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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

Biografie dei presidenti italiani
Giuseppe Saragat

Biografia di Giuseppe Saragat

Torino 19 settembre 1898 – Roma 11 giugno 1988. Politico. Socialista. Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971. Figlio di un magistrato di origine sarda, laureatosi in Scienze economiche e commerciali nel 1919, aderì al partito socialista nel ’22 e nel ’26 espatriò; rientrato in Italia nel ’43, fu ministro senza portafoglio (1944) con Bonomi; personaggio di spicco della resistenza, fu presidente della Costituente fino a quando dette vita al Psli, poi Psdi, lasciando il posto a Terracini; vice-presidente del Consiglio (1947-1948) nel IV De Gasperi e poi ancora vice-presidente e ministro della marina mercantile (1948-1950) nel V De Gasperi; segretario del Psdi (1952-1963), di nuovo vice-presidente (1954-1955) con Scelba e Segni e poi agli Esteri (1963-1964) con Moro, lasciò il dicastero quando fu eletto presidente della Repubblica succedendo a Segni. Senatore a vita al termine del suo mandato (1971), tornò all’attività politica in seno al Psdi, di cui fu presidente dal 1975 e, per breve tempo, di nuovo segretario (1976).

• Sposato con Giuseppina Bollani dalla quale ha avuto due figli: Giovanni (Ambasciatore d’Italia in Belgio) ed Ernestina.

• «Ricoprì la carica di capo dello Stato in una fase di straordinaria turbolenza, caratterizzata dalla contestazione studentesca e dalle agitazioni operaie dell’autunno caldo, mentre la coalizione di centrosinistra si andava indebolendo sempre più, anche in seguito alle elezioni del 1968. Tra l’altro il presidente della Repubblica, filoamericano e filoisraeliano convinto, si trovò spesso in scarsa sintonia con politiche governative che tendevano ad allentare, sia pure cautamente, il vincolo atlantico e guardavano con favore ai Paesi arabi». [Antonio Carioti, Il grande gioco del Quirinale, Corriere della Sera marzo 2013]

• «In un’unica occasione il Pci starà dalla sua parte: quando il presidente concederà la grazia a un criminale della guerra partigiana, Francesco Moranino, tra le violente polemiche del centrodestra. Qualcuno arriverà a insinuare che quello fosse il prezzo pagato per l’appoggio comunista alla sua scalata al Colle. In politica estera, Saragat si conferma un leale alleato del fronte atlantico, anche se una sua strigliata al presidente Usa Lyndon Johnson su “questa guerra del Vietnam che dura troppo a lungo e che dovete chiudere” viene accolta con fastidio alla Casa Bianca. Sul fronte interno, sono anni terribili: il Sessantotto, le violenze di piazza, le prime bombe, la strategia della tensione che qualche dietrologo vorrebbe far risalire addirittura a lui. Intanto, il centrosinistra sta tramontando per colpa dei socialisti, che alzano continuamente la posta invocando “equilibri più avanzati” (verso il Pci) e della sinistra Dc ora capitanata da Moro, mollemente rassegnato all’abbraccio più o meno lontano con i comunisti. In questi giochi di palazzo Saragat mette spesso lo zampino, patrocinando dal Colle – con interventi ai limiti della Costituzione – la riunificazione socialista. Che però durerà l’espace d’un matin. Per non finire stritolati nell’abbraccio mortale Psi-Pci, i socialdemocratici faranno ben presto marcia indietro. Si dirà che, nei giorni burrascosi della contestazione e degli scontri di piazza , Saragat accarezzasse addirittura il proposito di improvvisarsi come “il De Gaulle italiano” con un pronunciamento per la Repubblica presidenziale, sul modello appena adottato in Francia dal generale suo idolo. Ma che i consiglieri l’avessero convinto a soprassedere. [Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano 13/4/2013]

• Fu il primo presidente della Repubblica fortemente tentato dalla rielezione: convinse i socialdemocratici tedeschi a offrire 200 miliardi al Pci in cambio di un sostegno al momento del voto. Il Pci (era allora segretario Longo) sottopose la questione ai sovietici: accettando si sarebbero liberati dalla dipendenza economica da Mosca. Vi fu una riunione di vertice al Pcus e la richiesta italiana venne bocciata per un voto. [Giorgio Dell’Arti, Vanity Fair maggio 2006]

Torino 19 settembre 1898 – Roma 11 giugno 1988. Politico. Socialista. Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971. Figlio di un magistrato di origine sarda, laureatosi in Scienze economiche e commerciali nel 1919, aderì al partito socialista nel ’22 e nel ’26 espatriò; rientrato in Italia nel ’43, fu ministro senza portafoglio (1944) con Bonomi; personaggio di spicco della resistenza, fu presidente della Costituente fino a quando dette vita al Psli, poi Psdi, lasciando il posto a Terracini; vice-presidente del Consiglio (1947-1948) nel IV De Gasperi e poi ancora vice-presidente e ministro della marina mercantile (1948-1950) nel V De Gasperi; segretario del Psdi (1952-1963), di nuovo vice-presidente (1954-1955) con Scelba e Segni e poi agli Esteri (1963-1964) con Moro, lasciò il dicastero quando fu eletto presidente della Repubblica succedendo a Segni. Senatore a vita al termine del suo mandato (1971), tornò all’attività politica in seno al Psdi, di cui fu presidente dal 1975 e, per breve tempo, di nuovo segretario (1976).

• Sposato con Giuseppina Bollani dalla quale ha avuto due figli: Giovanni (Ambasciatore d’Italia in Belgio) ed Ernestina.

• «Ricoprì la carica di capo dello Stato in una fase di straordinaria turbolenza, caratterizzata dalla contestazione studentesca e dalle agitazioni operaie dell’autunno caldo, mentre la coalizione di centrosinistra si andava indebolendo sempre più, anche in seguito alle elezioni del 1968. Tra l’altro il presidente della Repubblica, filoamericano e filoisraeliano convinto, si trovò spesso in scarsa sintonia con politiche governative che tendevano ad allentare, sia pure cautamente, il vincolo atlantico e guardavano con favore ai Paesi arabi». [Antonio Carioti, Il grande gioco del Quirinale, Corriere della Sera marzo 2013]

• «In un’unica occasione il Pci starà dalla sua parte: quando il presidente concederà la grazia a un criminale della guerra partigiana, Francesco Moranino, tra le violente polemiche del centrodestra. Qualcuno arriverà a insinuare che quello fosse il prezzo pagato per l’appoggio comunista alla sua scalata al Colle. In politica estera, Saragat si conferma un leale alleato del fronte atlantico, anche se una sua strigliata al presidente Usa Lyndon Johnson su “questa guerra del Vietnam che dura troppo a lungo e che dovete chiudere” viene accolta con fastidio alla Casa Bianca. Sul fronte interno, sono anni terribili: il Sessantotto, le violenze di piazza, le prime bombe, la strategia della tensione che qualche dietrologo vorrebbe far risalire addirittura a lui. Intanto, il centrosinistra sta tramontando per colpa dei socialisti, che alzano continuamente la posta invocando “equilibri più avanzati” (verso il Pci) e della sinistra Dc ora capitanata da Moro, mollemente rassegnato all’abbraccio più o meno lontano con i comunisti. In questi giochi di palazzo Saragat mette spesso lo zampino, patrocinando dal Colle – con interventi ai limiti della Costituzione – la riunificazione socialista. Che però durerà l’espace d’un matin. Per non finire stritolati nell’abbraccio mortale Psi-Pci, i socialdemocratici faranno ben presto marcia indietro. Si dirà che, nei giorni burrascosi della contestazione e degli scontri di piazza , Saragat accarezzasse addirittura il proposito di improvvisarsi come “il De Gaulle italiano” con un pronunciamento per la Repubblica presidenziale, sul modello appena adottato in Francia dal generale suo idolo. Ma che i consiglieri l’avessero convinto a soprassedere. [Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano 13/4/2013]

• Fu il primo presidente della Repubblica fortemente tentato dalla rielezione: convinse i socialdemocratici tedeschi a offrire 200 miliardi al Pci in cambio di un sostegno al momento del voto. Il Pci (era allora segretario Longo) sottopose la questione ai sovietici: accettando si sarebbero liberati dalla dipendenza economica da Mosca. Vi fu una riunione di vertice al Pcus e la richiesta italiana venne bocciata per un voto. [Giorgio Dell’Arti, Vanity Fair maggio 2006]