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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

Biografia di Sandro Pertini

San Giovanni di Stella (Savona) 25 settembre 1896 – Roma 24 febbraio 1990. Politico socialista. Settimo presidente della Repubblica (1978-1985), già presidente della Camera dei deputati.

• Avvocato, partecipò alla Prima guerra mondiale: nel 1917 fu insignito della medaglia d’argento al valor militare. Figura storica del Partito socialista, antifascista della prima ora, fu arrestato e chiuso nelle carceri fasciste, andò in esilio in Francia, tornò in Italia sotto falso nome, fu preso di nuovo, costretto al carcere e poi al confino. Combattente partigiano, catturato e condannato a morte dalle Ss, evase con l’aiuto dei compagni dei Gap. Con il gruppo di vertice del Comitato di liberazione nazionale organizzò l’insurrezione di Milano e firmò il decreto di condanna a morte di Mussolini. Medaglia d’oro della Resistenza.  Eletto all’Assemblea costituente, poi sempre in Parlamento dalla prima legislatura. Presidente della Camera dal giugno 1968 al luglio 1976.

Al Quirinale un presidente molto popolare

• L’8 luglio 1978 eletto presidente della Repubblica a larghissima maggioranza. Grande popolarità durante tutto il settennato e fama di presidente «vicino alla gente».

• «Ciò che appare stupefacente nella presidenza Pertini è il contrasto fra l’eccentricità delle sue opinioni rispetto alla media degli italiani, e perfino rispetto al Partito socialista, e l’enorme popolarità che egli seppe conquistarsi sin dai primissimi giorni del suo mandato al Quirinale. Aveva vissuto un’eroica esistenza sempre dalla parte di una minoranza…». [Antonio Ghirelli, Cds 26/2/1990]

• «Fino a Leone, i presidenti avevano svolto una funzione quasi notarile. […] Nessun leader politico guardava al Quirinale con apprensione. […] Pertini fu un ciclone. Capì per primo lo straordinario potere della televisione e se ne servì spregiudicatamente per costruirsi un’eccellente immagine. Non muoveva un passo, non diceva una parola, se non aveva la telecamera accanto a sé». [Bruno Vespa, Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi]

• Una volta si fermò a parlare con un gruppo di ragazzi e quelli gli chiesero: «Come possiamo chiamarla, signor presidente?». «Chiamatemi Sandro», rispose lui. Il primo uomo politico a essere chiamato per nome.

• Quando salì per la prima volta sull’auto presidenziale fece togliere guanti e cappello all’autista: «Come puoi guidare così con questo caldo?».

• «Sono solo il primo impiegato dello Stato» (Pertini).

Il primo incarico a Craxi

• Nel 1979 diede a sorpresa l’incarico di formare il nuovo governo a Bettino Craxi, primo mandato a un esponente politico non democristiano dai tempi dell’immediato dopoguerra. Il tentativo di Craxi quella volta fallì, ma l’appuntamento con un governo a guida non dc fu solo rimandato: nel 1981 con Spadolini, nell’83 con lo stesso Craxi.

La lotta al terrorismo

• In dissenso con la linea craxiana della trattativa (vedi il sequestro Moro), Pertini era per la linea della fermezza. «Nessun tentennamento con i terroristi d’ogni colore… Io non ho paura delle Brigate rosse, Sono solo delinquenti comuni… Se dovessi finire sequestrato, mia moglie dirà che non voglio patteggiamenti».

• I brigatisti lo irridevano nei loro volantini chiamandolo «vecchio babbeo dalla vista annebbiata» e accusandolo di «scambiare i corridoi del Quirinale per i camminamenti delle trincee».

• Andò a molti funerali di vittime del terrorismo e della mafia (strage di Bologna, omicidi Rossa e Dalla Chiesa ecc.). «Gli italiani mi hanno visto piangere, ma le mie non sono state mai lacrime di debolezza, sono sempre state lacrime di rabbia e di sfida» (Pertini).

L’invettiva dopo il terremoto in Irpinia

• Il 26 novembre 1980, dopo il terremoto in Irpinia, il presidente Pertini lancia un duro messaggio al governo (primo ministro Arnaldo Forlani) in un discorso tv a reti unificate: «Sono tornato dalle zone devastate… Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esservi. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione dei sepolti vivi. E i superstiti mi dicevano con rabbia: non abbiamo neppure gli attrezzi per scavare… Vi sono state mancanze gravi e chi ha mancato deve essere colpito».

Al pozzo di Vermicino

• Il 12 giugno 1981, senza avvertire i collaboratori, Pertini lascia il Quirinale per andare a Vermicino, a seguire da vicino il dramma di Alfredo Rampi, sei anni, caduto in un pozzo artesiano. La Rai trasmette per la prima volta una tragedia in diretta. Il Presidente rimane sul posto per tutta la notte, riesce a scambiare qualche battuta col bambino. Alfredino non ce la fa. Il dolore di Pertini in tv accresce la sua popolarità.

A Madrid per la finale Mundial

• L’11 luglio 1982, allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid, l’Italia allenata da Enzo Bearzot batte la Germania 3-1 e vince così il Campionato mondiale di calcio. Pertini esulta in tribuna accanto a re Juan Carlos di Spagna. «La mia gioia più grande da quando sono presidente». Al ritorno in Italia partita a scopone sull’aereo presidenziale: Pertini in coppia con Zoff contro Bearzot e Causio (che vinsero).

• Una volta Pertini salutò re Juan Carlos come “il restauratore della repubblica spagnola”.

Pertini e la morte di Berlinguer

• L’11 giugno 1984 muore a Padova il segretario del Pci Enrico Berlinguer. Pertini decide di trasportare la salma sull’aereo presidenziale. «Enrico lo porto io a Roma. Come un papà e come un amico fraterno, un compagno di lotta». Quando gli rimproverarono di aver fatto aumentare i voti comunisti alle successive elezioni europee, disse a Craxi e Martelli: «Voi due fate una cosa. Tornate a Verona, suicidatevi sulla tomba di Giulietta e io vi porto in aereo a Roma. Vediamo se il Psi prende voti».

L’amicizia con Papa Wojtyla

• Proverbiale amicizia con Giovanni Paolo II: incontri informali, visite improvvise, dialoghi aperti. Il pomeriggio del 13 luglio 1984 arriva una telefonata al Quirinale: Giovanni Paolo II invita Pertini ad andare a sciare con lui. «Ma io non so sciare, mi spiace». «Venga lo stesso, presidente, un po’ di aria buona le farà bene». Tre giorni dopo sono sull’Adamello, passeggiata e colazione in un rifugio a più di 3.000 metri.

• Le vacanze di Pertini: qualche giorno, d’inverno o per Pasqua, nel suo appartamentino di Nizza, d’estate in Val Gardena.

• Quando arrivò la notizia che avevano ferito il Papa chiese subito la macchina e si fece accompagnare al Gemelli. «Stavano ancora operandolo ed ero lì da cinque minuti quando arriva trafelato Flaminio Piccoli con il seguito. Mi vede e sbotta: “Ma sei già qui?”»

«Sono un galantuomo dal brutto carattere»

• «Sono un galantuomo dal brutto carattere. Ma diffidate degli uomini che non sanno arrabbiarsi, perché custodiscono la rabbia nel loro animo e la trasformano in veleno» (Pertini).

• «Un uomo affascinante, educato, forte, altruista, generoso, mai una slealtà. Un grande amore. Un grande compagno» (Carla Voltolina sul marito Sandro Pertini. Si conobbero nel 1944 a Torino, lei 25 anni più giovane di lui, si sposarono l’8 giugno 1946).

• Una volta si fermò a parlare con un gruppo di ragazzi e quelli gli chiesero: «Come possiamo chiamarla, signor presidente?». «Chiamatemi Sandro», rispose lui. Il primo uomo politico a essere chiamato per nome.

L’eccentrico Pertini e la televisione

• «Ciò che appare stupefacente nella presidenza Pertini è il contrasto fra l’eccentricitèà delle sue opinioni rispetto alla media degli italiani, e perfino rispetto al Partito socialista, e l’enorme popolarità che egli seppe conquistarsi sin dai primissimi giorni del suo mandato al Quirinale. Aveva vissuto un’eroica esistenza sempre dalla parte di una minoranza…». [Antonio Ghirelli, Cds 26/2/1990]

• «Fino a Leone, i presidenti avevano svolto una funzione quasi notarile. […] Nessun leader politico guardava al Quirinale con apprensione. […] Pertini fu un ciclone. Capì per primo lo straordinario potere della televisione e se ne servì spregiudicatamente per costruirsi un’eccellente immagine. Non muoveva un passo, non diceva una parola, se non aveva la telecamera accanto a sé». [Bruno Vespa, Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi]

• «Detestava i bambini, ma ne incontrò a migliaia dopo aver scoperto che quella del nonno d’Italia circondato dai suoi nipotini era un’immagine televisiva perfetta». [Vespa, ibidem]

Due passi falsi nell’ultimo anno di presidenza

• Le critiche a Pertini presidente si fecero più forti nell’85, ultimo anno della presidenza: quando in marzo interruppe il viaggio in America per andare ai funerai di Cernenko, a Mosca, e quando in giugno concedette la grazia a Fiora Pirri Ardizzone, accusata di aver fatto parte di movimenti terroristici. Spiegò di essere stato tratto in inganno: «Avessi saputo che si trattava di una ex terrorista, non avrei mai firmato».

Le lacrime di Pertini

• «Guai all’uomo che non riesce più a commuoversi, è spacciato. Lasciatelo, abbandonatelo, perché è un uomo finito» (Sandro Pertini il 29 giugno 1985, lasciando il Quirinale).

La morte di Pertini

• Muore Sandro Pertini. Il presidente emerito qualche giorno fa era caduto in casa. Funerale privato, il corpo viene cremato, le ceneri traslate nel cimitero del paese natale.