefono dell’albergo. Allora sono uscito, ho camminato a lungo nella neve. Ero commosso e cercavo di dissipare la commozione con il gelo della giornata invernale. […] Tornai a Roma in tempo per il funerale, andai a vedere la salma esposta nella bara. Il viso di Elsa negli ultimi anni si era trasformato nel senso di una vecchiaia un po’ funesta. Con la morte era tornato a un aspetto quasi infantile, sereno, forse sorridente. Assistetti con Carmen alla messa nella chiesa di Santa Maria del Popolo e poi uscimmo e salimmo in macchina dirigendoci verso casa nostra. Ora il carro funebre, poiché doveva andare al cimitero Fuori Porta, dove si trova il crematorio, prese la mia stessa strada e si mise a correre parallelo alla mia macchina. Era carico di corone di fiori, tra cui la mia e quella di Carmen. Nella corsa i fiori, probabilmente male assicurati alla corona, volarono via uno dopo l’altro e andarono a schiacciarsi sull’asfalto: quei fiori che volavano via tra il carro funebre di Elsa e la mia macchina mi fecero un’impressione delirante e simbolica: così era volata via Elsa dalla mia vita». [Moravia, Elkann 1992]

Il matrimonio di Moravia con Carmen Llera

• Alberto Moravia sposa Carmen Llera. Il matrimonio si svolge alle 8.30 in Campidoglio. Lui ha 78 anni, lei 32. A unirli in matrimonio Lamberto Sereni, ufficiale di stato civile. Hanno preso parte alla cerimonia solo i testimoni, l’attrice Rada Rassimov e la nipote dello sposo Gianna Cimino. Subito dopo il rito, Moravia è tornato a casa a scrivere, Carmen è andata come d’abitudine alla Bompiani. [Sta. 28/1/1986] Moravia: «Quanto al rapporto con Carmen Llera parleranno gli altri, se ne avranno voglia». [Moravia, Elkann 1992]

Il viaggio a Roma

• Moravia pubblica Il viaggio a Roma.

Muore Moravia

• Nella sua casa in Lungotevere della Vittoria, muore Alberto Moravia, colpito da un ictus con complicazioni cardiache. Ha 82 anni. Sono le 9 del mattino. A trovarlo morto nel bagno e a dare l’allarme è la governante. I primi ad arrivare nell’appartamento dello scrittore sono Enzo Siciliano e Dacia Maraini. La moglie Carmen Llera è in Marocco per lavoro. Apprende della morte di Moravia da una radio francese. Da Agadir prova a chiamare casa e gli amici ma non riesce. La conferma di quanto è avvenuto gliela dà la madre dalla Spagna.

Carmen Llera rientra dal Marocco

• Carmen Llera, la moglie di Alberto Moravia, rientra dal Marocco. Alle 6 del pomeriggio arriva a Fiumicino e si reca subito nella sala della Protomoteca in Campidoglio, dov’è allestita la camera ardente dello scrittore. A sostenerla ci sono Andrea Anderman, Alain Elkann, Enzo Siciliano, Laura Betti, Liliana Cavani, le sorelle e la nipote di Moravia. C’è anche Dacia Maraini. La Llera rimane fino alle 20, poi va via.

I funerali di Alberto Moravia

• I funerali di Alberto Moravia si svolgono in Campidoglio. Tra coloro che sono intervenuti alla cerimonia il sindaco di Roma Franco Carraro, Enzo Siciliano, Umberto Eco.

Le opere postume

• Alcune delle opere postume di Alberto Moravia: La donna leopardo, scritta tra il 1989 e il 1990, e Diario europeo, raccolta degli articoli scritti per il Corriere della Sera sul periodo trascorso al Parlamento europeo di Strasburgo.