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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

La diciottesima crociera dell’Achille Lauro

• La Achille Lauro salpa da Genova. È il suo diciottesimo viaggio, quest’anno. La crociera prevede dieci giorni nelle acque del Mediterraneo. A bordo 189 membri d’equipaggio e 884 passeggeri. Di questi, secondo la Capitaneria di Genova, gli italiani sono 86, 68 gli americani, due israeliani e dieci sudafricani. Tedeschi e austriaci sarebbero in maggioranza. Dieci i bambini a bordo (tre italiani, di 2, 4 e 5 anni, due tedeschi, quattro svizzeri e un inglese. [Vittorio Mimì, Rep. 8/10/85] Tra i passeggeri salgono anche Antonio Alonco, Franco Jaquos, Wan Stele, Walter Zarlenga, dai 20 ai 23 anni. Ma sono nomi falsi: in verità sono Fatayer Abdelatif, Marouf Al Assadi, Majed Al Molqi e Al Asker Bassan. I quattro, carichi di esplosivo, vogliono scendere al porto israeliano di Ashdod, uccidere lì più soldati israeliani possibile e far liberare 52 palestinesi detenuti nelle carceri di Gerusalemme. 

• La nave ha una stazza lorda di 23.629 tonnellate. Lunga 196 metri, larga 26, alta 16,75, ha una velocità di crociera di 20 nodi. Può portare fino a 950 passeggeri, più 250 uomini di equipaggio. Ha 386 cabine e due saloni per le feste. 

• All’inizio dell’anno l’Achille Lauro è riammodernata e riarmata a La Spezia, dopo un lungo periodo di sosta seguito alla bancarotta della famiglia Lauro (vedi Achille Lauro) degli armatori partenopei. La nave infatti ora è dell’armatore greco Chandris.

L’Achille Lauro fa scalo a Napoli

• Lasciata Genova, la nave fa scalo a Napoli, dove cambia il comandante e parte dell’equipaggio. Poi continua la sua crociera con la traversata del Mediterraneo verso sud-est. [Rep. 8/10/85]

L’Achille Lauro propone una gita alle piramidi

• Alle 7.00 del mattino, l’Achille Lauro attracca ad Alessandria, sulla costa mediterranea dell’Egitto. I crocieristi possono usufruire di un “optional” per 93 dollari: chi vuole può scendere a terra, visitare il Cairo e le Piramidi, di lì andare a Porto Said e reimbarcarsi la sera stessa. Dopo di che la nave proseguirà per il porto Ashdod (Isreale), poi farà rotta su Limassol, Rodi, Pireo, quindi, dopo un altro giorno di navigazione, arriverà a Capri per poi attraccare a Genova il giorno 14 alle 9 del mattino.

A bordo rimangono 448 persone

• Il programma convince la maggior parte dei viaggiatori, accompagnati dal commissario di bordo per le escursioni a terra, Max Fico. La grossa comitiva conta 664 persone. A terra scendono 83 italiani, 221 austriaci, 80 tedeschi, 72 americani, 71 svizzeri, 42 francesi, 20 inglesi, 17 spagnoli, 15 danesi, 11 belgi, 10 sudafricani, 9 boliviani, 6 brasiliani, 6 lussemburghesi, 3 canadesi, 2 cileni, 2 argentini, 2 peruviani, un norvegese e un greco. A bordo restano 101 passeggeri e 344 uomini di equipaggio. [Rep. 8/10/85]

La Lauro fa rotta verso Porto Said

• L’Achille Lauro salpa nuovamente e fa rotta verso Porto Said, dove è fissato l’appuntamento.

I terroristi credono d’esser stati scoperti

• In mattinata Majed Al Molqi, uno dei passeggeri imbarcatosi con un nome falso, si convince che un cameriere si è accorto dell’esplosivo. Si consulta con il resto del suo gruppo: devono agire.

L’irruzione nella sala da pranzo

• Alle 13.00 i terroristi si spargono per la nave sparando colpi di mitra e costringendo tutti i passeggeri e l’equipaggio ad entrare nella sala da pranzo.

L’Achille Lauro viene dirottata

• Alle 13.07 il comandante De Rosa viene avvisato: «Il comandante in seconda mi ha chiamato non appena ha sentito i primi colpi d’arma da fuoco. Io mi trovavo sul ponte superiore, a prua, e subito mi sono mosso verso il ponte inferiore di poppa. Al ponte C ho sentito anch’io i colpi». I terroristi hanno Kalashnikov e bombe a mano. Sono armati fino ai denti. Ancora De Rosa: «Uno dei pirati mi ha minacciato e ha sparato una raffica per terra gridando qualcosa in arabo. Poi mi hanno intimato di prendere la rotta per il porto siriano di Tartous. Uno aveva i pantaloni sporchi di sangue».

Langella, il marinaio ferito sull’Achille Lauro

• Alle 13.15 Pasquale Langella, marinaio, viene ferito a una gamba con una pallottola di rimbalzo: «Ricordo benissimo quando è successo. Erano le 13.15. Mi recavo al posto di lavoro, dovevo pulire la piscina, ho sentito un colpo. Ero in compagnia di un mio collega, insieme siamo tornati indietro, in quel momento vediamo un terrorista che imbraccia un mitra, pieno di bombe ci obbliga ad andare nella sala da pranzo, verso la chiesa. Mi sono girato e mi sono ritrovato a terra ferito. Il terrorista mi ha chiesto scusa, ma era una finta...». [Leonardo Cohen, Rep. 17/10/85]

Un diario di bordo scritto su tovagliolini

• Il passeggero austriaco Wolfgang Reiter riesce a prendere alcuni tovagliolini di carta da un tavolo del ristorante e inizia a scrivere una specie di diario di bordo. «Lunedì 7 ottobre, ore 13, nella sala da pranzo: tutto ad un tratto colpi d’arma da fuoco, grida. Alcuni uomini entrano correndo nel ristorante, con le mani in alto». [Sta. 15/10/85]

Achille Lauro: tutti nella sala degli arazzi

• Alle 15 i passeggeri vengono trasferiti in fila indiana dalla sala da pranzo alla sala degli arazzi. [Sta. 13/10/85]

L’Achille Lauro manda un Sos

• Alle 15.05 una radio della sorveglianza svedese di Göteborg capta un Sos lanciato dal marconista della Achille Lauro sulla lunghezza d’onda 1608: «MAYDAY MAYDAY MAYDAY. Qui Achille Lauro. Siamo stati dirottati da un numero imprecisato di Palestinesi. Chiedono la liberazione di 50 loro compagni in prigione in Israele». Poi il silenzio. La nave si trova a una cinquantina di chilometri al largo di Porto Said, lo scalo egiziano all’imbocco del canale di Suez, verso il quale sta facendo rotta. L’appello viene trasmesso al ministro degli Esteri svedese e da qui all’ambasciata italiana. [Pino Buongiorno, Pan. 20/10/85; Alberto Flores D’Arcais e Pietro Veronese, Rep. 8/10/85]

Un terrorista: «Questi sono mia madre e mio padre»

• Alle 16.00 un dirottatore mostra le due mitragliette ai passeggeri: «Questi sono mio padre e mia madre, non li irritate». I quattro selezionano i passeggeri americani e inglesi, e due austriaci che hanno ammesso la propria estrazione ebrea, e li  trasferiscono dal salone sulla tolda più esposta al sole. L’ostaggio Kubacki (un ex-giudice della Pennsylvania): «Le ore erano interminabili. I terroristi tolsero la sicura ad alcune granate e le misero nelle mani di mia moglie e di due altre donne: “Se le lasciate cadere saltate tutti per aria. State attenti a non addormentarvi e a non svenire”». [e.c., Sta. 14/10/1985] [Leggi tutto l’articolo della Stampa]

Stoccolma avvisa la Farnesina

• Alle 17.00 l’ambasciata italiana a Stoccolma informa la Farnesina di un probabile dirottamento della nave da crociera Achille Lauro. La Farnesina cerca disperatamente di mettersi in contatto con la nave per appurare la veridicità del messaggio radio ma nessuno risponde né al telex, né alla radio. Giulio Di Lorenzo chiama Göteborg per sapere se il messaggio è giudicato attendibile, dalla Svezia la risposta è: «Sì, il comandante sembrava sconvolto», poi chiama Giovanni Migliuolo, ambasciatore da 14 giorni al Cairo.

La ratifica del trattato di adesione della Spagna alla Cee

• Alle 19.00 Andreotti riceve l’ambasciatore spagnolo a Roma, don Jorge de Esteban Alonzo, che gli consegna gli strumenti di ratifica del Trattato d’adesione della Spagna alla Cee.

Porto Said: «La Lauro è sotto controllo palestinese»

• Alle 20.30 da Porto Said le autorità portuali confermano: «Ci spiace informare che la motonave italiana Achille Lauro è sotto controllo palestinese».

Cossiga è a Castelporziano

• Alle 20.35 al ministero della Difesa scatta l’allarme. Un quarto d’ora dopo il ministro Giovanni Spadolini cerca il presidente Cossiga. Lo trova a Castelporziano, nella sua “succursale del Quirinale”.

L’unità di crisi per l’Achille Lauro

• Alle 21.00, al quinto piano della Farnesina, viene formata l’unità di crisi: 30 funzionari, sotto la direzione di Di Lorenzo, tengono costantemente informati i parenti dei passeggeri e si occupano del rientro di quelli scesi ad Alessandria.

Per informazioni chiamare lo 06/5923569

• Comunicato della Farnesina: «I familiari dei passeggeri e dei componenti dell’equipaggio della Achille Lauro per ricevere informazioni  possono rivolgersi ai numeri telefonici 3962915 e 399727, prefisso 06 per chi chiama da fuori Roma». Il ministero della Marina mercantile informa che presso la sala operativa dell’Ispettorato centrale per la difesa del mare è stato attivato un servizio di collegamento e informazioni concernenti la motonave Achille Lauro mediante i seguenti numeri telefonici: 06/5923569, 06/3680474. La Croce rossa internazionale non è stata interessata alla sorte dei croceristi e dell’equipaggio dell’chille Lauro. Un portavoce dell’organizzazione svizzera ha detto che nessuna richiesta è arrivata agli uffici centrali in Svizzera e che la Croce rossa internazionale non usa prendere l’iniziativa in casi di questo genere. [Ermanno Corsi, Rep. 9/10/85]

Vertice a palazzo Baracchini per l’Achille Lauro

• Alle 22.00 il ministro della Difesa Spadolini, nel suo studio al secondo piano di palazzo Baracchini, convoca i cinque capi militari. Arrivano uno dopo l’altro Lamberto Bartolucci, capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Luigi Poli, capo dell’Esercito, Basilio Cottone, comandante dell’Aeronautica, l’ammiraglio Vittorio Marulli, responsabile della Marina, e l’ammiraglio Fulvio Martini, capo del Sismi, il servizio di sicurezza militare. Vincenzo Nigro: «Per un attimo ci siamo affacciati nello studio del ministro. Seduto su un divano, aveva accanto, in borghese, il generale Bartolucci, capo di Stato maggiore della Difesa. Alla sinistra di Spadolini, con la camicia bianca a mezze maniche della divisa estiva, l’ammiraglio Marulli, poi il generale Cottone, Poli, il sottosegretario Ciccardini e il capo dei servizi segreti Martini. Su un tavolino al centro di una stanza trasformata in fretta e furia in situation room i capi militari avevano un grande atlante, aperto sulle pagine egiziane». [Vincenzo Nigro, Rep. 8/10/85] Durante il vertice che dura due ore, viene ordinato lo stato di allerta e si ricorda che l’Italia, secondo le leggi internazionali, ha carta bianca per proteggere i cittadini su una nave che batte bandiera tricolore in acque internazionali. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

I dirottatori vogliono la liberazione di 50 palestinesi

• Alle 22.10 la prima rivendicazione e le richieste del commando vengono captate dalla capitaneria di Porto Said e anche da due mercantili italiani, il Mediterraneo e l’Agip Lombardia. Il primo nome della lista dei 50 prigionieri, di cui Omar esige la liberazione è quello di Samir el Kantari, considerato il leader del gruppo dei detenuti. [Alberto Flores D’Arcais e Pietro Veronese, Rep. 8/10/85]

Giulio Andreotti chiama Buthros Ghali

• Alle 22.30 Giulio Andreotti nella sua casa di corso Vittorio Emanuele riesce a mettersi in contatto con Butros Ghali, il ministro di stato egiziano che gli assicura piena collaborazione.

Arafat: «Noi, con l’Achille Lauro, non c’entriamo niente»

• Alle 23.30 Andreotti cerca di contattare Yasser Arafat. Dall’Olp: «Noi non c’entriamo niente, ma collaboreremo con la nobile Italia». Nelle stesse ore, Craxi ottiene il pieno appoggio della Tunisia. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

I passeggeri dell’Achille Lauro stanno bene

• Alle 23.00 il marconista di Porto Said riceve nella sua cuffia la voce lontana del comandante De Rosa, che governa l’Achille Lauro: «Tutti i passeggeri e i marinai a bordo si trovano nelle loro cabine e sono tutti in buona salute. I terroristi minacciano di ucciderci e di far saltare la nave se qualcuno si avvicinerà». Poi il comandante ripete punto per punto le richieste del commando. I pirati hanno mitragliatori, altre armi automatiche e una notevole quantità di esplosivo, sufficiente ad affondare la nave. [Alberto Flores D’Arcais e Pietro Veronese, Rep. 8/10/85]

Achille Lauro: navi da guerra verso l’Egitto

• 00.30. Due navi della flotta da guerra del Cairo lasciano gli ormeggi per inseguire la Achille Lauro. Le navi della Marina militare in esercitazione da 10 giorni nello Ionio sono state dirottate verso l’Egitto per prepararsi a un piano militare per contrastare i dirottatori della nave. [Alberto Flores D’Arcais e Pietro Veronese, Rep. 8/10/85]

Vertice a palazzo Chigi per l’Achille Lauro

• All’1.30 un’altra riunione viene convocata dal presidente del Consiglio Craxi a Palazzo Chigi. Con il presidente del Consiglio si incontrano il ministro della Difesa Spadolini e quello degli Esteri Andreotti. Il presidente del Consiglio, assieme al ministro Andreotti, avvia una trattativa diplomatica, chiede al Sismi una valutazione sul commando di terroristi e ordina ufficialmente agli Stati maggiori di allestire un piano militare d’intervento. [Vincenzo Nigro, Rep. 8/10/85; Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

Non si trova la piantina dell’Achille Lauro

• Alle 2.20 Spadolini e alti funzionari si riuniscono a palazzo Baracchini, si cerca una piantina della Achille Lauro, si chiamano Gran Bretagna e Usa per ottenere le autorizzazioni internazionali.

Arafat: «Sembra che il gruppo sia filosiriano»

• Alle 3.00 Yasser Arafat manda un messaggio personale a Craxi e Andreotti: «Due miei emissari stanno per raggiungere il Cairo e affiancheranno le autorità egiziane. Dalle prime notizie sembra che il gruppo sia filosiriano». I due inviati sono Hani El Hassan (uno dei bracci destri di Arafat) e Abu Abbas (Capo fondatore del Fplp – Fronte popolare per la liberazione della Palestina, noto per essere un doppiogiochista: alle volte sta con l’Olp di Arafat altre con il governo iracheno). [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

Un aereo ricognitore per localizzare l’Achille Lauro

• Alle 5.00 un aereo ricognitore dell’Aeronautica militare italiana, un Breguette-Atlantic, parte dalla base di Sigonella e compie una missione di sorvolo notturno nel tentativo di localizzare la nave (il velivolo ha un’autonomia di 12 ore). Da Ciampino partono quattro elicotteri diretti a Akrotiri (costa sud di Cipro), la base della Raf diventerà quartier generale. [Alberto Flores D’Arcais e Pietro Veronese, Rep. 8/10/85]

L’Achille Lauro verso la Siria

 • L’Achille Lauro si sta dirigendo verso la Siria.

L’operazione “Margherita”

• L’operazione di attacco ai terroristi viene affidata agli incursori della Marina del raggruppamento Teseo Tesei, di stanza a Varignano (La Spezia). A bordo di cinque elicotteri SH-3D vengono trasportati in segreto sulla Vittorio Veneto a largo della Sicilia che riceve l’ordine di dirigersi verso l’Egitto. Sempre in segreto partono i parà del 9° battaglione d’assalto di Col Moschin e un reparto del San Marco. Il mone in codice dell’operazione è “Margherita”. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

La soluzione diplomatica

• Nel suo ufficio del primo piano della Farnesina Andreotti intensifica i rapporti diplomatici (Craxi: «Lavoriamo e lavoreremo perché tutto possa risolversi per il meglio; cerchiamo di evitare una tragedia»). Incontra tutti tranne l’ambasciatore americano a Roma Maxwell Rabb che preferisce parlare con la presidenza del Consiglio. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

Reiter: «Pensiamo siano tutti morti»

• Dal diario di bordo di Wolfgang Reiter: «Martedì mattina. Alle 10, undici americani vengono condotti sul ponte. Si odono colpi d’arma da fuoco. Alle 11 è la volta di sei britannici. Altri colpi d’arma da fuoco, mezz’ora più tardi vengono condotti sul ponte due austriaci. Sentiamo degli spari. Pensiamo che siano tutti morti». [Sta. 15/10/85]

Rabb: «L’America non tratta con i terroristi»

• Alle 11.30 Maxwell Rabb, rappresentante di stato di Ronald Reagan, incaricato dal colonnello Oliver North, chiede di parlare con il consigliere diplomatico di Craxi, Antonio Badino. Ha un messaggio urgente da Reagan: «No a qualsiasi negoziato. Soprattutto no a trattative come quella di Beirut durante il dirottamento dell’aereo Twa a metà giugno». Il colonello North, in accordo con il dipartimento di stato e il National Security Council, pende per un intervento americano, al contrario Cia e Pentagono sono più cauti. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85; Pini 2006]

L’elenco dei passeggeri

• Il ministero degli Esteri dà un primo elenco provvisorio dei passeggeri rimasti sull’Achille Lauro (incompleto e probabilmente con alcuni errori). [Leggi tutto l’elenco]

La Siria vuole fare da mediatore

• Alle 13.00 si riunisce a palazzo Chigi il comitato di crisi. Andreotti si lamenta degli americani: non forniscono alcuna informazione eppure dispongono di satelliti per controllare il Mediterraneo. Il ministro riceve carta bianca per trattare con la Siria. Da Damasco lo informano che i dirottatori hanno chiesto di entrare nel porto di Tartous: la Siria è disposta ad autorizzare l’attracco ma chiede all’Italia di aprire un negoziato diretto con i terroristi come fu fatto a metà giugno con i dirottatori dell’aereo Twa. Andreotti vuole accettare ma gli americani si oppongono: non vogliono affidarsi ai siriani per risolvere un caso internazionale. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

I terroristi vogliono incontrare gli ambasciatori

• L’Achille Lauro, ferma a 8 miglia da Tartous, chiede un intervento dell’ambasciatore italiano e americano. Alle 14.32: «Ogni ritardo nell’arrivo degli ambasciatori sarà nocivo». [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

L’ultimatum dei terroristi

• Alle 14.42: «Non abbiamo tempo da perdere: il nostro ultimatum scade alle 15».  

• Alle 14.58: «Non siamo disposti a pazientare ancora: alle quindici giustizieremo il primo passeggero, poi vi forniremo il suo nome e le sue generalità». 

• Alle 15.26 i terroristi chiedono notizie: «Che succede dei negoziatori?».

I terroristi dell’Achille Lauro uccidono Leon Klinghoffer

• Dal diario di bordo di Wolfgang Reiter: «Alle 15,30 i pirati conducono l’uomo sulla sedia a rotelle (l’americano Leon Klinghoffer, ndr) sul ponte superiore. Dalle 10 del mattino l’avevano separato da noi e ci avevano proibito di rivolgergli la parola. Non capiamo niente». [Sta. 15/10/85]

Il corpo di Leon Klinghoffer scaraventato in mare

• Alle 15.42: «Non possiamo aspettare oltre. Noi cominceremo a uccidere». I terroristi uccidono Leon Klinghoffer, 69 anni, paralitico. Gli sparano prima in petto poi in fronte, a bruciapelo, poi buttano il corpo giù dalla nave, assieme alla carrozzella. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85] 

• Appunti dai block-notes di Spadolini: «A poppa della nave, sulla transenna vi è un intacco profondo: vi venne scaraventata la carrozzella». (Massimo Pini) [Pini 2006]

«A buttare Klinghoffer in mare sono stati due dell’equipaggio»

• Kubacky, ostaggio americano: «Sentii due spari. Vidi tornare un palestinese: aveva macchie di sangue sui calzoni e sugli stivali maschili ricordo bene, portavano il disegno dell’aquila americana». L’ex-giudice aggiunge che probabilmente i dirottatori costrinsero il parrucchiere di bordo e un marinaio a gettare in mare il cadavere con la carrozzella: «Li scorsi più tardi, abbracciati e affranti, lungo il parapetto». [Sta. 14/10/85]

Klinghoffer: americano, ebreo e paralitico

• Leon Klinghoffer è nato il 4 settembre del 1916, residente a Manhattan, New York. Era in crociera con la moglie Marilyn di 57 anni, per festeggiare il loro trentaseiesimo anniversario di nozze. Aveva avuto mesi fa una trombosi cerebrale. Era rimasto emiplegico. La malattia aveva anche lasciato a Klinghoffer un’estrema difficoltà di parola e una pressione arteriosa pericolosamente alta. L’uomo, un fabbricante di elettrodomestici in pensione, insieme alla moglie, occupava la cabina P 105 (la lettera P indica il settore ponte). [Rep. 10/10/85]

A sparare a Klinghoffer è Al Moqli

• Ad uccidere Klinghoffer è Al Moqli. Il comandante De Rosa: «I pirati mi hanno dato un passaporto poi mi hanno detto che avevano ucciso un passeggero. Uno di loro aveva del sangue sulle scarpe e sul fondo dei pantaloni. Ma non so esattamente cosa sia successo. Poi mi hanno detto che se le cose non andavano bene ne avrebbero ucciso uno ogni tre minuti». [Rep, 12/10/85; lastoriasiamonoi.it] 

• Dal diario di bordo di Wolfgang Reiter: «Alle 16,10 tornano tutti, tranne lui. Hanno cercato di farci paura». [Sta. 15/10/85]

«Giustizieremo un’altro passeggero, per fortuna quelli non mancano»

• Alle 16.23 i terroristi contattano ancora Tartous: «Che notizie? Allora giustizieremo un’altro passeggero, per fortuna quelli non mancano. Stiamo perdendo la pazienza».

Ennesimo avvertimento dei dirottatori

• I terroristi alle 16.39: «Mettiamo in guardia contro la presenza di gente armata nella nave che sta venendo verso di voi. Vi avvertiamo non rinviare ulteriormente». [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

La Siria chiude le comunicazioni

• Alle 17.20 da Tartous: «Allontanatevi dalle acque siriane». I dirottatori chiedono perché ma la risposta è: «È tutto. Chiudo». Craxi ha appena fatto sapere che l’Italia non accetta il negoziato. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

L’Oil appoggia i terroristi

• I membri dell’Organizzazione di liberazione islamica (Oil), il gruppo integralista che ha rivendicato il rapimento di quattro esponenti dell’ambasciata sovietica a Beirut e la successiva uccisione di uno di essi, hanno offerto ieri il loro aiuto agli autori del sequestro dell’Achille Lauro. Durante una telefonata a un’agenzia di stampa internazionale, un individuo che ha detto di telefonare a nome dell’Oil ha affermato: «Offriremo tutto il nostro appoggio logistico e morale ai palestinesi che ieri hanno sequestrato la Achille Lauro, se la nave si avvicinerà alla costa di Tripoli, Beirut o Sidone». [Rep. 9/10/85]

Assad vuole condannare l’atto terroristico

• Alle 19.25 Andreotti cerca di mettersi in contatto Farok el Shara, ex ambasciatore di Damasco in Italia, in visita in Cecoslovacchia con il presidente Assad. Il presidente parla direttamente con Andreotti: «La Siria non c’entra con questo atto terroristico. Nessun gruppo a noi collegato è responsabile del dirottamento. Sono pronto a condannare pubblicamente il sequestro dell’Achille Lauro. Comunque è meglio non opporsi a un contatto diretto con i dirottatori». I terroristi fanno rotta verso ovest. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

Quelli delle “Piramidi”

• Il gruppo di italiani della Achille Lauro sbarcato in Egitto per la visita alla Piramidi (arriveranno tutti a Fiumicino domani alle 18) invia il seguente comunicato: «Siamo il gruppo italiano della Achille Lauro trasferito al Concorde (l’albergo, ndr) del Cairo. Desideriamo lamentare la situazione venutasi a creare per l’assoluta e totale mancanza di assistenza e informazioni circa gli eventi e le modalità di rientro. A differenza dei rappresentanti preposti dalle altre nazioni cui appartengono gli altri turisti presenti – che hanno avuto la massima assistenza, risolvendo i problemi inerenti il rientro in patria – noi, dal momento in cui siamo stati trasferiti al Cairo, non abbiamo avuto né informazioni né assistenza. Desideriamo denunciare formalmente all’opinione pubblica italiana questo stato di cose in attesa di poter illustrare più ampiamente l’accaduto». Il documento è firmato da undici passeggeri che si definiscono la maggioranza del gruppo: Romagnoli, Buldo, Saccone, Vicari, Hartsarich, Ghidini, Di Caro, Poggianti, Pieri, Torlelio, Dal Brun. [Rep. 9/10/85]

Telegramma di De Rosa per la famiglia: «Tristone bene»

• Gerardo De Rosa, comandante dell’Achille Lauro, riesce a far pervenire ai familiari, a Gragnano, un telegramma. Sopra, solo due parole: «Tristone bene». Quando la moglie Giuliana, 45 anni, lo ha tra le mani non capisce cosa voglia dire. È il fratello di lui, Guido, a spiegarlo: «Tristone è il soprannome col quale nostra madre chiamava Gerardo. Lo chiamava così, ironicamente, perché fin da piccolo era un carattere vivacissimo ed esuberante. Per noi ora quell’espressione vuol dire che, a bordo, tutto va bene».

Achille Lauro: un piano militare americano

• Alle 2 mentre il comitato di crisi per L’Achille Lauro si sta per riunire, l’ambasciatore americano Maxwell Rabb chiede di parlare con il presidente del Consiglio Craxi. Il colloquio dura quaranta minuti. Craxi: «Rabb mi dice che l’amministrazione americana è molto preoccupata. Soprattutto dopo che dalle intercettazioni radio è venuta fuori la notizia della morte di due ostaggi. In base a un’altra intercettazione, gli americani affermano di aver saputo che i sequestratori hanno intenzione di uccidere un ostaggio all’ora. Il pentagono ha preparato un piano militare». [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

La soluzione pacifista del governo

• Alle 2.50 riprende la riunione del comitato di crisi. Dopo le affermazioni di Rabb la tensione è salita notevolmente. Si decide tuttavia di optare per la soluzione pacifista e se mai dovesse esserci un intervento militare dovrà essere guidato da un italiano e sarà comunque interforze con la partecipazione dei Marines e delle Sas inglesi. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

La soluzione pacifista del governo

• Alle 2.50 riprende la riunione del comitato di crisi. Dopo le affermazioni di Rabb la tensione è salita notevolmente. Si decide tuttavia di optare per la soluzione pacifista e se mai dovesse esserci un intervento militare dovrà essere guidato da un italiano e sarà comunque interforze con la partecipazione dei Marines e delle Sas inglesi. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

L’Achille Lauro è di nuovo in Egitto

• In piena notte il ministro degli Esteri Andreotti viene svegliato dal Cairo. È il ministro Abdul Meguid che gli comunica che la nave si dirige verso l’Egitto e gli chiede se l’Italia vuole aprire un canale di trattativa con i terroristi. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

L’Olp farà da negoziatore

• Intorno alle 5 del mattino l’ambasciatore italiano al Cairo Migliuolo va a Porto Said con l’autorizzazione di Craxi. A negoziare sarà l’Olp con l’ausilio delle autorità egiziane. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

• Alle 9 Migliuolo fa sapere che se i terroristi lo vorranno lui è disposto a salire sulla nave. Con lui anche l’ambasciatore tedesco Kurt Muller. Chi si oppone invece è quello americano Nicholas Veliotes. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

Arafat tenta di ricattare Craxi

• Alle 10 il capo dell’Olp Yasser Arafat manda a Craxi un altro messaggio personale: «Finalmente siamo riusciti a prendere contatto con i responsabili del dirottamento e ci stiamo adoprando per la resa. Ho fiducia che entro il pomeriggio il caso si dovrebbe risolvere. È disposta l’Italia a far pressioni sul governo americano affinché Reagan convinca le autorità israeliane a liberare qualche palestinese dalle prigioni di Gerusalemme?». Dopo aver letto questo messaggio Craxi perde la pazienza. È adirato. Urla ai suoi collaboratori: «Mai e poi mai mi umilierò davanti a Israele». [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

• Alle 12 l’Olp fa sapere che la condizione di Arafat non è vincolante. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

De Rosa: «Non ci sono né morti né feriti»

• Alle 12.10 circa arriva un’intercettazione radio: «Da Khaled a nave. Stiamo trattando per farvi avere un salva condotto». Dalla nave: «Comandante, ci fa piacere sentire la sua voce». Khaled è il nome di battaglia di Abu Abbas, l’inviato di Arafat. Abbas chiede all’Italia se è disposta a dare un salvacondotto ai sequestratori. Gli americani si dicono contrari (Reagan: «Non trattiamo con i terroristi») ma la risposta di Andreotti non si fa attendere: «Sì, purché non risultino atti di violenza contro i passeggeri». Il comandante De Rosa rassicura le autorità: «Stiamo bene. I passeggeri stanno bene. Non ci sono né morti né feriti». È obbligato a mentire, ha i mitra puntati addosso e i terroristi minacciano il massacro. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85; Rep. 10/10/85; lastoriasiamonoi.it; Sta. 14/10/85]

Scoperti i nomi falsi dei dirottatori

• A Genova, Digos, Interpol, Criminalpol e servizi segreti hanno trovato i nomi (falsi) dei quattro terroristi: Wan Stele, vent’anni, passaporto norvegese; Antonio Alonco, passaporto argentino, che all’ultimo momento aveva sostituito un altro passeggero; Franco Jaquos, ventenne, canadese; e Walter Zarlenga, passaporto argentino. Ed è proprio da Walter Zarlenga che gli inquirenti hanno iniziato a ricostruire tutta la storia. Il passaporto presentato all’imbarco risulta essere stato rubato a Roma a metà giugno. I quattro terroristi saliti a Genova hanno preso alloggio nella cabina 82. I loro biglietti erano stati prenotati direttamente presso la sede ligure della Lauro da un intermediario, un uomo sulla trentina, alto un metro e ottanta, dai tratti somatici mediterranei, che parlava correttamente inglese. Agli impiegati della società aveva fornito solo i dati anagrafici dei quattro passeggeri, pagando la crociera.

Elicotteri vicino all’Achille Lauro

• Alle 13.30 sei elicotteri si avvicinano alle nave. I dirottatori allarmati minacciano via radio il massacro. Qualche minuto dopo gli elicotteri si allontanano. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

I pirati si scusano con i passeggeri

• Dal diario di bordo di Wolfgang Reiter: «C’è una grande tensione, qualche scontro tra i passeggeri, ma niente panico. Alle 14 il comandante ci legge un comunicato dei pirati. “In nome dei nostri ideali combattiamo per la nostra libertà (...) siamo stati costretti quando abbiamo temuto di venire scoperti (...) non siamo ladri”. Aprono davanti a noi le loro valigie per dimostrare che non hanno rubato niente, né denaro né gioielli. Raccontano ridendo di aver imbarcato le armi nascoste nei sacchi a pelo». Poi hanno salutato i passeggeri dal palco dell’orchestra alzando le dita a V. I quattrocento hanno quasi tutti fatto lo stesso e qualcuno ha anche applaudito. I terroristi hanno stretto decine di mani. [Sta. 15/10/85; Tito Sansa, Sta. 13/10/85]

Il commando lascia la nave

• Alle 15.35 il commando terroristico comunica che vuole arrendersi nelle mani dei palestinesi. Un comitato di accoglienza palestinese, su territorio egiziano, composto da tre capi dell’Olp fedeli ad Arafat che sono andati, accompagnati da due funzionari del Cairo, con un rimorchiatore prestato dagli egiziani sotto l’Achille Lauro, hanno imbarcato i loro connazionali. I quattro sono saliti a bordo fortemente emozionati e si sono seduti in silenzio sulle panche. Il rimorchiatore si è quindi diretto verso una zona militare del porto. [Pino Buongiorno, Pan. 8/10/85]

Gli applausi dei passeggeri dell’Achille Lauro

• Charlotte Knoblock, americana, ostaggio: «Ci mettemmo tutti ad applaudire ma non era per simpatia nei loro confronti, era un’espressione di sollievo: avevamo temuto che dinamitassero il piroscafo. A terra, invece, una piccola folla di arabi cantava: “I guerriglieri, i guerriglieri, Allah è grande”». [Sta. 14/10/85]

L’Achille Lauro liberata

• Alle 16.10 il primo messaggio del Comandante: «Da pochi minuti i palestinesi sono scesi nelle scialuppe. Avvisate tutte le famiglie che non è successo niente. Stanno tutti bene». [Sta, 10/10/85]

Arrivano a Fiumicino i passeggeri delle Piramidi

• Alle 16.17 arriva a Fiumicino il primo Jumbo dell’Alitalia dal Cairo con gli scampati al dirottamento della Lauro. Oltre trecento persone (369 secondo fonti della compagnia marittima) sbarcano ed entrano nel cancello degli arrivi internazionali protette da un cordone di agenti. Ad attenderli ci sono centinaia di giornalisti, fotografi, cineoperatori, parenti, funzionari. Gli ambasciatori di Canada, Austria, Spagna, e l’americano Rabb. I passeggeri sbarcati sono belgi, olandesi, austriaci, svizzeri, argentini, spagnoli.

Il primo contatto dell’Achille Lauro con la Farnesina

• Alle 16.20 il primo contatto dell’Achille Lauro con la Farnesina. De Rosa: «I dirottatori hanno lasciato la nave. L’equipaggio e i passeggeri stanno bene. Non c’è stato alcun atto di violenza». I dirigenti della Achille Lauro sono usciti dagli uffici e sudati, tesi, ma contenti, hanno detto: «I terroristi hanno lasciato la nave. Gli ostaggi sono liberi».  

• Alle 16.45 arriva il secondo aereo dal Cairo. Questa volta a bordo ci sono gli italiani insieme a una settantina di americani e a novanta tedeschi. Tutti. [Leggi l’articolo di Silvana Mazzocchi]

Il secondo aereo degli scampati

• Alle 17.45 il comune di Torre del Greco, la città più colpita dalla tragedia con 86 marinai a bordo, riesce a mettersi in contatto con l’Achille Lauro. De Rosa: «Stiamo bene. L’equipaggio si è comportato con responsabilità e freddezza, è stato di molto conforto ai passeggeri. Venerdì saremo di ritorno a Napoli».

«Scomparso un cittadino americano»

• Alle 18.20 Craxi telefona a De Rosa. Il comandante: «Risulta scomparso un cittadino americano».

L’America prende le distanze dalla mediazione

• Alle 19 (o alle13 ora di Washington) Charles Redman, portavoce dell’amministrazione Usa, prende le distanze dalla mediazione italiana: «Il ministro degli Esteri egiziano ha reso noto che i terroristi si sono arresi e che tutti i passeggeri sono sani e salvi. Noi non abbiamo informazioni per confermare le condizioni degli ostaggi. E non abbiamo dettagli sull’accordo che ha permesso la risoluzione della crisi, accordo che è stato raggiunto con una decisione egiziana completamente indipendente». [Rep. 10/10/85]

Una lettera di Craxi per Reagan

• Prima di cena Craxi prende carta e penna e scrive di suo pugno una lettera a Reagan per spiegare la posizione italiana in tutta la vicenda del sequestro dell’Achille Lauro. Restano pessimi i rapporti con Israele: il primo ministro Shimon Peres ha fatto sapere a Craxi d’esser disposto a incontrarlo a New York, all’assemblea straordinaria dell’Onu che si apre il 24 ottobre. Sandra Bonsanti: «Ma da Palazzo Chigi sarebbe arrivata una risposta di fuoco». [Sandra Bonsanti, Rep. 11/10/85]

Il salvacondotto è stato violato

• Intanto il governo italiano ha deciso di chiedere all’Olp e all’Egitto la consegna dei quattro terroristi: l’assassinio di Leon Klinghoffer viola il salvacondotto. Alcuni collaboratori di Craxi sostengono che «è probabile che gli egiziani ci abbiano interpretato male. Noi eravamo disposti a assicurare l’incolumità. Loro devono aver interpretato invece impunità. Certo non abbiamo messo i puntini sulle “i”: si trattava di salvare centinaia di persone». Gli americani vogliono sapere con esattezza come sono andate le cose. [Sandra Bonsanti, Rep. 11/10/85]

De Rosa conferma l’uccisione di Klinghoffer

• Alle 23 in un collegamento in diretta con la Volpe per lo speciale del Tg1 il comandante De Rosa racconta l’uccisione di Klinghoffer.

De Rosa conferma l’uccisione di Klinghoffer

• Alle 23 in un collegamento in diretta con la Volpe per lo speciale del Tg1 il comandante De Rosa racconta l’uccisione di Klinghoffer.

Achille Lauro: 51 ore di paura per gli ostaggi

• Alle tre del mattino l’Achille Lauro attracca a Porto Said. Tutti stanno benissimo, anche se sotto shock. I passeggeri hanno vissuto il loro incubo nella sala da pranzo. Tito Sansa sulla Stampa: «Bivaccavano in 400, stesi per terra o sulle poltrone con gli uomini costretti a orinare nel palco dell’orchestra in bottiglie e su coperte. Gli uni addossati agli altri, accanto a bidoni aperti contenenti nafta che i pirati minacciavano di incendiare se qualcuno si fosse mosso». Umberto Ricciardi, ostaggio napoletano: «Siamo rimasti in queste condizioni per 51 ore. Due giorni e due notti, per fortuna che il capitano veniva ogni due o tre ore per rincuorarci». La signora Fratus, ostaggio: «I terroristi erano gentili. Ci offrivano sigarette, ci portavano da bere e da mangiare.Con i bambini poi, erano addirittura carini, scherzavano con loro e gli davano i cioccolatini. Ma non ci perdevano di vista. Per due giorni non hanno chiuso occhio, avevamo sempre le armi puntate addosso». Un bambino di 3 anni, Francesco Veggia, conferma: «Ci hanno dato una scatola di biscotti grande così». E poi aggiunge: «Voglio anch’io un fucile vero come il loro». Dopo la liberazione ci sono state scene di grande euforia. La nave riprenderà la rotta originale. [Paolo Guzzanti, Rep. 10/10/85]