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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Nasce Eugenio Pacelli

• Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nasce a Roma, in tarda serata, nell’appartamento in cui la famiglia abita in affitto, al terzo piano di palazzo Pediconi, in via Monte Giordano 34 (oggi via degli Orsini), nell’antico rione Ponte. È il terzogenito dell’avvocato Filippo Pacelli e di Virginia Graziosi. La sorella Giuseppina è nata nel 1872, il fratello Francesco nel 1874. Quattro anni dopo Eugenio arriverà una quarta e ultima figlia, Elisabetta, che in seguito descriverà così i genitori: «Erano persone di profonda fede e di grande rettitudine: vi era pieno accordo e non mi sovviene che tra di loro vi sia stato scambio di una espressione meno che delicata. Papà era avvocato civilista, ma nel contempo aveva studiato diritto canonico, era abilitato anche presso i Tribunali ecclesiastici. Mamma era addetta alle cure della famiglia e ci era di grande esempio con le sue virtù e la sua religiosità». [deposizione al processo di beatificazione e canonizzazione di papa Pio XII]

Eugenio Pacelli viene battezzato

• Com’è usanza, il piccolo Eugenio viene battezzato prima possibile, due giorni dopo la nascita, nella parrocchia dei santi Celso e Giuliano. Il padrino è Filippo Graziosi, fratello della madre, la madrina è Teresa Pacelli, sorella del padre. In via Monte Giordano la famiglia Pacelli rimane fino al 1880, quando si trasferisce in via della Vetrina 19, lasciando a palazzo Pediconi il nonno paterno Marcantonio, un avvocato della Sacra Rota molto legato a Pio IX: lo aveva seguito nell’esilio di Gaeta, al tempo della Repubblica Romana, e ne era stato ricompensato con il titolo nobiliare. Una volta ripristinato lo Stato pontificio, papa Mastai Ferretti lo aveva nominato viceministro dell’Interno. Marcantonio Pacelli è anche tra i fondatori dell’Osservatore Romano che inizia le sue pubblicazioni il 1 luglio 1876.

I primi anni di scuola

• Eugenio viene iscritto all’asilo della Divina Provvidenza, in piazza Fiammetta, e qui frequenta anche le prime tre classi delle elementari. Le sue educatrici sono suor Giuditta e suor Gertrude, dalla quale impara il francese. Nel 1881, all’età di cinque anni, riceve il sacramento della cresima. Alla fine dei tre anni di scuola elementare, viene iscritto all’Istituto privato Marchi, fondato e diretto all’Arco dei Ginnasi, in piazza Santa Lucia, dal professor Giuseppe Marchi. A otto anni viene messo sotto la cura spirituale di Giuseppe Lais, sacerdote oratoriano che sarà la figura decisiva della sua formazione.

Al liceo dei mangiapreti

• A nove anni d’età, nell’autunno del 1885, Eugenio Pacelli entra al regio liceo-ginnasio “Ennio Quirino Visconti”. Nonostante provenga da una famiglia della nobiltà papalina, il futuro pontefice frequenta un istituto pubblico e laico che si è appena insediato nei locali del famoso Collegio Romano dei gesuiti, allontanati dalla scuola dopo la presa di Roma. Eugenio è un secchione, nelle sua pagelle il voto più basso è otto. Studia come un matto (salterà un anno scolastico per un esaurimento), si porta i libri anche quando va a teatro con la famiglia.

Eugenio Pacelli riceve la Prima comunione

• All’età di dieci anni, Eugenio riceve per la prima volta il sacramento dell’Eucarestia insieme al fratello Francesco. La cerimonia si svolge nelle Cappellette di San Luigi, in via Liberiana, un palazzo che si affaccia sulla basilica di Santa Maria Maggiore. La messa è celebrata dal cardinale vicario di Roma, Lucido Maria Parocchi.

Un sonetto per Lucia

• È appassionato di musica, prende lezioni di violino. Durante le vacanze estive a Onano, la località del viterbese di cui è originario il nonno Marcantonio, monta a cavallo e scrive poesie, altra sua grande passione. Ne compone una per Lucia, un’amica delle sorelle. Si intitola Santa Marinella 1889 e parla di una «verginella, grata, dolce, pietosa, docile, pura», invitata con quei versi a diventare «più vaga d’olezzante fiore» per risplendere «qual fulgente stella, per virtute e per beltà». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori]

Autoritratto

• Un giorno a scuola gli viene chiesto di scrivere un autoritratto (tema premiato con un otto più). «Ho tredici anni e per l’età ben si vede che la mia statura non eccede né per altezza né per bassezza. La mia persona è snella, la mia carnagione bruna, il mio volto piuttosto pallido, i miei capelli di color castagno e sottili, i miei occhi neri, il mio naso piuttosto aquilino. Non parlerò del mio petto, che, a dir il vero, non è molto largo. Finalmente ho un paio di gambe piuttosto secche e lunghe e due piedi di non piccole dimensioni. Da ciò si può facilmente comprendere come fisicamente io sia un giovinetto mediocre […] Il mio carattere è piuttosto impaziente e violento, ma coll’educazione sento il dovere di moderarlo. Solo mi conforta il vedere che, albergando nel mio cuore un’istintiva generosità, come non soffro contraddizioni, altrettanto son facile a perdonare chi m’offende. Del resto, io mi auguro che l’età e la riflessione varranno a far sparire questi, che in me riconosco, dannosi difetti. Mi pare con ciò di aver detto il vero». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori]

Maturità ad honorem e vocazione al sacerdozio

• Al termine del liceo, nell’anno scolastico 1893-1894, vantando una media di voti molto alta, Eugenio Pacelli viene dispensato dagli esami e si vede concedere il diploma di maturità «con lode». Nell’estate del 1894 fa gli esercizi spirituali nel monastero di Sant’Agnese, sulla via Nomentana, al termine dei quali annuncia ai genitori la sua vocazione sacerdotale. Nell’autunno dello stesso anno, entra nell’Almo Collegio Capranica e contemporaneamente inizia il primo anno di Filosofia alla Pontificia Università Gregoriana.

Eugenio Pacelli consegue il baccellierato in Filosofia

• Anche all’università dei gesuiti Eugenio è il primo della classe. Studia come un matto, aiutato da una memoria eccezionale: gli basta leggere un testo una sola volta per ricordarlo perfettamente (anche da papa declamerà i suoi discorsi a memoria). «Ancora una volta, però, come già era accaduto qualche anno prima nel passaggio dal ginnasio al liceo, il fisico di Pacelli non regge: afflitto dal mal di stomaco, appare dimagrito e sciupato. Pur essendo alto un metro e 82 centimetri, è arrivato a pesare appena 52 chili. L’avvocato Filippo e la moglie Virginia si spaventano e decidono di togliere il figlio dal Collegio per fargli proseguire gli studi come chierico esterno». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori] Per i corsi di teologia si iscrive al Pontificio Ateneo Sant’Apollinare, dove allora si trovava il Seminario Romano. Contemporaneamente si iscrive all’università statale La Sapienza per seguire i corsi di storia e letteratura, ma li abbandona presto perché non regge fisicamente e si concentra solo sulla teologia. 

Eugenio Pacelli viene ordinato sacerdote

• «Mentre i suoi compagni di corso vengono consacrati il Sabato Santo del 1899 nella basilica di San Giovanni in Laterano, lui diventerà prete il giorno successivo, Pasqua di Resurrezione, nel corso di una cerimonia che si svolge all’Esquilino, nella cappella privata di monsignor Francesco di Paola Cassetta, vicegerente di Roma. Il motivo addotto per questa separazione è ancora una volta la salute cagionevole del futuro papa: si teme che non sopporti la lunghezza della cerimonia e il necessario digiuno per almeno sei ore». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori] Sull’Osservatore Romano compare una cronaca della cerimonia; nelle ultime righe si legge che «all’egregio don Eugenio […] lo studio profondo e la bontà somma dell’animo presagiscono una carriera invidiabile nella via, nella quale, a servizio di Dio e della Chiesa, si è messo con tanto fervore». Dopo l’ordinazione, don Eugenio conclude il corso di teologia e prosegue gli studi presso la facoltà di Diritto canonico della Gregoriana, iscrivendosi, nell’autunno di quello stesso 1899, anche al corso di Diritto dell’Apollinare, per conseguire la laurea in utroque iure (cioè sia in diritto civile sia in diritto canonico) che otterrà con lode nel 1902.

Apprendista in Vaticano

• L’anno prima, agli inizi del 1901, viene preso come “apprendista” nella congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari della Santa Sede. Il cardinale Vannutelli, amico di famiglia, lo aveva segnalato a monsignor Pietro Gasparri, nuovo segretario della congregazione. Gasparri, futuro segretario di Stato vaticano (colui che firmerà i Patti Lateranensi l’11 febbraio 1929), sottopone il giovane don Eugenio a un serrato interrogatorio per saggiarne le qualità. Soddisfatto della sua preparazione giuridica, confermata dai professori della Gregoriana, «il pecoraio» (così Gasparri era soprannominato in Vaticano) lo prende con sé e lo guida nei meandri della curia romana.

Eugenio Pacelli assunto come minutante del papa

• Pio X, divenuto papa pochi mesi prima, il 4 agosto 1903, assume «il Sacerdote Prof. D. Eugenio Pacelli» come «minutante» della congregazione degli Affari Straordinari e gli assegna un onorario mensile di 150 lire. Il minutante è colui che in Segreteria di Stato stende la prima versione, la minuta, di un documento. Le minute di Pacelli sono impeccabili, arrivano senza correzioni da parte dei superiori sul tavolo del papa. Due anni dopo, don Eugenio viene nominato «cameriere segreto», con il titolo di monsignore, e poco più tardi «prelato domestico di Sua Santità». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori] Nel 1904, intanto, consegue il dottorato in Diritto canonico con una tesi sui concordati tra Santa Sede e governi nazionali, l’argomento che occupa le sue giornate di lavoro in curia. Viene anche inserito nella commissione preparatoria del nuovo Codice di diritto canonico (che verrà promulgato da Benedetto XV il 27 maggio 1917).

Eugenio Pacelli conosce monsignor Ratti

• Eugenio Pacelli è nominato sottosegretario della congregazione degli Affari straordinari della Chiesa. In questo periodo conosce monsignor Achille Ratti, chiamato da Milano come vice prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Sarà lui, una volta diventato papa con il nome di Pio XI (6 febbraio 1922), a nominarlo Segretario di Stato.

Monsignor Pacelli all’incoronazione di re Giorgio V

• La prima vera missione diplomatica di Pacelli è nel Regno Unito per la cerimonia di incoronazione di re Giorgio V. È uno dei consiglieri della delegazione vaticana guidata da monsignor Gennaro Granito Pignatelli di Belmonte (già nunzio a Vienna, futuro cardinale e decano del Sacro collegio). «Pacelli si prepara con grande cura al viaggio: fa anche stampare biglietti da visita in francese. In seguito conserva tutti i possibili ricordi del viaggio, compresa la disposizione dei tavoli al grande ricevimento in onore del nuovo re». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori]

Pacelli segretario degli Affari straordinari

• Eugenio Pacelli è nominato segretario della congregazione degli Affari straordinari della Chiesa. È un ecclesiastico brillante e benvoluto dai superiori, dimostra grandi capacità in campo giuridico e diplomatico. Tanto che il testo del concordato tra Santa Sede e Serbia, siglato il 24 giugno 1914, alla vigilia della Prima guerra mondiale, è frutto del suo lavoro. 

Eugenio Pacelli dall’imperatore Francesco Giuseppe

• Papa Benedetto XV invia il giovane monsignore in missione diplomatica presso Francesco Giuseppe nel tentativo di tenere l’Italia fuori dalla Grande Guerra, ma l’imperatore d’Austria spiega a Pacelli che non può cedere il Trentino. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiara guerra all’Austria. Nella primavera dello stesso anno, il papa istituisce un’Opera dei prigionieri e la affida a monsignor Pacelli.

Muore il papà di Eugenio Pacelli

• L’avvocato Filippo muore a causa della “spagnola”, la pandemia che in quegli anni miete decine di milioni di morti. Eugenio lo assiste durante tutta la malattia e riesce a confortarlo anche in punto di morte.

Eugenio Pacelli è nominato nunzio in Baviera

• In questi anni di guerra non ci sono rapporti diplomatici diretti con la Germania, la Santa Sede usa come canale di comunicazione la nunziatura apostolica presso il regno di Baviera, a Monaco. È dunque una posizione strategica nello scacchiere diplomatico vaticano. Monsignor Giuseppe Aversa è morto improvvisamente, tre mesi dopo l’insediamento. Benedetto XV, che già in precedenza ha pensato a Pacelli, rompe gli indugi e lo nomina dando così un grosso dispiacere al segretario di Stato, cardinale Gasparri: «Mi si toglie il braccio destro!».

Eugenio Pacelli viene consacrato vescovo

• «Per manifestare l’importanza che intende dare a questa nomina, ma anche per dimostrare la profonda stima che nutre per Pacelli, Benedetto XV decide di consacrare personalmente nella Cappella Sistina il nuovo arcivescovo». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori] Il giorno stesso, a Fatima, per la prima volta tre pastorelli dicono di avere visto la Madonna. Pochi giorni dopo, Pacelli parte per la nunziatura di Monaco portandosi dietro la bellezza di sessanta casse di vettovaglie che al Vaticano costano, di trasporto, ben ottomila lire. Probabilmente servono a rifornire anche la nunziatura di Vienna, sono tempi di fame nera. Pacelli, di suo, ha sempre mangiato pochissimo e senza pretese. Qualche mese dopo, nel marzo 1918, alla nunziatura comincia a lavorare suor Pascalina, nata Josephine Lehnert, ventitré anni. Da quel momento in poi diventerà l’ombra di Pacelli. Soprattutto negli ultimi anni del pontificato, le verrà attribuito un grande ascendente su Pio XII. Per ora, gli dà una mano a imparare il tedesco.

Eugenio Pacelli incontra il kaiser Guglielmo II

• Il nunzio si reca al quartier generale di Kreuznach, nel Palatinato renano, per incontrare il kaiser e verificare se è disposto a fare concessioni in vista di negoziati di pace che pongano fine al conflitto. Ma Guglielmo II, smentendo le aperture che il suo cancelliere Bethman-Hollweg ha fatto qualche giorno prima a Pacelli, rifiuta la mediazione vaticana. Il 1 agosto 1917, Benedetto XV diffonde una Nota di pace «ai Capi dei Popoli belligeranti» che si chiude con il celebre appello a porre fine all’«inutile strage». Ma anche questa iniziativa fallisce.

Il nunzio Pacelli visita un campo di prigionia in Baviera

• Monsignor Pacelli si reca a Puchheim, dove sono internati seicento soldati francesi e più di mille russi. Ai soldati rinchiusi nel campo, consegna i pacchi appositamente inviati dal Vaticano: ognuno «era involto con della carta portante impressa la tiara pontificia e la scritta: “Il Santo Padre offre benedicendo!”, e conteneva 200 grammi di cioccolata, un pacchetto di biscotti, 6 pacchetti di sigarette americane, 125 grammi di sapone, 1 déjeuner di cioccolata al latte, 100 grammi di thé, 200 grammi di zucchero». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori]

Pacelli e il pericolo rosso

• Al termine della Prima guerra mondiale, Monaco viene occupata dagli spartachisti. Furiosi per l’uccisione del loro leader, Kurt Eisner, per mano di un ufficiale dell’esercito nobile e cattolico, i rivoluzionari rossi al grido di «addosso ai pretacci!» assalgono il palazzo della nunziatura, sulla Brennerstrasse, sparano all’impazzata con le mitragliatrici e intimano al nunzio di consegnare l’automobile di rappresentanza. Pacelli si rifiuta. «Per tutta risposta l’aiutante mi spianò la rivoltella contro il petto, ed il Comandante – orribile tipo di delinquente – dopo aver dato ai suoi satelliti l’ordine di tener pronte le bombe a mano, mi disse insolentemente che qualsiasi discorso era inutile e che egli doveva aver subito l’automobile per recarsi al fronte. Replicai con energia che protestavo contro l’attentato, ma che, di fronte alla brutale violenza, permettevo al servo anzidetto di aprire il garage». È in questi anni che Pacelli matura un deciso anticomunismo.

Muore la madre di Eugenio Pacelli

• Il nunzio in Baviera, avvertito dell’aggravarsi delle sue condizioni, non fa in tempo a darle l’ultimo saluto e arriva quando è già spirata. «Quella romana è una parentesi dolorosa, imprevista e rara. Negli anni successivi, infatti, Pacelli non soltanto non metterà più piede in Italia, ma non prenderà nemmeno un giorno di vacanza». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori]

Eugenio Pacelli nunzio a Berlino

• Anche nella capitale del regno di Prussia monsignor Pacelli dimostra le sue doti di diplomatico paziente e tenace. I suoi sforzi saranno coronati dal concordato tra Prussia e Santa Sede che verrà stipulato il 14 giugno 1929. Ogni tanto, il nunzio si concede un po’ di svago. «Nei suoi anni giovanili, il Nunzio aveva molto amato, oltre al nuoto, anche un altro sport, l’equitazione. […] Fu proprio a Berlino che gli regalarono un attrezzo sportivo: un cavallo elettrico, che imitava tutti i movimenti di un cavallo al galoppo. Ma, sia da Cardinale segretario di Stato, sia, in seguito, da Pontefice, egli lo usò meno di una diecina di volte, non perché non gli piacesse, ma perché gliene mancava il tempo. Mi ricordo bene il Nunzio Pacelli vestito da cavallerizzo: questa tenuta gli stava a pennello. Ci sarebbe piaciuto fotografarlo, ma egli non ce lo permise perché essere fotografato gli era sempre estremamente sgradito». [Pascalina Lehnert, Pio XII. Il privilegio di servirlo, Rusconi]

Eugenio Pacelli viene creato cardinale

• Le voci sulla nomina a cardinale del nunzio a Berlino Pacelli girano da tempo. Lui stesso ne è a conoscenza e, nelle numerose lettere che scrive al fratello Francesco (consigliere legale di Pio XI, è tra gli estensori dei Patti Lateranensi siglati l’11 febbraio 1929), dice di non volerne sapere perché preferisce dedicarsi al ministero pastorale. Ma da Roma arriva la comunicazione: verrà creato cardinale nel concistoro di fine anno. Non sarà un porporato tra i tanti, Pio XI ha già in mente per lui la segreteria di Stato. Pacelli si congeda da Berlino («Durante la sua permanenza in Germania egli scrisse ogni giorno – o addirittura più volte al giorno – a Roma; quasi cinquemila rapporti dettagliati sono stati finora trovati nell’Archivio segreto vaticano» [Hubert Wolf, Il papa e il diavolo, Donzelli] e torna a Roma dove per circa un anno dimorerà nella casa del fratello, la stessa in cui ha già vissuto per quasi dieci anni, dal 1907 al 1917, e dove ci sono ancora la sua stanza, il suo studio e la cappella privata.

Eugenio Pacelli nominato Segretario di Stato vaticano

Sul neosegretario di Stato Eugenio Pacelli: «La nomina, dovuta probabilmente alla volontà di Pio XI di avere un collaboratore meno indipendente di Gasparri, avveniva a un anno dalla firma dei Patti Lateranensi, e collocava Pacelli in posizione preminente al fianco del pontefice, alla vigilia di un decennio contrassegnato dal precipitare della crisi economica mondiale, dall’emergenza totalitaria e dallo sconvolgimento dell’ordine internazionale. Pacelli mutò sostanzialmente lo stile e la prassi della Segreteria di Stato, accentrando su di sé un’immensa mole di lavoro, dilatando gli orizzonti dell’ufficio a cui era preposto, e avvalendosi di collaboratori di grandi qualità, come Alfredo Ottaviani, Domenico Tardini, succeduto a Ottaviani nel 1935 quale sostituto della Segreteria di Stato e divenuto nel 1937 segretario agli Affari ecclesiastici straordinari, e Giovanni Battista Montini, dal 1937 succeduto a Tardini nella carica di sostituto». [Francesco Traniello, Enciclopedia dei Papi, Treccani]

Il cardinale Pacelli firma il concordato con la Germania

• A pochi mesi dall’ascesa di Hitler al potere (30 gennaio 1933), il cardinale Pacelli, per conto di papa Pio XI, e il vicecancelliere Franz von Papen, per conto del presidente tedesco Paul von Hindenburg, firmano il Reichskonkordat (tuttora in vigore). Nelle settimane precedenti, Hitler ha blandito più volte i cristiani, definendo la chiesa protestante e quella cattolica «pilastri della vita tedesca», e dopo la firma esulta per il successo diplomatico: «Si offre alla Germania un’opportunità e si crea un’atmosfera di fiducia di particolare importanza nella decisiva lotta contro l’ebraismo internazionale». Da parte sua, «Pacelli specificò più volte che la firma del Concordato non implicava un riconoscimento dell’ideologia nazionalsocialista in quanto tale da parte della curia. Era invece una tradizione della Santa Sede quella di trattare con tutti i partner possibili – ovvero anche con sistemi totalitari – per tutelare la Chiesa e garantire l’assistenza spirituale. Il segretario di Stato pensava probabilmente in questo contesto ai suoi lunghi tentativi, durante la nunziatura berlinese, di giungere a un accordo con la Russia di Stalin». [Hubert Wolf, Il papa e il diavolo, Donzelli]

Pacelli protesta con la Germania di Hitler

• Pochi mesi dopo la firma del concordato, il 20 luglio 1933, la Santa Sede e il Reich sono già ai ferri corti. Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pacelli, scrive un promemoria all’ambasciatore tedesco presso la Santa sede, Diego von Bergen, in cui elenca tutti gli abusi di cui sono vittime i cattolici. Il clima non cambia, anzi. Di lì a poco, nella famigerata Notte dei lunghi coltelli del 30 giugno 1934, i nazisti uccideranno tra gli altri anche Erich Klausener, capo dell’Azione Cattolica tedesca. Negli anni successivi la segreteria di Stato invierà al governo tedesco una settantina di note di protesta che cadranno sostanzialmente nel vuoto.

Il cardinale Pacelli viene nominato camerlengo

• Oltre al ruolo di primo ministro e capo della diplomazia vaticana, Pacelli viene nominato camerlengo di Santa Romana Chiesa. Il camerlengo è il cardinale che svolge due ruoli fondamentali: quando il pontefice è in viaggio, o assente, amministra i beni temporali; quando muore il papa, regge la Sede vacante. In curia Pacelli ha anche altri incarichi di rilievo: è arciprete della basilica di San Pietro e membro di diverse congregazioni tra cui il Sant’Uffizio e la Concistoriale che si occupa delle nomine dei vescovi.

Muore il fratello del cardinale Pacelli, Francesco

• Il brillante avvocato della Sacra Rota, braccio destro di Pio XI nella definizione dei Patti Lateranensi tra Santa Sede e Stato italiano (11 febbraio 1929), muore per l’improvviso aggravarsi dei problemi al cuore che lo affliggono da tempo. Vedovo da ormai quindici anni, è il confidente di Eugenio con il quale negli anni ha mantenuto un fittissimo scambio epistolare.

Il cardinale Pacelli parte per gli Stati Uniti

• La duchessa Geneviève Gravin Brady, vedova di un facoltoso industriale di origini irlandesi convertito al cattolicesimo, invita il segretario di Stato vaticano per un periodo di riposo nella sua proprietà, a Long Island. Accompagnato dal nipote Marcantonio e dal conte Enrico Galeazzi, il cardinale Pacelli si imbarca da Napoli sul piroscafo Conte di Savoia e sbarca a New York l’8 ottobre 1936. «Durante quella che ufficialmente è soltanto una vacanza, Eugenio Pacelli visita ben dodici delle sedici province ecclesiastiche degli Stati Uniti; percorre 6.500 miglia in trenta giorni, spostandosi da una parte all’altra del Paese in aereo: visita New York, Filadelfia, Baltimora, Washington, Cleveland, l’università di Notre Dame, Chicago, Saint Paul, San Francisco, Los Angeles, Saint Louis, Cincinnati. Incontra 79 vescovi, quattro dei quali cardinali, visita molte università e riceve quattro lauree “honoris causa”. […] L’aeroplano che lo porta da un capo all’altro degli Stati Uniti viene trasformato in uno studio di lavoro e Pacelli è ribattezzato dai giornali “cardinale volante”». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori]

Il cardinale Pacelli incontra il presidente Roosevelt

• Due giorni dopo il voto che lo ha riconfermato presidente degli Stati Uniti, Roosevelt riceve il cardinale segretario di Stato nella sua residenza privata di Hyde Park, a New York. Durante la colazione di lavoro, i due affrontano la questione delle relazioni tra gli Stati Uniti e il Vaticano (che non hanno rapporti diplomatici). «Da quel momento in poi Roosevelt si riferì spesso a Pacelli, specialmente dopo la sua ascesa al soglio pontificio come Pio XII, come al “suo vecchio e buon amico”, con un tocco personale e familiare insolito per gli statisti che avevano a che fare con il papa». [Harold H. Tittmann jr., Il Vaticano di Pio XII, Corbaccio] Il giorno dopo, Pacelli incontra John Patrick Kennedy con tutta la famiglia.

L’ansia di Pio XI (e di Pacelli) per Hitler

• Domenica di Passione (o delle Palme), quella che apre i riti della Settimana Santa. Pio XI, stanco e ormai molto malato, promulga l’enciclica Mit brennender Sorge (con bruciante ansia), indirizzata ai vescovi tedeschi, che protesta per le persecuzioni dei cattolici da parte del regime nazista – ma il termine non viene mai usato – e condanna la divinizzazione del Führer. Il segretario di Stato, cardinale Pacelli, ha avuto un ruolo decisivo nella stesura del testo (i vescovi tedeschi sollecitavano da tempo un intervento del papa), che in Germania viene stampato di nascosto e poi letto in tutte le undicimila chiese della nazione. 

Muore Pio XI, il cardinale Pacelli gestisce la transizione

• La mattina, verso le 5.30, papa Ratti muore. Subito dopo Pacelli, che per assisterlo è rimasto a lungo accanto alla sua stanza recitando il breviario e affacciandosi di continuo al capezzale, si china a baciargli la fronte e le mani. [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori] Come camerlengo, il cardinale Pacelli ha il compito di guidare la Sede vacante in attesa del nuovo papa. Intanto, è decaduto automaticamente dalla carica di segretario di Stato ed è pronto a fare le valigie. Ma sa che papa Ratti lo stimava e lo vedeva bene come suo successore. 

Pacelli nel conclave che lo eleggerà papa

• Al conclave che deve scegliere il successore di Pio XI partecipano per la prima volta tutti i cardinali americani, grazie ai collegamenti più veloci con i nuovi transatlantici. I porporati sono 62 in tutto: 55 europei (di cui 35 italiani), 4 nordamericani, 2 latinoamericani e 1 asiatico; 27 fanno parte della curia romana e sono tutti italiani tranne uno, Eugène Tisserant. Al primo scrutinio Pacelli riceve 35 voti, altri vanno a Luigi Maglione, Elia Dalla Costa e Jean-Marie-Rodrigue Villeneuve (Québec). Al secondo, i voti per Pacelli arrivano a una quarantina: sono sufficienti, essendo i due terzi dei suffragi, ma Pacelli chiede che venga fatta un’altra votazione in cui ottiene, secondo alcune ricostruzioni successive (tradizionalmente il conclave è un luogo blindatissimo, non ci sono fughe di notizie), 48 voti.

Pacelli, un compleanno da papa

• Il conclave è molto breve, bastano un giorno di discussioni e tre scrutini per eleggere il cardinale Pacelli, il primo segretario di Stato a diventare papa dai tempi di Clemente IX (Giulio Rospigliosi), nel 1667, e il primo – e ultimo – romano da Clemente X (Emilio Bonaventura Altieri, 1670). Prima della terza e ultima votazione, verso le 16, gli capita un piccolo incidente. «Interpellato dal cardinal O’Connell, che gli sta dicendo qualche cosa, Pacelli volta il capo: non vedendo i quattro gradini che separano l’aula dei Paramenti dalla sala Ducale, inciampa e cade sul fianco. Si rialza subito, un po’ imbarazzato, mentre l’arcivescovo di Parigi Jean Verdier esclama: “Il Vicario di Cristo… in terra!”». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori] Alle 17.27 dal comignolo della Cappella Sistina esce la fumata bianca. «Habemus papam!». È il giorno del suo sessantatreesimo compleanno.

Il programma del pontificato

• Pacelli ha subito chiari alcuni obiettivi del suo pontificato: la proclamazione del dogma dell’Assunta, una nuova traduzione del Salterio, l’inizio degli scavi sotto la basilica di San Pietro alla ricerca dei resti della tomba del principe degli apostoli (che finanzierà con i suoi soldi). Come segretario di Stato nomina il cardinale Luigi Maglione (alla morte del quale, il 22 agosto 1944, non nominerà un successore e resterà senza un “primo ministro” fino alla fine), ma i suoi collaboratori più fidati sono Domenico Tardini e Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI.

Vita da monaco

• «Un uomo di fede e di preghiera, per nulla autoritario, abituato a riflettere a lungo (secondo alcuni persino troppo) su ogni decisione. Un uomo abituato ad ascoltare e a farsi consigliare, alle cui spalle, nel più totale anonimato che si addice ai veri collaboratori di un papa, agiva una squadra di teologi gesuiti ferratissimi, capaci di guardare al mondo e ai suoi fermenti in ogni disciplina. Un uomo abituato a vivere in modo quasi monacale, parsimonioso in ogni cosa, che rinunciava al riscaldamento e al caffè per essere un po’ più vicino alle situazioni di sofferenza dei suoi fedeli durante la guerra». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori]

Pio XII viene incoronato papa

• Dopo il solenne pontificale in basilica, Pio XII è incoronato sulla loggia esterna di San Pietro e riceve dalle mani del cardinale Camillo Caccia Dominioni il triregno, mentre viene pronunciata in latino la formula: «Ricevi la tiara ornata di tre corone e sappi che sei il padre dei principi e dei re, reggitore dell’orbe quaggiù, vicario del Salvatore nostro Gesù Cristo, al quale è l’onore e la gloria nei secoli dei secoli». Poco prima, nella basilica, viene bruciato un pugno di stoppa, per ricordare all’eletto, nel momento del massimo fulgore, che «così passa la gloria del mondo». «Il volto è ancora più scavato, quasi diafano, e gli occhi neri sembrano ancora più grandi dietro le lenti rotonde degli occhiali. Ieratico, quasi distaccato, imponente nei paramenti broccati d’oro, circondato dai flabelli, sorretto dai dignitari della corte pontificia, Pio XII ha lo sguardo fisso oltre la folla oceanica che lo acclama. Allarga le braccia, in quel gesto destinato ad essere immortalato numerose volte nelle immagini dell’epoca». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori] Alla cerimonia sono presenti quaranta delegazioni da tutto il mondo, ma non quella tedesca.

Il radiomessaggio di pace di papa Pacelli

• Pio XII rivolge a tutto il mondo il radiomessaggio Un’ora grave, con il quale invoca ancora una volta la pace: «È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la Giustizia si fa strada… La politica emancipata dalla morale tradisce quelli stessi che così la vogliono. Imminente è il pericolo, ma è ancora tempo. Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra». Seguendo l’esempio inaugurato da Pio XI il 12 febbraio 1931 con il radiomessaggio Qui arcano Dei, trasmesso in tutto il mondo dalle frequenze di Radio Vaticana, fa un uso massiccio del nuovo mezzo di comunicazione. «Quasi 200, compresi quelli natalizi, sono i Radiomessaggi da lui trasmessi a tutto il mondo in diverse lingue: latino, spagnolo, francese, italiano, inglese, tedesco, portoghese. Se si considera che il difficile compito di Pio XII, oltre i citati testi orali, contempla la redazione di documenti scritti impegnativi quali le encicliche (ben 41!), le epistole, i brevi, i motu proprio, le bolle, si evince chiaramente l’imponente mole di attività cui egli si è dedicato per tanti anni». [www.vatican.va] I discorsi li scrive mentre ascolta musica: «Quando io preparo i miei discorsi – confida un giorno a un prelato – ho bisogno di musica, e sento allora che qualcosa da quei suoni e da quei canti si trasmette a me». I suoi compositori preferiti sono Händel, Beethoven, Mendelssohn e Wagner.  

La prima enciclica di Pio XII nell’«ora delle tenebre»

• Papa Pacelli indirizza alle gerarchie ecclesiastiche la sua prima enciclica, la Summi pontificatus, in cui esprime la propria angoscia per le sofferenze che stanno per abbattersi sulle persone, sulle famiglie e sulla società. Nell’«ora delle tenebre» calata sull’umanità, egli invita a pregare perché la tempesta venga sedata, e siano banditi gli spiriti della discordia che hanno provocato il sanguinoso conflitto. [www.vatican.va]

Papa Pacelli sul grande schermo

• Pio XII è protagonista di un film-documentario di 92 minuti, Pastor Angelicus, diretto da Romolo Marcellini e Luis Trenker da un soggetto di Luigi Gedda, scritto tra gli altri da Ennio Flaiano (al suo primo impegno cinematografico), prodotto dal Centro Cattolico Cinematografico e dalla Cines e distribuito dall’Enic in occasione del suo 25° di ordinazione episcopale. Di papa Pacelli vengono illustrate la vita privata e pubblica, le sue azioni quotidiane, il suo apostolato da quando era un semplice cardinale fino all’elezione al soglio di Pietro. Viene descritta una sua giornata tipo, i suoi contatti con la gente, con i bambini, con i soldati che partono o che tornano dal fronte per una breve licenza. Il documentario si conclude con la ripresa della solenne celebrazione in San Pietro, in occasione del giubileo episcopale del pontefice.

Pio XII a San Lorenzo dopo il bombardamento

• Tra le 11 e le 13 i bombardieri alleati sganciano migliaia di bombe su Roma, prendendo di mira la stazione ferroviaria Tiburtina. Ma vengono colpiti anche i quartieri circostanti. Il bilancio è di circa tremila morti e undicimila feriti. Al termine del bombardamento, il papa visita le zone colpite, benedicendo le vittime sul Piazzale del Verano. « E il papa la mattina da San Pietro / uscì tutto da solo tra la gente, / e in mezzo a San Lorenzo spalancò le ali: / sembrava proprio un angelo con gli occhiali» (Francesco De Gregori, San Lorenzo, dal’album Titanic). In realtà, la celebre immagine di Pacelli che spalanca le braccia davanti a una folla di romani laceri e smarriti viene scattata qualche settimana dopo, in circostanze analoghe.

La deportazione degli ebrei del ghetto di Roma

• Nella piovosa notte tra venerdì e sabato, l’ufficiale delle SS Theodor Dannecker e i suoi 365 agenti armati di tutto punto entrano nel ghetto di Roma e arrestano 1.259 persone (tra cui 896 donne e bambini), caricate sui camion con metodi brutali e trasferite al Collegio militare, sul Lungotevere; 252 vengono rilasciate il giorno successivo: si tratta di alcuni non ebrei, di figli di matrimoni misti, di cittadini di Stati non ancora soggetti a deportazione. Tutti gli altri due giorni dopo, il 18 ottobre 1943, vengono stipati su vagoni merci e deportati nei lager di Auschwitz e Birkenau. Papa Pacelli non protesta ufficialmente, ma attiva i canali diplomatici e convoca l’ambasciatore tedesco presso la Santa sede Ernst von Weizsäcker, senza però ottenere nulla. Intanto, dà disposizione perché le chiese, i seminari e i conventi di Roma ospitino gli ebrei in fuga. «Nella sola città di Roma la chiesa riesce a sottrarre alla persecuzione 4.447 ebrei. Le istituzioni ecclesiastiche coinvolte sono cento case di suore, quarantacinque conventi di religiosi e una decina di parrocchie. Le suore danno asilo a 2.775 ebrei, i religiosi e le parrocchie a 992. Altri 680 ebrei vengono ospitati occasionalmente negli istituti religiosi. A questa cifra va aggiunto il numero imprecisato dei rifugiati nella Città del Vaticano e negli immobili extra-territoriali della Santa Sede». [Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Mondadori]

Pio XII “defensor civitatis”

• I tedeschi sembrano intenzionati a resistere di fronte all’arrivo delle truppe alleate guidate dal generale Harold George Alexander, ma la sera del 4 giugno 1944 arriva l’ordine di abbandonare la capitale senza colpo ferire. I soldati alleati e soprattutto la gente di Roma si riversa in piazza San Pietro per salutare e ringraziare il papa, l’unica autorità rimasta in città negli anni dell’occupazione. 

Il “Grande concistoro” di Pio XII

• Nella basilica di San Pietro, papa Pacelli presiede il concistoro in cui crea 32 nuovi cardinali tra cui prelati provenienti da Cina, India, Medio Oriente. Pio XII aumenta anche il numero dei porporati americani, mentre gli italiani diminuiscono. Il Sacro collegio viene quindi rinnovato quasi per metà, visto che la soglia rimane fissata a 70 unità. Durante il suo pontificato papa Pacelli terrà soltanto un altro concistoro (Pio XI ne aveva convocati ben 17), il 12 gennaio 1953.

Pio XII scomunica i comunisti

• Per diretto intervento del papa, il Sant’Uffizio promulga una solenne dichiarazione che commina la scomunica ai fedeli che professino e propagandino la dottrina del «comunismo materialista e anticristiano», ed esclude dai sacramenti i cattolici iscritti ai partiti comunisti, o che li appoggino o facciano propaganda per le loro idee o collaborino e leggano la loro stampa.

Pio XII e il dogma dell’Assunzione

• Devotissimo alla Madonna, Papa Pacelli durante l’Anno Santo definisce come dogma di fede che «l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo» (costituzione apostolica Munificentissimus Deus). «Il papa era timidissimo ed agì costantemente da leone. Questa sua timidità gli portava difficoltà a parlare di fronte alla gente. Per cui, se non si fosse preparato, sarebbe incorso nella balbuzie e pochi hanno parlato tanto come lui. Quando doveva parlare, era teso al massimo. Questo dico perché quando proclamò il Dogma della Assunzione, era pallidissimo, ma pronunciò con fermezza la formula della definizione». [il cardinale di Genova Giuseppe Siri, uno dei prelati più vicini a Pio XII, nella sua deposizione al processo di beatificazione e canonizzazione]

Il gelo tra Pio XII e De Gasperi

• Papa Pacelli è spaventato dalla possibilità che i comunisti conquistino la capitale e dà il via libera all’iniziativa di Luigi Gedda di creare un blocco formato da democristiani, monarchici e fascisti. Il presidente del Consiglio e leader della Dc, Alcide De Gasperi, rifiuta la proposta. Ha raccontato anni dopo la figlia di De Gasperi, Maria Romana: «Successivamente mio padre chiese ripetutamente, anche per vie ufficiali, di poter avere un’udienza col papa per chiarire i contorni della vicenda, ma gli fu sempre negata questa possibilità. Non incontrò mai papa Pio XII. Mio padre in quell’occasione disse: “Come cristiano posso accettare l’umiliazione che mi è stata inflitta, ma come presidente del Consiglio, un ruolo di cui non posso spogliarmi, non la posso accettare”». Anche negli anni successivi Pacelli, contrariamente al suo storico collaboratore Montini, sarà sempre contrarissimo a qualunque apertura a sinistra da parte della Democrazia cristiana

Pio XII benedice la tv

• Nel giorno in cui viene costituito l’ente “Televisione Europa” che comprende le radiotelevisioni di Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Danimarca e Gran Bretagna, papa Pacelli saluta con gioia in diverse lingue l’avvenimento: il telespettatore potrà così cogliere in diretta sul volto degli oratori e dei protagonisti anche le più lievi sfumature dei loro sentimenti. «Ed è tanto convinto dell’importanza dei nuovi mezzi della comunicazione sociale, che il 16 dicembre 1954 istituisce la Pontificia Commissione per la cinematografia, la radio e la televisione, alla quale affida il compito di studiare i problemi di tali attività che hanno attinenza con la fede e con la morale». [www.vatican.va]

Pio XII e la Rivoluzione ungherese

• Tre giorni dopo l’inizio della rivolta contro la dittatura di Mátyás Rákosi sostenuta dalle truppe sovietiche, papa Pacelli indirizza un’enciclica all’episcopato di tutto il mondo affinché siano indette pubbliche preghiere, in modo che «il carissimo popolo ungherese, afflitto da tanti dolori e bagnato da tanto sangue, come pure gli altri popoli dell’Europa orientale privati della loro libertà, possano felicemente e pacificamente dare un retto ordine alla loro cosa pubblica». Il 31 ottobre 1956, le autorità rimettono in libertà il primate d’Ungheria, cardinale Mindszenty, che aveva scontato ben otto anni di carcere. Il papa esulta ed esprime la propria grande gioia inviando un telegramma al porporato. Ma la rivolta contro i sovietici verrà soffocata nel sangue: il 4 novembre 1956 l’Armata Rossa entra a Budapest

Pio XII muore

• Eugenio Pacelli muore a Castel Gandolfo alle 3.52, in seguito a un’ischemia circolatoria e un collasso polmonare; per tutta la vita ha convissuto con seri problemi gastrici. In realtà, la morte viene annunciata con un giorno d’anticipo e la smentita arriva quando per le strade di Roma gli strilloni vendono già le edizioni straordinarie dei giornali. Intanto, il suo medico personale, Riccardo Galeazzi-Lisi, scatta alcune fotografie del Papa agonizzante per venderle ai rotocalchi (cosa per la quale verrà processato, radiato dall’ordine dei medici e bandito a vita dal Vaticano). È lo stesso archiatra pontificio a imbalsamare il corpo del papa con un metodo inventato dal professore napoletano Oreste Nuzzi: avvolgere la salma dentro strati di cellophane insieme a una miscela di erbe aromatiche, spezie e prodotti naturali. Il risultato è disastroso: la salma si decompone rapidamente e il feretro, nel trasporto da Castel Gandolfo a Roma, emana un terribile odore. 

Il funerale di Pio XII

• Il corteo funebre che attraversa le vie di Roma è il più imponente che si ricordi. I romani salutano con affetto il loro papa (Pacelli era romano). «La corte che ha gestito gli ultimi anni del papa organizza una cerimonia funebre di enorme impatto visivo, nella quale gli “ordines” di una chiesa dalle ritualità medievali accompagnano il pontefice fino a San Pietro ricamando le strade di Roma. Molti giornali e cardinali si chiedono “chi potrà fare il papa?” dopo tanta grandezza, dopo tanto magistero onnisciente, dopo una parabola spirituale nella quale – è una copertina famosa della Domenica del Corriere – si dice che al pontefice sia apparso Gesù in persona…». [Alberto Melloni, Corriere della Sera 10/4/2005] È anche il primo grande evento televisivo, la Rai lo trasmette in diretta. «I giorni estremi di un pontefice collocato sul crinale di due epoche, chiamato a reggere la barca di san Pietro in una delle fasi più turbinose della sua storia, si consumarono in un clima di esaltazione miracolistica, veicolata dai mezzi di comunicazione, e di sfruttamento pubblicitario della sua immagine (e, dopo la morte, delle sue spoglie mortali), che erano in totale ed insanabile contrasto con le ragioni effettive della sua statura di grande, quanto discusso, pontefice». [Francesco Traniello, Enciclopedia dei Papi, Treccani]

Nasce la leggenda nera di Pio XII

• «Qualche volta la storia può arrivare su un palcoscenico e da lì ripartire, assolutamente stravolta. Questo accadde il 20 febbraio 1963 quando, al Freie Volksbühne di Berlino, andò in scena il dramma di Rolf Hochhuth Der Stellvertreter (“Il Vicario”). Da lì prese di fatto il via una “leggenda nera” che ha accompagnato la storiografia mondiale fino a oggi, alimentando una campagna di odio nei confronti di Pio XII, additato addirittura come un “ignobile criminale” e tacciato di filonazismo per i suoi “silenzi” sulla Shoah. Anche dall’interno del mondo cattolico». [Paolo Mieli, “Grandezza di un papa”, in In difesa di Pio XII, Marsilio] La controversia sull’atteggiamento di Pio XII durante le persecuzioni naziste nei confronti degli ebrei è ancora viva. Lo Yad Vashem, il museo della Shoah di Gerusalemme, ospita dal 2005 una fotografia di Pio XII la cui didascalia ne definisce «ambiguo» il comportamento di fronte allo sterminio degli ebrei. 

Processo di beatificazione e canonizzazione di Pio XII

• Sette anni dopo la morte del predecessore, Paolo VI dà il via alla fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione di Pio XII. Giovanni Battista Montini è stato uno stretto collaboratore di Pacelli, lavorando al suo fianco per anni nella segreteria di Stato vaticana.

Le virtù eroiche di Pio XII (e di Giovanni Paolo II)

• A conclusione della seconda fase del processo di canonizzazione e beatificazione, papa Ratzinger conferisce a papa Pacelli insieme al suo predecessore, papa Wojtyla, il titolo di “venerabile” che ne attesta l’eroicità delle virtù per la chiesa. La notizia riaccende la discussione sul comportamento tenuto da Pacelli durante la Seconda guerra mondiale e in particolare l’Olocausto.