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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Marktl am Inn (Germania) 16 aprile 1927. Papa. Eletto il 19 aprile 2005, ha preso il nome di Benedetto XVI. Figlio di un gendarme e di una cuoca, proveniva da una antica famiglia di agricoltori della Bassa Baviera. Il suo motto episcopale è stato «Cooperatores Veritatis», «Collaboratore della verità». A 85 anni, l’11 febbraio del 2013, il Papa ha annunciato le sue dimissioni. Lascerà San Pietro alle 20 del 28 febbraio.

• «Da piccolo, quando tutti noi sogniamo di fare il giardiniere, il pompiere o il pilota, lui s’immaginava un futuro da imbianchino. [Marco Politi, Rep. 16/1/2005]. La guerra lo coglie poco più che adolescente, e lo obbliga comunque a vestire, sia pure per poco, l’uniforme; lo mandano a fare il servente in una batteria contraerea, e poi lo mettono a lavorare ai telefoni di un centralino. Sacerdote dal 29 giugno ’51, studiò filosofia e teologia all’università di Monaco. Conti sul Cds: «Nel 1962 approda a Roma come consulente teologico del cardinal Frings al Concilio Vaticano II e diventa, a 35 anni, quasi una star del settore. Nel 1969 è ordinario di Dogmatica a Ratisbona, nel 1977 arrivano da Paolo VI il cardinalato e la guida della diocesi di Monaco» [Paolo Conti, Cds 4/4/2005]. Era il 27 giugno 1977. Il 25 novembre 1981 diventa Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scelto da Giovanni Paolo II. L’anno dopo Ratzinger sarà tra i grandi elettori, che fanno pontefice l’arcivescovo di Cracovia Karol Wojtyla. Alla vigilia del conclave il cardinale teologo mette in guardia in una lunga intervista dal pericolo che il marxismo nella sua versione eurocomunista possa in qualche modo influenzare le scelte della Chiesa. Tre anni dopo Giovanni Paolo II lo chiama in Vaticano all’incarico più importante – dopo quello di Papa – nella Curia romana: capo dell’ex Sant’Uffizio ovvero (secondo la nuova terminologia) prefetto della congregazione per la dottrina della Fede. [Marco Politi, Rep 24/1/2005].

• Politi: «Braccio destro di totale fiducia di Giovanni Paolo II. (...) occhi azzurri da cui emana uno sguardo timido, sorriso appena accennato, ciuffo bianco sotto la mozzetta rossa, pronuncia scandita che rivela volontà inflessibile. Ha processato fior fiore di teologi critici e combattuto la teologia della liberazione, ha detto no al sacerdozio delle donne, condannato irrevocabilmente l’omosessualità, negato il carattere pieno di Chiesa alle confessioni protestanti, vietato la comunione ai divorziati risposati, respinto un ruolo attivo dei laici nella guida della comunità dei fedeli. E tuttavia rifiuta l’immagine arcigna. “Io non sono il Grande Inquisitore né mi sento una Cassandra, quando esamino i fattori negativi nella Chiesa”, ama dire di sé stesso. Semmai, insiste, si sente vicino ad una religiosità ”colorata, barocca, mozartiana” come quella della sua natia Baviera. Però ammette (succede tra mura ben protette) di andare talvolta in ”collera” per le cose che non vanno». [Marco Politi, Rep. 16/1/2005].

Paolo Conti sul Cds: «Fu Giovanni Paolo II a fare di lui il “cardinal no” dell’immaginario collettivo. I no sono innumerevoli, dal 1981 a oggi. No al sacerdozio delle donne. No al matrimonio dei preti. No all’omosessualità. (...) Prendiamo quel no al comunismo, pronunciato nel 1984, quando la caduta del muro di Berlino è ancora lontanissima: “Una vergogna del nostro tempo, i regimi comunisti arrivati al potere in nome della liberazione dell’uomo”. Mezzo Est minaccia di rompere i rapporti diplomatici con la Santa Sede, il Segretario di Stato Agostino Casaroli quasi si dimette. Poi tutto rientra, Ratzinger si assume in toto la paternità delle sue affermazioni. Anni dopo arriverà un no anche al capitalismo selvaggio del dopo comunismo, in perfetta linea con Giovanni Paolo II: “Il crollo del comunismo non certifica automaticamente la bontà del capitalismo. Occorre combinare la libertà del mercato col senso di responsabilità dell’uno verso l’altro”. Tesi ripetuta, a scanso di equivoci, in più di un’occasione pubblica. Sul no al sacerdozio femminile ecco un passo del documento firmato nel luglio 2002, quando un vescovo scismatico ordina sette “sacerdotesse” su una motonave sul Danubio: “Simulazione di un sacramento, invalida e nulla, costituisce un grave delitto contro la divina costituzione della Chiesa”. L’omosessualità è “disordine oggettivo”: la Chiesa deve “accogliere con rispetto, compassione e delicatezza” le persone omosessuali ma – attenzione! – “richiamandole a vivere in castità”. Per questo nel 2003 il cardinale chiede a tutti i parlamentari cattolici del mondo di non votare leggi favorevoli alle nozze di coppie gay: “Concedere il suffragio del proprio voto a un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale”. Al cardinale non piace molto nemmeno il rock. Così spiega in un suo saggio nel febbraio 2001: “Espressione di passioni elementari, che nei grandi raduni di musica hanno assunto caratteri culturali, cioè di controculto, che si oppone al culto cristiano” (...). Ecco il drammatico passaggio del commento all’ultima Via Crucis del Venerdì Santo che un Wojtyla ormai morente gli affida: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui. Quanta superbia, quanta autosufficienza”. Lo ripete nella veglia pasquale: “Svegliamoci dal nostro cristianesimo stanco, privo di slancio”. Parte della crisi, per Ratzinger, si deve all’eccesso di “creatività” di alcuni sacerdoti che trasformano le messe in show (“La liturgia non è uno show è del tutto contraddittorio introdurvi delle pantomime in forma di danza, che spesso finiscono poi negli applausi”). Il suo disamore per la riforma liturgica di Paolo VI è noto: “Si fece a pezzi l’edificio antico e se ne costruì un altro, sia pure con materiale dell’antico... Riforma intrapresa troppo frettolosamente e spesso limitata all’esteriorità”». [Paolo Conti, Cds 4/4/2005].

• «Il pronunciamento dogmatico più clamoroso a firma di Ratzinger è stata la dichiarazione “Dominus Iesus” del 6 agosto 2000, sulla fede in Cristo come unica, insostituibile via di salvezza per ciascun uomo. Scatenò una tempesta di critiche anche da parte di cardinali e arcivescovi di gran nome, da Carlo Maria Martini a Edward Cassidy, da Karl Lehmann a Walter Kasper, convinti che il papa sarebbe poi intervenuto a smussare e mediare. Avvenne il contrario. Giovanni Paolo II coprì integralmente Ratzinger con la sua autorità. Disse che la Dominus Iesus era stata da lui ”voluta e approvata in forma speciale”. Da allora il potere di Ratzinger è stato in costante crescendo. Quando nel 2002 compì 75 anni, invece che congedarlo il papa lo riconfermò senza limiti di tempo». [Sandro Magister, l’Espresso 28/10/2004]

Tappe principali del suo pontificato: Il 19 aprile del 2005, dopo la morte di Giovanni Paolo II, viene eletto Papa, al quarto scrutinio. È il 265° pontefice, settimo tedesco nella storia della Chiesa cattolica; l’ultimo era stato Stefano IX (1057-1058). Il 28 aprile dello stesso anno concede la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dalla morte per l’inizio della causa di beatificazione del suo predecessore, Giovanni Paolo II. Il 28 maggio 2006 visita in Polonia nel campo di concentramento di Auschwitz e il 30 novembre la Moschea blu di Istanbul e prega accanto al Gran Mufti. È il 19 luglio 2008 quando a Sydney, in Australia, in occasione della Giornata mondiale delle gioventù, sullo scandalo dei preti pedofili in Irlanda afferma: «Devono essere portati davanti alla giustizia. Vergogna per i loro misfatti». Il 17 marzo 2009 è invece in Africa e a proposito dell’Aids dice: «È una tragedia che non si può superare solo con i soldi, non si può superare con la distribuzione dei preservativi che anzi aumentano i problemi». Il 9 maggio 2009 incontra in Giordania Re Hussein e rivolge un incoraggiamento al dialogo tra cattolici e musulmani. Il 12 maggio 2009 è la volta di Gerusalemme dove incontra il Gran Mufti nella Spianata delle moschee. Il 19 dicembre 2009 con un decreto proclama venerabile Giovanni Paolo II e il 1 maggio 2011, in piazza San Pietro, lo fa beato. Tra il 22 e 25 settembre 2011 pronuncia lo storico discorso al Bundestag sulle «considerazioni sui fondamentali dello Stato liberale di diritto». «Togli il diritto e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?». Il 25 maggio 2012 scoppia lo scandalo Vatileaks dopo la pubblicazione del libro di Gianluigi Nuzzi Sua Santità Le carte segrete di Benedetto XVI (Chiarelettere). Il corvo è il suo maggiordomo Paolo Gabriele che viene arrestato il 25 maggio. Il12 dicembre 2012 il Papa sbarca su Twitter.  Benedetto XVI invia il suo primo tweet. In poche ore gli account @Pontifex raggiungono milioni di utenti. [Agi] Il 23 dicembre ha annunciato di persona la grazia a Paolo Gabriele, il suo maggiordomo condannato a 18 mesi di carcere per furto. Colloquio di dodici minuti nel parlatorio della Gendarmeria. Anche l’altro condannato, il tecnico informatico Claudio Sciarpelletti (due mesi – sospesi – per favoreggiamento), sarà graziato. Gabriele andrà a lavorare in una delle quattro basiliche della Capitale [FiordaFiore 23/12/2012]. Il 10 febbraio, alle 11.12 posta su Twitter: «Dobbiamo avere fiducia nella potenza della misericordia di Dio. Noi siamo tutti peccatori, ma la Sua grazia ci trasforma e ci rende nuovi».

• Alle 11.46 di lunedì 11 febbraio, un flash dell’Ansa  annuncia: «Papa lascia pontificato dal 28/2». Benedetto XVI, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, ha annunciato in latino le sue dimissioni. Lascerà quindi il soglio di Pietro giovedì 28 febbraio alle 20. Va detto che la decisione è stata presa dopo un periodo particolarmente difficile, tra il caso Vatileaks, lo Ior e i preti pedofili [Vedi le dimissioni].

• Ratzinger porterà il nuovo titolo di «Papa emerito» o di «Romano Pontefice emerito» (Marco Ansaldo, Rep. 27/2/2013), continuerà a vestire di bianco (come il suo successore) ma senza mantellina, ai piedi avrà mocassini marroni anziché quelli rossi indossati dai Pontefici, non porterà più al dito l’Anello del Pescatore e non potrà usare più il sigillo di piombo con intarsiato il simbolo del suo pontificato, i classici simboli del papato con cui il Pontefice regnante verga i documenti (Orazio La Rocca, Rep 27/2/2013).

• Il 27 febbraio alle 10.37 in piazza San Pietro, davanti a centocinquantamila persone, Benedetto XVI ha tenuto l’ultima delle sue udienze (348 in tutto): «Il “sempre” è anche un “per sempre”, non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro».

• «Ci ha fatto sempre impressione il fatto che il Papa avesse avuto una vita (una lunga vita) prima; un’infanzia, un’adolescenza, una giovinezza. Le foto di Wojtyla attore sembravano epiche e stridenti. Ma adesso stiamo per assistere a quello che non avevamo mai visto: la vita del Papa dopo essere stato Papa. Il ritorno alla normalità - anche se questa normalità ci assicurano che non sarà visibile. Ma in ogni caso noi ormai sappiamo che da stasera nel mondo si aggirerà un essere umano che è stato Papa, e non lo è più» (Francesco Piccolo, CdS 28/3/2013).

• Il 28 febbraio, l’ultimo giorno da Papa di Benedetto XVI. Come al solito, messa alle 7 di mattina nella cappella privata dell’Appartamento, lettura della rassegna stampa, breviario. Niente passeggiata nei giardini, poi le lodi e l’ora media, il saluto a uno per uno dei 144 cardinali arrivati a Roma (in questo frangente ha assicurato al «futuro Papa che è qui tra voi la mia incondizionata reverenza ed obbedienza») e l’Angelus. Alle 17, dopo aver detto il rosario e i vespri, il suo appartamento è stato sigillato e Benedetto XVI ha salutato, nel cortile di San Damaso, Bertone e i collaboratori più stretti, tra cui l’autista Pietro, che baciandogli la mano è scoppiato in lacrime. Poi è salito sulla Mercedes nera che, passando accanto alla Domus Sanctae Marthae, dove dormiranno i cardinali durante il conclave, e attraverso i giardini, lo ha condotto all’eliporto. Qui lo attendeva Sodano, per indicargli lo striscione con l’augurio in tedesco: «Vergelt’s Gott», che Dio la ricompensi. Il Papa ha stretto la mano ai gendarmi, si è seduto in elicottero di fronte a padre Georg e all’altro segretario padre Alfred, mentre le pale cominciavano a girare e le campane di San Pietro battevano a distesa. Alle 17 e 7 l’elicottero è decollato, ha sorvolato il Campidoglio, sfiorato i fori, il Colosseo, le statue degli apostoli sulla facciata di San Giovanni, i pini marittimi dell’Appia, l’aeroporto di Ciampino, ha volteggiato sopra i Castelli romani e alle 17 e 23 è atterrato a Castel Gandolfo. Qui, alle 17 e 38, Joseph Ratzinger ha pronunciato le ultime parole da Papa: «Cari amici, sono felice di essere con voi, circondato dalla bellezza del Creato e dalla vostra simpatia che mi fa molto bene. Voi sapete che questo giorno mio è diverso da quelli precedenti: non sono più Pontefice Sommo della Chiesa cattolica: fino alle otto di sera lo sarò ancora, poi non più. Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra. Ma vorrei ancora con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità. E mi sento molto appoggiato dalla vostra simpatia. Andiamo avanti con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie, vi impartisco adesso con tutto il cuore la mia benedizione. Sia benedetto Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Grazie, buona notte. Grazie a voi tutti». Dopo le 20, l’anello piscatorio è stato affidato al camerlengo Bertone perché lo distrugga. L’ultimo messaggio su Twitter: «Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno; possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita». [Sull’argomento leggi anche il Fatto del giorno]