Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  novembre 19 Domenica calendario

Biografia di FIORELLO

• (Rosario Tindaro Fiorello) Catania 16 maggio 1960. Comico. Imitatore. Cantante. Conduttore tv. «Io non so cantare, ma canto. Non so ballare, ma ballo. Non sono un imitatore, ma imito. Non sono un attore, ma atto: e come atto io...». Ultime Nel 2009, dopo aver sempre lavorato per le tv pubbliche, passa a Sky. «Fiorello e il suo incontro con Berlusconi prima del passaggio a Sky: “La sua apparizione a palazzo Grazioli! Agitazione, arriva, si apre l’ascensore... Prima esce il sorriso, da solo, poi arrivano i capelli in mazzette da 15, infine il resto del corpo e il sonoro: "Odio che tu mi tradisca con un australiano!”» (Pino Corrias) [ Vanity Fair, 24/6/2009]. Su Sky uno va in onda per circa tre mesi Fiorello Show, registrazione dello spettacolo teatrale al Palatenda di Roma. «Non so che incremento dia Fiorello, ma i tassisti non parlano d’altro: dicono che chi non si è abbonato si abbonerà...» (convinzione di Katryn Fink, braccio destro di Rupert Murdoch). La prima serata si conclude prima del previsto. Fiorello: «Scusate, stasera è andata così. Ho l´ansia da prestazione: succede anche ai calciatori».
• Nel 2010 ha recitato nel film musicale Passione, di John Turturro. Per girare una scena è dovuto stare seduto su un mulo «che aveva la particolarità di attirare le api».
• Il 2011 è un anno di grande successo: lo show Il più grande spettacolo dopo il weekend, in onda il lunedì sera su Rai1, fa oltre dodici milioni di spettatori di media nelle complessive quattro puntate. «Fiorello è un caso unico, dal momento che non solo attira chi ha la tv accesa, ma convince molte persone ad accenderla solo perché c’è lui» (Alessandro Cattelan).
• Sempre nel 2011, Fiorello inizia a diffondere dal proprio profilo Twitter rassegne stampa dell’amico edicolante (zona Roma Nord), raggiungendo 600 mila followers in sette mesi. A marzo 2012 il profilo viene cancellato ma la rassegna stampa continua ad essere diffusa come filmato Youtube con il nome di @edicolafiore. Dal 2013 il programma è trasmesso anche su Sky. «Il divertimento mattutino di Fiorello, una cosa nata per scherzo con un iPhone, per compensare l’insonnia e spartire qualche minuto di spensieratezza con gli amici. Strani amici — Er Pompa, Tagliatelle e altri — che via via aumentano e si sentono presi dalla parte. In fondo si tratta solo di leggere alcuni titoli e di commentarli senza molti filtri ideologici» (Aldo Grasso) [Corriere della Sera, 13/12/2012]. «Vince la risata, un tocco di malinconia, l’atmosfera da bar di una volta con lazzi e cadute nel profondo» (Chiara Paolin) [il Fatto Quotidiano, 21/12/2012].
• Nel 2012, su di lui è stato scritto un libro: Fiorello il più grande, di Umberto Piancatelli (Barbera Editore).
Vita «“La mamma Rosaria, brava ragazza di Giardini Naxos, ha avuto qualche difficoltà a farmi nascere, e io qualche seria difficoltà a saltar fuori. Un cesareo da 64 punti, tanto che mia madre, dopo quello strazio, sospirò ‘sia chiaro, dopo Rosario, nessuno’”. E gli fece mettere nel secondo nome il richiamo alla Madonna dei Tindari, la Madonna nera a cui era devota. Si sa che fine fanno le promesse. Mamma Rosaria ebbe altri tre figli: Anna, nel 1961, Catena detta Cati (l’eccentrico nome viene da una nonna), nel 1966 e Giuseppe detto sciaguratamente a suo tempo Fiorellino, e ora Beppe, nel 1969. Forse non riusciva a resistere al fascino di papà Nicola, appuntato radiotelegrafista nella Guardia di finanza, “che era nato a Letojanni, assomigliava a Clark Gable, e morì all’improvviso nel 1990 a una festa”. Allora se ne stavano ad Augusta, aspettando che Rosario raggiungesse lentamente la quarta al liceo scientifico Principe di Napoli. “L’unico mio titolo di studio è il battesimo. Studiare, ma si poteva? Augusta è un’isola, eravamo circondati dal sole e dal mare, fin da bambini si stava sempre fuori, a giocare a ‘chiappeddi’, le pietre al posto delle bocce, in palio le figurine Panini”. Ma poi, come esercizio culturale, è riuscito a incidere una canzone pop sui versi di San Martino di Carducci, La nebbia a gl’irti colli piovigginando sale. E a farsi invitare dal rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi, per un faccia a faccia con 1.500 studenti. Comunque agli inizi, altro che ballerino. “Volevo davvero fare il calciatore. Ma gli anni del liceo erano gli anni delle prime radio libere: Radio Marte, Radiorama, Augusta Centrale. Era il tempo della Febbre del sabato sera”. Tutti travolti da John Travolta? “Roba da poco, gare di disc jockey ai balli studenteschi. Ma uscivamo da un grandissimo provincialismo, quando andare al cinema a Catania era un’impresa eroica”. L’esordio avviene come dj al Gran ballo della ragioneria, ma il primo spettacolino vero è al bar, imitando Tutto il calcio minuto per minuto con le voci di Ciotti, Ameri e Bortoluzzi. Poi, corrente l’anno 1976, si fa vivo il destino. A Brucoli, sei chilometri da Augusta, tirano su un villaggio Valtur. Molti ci vanno a lavorare. E ne escono la sera con gli occhi schizzati: “Voi non potete immaginare! Sono tutti milanesi! E si vestono con certe stoffe... Nessuno aveva mai visto un pareo. Anzi, prima di andare militare, nella Caserma Milano a Bari, Car e Car avanzato, non ero mai uscito dalla Sicilia, Milano era un altro pianeta, e i milanesi marziani”. A quei tempi i ragazzi li mandavano a lavorare, d’estate: “Andavo a vendere la lattuga con l’Apecar, facevo il banditore: donne, lattuga fresca! Cinquecento lire al giorno”. Solo che il Valtur era un paradiso off limits. Impossibile entrare, anche il ristorante era un miraggio. “Allora una sera tagliamo la rete metallica, entriamo vestiti da turisti, e ci appare davanti la meraviglia: i suoni, la festa, belle donne, ricchezza, gozzoviglio puro. Ci beccano subito. Voi che camera avete? ‘La Seicentoventicinque!’. La faccia di bronzo non basta. Sguardo clinico dell’uomo della sicurezza e poi la sentenza: ‘Fuori’”. Da quel momento, l’imperativo divenne: lavorare al Valtur. “Anche perché era un buon lavoro, si facevano i turni, 6 ore e 40, e soprattutto dopo il lavoro si poteva restare nel villaggio. Seguo la trafila: ufficio di collocamento, lista d’attesa, assunzione come facchino di cucina. Sa che cos’è il facchino di cucina? Un paria, uno che è un gradino sotto il lavapiatti. Ma io cercavo di lavorare bene, come ho sempre fatto, qualunque fosse il lavoro”. In modo da fare una modesta ma sicura carriera: aiuto cuoco, detto anche “commis di cucina”, poi cameriere, posto molto ambito nella gerarchia del villaggio, con la fascia rossa in vita che fa il suo effetto. “Facevo gli show ai tavoli, le imitazioni, e piacevo. Qualcuno chiedeva al caposala: ‘Mi mette dove c’è quello moro?’. Ma soprattutto dal ristorante vedevo il bar, cioè la vita, la mondanità: e alla fine al bar sono riuscito ad arrivare”. E il bar è la svolta. “Come no: alzo gli occhi e vedo l’anfiteatro dello spettacolo serale. Faccio i miei show al banco, con i clienti che si incuriosiscono. Un giorno vedo l’asta del microfono che mi tenta, mi avvicino, la afferro e faccio: sssà, sssà; e parto con Moonlight Serenade, inventando tutte le parole”. La gente lo nota, e Fiorello ottiene l’occasione per qualche piccolo show. Solo che proprio allora, dopo alcuni rinvii per ragioni scolastiche, arriva la cartolina precetto. Casermette di Bari, “la prima vera difficoltà della mia vita”. E allora? “Mi dico: qui, o mi diverto o crepo”. Erano anni difficili, con le Br che avevano fatto razzie nelle armerie militari, si faceva la guardia con il colpo in canna nel Garand. “Eppure ci provo, a divertirmi. Imitavo il colonnello comandante, il tenente, l’ufficiale di picchetto. Mi mettono nel plotoncino d’onore, con i galloni da caporale, mi faccio un coso così con le marce e le esercitazioni. E quando credo di essermi guadagnato una posizione, l’Esercito italiano mi manda a Sacile”. Vicino a Pordenone, profondo Friuli. “Per un siculo come me era la Siberia, una Finlandia, muschi, licheni, il grande Nord. Ma era gente meravigliosa, che voleva un gran bene ai militari, dopo il terremoto di Gemona. Il giorno del congedo m’è venuto da piangere. Nel frattempo anche lì ho cominciato a fare spettacolo: cameriere nella mensa sottufficiali, metto su una band, faccio il presentatore a tutte le feste: Natale, Capodanno, Pasqua, niente licenze perché per tornare a casa ci vogliono 21 ore di treno, chi li aveva allora i soldi per l’aereo?”. Quando ritorna al Valtur, il capovillaggio, Enzo Olivieri, non vuole più assumerlo come cameriere. “Mi dice: vieni a fare l’animatore, e io arriccio il naso, perché si guadagna poco, e precariamente. Poi però comincio: senza le basi musicali, improvvisando tutto. Al mattino andavo in spiaggia per farmi conoscere con qualche trovata. Travestito da papa, facevo la benedizione dei cornetti. Così la faccia e il nome cominciavano a circolare, e la sera la gente veniva all’anfiteatro per vedermi”. È il decollo? “Macché. Olivieri se ne fila in Costa d’Avorio, e mi chiama con sé. È il primo bivio della mia vita. Mio padre contrarissimo, la fidanzatina pure. Ma io mi dico, se rimango qui, ci muoio: e allora mollo la morosa e nell’83 vado laggiù in Africa, in un villaggio da parenti poveri del Club Méd. Capo animatore. Discreto successo, con i turisti che dall’Italia chiedevano di prenotare dove lavoravo io. D’inverno l’organizzazione mi mandava in montagna, a Marilleva, a Pila, a San Sicario. Una sofferenza, perché la gente devi andare a cercartela sulle piste. E io ci andavo: a far vedere a quelli delle settimane bianche un siciliano travestito da orso”. Nell’89, quando finisce la stagione a Marilleva, arriva una svolta ulteriore. “Conosco Bernardo Cherubini, che sarebbe il fratello di Jovanotti, e che faceva l’istruttore di tiro con l’arco nei villaggi: ‘Andiamo a Milano?’, propone. Si va. Lorenzo faceva Uno due tre Jovanotti, stava esplodendo; io, un nessuno: mi hanno preso a fare le voci. Parlavo in radio parodiando un ascoltatore di Bergamo, molto gutturale. Comunque Claudio Cecchetto, uno con la vista lunga, mi osserva con l’occhio clinico e mi fa: ‘Ti faccio provare Radio DeeJay’. E qui siamo al secondo bivio”. Erano tempi difficili. Fiorello racconta di essere stato tentato più volte di tornare indietro. Con la radio di Cecchetto passava tutta musica straniera, “e io invece facevo Amico è di Dario Baldan Bembo, cose molto popolari. Ho una specie di buco nella cultura televisiva, una voragine d’ignoranza vera, perché per un periodo sono stato sempre in giro per il mondo. L’Africa, la Spagna, Ibiza. Eppure forse per questo ho un mio stile, perché non mi sono fatto influenzare troppo”. Per fortuna ci fu la valvola di sfogo di DeeJay Television, anche questa di Cecchetto, una specie di Mtv ante litteram: “Vera fucina di talenti. C’erano Linus, Amadeus, Albertino, Jovanotti, Pieraccioni, e ho cominciato a fare un programma con Amadeus, Mattinata esagerata, e i primi personaggi, cioè le parodie di Michele Cucuzza e Bruno Vespa. Mi inventai la macchietta del meccanico della Vespa di Bruno Vespa. Ma mi sentivo ancora un pesce fuor d’acqua, i vecchi clienti mi guardavano perplessi: ‘Al villaggio eri un’altra cosa’, insomma non ero contento. Oltretutto, nel 1990 Radio DeeJay mi manda al Festival di Sanremo, e mentre sono lì sulla Riviera squilla il telefono: torna a casa perché papà è morto. È per questo che Sanremo ancora oggi mi prende la gola. All’improvviso la mia vita prese tutta un’altra piega. Incontrai Marco Baldini, che oggi è il mio alter ego. Nacque VivaRadioDeeJay, che è l’antenato di VivaRadio2. E Gerry Scotti, che mi aveva sentito fare il cantautore ermetico Gregorio De Francesco, mi chiamò al Gioco dei 9, con Teo Teocoli e Gene Gnocchi. Va tutto benino. Così vengo preso per il Cantagiro, con Mara Venier e Gino Rivieccio. Di me scrivono: ‘Sta nascendo una stella. Bisogna ucciderla prima che uccida noi’. Sembrava che gli avessi fatto qualcosa. Finché Fatma Ruffini annuncia: ‘Abbiamo un format olandese, per fare una cosa giapponese, il karaoke. Sfruttiamo le bellezze dell’Italia, le piazze, facciamo un programma che non costa niente e vediamo se da cosa nasce cosa’”» (da un’intervista di Edmondo Berselli). Con il Karaoke, in onda su Italiauno all’ora di cena, Fiorello era ogni sera in una piazza diversa a far cantare la folla che lo assediava sotto il palco. Improvvisava, giocava, scherzava. Divenne popolarissimo. Ma arrivò la crisi: «Non sapevo più chi ero, mi voltavo e vedevo tutti i miei cloni, gente con la coda e la giacca gialla. Chi ero? Così è facile perdere il contatto con la realtà, non sai più chi sei. Un cretino che girava l’Italia».
• Ha ammesso di avere avuto problemi con la cocaina (secondo alcuni, al termine della storia con Anna Falchi): «Era la metà degli anni Novanta, giravo con guardie del corpo, addetto stampa, segretarie. Avevo fidanzate da rotocalco e storie da una botta e via. Non parlavo più con nessuno, tiravo cocaina. Mi sentivo un duro e invece ero un pupazzo» (a Vanity Fair). «Ho cominciato a drogarmi per noia, perché non avevo interessi. Ho smesso per disperazione, per la necessità di sentirmi più uomo (...) Maurizio Costanzo è stato per me come un padre. Gli sono riconoscente. Mi ha preso proprio quando avevo toccato il fondo. Mi ha portato a casa sua e mi ha detto: “Hai tante risorse dentro di te, tante possibilità, fammene vedere qualcuna, per la miseria. Tu da qui non esci fino a quando non avrai dimostrato a te stesso e a tutti noi che sei un uomo diverso” (...) Mi hanno aiutato a uscire dal tunnel mia moglie Susanna e mio padre, il suo ricordo. Lui probabilmente da vivo non avrebbe saputo cosa dirmi. Mi ha aiutato da morto”» (ad Alfonso Signorini).
• «Sono andato giù, ma poi ho avuto un merito che mi riconosco: quello di saper aspettare. Continuando a lavorare. Ho fatto Matricole, ho fatto il Festivalbar, Costanzo ha dato l’avvio alla seconda fase della mia carriera, e anche Baudo mi ha aiutato. Poi nel 2001 arrivò Ballandi, il produttore, e mi disse che secondo lui potevo avere il sabato sera di Raiuno. Mi dissi: se mi va male questa volta mi ritiro».
• Non gli andò male: tra il 2001 e il 2004 si è consacrato come il più importante showman del momento (cantare, ballare, recitare, imitare, reggere uno spettacolo da solo) con Stasera pago io, successo moltiplicato poi dagli indici d’ascolto di Vivaradio2, condotto con Marco Baldini dal 2001 al 2008.
• Del programma radiofonico sono stati prodotti cinque cd, che raccolgono le migliori gag andate in onda fino ad oggi (scritte con la collaborazione di Enrico Cremonesi).
• Ha portato per anni in giro lo spettacolo teatrale Volevo fare il ballerino, divenuto poi Volevo fare il ballerino... e non solo. Esauriti in ogni piazza.
• Tra le molte incisioni, segnaliamo Veramente Falso (1991) e Nuovamente Falso (1993) in cui rifà i cantanti di successo del suo repertorio di imitazioni. Un album del 1995 (Finalmente tu) prende il titolo dalla canzone con cui partecipò al Festival di Sanremo di quell’anno.
• Presenze al cinema sporadiche: Il talento di Mr. Ripley (Minghella, 2000), Manuale d’amore 2 - Capitoli successivi (Veronesi, 2007: Fiorello è l’infermiere nell’episodio Bellucci-Scamarcio). È la voce narrante de La marcia dei pinguini (Jacquet, 2005).
• Ha vinto, fra l’altro, nove Telegatti (nel 2006 quello di platino).
• Il 3 marzo 2014 ha investito con il suo scooter un pedone in via Della Camilluccia a Roma. L’uomo, Mario Bartolozzi, che stava attraversando la strada, è stato ricoverato prima al Gemelli poi a Villa Stuart. Lo show man se l’è scavata con venti punti in testa: «Mi scusa ancora per quello che è successo».
• Sposato dal 2003 con Susanna Biondo (1965), sorella della cantante Marjorie Biondo, da cui ha avuto Angelica (28 giugno 2006). Ama come fosse sua Olivia, figlia della moglie.
Critica «Uno dei pochi, se non l’unico, che sia oggi capace di tenere la scena con un mix così felice di umorismo e spettacolarità, inchiodandoci tutti davanti al video con la sua sola, straordinaria, presenza scenica» (Sebastiano Messina).
• «A molti piacerebbe essere quello che è lui. Nonostante abbia passato i suoi momenti di difficoltà, gli inciampi di una carriera cominciata dai sempre citati villaggi turistici. Che gli sono comunque serviti molto. “È lì che ho imparato a intrattenere, a improvvisare, a stare con la gente”. Ad essere garbato, pure. Fin dai tempi del karaoke su Italia1, lui non sfotteva i concorrenti stonati: “Un capo villaggio mi disse: ‘Devi sempre pensare che accanto a te ci siano tuo padre e tua madre. Ti darebbe fastidio se qualcuno li prendesse in giro?’ ‘Io mi arrabbierei da morire’, risposi. ‘E allora è semplice, non prendere mai in giro nessuno’”. Così Fiorello ha fatto, e così è passato da tipico esemplare di tv usa e getta, figura antonomastica di scemenza catodica, a “fenomeno mediatico”. Spettacolo puro» (Alessandra Comazzi).
• «Non c’è mai stato, nella storia della televisione italiana, un artista completo come lui. Chi gli assomiglia di più è forse Walter Chiari: gli assomiglia perché entrambi sono stati bravi nel farci credere di improvvisare davanti alla telecamera, quando invece proponevano numeri già collaudati nelle loro riviste, negli spettacoli dal vivo. Entrambi hanno cominciato a lavorare in tv all’insegna della completa inesperienza dello “specifico”: Fiorello con il Karaoke, Chiari con La via del successo. A tutti e due è capitato, di tanto in tanto, di sbagliare lo sguardo in macchina e di non accorgersi del cambio di inquadratura: in realtà, entrambi rappresentano due perfetti soggetti televisivi, capaci di invenzioni a sorpresa e di straordinaria duttilità» (Aldo Grasso).
• «È come Celentano ma senza fare il celentano» (Stefano Di Michele).
Frasi «Io ho vinto un Telegatto, e lei signor Fo?».
• «Nella mia generazione quando si arrivava al successo si andava in tv. Oggi prima si va in tv, e poi magari s’impara qualcosa».
• «Vuoi sapere perché non vado in televisione? Perché mi viene l’ansia... È così, e non ci crede nessuno» (a Giorgio Dell’Arti).
• «Ringrazio Gian Piero Solari che mi ha insegnato il segreto: “Prepara tre ore di spettacolo e improvviserai un’ora e mezzo senza problemi”».
• «Ha ragione Luttazzi, che in ogni intervista mi cita sempre per spiegare la differenza tra satira politica, ficcante, e una sana presa in giro bonaria che è quella che faccio io, e non mi sento per questo un deficiente, è che ognuno deve fare il suo».
Politica «Cerchiobottista. Con coscienza civile» (Marco Baldini).
• Nel 2013, su @edicolafiore ha dichiarato di votare Giorgia Meloni, che era stata in passato la tata di famiglia.
Religione «Sono cattolico, vado poco in chiesa».
Vizi «Il mio ideale è il nulla: casa, divano anatomico, telecomando, io non farei niente».
• Ha avuto problemi con la cocaina.
• «Finché non metteranno sulle bottiglie di whisky la scritta “nuoce gravemente alla salute”, continuerò a dire che l’alcol è peggio della marijuana».
• Fumava, da un paio d’anni ha smesso: «Lo auguro a tutti i fumatori d’Italia perché quando ci riesci ti senti soddisfatto».
Tifo «Inter. Dal campionato 1970-71 quando mio padre mi portò al Cibali, ed era la prima volta, per vedere Catania-Inter. Jair, Mazzola... Avevo 10 anni. Fu Inter per sempre».