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 2018  ottobre 18 Giovedì calendario

• Roma 28 ottobre 1964. Giornalista. Dal 1 gennaio 2016 direttore de La Stampa, per cui ora è corrispondente da Gerusalemme, in precedenza da Bruxelles e da New York. Ha cominciato nel 1984 a La Voce Repubblicana.
• È l’unico giornalista italiano ad aver intervistato gli ultimi due presidenti americani.
• Laureato in Scienze politiche e in Lettere. Primo articolo: un reportage dal Libano del Sud (lo propose a La Voce Repubblicana che prima lo pubblicò e poi l’assunse).
• «Romano ma con etica e cravatte americane-torinesi, grande lavoratore, non proprio un burlone. Romano di Testaccio, middle class, cinquantuno anni da poco compiuti, una passione per la A.S. Roma, gli capita di scrivere di James Pallotta e il suo mito personale pare sia Agostino Di Bartolomei, capitano negli anni Settanta. Stefano Folli ricorda di una classica “grande promessa, mandava dei pezzi da Gerusalemme dove studiava all’Università ebraica, già si capiva che era un esperto di relazioni internazionali”. Ebraismo e partito Repubblicano come punti di riferimento. Relazioni internazionali, però, e non semplicemente Esteri, perché Molinari rientrerebbe nella “tradizione dei giornalisti-analisti che sono stati molto all’estero. Direttori-notisti consultabili anche in tempi pre-Twitter per aggiornamenti di fascia altissima dall’Avvocato Agnelli, e l’Avvocato naturalmente dà il suo gradimento per l’invio a New York. Epoca Bush, post 11 settembre. “Molinari è un atlantista” pare abbia detto l’Avvocato dando la sua benedizione. E atlantista è rimasto, così come bushista (all’ex presidente ha dedicato il saggio George W. Bush e la missione americana, Laterza, 2004), e già il termine “missione” fa parte del vocabolario molto yankee molinarista, come quello di “frontiera” e “America” (con una erre arrotata però diversa da quella dell’Avvocato) (…) “È l’unico corrispondente italiano a partecipare sempre alla riunione delle undici di mattina” dice Christian Rocca (sono le cinque, a New York, col fuso, in conference). Visite alla Sinagoga dell’Upper West Side, cene alle 20, perché poi si va a letto alle ventidue al massimo (per la suddetta riunione antelucana). Della scelta del ristorante si occupa la moglie Micol, che di cognome fa Braha, ebrei libici di stanza a Milano, avvocato» (Michele Masneri).
• Con Micol Braha sono sposati dal ’94, hanno quattro figli, due coppie di gemelli. «Accettò di sposarmi anche se ero disoccupato. L’Indipendente, dove lavoravo in quel momento, aveva chiuso da due settimane».
• Vincitore del Premio Capalbio 2011 con Il Paese di Obama (Laterza, 2011). Ultimo libro: Jihad. Guerra all’Occidente (Rizzoli, 2013).