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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

La Grande Guerra

010 La pace e le sue conseguenze

L’assassinio di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg

Berlino - Il governo socialdemocratico di transizione reprime nel sangue la cosiddetta rivolta di gennaio, tendente a rovesciare con intenti rivoluzionari lo stesso governo. Elementi dell’esercito o dei Corpi franchi (paramilitari di recente costituzione) catturano e uccidono Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, leader del Partito comunista tedesco (nel 1916 avevano fondato il Gruppo Spartaco, pacifista, diventato poi Lega spartachista. Vedi anche il paragrafo 347).

Si apre a Parigi la Conferenza di pace

Parigi - Alle 15.15 al Quai d’Orsay, il Ministero degli Esteri francese, si apre formalmente la Conferenza di pace. Sono passati poco più di due mesi dalla cessazione delle ostilità tra gli Imperi centrali e gli Alleati. Data offensiva per la Germania: lo stesso 18 gennaio di 48 anni prima, a Versailles, era stato solennemente proclamato l’Impero tedesco.

La valuta di Wilson e il prezzo da pagare all’Italia

Parigi - Il ministro degli Esteri britannico Arthur James Balfour al delegato Harold Nicolson, a proposito di un suo dialogo con il presidente americano Wilson sulle promesse fatte dagli Alleati all’Italia durante la guerra: «Quando eravamo messi male, abbiamo chiesto all’Italia di affiancarci nel conflitto, a un certo prezzo. L’Italia ha accettato e, se ce lo chiede, siamo tenuti a pagare il conto. D’altra parte, sia noi sia gli italiani ci siamo impegnati a rispettare i principi di Wilson. E con questi principi il nostro prezzo ha una nuova valuta. Se gli italiani vorranno essere pagati in questa nuova valuta, bene. Se insistono a voler essere pagati nella vecchia, allora dovremo mantenere alla lettera la nostra promessa».

I bolscevichi prendono Kiev

Kiev - Guerra civile in Russia. I bolscevichi occupano Kiev.

Subito «divergenze incolmabili» tra Italia e Stati Uniti

Versailles - Conferenza di pace. I delegati italiani espongono ufficialmente le loro richieste: la frontiera del Brennero, l’Istria e la Dalmazia centrale più Fiume. «Le divergenze si presentano incolmabili» (da un telegramma del presidente del Consiglio Orlando al re Vittorio Emanuele III dopo un colloquio con il presidente americano Wilson).

Churchill vuol fare guerra alla Russia

Londra - Winston Churchill, ministro britannico della Guerra e dell’aria, preoccupato per una possibile allargamento del comunismo in Europa (nei giorni scorsi ha detto al premier Lloyd George che riconoscere i bolscevichi sarebbe come legalizzare la sodomia), informa Downing Street sulla necessità di preparare un piano di guerra. Ma per Lloyd George «una guerra contro la Russia non farebbe che rafforzare il bolscevismo nella stessa Russia, e crearlo in casa». Contrario anche il presidente americano Wilson.

La Polonia cerca uno sbocco sul Baltico

Versailles - Conferenza di pace. La commissione polacca raccomanda per la Polonia confini che, attraverso una striscia di territorio, dividano la Prussia orientale dal resto della Germania e diano al paese uno sbocco sul mar Baltico. Quella striscia sarà presto conosciuta come il corridoio polacco, o corridoio di Danzica.

Nascono a Milano i Fasci di combattimento

Milano - In una sala del Circolo dell’alleanza industriale, in piazza San Sepolcro, Benito Mussolini fonda il movimento dei Fasci italiani di combattimento (dall’8 novembre 1921 Partito nazionale fascista).

Lloyd George: non disseminiamo l’Europa di Alsazie-Lorene

Parigi - Il premier britannico Lloyd George firma il cosiddetto Memorandum di Fontainebleau, in cui avverte che lo spirito di vendetta nell’ora della vittoria non favorirebbe la giustizia e la riconciliazione ma il revanscismo tedesco e la propaganda bolscevica, e in tal caso il bolscevismo russo potrebbe godere dell’appoggio «dei più abili organizzatori di risorse nazionali esistenti al mondo». Mettere i tedeschi sotto il dominio altrui vorrebbe dire «disseminare l’Europa di Alsazie-Lorene». «La proposta della commissione polacca, che vorrebbe porre 2.100.000 tedeschi sotto il controllo di un popolo di religione diversa e che non ha mai dimostrato una capacità di auto-governo stabile in tutta la sua storia, a mio giudizio, porterà prima o poi a una nuova guerra nell’Europa orientale».
• La Francia non sente ragioni (quello cui tiene davvero, dirà il giorno dopo il primo ministro Clemenceau, «è che i tedeschi di Danzica siano ceduti ai polacchi»). I timori di Lloyd George cadono nel vuoto.

Una commissione per le riparazioni di guerra

Versailles - Conferenza di pace. Gli Alleati, divisi sul calcolo e l’entità dei danni di guerra da attribuire agli Imperi centrali, affidano il compito a una commissione delle riparazioni.

Pronto lo statuto della Lega delle nazioni

Versailles - La Conferenza di pace adotta all’unanimità la bozza di istituzione della Lega delle nazioni.

Il primo ministro Orlando in lacrime per Fiume

Versailles - Sul tavolo della Conferenza di pace i compensi territoriali all’Italia. Oltre ai vantaggi territoriali previsti dal Patto di Londra del 26 aprile 1915 (Trentino e Sud Tirolo, Venezia Giulia, Istria e Dalmazia), il presidente del Consiglio Orlando chiede con forza anche il porto croato di Fiume, città a maggioranza italiana (che il 30 ottobre 1918 ha proclamato idealmente l’annessione al Regno d’Italia) ma con periferia slava. Il presidente americano Wilson, che non si sente nemmeno vincolato al Patto di Londra, non avendolo firmato e non accettando per principio la diplomazia segreta, si oppone. La nascita della Jugoslavia (Regno dei serbi, croati e sloveni) ostacola ulteriormente le rivendicazioni italiane. Il premier britannico Lloyd George chiede all’Italia, che ha fatto grandi sacrifici in guerra, un ultimo sacrificio per la pace. Orlando ha un crollo emotivo e scoppia a piangere.

Guerra russo-polacca, bolscevichi sconfitti a Wilno

Wilno (attuale Vilnius, Lituania) - L’esercito polacco caccia i bolscevichi da Wilno. Mentre alla Conferenza di pace a Versailles i delegati discutono i confini occidentali della Polonia con la Germania, sulla frontiera orientale si è aperto un nuovo fronte di guerra fra le truppe del generale Piłsudski, presidente del paese dal novembre 1918 e comandante in capo dell’esercito polacco, e l’Armata Rossa. I bolscevichi vedono la Polonia come un ponte attraverso il quale diffondere la rivoluzione in Occidente, i polacchi temono una nuova dominazione russa: per questo Piłsudski mira a una grande Polonia sottraendo Lituania, Bielorussia e Ucraina all’area d’influenza russa. Dopo tre giorni di combattimenti strada per strada, i polacchi occupano Wilno.

Appello di Wilson al popolo italiano

Versailles - Conferenza di pace. «Manifesto al popolo italiano» di Wilson (sui giornali il 25 aprile). Il presidente americano sostiene che il Patto di Londra debba essere accantonato, viste le circostanze radicalmente mutate, e che l’Italia dovrebbe essere soddisfatta dall’acquisizione dei territori del Trentino e dell’Alto Adige. Anche il primo ministro britannico Lloyd George, d’accordo con Wilson, respinge la richiesta italiana di annettere Fiume, che secondo il Patto di Londra doveva essere assegnata alla Croazia.

Dopo lo schiaffo di Wilson, Orlando lascia Versailles

Versailles - Conferenza di pace. Grande irritazione degli italiani per l’iniziativa di Wilson che, sottolinea Orlando in un contro-manifesto, ha tentato di contrapporre il popolo italiano al suo legittimo governo scavalcando i normali canali diplomatici. Fallito un estremo tentativo di mediazione, in serata il presidente del Consiglio italiano lascia la Conferenza di pace e torna in treno a Roma. Nella capitale sarà accolto come un eroe nazionale al grido «Viva Orlando! Viva Fiume! Viva l’Italia!».
• «Orlando non intendeva disertare la Conferenza; suo scopo era ottenere un voto di fiducia della Camera per poi tornare a Parigi con maggiore forza contrattuale» [O].

Fiducia a Orlando alla Camera

Roma - La Camera dei deputati rinnova la fiducia al presidente del Consiglio Orlando.

Gli italiani tornano alla Conferenza di pace

Versailles - Orlando e Sonnino tornano alla Conferenza di pace. Nonostante gli sforzi e le discussioni delle settimane successive, ogni tentativo di raggiungere un compromesso su Fiume fallirà.  

Ai tedeschi la bozza del trattato di pace

• Al palazzo Grand Trianon di Versailles la delegazione tedesca guidata dal ministro degli Esteri Ulrich von Brockdorff-Rantzau riceve la bozza del trattato di pace. Nel discorso che segue, Brockdorff-Rantzau respinge l’idea che vede nella Germania l’unica responsabile della guerra.

Ventimila greci a Smirne, battaglia con i turchi

Smirne (Turchia) - Ventimila soldati greci sbarcano a Smirne (che ha una forte comunità greca), protetti da una flotta multinazionale di britannici, francesi e americani. Battaglia con i turchi: i greci, accolti come liberatori dai cristiani della regione, hanno presto ragione, occupano la città e avanzano nell’interno. Pochi giorni dopo il generale turco Mustafà Kemal (più tardi Atatürk) comincia a organizzare la resistenza.

Mussolini: a Parigi si uccide l’onore dell’Italia

• Scrive Benito Mussolini: «L’uomo che ebbe gran parte di responsabilità nella Caporetto militare, sta preparando, incoscientemente perché si tratta di un rammollito che si tira innanzi a furia di zabaglioni concentrati, la Caporetto diplomatica per l’Italia [...] L’on. Orlando, anima di avvocato e di deputato, che non ha sentito la guerra, non solo perché non l’ha fatta, ma perché è rimasta fondamentalmente estranea al suo spirito “cattedratico” e professorale, non comprende che la lunga e inutile contrattazione di Parigi è l’assassinio vero e proprio dell’onore d’Italia».

«Le pretese vanno oltre la forza del popolo tedesco»

Versailles - Conferenza di pace. Memorandum di protesta della delegazione tedesca contro le proposte avanzate dagli Alleati («Quando noi leggemmo quel documento rimanemmo inorriditi al sentire quali sono le imposizioni della forza vittoriosa dell’avversario [...] Le pretese vanno oltre la forza del popolo tedesco»). Controproposte tedesche: plebiscito in Alsazia-Lorena, riparazioni fissate in 100 miliardi di marchi oro, inchiesta neutrale sulle responsabilità della guerra ecc. Tutte respinte.

Gli americani si ritirano dal nord della Russia

Russia - Le truppe americane cominciano il ritiro da Arcangelo e Vladivostok, nel nord della Russia. Nella guerra non dichiarata contro l’Armata Rossa hanno avuto 225 morti, tra ammalati e caduti in battaglia.

La battaglia perduta di John Maynard Keynes

Versailles - Conferenza di pace. «Anche in queste ultime, angosciose settimane ho continuato a sperare che trovaste un modo qualunque per fare del trattato un documento giusto e realistico. Ma ora è troppo tardi, evidentemente. La battaglia è perduta». Il grande economista John Maynard Keynes comunica al premier britannico Lloyd George le proprie dimissioni dall’incarico di rappresentante del Tesoro alla Conferenza di Versailles. Si ritirerà nel Sussex per scrivere, in meno di due mesi, Le conseguenze economiche della pace, libro di immensa fortuna, testo chiave per comprendere il dopoguerra europeo.

I sudeti non vogliono essere annessi alla Cecoslovacchia

Versailles - Conferenza di pace. Memorandum di alcuni rappresentanti delle regioni di lingua tedesca dei Sudeti in Boemia, Moravia e Slesia contro la prevista annessione allo Stato cecoslovacco. Circa tre milioni e mezzo di tedeschi perderebbero i loro diritti di sovranità e diventerebbero minoranza linguistica.

Cade il governo Orlando

Roma - Cade il governo Orlando (dibattito parlamentare sulla politica estera e interna, la Camera respinge a larga maggioranza la proposta del governo di proseguire in seduta segreta, il presidente del Consiglio si dimette). Gli succede, il 23 giugno, Francesco Saverio Nitti. Il ministro degli Esteri Sonnino resta a Parigi per firmare il trattato di pace.

Scheidemann si dimette pur di non firmare il trattato

Berlino - Ritenendo eccessivamente punitive le clausole del trattato di pace in via di approvazione a Versailles, si dimette il cancelliere Phillip Scheidemann (Spd), ponendo fine al primo governo di coalizione della Repubblica tedesca. Gli succede, il 22 giugno, Gustav Bauer (Spd).

La flotta tedesca si autoaffonda

Baia di Scapa Flow (nord della Scozia) - La Flotta d’alto mare tedesca (74 unità navali) è confinata dalla fine di novembre 1918 nella baia di Scapa Flow, principale base della Royal Navy britannica. Prevedendo tra le clausole del trattato di pace la consegna delle navi da guerra tedesche agli Alleati, il comandante della flotta, contrammiraglio Ludwig von Reuter, ordina l’autoaffondamento. A mezzogiorno la corazzata Friedrich der Grosse inizia a inclinarsi fortemente a dritta: è la prima a colare a picco. Alle 17, quando si inabissa l’incrociatore da battaglia Hindenburg, sono affondati quindici delle sedici navi principali, cinque degli otto incrociatori, 32 dei 50 cacciatorpedinieri. Nove i marinai tedeschi uccisi dai britannici per non aver obbedito all’ordine di interrompere le manovre di autoaffondamento.
• «Cancellata dal blasone della flotta tedesca la macchia della resa» (l’ammiraglio Reinhard Scheer, comandante supremo della flotta).

Ultimatum alleato, vicini alla riapertura delle ostilità

Versailles - Conferenza di pace. Indignati per l’estremo atto di sfida tedesco rappresentato dall’autoaffondamento della flotta a Scapa Flow, gli Alleati rifiutano qualsiasi modifica del trattato di pace (i delegati di Berlino all’ultimo hanno ribadito il loro no alla «dichiarazione di colpevolezza») e danno ai tedeschi 24 ore di tempo per sottoscriverlo. Pronto un piano d’invasione della Germania del generale Foch, comandante in capo alleato, nel caso che l’ultimatum non venga rispettato.

La Germania firmerà una pace «di inaudita ingiustizia»

Versailles - Conferenza di pace. Nel tardo pomeriggio, quando manca poco alla scadenza dell’ultimatum alleato, il governo tedesco, ottenuto il voto dell’Assemblea nazionale, acconsente a «firmare, obbligato, una pace disonorevole», le cui condizioni gli appaiono «di inaudita ingiustizia».

La firma del Trattato di pace con la Germania

Versailles - Alle 15.15 i rappresentanti della Germania e delle «principali potenze alleate e associate», ovvero le ventisette nazioni vincitrici della Prima guerra mondiale, firmano il trattato di pace, da questo momento in poi Trattato di Versailles, che entrerà in vigore il 10 gennaio 1920. Oltre alle colonie, la Germania perde il 13 per cento del suo territorio e il 10 per cento della sua popolazione (circa sei milioni e mezzo di abitanti, inclusi danesi, polacchi e altri, che erano comunque cittadini del Secondo Reich), subisce una drastica limitazione delle forze armate, è fortemente penalizzata sul piano finanziario.

Là dov’era stato proclamato l’Impero tedesco

• La firma del Trattato, nella Galleria degli specchi della reggia di Versailles (la stessa in cui il 18 gennaio 1871 era stato proclamato l’Impero tedesco), nello stesso giorno in cui, cinque anni prima, era stato ucciso a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando, dura 45 minuti. Presenti un migliaio di delegati politici e militari. Al centro del salone, sotto un ritratto di Luigi XIV che attraversa il Reno, il tavolo, al quale sono seduti fra gli altri il presidente del Consiglio francese Clemenceau, il presidente americano Wilson, il premier britannico Lloyd George e il capo del governo italiano Orlando. I primi a firmare sono i rappresentanti tedeschi, il ministro degli Esteri Herman Müller e il ministro dei Trasporti Johannes Bell, introdotti pochi minuti prima da Clemenceau: «Faites entrer les Allemands». Si sono avvicinati al tavolo «in un silenzio terrificante, con gli occhi fissi al soffitto, mortalmente pallidi... Tensione generale. Firmano. Generale sollievo» (dal diario del delegato britannico Harold Nicolson). Non appena hanno firmato, vengono riattivate le grandi fontane di Versailles, chiuse nel 1914 allo scoppio della guerra.

Firmano i rappresentanti di 32 paesi

• Seguono le firme dei rappresentanti delle «principali potenze alleate», Stati Uniti, Impero britannico, Francia, Italia e Giappone, e delle «potenze associate»: in testa Belgio, Portogallo e Romania, poi Bolivia, Brasile, Cecoslovacchia, Cina, Cuba, Ecuador, Grecia, Guatemala, Haiti, Hegiaz, Honduras, Liberia, Nicaragua, Panamá, Perú, Polonia, Siam, Stato serbo-croato-sloveno, Uruguay (tutte avevano dichiarato guerra agli Imperi centrali, alcune non sono mai state coinvolte militarmente). Siglano il Trattato anche i rappresentanti dei dominion britannici: Australia, Canada, India, Nuova Zelanda, portando a 32 il numero complessivo dei paesi che firmano il Trattato.

Nasce la Società delle nazioni voluta da Wilson

• Gli articoli 1-26 del Trattato di Versailles istituiscono la Società (o Lega) delle nazioni, fortemente voluta dal presidente americano Wilson. Il suo obiettivo principale è il mantenimento della pace, sia attraverso una trasparente azione diplomatica, sia con una riduzione degli armamenti. Non aderiscono: la Germania (non ammessa, entrerà nel 1926), gli Stati Uniti (il Senato americano non ratificherà il Trattato di Versailles), la Russia (non presente alla Conferenza di pace, l’Unione Sovietica sarà ammessa nel 1934).

Alsazia-Lorena alla Francia, corridoio di Danzica alla Polonia

• Gli articoli 27-117 fissano le nuove frontiere della Germania e stabiliscono regole e rapporti con i paesi confinanti. A ovest, vanno al Belgio, con scopi difensivi, Eupen e Malmédy (art. 34); l’Alsazia-Lorena è restituita alla Francia (art. 51-79). A nord, lo Schleswig settentrionale andrà a far parte della Danimarca (dopo un plebiscito, art. 109-114). A est, va alla Polonia la maggior parte dei territori sottratti alla Germania, cioè parte della Prussia occidentale e l’alta Slesia (art. 87-93). Per dare alla Polonia un accesso al mare, Danzica diventa città libera sotto la protezione della Società delle nazioni e la Prussia orientale è separata dal resto della Germania dal «corridoio polacco» (art. 100-108). Il distretto di Hultschin diventa cecoslovacco (art. 81-86); Memel, striscia di terra nella Prussia orientale lungo il mar Baltico, va alla Lituania (art. 99). Inoltre, la Renania diventa «zona di sicurezza territoriale» al confine con il Belgio e la Francia: tutta la regione deve essere demilitarizzata, non può avere alcun tipo di fortificazione né insediamenti di forze armate (art. 42-44). Alla Francia, come riparazione di guerra, è riconosciuta per quindici anni la proprietà e quindi lo sfruttamento delle miniere di carbone del bacino della Saar. Per lo stesso periodo di tempo la regione sarà amministrata da una commissione della Società delle nazioni, dopo di che sarà un plebiscito a decidere la destinazione del territorio (art. 48-50). Alla Germania è fatto divieto di unirsi all’Austria, «se non con il consenso del Consiglio della Società delle nazioni» (art. 80).

La Germania perde tutte le colonie

• «La Germania rinuncia a favore delle principali potenze alleate e associate a tutti i suoi diritti e titoli sui suoi possedimenti d’oltremare» (art. 119). Togo, Camerun, Africa sud-occidentale e Africa orientale, Nuova Guinea tedesca, isole Salomone ecc.: il Trattato liquida le colonie tedesche.

Esercito di soli volontari, senza aerei né sottomarini

• Negli articoli 159-213 le clausole militari, navali e aeree del Trattato di Versailles. Al 31 marzo 1920 l’esercito tedesco non potrà avere più di centomila uomini, destinati unicamente al mantenimento dell’ordine interno e al controllo delle frontiere (art. 160). Saranno tutti volontari (è abolita la coscrizione obbligatoria), con un periodo di ferma di almeno 12 anni per i soldati e di 25 per gli ufficiali (art. 173-175). Vietata l’importazione di armi, munizioni e materiale bellico, così come la costruzione e l’importazione di carri armati (art. 170-171). Vietata la costruzione o l’acquisto di sottomarini (art. 191). «Le forze armate tedesche non possono avere un’aviazione militare o marittima» (art. 198).

La clausola della colpevolezza

• L’articolo 231 del Trattato di Versailles stabilisce il principio della responsabilità della Germania e dei suoi alleati, quali autori di una guerra di aggressione, «di tutte le perdite e di tutti i danni subiti dai governi alleati e dai loro cittadini» in conseguenza del conflitto. È il preambolo, fortemente osteggiato dai tedeschi, alle richieste di riparazioni.
• Il Trattato impone alla Germania l’obbligo di risarcire i danni e affida alla Commissione delle riparazioni il compito di determinarne l’ammontare complessivo, di notificarlo alla Germania entro il 1° maggio 1921 e di stabilire le modalità di pagamento. Nel periodo compreso fra l’entrata in vigore del Trattato di pace e il termine previsto per la conclusione dei lavori della Commissione delle riparazioni, la Germania pagherà agli Alleati l’equivalente di 20 miliardi di marchi-oro, parte dei quali in natura, detraibili dal debito complessivo.
• Alla Conferenza di Parigi si sono discusse anche le condizioni della pace con le altre potenze sconfitte. I trattati saranno definiti e firmati in sedi diverse nei mesi successivi.

Cadorna e i generali responsabili di Caporetto

Roma - La Commissione d’inchiesta su Caporetto, istituita il 12 gennaio 1918 dopo la disfatta italiana sul fronte dell’Isonzo, presenta al capo del governo Nitti le conclusioni del suo lavoro (di pubblico dominio ai primi di agosto, saranno discusse in Parlamento in settembre). In 241 sedute iniziate il 15 febbraio 1918 la commissione ha ascoltato oltre mille testimoni ed esaminato un gran numero di documenti. Nella relazione finale indica come responsabili del disastro di Caporetto Cadorna e altri alti ufficiali, tra i quali il suo antagonista, il generale Capello, ma ne ignora altri, come Badoglio, che era al comando di uno dei corpi d’armata che cedettero più rapidamente all’attacco austro-tedesco.
• «Ma com’era possibile indagare liberamente su Caporetto se l’ex ministro dell’Interno di quei giorni [Boselli, ndr] era salito alla presidenza del Consiglio e se l’ex ministro della Guerra [Giardino] assieme all’ex comandante [Badoglio] di un corpo d’armata sfondato sull’Isonzo erano stati promossi a vice comandanti supremi? Il timore del governo, e in subordine dei militari, era che le forze politiche che si erano opposte alla guerra potessero riprendere libertà d’azione sotto le vesti di un’inchiesta». Nel complesso comunque il lavoro della commissione scontenta più gli ex interventisti che gli ex neutralisti, per la «sostanziale assoluzione guadagnata dai socialisti, dai neutralisti e dai cattolici: i quali erano i principali accusati del bollettino del 28 ottobre» [S].
• L’abolizione della censura sulla stampa, il 1° luglio, ha aperto un’aspra polemica contro la guerra e Cadorna e riacceso lo scontro tra neutralisti (socialisti e giolittiani) e interventisti. Come quattro anni prima, «i socialisti e i neutralisti assunsero le vesti dei nemici interni, degli odiosi detrattori della patria. [...] Il vento di destra cominciò a prendere forza nel paese. Le manifestazioni che denunciavano la guerra come inutile massacro furono represse. Prese il via un’intensa campagna di celebrazioni volte ad assorbire il trauma dei lutti e a tramutarlo in contemplazione rispettosa della grandezza nazionale» [T].

La pace con Vienna, dissolto l’Impero asburgico

Saint-Germain-en-Laye (Francia) - Le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale firmano con l’Austria il trattato di pace che stabilisce la ripartizione del dissolto Impero austro-ungarico. Vanno al Regno d’Italia il Tirolo meridionale, con Bolzano e Cortina d’Ampezzo, il Trentino, la zona di Gorizia e Gradisca, Trieste e l’Istria. Alla Repubblica cecoslovacca, già costituitasi nel dicembre 1918, la Boemia, la Moravia, la Slesia e la regione dei Sudeti. A sud-est, il Regno dei serbi, croati e sloveni si compone anche di Dalmazia, Bosnia ed Erzegovina. L’Austria, una repubblica dal 13 novembre 1918, è ridotta a un piccolo Stato con circa sette milioni di abitanti.

L’Austria non potrà unificarsi con la Germania

• Il Trattato di Saint-Germain-en-Laye stabilisce che il nome sia semplicemente Austria, e non Austria tedesca, e ne vieta l’annessione alla Germania (che pure era stata proclamata, con un grande consenso popolare, dopo l’istituzione della repubblica).

Un piccolo esercito di volontari

• Come già il Trattato di Versailles con la Germania, anche il Trattato di Saint-Germain-en-Laye impone all’Austria di abolire la coscrizione obbligatoria e l’aviazione militare e di distruggere o riconvertire le fabbriche d’armi. L’esercito, su base volontaria, non potrà avere più di 30.000 uomini.

D’Annunzio occupa Fiume e la proclama italiana

Fiume - Gabriele D’Annunzio, sollecitato dal contingente dei Granatieri di Sardegna che hanno dovuto lasciare Fiume per ordine della Conferenza di pace di Parigi, si mette alla loro testa e occupa militarmente la città istriana, rivendicandone l’italianità. Acclamato dalla popolazione (in maggioranza italiana) parla dal palazzo del governo: «Io soldato, io volontario, io mutilato di guerra, credo di interpretare la volontà di tutto il sano popolo d’Italia proclamando l’annessione di Fiume».

«Vittoria mutilata», la nuova parola d’ordine

• L’«impresa di Fiume» è il primo frutto di un «clima velenoso e arroventato da un groviglio di complessi e di aspirazioni», «l’istantaneo, devastante diffondersi dell’immagine-parola d’ordine della vittoria mutilata, con i politici liberali nello scomodo ruolo di coloro che vanno perdendo al tavolo della pace i risultati e il prestigio che il popolo italiano s’era guadagnato spargendo senza risparmio nelle trincee il suo sangue, anche a vantaggio degli ingrati alleati» [B].

Il Vate per quindici mesi padrone di Fiume

• Il governo Nitti non gradisce, chiede invano la resa dei legionari che hanno occupato Fiume, tenta la soluzione di forza inviando i bersaglieri, ma questi si uniscono ai ribelli, passa alle vie diplomatiche senza risultati. D’Annunzio rimarrà a Fiume per quindici mesi, proclamando il 12 agosto 1920 la Reggenza italiana del Carnaro, Stato indipendente, e disconoscendo il Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920. Solo il bombardamento della città da parte dell’Andrea Doria e alcune decine di morti negli scontri lo costringeranno alla resa, il 31 dicembre 1920.

Wilson colpito da un ictus, resta semiparalizzato

Washington - Il presidente Wilson, che in settembre ha compiuto un lungo tour negli Stati Uniti toccando 29 città e tenendo numerosi discorsi per sostenere il progetto della Società delle nazioni avversato dal Senato, è colpito da un ictus che lo rende semiparalizzato.

Lasciano la Russia gli ultimi soldati britannici

Murmansk - Gli ultimi soldati britannici lasciano il nord della Russia. Da quando, nel marzo del 1918, è sbarcata la prima unità di Royal Marines, il Regno Unito ha perduto 983 uomini, di cui 327 uccisi in battaglia.

L’Armata Rossa ferma i Bianchi che minacciano Pietrogrado

Russia - Giornata decisiva nella guerra civile russa, a favore dei bolscevichi. L’Armata Rossa ferma l’avanzata dei Bianchi quando le truppe del generale Yudenich sono alle viste di Pietrogrado. In fase di stallo, e senza possibilità di adeguati rifornimenti, anche l’avanzata da sud del generale Denikin, che in agosto aveva occupato Odessa e Kiev. In febbraio i bolscevichi riprenderanno il controllo di Arcangelo e Murmansk, liquidando la presenza dei Bianchi nel nord del paese.

Il Senato americano respinge il Trattato di Versailles

Washington - Il Senato americano, per due seggi a maggioranza repubblicana (con tendenze isolazionistiche) dopo le elezioni di medio termine del 5 novembre 1918, respinge (55 voti a 38) il Trattato di pace di Versailles. Il Trattato sarà di nuovo messo al voto il 19 marzo 1920.

A Neuilly-sur-Seine la pace con la Bulgaria

Neuilly-sur-Seine (Francia) - Le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale firmano il trattato di pace con la Bulgaria, che deve cedere parte della Macedonia al Regno dei serbi, croati e sloveni e lasciare la Dobrugia del sud alla Romania e la Tracia occidentale alla Grecia, perdendo così ogni sbocco sul Mediterraneo. Il Trattato di Neuilly-sur-Seine impone inoltre alla Bulgaria un esercito costituito da non più di 20.000 uomini e riparazioni di guerra per 400 milioni di dollari.

Non c’è pace tra Stati Uniti e Germania

Washington - Il Senato americano respinge definitivamente il Trattato di Versailles. Gli Stati Uniti risultano così l’unico paese ancora in stato di guerra con la Germania. Il 15 maggio il Congresso voterà una risoluzione alternativa per sanare la situazione ma il presidente Wilson rifiuterà di firmarla. Dovrà farlo il suo successore.

A Sanremo la spartizione del Medio Oriente

Sanremo - Si conclude la Conferenza di Sanremo, iniziata il 19 aprile, sul futuro assetto degli ex territori dell’Impero ottomano. Il Consiglio supremo di guerra alleato, con il primo ministro britannico Lloyd George, il primo ministro francese Millerand, il presidente del Consiglio italiano Nitti e i delegati di Giappone, Grecia (per le questioni turche) e Belgio (per quelle con la Germania), approva la redazione finale di quello che sarà il Trattato di Sèvres (10 agosto 1920) e concorda l’assegnazione da parte della Società delle nazioni del mandato sulla Palestina e la Mesopotamia alla Gran Bretagna e del mandato sulla Siria e il Libano alla Francia. All’insaputa dell’Italia, Francia e Gran Bretagna si accordano anche sulla spartizione delle materie prime dell’ex Impero ottomano, in particolare del petrolio iracheno.

Trattato del Trianon, pace con l’Ungheria

Versailles - Al palazzo del Grand Trianon di Versailles le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale firmano il trattato di pace con l’Ungheria, che sancisce la definitiva dissoluzione dell’Impero asburgico. Con il Trattato del Trianon l’Ungheria perde i territori slovacchi e la Rutenia carpatica che entrano a far parte della Cecoslovacchia; la Transilvania e quasi tutto il Banato a favore della Romania; Croazia, Slavonia e Vojvodina che si uniscono al Regno di serbi, croati e sloveni. L’Ungheria rinuncia anche «a ogni diritto e titolo su Fiume e i territori adiacenti».

Gli Alleati si dividono le riparazioni di guerra

Spa (Belgio) - Si conclude la Conferenza alleata sulle riparazioni, iniziata il 5 luglio a Spa. Stabilita, alla presenza di delegati tedeschi, la ripartizione percentuale delle indennità dovute dalla Germania agli Alleati: il 52 per cento alla Francia, il 22 all’Impero britannico, il 10 all’Italia, l’8 al Belgio, lo 0,75 per cento ciascuno al Giappone e al Portogallo, il rimanente 6,5 a Jugoslavia, Romania, Grecia e altri. Le indennità dovute da Austria, Ungheria e Bulgaria saranno ripartite per metà come quelle della Germania, per l’altra metà il 40 per cento all’Italia, il resto a Jugoslavia, Romania, Grecia e altri.

La Francia intransigente sul prezzo da far pagare

• Nessun risultato sull’entità delle riparazioni, che saranno decise in un’altra conferenza. Restano le divergenze tra gli Alleati: l’intransigenza della Francia, che vorrebbe riparazioni integrali, si scontra con il pragmatismo di chi non ritiene la Germania in grado di far fronte a un tale impegno.
• I protocolli sul disarmo e sul carbone (la Germania ne consegnerà agli Alleati 2 milioni di tonnellate al mese per sei mesi, dietro accreditamento in conto riparazioni al prezzo interno tedesco) imposti ai tedeschi con la minaccia dell’occupazione della Ruhr.

Controffensiva russa, l’Armata Rossa in Polonia

• Guerra russo-polacca. L’Armata Rossa supera la cosiddetta Linea Curzon ed è in pieno territorio polacco. È stato Lord Curzon, ministro degli Esteri britannico, a proporre il 12 luglio una tregua ai due belligeranti sulla base di un nuovo confine russo-polacco, lungo il corso del fiume Bug, che rispetti le diverse nazionalità della regione. Proposta respinta il 17 luglio dai bolscevichi. Dopo che l’esercito di Piłsudski nella sua avanzata è arrivato a occupare Kiev (7 maggio), l’Armata Rossa ha lanciato una grande controffensiva su due direttrici e ha riconquistato tutte le posizioni perdute. Il suo ingresso in Polonia allarma le potenze occidentali, che temono il diffondersi della rivoluzione nel cuore dell’Europa.

Trattato di Sèvres, una scure sull’Impero ottomano

Sèvres (Francia) - Le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale e l’Impero ottomano firmano il trattato di pace. La potenza sconfitta è ridimensionata nei confini: uno Stato ora nei limiti della penisola anatolica, privato dei territori arabi e della sovranità sugli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, posti sotto controllo internazionale e smilitarizzati. L’esercito è ridotto a 50.000 effettivi, marina drasticamente tagliata, aviazione militare proibita.
• Il Trattato di Sèvres assegna alla Grecia la Tracia, le isole di Tenedo e Imbro e, in amministrazione per cinque anni, la zona di Smirne. Armenia e Hegiaz vengono dichiarati indipendenti. La Turchia rinuncia a ogni diritto su Egitto, Sudan, Cipro, Marocco, Tunisia, Libia e Dodecaneso.

Londra e Parigi si spartiscono il Medio Oriente

• In base agli accordi raggiunti alla Conferenza di pace di Parigi e allo statuto della Società delle nazioni, viene riconosciuta l’indipendenza di alcune nazioni «anche se provvisoriamente soggette all’assistenza amministrativa di una potenza mandataria fino a quando non [siano] in grado di governarsi da sole». Il Regno Unito acquisisce così l’Iraq, la Transgiordania e la Palestina. La Francia la Siria e il Libano. È una spartizione che nasce da un accordo segreto stipulato a guerra ancora in corso, il 16 maggio 1916, tra i due governi (il cosiddetto accordo Sykes-Picot, dal nome dei diplomatici che l’avevano negoziato) e che è stata definita nella Conferenza di Sanremo dell’aprile 1920.
• Il Trattato di Sèvres, non ratificato dal parlamento ottomano, non entrerà mai in vigore, anche per la rivolta dei Giovani turchi guidati da Mustafa Kemal, che dopo aver sconfitto tra il 1922 e il 1923 i greci e aver fondato la Repubblica turca, costringerà gli Alleati a tornare al tavolo negoziale (Trattato di Losanna, 24 luglio 1923).

I polacchi vincono la battaglia di Varsavia

Varsavia - Guerra russo-polacca. L’Armata Rossa è arrivata tre giorni fa a meno di venti chilometri da Varsavia e si prepara ad attaccarla. Lenin crede nella rivolta dei contadini e degli operai polacchi. Il generale Piłsudski, che punta tutto sul loro orgoglio nazionale, ordina una disperata controffensiva a nord-est della città. Le truppe polacche sfondano il fianco sinistro dello schieramento avversario e penetrano nelle retrovie. L’Armata Rossa esausta per la rapida avanzata che l’ha portata tanto vicina a Varsavia e lontano però dalle linee di rifornimento, è sconfitta. Il 18 agosto comincerà la ritirata che si trasformerà presto in rotta. In poco più di due mesi i polacchi riconquisteranno il terreno perduto fino a Wilno.

Termina la guerra russo-polacca

Riga - Armistizio tra Russia e Polonia, e trattato preliminare di pace (che sarà confermato sempre a Riga il 18 marzo 1921). Stretto tra il collasso dell’economia e il bisogno della pace, il regime bolscevico concede molto a Varsavia: la nuova frontiera orientale della Polonia è a circa 160 chilometri più a est della cosiddetta Linea Curzon.

Trattato di Rapallo, i nuovi confini dell’Italia a nord-est

Rapallo - Firma del Trattato di Rapallo. Superate le ultime resistenze jugoslave, il presidente del Consiglio italiano Giovanni Giolitti e il primo ministro del Regno di serbi, croati e sloveni Milenko Vesnić firmano l’accordo sui confini tra i due paesi. Trieste, Gorizia, Gradisca e l’Istria sono annesse all’Italia, che ottiene pure la frontiera del Monte Nevoso, la sovranità su Zara e quattro isole dalmate. In cambio cede tutta la Dalmazia. Nasce lo Stato libero di Fiume. In base al Trattato, oltre 350.000 ex sudditi dell’Impero austro-ungarico di lingua italiana ottengono la cittadinanza italiana, 15.000 diventano sudditi del Regno dei serbi, croati e sloveni.
• Il trattato tra Italia e Jugoslavia del 27 gennaio 1924 sancirà poi la dissoluzione dello Stato libero di Fiume e l’annessione all’Italia del centro storico della città e di gran parte del suo territorio.

Bianchi sconfitti, fine della guerra civile in Russia

Russia - Gli ultimi Bianchi (quasi 146.000 tra uomini, donne e bambini) lasciano la Russia per Costantinopoli. È la fine, dopo tre anni, della guerra civile russa che insieme alla carestia e alle malattie ad essa connesse si stima abbia fatto tra i 2,8 e i 6 milioni di morti. L’Armata Rossa occupa Arcangelo e Murmansk.

Prima stima dei danni di guerra: 226 miliardi di marchi oro

Parigi - Si conclude a Parigi la conferenza che stima il debito tedesco per i danni di guerra in 226 miliardi di marchi oro. È la linea francese. Britannici scettici sulla capacità della Germania di assolvere un debito di tale entità.

Controproposta tedesca: 30 miliardi

Londra - Conferenza sulle riparazioni di guerra. Il ministro degli Esteri tedesco porta una controproposta di 30 miliardi di marchi oro rispetto alla richiesta francese di 226 miliardi. Francesi e britannici decidono di stabilire una linea doganale sul Reno e di occupare Duisburg, Ruhrort e Düsseldorf.

Il conto finale delle riparazioni: 132 miliardi di marchi oro

Londra - Termina una nuova conferenza sulle riparazioni di guerra che, secondo quanto stabilito dalle Commissione delle riparazioni, fissa in 132 miliardi di marchi oro (circa 33 miliardi di dollari, ovvero 432 miliardi di dollari, o 312 miliardi di euro, del 2013) il totale dovuto dalla Germania alle potenze vincitrici. Fissati anche i termini del pagamento: rate annuali costituite da una somma fissa di 2 miliardi di marchi oro, più una somma corrispondente al 26 per cento del valore delle esportazioni tedesche nell’anno. Condizioni ultimative, considerate «un’ingiustizia senza eguali» dalla Germania. Il 10 maggio il cancelliere Konstantin Fehrenbach si dimette piuttosto che assecondare il diktat alleato. Gli succede Joseph Wirth, che il 13 maggio infine accetta sotto la minaccia di un’occupazione alleata della Ruhr.

Pace separata fra Stati Uniti e Austria

Vienna - Gli Stati Uniti firmano un trattato di pace separato con l’Austria.

Pace separata fra Stati Uniti e Germania

Berlino - Gli Stati Uniti firmano un trattato di pace separato con la Germania. Sarà ratificato il 18 ottobre 1921, con Warren G. Harding alla Casa Bianca.

Pace separata fra Stati Uniti e Ungheria

Budapest - Gli Stati Uniti firmano un trattato di pace separato con l’Ungheria.

Riparazioni di guerra, primo versamento tedesco

Berlino - Primo versamento tedesco, di 1 miliardo di marchi oro, in quota riparazioni di guerra. Il governo è ricorso alle riserve accumulate dai privati e dagli istituti di credito, ma anche a ingenti crediti esteri. La situazione appare difficilmente sostenibile sin dall’inizio: ne risente il cambio, in una situazione già iperinflattiva.

Il marco a 262 sul dollaro

• Prima della guerra, con entrambe le monete agganciate al gold standard, occorrevano 4,2 marchi per 1 dollaro. Nel 1919, dopo che, all’inizio della guerra, le autorità tedesche avevano sganciato il marco dalla convertibilità in oro, ne occorrevano 63. Pochi mesi dopo il primo versamento dei debiti di guerra la moneta tedesca precipita a 262 sul dollaro. Ed è solo l’inizio.

Il Milite ignoto al Vittoriano

Roma - Nel terzo anniversario della vittoria l’Italia rende omaggio ai caduti della Grande guerra: la salma del Milite ignoto è collocata al Vittoriano, dopo che il feretro ha compiuto un lento viaggio da Aquileia a Roma, in treno, su una carrozza scoperta, accolto in tutte le stazioni da folle commosse. Il corpo del soldato senza nome, che vuole rappresentare tutti i caduti, è stato scelto tra undici dalla madre di uno dei tanti dispersi. «Una volta inumato quel corpo del popolo alla base del monumento in onore del sovrano fondatore dello Stato, questo non sarà più il Vittoriano, diventa l’Altare della patria» [B].

Nuovo trattato di pace tra Germania e Unione Sovietica

Rapallo - Firma del trattato tra Germania e Unione Sovietica con cui i due paesi riprendono i rapporti diplomatici e commerciali e rinunciano reciprocamente a riparazioni e compensi dovuti rispettivamente per i beni espropriati e nazionalizzati con la rivoluzione russa e per i danni di guerra. Un protocollo segreto consente il riarmo clandestino della Germania.

Mussolini presidente del Consiglio

Roma - Benito Mussolini, fondatore e leader del Partito nazionale fascista, giura come presidente del Consiglio. Assumerà in seguito poteri dittatoriali e resterà in carica fino al 25 luglio 1943.

La Germania non ce la fa a pagare le riparazioni di guerra

Londra - Conferenza interalleata a Londra, dopo che la Germania il 14 dicembre 1921 ha comunicato alla Commissione delle riparazioni di non essere in grado di eseguire il piano dei pagamenti stabilito nel maggio 1921, nemmeno di fronte alle più moderate richieste avanzate dagli Stati creditori nella moratoria del 21 marzo 1922. Il problema delle riparazioni si intreccia con quello dei debiti interalleati per i prestiti di guerra.
• «A questo punto, la relazione tra riparazioni e debiti di guerra è diventata pressoché assoluta. (In origine non c’era connessione tra le riparazioni dovute dalla Germania per i danni di guerra in Francia, Belgio e altrove, e le enormi cifre dovute agli Stati Uniti dagli Alleati, sia direttamente sia attraverso le agenzie finanziarie britanniche che avevano fatto da broker per i prestiti americani). In più, la maggior parte dei paesi alleati ha contratto grossi debiti interni in conseguenza della guerra [...] e sta già tassando i propri cittadini più pesantemente di quanto faccia la Germania. [...] L’America reclama i propri crediti. Il denaro deve arrivare da qualche parte: l’unica fonte disponibile sono le riparazioni tedesche» [Q].

Mussolini propone una moratoria e prestiti alla Germania

• Benito Mussolini, ministro degli Esteri ad interim, stabilita l’«impossibilità assoluta per l’Italia di rinunziare a qualsiasi delle sue riparazioni, salvo che un’equa sistemazione da parte dell’Inghilterra dei suoi crediti verso gli alleati permetta a costoro di rinunciare in favore della Germania alla corrispettiva quota parte delle riparazioni», propone il «regolamento dei residui pagamenti tedeschi accordando una moratoria e facilitando i prestiti alla Germania con modalità e garanzie da stabilirsi».

Berlino non paga, la Francia occupa il bacino della Ruhr

• La Francia invia nella Ruhr una missione di controllo accompagnata da truppe franco-belghe. All’occupazione del bacino minerario come strumento coercitivo per il pagamento dei danni di guerra (che toglie peraltro alla Germania la fonte principale della ripresa economica) i tedeschi rispondono con la resistenza passiva: sabotaggi messi in atto dai funzionari e sciopero degli operai. I francesi lasceranno la Ruhr il 27 agosto  

Oltre 48.000 marchi per un dollaro

Berlino - Nel mese di gennaio la quotazione del marco passa da 6.890 a 48.390 sul dollaro.

La Turchia guadagna qualcosa a Losanna

Losanna - Tornate al tavolo delle trattative dopo che il nuovo governo turco ha rigettato l’accordo di Sèvres, le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale (eccetto gli Stati Uniti, che si sono dissociati dal negoziato che ha condotto all’intesa) firmano un nuovo trattato di pace con la Turchia, trattato che pone fine anche alla guerra tra la Repubblica turca e la Grecia, combattuta tra il maggio 1919 e l’ottobre 1922. Vincitrice sul campo di battaglia, la Turchia di Mustafa Kemal (in seguito Atatürk) ottiene anche una notevole vittoria diplomatica. Il Trattato di Losanna conferma la dissoluzione dell’Impero ottomano, ma costituisce uno Stato indipendente e omogeneo etnicamente. Tornano alla Turchia la Tracia orientale (compresa la penisola di Gallipoli), le isole di Imbro e Tenedo e il Kurdistan. Il paese non ha più vincoli per il suo armamento, a eccezione della smilitarizzazione degli stretti.

All’Italia la Libia e il Dodecaneso

• Il Trattato di Losanna riconosce ufficialmente come possedimenti italiani la Libia e il Dodecaneso, assegna Cipro all’Impero britannico e la Tunisia e il Marocco alla giurisdizione francese.

Iperinflazione di Weimar: 4.200 miliardi di marchi per un dollaro

Berlino - Alla Borsa di Berlino il marco tedesco è quotato 4.200 miliardi sul dollaro. Alla Borsa di Colonia per 1 dollaro occorrono 11.700 miliardi di marchi.

Il Piano Dawes per le riparazioni di guerra tedesche

Londra - Dopo aver accettato un arbitrato americano, Alleati e Germania firmano il Piano Dawes (dal nome del finanziere e politico americano, futuro vicepresidente, Charles Dawes), con il quale il debito tedesco riguardo alle riparazioni di guerra è trasformato in prestiti internazionali a un tasso del 7 per cento, a venticinque anni. Il valore totale ammonta a 800 milioni di marchi oro. Il Piano Dawes stabilisce anche la riorganizzazione della Banca centrale tedesca e la creazione di una nuova moneta, da oggi con valore legale: il Reichsmark, che vale 1.000 miliardi di Papiermark, i marchi di carta dell’iperinflazione.

Il Piano Young corregge le riparazioni di guerra tedesche

Parigi - Accordo sulla seconda correzione delle riparazioni di guerra tedesche, dopo il Piano Dawes: è il cosiddetto Piano Young (dal nome del finanziere americano Owen D. Young, proprietario di General Electric, che ha presieduto la commissione). Il piano riduce la somma dovuta dalla Germania alle potenze creditrici a 121 miliardi di Reichsmark, consente di spalmare il pagamento dei debiti nei successivi 59 anni, lancia un’altra obbligazione da 300 milioni di marchi oro, questa volta a un tasso più conveniente (5,5 per cento).

La Grande depressione

• Wall Street precipita. È l’inizio della Grande depressione. Se ne uscirà solo con la Seconda guerra mondiale.

La crisi mondiale impone una moratoria dei pagamenti

Washington - Pagamenti sempre più difficili, crisi economica mondiale in corso: il presidente americano Herbert Hoover stabilisce una moratoria annuale dei versamenti sia delle riparazioni tedesche sia dei debiti di guerra degli Alleati nei confronti degli Stati Uniti. Francia contraria, ma alla fine costretta ad accettare.

I paesi creditori annullano le riparazioni della Germania

Losanna - Si conclude la conferenza chiamata a rivalutare le riparazioni tedesche in seguito alla sconfitta nella Prima guerra mondiale. Con il commercio mondiale vicino al collasso, i paesi creditori annullano quasi del tutto le riparazioni. Il debito tedesco si estinguerà col versamento della somma di 3 miliardi di marchi oro in obbligazioni al 5 per cento.
• «La Conferenza di Losanna per le riparazioni deve giungere a quello che ormai si chiama il colpo di spugna; deve concludere con la cancellazione del dare e dell’avere, di quella che Mussolini, nel discorso di Napoli, chiamò la tragica contabilità della guerra» (da un editoriale del Popolo d’Italia, 12 gennaio 1932).

In un decennio la Germania ha pagato 20 miliardi di marchi

• Sally Marks ha calcolato che tra il 1921 e il 1931 la Germania ha pagato in totale 20 miliardi di marchi di riparazioni di guerra, una somma ottenuta in massima parte da prestiti americani contratti tra il 1924 e il 1929, non rimborsati, complice la grande crisi del 1931, e poi azzerati dal regime nazista (con un danno economico enorme per gli Stati Uniti) [Q].

Hitler vince le elezioni

Berlino - Adolf Hitler, capo del Partito nazionalsocialista, vince le elezioni in Germania con il 37,8% dei voti. Avrà 230 seggi al Reichstag, 123 in più rispetto alla legislatura precedente. I socialdemocratici si sono fermati al 21,9%. (Alle presidenziali di aprile Hitler aveva ottenuto il 30,1% dei voti al primo turno, il 36,8% al secondo, sconfitto dal presidente in carica Hindenburg).

Hitler giura come cancelliere

Berlino - Ricevuto l’incarico dal presidente Hindenburg, Adolf Hitler, leader del Partito nazionalsocialista (che ha la maggioranza relativa nel Reichstag), giura come cancelliere di un governo di coalizione. Soppresse il 28 febbraio gran parte delle libertà democratiche della Repubblica di Weimar, il 2 agosto 1934 assumerà poteri dittatoriali unificando le cariche di presidente del Reich e di cancelliere, insieme al Comando supremo delle forze armate.
• La Germania di Hitler blocca le transazioni finanziarie in altre valute, fa qualche minima concessione sui versamenti a singoli paesi (il Regno Unito, per esempio) ma di fatto smette di pagare le riparazioni e i debiti con l’estero [R].

Accordo a Londra sui debiti di guerra tedeschi

Londra - Accordo sui debiti tedeschi antecedenti e successivi alla Seconda guerra mondiale (1939-1945) tra la Germania occidentale e i paesi creditori. Il debito è ridotto all’incirca del 50 per cento. In un arco di trent’anni la Germania (governo e privati) pagherà 7,5 miliardi di marchi per le riparazioni della Prima guerra mondiale e i debiti relativi e 7 miliardi di marchi per i debiti contratti dopo la Seconda. Restano scoperte due obbligazioni il cui pagamento, scaglionato nell’arco di vent’anni, viene rinviato al periodo in cui il paese sarà riunificato (eventualità che nel 1953 appare lontanissima).

Berlino sceglie di pagare per accedere ai mercati finanziari

• «Dopo la Seconda guerra mondiale una Germania completamente prostrata si rese disponibile a un parziale pagamento dei vecchi debiti pur di accedere ai mercati finanziari internazionali di cui aveva bisogno per ricostruire la sua economia distrutta» [R].

La Germania salda i debiti relativi alla Grande guerra

Berlino - Nel ventesimo anniversario della riunificazione tedesca, con il pagamento di una rata di 69.959.000 euro (quota interessi maturati tra il 1945 e il 1952 su obbligazioni emesse tra il 1924 e il 1930 per far fronte alle riparazioni di guerra) la Germania salda i suoi debiti relativi alla Prima guerra mondiale.