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Biografia dei due marò
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• Torre a Mare (Bari), 1978. Sergente della Marina italiana. Fuciliere del Battaglione San Marco, in servizio presso la caserma Carlotto di Brindisi. Fermato in India, nello Stato del Kerala, il 15 febbraio 2012 insieme al collega Massimiliano Latorre, con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani. Da allora, dopo un periodo di detenzione, i due sono in libertà vigilata a Kochi, in attesa che la Corte suprema indiana stabilisca se la giurisdizione sul caso appartenga all’India o all’Italia
• Il 15 febbraio la petroliera Enrica Lexie, degli armatori napoletani D’Amato, naviga a 30 miglia dalla costa del Kerala, una striscia di terra che si trova sulla punta occidentale della penisola indiana. A bordo sei marò italiani del reggimento San Marco, ingaggiati per affrontare, nell’eventualità, i pirati che infestano la zona. Secondo la versione degli italiani, intorno alle tre del pomeriggio il team di protezione militare della petroliera (sei uomini, pagati ciascuno 500 euro al giorno) ha gridato che un peschereccio si stava avvicinando, con aria aggressiva. Il comandante Umberto Vitelli dice di aver subito fatto attivare le sirene esterne, mentre i sei militari prendevano posizione e avvertivano il peschereccio, di nome Saint Anthony, di non avvicinarsi. Quello non se ne dava per inteso. Partivano allora tre raffiche, sparate – stando sempre al racconto degli italiani – in acqua. Dopo la terza raffica, il peschereccio voltava la prua e se ne andava. Ma poco dopo dal comando di Bombay arrivava la richiesta di entrare nel porto di Kochi: la polizia di Kerala aveva trovato a bordo del Saint Anthony molte armi. Senonché, una volta arrivati in porto, gli italiani venivano accusati di aver sparato ad altezza d’uomo, di aver ucciso due pescatori innocenti e disarmati di 25 e 45 anni (Ajesh Binki e Jala Stein) e, alla fine Latorre e Girone venivano interrogati e poi chiusi in una villa non si sa se in stato di fermo o di arresto. La nostra diplomazia, che ha mandato sul posto una rappresentanza dei ministeri degli Esteri, della Difesa e della Giustizia, sostiene che l’episodio è avvenuto in acque internazionali, dove la giurisdizione è determinata dalla bandiera: toccherebbe quindi all’Italia processare gli eventuali colpevoli. Gli indiani spostano l’episodio a meno di 20 miglia, cioè nelle loro acque. L’International Maritime Bureau però ha segnalato, in quelle stesso ore, un attacco fallito a un’altra petroliera (due imbarcazioni di pirati a due miglia e mezza dal porto). È in questa operazione che potrebbero in realtà essere stati uccisi i due pescatori. Il ministro Terzi per due volte nel giro di un mese si è recato in India senza riuscire a ottenere il rilascio dei due, che sono stati trattenuti in un carcere di Trivandrum (nel Kerala), quindi trasferiti in un ex riformatorio a Kochi fino alla libertà su cauzione (20 milioni di rupie, circa 290 mila euro), concessa nel giugno 2012 con l’obbligo di firma tutte le mattine, il ritiro dei passaporti e il divieto di allontanarsi dal commissariato locale. Da allora, Girone e Latorre, alloggiati in un hotel di Kochi, aspettano che venga chiarita la loro posizione giuridica. Fanno jogging e palestra, ricevono posta dall’Italia, parlano con i familiari via Skype, mangiano quasi solo cibi italiani. Per la Marina sono ufficialmente in servizio, in missione in India. Il processo, aperto dallo Stato del Kerala, è fermo nell’attesa che la Corte suprema indiana stabilisca se la giurisdizione sul caso appartenga all’Italia o all’India. Le prove balistiche effettuate dal Forensic Team di Trivandrum, a cui sono stati ammessi due carabinieri italiani senza voce in capitolo, avrebbero dimostrato che a sparare il 15 febbraio sono stati due fucili Beretta sequestrati sulla “Lexie”. Nel frattempo, nell’aprile 2012, il governo italiano ha versato dieci milioni di rupie (150 mila euro), a ciascuna delle famiglie dei due pescatori uccisi. Gli avvocati indiani hanno parlato di risarcimento, il ministro della Difesa italiano Di Paola di «donazione».  

• Prima di intraprendere la carriera militare faceva l’aiutante barbiere nella bottega Miccoli, nel centro di Torre a Mare. Sedici anni fa è entrato in marina ed è stato trasferito al battaglione San Marco di Brindisi. [Marzo, Corriere del Mezzogiorno 21/7]
• Sposato con Giovanna Ardito, due figli, Michele 10 anni e Martina 5.

[Leggi anche l’apertura del Foglio del lunedì del 27/12]
Giorgio Dell’Arti
Catalogo dei viventi 2015 (in preparazione)
scheda aggiornata al 4 ottobre 2013

Giovedì 26 maggio 2016
DAI GIORNALI DI OGGI

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