Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  settembre 21 Venerdì calendario

• (Alessandro Gassmann) Roma 24 febbraio 1965. Attore. Direttore del Teatro Stabile del Veneto. Figlio del grande Vittorio (1922-2000) e di Juliette Mayniel. Al cinema in Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese (2014), Seme della discordia (Pappi Corsicato, 2008), Caos calmo (Antonello Grimaldi, 2008, Nastro d’argento e David di Donatello come miglior attore non protagonista). Nel 2013 ha esordito alla regia con il film Razzabastarda.
• «Mi dicono che il mio film preferito da piccolo era Dumbo. Il film invece che ricordo benissimo è La febbre del sabato sera. Andai con gli amici, all’epoca era vietato ai minori di 14 anni, e noi, appena li abbiamo compiuti, siamo corsi a vederlo: massimo gesto di trasgressione» (a Silvia Bombino e Valentina Colosimo) [Vty 8/5/2013].
• A teatro in La parola ai giurati (di Reginald Rose, traduzione di Giovanni Lombardo Radice). Nel 2014 la sua prima regia nel Riccardo III di Shakespeare, riscritto da Vitaliano Trevisan «Ho sempre avuto nei riguardi del Bardo, forse per l’incombenza di gigantesche ombre familiari, un certo distacco, un approccio timoroso. Le messinscene dei suoi capolavori, lo confesso, non sono mai riuscite a coinvolgermi del tutto, forse per la difficile sintonia con un linguaggio così complesso e articolato ma anche, in molte traduzioni, oscuro e arcaico».
• In tv nella fiction Rai Pinocchio (Alberto Sironi, 2008, nel ruolo di Carlo Collodi) e una comparsata nei Cesaroni. Nel 2012 ha sostituito per cinque puntate Luca Argentero nella conduzione del programma di Italia 1 Le iene.
• È stato Michele nello spot del Glen Grant; ora è Mario, il cameriere della pubblicità della Ferrarelle.
• Nel 2010, insieme a Giancarlo Scarchilli, ha realizzato un documentario sul padre Vittorio a dieci anni dalla scomparsa, Vittorio racconta Gassman, presentato in apertura della Mostra del Cinema di Venezia.
• Nel 2011 ha aggiunto una enne al suo cognome «Ho ripristinato il vecchio cognome di famiglia. Ora sul passaporto sono Alessandro Gassmann. Non per recidere il legame con mio padre, che è sempre stato fortissimo. Ma per recuperare la storia familiare. Noi siamo ebrei. Io a metà, mio padre per intero. Nel ’34 la nonna, che era rimasta vedova con due figli e intuiva la bufera che incombeva, tolse la "enne" al cognome dei figli e cambiò il suo da Ambroon ad Ambrosi. Mio padre Vittorio aveva tutte le caratteristiche che si attribuiscono agli ebrei, compresa la parsimonia: uomo generosissimo — non gli ho mai visto lasciar pagare un pranzo o una cena al suo commensale —, in casa spegneva di continuo le luci, staccava l’interruttore centrale, svitava le lampadine. Era ossessionato dal consumo elettrico. Aveva il senso della provvisorietà delle cose, della caducità della vita. Anche l’ultima cosa che mi disse fu: "Spengi la luce"» (a Aldo Cazzullo) [Cds 16/10/2011].
• «Su una cosa però mi rendo conto di essere diventato simile a lui: la precisione, l’ossessione maniacale per l’ordine» (a Sara Chiappori) [Rep 3/3/2014].
• «Mio padre è la persona che mi ha dato di più e ha contato molto, personalmente e professionalmente. (…) Credeva che il talento fosse ereditario. Diceva: possibile che un genio come me non abbia tra i suoi avi un altro genio? E allora ha fatto fare una ricerca araldica. Risultato: Niente, solo un alabardiere di merda» (a Silvia Nucini) [Vty 3/8/2011].
• «Nel cinema italiano avere un fisico fuori dal comune è sicuramente un grande svantaggio».
• È cresciuto in una famiglia allargata: «Nell’infanzia quella famiglia mi sembrava la normalità: un padre, due madri, una che vedevo raramente e una d’elezione che mi metteva le maglie di lana, tre fratelli di madri diverse, un fratello acquisito, Jacopo Salce, con cui ho condiviso per anni un lettone».
• Il sodalizio artistico con l’amico di famiglia Gianmarco Tognazzi li ha visti recitare assieme in molti film e nella versione teatrale di A qualcuno piace caldo. Assieme hanno anche doppiato il cartoon La strada per El Dorado «Due ossi duri, litigavano per chi, in scena, dovesse risultare più femminile. Un’impresa perché né l’uno né l’altro hanno i lineamenti del volto che si prestano per trasformarsi in una bella donna» (Mauro Audello a Roberto Rizzo) [Cds 3/4/2011].
«I Tognazzi erano nostri vicini di casa in zona Velletri. Da loro si mangiava benissimo, da noi solo carne e uova. Infatti andavamo tutti da loro. Stare con noi, due coglioni: footing, campo da tennis...» (a Sivia Nucini cit.).
• «Mi rammarico di essere stato un adolescente pluribocciato, in preda agli ormoni e agli eccessi aggressivi. Picchiavo, ero violento, mi ficcavo in tutte le risse. A 16 anni per menar le mani facevo il buttafuori al Piper. Quando mio padre lo venne a sapere, al grido di “fascista, fascista” mi levò il motorino e mi mandò a fare pugilato. Ho preso molti cazzotti e mi sono definitivamente calmato» (da un’intervista di Stefania Rossini).
• «Finito il liceo, pensavo di iscrivermi ad Agraria. Ma è arrivato papà, ha cominciato a dirmi che già mi vedeva croupier o pappone».
• Da ragazzo fumò qualche canna. Una volta suo padre Vittorio chiese di provarne una: «Il risultato è che ha parlato per 14 ore, poi è andato a letto e ha dormito fino alle tre del pomeriggio» (Marina Cappa) [Vty 21/4/2010].
• «Mio padre mi ha dato un unico consiglio: “Nella vita fai quello che ti pare ma fallo bene”. Ho cercato di seguirlo. Il cinema italiano non ha soldi, non ha coraggio, poi ci sono i miracoli, come Il bagno turco, un film piccolo che è diventato importante, amato dalla gente. Ma quanti rischiano? La fiction, se è di qualità, la faccio volentieri. In questo lavoro, arrivati a un certo punto, devi saper scegliere e anche rinunciare ai soldi».
• «In una botta di allegro narcisismo ha anche posato nudo per un calendario andato a ruba» (Silvia Fumarola).
• «Conquistatore e sciupafemmine io? È al cinema che mi cuciono addosso questo ruolo. Ma nella vita non lo sono (…). Capita spesso che, se cammino per strada e incrocio una coppia, lui mi guarda in cagnesco, come se volessi insidiare la sua donna» [Chi 24/11/2010].
• Da anni è testimonial di Amnesty International.
• Sposato con Sabrina Knaflitz. Un figlio nato nel 1998 (Leo).