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 2017  dicembre 19 Martedì calendario

Simbirsk (Russia) 22 aprile 1870 - Gorki (Unione Sovietica) 21 gennaio 1924. Politico russo, leader della Rivoluzione d’ottobre. Dal novembre 1917 alla morte presidente del Consiglio dei commissari del popolo (della Federazione russa e dal dicembre 1922 dell’Urss).
• Di famiglia piccolo borghese, fu studente brillante nonostante la giovinezza segnata dalla vicenda del fratello maggiore Aleksej, impiccato nel 1887 per aver partecipato alla preparazione di un attentato allo zar Alessandro III. Cominciò a interessarsi attivamente di politica all’università, facoltà di Legge, dalla quale però fu espulso. Si laureò più tardi a San Pietroburgo a pieni voti, anche se poi esercitò pochissimo la professione. Studiati Marx ed Engels, prese le distanze dal movimento populista e iniziò a delineare la sua concezione del processo rivoluzionario. Arrestato nel dicembre 1895, scontò quattordici mesi di carcere e tre anni di esilio in Siberia. Costretto quindi a lasciare la Russia si stabilì a Monaco di Baviera e poi a Zurigo, dove fondò il periodico Iskra (Scintilla) con l’obiettivo di diffondere clandestinamente il marxismo in Russia. Quando il Partito socialdemocratico russo nel 1903 si divise in due fazioni, i menscevichi e i bolscevichi (massimalisti e maggioranza), assunse la guida di questi ultimi. All’inizio della guerra mondiale denunciò la politica dei partiti socialisti europei che appoggiavano lo sforzo bellico dei rispettivi paesi e sostenne la necessità di trasformare in rivoluzione la guerra «imperialista» (scrisse in questi anni Imperialismo, fase suprema del capitalismo).
• Scoppiata in Russia la rivoluzione del febbraio 1917, tornò a Pietrogrado su un treno speciale messo a disposizione dalla Germania, che già aveva generosamente finanziato il suo movimento per fomentare la rivoluzione e di conseguenza il disimpegno della Russia dalla guerra. Nelle Tesi di aprile (un programma in dieci punti pubblicato il 7 aprile) dichiarò di nuovo l’opposizione alla guerra e la necessità di superare la prima fase della rivoluzione (rappresentata dal governo provvisorio di Kerenskij), che aveva dato il potere alla borghesia. Tra i primi obiettivi, la distribuzione della terra ai contadini e la nazionalizzazione delle banche. Per evitare l’arresto si rifugiò in Finlandia dove scrisse Stato e rivoluzione e pose le basi per la seconda fase della rivoluzione. Tornato a Pietrogrado, guidò l’insurrezione armata (7 novembre 1917) che portò al potere i bolscevici e aprì la strada a una lunga e a tratti spietata guerra civile. Diventò presidente del Consiglio dei commissari del popolo (capo del nuovo governo) e insistette per un armistizio con la Germania, anche alle sue durissime condizioni. Il 3 marzo 1917 fu firmato il trattato di pace a Brest-Litovsk. Governò il paese fino alla morte.