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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

1955-1962 – Biografia di Giovanni Gronchi
Giovanni Gronchi

Pontedera (Pisa) 1887 – Roma 1978. Politico. Democristiano. Presidente della Repubblica dall’11 maggio 1955 al 5 maggio 1962.

La carriera politica • Laurea in Lettere a Pisa, fu eletto deputato del Ppi nel 1919. Partecipò alla prima fase del governo Mussolini come sottosegretario, ma si ritirò quasi subito a vita privata. Guidò la prima aggregazione sindacale d’ispirazione cristiana, la Confederazione italiana dei lavoratori (Cil). Fu poi tra i fondatori della Dc e la rappresentò nel Cln. Critico verso la linea degasperiana, reclamava una maggiore attenzione al mondo del lavoro e una minore dipendenza dagli Stati Uniti in politica estera. Ministro dell’Industria (1944 – 1946) con Bonomi, Parri e De Gasperi, fu presidente della Camera dal 1948 al 1955.

La presidenza • Eletto presidente della Repubblica al quarto scrutinio con 658 voti su 883, con suffragi democristiani, comunisti, socialisti, monarchici e missini. «Per la corsa al Quirinale il segretario della Dc Amintore Fanfani puntava sul presidente del Senato Cesare Merzagora, eletto come indipendente nelle liste della Dc, ma Gronchi può contare su rilevanti settori dei gruppi parlamentari democristiani, che mal sopportano il piglio risoluto del segretario, e su un atteggiamento disponibile delle sinistre, che apprezzano la sua insofferenza per il vincolo atlantico. Anche a destra c’è chi guarda a Gronchi di buon’occhio, con l’intenzione di indebolire Fanfani e la sua linea di apertura ai socialisti. È così che il presidente della Camera raccoglie di votazione in votazione sempre maggiori consensi. E alla fine lo stesso Fanfani deve convergere sulla sua candidatura, per evitare il rischio che un democristiano diventi presidente della Repubblica senza l’appoggio ufficiale della Dc». [Antonio Carioti, Il grande gioco del Quirinale, Corriere della Sera aprile 2013] • Durante gli anni del Quirinale si attirò non poche critiche per il suo eccessivo interventismo. In politica internazionale, per esempio, con i suoi viaggi all’estero Gronchi esercitò una sorta di diplomazia parallela rispetto a quella del governo, in sintonia con l’azione che all’epoca stava svolgendo l’Eni di Enrico Mattei. Inoltre affermò apertamente che il compito del Quirinale non era solo designare il presidente del Consiglio, ma anche operare attivamente per risolvere le crisi di governo. • In politica interna perseguiva l’apertura ai socialisti, ma era disposto anche a promuovere governi con l’appoggio delle destre. La situazione precipitò nel 1960 con il governo diretto dal democristiano Fernando Tambroni, fedelissimo di Gronchi, che si reggeva sull’appoggio determinante del Msi: in quell’estate la convocazione del congresso neofascista a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza, provocò in tutta Italia gravi disordini, con una decina di morti, e portò alla caduta dell’esecutivo. A quel punto Gronchi dovette accettare che si andasse verso una cauta apertura al Psi gestita dal suo rivale Fanfani. Dopo la crisi di Tambroni, che segnò il fallimento della sua linea «presidenzialista», il capo dello Stato imboccò la via del declino. • Di fatto la conclusione del mandato al Quirinale coincise con la fine della carriera politica di Gronchi.

Vita privata • «Aveva una passione smodata per le donne e non si conta il numero di signore che all’epoca vennero chiacchierate come sue amanti. Del resto aveva una moglie fredda, magra e così alta (Carla Bissatini) che lui la costringeva a portare sempre le scarpe basse e a starsene lontano quando c’era da far foto». [Giorgio Dell’Arti, Vanity Fair maggio 2006] La moglie viveva in una traversa di via Nomentana e a Palazzo si vedeva pochissimo. [Sergio Piscitello, Gli inquilini del Quirinale, Bur Rizzoli 1999] • «Tanto aperto con le critiche era stato Einaudi, tanto è intollerante Gronchi. Ne fanno le spese Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, che una sera, nel programma Rai Un due tre, accennano a una parodia di un incidente occorso al presidente qualche giorno prima nel palco d’onore della Scala di Milano, e rigorosamente censurato dai principali giornali e dai tg: presenziando a un concerto accanto al generale Charles de Gaulle, a causa di un commesso distratto che non gli ha avvicinato la poltrona alle terga, Gronchi è precipitato a terra fra i risolini degli spettatori nei palchi circostanti. Tognazzi e Vianello mimano la caduta, senza far nomi né dire una parola. Ma tanto basta a scatenare le ire del Quirinale e indurre la Rai a chiudere il programma». [Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano 11/4/2013]

Biografia di Giovanni Gronchi

Pontedera (Pisa) 1887 – Roma 1978. Politico. Democristiano. Presidente della Repubblica dall’11 maggio 1955 al 5 maggio 1962.

La carriera politica • Laurea in Lettere a Pisa, fu eletto deputato del Ppi nel 1919. Partecipò alla prima fase del governo Mussolini come sottosegretario, ma si ritirò quasi subito a vita privata. Guidò la prima aggregazione sindacale d’ispirazione cristiana, la Confederazione italiana dei lavoratori (Cil). Fu poi tra i fondatori della Dc e la rappresentò nel Cln. Critico verso la linea degasperiana, reclamava una maggiore attenzione al mondo del lavoro e una minore dipendenza dagli Stati Uniti in politica estera. Ministro dell’Industria (1944 – 1946) con Bonomi, Parri e De Gasperi, fu presidente della Camera dal 1948 al 1955.

La presidenza • Eletto presidente della Repubblica al quarto scrutinio con 658 voti su 883, con suffragi democristiani, comunisti, socialisti, monarchici e missini. «Per la corsa al Quirinale il segretario della Dc Amintore Fanfani puntava sul presidente del Senato Cesare Merzagora, eletto come indipendente nelle liste della Dc, ma Gronchi può contare su rilevanti settori dei gruppi parlamentari democristiani, che mal sopportano il piglio risoluto del segretario, e su un atteggiamento disponibile delle sinistre, che apprezzano la sua insofferenza per il vincolo atlantico. Anche a destra c’è chi guarda a Gronchi di buon’occhio, con l’intenzione di indebolire Fanfani e la sua linea di apertura ai socialisti. È così che il presidente della Camera raccoglie di votazione in votazione sempre maggiori consensi. E alla fine lo stesso Fanfani deve convergere sulla sua candidatura, per evitare il rischio che un democristiano diventi presidente della Repubblica senza l’appoggio ufficiale della Dc». [Antonio Carioti, Il grande gioco del Quirinale, Corriere della Sera aprile 2013] • Durante gli anni del Quirinale si attirò non poche critiche per il suo eccessivo interventismo. In politica internazionale, per esempio, con i suoi viaggi all’estero Gronchi esercitò una sorta di diplomazia parallela rispetto a quella del governo, in sintonia con l’azione che all’epoca stava svolgendo l’Eni di Enrico Mattei. Inoltre affermò apertamente che il compito del Quirinale non era solo designare il presidente del Consiglio, ma anche operare attivamente per risolvere le crisi di governo. • In politica interna perseguiva l’apertura ai socialisti, ma era disposto anche a promuovere governi con l’appoggio delle destre. La situazione precipitò nel 1960 con il governo diretto dal democristiano Fernando Tambroni, fedelissimo di Gronchi, che si reggeva sull’appoggio determinante del Msi: in quell’estate la convocazione del congresso neofascista a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza, provocò in tutta Italia gravi disordini, con una decina di morti, e portò alla caduta dell’esecutivo. A quel punto Gronchi dovette accettare che si andasse verso una cauta apertura al Psi gestita dal suo rivale Fanfani. Dopo la crisi di Tambroni, che segnò il fallimento della sua linea «presidenzialista», il capo dello Stato imboccò la via del declino. • Di fatto la conclusione del mandato al Quirinale coincise con la fine della carriera politica di Gronchi.

Vita privata • «Aveva una passione smodata per le donne e non si conta il numero di signore che all’epoca vennero chiacchierate come sue amanti. Del resto aveva una moglie fredda, magra e così alta (Carla Bissatini) che lui la costringeva a portare sempre le scarpe basse e a starsene lontano quando c’era da far foto». [Giorgio Dell’Arti, Vanity Fair maggio 2006] La moglie viveva in una traversa di via Nomentana e a Palazzo si vedeva pochissimo. [Sergio Piscitello, Gli inquilini del Quirinale, Bur Rizzoli 1999] • «Tanto aperto con le critiche era stato Einaudi, tanto è intollerante Gronchi. Ne fanno le spese Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, che una sera, nel programma Rai Un due tre, accennano a una parodia di un incidente occorso al presidente qualche giorno prima nel palco d’onore della Scala di Milano, e rigorosamente censurato dai principali giornali e dai tg: presenziando a un concerto accanto al generale Charles de Gaulle, a causa di un commesso distratto che non gli ha avvicinato la poltrona alle terga, Gronchi è precipitato a terra fra i risolini degli spettatori nei palchi circostanti. Tognazzi e Vianello mimano la caduta, senza far nomi né dire una parola. Ma tanto basta a scatenare le ire del Quirinale e indurre la Rai a chiudere il programma». [Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano 11/4/2013]