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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

Pino Dordoni

Piacenza 28 giugno 1926 – Piacenza 24 ottobre 1998. Marciatore. Nono sui 10.000 metri alle Olimpiadi di Londra (1948), campione d’Europa della 50 km a Bruxelles nel 1950 (4 ore 40’42”6), il 21 luglio 1952 vinse la medaglia d’Oro ai Giochi di Helsinki (4 ore 28’07”8, primato mondiale). In gara anche alle Olimpiadi di Melbourne (1956) e Roma (1960), fu prima nono (20 km) e poi settimo (50). In totale gareggiò 600 volte cogliendo 502 vittorie (tra cui 22 titoli italiani, 10 sui 10 km, 7 sui 20, 5 sui 50) per un totale tra allenamenti e competizioni pari a 350 mila chilometri (poco meno della distanza che separa la Terra dalla Luna). Finita l’attività agonistica, fu responsabile tecnico della nazionale (1961-1991) e poi giudice. Suo motto «Innanzitutto ci vuole stile, perché la tecnica si può anche imparare», morì per un tumore linfatico. 

Biografia di Pino Giuseppe Dordoni

Piacenza 28 giugno 1926 – Piacenza 24 ottobre 1998. Marciatore. Nono sui 10.000 metri alle Olimpiadi di Londra (1948), campione d’Europa della 50 km a Bruxelles nel 1950 (4 ore 40’42”6), il 21 luglio 1952 vinse la medaglia d’Oro ai Giochi di Helsinki (4 ore 28’07”8, primato mondiale). In gara anche alle Olimpiadi di Melbourne (1956) e Roma (1960), fu prima nono (20 km) e poi settimo (50). In totale gareggiò 600 volte cogliendo 502 vittorie (tra cui 22 titoli italiani, 10 sui 10 km, 7 sui 20, 5 sui 50) per un totale tra allenamenti e competizioni pari a 350 mila chilometri (poco meno della distanza che separa la Terra dalla Luna). Finita l’attività agonistica, fu responsabile tecnico della nazionale (1961-1991) e poi giudice. Suo motto «Innanzitutto ci vuole stile, perché la tecnica si può anche imparare», morì per un tumore linfatico. 

Cento chilometri per un casco di banane

• Dapprima meccanico per aiutare il padre, poi fattorino dell’associazione commercianti di Piacenza, Pino Dordoni cominciò nel ’41 con la corsa campestre. Passato alla marcia, a 15 anni vinse a Modena una gara organizzata dalla Gazzetta delo Sport. Passato alle distanze più lunghe solo dopo i Giochi del ’48, nel ’49 vinse la 100 km organizzata dalla Gazzetta. Mario Fossati: «Un bellimbusto, in fuoriserie, lo aveva affiancato nella notte. Abbassato il cristallo del finestrino gli aveva gridato: “Dai.. dai!, perché affannarti tanto? Mancano soltanto 76 chilometri al traguardo”. E lui, che era sul nervo, aveva reagito: “Fiato ne ho: potrei gridarti ad ogni chilometro che sei un’idiota”. Dordoni trionfò a Milano. Al cronista della “Gazzetta dello Sport” dichiarò dopo l’arrivo di essersi “lasciato un poco andare in una precisa fase di corsa nei confronti di uno spettatore” e che avrebbe amato avere un chiarimento con lo sprovveduto. Il cronista scrisse. E Pino Dordoni, l’indomani, venne riverito, all’albergo, da tale Addivindola, ortolano, che gli fece dono di un casco di banane con tante scuse». [Mario Fossati, Rep. 25/10/1998]

Una vittoria senza unghie

• Già premiato col Fouler Dixon per l’impeccabile tecnica, a Helsinki Dordoni vinse una gara caratterizzata dal freddo e dalla pioggia: «Dieci giorni prima, per un’infezione, mi erano state tolte le unghie degli alluci. Eppure, nonostante il dolore e le 52 ore di viaggio in treno da Milano alla Finlandia, mi sentivo in forma. La gara fu bellissima: temevo lo svedese Ljunggren, vincitore quattro anni prima a Londra, e infatti scappò via subito. Lo raggiunsi al 18° chilometro, lottammo spalla a spalla fino al 35°, poi lui cedette al 40° lasciandomi via libera». In crisi prima di entrare allo stadio, Dordoni si riprese anche grazie alla presenza del tecnico azzurro Bononcini, del dottore federale Pasquale Stassano e del massaggiatore Menarini (travestiti da infermieri): «In quegli anni c’era una canzonetta d’amore molto in voga. Per superare la crisi costrinsi Menarini a cantarla senza fermarsi mai». Claudio Colombo: «Gli storici dell’atletica divergono su questo punto: c’è infatti chi sostiene che nei momenti critici Dordoni fu incitato con canzoni e marcette che più erano care alla sua mai negata fede politica». [Cds 25/10/1998]

Il campione dello sport più francescano

• «Tuttora insuperato nello stile» (la Garzantina dello Sport), Dordoni entrò allo stadio di Helsinki senza il cappellino zuppo di pioggia, «a testa alta, imponente, regale, inappuntabile nonostante la fatica, fu accolto da un drappello di italiani festosi, tra i quale anche i calciatori che qualche ora prima avevano subito tre gol (a zero) dalla grande Ungheria di Puskas e Grosics, Kocsis e Hidegkuti» (Colombo). Scrisse Gianni Brera (originario si San Zenone al Po) sulla Gazzetta del 22 luglio 1952: «Caro vecchio Dordoni piacentino, vorrei che sul nostro fiume, questa sera, i paesani accendessero fuochi di festa come dopo le antiche regate vittoriose. Vorrei che così celebrassero l’inarrivabile campione di uno sport che si addice alla nostra modestia di un francescano sport per il più francescano dei popoli. Tu entravi a passo ancora allegro, salutando la folla, e io questo pensavo nell’ora del tuo trionfo». Commentò il grande Paavo Nurmi (olimpionico di 1500, 5000 e 10000 metri), tedoforo d’eccezione dell’Olimpiade finlandese: «Ho veduto, oggi, un atleta versato alla marcia che avrebbe potuto essere un grande mezzofondista. Un italiano, di nome Pino Dordoni».