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 2017  febbraio 24 calendario

Cronologia della Saponificatrice di Correggio

Il matrimonio della Cianciulli e il malocchio della madre

• All’età di 23 anni, Leonarda sposa Raffaele Pansardi. La madre non è d’accordo, ha già destinato Leonarda a un cugino e non ammette cambiamenti di programma. Contrariata dalla sua decisione, la maledice perfino il giorno del matrimonio, al quale naturalmente non partecipa, gridandole: «Nessun tuo figlio ti sopravviverà». Poco tempo dopo muore ma continua a perseguitare la figlia apparendole in sogno, con lo sguardo maligno e la mano accusatrice. Per dodici volte Leonarda rimane incinta. Otto bambini muoiono precocemente, le altre gravidanze si interrompono dopo pochi mesi. Leonarda è sicura che sia colpa del malocchio lanciato dalla madre. Perché, altrimenti, la sogna sempre prima che uno dei suoi piccoli la lasci? Consulta maghe, fattucchiere, spiritiste, a tutte chiede qualcosa per liberarsi della maledizione materna. E sembra riuscirci, perché gli ultimi tre figli, Giuseppe, Bernardo e Biagio, superano i primi anni d’età e crescono sani. [Tani 1999]

Leonarda Cianciulli perde l’ennesimo bambino

• Leonarda perde anche il bambino che aspettava. Piange e sta male, le sembra di impazzire. [Sanvitale-Mastronardi 2010]

Leonarda s’arricchisce leggendo carte e facendo fatture

• Ormai i Pansardi spendono e spandono. Hanno riscosso il denaro a risarcimento dei danni del terremoto e in più Leonarda s’è inventata un commercio di abiti usati e ha messo a frutto ciò che ha appreso nel campo della chiromanzia, dell’astronomia, dello spiritismo: a prezzi modici legge il futuro alle sue clienti, o fa scongiuri e fatture. Le donne che si rivolgono a lei per un consiglio, una pozione, un amuleto contro il malocchio si fanno sempre più numerose. Leonarda, con il suo faccione allegro, gli enormi occhi neri che fissano attenti l’interlocutore, la sua energia inesauribile, è simpatica a tutti. La sua dimora è una festa: la povertà del mobilio mascherata da stoffe colorate ricamate da lei, le pentole sempre gorgoglianti sul fuoco, i bambini accucciati qua e là con i loro balocchi e gruppi di donne che si avvicendano intorno al tavolo per tutta la giornata. Alle 17 ogni attività si ferma e lei serve il tè con pasticcini fatti in casa. Leonarda due o tre volte alla settimana va dalla parrucchiera e, al negozio di Giuseppina Righi, acquista dolci, biscotti, carne, per la bellezza di 500-600 lire al mese. Una grossa cifra visto che il marito ne guadagna 850. In più ama i bei vestiti e li compra per sé e per i figli. Fra questi Giuseppe, il prediletto, è colmato di cure e di attenzioni dalla madre, costantemente in ansia per la sua salute. [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010; Tommaso Besozzi, L’Europeo 1/4/2001]

Contro il malocchio, il sacrificio di vite umane

• Nel 1939 Giuseppe si iscrive alla facoltà di Lettere a Milano e Leonarda gli trova un impiego come istitutore presso il Collegio nazionale di Correggio. Intanto gli altri due maschi vanno al ginnasio, e la femmina frequenta l’asilo in un istituto di suore. Superati i problemi economici, tutto andrebbe per il meglio; se non fosse per Raffaele, che rientra sempre più tardi, ubriaco e senza una lira. «Basta! Un giorno o l’altro ti caccio di casa!» gli ripete Leonarda senza però avere il coraggio di farlo. «Bell’esempio per i nostri figli!», «Basta lo dico io!» sbotta lui alla fine. Esce sbattendo la porta e non torna più. Per la moglie è una liberazione. I suoi affari ormai vanno a gonfie vele tanto che può permettersi di traslocare. Si trasferisce al civico 11 di via Cavour e assume anche una domestica per le faccende pesanti. Da anni ormai Leonarda non sogna più la madre, ma una notte questa le appare nuovamente, con la solita aria minacciosa. Si sveglia spaventata, fradicia di sudore. Pensa che il figlio Giuseppe sia in pericolo. In Europa è scoppiata la guerra, e lui ha l’età giusta per essere chiamato alle armi. La morte le porterà via il figliolo preferito se non troverà il modo di impedirlo. Ma come? La risposta le giunge da un sogno: le appare la Madonna, con un bambino nero fra le braccia, e le dice che, per allontanare la disgrazia dai suoi figli, deve sacrificare altrettante vittime umane. Ma dove trovare delle vittime adatte? Pensa alle sue clienti abituali, e le viene in mente Faustina Setti, che ha 73 anni ma conta ugualmente di trovare il principe azzurro. L’anziana donna vive da sola e spesso va a trovare Leonarda per farsi dire se c’era ancora la possibilità di incontrare l’anima gemella. La invita a prendere il tè e le dice: «C’è un signore benestante che conosco da qualche anno, vive di rendita a Pola. Cerca una donna onesta e di bella presenza con cui passare il resto della vita. Si è rivolto a me. Che ne pensi?». Faustina accetta e Leonarda le spiega cosa deve fare: venderà la casa, i mobili e il suo pezzetto di terra, perché non può presentarsi dal fidanzato a mani vuote, poi lei organizzerà l’incontro. Prima di salutarla le raccomanda di non raccontare nulla alle amiche: l’invidia è pericolosa in situazioni così delicate. [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010]

Leonarda sceglie un’altra vittima: Francesca Soavi

• Come seconda vittima Leonarda sceglie un’altra donna sola, Francesca Soavi, di 55 anni, che, per guadagnare qualcosa, tiene in casa una specie di asilo di infanzia. Nel 1940, i primi di settembre, Leonarda le dice che un suo amico sacerdote, direttore di un collegio piacentino, cerca una donna affidabile da assumere come insegnante. Lei ha fatto il suo nome e adesso è attesa a Piacenza per un colloquio preliminare. Francesca esulta, è proprio quello che cerca. Leonarda le consiglia di partire subito, o qualcuno le soffierà il posto. Si occuperà lei di vendere i mobili e gli abiti vecchi, e le manderà il denaro a Piacenza. [Tani 1999]

Leonarda sceglie la terza vittima: Virginia Cacioppo

• Leonarda, che di nuovo ha sognato sua madre, invita a casa Virginia Cacioppo, una cinquantanovenne che vive da sola e in gioventù è stata una cantante lirica di un certo successo. Le comunica di averle trovato un posto come segretaria presso il direttore di un teatro a Firenze. «Tu comincia così», le suggerisce, «poi non si sa mai. Quel mio amico mi ha promesso che ti farà un’audizione, e forse ci scapperà anche qualche scrittura». Le raccomanda la massima discrezione, perché il direttore è un suo ex amante e non vuole che il fatto si sappia in giro. [Tani 1999]

Le indagini di Albertina

• Albertina Fanti non si arrende: macina chilometri piedi, nella neve della pianura padana, interrogando centinaia di persone, manda confidenti a bazzicare nella casa della Cianciulli, e stabilisce infine che Leonarda ha venduto tutte le scarpe, tutti i cappelli e l’unico cappotto della cognata: con quali abiti dunque essa si sarebbe recata a Firenze? Così unisce i suoi sforzi investigativi a quelli delle amiche delle altre due donne volatilizzate. Insieme vanno a Reggio Emilia e si rivolgono al commissario Serrao, che considera fondati i loro sospetti e apre un’inchiesta. Dalle prime indagini risulta che Faustina Setti è stata vista l’ultima volta mentre entrava in casa di Leonarda Cianciulli. Il commissario scopre che anche le altre due persone scomparse erano sue clienti. Ma non ci sono prove per incriminarla. [Tani 1999; Tommaso Besozzi, L’Europeo 1/4/2001]

Nasce da uno stupro Leonarda Cianciulli

• Nasce a Montella, in provincia di Avellino, Leonarda Cianciulli. Sua madre, Emilia Di Nolfi, casalinga, rapita e stuprata dal compaesano Mariano Cianciulli, allevatore di bestiame, che poi ha dovuto sposare perché è rimasta incinta, non riesce ad amare Leonarda, il frutto di quella violenza. L’uomo muore quando Leonarda è piccola e la madre si risposa. Dal secondo matrimonio nascono altri figli e la bambina, brutta, debole e malaticcia, viene tenuta in disparte ed evitata perfino dai fratelli. Passa le sue giornate da sola, chiacchierando con amici immaginari, inventando recite in cui è l’unica attrice. Di notte viene spesso svegliata da tremendi incubi. «Ero una bambina debole e malaticcia, soffrivo di epilessia, ma i miei mi trattavano come un peso, non avevano per me le attenzioni che portavano agli altri figli. La mamma mi odiava perché non aveva desiderato la mia nascita. Ero infelice e desideravo morire. Cercai due volte di impiccarmi: una volta mi salvarono, la seconda volta si spezzò la fune. In entrambi i casi la mamma mi fece capire che le dispiaceva rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, un’altra volta ingoiai cocci di vetro, ma non accadde nulla» (Leonarda Cianciulli nelle sue memorie Le confessioni di un’anima amareggiata, scritte in carcere). Dopo i lunghi anni di forzata solitudine della sua infanzia, a scuola Leonarda comincia a essere apprezzata per la sua simpatia e viene accolta nei gruppetti di amiche. Si accoppia precocemente con ragazzi molto più grandi di lei e ha diverse relazioni prima di incontrare l’uomo che poi sposerà, Raffaele Pansardi, impiegato all’Ufficio del registro. [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010]

Il terremoto del Vulture distrugge la casa dei Pansardi

• Il tremendo terremoto del Vulture distrugge la casa dei Pansardi, tirata su, con pietre bianche di fiume e fango essiccato, a Lacedonia (in Irpinia). All’una di notte, Raffaele, Leonarda Cianciulli e i loro figli si salvano per miracolo: Lacedonia è uno dei paesi più azzerati dalle scosse, di quasi sette gradi, del sisma. [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010]

La famiglia Pansardi arriva a Correggio

• Dopo il terremoto in Irpinia, la famiglia Pansardi, con le valigie di cartone e spago, arriva a Correggio, a pochi chilometri da Reggio Emilia, dove va ad abitare in una squallida camera ammobiliata. Con Raffaele, 37 anni, e Leonarda, 36, ci sono i tre figli: Giuseppe, che tra qualche settimana avrà 11 anni, Bernardo, quasi 10, e Biagio, 6. Leonarda Cianciulli, alta 1 metro e 50, rotonda, la mascella forte, quadrata, da maschio, è incinta: partorirà l’anno nuovo. Il signor Pansardi fuma tre sigarette popolari al giorno e dorme su un materasso disteso a terra. Ha un impiego all’Ufficio del registro, che sta a un centinaio di metri dal portone dell’11, a portata di finestra della moglie che di tanto in tanto s’affaccia e quando lo vede arrivare butta la pasta. I vicini regalano alla famiglia i vestiti per i bambini, qualche vecchio mobile, la biancheria smessa, il cibo delle loro campagne. [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010; Tommaso Besozzi, L’Europeo 1/4/2001]

Il battesimo di Norma

• Il battesimo di Norma, la quarta figlia sopravvissuta, è una cerimonia con ventidue invitati. [Sanvitale-Mastronardi 2010]

La Saponificatrice di Correggio

• A Correggio, Leonarda Cianciulli, 46 anni, fattucchiera, uccide in casa Faustina Setti, 73 anni, sua cliente. Trascina il corpo nel ripostiglio e lo divide in nove pezzi. Getta i più grossi in un pentolone (dove stava facende il sapone fatto in casa), insieme a cinque chili di soda caustica, e li mescola fino a formare una poltiglia scura e vischiosa con cui riempie alcuni secchi che vuota nel pozzo nero. Poi lascia che il sangue, raccolto in un catino, coaguli, lo secca nel forno, lo unisce a farina, zucchero, cioccolato, latte e margarina e ne fa croccanti pasticcini da offrire alle amiche. Qualche giorno prima, in sogno, le era apparsa la Madonna, con un bambino nero fra le braccia, che le disse che, per salvare i suoi figli, doveva sacrificare altrettante vittime umane.

La Cianciulli fa a pezzi Faustina Setti

• Faustina Setti segue alla lettera le indicazioni della fattucchiera. Poi va dal parrucchiere, si fa tingere i capelli di biondo, si trucca accuratamente e indossa un vestito nuovo. Quando è pronta per la partenza va a salutare Leonarda, che quel giorno ha deciso di fare il sapone in casa, sciogliendo ossa di maiale e di altri animali nell’acqua bollente e nella soda caustica. La domestica, Attilla Diacci, la incontra sulle scale, e in seguito dichiarerà: «La signora Setti arrivò piuttosto presto e io stentai a riconoscerla, tanto era elegante e ben truccata. Mi confidò che stava per andare a trovare certi suoi parenti nel meridione. Poi dalla cucina apparve la mia padrona, sembrava agitata, era tutta rossa in faccia come se avesse corso, e mi ordinò di andare a sbrigare alcune commissioni urgenti in paese». «Bene Faustina», dice Leonarda quando la domestica s’è allontanata, «è tutto pronto. Lui ti aspetta e non vede l’ora di conoscerti. Resta da fare solo una cosa: scrivere una lettera alle tue amiche, che imposterai da Pola. Poiché tu non ti ritrovi troppo con la scrittura ti suggerirò qualche riga». Le dà carta e penna e le detta il testo, poi le chiede di rileggerlo ad alta voce. Si allontana per qualche istante e torna con una scure, mettendosi alle spalle dell’anziana signora che prosegue nella lettura. Il colpo le spacca la testa. Leonarda deve sbarazzarsi del cadavere in fretta, perché la domestica o i figli possono tornare da un momento all’altro.

Pasticcini al sangue per il tè

• Trascina il corpo nel ripostiglio e poi, servendosi della scure, di coltelli da cucina e di una sega, e cercando di sporcare il meno possibile il pavimento, lo divide in nove pezzi. Getta i più grossi nel pentolone, insieme a cinque chili di soda caustica, e li mescola fino a formare una poltiglia scura e vischiosa con cui riempie alcuni secchi che vuota nel pozzo nero. Poi lascia che il sangue, raccolto in un catino, coaguli, lo secca nel forno, lo unisce a farina, zucchero, cioccolato, latte e margarina e ne fa croccanti pasticcini da offrire alle amiche. Alla fine nasconde i vestiti della vittima e tiene per sé i soldi che ha trovato nelle tasche e nella borsetta: trentamila lire. Attilia torna poco dopo. In seguito descriverà così la scena: «Quando rincasai dalle mie commissioni, trovai sul fuoco il pentolone che bolliva, mandando per tutta la casa un odore pestilenziale. Mi avvicinai al fornello, notando che dal pentolone fuoriusciva un’enorme quantità di grasso marrone-rossiccio. La mia padrona mi gridò di non impicciarmi. Mi accorsi che il pavimento della cucina era stato lavato da poco. Trovai la cosa molto strana, perché lei si faceva un vanto di far fare a me, che ero la domestica, i lavori più umili e pesanti... Comunque non immaginai neppure lontanamente la terribile verità, soprattutto perché in quel momento rientrò Giuseppe, il figlio ventenne della signora, che sollevò il coperchio del pentolone, studiò per un momento il suo contenuto, lo richiuse e si mise a confabulare con la madre». [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010]

Le cartoline di Faustina Setti

• Leonarda manda Giuseppe a Pola per imbucare la lettera che ha fatto scrivere a Faustina. Le amiche la ricevono e non si fanno più domande sulla sua scomparsa. Ma non è finita. La madre le appare di nuovo in sogno. Deve cercare un’altra vittima. [Cinzia Tani, Assassine - Quattro secoli di delitti al femminile, Mondadori]

Anche la Soavi finisce in pentola

• Francesca Soavi passa a salutare Leonarda Cianciulli, che le fa scrivere qualche cartolina da spedire da Correggio, in modo che i curiosi non sappiano dove si trova almeno fino al momento in cui otterrà il lavoro. Il rituale è lo stesso. Appena Francesca abbassa la penna, un colpo di scure le strappa la vita. Il corpo finisce nel solito pentolone, e il sangue nei pasticcini. Qualcosa però va storto: la nuova vittima è più formosa della precedente, e non entra tutta nel calderone. La donna è costretta a tagliare la testa al cadavere e a metterla in un sacco che poi viene consegnato al figlio Giuseppe perché se ne disfaccia. Francesca Soavi non faceva vita sociale e non aveva molte amiche, quindi nessuno si preoccupa della sua assenza. I parenti, che vivono fuori Correggio, ricevono le sue cartoline e ne scrivono altre in ringraziamento. Ha però una vicina a cui, infrangendo la promessa fatta a Leonarda, ha confidato la fortuna che le è capitata. Le ha anche confessato di avere ancora qualche dubbio, forse un presentimento... In paese inizia a circolare la voce che le Francesca e Faustina siano state ammazzate dalla fattucchiera. Qualche giorno dopo il delitto, Leonarda inizia la vendita dei mobili e degli effetti personali della Soavi, dicendo a tutti d’averne avuto incarico dalla signora direttrice del collegio fiorentino. [Tani 1999; Tommaso Besozzi, L’Europeo 1/4/2001]

Virginia viene trasformata in saponette e candele

• Alle 7.30 di sabato 30 novembre Virginia Cacioppo va a salutare, al cimitero, il suo Alfredo, il marito morto anni prima. Poi si reca dalla Cianciulli, e finisce nella solita pentola. Questa volta, però, Leonarda non vuole sprecare tutto quel grasso, e lo usa per preparare saponette e candele che poi regala alle amiche e alle vicine di casa. La morte di Francesca non è stata granché redditizia. Virginia, invece, è una donna benestante e possiede anche dei gioielli: Leonarda li nasconde in un mattone cavo, che dà in custodia al rigattiere Spinelli, con cui è in affari. [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010]

• «Finì nel pentolone, come le altre due (…); ma la sua carne era grassa e bianca: quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce» (Leonarda Cianciulli nelle sue memorie Le confessioni di un’anima amareggiata, scritte in carcere).

Leonarda vende i beni della Cacioppo

• Ventiquattr’ore dopo il delitto, Leonarda inizia la vendita dei materassi, dei mobili e dei vestiti della morta. In paese la voce che le tre donne siano state ammazzate si fa generale e insistente. In più, la vittima non ha mantenuto il silenzio. Ha scritto a una cognata che vive a Napoli, Albertina Fanti, per raccontarle l’avventura che si prepara a vivere. [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010]

Albertina, cognata della Cacioppo, arriva a Correggio

• Non ricevendo più notizie della cognata, Albertina Fanti arriva a Correggio e si presenta alla stazione dei carabinieri per denunciare la scomparsa di Virginia Cacioppo. Dice al maresciallo Federico Scagliarmi che sua cognata non è mai arrivata a Firenze, e che in ogni caso il teatro dove avrebbe dovuto lavorare non esiste. Il maresciallo ha sentito diverse chiacchiere sul conto della chiromante e sulla scomparsa di altre due donne, ma non sembra dar troppo credito alle voci. [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010]

Perquisita casa Pansardi

• Durante una perquisizione a casa della sospetta, vengono trovati i vestiti dell’ultima vittima. «E con questo?», reagisce lei con aria sorpresa. «Virginia li ha dati a me perché li vendessi. Non sapete che questa è stata per anni la mia attività?». Il commissario insiste, è sicuro che le donne siano morte. «Se sono morte», obietta Leonarda, «dove sono i loro corpi? Non è facile nascondere tre cadaveri!». Serrao interroga anche Giuseppe, che alla fine ammette di aver spedito le cartoline di due delle vittime e viene subito arrestato. La madre, nel timore che venga incolpato, confessa i delitti. «Non potete aver fatto tutto da sola», le dice il commissario. «Già», spiega lei, «mi ha aiutato lo Spinabelli». Il rigattiere viene arrestato ma riesce facilmente a dimostrare la propria innocenza. Infine Leonarda racconta per filo e per segno come si sono svolti gli omicidi. Serrao non le crede, ancora convinto che una donna sola non possa fare a pezzi e bollire un cadavere in così breve tempo. [Tani 1999; Tommaso Besozzi, L’Europeo 1/4/2001]

Arrestata Leonarda Cianciulli

• Leonarda Cianciulli, cartomante e fattucchiera, viene arrestata con l’accusa di aver ucciso tre donne sparite da Correggio: Faustina Setti, Franceca Soavi e Virginia Cacioppo. [Sanvitale-Mastronardi 2010]

La Cianciulli rinchiusa nel San Tommaso

• Leonarda Cianciulli, meglio nota come la Saponificatrice di Correggio, viene trasferita al San Tommaso di Reggio Emilia, il carcere «dove si medita e si piange». È la detenuta numero 993. In galera scrive le sue memorie, Le confessioni di un’anima amareggiata, settecento pagine in cui oltre a descrivere i delitti racconta la sua infanzia difficile e il rapporto tempestoso con la madre, il suo matrimonio e l’amore per i figli, la decisione di affidare alle potenze delle tenebre la vita di Giuseppe. Una suora del carcere: «Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo preparava dolci gustosissimi, che però nessuna detenuta mai si azzardava a mangiare. Credevano che contenessero qualche sostanza magica». [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010]

Il parrocco, il rigattiere e il buono del tesoro

 • Viene fuori che don Adelmo Frattini, parroco di San Giorgio a Correggio, il 4 dicembre 1940 è andato in banca a cambiare in denaro un buono del tesoro serie H, numero 241985 appartenuto a Virginia Cacioppo. La scoperta si deve ad Albertina Fanti, che tempo prima aveva ricevuto dalla cognata, che stava per subire una difficile operazione, l’elenco dei titoli di sua proprietà, e lo aveva in seguito consegnato alla polizia, sicura che prima o poi qualcuno di quei titoli sarebbe saltato fuori. Il sacerdote dice di averlo avuto dal rigattiere Abelardo Spinabelli, che a sua volta l’ha ricevuto in pagamento da Leonarda Cianciulli. Il commissario arresta tutti e due, ma scopre poi che né il sacerdote né lo Spinabelli hanno a che fare con i delitti e li libera. Da una perquisizione in casa Cianciulli non risulta nulla. Ma improvvisamente il rigattiere ricorda di aver avuto in custodia anche un misterioso mattone. La polizia lo spezza e vi trova i gioielli di Virginia Cacioppo. [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010]

Fermato Giuseppe Pansardi

• Viene fermato Giuseppe Pansardi, figlio di Leonarda Cianciulli. [Sanvitale-Mastronardi 2010]

Nuova perquisizione in casa Pansardi

• Nuova perquisizione in casa Pansardi: dal solaio affiorano una scure piccola, una scure grande, una mannaia da cucina, un martello, un seghetto, una pagina della Gazzetta dello sport, datata 2 dicembre 1940, dove il color rosa della pagina ha preso fortemente di rosso sangue. [Sanvitale-Mastronardi 2010]

Una dentiera e un pezzo di cranio

• Ritrovato nel pozzo nero di casa Cianciulli un pezzo di cranio e una dentiera in porcellana con quattordici denti appartenuta alla Setti. [Sanvitale-Mastronardi 2010]

Il processo a Leonarda Cianciulli e Giuseppe Pansardi

• Alle Assise di Reggio Emilia inizia il processo a Leonarda Cianciulli e Giuseppe Pansardi. La sala è stracolma: studenti, donne, gente col binocolo, ecc. Fanno entrare gli imputati nella gabbia. Sono cinque anni che non si vedono. «È un attimo: Leonarda salta addosso a Peppuccio, il tribunale non esiste più, niente è intorno, un abbraccio lungo, fortissimo, da lasciare senza fiato. Tutti aspettavano l’assassina pelosa e invece il suo primo gesto è d’amore. Sono le 9.40. I due imputati si risiedono nella gabbia (...) Il pubblico ministero è Giulio Laurens, Mevio Magnarini e Giulio Fornaciari difendono quella che è per tutti la Saponificatrice (...) In prima fila c’è Alberta Fanti, la “poliziotta” che ha fatto tuoni e fulmini per vedere la Cianciulli pagare per i suoi assassini. Veste austeramente di nero, è una signora alta e magra, col cappello e la veletta. Ha l’aria soddisfatta di chi sa che non se non ci fosse stata lei non se ne sarebbe fatto niente». «La Cianciulli, pallida, gli occhi affossati, indosso un vestito nero, i capelli grigi acconciati con una civetteria da tutti istintivamente sentita fuori posto, pochi denti davanti, equidistanti come birilli, esordisce così: “Ungetemi di benzina, datemi fuoco, fatemi linciare dalla folla ma fate uscire mio figlio che è innocente”. Parla per ore, stringendo un fazzoletto tra le mani. Della Setti dice: “Era un angelo. Non vedo l’ora di morire per raggiungerla e diventare sua schiava”. Ripete più volte che ha fatto tutto da sola, non per soldi ma per “rendere i figli invulnerabili”». [Sanvitale-Mastronardi 2010] 

La deposizione di Giuseppe Pansardi

• Seconda udienza. Alle 15.30 la deposizione di Giuseppe Pansardi: «Chiamato al pretorio sta in piedi davanti ai giudici, niente sedia, con la sua giacchetta un po’ lisa, tenuta da un bottone davanti. Dichiara che ha avuto una vita difficile, anche a causa delle stranezze della madre: “Effettivamente io ero il cocco di mia madre. Ella manifestava innocenti manie. Avevo 12-13 anni quando tornai a casa e seppi che aveva tentato di suicidarsi (...). Prevedevo di essere arrestato perché sapevo che l’opinione pubblica era contro di me (...). Io in genere rincasavo dopo cena. Era naturale che in casa ci fossero cattivi odori perché il gabinetto era a pozzo nero (...). Imbucai le cartoline perché credetti a mia madre”». [Sanvitale-Mastronardi 2010]

Leonarda ha ucciso per soldi o perché è pazza?

• Durante il processo (che dura fino al 20 luglio 1946), il procuratore generale continua a sostenere che l’imputata non può avere ucciso le tre donne da sola. Leonarda Cianciulli e suo figlio Giuseppe Pansardi hanno agito in coppia, spinti da sordidi motivi di interesse. La madre diventa una belva quando vede accusato il suo Giuseppe: «Mio figlio è innocente: torturatemi, fatemi a pezzi se volete, ma io ripeterò fino alla morte che ho fatto tutto da sola, perché la verità è questa. Giuseppe è innocente, sono io il mostro, io la saponificatrice, io la strega... Mettetemi in croce, se pensate che questo serva a ristabilire la giustizia, ma risparmiate un innocente, il figlio per la cui salvezza ho fatto tutto questo!». Il dilemma è appunto quello: Leonarda Cianciulli, come sostiene il procuratore generale, ha ucciso le sue vittime in piena lucidità per appropriarsi dei loro beni? Oppure, come afferma la difesa, è inferma di mente e credeva davvero di pagare con il sangue di persone innocenti la vita di suo figlio? Inoltre c’è la questione della complicità di Giuseppe. Non ci sono prove contro di lui, se non la certezza che la donna non avrebbe potuto fare tutto il lavoro da sola in pochi minuti. Viene convocato un esperto di medicina legale, il professor Croma, e anche lui sostiene che, per spostare le vittime e farle a pezzi, l’assassina avrebbe avuto bisogno almeno di un’ora e tre quarti di tempo. «Mi ascolti bene, professore!», grida lei. «Metta a mia disposizione un cadavere e gli strumenti che mi avete sequestrato e vi dimostrerò che posso farlo in un quarto d’ora». La leggenda dice che qualche giorno dopo l’imputata viene portata all’obitorio, dove le viene chiesto di dimostrare ciò che ha dichiarato in tribunale sul cadavere di un vagabondo morto in ospedale. La donna prende la sega e i coltelli e smembra il cadavere in dodici minuti. Viene chiesto ancora una volta all’imputata in che modo faceva «sparire» le sue vittime. «Dopo aver fatto a pezzi il cadavere, mettevo la caldaia sul fuoco la sera alle ore 19 e per tutta la notte la lasciavo andare, fino alle 4 del mattino. Il calderone conteneva cinque chili di soda caustica in ebollizione. I pezzi non adatti alla saponificazione, deposti in un bidone a parte, li versavo un po’ nel gabinetto, e un po’ nel canale che scorre vicino casa mia. Finita l’operazione, mi accorsi che nel sapone c’erano dei pezzi più duri. Erano delle ossa che non ero riuscita a saponificare, ma che pure erano divenute fragilissime, tanto che si dissolvevano a toccarle. Il sangue di solito lo riunivo a marmellata con cioccolato, aromi di anice e vaniglia, oppure garofano e cannella. Qualche volta in queste torte, che offrivo alle mie visitatrici, ci mettevo anche un pizzico della polvere ricavata dalle ossa delle morte». Infine l’accusa chiede ai giudici di considerare Leonarda Cianciulli capace di intendere e di volere e dichiara: «Con questo non intendiamo negare che la mente dell’imputata sia malata: quale persona sana avrebbe potuto compiere simili atrocità? Ciò che crediamo di essere riusciti a provare è che nella sua follia questa orrenda donna agì con sorprendente lucidità. Ora vuole farvi credere di avere ucciso per salvare suo figlio, ma in realtà l’ha fatto soltanto per denaro, il denaro delle sue povere, sfortunate vittime. L’avidità è il demone che ha spinto sia la Cianciulli che suo figlio a uccidere: non ve ne sono altri». Viene interpellato il professor Filippo Saporito, docente all’università di Roma, collaboratore di Lombroso e direttore del manicomio giudiziario di Aversa che tiene l’imputata in osservazione nel suo ospedale psichiatrico. Alla fine stabilisce che la donna è incapace di intendere e di volere, resa psichicamente isterica da un’esasperazione dell’istinto materno. Era effettivamente convinta di salvare i figli immolando al loro posto altrettanti innocenti. L’avvocato della difesa riesce così a dimostrare la seminfermità mentale. [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010; Tommaso Besozzi, L’Europeo 1/4/2001]

La Saponificatrice condannata a 30 anni più tre di manicomio

• Ultima udienza del processo a Leonarda Cianciulli e al figlio Giuseppe Pansardi. «I Pansardi sono nella gabbia, l’aula è piena di curiosi, giornalisti. La gente straborda fino al posto degli avvocati. Un carabiniere dà una sigaretta a Peppuccio. Leonarda attende la sentenza con le braccia incrociate e la testa appoggiata alla gabbia. Ad un certo punto s’è messa a piangere piano. Lui s’è messo a leggere il giornale (...). Finalmente, i giurati escono, alle 13.15. Due ore e mezza di camera di consiglio. Il Presidente, in piedi, legge. Lei è impassibile, lui è pallidissimo. Quattro minuti dopo si conclude questa grande storia di cronaca nera. Leonarda: 30 anni di carcere e tre di manicomio. Seminfermità mentale. Giuseppe: assolto per insufficienza di prove. Succede di tutto. La gente applaude. Lei salta come una molla, grida: “Dio sia benedetto! Dio sia benedetto! Viva la legge! Popolo di Reggio, perdonami che io ti perdono!”. Poi si getta tra le braccia del figlio. Lui scoppia a piangere. Alcune donne sono venute fuori dalla platea e cercano tra le sbarre di abbracciare Giuseppe. Il Pubblico ministero scrive in fretta e controvoglia l’ordine di scarcerazione per lui». [Tani 1999; Sanvitale-Mastronardi 2010]

La Saponificatrice di Correggio muore in manicomio

• Alle compagne di cella Leonarda Cianciulli ripeteva spesso: «Le carte mi dicono che sarò libera nel 1970». Infatti, il 15 ottobre, muore a 78 anni, colpita da apoplessia cerebrale, nel manicomio di Pozzuoli dove è stata trasferita da qualche anno. [Tani 1999]