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Francesco I - Jorge Mario Bergoglio
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Jorge, un prete
 Come si definirebbe?
«Jorge Bergoglio, prete».
Tutti i titoli di Papa Francesco
• Jorge Mario Bergoglio, nato a Flores (Buenos Aires, Argentina) il 17 dicembre 1936, primo di cinque figli. Pontefice col nome di Francesco dal 13 marzo 2013, eletto al quinto scrutinio, ventiseiesima ora dall’extra omnes, tredicesimo giorno dalle dimissioni di Benedetto XVI. 266° Papa della Chiesa cattolica nonché Vescovo di Roma, Vicario di Gesù Cristo, Successore del principe degli apostoli, Sommo pontefice della Chiesa universale, Primate d’Italia, Arcivescovo e metropolita della Provincia Romana, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano e Servo dei servi di Dio con il nome di Francesco. È il primo papa gesuita. È il primo papa non europeo da oltre 1300 anni. È il primo papa di origine piemontese. È il primo papa che prende il nome di Francesco.
Francesco e non Francesco I
• «Si chiama Francesco e non Francesco I. Francesco e basta» (Padre Federico Lombardi). «Sembra quasi che l’aggettivo numerale I possa disturbare» (Antonio Preziosi, direttore generale del Gr Rai). [La Stampa 15/3/2013]  
Chi ha voluto l’elezione di Bergoglio
• «Al settantasettesimo voto è scoppiato l’applauso. Siamo stati molto felici del risultato. Il Papa ha detto di aver scelto il suo nome in onore di Francesco D’Assisi» (l’arcivescovo di New York Thimothy Dolan). Jorge Mario Bergoglio avrebbe ottenuto oltre 90 consensi su 115 cardinali [al momento in cui scriviamo i dati ufficiali non sono ancora usciti, ndr]. Il nuovo Papa è il frutto di un accordo tra il Decano del Sacro Collegio, anche se non elettore, cardinal Angelo Sodano, il cardinale Giovan Battista Re, la Curia dell’attuale segretario di Stato, Tarcisio Bertone e i cardinali statunitensi. Gli italiani sono stati uniti solo nell’escludere il cardinale di Milano Angelo Scola (persino i cardinali lombardi gli hanno votato contro). [Calabrò, Corriere della Sera 15/3/2013] Secondo Franca Giansoldati del Messaggero il merito va tutto a Claudio Hummes, ex arcivescovo di San Paolo del Brasile e già prefetto della congregazione del Clero, il suo più grande elettore e amico fidato: «Bergoglio lo ha voluto vicino a sé in quella occasione [quando si è affacciato dalla Loggia, ndr] riconoscendo che grazie all’infaticabile e paziente rete tessuta dietro le quinte per giorni e giorni dal porporato brasiliano si è creata una piattaforma di consensi tale da poterla immettere in conclave al momento giusto, in caso di stallo, quando i candidati favoriti della vigilia – Scola, Scherer e O’Malley – cominciavano a dare segni di cedimento. [Franca Giansoldati, Il Messaggero 15/3/2013]  
La gaffe della Cei sull’elezione di Bergoglio
• La Cei, per portarsi avanti, aveva già preparato un comunicato che esprimeva «la gioia e la riconoscenza dell’episcopato e dell’intera Chiesa italiana» per l’«elezione del Card. Angelo Scola a Successore di Pietro», un testo inviato per sbaglio pochi minuti dopo l’elezione e poi prontamente corretto col nome giusto. [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 14/3/2013]  
L’accordo sul nuovo Papa a Santa Marta
• Galeazzi sulla Stampa: «Per Bergoglio ora come otto anni fa il luogo fatale è stata Santa Marta. Ma stavolta con risultato opposto. Ciò che è accaduto mercoledì alle 13,30 nella Domus conta più dei primi scrutini senza esito nella Sistina. Alle fumate nere, infatti, sono seguiti i conciliaboli domestici nella residenza degli elettori. Bertone e Re hanno parlato con Bergoglio garantendogli il loro sostegno. Prima i conclavisti mangiavano e dormivano nella cappella affrescata da Michelangelo, dal 2005 rientrano (in navetta o a piedi) per i pasti e il pernottamento nell’albergo fatto ristrutturare da Giovanni Paolo II. Durante i pranzi e le cene i cardinali discutono liberamente ed entrano in azione i pontieri che offrono una possibile conciliazione tra le diverse fazioni. Otto anni fa, fu proprio nel refettorio di Santa Marta che la partita si chiuse a favore di Ratzinger. “Dall’ultima cena in poi, nella Chiesa le cose importanti vengono decise a tavola”, spiega sorridendo un elettore di Ratzinger». [Galeazzi, La Stampa 15/3/2013]  
Bergoglio e il conclave del 2005
• Nel 2005 al primo scrutinio Ratzinger ottiene 47 voti, Bergoglio 10. Al secondo Ratzinger sale a 65 voti e Bergoglio a 35. Il terzo scrutinio assegna a Ratzinger 72 preferenze ma sale anche Bergoglio, che arriva a 40. Ratzinger ha quasi il doppio dei voti di Bergoglio, ma se i sostenitori dell’argentino tengono duro possono impedirne l’elezione. Invece Bergoglio invita i sostenitori a votare Ratzinger che al quarto scrutinio ottiene 84 voti. [Luigi Accattoli, Corriere della Sera 11/3/2013]  
Per Bergoglio anche i voti dei wojtyliani
• A favore di Francesco sarebbero arrivati anche voti dei wojtyliani di ferro. Il cardinale Dziwiz parlando con alcuni sacerdoti ha riferito che Francesco, prima di essere un uomo di Benedetto XVI, è una figura creata da Giovanni Paolo II «al quale deve tutto». Per questo gli chiederà di portare la Gmg in Polonia nel 2015, anno coincidente con il 1050 anniversario del battesimo della nazione. L’altro cardinale che Francesco aveva accanto era Vallini, il vicario di Roma. Attraverso una lettera ai romani ha «apprezzato» la sua «fermezza nel condannare i peccati, i comportamenti indegni e le controtestimonianze». [Franca Giansoldati, Il Messaggero 15/3/2013]  
La prima reazione di Bergoglio Papa
• «Che Dio vi perdoni!» (Jorge Mario Bergoglio ai cardinali che lo hanno appena eletto Papa mercoledì 13 marzo 2013).  
La scelta del Papa nel silenzio assoluto
• Un giornalista dalla Cnn al cardinale Dolan: Abbiamo visto una sua foto mentre allargava le braccia in un momento di riflessione... «Non avrò mica avuto le dita incrociate?» No, anzi aveva lo sguardo incantato verso l’alto, come rapito «E chi non lo sarebbe, ti guardi attorno e dici “Sono nella Cappella Sistina, wow Ragazzi (...) È un momento fondamentale camminare con la propria tessera in mano, pensando alla decisione che si è presa, metterla in questa bellissima urna, e aspettare che scenda al suo interno. È un momento di una profondità unica, suggestivo e coinvolgente allo stesso tempo, anche perché tutto avviene in un silenzio assoluto. (...) Uno non fa altro che pensare notte e giorno. Si è impegnati a fare la cosa più importante del mondo per noi cardinali, scegliere il prossimo successore di San Pietro».  
La fumata bianca sotto la pioggia
• Alle 19.06 del 13 marzo 2013 dal comignolo della Cappella Sistina si è levata la fumata bianca mentre le campane cominciavano a suonare. Sotto la pioggia.  
L’habemus Papam
• Alle 20.12 di mercoledì 13 marzo 2013 si apre la porta finestra della Loggia delle Benedizioni, esce il protodiacono Jean-Louis Tauran: «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum Georgium Marium Sanctae Romanae Ecclesiae cardinalem Bergoglio qui sibi imposuit nomen Francisci primi». Quando il nuovo Papa appare sta zitto per un paio di minuti, poi il discorso.  
Le prime parole di Papa Francesco
• «Fratelli e sorelle buonasera, voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma, sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo ma siamo qui». Queste le prime parole del nuovo Papa. Poi ha chiesto una preghiera per il Papa Emerito. «Vi ringrazio per l’accoglienza della comunità diocesana di Roma al suo vescovo. Vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito Benedetto XVI. Preghiamo insieme per lui perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca».  
La telefonata di Francesco a Ratzinger
• La notizia dell’elezione è stata data a Ratzinger prima ancora dell’Habemus Papam: «Il Papa ha telefonato subito dopo l’elezione a Benedetto XVI» (Padre Federico Lombardi) [tutti i giornali 14/3/2013] «Dio lo benedica! Gli sia sempre vicino e gli dia la forza necessaria per guidare la Barca di San Pietro» (Joseph Ratzinger, papa emerito). [Orazio La Rocca, la Repubblica 13/3/2013]  
Bergoglio e le dimissioni del Papa
• Nel 2010 Bergoglio dichiarò: «Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto, e in alcune circostanze, anche il dovere di dimettersi» (libro-intervista con Peter Seewald Luce del mondo, 2010). [Instant e-book del Sole 24 Ore] Dopo le dimissioni di Ratzinger: «Non è un conservatore, come dicono, perché le dimissioni sono state un gesto rivoluzionario». [Il Fatto Quotidiano 15/3/2015]  
L’invito di Papa Francesco ai fedeli
• Cazzullo sul Cds: «Quasi cavandosi le parole una a una, ha pregato la folla di “farmi un favore”, ha invocato la benedizione di Dio tramite l’intercessione popolare, e solo dopo ha benedetto a sua volta, senza intonare canti o litanie, con la massima semplicità. Prima ha chiesto di pregare “per il nostro vescovo emerito Benedetto XVI, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca”, e ha recitato – in italiano – il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria. Ha definito anche se stesso sempre e solo “vescovo di Roma”, mai Papa. Ha citato “il mio vicario qui presente”, indicando il cardinale Agostino Vallini, che pareva sul punto di svenire dalla felicità. Per sé ha chiesto di pregare “in silenzio”. E ha proposto di cominciare insieme “un cammino di fratellanza, di amore e di fiducia tra noi”» [Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 14/3/2013].  
L’intuizione di Bergoglio prima del conclave
• «Pregate per me, perché non so cosa i miei fratelli cardinali mi stiano preparando» (così Bergoglio domenica 10 marzo 2013 a Thomas Rosica, presidente della tv canadese Salt and Light, “sale e luce”) [Massimo Franco, Corriere della Sera 15/3/2013]  
Il conclave verso Ovest
• Il conclave «guardava a Ovest» (Wall Street Journal).  
La telefonata di Papa Francesco agli amici giornalisti
• Bergoglio nel racconto che Gianni Valente, giornalista di Fides, molto amico del nuovo pontefice, fa su Repubblica: «Ho visto padre Bergoglio domenica sera. Ero andato a salutarlo con mia moglie Stefania, nella domus sacerdotale dove risiedeva in attesa dell’inizio del Conclave. Era sereno e disteso. «La notte dormo come un bambino», ci ha detto. Aveva acquistato il volo di ritorno a Buenos Aires per sabato 23 marzo. Le liturgie della Settimana Santa voleva celebrarle nella sua amata Chiesa di Buenos Aires. Ci ha salutato abbracciandoci e ripetendo anche a noi la richiesta che rivolge sempre a tutti: pregate per me, che ne ho bisogno. Ieri notte [il 13 marzo, ndr] sono tornato a casa che era l’una passata. “Ha telefonato il Papa! Voleva salutarci”, hanno detto i miei figli Paolo e Cecilia. Mia moglie [Stefania Falasca, giornalista di 30 giorni, ndr] gli aveva chiesto come avremmo dovuto chiamarlo. «Sono sempre padre Bergoglio», ha risposto. [Gianni Valente, la Repubblica 15/3/2013]  
Un Papa conservatore con i diseredati
• «I cardinali scelgono il Papa prima che l’Italia scelga un nuovo governo» (tweet di Rachel Donadio, inviata del New York Times a Roma) [Il Fatto quotidiano, 14/3/2013] Dell’Arti sulla Gazzetta dello Sport: «È un papa che possiamo definire di sinistra? Con prudenza. Un conservatore, piuttosto, sia pure schierato con i diseredati».  
L’interesse di Bergoglio per il comunismo
• Tra il 1976 e il 1983 simpatizzava apertamente per il comunismo. Victoria de Masi sul Clarin: «Si interessò molto, ma non militò mai. Fece della politica oggetto di studio». [Victoria de Masi, la Repubblica 15/3/2013]  
Croce di ferro e niente mozzetta per Paapa Francesco
• Il nuovo Papa che si è presentato ai fedeli senza la mozzetta rossa. «Monsignore, questa la metta lei. È finito il carnevale» avrebbe detto al Maestro delle celebrazioni liturgiche Monsignor Guido Marini. E poi: «Io mi tengo la mia croce» [Massimo Franco, Corriere della Sera 15/3/2013]. La croce di ferro della sua ordinazione episcopale che non ha voluto togliere neanche quando il cerimoniere pontificio gliene voleva fare indossare una d’oro. [Orazio La Rocca, la Repubblica 15/3/2013]  
Il saluto di Papa Francesco ai cardinali
• Venerdì 15 marzo, all’incontro con il Papa, nella Sala Clementina, molti cardinale hanno evitato di indossare oro. Gian Guido Vecchi: «Francesco si è alzato per ringraziare il Decano e ha salutato uno a uno i suoi “fratelli”: abbracci, cardinali che s’inchinano per il baciamano mentre Francesco li tira su, Timothy Dolan che gli possa affettuoso una mano sulla spalla, il lungo colloquio con il cappuccino O’Malley e le risate col filippino Tagle, la benedizione dei rosari e il sudafricano Wilfrid Napier che gli ha portato un braccialetto giallo di plastica fatto in Sudafrica per l’Anno della fede: il Papa se lo è messo subito al polso destro e non lo ha più tolto. “È curioso: a me fa pensare. Lo Spirito fa tutte le differenze nelle Chiese, e sembra che sia un apostolo di Babele. Ma dall’altra parte, è Colui che fa l’unità di queste differenze, non nella uguaglianza, ma nell’armonia”». [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 16/3/2013].  
Il rosso e il bianco del Papa
• Agostino Paravicini Bagliani spiega su Repubblica il perché della mozzetta: «Perché da almeno sette o otto secoli la figura del Papa è rivestita di due colori, rosso e bianco. Il Papa porta fin dal Medioevo i colori che allora rinviavano simbolicamente al martirio (il sangue rosso) e alla purezza (il biancore candido) di Cristo. Lo afferma la più antica definizione, destinata a diventare classica nella storia del vestiario pontificio, del più importante liturgista medievale, il vescovo Guglielmo Durand (1286): “Il sommo pontefice appare sempre vestito di un manto rosso all’esterno; ma all’interno è ricoperto di veste candida: perché il biancore significa innocenza e carità; il rosso esterno simbolizza la compassione [...] Il Papa infatti rappresenta la persona di Colui che per noi rese rosso il suo indumento”». [Agostino Paravicini Bagliani, la Repubblica 15/3/2013]  
Le scarpe rosse del Papa
• Sempre Paravicini Bagliani sul mocassino da sacerdote e la mitra da arcivescovo: «Papa Francesco non ha forse avuto il tempo di farsi fare, come Benedetto XVI, delle scarpe rosse. Ma le porterà veramente? Anche le scarpe rosse appartengono al vestiario pontificio fin dai secoli antichi. Sulle famose pantofole dei papi venivano persino ricamate delle croci, a ricordo del fatto che il Papa è Vicario di Cristo. Si possono vedere chiaramente in un famoso affresco, conservato alla Pinacoteca Vaticana, Melozzo da Forlì raffigura Sisto IV (1471-1484) in trono nell’atto di conferire al genuflesso Bartolomeo Sacchi, detto “il Platina”, la nomina a primo prefetto della Biblioteca Vaticana. [...] Si è però anche notato che la mitra che Francesco ha portato alla fine della cerimonia liturgica nella Cappella Sistina fosse diversa di quella che portarono i suoi predecessori. Di fatto, il Papa non ha messo sul suo capo una mitra papale, ma quella che aveva da arcivescovo di Buenos Aires. Semplice come la sua croce di ferro». [Agostino Paravicini Bagliani, la Repubblica 15/3/2013]  
Papa, la scelta coraggiosa del nome Francesco
• «Un rifiuto del potere, servizio allo stato puro» (così padre Federico Lombardi ha commentato l’elezione del nuovo Papa, definendo anche «coraggiosa» la scelta del nome Francesco) [Il Fatto quotidiano 14/3/2013]  
PaoloVI: Mai un papa di nome Francesco
• «Con questo Vaticano non ci sarà mai un papa di nome Francesco perché Francesco distruggeva le regole umane nella sola obbedienza al Vangelo. Nessuna struttura piramidale, nessuna burocrazia, nessun privilegio» (Paolo VI).  
Il bisnonno di Bergoglio
• Anche il bisnonno del Papa si chiamava Francesco. [Marco Imarisio, Corriere della Sera 15/3/2013]    
Ecco perché mi chiamo Francesco
• «Vi racconto la storia. Nell’elezione io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico. Quando la cosa stava diventando un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, è giunto l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi ha abbracciato e mi ha detto: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri», ha sottolineato Bergoglio toccandosi il capo. Peraltro non è un caso che Hummes appartenga all’ordine dei Francescani. «Poi, subito in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. E Francesco è l’uomo della pace» (papa Bergoglio nella prima udienza pubblica nell’aula Paolo VI sabato 16 marzo 2013).  
• «Vorrei una chiesa per i poveri».  
• «Molti mi hanno detto ti dovevi chiamare Adriano per essere un vero riformatore, oppure Clemente per vendicarti di Clemente XIV che abolì la Compagnia di Gesù» (papa Bergoglio nella prima udienza pubblica nell’aula Paolo VI sabato 16 marzo 2013).  [Marco Ansaldo, la Repubblica 17/3/2013]  
Il peso del nome Francesco per un Papa
• Dell’Arti: «Con straordinario fiuto giornalistico, Maurizio Chierici, pochi giorni fa, è andato a chiedere a Raniero La Valle perché in otto secoli nessun pontefice abbia scelto per sé il nome del poverello di Assisi. Risposta di La Valle: “Francesco è un nome impossibile per il carico di poteri con i quali nei secoli è stato costruito il papato: infallibilità, sovranità, controllo nella forma di ogni servizio, autorità su milioni di fedeli, responsabilità di proposte. Non è questione di umiltà personale. Francesco impone una povertà difficile a qualsiasi sovrano vaticano”». [Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 14/3/2013]  
Le Goff: Francesco una rivoluzione per la chiesa
• «Non sono credente, ma il nuovo Papa mi ha emozionato. La scelta del nome in omaggio a san Francesco [vissuto tra il 1181/2  e il 1226), lascia presagire cambiamenti straordinari per la chiesa, ndr]». Ma non bisogna dimenticare che «i gesuiti sono intellettuali, e san Francesco detestava ogni sapere che non fosse religioso. Non per oscurantismo, ma perché riteneva che anche il sapere fosse uno strumento nelle mani dei ricchi e potenti per sottomettere i poveri. Accolse, infatti con dispiacere la notizia che Antonio da Padova entrava all’università» (Jacques Le Goff, 89 anni, uno dei più grandi storici del medioevo, che nel 1999 scrisse San Francesco d’Assisi per Laterza). [Stefano Montefiori, Corriere della Sera 15/3/2013]  
Come Bergoglio cambierà la chiesa
• Di lui si dice che «gli basterebbero quattro anni per cambiare le cose». [Marco Roncalli, Corriere della Sera 11/03/2013]  
Il Papa sul pulmino coi cardinali
• Appena eletto papa, Francesco ha rifiutato la berlina scura targata SCV1 per tornare alla Casa Santa Marta ed è salito assieme ai cardinali sul pulmino che nei due giorni di Conclave ha fatto da navetta tra la Sistina e l’albergo vaticano. Ha deciso di mandare in pensione la Mercedes per «una semplice vettura di marca tedesca». Dalle foto si evince che si tratta di una Volkswagen. [Tutti i giornali del 15/3/2013]  
Papa Francesco: buona notte e buon risposo
• «Ci vediamo presto: buona notte e buon riposo» (così papa Francesco ha salutato i fedeli in piazza San Pietro prima di ritirarsi mercoledì 13 marzo).  
La prima notte del nuovo Papa
• «Dormirò bene sta notte e anche Papa Francesco dormirà bene. La chiesa è in buone mani, lo sappiamo tutti» (l’arcivescovo di New York Timothy Dolan).  
Le prime notti del Papa a Santa Marta
• Le prime notti da Papa, Francesco le passerà nella stanza 201 nella residenza dei cardinali in Santa Marta.  
I precedenti delle prime notti dei papi
• Giovanni XXIII passò la sua prima notte da Papa «dormicchiando, più che dormendo»; Giovanni Paolo I «senza chiudere occhio». Di Papa Francesco si sa solo che si è svegliato alle 5.30. [Marco Roncalli, Corriere della Sera 15/3/2013]  
Bergoglio: prima la Madonna poi il sarto
• Ai suoi, che lo volevano portare subito dal sarto perché l’abito bianco che ha indossato mercoledì sera gli va largo, ha detto: «Nemmeno per idea. Prima si prega la Madonna». [Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 15/3/2013]  
Bergoglio al refettorio
• Venerdì 14 marzo 2013 mattina è sceso al refettorio di Santa Marta, ha preso poche cose al buffet e si è seduto al tavolo di Scola e ha fatto colazione con lui. [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 16/3/2013] A pranzo si è seduto qui e lì con i dipendenti vaticani. Non ha voluto un tavolo riservato né tanto meno una sala per i cardinali [Marco Ansaldo, la Repubblica 17/3/2013]: «Qualcuno mi diceva: i cardinali sono i preti del Santo Padre. Ma noi siamo quella comunità, quell’amicizia, quella vicinanza che ci farà bene a tutti». [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 16/3/2013]  
Bergoglio e Ratzinger, due papi a pranzo
• Sabato 23 marzo 2013 si terrà il primo pranzo della storia tra due papi. Francesco viaggerà in elicottero verso Castel Gandolfo in mattinata per mangiare con Joseph Ratzinger. Solo Celestino V e Bonifacio VIII, in un giorno tra il dicembre del 1294 e il maggio del 1926 avrebbero potuto fare lo stesso. Armando torno sul Corriere: «D’altra parte, non è possibile paragonare l’attuale situazione con la contemporanea presenza di due o tre Pontefici, come accadde all’inizio del XV secolo. Quasi tutti sono convinti che oggi la «convivenza» di due Papi non causerà problemi, anche se circolano obiezioni riguardanti ora un aspetto pratico e ora questioni spirituali. Il Conclave e la promessa di obbedienza del Pontefice emerito hanno fugato i dubbi più forti. Comunque, abiteranno entrambi in Vaticano e in una società come la nostra, basata sulla comunicazione, i dettagli si trasformeranno in macigni. Un futuro libro di Ratzinger o gli attriti che potrebbero nascere in curia dalle riforme fungeranno da miccia per i bombaroli della notizia. Senza contare che il Papa, sino alla rinuncia di Benedetto XVI, era visto dai più come la figura indissolubilmente legata al suo ruolo. Come Giovanni Paolo II o altri del passato, egli moriva al suo posto; insomma, in molti ripetevano: «Non scende dalla croce». [Armando Torno, Il corriere della Sera 17/3/2013]  
Jorge Bergoglio, prete
• «Come si definirebbe?» «Jorge Bergoglio, prete» (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita, del 2010).  
Papa Francesco a Santa Maria Maggiore
• Venerdì 15 marzo, alle 8 del mattino, accompagnato dall’arciprete ed ex nunzio in America Latina, Santos Abril y Castello e dal cardinale vicario Agostino Vallini, alla Vergine, a Santa Maria Maggiore, il pontefice ha portato personalmente un mazzolino di fiori, poi ha pregato davanti alla Salus populi romani sulla quale ha celebrato la sua prima messa sant’Ignazio di Loyola, il fondatore della Compagnia di Gesù, alla quale Francesco apparteneva. «Lasciate la basilica aperta, sono un pellegrino e voglio andare da pellegrino tra gli altri pellegrini». [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 15/3/2013]  
Ignazio di Loyola a Santa Maria Maggiore
• Ignazio di Loyola vi celebrò la prima messa la notte di Natale del 1538 [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 15/3/2013]  
Bergoglio contro il cardinale Law
• Che non vuol dire legge. «Non voglio che frequenti questa Basilica». Così Francesco ha liquidato il cardinale Bernard Law, 82 anni, in pensione, accusato di aver insabbiato gli abusi dei preti pedofili nella diocesi di Boston nel 2002. Carlo Tecce: «Al Fatto quotidiano risulta che il pontefice argentino come primo atto di pulizia, sia intenzionato a far trasferire il prelato: in clausura sarebbe perfetto» [Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano 15/3/2013 ]  
La benedizione del Papa al bambino
• Fuori dalla Basilica, i ragazzi dalla scuola Albertelli lo salutano dalle finestre. In strada un giovane si avvicina tenendo per mano la moglie incinta, «la benedizione per mio figlio, Padre Santo», «Quanto?», «Cinque mesi» e Francesco poggia la mano sul ventre mormorando una preghiera. [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 15/3/2013]  
Papa Francesco, il commento della Merkel
• «Un Pontefice latinoamericano che mostra la forza e la vitalità di una regione sempre più importante per il resto del mondo» (la cancelliera tedesca Angela Merkel). [Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 14/3/2013]  
Papa Francesco senza gendarmi
• «Non mi servono le guardie, non sono un indifeso» (così Francesco ai gendarmi).    
Papa Francesco e la sicurezza vaticana
• «Certo il Papa creerà qualche problema alla sicurezza vaticana. Ma i responsabili che sono a servizio del Santo Padre sanno che devono adeguarsi al suo stile pastorale» (padre Federico Lombardi). [Michele Brambilla, La Stampa 15/3/2013]  
Papa Francesco vuole pagare il conto
• Il pontefice poi giovedì 14 se n’è andato alla Domus Internationalis Paulus VI, in via della Scrofa 70, a Roma, per prendere le sue cose. Era lì prima del trasferimento a Santa Marta dove aveva portato il bagaglio. Una sola valigia che si è fatto da solo («Viaggia sempre con poca roba: un gilet, due camice e due paia di pantaloni» [la cugina Carla a Fabrizio Assandri, Avvenire 15/3/2013]). Prima di chiudere la porta della sua stanza, cambia, da solo, una lampadina  bruciata [Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 15/3/2013], poi è sceso nella Hall: «Quanto vi devo?», «Ma Santità sta scherzando? Non vorrà mica pagare?». [Michele Brambilla, La Stampa 15/3/2013] Padre Federico Lombardi: «Ha pagato il conto, per dare il buon esempio» come ha riferito il direttore della sala stampa vaticana, Padre Federico Lombardi. [IlgiornalediBrescia.it 14/3/2013]  
Quanto costa la pensione del Papa
• 85 euro a notte il costo di una camera, pensione completa, per una notte alla Domus Paolo VI, 72,50 a mezza e 60 euro con solo la prima colazione. [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 15/3/2013]  
Bergoglio: la chiesa non è una ong
• «Se non confessiamo la nostra fede in Gesù Cristo diventeremo una ong pietosa e non saremo la Chiesa». Papa Francesco, nella Cappella Sistina, presiedendo la prima Messa dopo l’elezione al soglio di Pietro, venerdì pomeriggio. Francesco Antonio Grana: «Predica a braccio con grande semplicità, come un qualsiasi parroco del mondo, dietro l’ambone, il leggio dove si proclamano le letture della Messa, e non seduto sul tronetto bianco». [Francesco Antonio Grana, Ilfattoquotidiano.it 14/3/2013]  
Bergoglio e il dossier Vatileaks
• A venerdì 15 marzo 2013, il Papa ancora non ha preso in mano il dossier Vatileaks. Ma dovrà farlo presto.  [Il Fatto quotidiano 15/3/2013] Il suo nome compare in otto cablo. Sei inviati dall’ambasciata Usa di Buenos Aires a Washington tra il 2006 e il 2010, uno dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede alla vigilia del conclave del 2005 e l’altro risale al 2003, dall’ambasciata Usa a Tegucigalpa, in Honduras. La Stampa: «Sebbene non si faccia nessun riferimento a incontri diretti tra Bergoglio e i diplomatici Usa, appare evidente come l’arcivescovo di Buenos Aires sia considerato da Washington un influente oppositore del clan dei Kirchner». [La Stampa 15/3/2013]  
Obama e il nuovo Papa
• «Sono ansioso di lavorare con Sua Santità» (Barack Obama). [Il Messaggero 14/3/2013]  
Papa Francesco, le reazioni internazionali
• «Calorose felicitazioni e sinceri auguri per i compiti che gli si prospettano» (il presidente francese Francois Hollande). [Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 14/3/2013] Su Twitter, il premier spagnolo Mariano Rajoy manda «calorose congratulazioni». Da Cuba, Raul Castro invia a Jorge Bergoglio «i miei più cordiali complimenti e auguri per il suo pontificato». Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, si dice fiducioso che papa Francesco continuerà a «costruire sull’eredità del suo predecessore, nella promozione del dialogo inter-religioso». [Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 14/3/2013]  
Papa Francesco, l’augurio del rabbino Di Segni
• Il Capo Rabbino della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, scrive che «i rapporti della Chiesa con la Comunità Ebraica di Roma e il dialogo con l’ebraismo hanno compiuto dei passi importanti. La speranza è che si possa proseguire il cammino nel segno della continuità e delle buone relazioni». [Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 14/3/2013]  
Il messaggio del Papa al rabbino Di Segni
• «Nel giorno della mia elezione a Vescovo di Roma e pastore universale della Chiesa cattolica, Le invio il mio cordiale saluto, annunciandole che la solenne inaugurazione del mio Pontificato avrà luogo martedì 19 marzo» (Papa Francesco in un messaggio al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, invitandolo all’inaugurazione del suo pontificato). [la Repubblica.it]  
Il Papa agli argentini: non venite a Roma
• Il Papa che ha invitato i suoi fedeli argentini a non venire a Roma, per l’inaugurazione del suo pontificato che si celebrerà domani: «Risparmiate i soldi e dateli in beneficenza ai bisognosi». [Paolo Griseri, la Repubblica 15/3/2013]  
• Già nel 2001, quando fu fatto cardinale, si dice che i fedeli avessero preparato una colletta per fare festa e per accompagnarlo a Roma ma lui chiese loro di restare in Argentina e di donare il denaro raccolto ai poveri. A Roma festeggiò praticamente solo. [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 14/3/2013]  
• «Andai a Roma con lui. Il giorno prima un altro porporato gli chiese se avesse già scelto la Limousine per andare in Vaticano e lui rispose “Sì, certo, come no”. Ma quale Limousine. Andammo a piedi, camminando per tutta Roma. Lui con i suoi piedi piatti che poi gli fanno sempre male. Ecco, mio fratello è così» (Maria Elena Bergoglio) [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
Il commento di Carlo Verdone sul nuovo Papa
• Carlo Verdone scrive sul Messaggero: «La Roma dei credenti negli ultimi giorni trasmetteva attesa e smarrimento. Perché il Papa rappresenta una sorta di protezione, di riferimento. Sono convinto che anche un non credente, trovandosi ad avanzare con gli anni verso le fatiche della vecchiaia, non può non coltivare un frammento di speranza. (...) Mercoledì sera, con rapidità sorprendente, ci è apparso un uomo che in molti ha ispirato subito una grande fiducia. Soprattutto nei romani, attenti alle tre volte che Papa Francesco ha pronunciato il nome di Roma. Roma intesa come centro della fede, ma anche Roma amata dal nuovo Papa che ha dimostrato da subito un forte legame con la città. Sentivo ieri al bar tanti commenti. Quelli della gente comune, in genere i più lucidi e attenti nella loro semplicità. “M’è piaciuto che nun ci aveva l’ori addosso, come i faraoni. Ber segno!”, diceva il barista di spalle mentre preparava il cappuccino per un cliente. ”Nun era pe’ gnente emozionato…“, aggiungeva una signora tarchiata con una busta piena di medicine. Le replicava un segaligno miope sulla settantina: “E’ ’n gesuita, signo’. Quelli nun se spaventano manco co’ le cannonate!”». [Carlo Verdone, Il Messaggero 15/3/2013]  
Il santino falso di papa Francesco
• Già da giovedì sera era possibile trovare nelle bancarelle di San Pietro il santino, falso, di Papa Francesco. Il pontefice viene raffigurato a mezzo busto con il colonnato alle sue spalle e la scritta «Habemus Papam». Costo 5 euro per l’immagine piccola con un rosario in versione mini, 10 per quella grande. Sarà l’Osservatore romano a scegliere la foto per il santino “originale”.  
Elezione Papa, ascolti boom per il Tg1
• Dalle 19.06 alle 20.51 di mercoledì 13 marzo 2013 i telespettatori del Tg1 sono stati 10 milioni 86 mila. Il picco di ascolti alle 20.32 con 11 milioni e 888 mila telespettatori.  
• «Noi ci abbiamo messo tutto l’impegno possibile, 12 telecamere, 35 persone, 2 radio camere. Ma è il Santo Padre a essere così telegenico» (Monsignor Dario Viganò del Centro televisivo Vaaticano). «Il papa buca lo schermo» parola dei registi Base e Calopresti. [Mimmo Muolo, Avvenire 17/3/2007]  
Un Papa in parrocchia
• «Abbiamo un papa in parrocchia!» (il parroco di Portacomaro, in provincia di Asti, al primo cittadino del paese).  
La festa per Bergoglio nel paese del padre
• «Anche il sindaco di Asti, Fabrizio Brignolo, non credente ma uomo onesto che vuole essere il sindaco di tutti, è venuto a festeggiare l’elezione in piazza» (Francesco Ravinale, vescovo di Asti). [Lucia Bellaspiga, Avvenire 15/3/2013]  
La famiglia piemontese di papa Bergoglio
• Di origini piemontesi, il nonno paterno, Giovanni, era di Portacomaro, un paese di duemila anime in provincia di Asti, aveva un alimentari. Da lì il padre, Mario Giuseppe Francesco, poco più che ventenne [tra i 21 e i 24 a seconda delle fonti, ndr], impiegato delle ferrovie, si trasferì a Torino prima di emigrare in Argentina per far fronte alla povertà. Con i suoi, fece la traversata sul Giulio Cesare e il 15 gennaio 1929 [Marco Neirotti, La Stampa 15/3/2013], in «un’afosa mattina» [Andrea Tornielli, La Stampa 14/3/2013] arrivò a Buenos Aires a Paranà, dove tre fratelli del nonno avevano aperto una ditta di pavimentazione delle strade. [Piero Negri e Franco Binello, La Stampa 14/3/2013]. La madre, Regina Sivori, casalinga, anche lei con sangue piemontese e genovese. [Avvenire.it 13/3/2013]. I due si sono sposati il 12 dicembre 1935 [Chi, speciale pontefice 15/3/2013]. Jorge è il primo di cinque figli. Ha due fratelli Alberto Horacio e Oscar Adrian, e due sorelle Marta Regina e Maria Elena (la più piccola, di dodici anni meno di Jorge) «Prima di avere me mamma perse un altro figlio» (Maria Elena Bergoglio). [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
• «Mio zio e mia madre avevano tre fratelli ma non ci sono più. Mia zia Marta ha due figli: José Luis, che è un altro sacerdote gesuita, e Pablo, insegnante» (Jorge Andrés, nipote di Bergoglio, figlio di Maria Elena, 37 anni e una laurea in architettura). I parenti di Bergoglio oggi abitano a Ituzaingo, a 30 km da Buenos Aires. [Omero Ciai, La Stampa 15/3/2013]    
La sorella di papa Bergoglio: come un padre
• «Quando papà è morto, Jorge si è occupato di me, mi è sempre stato vicino, mi ha fatto un po’ da papà, anche se era molto preso dalla sua Compagnia di Gesù». Durante il conclave si sono sentiti più di una volta: «Ma di che cosa stesse accadendo in Vaticano non abbiamo discusso mai. Lui non diceva, io non chiedevo. Solo l’ultima sera l’ho sentito un po’ nervoso, ma è comprensibile no? Non ha mai desiderato diventare Papa. Diceva “figurati, non sono la persona giusta”, e io pregavo affinché non lo diventasse, ancora non ci posso credere. [Andrea Carugati, Il Messaggero 15/3/2013] Non posso ancora credere che è diventato Papa. Quando è partito per Roma ci siamo salutati come sempre. Jorge ama Buenos Aires e amava il suo lavoro qui. Ha lasciato perfino la casa in curia un po’ in disordine, qualche libro sul letto, lettere da aprire, la spesa fatta, come se dovesse tornare subito. No, non ci ho ancora parlato, ma ho deciso da sola, prima che fosse lui a chiederlo agli argentini, di non spendere i soldi del viaggio per Roma. Lo vede come siamo in sintonia? So che quando lo incontrerò ci abbracceremo senza dirci nulla. Senza scene, soprattutto se in pubblico. Perché siamo italiani del nord: le emozioni sono profonde ma restano dentro» (Maria Elena Bergoglio). [Omero Ciai, La Repubblica 17/3/2013]    
La nascita di Bergoglio a Buenos Aires
• Jorge Maria Bergoglio nasce il 17 dicembre del 1936 a Flores, un quartiere porteño di Buenos Aires, in una casa bassa di due piani. Oggi ci abitano Marta e Arturo Blanco, l’hanno comprata trent’anni fa.  
Bergoglio bravo e buono a scuola
• «Com’era? Era un ragazzo buono, gentile, uno scolaro diligente, bravo a fare i compiti, gli è sempre piaciuto studiare. Quando andava a scuola, in religione aveva dieci» (la sorella Maria Elena). [Andrea Carugati, Il Messaggero 15/3/2013] «Era molto chiuso, ma molto educato. Non voleva giocare a pallone con noi. Preferiva leggere e conversare» (Rafael Musolino, vicino di casa dei Bergoglio durante l’infanzia).  
Come Bergoglio imparò il piemontese
• In Argentina il padre non parla l’italiano: «La nonna Rosa veniva a prendermi, mi portava a casa con lei... I miei nonni tra di loro parlavano in piemontese, ed è così che l’ho imparato». [Andrea Tornielli, La Stampa 14/3/2013] Ora oltre al piemontese e lo spagnolo, parla anche il tedesco, il francese e ovviamente il latino. [Tutti i giornali del 14/3/2013] Dalla nonna ha ereditato la fede e una poesia Rassa Nostrana di Nino Costa che conosce a memoria: «Me l’ha recitata commuovendosi, ma poi mi ha anche detto di sentirsi profondamente argentino» ha rivelato Francesca Ambrogetti coautrice di El Jesuita (2010).  
• «Ma poi nonna Rosa, che era scappata nel ’29 dal Piemonte perché era antifascista, le aveva insegnato i trucchi. Nonna Rosa per noi era un’eroina, una donna coraggiosissima. Non dimenticherò mai di quando ci raccontava che nel suo paese, in Italia, saliva sul pulpito della chiesa per condannare la dittatura, Mussolini, il fascismo» (Maria Elena Bergoglio). [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
Bergoglio e la poesia piemontese
• Così comincia la poesia piemontese che il nuovo Papa conosce a memoria: «Drit e sincer, cosa ch’a sun, a smijo: teste quadre, puls ferm e fìdic san a parlo poc ma a san cosa ch’a diso bele ch’a marcio adasi, a van luntan» ( Dritti e sinceri, ciò che sono, sembrano / teste quadre, polso fermo e fegato sano / parlano poco ma sanno ciò che dicono / anche se camminano piano, vanno lontano). [La Stampa 14/3/2013]  
Bergoglio e la diocesi di Buenos Aires
• La sua diocesi di Buenos Aires, che lui ama chiamare la mia esposa. [Luigi Geninazzi e Filippo Rizzi, Avvenire 14/3/2013]  
Gli argentini oriundi italiani
• Nomi noti di argentini oriundi italiani: Juan José Castelli, il leader della Rivoluzione di Maggio, suo cugino Manuel Belgrano, padre della bandiera argentina, Bartolomé Mitre, che guidò i battaglioni italiani nella guerra d’indipendenza; Ernesto Sábato, scrittore; Osvaldo Pugliese e Astor Piazzolla, musicisti; Antonio Valentin Angelillo, Omar Sivori e Leo Messi, calciatori; Juan Manuel Fangio, pilota; Carlos Pellegrini, Arturo Frondizi, José María Guido, Arturo Umberto Illia, Raúl Alberto Lastiri e Héctor José Cámpora, presidenti dell’Argentina. Gian Antonio Stella sul Corriere: «E, purtroppo, di alcuni degli esponenti della giunta militare protagonista della stagione infame dei “desaparecidos”». [Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 15/3/2013]  
Gli emigrati italiani in Argentina
• Negli anni Venti circa 535 mila italiani emigrarono in Argentina, quasi 3 milioni, dal 1861, anno dell’unità, al 1960, ma poco meno della metà tornò poi in patria [Marco Neirotti, La Stampa 15/3/2013] Sulla Domenica del Corriere del febbraio del 1908 Achille Beltrame scrive: «I vinti della vita: arrivo a Genova di emigranti impazziti nella Repubblica Argentina». [Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 15/3/2013]  
• «Argentina: a cu’ futti e a cu’ ruvina!» (così il ritornello rabbioso di una canzone tosta e bella, «Mannaja all’ingegneri», di Otello Profazio all’epoca delle emigrazioni in Argentina dei primi del Novecento). [Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 15/3/2013]   Tanos Tanos, così vengono chiamate in Argentina le famiglie italiane. [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
Bergoglio e la citazione della poesia di Hölderlin
• Venerdì 15 marzo 2013, all’incontro con i cardinali, Bergoglio cita, in tedesco, il verso di una poesia che Friedrich Hölderlin dedicò alla nonna: «Es ist ruhig das Alter und fromm» (la vecchiaia è il tempo della tranquillità e della preghiera»).  
Le letture preferite di Bergoglio
• Legge Borges, Dostoevskij, Dante e Manzoni («Diceva: “Non ho mai trovato che il Signore abbia cominciato miracolo senza finirlo bene”»). Il suo quadro preferito? «La Crocefissione Bianca di Chagall», oggi all’Art Institute di Chicago.  
Bergoglio gran tifoso del San Lorenzo
• Tifoso del San Lorenzo de Almagro, una squadra di calcio argentina fondata dal prete salesiano Lorenzo Massa nei primi del Novecento, da cui ha avuto in regalo una maglia con gli autografi dei giocatori: «Non mi sono perso nemmeno una partita del campionato dal 1946. I colori della squadra, il blu e il rosso, sono quelli della veste rossa e del mantello azzurro della Vergine. Abbiamo chiesto i colori alla Vergine, non li abbiamo presi da altre parti». [Tutti i giornali del 14/3/2013]. Il suo abbonamento, tessera numero 88.235N, gli è stato rilasciato il 12/3/2002. Il quotidiano Olé ricorda che il padre del nuovo pontefice giocava nella squadra di basket del San Lorenzo: «Fin da bambino Bergoglio andava alla stadio della squadra, il Vecchio Gasometro, proprio per accompagnare il papà, che giocava appunto a basket». [Corriere della Sera 15/3/2013]  
• Sabato 16 marzo 2013 il San Lorenzo ha dedicato una maglia a «Papa Francisco» con una piccola foto vicino allo stemma. [la Repubblica 17/3/2013]  
La passione di Bergoglio per il calcio
• «Alla sua prima visita lo portammo a dire messa all’oratorio di Tigliole. Giorgio si fermò nel campetto per tirare due calci al pallone. Mi sembrava alla ricerca di un’infanzia che non ha vissuto. Questi luoghi sono il suo rifugio» (Nella, cugina del Papa).  
Papa Bergoglio come Maradona
• Gramellini sulla Stampa: «È timido, è semplice, è piemontese anche se parla come Maradona». [Massimo Gramellini, La Stampa 14/3/2013]  
Maradona: orgoglioso di un Papa argentino
• «È un orgoglio e un onore per tutti gli argentini. Da noi si dice che il dio del pallone è argentino. Adesso che anche il Papa è nato nello stesso paese, vuol dire che il cuore della religione è qui» (El pibe de oro Diego Armando Maradona). [Alessandro Oppes, Il Fatto Quotidiano 14/3/2013]  
I cattolici in America Latina
• In America Latina c’è il 40 per cento dei cattolici di tutto il mondo, 425 milioni su 1,2 miliardi: il 48% dei cristiani, il 17% della popolazione mondiale. In Europa i cattolici sono 257 milioni. Il paese con più abitanti cattolici è il Brasile con oltre 133 milioni di fedeli, seguito da Messico (96.4 mln) e Stati Uniti (74,4 mln). [La Stampa 15/3/2013]  
La reazione di Cameron all’elezione del Papa
• «Sua Santità papa Francesco viene nominato 266° vescovo di Roma: è un giorno importantissimo per gli 1,2 miliardi di cattolici» (David Cameron, primo ministro britannico).  
Papa Francesco viaggia in economica
• Severo gesuita dalle sobrie abitudini, ama girare per la sua città in autobus, vestito in borghese o da semplice prete, [Paolo Conti, Cds 11/3/2013]. Quando viene a Roma viaggia solo in economy, con bagaglio a mano, preferibilmente posto corridoio. Durante il volo legge.  
• «Sarà stato settembre o agosto, sono andata a Roma anch’io con l’Alitalia e subito dopo il check-in l’ho visto, e l’ho riconosciuto. Aspettava in fila come tutti noi. Ha preso il suo posto in seconda classe. Si è subito avvicinato il capitano per invitarlo a passare alla business. Lui non ha voluto, ha parlato un po’ sia col capitano sia con qualche altro passeggero. Poi non si è più sentito, in silenzio e senza stress. L’ho rivisto a Fiumicino: da solo, non lo aspettava nessuno. È salito su un taxi» (la giornalista Cristina Taquini).  
• «Molti anni fa era venuto a Torino con suo fratello e suo fratello aveva prenotato un albergo di lusso in centro. Ma lui non era per niente contento, continuava a dire che in un posto come quello non poteva dormire, anche se il conto lo avrebbe pagato il fratello. Comunque, da quella visita, ogni volta che veniva qui a trovare mio marito, e negli ultimi anni me e altri parenti, andava ospite da una cugina che aveva un alloggio grande e che poteva dargli una stanza. Adesso Carla ha cambiato casa, è più allo stretto, ma mi ha detto che è pronta a cedergli il suo letto e a dormire su un divano in cucina. Diverse volte l’abbiamo anche portato a Riva presso Chieri: io sono originaria di lì». (la cugina Pina). [Maria Teresa Martinengo, La Stampa 14/3/2013].  
Bergoglio, il basket e il tango
• Con il padre giocava a briscola e seguiva le partite di pallacanestro, con la madre ascoltava musica. «Ogni sabato, alle due del pomeriggio, ascoltavamo le opere liriche che venivano trasmesse dalla Radio di Stato. Prima che iniziasse, la mamma ci spiegava l’opera, ci avvisava quando stava per cominciare l’aria più importante e conosciuta. Era una bellezza, per me, gustare la musica». [Andrea Tornielli, La Stampa 14/3/2013] Bergoglio appassionato di musica classica, il suo compositore prediletto è Beethoven (Ratzinger preferiva Mozart) e di tango: «Mi piace molto e da giovane lo ballavo» [Chi, speciale pontefice 15/3/2013; Tutti i giornali del 14/3/2013]. «La canzone che gli piace di più è senza dubbio Por una cabeza di Carlos Gardel. Un tango» (Stefania Falasca, giornalista, amica di Bergoglio) [Paolo Manzo, Panorama edizione speciale 15/3/2013]  
Bergoglio e la musica
• «Una volta ricevette un’enorme donazione di dischi. In fondo ne era dispiaciuto perché avrebbe preferito che gli donassero soldi per i bisognosi. Però stava lì con questa pila di dischi. Allora mi chiese di registragli su cassetta Edith Piaf. Sì, su cassetta: Bergoglio non aveva l’attrezzatura necessaria per ascoltare la musica su compact disc. E il computer lo usava pochissimo» (padre Cesar Scicchitano Tagle). [Victoria De Masi, La Stampa 15/3/2013]  
Bergoglio e Twitter
• «Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo» (messaggio di Bergoglio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, 24 gennaio 2013). [Instant book del Sole 24 Ore 15/3/2013]  
L’annuncio del nuovo Papa su Twitter
• «HABEMUS PAPAM FRANCISCUM» così l’account Twitter ufficiale del papa (Pontifex, già inaugurato da Benedetto XVI) ha annunciato l’elezione del nuovo pontefice. A caratteri maiuscoli. L’account conta oltre sessantamila fan (erano quarantamila fino a un’ora prima che Bergoglio diventasse Papa). Francesco dovrà utilizzare l’account ufficiale destinato al Papa: ovvero @pontifex. Da quando Ratzinger si è dimesso i tweet postati sono stati tutti cancellati. [Il Sole 24 Ore 14/3/2013]  
Bergoglio su Facebook
• Jorge Mario Bergoglio su Facebook è «Cardenal Jorge Bergoglio». Sulla sua pagina compaiono i post col cardinale nella sua veste da pontefice. Subito dopo la notizia della sua elezione però su Facebook in pochi minuti sono state create decine di pagine false. Anche su Twitter è comparso un account falso di Jorge Mario Bergoglio (spiccava il tweet: «Immensamente felice di essere il nuovo Papa Francesco I») sospeso a stretto giro. [Il Sole 24 Ore 14/3/2013]  
La madre di Bergoglio paralizzata
• «Mia madre rimase paralizzata dopo aver partorito l’ultimo figlio, il quinto. Quando tornavamo da scuola, la trovavamo seduta a pelare patate, con tutti gli altri ingredienti per il pranzo già disposti. Ci diceva come dovevamo mescolarli e cucinarli». [Andrea Tornielli, La Stampa 14/3/2013]  
• «Non siamo mai andati a mangiare fuori, voleva cose semplici e mentre io cucinavo lui mi dava una mano e pelava le patate» (Carla Bracchino Rabezzana, cugina torinese del Papa).  
Papa Bergoglio si cucina da solo
• «Nel collegio Massimo non c’era la cuoca e allora preparavo io il pranzo per i miei studenti». [Andrea Tornielli, La Stampa 14/3/2013]  
• «Non ho mai ammazzato nessuno con il mio cibo». [Andrea Tornielli, la Stampa 14/3/2013] La sera cena con poco e niente: un thè, della frutta. Cazzullo: «Questo spiega la sua ascetica magrezza, pronta ad aprirsi però in larghi sorrisi». [Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 16/4/2005]. Secondo la sorella Maria Elena il suo piatto preferito sono i calamari [Andrea Carugati, Il Messaggero 15/3/2013]: «E lui, che cucina benissimo, fa dei calamari ripieni da urlo» (Maria Elena Bergoglio). [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
Bergoglio e il mate
• «Vedere la persona con la quale hai condiviso il mate [infuso tipico argentino, ndr] uscire dal balcone vestito di bianco... Cavoli che sensazione!» (José Maria di Paola, Cura villero, prete delle baracche). [Alessandra Coppola, Corriere della Sera 15/3/2013]   Biscotti Il Papa ama regalare «gli alfajores Havavva, i tipici biscotti ripieni di dulce de leche argentino» (Stefania Falasca, giornalista, amica di Bergoglio).   Buono «Come il buon vino, che con gli anni diventa più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita» (Così, venerdì, il Papa ha esortato i cardinali a donare il proprio sapere). [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 16/3/2013]   Vino Il grignolino che l’arcivescovo si faceva regolarmente inviare a Buenos Aires per tener vivo il legame con Portacomaro [Piero Negri e Franco Binello, La Stampa 14/3/2013]. I Bergoglio erano soliti coltivare vite. Tutti tranne il padre del Papa. [Lucia Bellaspiega, Avvenire 15/3/2013]   Sigarette «Durante il conclave i cardinali possono fumare sigarette, ma non in ambienti comuni, e possono anche bere un bicchiere di vino» Queste le curiosità rivelate da Padre Federico Lombardi [Il fatto quotidiano 14/3/2013]. Maria Elena, sorella minore del papa, fuma una sigaretta dopo l’altra. [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
Il film preferito di Papa Francesco
• Tra i suoi film preferiti Il pranzo di Babette di Gabriel Axel (1987): «Vi si vede un caso tipico di esagerazione di limiti e proibizioni. I protagonisti sono persone che vivono in un calvinismo puritano esagerato, a tal punto che la redenzione di Cristo si vive come una negazione delle cose di questo mondo. Quando arriva la freschezza della libertà, lo spreco per una cena, tutti finiscono trasformati. In verità questa comunità non sapeva che cosa fosse la felicità. Viveva schiacciata dal dolore... aveva paura dell’amore». [Andrea Tornielli, La Stampa 14/3/2013]  
• Babette che vinse 10mila franchi alla lotteria e li spese tutti per offrire un pranzo di ringraziamento a chi l’aveva accolta.  
Il primo lavoro di Papa Bergoglio: le pulizie in una fabbrica
• A 13 anni fa le pulizie in una fabbrica di calzini, a 15 passa a compiti amministrativi per poi lavorare in un laboratorio di analisi. Il tutto mentre studia come perito chimico (prese il diploma a 18 anni). «Ringrazio mio padre per avermi mandato a lavorare. Il lavoro è stata una delle cose che meglio mi hanno fatto nella mia vita e, in particolare, nel laboratorio ho imparato il bene e il male di ogni attività umana... Il mio capo era una donna straordinaria». [Andrea Tornielli, la Stampa 14/3/2013]  
I calzini di Papa Bergoglio
• «Alla sera si lavava i calzini da solo, li stendeva e li indossava la mattina dopo» (la cugina Carla). [Fabrizio Assandri, Avvenire 15/3/2013]  
La gioventù di Jorge Mario Bergoglio: niente auto, né vacanze
• «Non ci avanzava niente, non avevamo l’automobile né andavamo a fare le vacanze estive, ma non ci mancava niente». [Andrea Tornielli, la Stampa 14/3/2013]  
• Il padre Mario morì d’infarto nel 1959. Ex ferroviere, contabile, era l’unico lavoratore della famiglia. All’inizio era sottopagato perché non gli riconoscevano il titolo di studio: «A me ricorda tantissimo mio fratello Jorge Mario. Non s’arrabbiava mai. E mai ci ha picchiato. Era questa la grande differenza tra le famiglie di immigrati italiani e le altre famiglie d’Argentina. L’uomo era l’autorità in casa, ma senza maschilismo. Noi, anche Jorge che era il più grande, eravamo terrorizzati dagli sguardi di papà se sapevamo di aver fatto qualche marachella. Ma a lui davvero bastava lo sguardo» (Maria Elena Bergoglio). Il padre innamoratissimo della moglie le portava sempre dei regali.  [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
Le domeniche a Casa Bergoglio
• «Ricordo la sacralità delle domeniche: prima a Messa, nella Chiesa di San José, poi pranzi lunghissimi fino al pomeriggio tardi. Quei pranzi infiniti bellissimi con cinque o sei portate.E con i dolci. Eravamo poveri ma con grande dignità, e sempre fedeli a quella che per noi era la tradizione italiana. Mamma era una cuoca eccezionale. Faceva la pasta fresca, i cappelletti con il ragù, il risotto piemontese e un pollo al forno da leccarsi i baffi. Diceva sempre che quando aveva sposato papà non sapeva fare neppure un uovo fritto». L’opera era la colonna sonora di queste domeniche: «Papà si portava il lavoro a casa. Poggiava quegli enormi libri da contabile sul tavolo del soggiorno e accendeva il giradischi che diffondeva la musica in tutta la nostra piccola casa. Ascoltava l’opera, e qualche volta le canzoni popolari italiane» (Maria Elena Bergoglio). [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
Ecco perché a Papa Francesco manca un polmone
• A 21 anni [altre fonti sostengono a 17] Jorge Mario ha grossi problemi di respirazione. Devono asportargli un polmone perché rischia di morire di polmonite: «Ricordo il momento in cui, con la febbre altissima, abbracciai mia mamma e le chiesi “Dimmi che cosa mi sta succedendo!”. Lei non sapeva cosa rispondere, perché i medici erano sconcertati». La diagnosi indica una polmonite grave. Ha tre cisti, la malattia viene controllata, e dopo poco viene sottoposto all’ablazione della parte superiore del polmone destro. Mesi di convalescenza, dolori terribili, Jorge non sopporta le parole di circostanza, quando per rincuorarlo gli si dice: «Ora passa». Ma suor Dolores, la monaca che lo aveva preparato per la prima comunione, gli disse «Stai imitando Gesù» (così nel libro Il gesuita della giornalista Francesca Ambrogetti la vicenda della malattia polmonare di cui ha sofferto Jorge Maria Bergoglio). [tgcom24.it 13/3/2013]  
Papa Bergoglio: «Il dolore non è una virtù»
• «Il dolore non è una virtù per se stesso, però sì, può essere virtuoso il modo in cui si vive. La nostra vocazione è la pienezza e la felicità, e in questa ricerca il dolore è un limite. Per questo, il senso del dolore, uno lo capisce davvero attraverso il dolore del Dio fattosi uomo, Gesù Cristo» (Jorge Mario Bergoglio).  
Il primo amore di Bergoglio: «Se non mi sposi mi faccio prete»
• Dodicenne, Jorge Mario Bergoglio scrisse una letterina alla coetanea Amalia Damonte, dello stesso quartiere, anche lei di origini piemontesi: «Ti sposerò, vivremo insieme e costruirò per noi questa casetta», con disegno. La mamma della bambina stracciò subito la lettera e ordinò alla figlia di non vederlo mai più. Quando lui lo seppe, si arrabbiò e le disse che se non avesse potuto sposarla si sarebbe fatto prete. Dopo poco la famiglia di Amalia si trasferì in un’altra città. [Filippo Fiorini, La Stampa 15/3/2013]  
Amalia: «Tra me e Bergoglio  c’era qualcosa, ma eravamo troppo piccoli»
• I due non si vedono da più di 60 anni ma abitavano nello stesso isolato, giocavano assieme sui marciapiedi dove passavano tutti i pomeriggi: «Le nostre erano famiglie molto unite. Si conoscevano da prima che noi nascessimo, forse anche dall’Italia. La domenica ci trovavamo a mangiare la pasta tutti insieme e mio padre si accorse che tra me e Jorge c’era qualcosa, ma non ne fu contento perché pensava che fossimo troppo piccoli. Gli proibì di corteggiarmi e lui smise subito. Io non mi opposi. All’epoca, quando il babbo diceva una cosa, era quella e basta» (Amalia Damonte). [Filippo Fiorini, La Stampa 15/3/2013]  
• Matias Marini su la Stampa: Chi è Bergoglio? «È il meglio che abbiamo» (Amalia Damonte).  
• «Jorge Mario era per me il fratello più grande, quello che giocava a pallone, che andava all’Azione cattolica e che studiava. Davvero non mi ricordo che abbia mai fatto arrabbiare papà o mamma. Quanto a quella fidanzatina che è andata in tv e che lui avrebbe avuto a tredici anni, certo non potrei ricordarmela ma altrettanto certamente dice una cosa falsa. Dice che Jorge avrebbe dovuto celebrare il suo matrimonio nella chiesa di San José de Flores. E questo è impossibile. Jorge è un gesuita, e non è mai stato sacerdote a San Josè de Flores. Ci andava sì da bambino e adolescente, mai da prete». [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
Bergoglio, la fidanzata, il ballo la sera
• Prima di prendere i voti aveva una fidanzata: «Era nel gruppo di amici con i quali andavo a ballare. Poi però arrivò la vocazione» (Bergoglio a Francesca Ambrogetti). [Avvenire.it 13/3/2013]  
Il giorno in cui il Papa decise di farsi prete
• È il 21 settembre 1953, la Giornata dello studente, quando, prima di uscire con gli amici, entra nella chiesa di San José de Flores, decide di confessarsi e di farsi prete: «Mi accadde qualcosa di raro, lo stupore di un incontro. Mi resi conto che mi stavano aspettando. Questa è l’esperienza religiosa: lo stupore di incontrare qualcuno che ti stava aspettando. Da quel momento per me Dio divenne colui che ti precede. Uno lo sta cercando, Lui ti cerca per primo». [Andrea Tornielli, la Stampa 14/3/2013]  
• «Doveva andare con gli amici ad un picnic perché in Argentina quel giorno è l’inizio della primavera. Invece andò in chiesa a parlare con il sacerdote. A quel tempo è vero che c’era una possibile fidanzata, me lo ha raccontato spesso lui stesso ma senza mai dirmi il nome. Era una ragazza del suo gruppo di amici, quelli del picnic. Quel giorno di primavera avrebbe dovuto dichiararsi a lei. Ma se continuo a raccontare finisce che mio fratello mi scomunica...» (Maria Elena Jorio).  [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
Bergoglio vuole bene ai giornalisti
• «Avete lavorato, eh?, avete lavorato! In questo periodo così intenso, iniziato con il sorprendente annuncio del mio venerato predecessore Benedetto XVI, l’11 febbraio scorso, rivolgo un ringraziamento speciale per il qualificato servizio dei giorni scorsi [...] Vi voglio tanto bene, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto» (così papa Bergoglio ai giornalisti nella prima udienza pubblica nell’aula Paolo VI sabato 16 marzo 2013) [Marco Ansaldo, la Repubblica 17/3/2013]. Rodari su Repubblica: Per non urtare i non credenti ieri ha benedetto in silenzio i giornalisti ricevuti in udienza in Aula Paolo VI: «Poiché molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti, di cuore do questa benedizione in silenzio, a ciascuno di voi, rispettando la coscienza di ognuno, però sapendo che ognuno di voi è figlio di Dio» [Paolo Rodari, la Repubblica 17/3/2013]  
Bergoglio: «Mai mamma non mi voleva prete»
• Terminato il Liceo tecnico Jorge Mario disse alla madre che voleva studiare medicina. Così lei le sistemò la soffitta per farlo studiare in pace. Poi però un giorno salì per pulirla e trovò solo libri di teologia e gli chiese perché le aveva mentito: «Non ti ho mentito mamma ti ho detto sì che volevo studiare medicina, ma medicina dell’anima». [Omero Ciai, la Repubblica 17/3/2013]  
• «Non lo so, non ti vedo... Dovresti aspettare un po’, continua a lavorare... finisci l’università» (Regina Sivori al figlio che le ha appena comunicato di volersi fare prete). [Andrea Tornielli, la Stampa 14/3/2013]  
• «La verità è che la mia vecchia mamma la prese male. Mio padre mi comprese di più». [Andrea Tornielli, la Stampa 14/3/2013]  
Bergoglio: «Sono passato alla Compagnia di Gesù perché si usava un linguaggio militare»
• Così è entrato nel seminario di Villa Devoto. L’11 marzo 1958 è passato al noviziato della Compagnia di Gesù: «Fui attratto dal loro essere una forza avanzata della Chiesa, perché nella Compagnia si usava un linguaggio militare, perché c’era un clima di obbedienza e disciplina. E perché era orientata al compito missionario. Mi nacque il desiderio di andare missionario in Giappone. Ma a motivo del serio problema di salute che mi trascinavo dietro, non venni autorizzato». [Andrea Tornielli, la Stampa 14/3/2013]  
Bergoglio alla sorellina Maria Elena
• «Padre Hurtado, 5 maggio 1960 Maria Elena: Pax Christi. In primo luogo voglio congratularmi per la lettera che mi hai mandato. È una delle più belle che abbia ricevuto finora. In solo 18 righe mi dici 11 cose. Complimenti per la sintesi. Mi rallegro per i tuoi studi. Cerca di studiare adesso più che puoi, perché dopo manca il tempo per fare qualsiasi cosa. Spero che per la fine dell’anno mi scriverai le tue lettere in inglese. Ma ciò che devi curare di più è la tua formazione spirituale. Io vorrei che tu fossi una piccola santa. Perché non ci provi? C’è bisogno di tanti santi… Ti voglio dire una cosa: faccio lezione di religione in una scuola a classi di terzo e quarto grado. I ragazzi e le ragazze sono molto poveri; alcuni vengono addirittura scalzi a scuola. Molto spesso non hanno nulla da mangiare, e d’inverno sentono il freddo in tutta la sua crudezza . Tu non sai cosa significhi, perché non ti è mai mancato il cibo, e quando hai freddo ti avvicini alla stufa. Ti dico questo per farti pensare... Vorrei che mi aiutassi in questo mio apostolato con questi bambini. Tu pure puoi farlo. La tua preghiera sarà come una lenta pioggia invernale, che quando cade al suolo lo rende fertile e fa sì che ti dia frutto. Saluti a tutta la famiglia e agli amici. Tu ricevi un abbraccio da tuo fratello: Jorge».  
Gli Studi di Jorge Mario Bergoglio
• Ha compiuto studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, ha conseguito la laurea in filosofia presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo San José di San Miguel. Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore di Buenos Aires. Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso la Facoltà di Teologia del Collegio Massimo San José, di San Miguel, dove ha conseguito la laurea. Il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote. [Sala Stampa della Santa Sede per il Conclave del 2005]  
• Nel 1970-71 ha compiuto il terzo probandato ad Alcalá de Henares (Spagna) e il 22 aprile 1973 ha fatto la sua professione perpetua. È stato maestro di novizi a Villa Barilari, San Miguel (1972-1973), professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e Rettore del collegio massimo. Il 31 luglio 1973 è stato eletto Provinciale dell’Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni. Fra il 1980 e il 1986 è stato rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia della stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San José, nella Diocesi di San Miguel. Nel marzo 1986 si è recato in Germania per ultimare la sua tesi dottorale; quindi i superiori lo hanno destinato al collegio del Salvatore, da dove è passato alla chiesa della Compagnia nella città di Cordoba come direttore spirituale e confessore. [Sala Stampa della Santa Sede per il Conclave del 2005].  
Bergoglio e la dittatura argentina
• Nella prova terribile della dittatura militare, Bergoglio si mosse per salvare preti e laici dai torturatori, ma non ebbe parole di condanna pubblica – che del resto non sarebbero state possibili se non a prezzo della vita – , e tenne a freno i confratelli che reclamavano il passaggio all’opposizione attiva. Due di loro lasciarono i gesuiti, e subito dopo furono prelevati dalla polizia politica. Un’infamia alimentata dai nemici di Bergoglio indicò in lui l’ispiratore del sequestro; era vero il contrario: il Provinciale andò di persona da Videla per chiedere la liberazione dei due religiosi, e agli atti della giunta militare risulta la richiesta di un passaporto per loro. La sua battaglia gli ha guadagnato la stima dei leader del movimento per i diritti umani, come Alicia de Oliveira, e il rispetto delle madri di Plaza de Mayo, durissime nei confronti della gerarchia cattolica. Ai caudillos, militari o politici, che si sono alternati alla guida dell’Argentina Bergoglio non si è mai piegato. Pessimi i rapporti con Menem e Duhalde, gelidi con de la Rua, freddi con Kirchner. Buone invece le relazioni con Luis D’Elia e il movimento dei piqueteros (un giorno il cardinale chiamò il ministro dell’Interno per lamentarsi della polizia che manganellava una donna inerme). Del resto Bergoglio condivide l’impostazione politica del suo predecessore, l’arcivescovo emerito di Buenos Aires Antonio Quarracino, non lontano dall’ala popolare dei peronisti. [Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 16/4/2005].  
• «Tristi e dolorosi fatti, come quelli del golpe del 1976, non devono essere tenuti sotto silenzio. Serve un momento di riconciliazione che ci tenga lontano sia dall’impunità, che indebolisce la giustizia, che dai rancori e risentimenti che possono dividerci». [Il Fatto Quotidiano 15/3/2013]  
Le accuse a Bergoglio
• Il giornalista Horacio Verbinksi, vicino alla presidente Kirchner, da anni accusa Bergoglio di collusione con la dittatura Videla: «È un bugiardo. Dichiara che nell’archivio della Chiesa non ci sono documenti relativi ai desaparecidos e io li ho trovati. [Skytg24] In uno, Bergoglio firma la richiesta di rinnovo del passaporto di Jalics senza necessità che venisse dalla Germania. In un altro, il funzionario che riceve la richiesta consiglia al ministro di rifiutarla. In un altro ancora, lo stesso funzionario spiega e firma che Jalics, sospettato di contatti con i guerriglieri, ebbe conflitti con la gerarchia, problemi con le congregazioni femminili (la qual cosa è molto suggestiva), che fu detenuto nella Esma, la Escuela de Mecánica de la Armada (non dice sequestrato ma detenuto) e che si rifiutò di obbedire agli ordini. Finisce dicendo che queste informazioni gli vennero fornite proprio da Bergoglio, oggi papa Francesco». [...] Bergoglio ha scelto il nome di Francesco. Molti lo apprezzano per uno stile di vita umile «Naturalmente, è uno tra mille simboli. Il papa austero, come il poverello di Assisi, che viaggia in bus e metropolitana, che usa scarpe consunte, che celebra messa nella stazione ferroviaria per i più poveri, dei quali ha pietà tra l’indifferenza dei soddisfatti e dei corrotti. Populismo conservatore, imprescindibile per sbiancare i sepolcri vaticani, aperti per il riciclaggio del denaro, la pedofilia e la lotta tra fazioni. Sarà semplice come Giovanni, severo come Paolo, sorridente come Giovanni Paolo I, iperattivo e populista come Giovanni Paolo II e sottile come Benedetto» Bergoglio disse di aver molta stima di lei, ma che il suo libro è «un’infamia». Non ha mai avuto modo di incontrarlo? Lo farebbe adesso che è papa? «Quando pubblicai L’isola del silenzio inviò un sacerdote a chiedermi perché lo avessi fatto, nonostante avessimo un bel rapporto e amici in comune che ci presentarono. Replicai con un’altra domanda: che avrei dovuto fare con i documenti che avevo trovato? Bruciarli? Fingere di non averli visti? Questa sì che sarebbe stata un’infamia». [Giampiero Calapà, il Fatto Quotidiano 15/3/2015]  
• Padre Lombardi: «Fece molto per proteggere la gente durante la dittatura e, da arcivescovo di Buenos Aires, chiese il perdono per la Chiesa per non avere fatto abbastanza. È da prendere in seria considerazione la dichiarazione di Perez Esquival che esclude qualsiasi compromissione del cardinale Bergoglio con la dittatura in Argentina. La campagna era ben nota, la sua matrice anticlericale è nota ed evidente. Mai vi è stata un’accusa credibile nei suoi confronti, è stato interrogato una volta come persona informata dei fatti ma mai gli è stato imputato nulla Abbiamo una lunga esperienza di come vanno le campagne negative nei confronti della Chiesa. Non mi stupisco di nulla. Chi vuole lanciare notizie negative su qualcuno, ovviamente e purtroppo, aspetta il momento giusto anche per avere più audience. Abbiamo la coscienza a posto. Si va avanti con una linea chiara, che è poi la caratteristica di questo Papa e che gli dà credibilità» (SkyTg24, 15/3/2013).  
La versione di Jalics
• La versione di Franz Jalics, uno dei due sacerdoti torturati: «Vivevo a Buenos Aires dal 1957. Nel 1974, mosso dal desiderio interiore di vivere il Vangelo e di attirare l’attenzione sulla terribile povertà, e con il permesso dell’arcivescovo Aramburu e dell’allora Provinciale padre Jorge Mario Bergoglio, andai insieme a un confratello ad abitare in una favela, uno dei quartieri più poveri della città. Pur vivendo là, continuammo a svolgere la nostra attività didattica all’Università.
Correvano allora in Argentina anni in cui la situazione era simile a una guerra civile. In quel periodo, più precisamente nell’arco di due anni, circa trentamila persone – guerriglieri di sinistra come anche civili innocenti – furono assassinati dalla giunta militare. Noi due, io e il mio confratello, vivendo in quel quartiere poverissimo, non avemmo mai contatti né con la giunta né con la guerriglia. Ciò nonostante, in quella situazione di allora, segnata dalla mancanza d’informazioni, e anche a causa di informazioni false diffuse ad arte, la nostra situazione divenne una situazione fraintesa, anche all’interno della Chiesa. Fu in quel periodo che perdemmo ogni contatto con uno dei nostri collaboratori laici: quella persona si era unita alla guerriglia.
In seguito, nove mesi più tardi, egli fu catturato dai soldati della giunta e sottoposto a interrogatori. Fu allora che i militari appresero che in passato quella persona era stata in contatto con noi. Così supposero che anche noi avessimo a che fare con la guerriglia, e fummo entrambi arrestati. Trascorremmo cinque giorni sotto interrogatorio. Dopo quei cinque giorni, l’ufficiale che aveva guidato i nostri interrogatori venne a dirci che voleva congedarsi da noi. Ce lo disse con queste parole: «Padri, voi non avete alcuna colpa. Io mi prenderò cura in persona della situazione, farò sì che possiate tornare ad abitare nel quartiere povero dove avevate scelto di vivere».
Eppure, malgrado questa promessa, non fummo liberati. Per ragioni che ci apparvero inspiegabili, fummo trattenuti in stato di detenzione per cinque mesi. Cinque mesi trascorsi ammanettati e con gli occhi bendati. Io non sono in grado di prendere alcuna posizione sul ruolo di Padre Bergoglio in questa situazione che vivemmo. Dopo che ci rimisero in libertà, al termine di quei cinque mesi, io lasciai l’Argentina. Solo quattro mesi più tardi avemmo la possibilità di parlare di quanto ci era accaduto con Padre Bergoglio, il quale nel frattempo era stato nominato arcivescovo di Buenos Aires. In seguito celebrammo la messa insieme con lui e ci abbracciammo calorosamente. Adesso io mi sono rappacificato con quegli eventi, e da parte mia li considero chiusi. Auguro a Papa Francesco la benedizione di Dio nell’esercizio del suo mandato. [la Repubblica 17/3/2013]  
• Nel 1976 Bergoglio scrisse al fratello di Jalics: «Ho intrapreso molte iniziative presso il governo affinché Suo fratello sia liberato. Finora non abbiamo avuto successo, ma non ho perso la speranza che venga presto rilasciato. Gli voglio bene e farò tutto quello che posso affinché venga liberato [...] Ho fatto di questa vicenda una MIA faccenda, le difficoltà sulla vita religiosa che io e Suo fratello abbiamo avuto non hanno nulla a che fare con ciò».  La Stampa: «Jalics era convinto che Bergoglio l’avesse tradito perché in disaccordo col suo lavoro nei quartieri poveri. La famiglia di Jalics non ha prove che supportino le accuse contro Bergoglio. A fine anni Ottanta c’era stato un incontro tra Jalics e Bergoglio. Il gesuita ha poi raccontato che Bergoglio s’è scusato. Jalics ha infine bruciato i documenti di quel periodo». [Ale. Alv.m La Stampa 17/3/2013]


• «Se non ci fosse stato Bergoglio a capo della congregazione, le difficoltà sarebbero state molto più grandi» Così l’ex ministro per il culto argentino Angel Miguel Centeno al quotidiano La Nacion qualche anno fa. [Luigi Geninazzi e Filippo Rizzi, Avvenire 14/3/2013]  
Papa e Regina
• «Adesso abbiamo una regina e un Papa... Chi altri nel mondo?» (I porteños per le strade di Buenos Aires. La regina è la presidente Cristina Kirchner) [Rocco Cotroneo, Corriere della Sera 14/3/2013]  
Il messaggio della Kirchner
• «Le auguro una fruttuosa opera pastorale, con grande responsabilità a favore della giustizia, l’uguaglianza, la fraternità, la pace dell’umanità» (Cristina Kirchner) [Rocco Cotroneo, Corriere della Sera 14/3/2013]  
Dios Mio! Il titolo del quotidiano Pagina 12
• Pagina 12, il quotidiano di Buenos Aires ha titolato l’elezione del Papa con un «Dios Mio!». Rocco Cotroneo sul Corriere: «Che equivale assai probabilmente alla reazione della Kirchner. Titolo dell’articolo principale: “Errare è divino”. Editoriale affidato a Horacio Verbitsky, l’accusatore di Bergoglio» [Rocco Cotroneo, Correrie della Sera 15/3/2013]  
• «Il diavolo in abito talare» (Così Nestor Kirchner definì Bergoglio). Giovedì 14 marzo Cristina ha annunciato la sua presenza a Roma per l’insediamento del Papa, [Rocco Cotroneo, Corriere della Sera 15/3/2013]. I due si sono incontrati alle 12.50 di lunedì 18 marzo 2013 nella casa del papa a Santa Marta. È il primo Capo di Stato che lui ha ricevuto. [Il Tempo 17/3/2013]  
Bergoglio, la politica e la reglione
• «La sana laicità… significa liberare la religione dal peso della politica e arricchire la politica con gli apporti della religione, mantenendo la necessaria distanza, la chiara distinzione e l’indispensabile collaborazione tra le due» (Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente, 14 settembre 2012) [Instant e-book del Sole 24 Ore]  
Gli auguri di Maduro e l’influenza di Chavez
• «Sappiamo che il nostro comandante ora sta di fronte a Cristo. In qualche modo ha influito affinché si eleggesse un Papa sudamericano» (Maduro, presidente del Venezuela dopo la morte di Chávez)  
Bergoglio vescovo
• Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno dello stesso anno ha ricevuto nella cattedrale di Buenos Aires l’ordinazione episcopale dalle mani del Cardinale Antonio Quarracino, del Nunzio Apostolico Monsignor Ubaldo Calabresi e del Vescovo di Mercedes-Luján, Monsignor Emilio Ogñénovich.  [Sala Stampa della Santa Sede per il Conclave del 2005].  
Bergolgio arcivescovo
• Il 3 giugno 1997 è stato nominato Arcivescovo Coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 Arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del Cardinale Quarracino Gran Cancelliere dell’Università Cattolica Argentina. [Sala Stampa della Santa Sede per il Conclave del 2005].  
Bergoglio cardinale
• Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino. Relatore Generale aggiunto alla 10ª Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001)» [Sala Stampa della Santa Sede per il Conclave del 2005].  
L’abito di Bergoglio cucito dalla sorella
• «Quando Giovanni Paolo II lo ha fatto cardinale, c’era il problema dell’abito. Lui si è informato su quanto gli avrebbero chiesto i sarti e saputo che sarebbe venuto a costare seimila euro, ha detto un “no” categorico. “Una spesa senza senso”. Così ha fatto cercare la stoffa adatta e siccome sua sorella sa cucire bene, l’abito rosso glielo ha confezionato lei. E nessuno se n’è accorto. Glielo posso assicurare: mio cugino conosce il valore delle piccole cose» (Giuseppina Ravedone, 82 anni, vedova del pittore torinese Franco Martinengo, cugina di Papa Bergoglio perché sua suocera e il padre del nuovo pontefice erano fratelli) [Maria Teresa Martinengo, La Stampa 14/3/2013].  
L’appartamento di Bergoglio
• A Buenos Aires non dorme nel palazzo episcopale ma in un piccolo appartamento a lato della curia. Una stanza da letto, una cucina e un piccolo salotto. Non ha un segretario né camerieri, si prepara la cena da sé, se passi per un caffè lo prepara lui, non fa vita di mondo ma va a letto alle 9 e mezza e si sveglia intorno alle 4 del mattino [Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 14/3/2013; Omero Ciai, la Repubblica 15/3/2013; SkyTg24 13/3/2013] e dopo la Santa Messa e le preghiere si dedica a rispondere personalmente alle lettere dei suoi fedeli che, di lui, dicono: «parla poco ma sa ascoltare molto». [Avvenire.it 13/3/2013]  
Bergoglio dedica una linea telefonica ai suoi preti
• Tornielli sulla Stampa: «Dedica una linea telefonica soltanto per i suoi preti, perché possano chiamarlo in qualunque momento per qualsiasi problema. Tiene lui stesso l’agenda degli appuntamenti e delle udienze. Vuole una Chiesa di «prossimità», vicina all’umanità e alle sue sofferenze. Coltiva un dialogo particolare con la comunità ebraica – ha pubblicato un libro di dialoghi con il rabbino Abraham Skorka – ma anche con i gruppi evangelici. Ha voluto che ci fossero sacerdoti che si prendessero cura delle prostitute nelle strade di Buenos Aires. Attacca pubblicamente il progetto di legge per il riconoscimento delle coppie gay perché contrario al “progetto divino”, ma vuole che tutte le persone sentano di essere amate da Dio». [Andrea Tornielli, la Stampa 14/3/2013]  
Bergoglio sull’omossessualità
• «Non ricorrendo contro la decisione del giudice nel contenzioso amministrativo sul matrimonio di persone dello stesso sesso, ha mancato gravemente al suo dovere di governante e di custode della legge». (Comunicato ufficiale del 26 novembre del 2009 contro il governatore di Buenos Aires Mauricio Macri, reo di non avere fatto ricorso contro la sentenza sul matrimonio gay) [Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 14/3/2013]  
La lettera di Bergoglio ai quattro monasteri
• Lettera del cardinale Bergoglio ai quattro monasteri carmelitani di Buenos Aires in occasione del voto al Senato della Repubblica Argentina sulla proposta di legge intesa a legalizzare il matrimonio e le adozioni omosessuali (approvata il 15 luglio 2010). Traduzione di Massimo Introvigne. Buenos Aires, 22 giugno 2010 Care sorelle, Scrivo queste poche righe a ciascuna di voi che siete nei quattro monasteri di Buenos Aires. Il popolo argentino dovrà affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può seriamente ferire la famiglia. Si tratta del disegno di legge che permetterà il matrimonio a persone dello stesso sesso. È in gioco qui l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati della loro maturazione umana che Dio ha voluto avvenga con un padre e con una madre. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori. Ricordo una frase di Santa Teresina quando parla della sua malattia infantile. Dice che l’invidia del Demonio voleva vendicarsi della sua famiglia per l’entrata nel Carmelo della sua sorella maggiore. Qui pure c’è l’invidia del Demonio, attraverso la quale il peccato entrò nel mondo: un’invidia che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio, cioè l’uomo e la donna che ricevono il comando di crescere, moltiplicarsi e dominare la terra. Non siamo ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo distruttivo del disegno di Dio. Non è solo un disegno di legge (questo è solo lo strumento) ma è una «mossa» del padre della menzogna che cerca di confondere e d’ingannare i figli di Dio. E Gesù dice che, per difenderci da questo accusatore bugiardo, ci manderà lo Spirito di Verità. Oggi la Patria, in questa situazione, ha bisogno dell’assistenza speciale dello Spirito Santo che porti la luce della verità in mezzo alle tenebre dell’errore. Ha bisogno di questo Avvocato per difenderci dall’incantamento di tanti sofismi con i quali si cerca a tutti i costi di giustificare questo disegno di legge, e che confondono e ingannano perfino persone di buona volontà. Per questo mi rivolgo a Voi e chiedo preghiere e sacrificio, le due armi invincibili di santa Teresina. Invocate il Signore affinché mandi il suo Spirito sui senatori che saranno impegnati a votare. Che non lo facciano mossi dall’errore o da situazioni contingenti, ma secondo ciò che la legge naturale e la legge di Dio indicano loro. Pregate per loro e per le loro famiglie che il Signore li visiti, li rafforzi e li consoli. Pregate affinché i senatori facciano un gran bene alla Patria. Il disegno di legge sarà discusso in Senato dopo il 13 luglio. Guardiamo a san Giuseppe, a Maria e al Bambino e chiediamo loro con fervore di difendere la famiglia argentina in questo particolare momento. Ricordiamo ciò che Dio stesso disse al suo popolo in un momento di grande angoscia: «Questa guerra non è vostra, ma di Dio». Che ci soccorrano, difendano e accompagnino in questa guerra di Dio. Grazie per quanto farete in questa lotta per la Patria. E per favore vi chiedo anche di pregare per me. Che Gesù vi benedica e la Vergine Santa vi conservi. Con affetto Jorge Mario Bergoglio, S.J. [ItaliaOggi 15/3/2013]  
Bergoglio deplora il fariseismo
• «Lo dico con dolore, se suona come una denuncia o un’offesa perdonatemi: nella nostra regione ecclesiastica ci sono presbiteri che non battezzano i bambini delle madri non sposate perché non sono stati concepiti nella santità del matrimonio» (Così Bergoglio deplorò il fariseismo di alcuni preti della sua diocesi). [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 14/3/2013]  
Bergoglio e il divorzio
• «Una parola vorrei dedicarla anche ai fedeli che, pur condividendo gli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, sono segnati da esperienze dolorose di fallimento e di separazione. Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica. Vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità, mentre auspico che le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza». (Omelia per la Giornata mondiale delle famiglie, Parco di Bresso, 3 giugno 2012) [Instant e-book del Sole 24 Ore, 15/3/2013]  
• «Siamo rimasti soltanto io e lui. E adesso lo perdo di nuovo. Lui che è stato sempre presente. Anche quando affrontai il divorzio da mio marito mi appoggiò, mi aiutò» (Maria Elena Bergoglio). [Omero Ciai, La Repubblica 17/3/2013]  
Bergoglio e il battesimo
• «Qualche giorno fa ho battezzato sette figli di una donna sola, una vedova povera, che fa la donna di servizio e li aveva avuti da due uomini differenti. Lei l’avevo incontrata l’anno scorso alla festa di San Cayetano. Mi aveva detto: padre, sono in peccato mortale, ho sette figli e non li ho mai fatti battezzare. Era successo perché non aveva i soldi per far venire i padrini da lontano, o per pagare la festa, perché doveva sempre lavorare… Le ho proposto di vederci, per parlare di questa cosa. Ci siamo sentiti per telefono, è venuta a trovarmi, mi diceva che non riusciva mai a trovare tutti i padrini e a radunarli insieme… Alla fine le ho detto: facciamo tutto con due padrini soli, in rappresentanza degli altri. Sono venuti tutti qui e dopo una piccola catechesi li ho battezzati nella cappella dell’arcivescovado. Dopo la cerimonia abbiamo fatto un piccolo rinfresco. Una Coca Cola e dei panini. Lei mi ha detto: padre, non posso crederlo, lei mi fa sentire importante… Le ho risposto: ma signora, che c’entro io?, è Gesù che a lei la fa importante». [Così in un’intervista a 30 giorni, 2009 [Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 14/3/2013]  
Bergoglio sui preti pedofili
• «Se c’è un prete pedofilo è perché porta in sé la perversione prima di essere ordinato. E sopprimere il celibato non curerebbe tale perversione. O la si ha o non la si ha. Bisogna stare molto attenti nella selezione dei candidati al sacerdozio. Nel seminario di Buenos Aires ammettiamo circa il 40% dei candidati, e facciamo un attento monitoraggio sul processo di maturazione» (a Francesca Ambrogetti ne il Gesuita) [Cristina Nadotti, la Repubblica 14/3/2013].  
Consigli a Papa Francesco
• «Credo che sia un papa nel segno della continuità, ma la sfida per la chiesa oggi è diventare specchio del mondo contemporaneo. Consiglio a Francesco di dare accesso alle donne alla consacrazione, di dare scacco al celibato dei preti per far scomparire gli abusi sessuali, e di dare ai preti accesso al matrimonio in tutte le sue combinazioni: tra un uomo e una donna, tra donne e tra uomini» (Pedro Almodovar) [Corriere della Sera 15/3/2013]  
• «Divorzio, aborto, fecondazione, coppie di fatto, matrimonio gay, preti sposati, preservativi... Dai France’ facce sogna’» (Iena) [Jena, La Stampa 15/3/2013]  
Bergoglio: «Le donne sono inadatte per natura»
• Si legge sul Fatto del 15 marzo: «Bergoglio non ha fatto mistero della sua posizione arcaica sul ruolo delle donne: “Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l’uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, ma niente più di questo”. E a rincarare la dose, il cardinal Bergoglio sottolineò: “Abbiamo avuto una donna come presidente della nazione e tutti sappiamo cosa è successo”, riferendosi all’ex presidente Maria Estela Martinez de Peron». [Il Fatto Quotidiano, 15/3/2013]  
Bergoglio e la schiavitù
• «In questa città la schiavitù non è abolita, è all’ordine del giorno sotto diverse forme. Buenos Aires appare come una città fiorente. Qui vi è di tutto. Ma quanti sono i bambini sottomessi? Le donne sottomesse? Quanti i lavoratori clandestini? Quanti i postriboli? Queste cose odorano di schiavitù…» (Omelia, dicembre 2008) [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 14/3/2013; Cristina Nadotti la Repubblica 14/3/2013]  
Bergoglio e la Globalizzazione
• «Per contrastare l’effetto della globalizzazione che ha portato alla chiusura di tante fabbriche e la conseguente miseria e disoccupazione, bisogna promuovere anche una crescita economica dal basso verso l’alto, con la creazione di micro, piccole e medie imprese. Gli aiuti che possono venire dall’estero non devono essere solo di fondi ma tendere a rafforzare la cultura del lavoro della cultura politica». (A Francesca Ambrogetti, La Stampa, 31 dicembre 2001) [Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 14/3/2013]  
Il motto di Papa Franceco
Miserando atque eligendo, il suo motto episcopale. Traduzioni uscite in questi giorni: «Scusando e scegliendo»; «Avendone pietà lo scelse»  
• «Ci sono alcune cose che mi piacciono e altre che non mi piacciono». [Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 16/4/2005].  
• Luigi Accattoli sul Corriere: «L’anima dello stemma – cioè il motto latino Miserando atque eligendo – è preso dall’Homelia 21 di San Beda il Venerabile (monaco vissuto in Inghilterra tra il settimo e l’ottavo secolo), che i sacerdoti trovano nelle letture alla data del 21 settembre, nella festa di san Matteo apostolo, scelto da Gesù benché fosse un pubblicano perché “lo guardò con sentimento d’amore e lo scelse”», cioè gli disse “seguimi”» [Luigi Accattoli, Corriere della Sera 15/3/2013]  
Lo stemma cardinalizio di Bergoglio
• Lo stemma che Bergoglio scelse quando divenne vescovo e trasformò poi in stemma cardinalizio con l’aggiunta della croce doppia (cioè con due traverse), del cappello detto “galero” rosso e delle 15 nappe, anch’esse rosse (cioè di color porpora), ai due lati. Al centro dello stemma c’è il logo della Compagnia di Gesù: un sole raggiato, che rappresenta il Cristo, con all’interno il “monogramma di Cristo”, cioè le tre iniziali del motto «Iesus Hominum Salvator» (Gesù Salvatore degli uomini) con sotto i tre chiodi della crocifissione (uno per ciascuna mano e il terzo per i due piedi). Sotto al simbolo dei gesuiti vi sono una stella a sinistra e un grappolo d’uva sulla destra. I colori azzurro e bianco dello stemma richiamano la bandiera dell’Argentina e l’immagine della Vergine Maria. Probabilmente verrà rifatto dagli esperti di araldica del Vaticano [Luigi Accattoli, Corriere della Sera 5/3/2013].  
Bergoglio e la mondanità spirituale
• «La cosa peggiore che può accadere nella Chiesa? È quella che Henri De Lubac chiama “mondanità spirituale”. È il pericolo più grande per la Chiesa, per noi, che siamo nella Chiesa. “È peggiore”, dice De Lubac, “più disastrosa di quella lebbra infame che aveva sfigurato la Sposa diletta al tempo dei papi libertini”. La mondanità spirituale è mettere al centro sé stessi. È quello che Gesù vede in atto tra i farisei: “Voi che vi date gloria. Che date gloria a voi stessi, gli uni agli altri”» (Intervista a Stefania Falasca di 30 giorni, fine 2007) [Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 14/3/2013]  
Bergoglio e la Chiesa autoreferenziale
• «A una chiesa autoreferenziale succede quel che succede a una persona rinchiusa in sé: si atrofizza fisicamente e mentalmente. Diventa paranoica, autistica». (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita, del 2010) [Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 14/3/2013]  
• «Per coloro che hanno abbastanza i più poveri non contano, c’è una immorale, ingiusta e illegittima violazione del diritto di sviluppare una vita piena».  
Rivelazione Bergoglio
• Privo di esperienza in Curia, poco noto ai porporati africani e asiatici, Bergoglio si rivelò nel sinodo del 2001, quando a sorpresa prese il posto di Edward Egan richiamato a New York dal crollo delle Torri e incantò i colleghi con la sua oratoria. In patria è considerato poco meno di un santo. [Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 16/4/2005].  
Bergolgio alla morte di Wojtyla
• Nel 2005, alla morte di Papa Wojtyla: «Giovanni Paolo II è stato un uomo coerente, che mai ha mentito o ingannato. La coerenza non si compra, non si studia; si forgia via via nell’adorazione, con la dirittura morale e il comportamento». [Il Fatto Quotidiano 15/3/2013]  
Bergoglio: «Non è tempo per un papa non europro»
• «L’ho visto pregare, da solo, in una chiesa di Roma prima del conclave del 2005, quello che portò all’elezione Benedetto XVI. L’ho visto di nuovo pregare, da solo, nella stessa chiesa, dopo quel conclave, nel quale aveva ricevuto un alto numero di voti. Ricordo il suo sorriso e le parole che mi disse: “Non è tempo per un Papa non europeo”» (Andrea Ricciardi, ministro per la Cooperazione e l’Integrazione del governo Monti, studioso della Chiesa in età moderna e contemporanea e fondatore, nel 1968, della Comunità di Sant’Egidio) [Andrea Garibaldi, Corriere della Sera 14/3/2012]. Finito il conclave confessò: «Quando si parlava di me come papabile provavo pudore e vergogna». [Il Fatto Quotidiano 15/3/2013]  
Il patrimonio del Vaticano
• Il Papa si troverà a gestire un patrimonio incalcolabile. Marzio Bartolini scriveva sul Sole 24 ore del 15 febbraio scorso solo «il patrimonio immobiliare conta quasi un milione di complessi composti da edifici, fabbricati e terreni di ogni tipo con un valore che prudenzialmente supera i 2mila miliardi di euro nel mondo. Può contare sullo stesso numero di ospedali, università e scuole di un gigante come gli Stati Uniti. Ha oltre 1,2 milioni di dipendenti e quasi un miliardo e duecento milioni di fedeli». Marco Ferrante sul Messaggero del 15 marzo ci dice di più sul bilancio: «L’ultimo, pubblicato nel luglio del 2012 e relativo al 2011, segna un disavanzo di quasi 15 milioni di euro. Il governatorato, invece, amministrazione autonoma che gestisce lo Stato, cioè i 44 km2 di Città del Vaticano, ha chiuso con un attivo di 21 milioni di euro. L’Obolo di San Pietro “offerte dei fedeli a sostegno della carità del santo padre” ha chiuso con 69 milioni di dollari di contributi (interessante notare che questo dato viene fornito in dollari), due milioni in più dell’anno precedente. Mentre 32 milioni di dollari sono arrivati dalle circoscrizioni di tutto il mondo per il mantenimento del “servizio che la Curia romana presta alla chiesa universale. Per completare il quadro illustrato dal comunicato stampa del luglio 2012, nel 2011 lo Ior ha offerto al Santo Padre 50 milioni di euro. [...]. Secondo stime informali il patrimonio attuale della banca ammonterebbe a 5/6 miliardi di euro.[...] In Italia, lo stato devolve alla Chiesa l’otto per mille del gettito Irpef a cui vanno aggiunte altre erogazioni, comprese le retribuzioni per gli insegnanti di religione, e le agevolazioni Imu. I calcoli variano: si va dal calcolo minimo di circa 2,5 miliardi, fino ai 6,2 miliardi di euro stimati dall’Unione degli atei. Che cosa offre in cambio la Chiesa? Un giornalista, Giuseppe Rusconi, ha appena pubblicato un libro dal titolo “L’impegno” (Rubbettino, pagg. 135, euro 12,00) in cui stima il valore dei servizi welfaristici offerti in regime di sussidiarietà dalla chiesa alla comunità nazionale in almeno 11 miliardi di euro l’anno, cioè poco meno dell’1% del pil. Valori analoghi vengono calcolati per altri paesi cattolici. Senza entrare nel dibattito, è un altro indicatore della forza economica della Chiesa su cui da oggi governerà il Papa Francesco». [Marco Ferrante, Il Messaggero 15/3/2013  
Bergoglio darebbe il Vaticano ai poveri
• «Mio cugino potrebbe buttare all’aria il Vaticano, lui è uno che rivoluziona tutto, è capace di dare tutto ai poveri» (La cugina Pina). [Maria Teresa Martinengo, La Stampa 14/3/2013].  
Bergoglio, la fine del papa-re
• «È la fine del papa-re e della corte vaticana» (Così sentenzia un «conoscitore profondo dei riti e delle logistiche della Roma pontificia») [Massimo Franco, Corriere della Sera 15/3/2013]  
Bergoglio lava i piedini dei neoonati
• Il giovedì Santo non ha mai celebrato la lavanda dei piedi in cattedrale, come da tradizione, ma nell’ospedale Muñiz per malati di Aids, nel carcere di Devoto, in un ricovero per senzatetto e in un ospedale pediatrico. [...] ha lavato i piedini dei neonati di un reparto maternità» [Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 16/4/2005].  
Bergoglio sulle certezze
• «Le nostre certezze possono diventare un muro, un carcere che imprigiona lo Spirito Santo» (Jorge Mario Bergoglio) [Panorama, edizione speciale 15/3/2013]  
«Papa Francesco, un uomo semplice»
• «Sono emozionato e colpito dalla semplicità delle sue parole, pronunciate nella lingua nostra e della sua famiglia d’origine piemontese» (il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) [Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 14/3/2013]


• Gianni Valente su Repubblica: «Ho conosciuto padre Bergoglio nel gennaio 2002. Ero andato a Buenos Aires per un reportage sulla crisi economica [...]. Mi raccontò quel momento non con l’immagine chiassosa e arrabbiata dei cacerolazo e delle manifestazioni di piazza, ma con quella intima a piena di dignità delle madri e dei padri che avevano perso il lavoro e piangevano di notte, quando i bambini dormivano e nessuno li vedeva. [...] Mi parlò dell’«idolo del denaro che produce se stesso», di un sistema che «non sa che farsene del lavoro» e «non ha remore a trasformare in disoccupati milioni di lavoratori». Una volta, a cena, ci raccontò con passione contagiosa di alcuni giovani sacerdoti suoi amici che vivono e operano nelle Villas Miserias. [...] Ci invitò a andarli a conoscere. Partimmo io e mio figlio Paolo, nell’estate 2008, e rimanemmo a Baires un mese, ospiti suoi e dei suoi amici. Così capitò anche a noi di prendere la metro con lui e accompagnarlo la domenica quando andava nelle Villas o nelle chiese del centro a benedire scuole professionali, celebrare messe e battesimi, fare festa al santo o alla Vergine a cui era dedicata la parrocchia. Alle feste popolari si metteva seduto in mezzo a qualche anziano e si vedeva che era contento come un padre che guarda i suoi bambini giocare. Questo è padre Bergoglio. E adesso che è diventato anche il mio vescovo e il Successore di Pietro, potrà suggerire a tutti quello che io tante volte ho imparato da lui. Che il cristianesimo è una storia semplice» [Gianni Valente, Repubblica 15/3/2013].  
Bergoglio e le Villas
Villa che in argentino vuol dire baracca.  
• «È famoso per questo. E lo si poteva incontrare nelle villas di Buenos Aires, dove migliaia di persone vivono in baracche con i muri di cartone e di materassi» (Andrea Riccardi) [Andrea Garibaldi, Corriere della Sera 14/3/2012].  
• Le porte della piccola chiesa di Nostra Signora di Caacupé sono perennemente aperte. Il via vai nel piccolo rettangolo di mattoni, coperto da un tetto di lamiera, è continuo. Qualcuno entra per parlare col sacerdote, altri semplicemente per chiedere un litro di latte o medicine per il figlio malato. Il cardinale Jorge Bergoglio amava tanto venire in questo pezzo dimenticato di Buenos Aires. La Villa 21. Uno dei tanti labirinti di baracche fatiscenti, [...] Per raggiungere la Villa non basta la metropolitana. Anche il bus si ferma prima, fin dove arriva l’asfalto. L’ultimo tratto Don Jorge – come lo chiamano gli argentini – spesso lo faceva a piedi. “Il cardinale è allergico all’auto – dicevano spesso i porteños –: prende i mezzi, come le persone comuni”. [...] Là c’erano alcuni dei suoi preti “villeros”, sacerdoti che vivono e lavorano negli slum. E con cui l’arcivescovo aveva stretto un solido rapporto.[...] “Questi sacerdoti incarnano la vocazione missionaria più autentica, lontano dalla retorica”»  
Bergoglio e il lusso dell’auto
• Quella volta che Carlos Custer, ambasciatore argentino presso la Santa Sede, riuscì a convincere il cardinale a usufruire della sua automobile per tornare a casa dopo aver celebrato un matrimonio a Quilmes. Allora Bergoglio aveva 73 anni, erano le 11.30 di sera e sarebbe dovuto tornare in treno da Quilmes, una zona industriale, davvero poco raccomandabile: «Che fatica imporgli il lusso di un’auto». [Paolo Manzo, Panorana edizione speciale 15/3/2015]  
Bergoglio: «La Chiesa non è solo per i buoni»
• «“Vi faccio una domanda: la Chiesa è un posto aperto solo per i buoni?” “Nooo!” “C’è posto per i cattivi, anche?” “Sìììì!!!”. “Qui si caccia via qualcuno perché è cattivo? No, al contrario, lo si accoglie con più affetto. E chi ce l’ha insegnato? Ce lo ha insegnato Gesù. Immaginate, dunque, come è paziente il cuore di Dio con ognuno di noi”». (Dialogo tra Bergoglio e la folla di fedeli durante festa di san Cayetano, protettote di operai e disperati, in un barrio popolare di Buenos Aires, 30 giorni, 7 agosto 2008) [Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 14/3/2013]  
Bergoglio: «La benedizione è per tutti»
• «Ci sono persone che pensano solo al proprio orticello. Che vorrebbero tenere la benedizione solo per sé o il proprio gruppo. Questa non è una benedizione ma una maledizione. Gesù è stato il primo a desiderare il bene per tutti» (Durante la stessa omelia) [Lucia Capuzzi, Avvenire 14/3/2013].  
Bergoglio: «Apriamoci al dono della speranza»
• «Non abbiate paura. Non optiamo per la sicurezza del sepolcro, in questo caso non vuoto ma pieno dell’immondizia ribelle dei nostri peccati ed egoismi. Apriamoci al dono della speranza» (All’ultima veglia pasquale come arcivescovo di Buenos Aires) [Lucia Capuzzi, Avvenire 14/3/2013].  
I libri di Bergolgio
• I suoi libri: Meditaciones para religiosos del 1982, Reflexiones sobre la vida apostólica del 1986 e Reflexiones de esperanza del 1992.  
Bergoglio: «In Curia muoio»
• «Per carità se mi chiudete in Curia io muoio» (Così Bergoglio qualche anno fa quando dal Vaticano pensarono di affidargli un’importante dicastero). [Luigi Geninazzi e Filippo Rizzi, Avvenire 14/3/2013]  
La cugina: «Andremo a Roma da Papa Francesco»
• «Io Giorgio l’ho conosciuto nel ‘78, l’anno in cui mi sono sposata. Io e mio marito lavoravamo in Pininfarina, mio marito disegnava le auto». Fuori dall’azienda, Franco Martinengo era un artista di buon successo. «L’ultimo quadro che ha potuto dipingere prima della malattia l’ha regalato a lui: un soggetto religioso. Giorgio l’ha portato a Buenos Aires. Ma non devo più dire “Giorgio”. Che emozione, faremo un pullman per andare a Roma».  (La cugina Pina). [Maria Teresa Martinengo, La Stampa 14/3/2013].  
Bergoglio: «Sono un peccatore»
• «La verità è che sono un peccatore che la misericordia di Dio ha amato in una maniera privilegiata… Errori ne ho commessi a non finire. Errori e peccati». (a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, autori del libro-intervista El Jesuita, del 2010) [Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 14/3/2013]  
La biografia di Bergoglio della Santa Sede
• Tra le biografie preparate per la Sala stampa della Santa sede la sua è tra le più corte: mezza pagina [Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera 14/3/2013]  
La previsione di Messori
Sudamerica Il giornalista Vittorio Messori aveva previsto la nomina a papa del cardinale Bergoglio per via delle condizioni in cui versa la Chiesa in Sudamerica. «Succede, cioè, che la Chiesa romana sta per perdere quello che considerava il “Continente della speranza”, il Continente cattolico per eccellenza nell’immaginario comune, quello grazie al quale lo spagnolo è la lingua più parlata nella Chiesa. Il Sudamerica, infatti, abbandona il cattolicesimo al ritmo di migliaia di uomini e donne ogni giorno. Ci sono cifre che tormentano gli episcopati di quelle terre: dall’inizio degli anni Ottanta ad oggi, l’America Latina ha perso quasi un quarto di fedeli. Dove vanno? Entrano nelle comunità, sette, chiesuole degli evangelicals, i pentecostali che, inviati e sostenuti da grandi finanziatori nordamericani, stanno realizzando il vecchio sogno del protestantesimo degli Usa: finirla, anche in quel Continente, con la superstizione “papista” […] I grandi mezzi economici di cui quei missionari dispongono attirano i molti diseredati di quelle terre e li inducono a entrare in comunità dove tutti sono sorretti anche economicamente. Ma c’è pure il fatto che le teologie politiche dei decenni scorsi, predicate da preti e frati divenuti attivisti ideologici, hanno allontanato dal cattolicesimo quelle folle, desiderose di una religiosità viva, colorata, cantata, danzata». [Messori Corriere della Sera 14/3/2013]
George Ratzinger non sapeva chi fosse
• «Non ho alcuna idea di lui» (George Ratzinger, fratello maggiore di Joseph) [Orazio La Rocca, Repubblica 14/3/2013]
Papa Francesco apre su divorzio, gay e aborto
• Resterà nella storia, l’intervista che papa Francesco ha concesso a padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica. Sei ore di colloquio in tre giorni, 29 pagine pubblicate in contemporanea da altre 16 riviste della Compagnia di Gesù nel mondo. E, al centro, la preoccupazione formulata a Rio de Janeiro, parlando della gente che scappa dalla Chiesa come nel Vangelo i discepoli si allontanano verso Emmaus: «Siamo ancora una Chiesa capace di scaldare il cuore?». «Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite... E bisogna cominciare dal basso».

• Omosessuali, divorziati, donne che hanno abortito: il Papa parla a tutti coloro che si sono sentiti «feriti» da una Chiesa che deve riscoprire «le viscere materne della misericordia». E discorre di tante cose, anche dei suoi gusti artistici: Dostoevskij e Hölderlin e i Promessi sposi, La strada di Fellini, la Magnani e Fabrizi, Mozart e Puccini, Caravaggio e Chagall. Ma soprattutto dispiega l’idea di una Chiesa vicina e aperta a tutti. Che non scambia la fede con la «certezza totale». Perché «se il cristiano è restaurazionista, legalista, se vuole tutto chiaro e sicuro, allora non trova niente». Non è «relativismo», dice.

• «Illuminanti sono i due passaggi dedicati alla Curia e al Concilio. I dicasteri romani “sono al servizio del Papa e dei vescovi e devono aiutare le Chiese particolari e le conferenze episcopali”. “Sono meccanismi di aiuto” e non devono diventare, invece, “organismi di censura”. Mentre sul Vaticano II, Francesco dice che la sua “dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell’oggi” è “assolutamente irreversibile”». [Tornielli, Sta]

•  Commenta Accattoli sul Cds: «L’intervista affronta una dozzina d’argomenti ma il cuore è nel primato da attribuire alla predicazione del Vangelo e non ai “piccoli precetti”, alle tante “dottrine”, alla ricerca esagerata della “sicurezza dottrinale”. Il singolo argomento anzi, poniamo il tema scottante dell’omosessualità, come tutti gli altri, il Papa lo svolge a partire da quel principio. E solo leggendo così le sue risposte le capiremo».
(a cura di Jessica D’Ercole)
Vedi anche Gli ultimi papi

Mercoledì 31 agosto 2016
DAI GIORNALI DI OGGI

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