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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

Enzo Ferrari

Modena 18 febbraio 1898, Modena 14 agosto 1988. Pilota e imprenditore. Figlio del proprietario di un’officina meccanica, precoce passione per i motori, nel 1919, di ritorno dalla Grande Guerra, fu assunto alle Costruzioni meccaniche nazionali di Milano, nello stesso anno esordì nelle corse (Parma-Berceto). Passato all’Alfa Romeo come pilota ufficiale, nel ’24 vinse la Coppa Acerbo, nel ’27 e nel ’28 il Gp di Modena. Fondata nel ’29 la Scuderia Ferrari, in pratica il reparto corse dell’Alfa Romeo, nel ’31 fu secondo dietro Tazio Nuvolari nel Circuito delle Tre Province, quindi, nato il figlio Alfredo (Dino, 19 gennaio 1932-30 giugno 1956) abbandonò le corse. Scuderia assorbita dall’Alfa Romeo, nel 1938 Ferrari ne divenne il responsabile del settore sportivo, dopo un anno fu licenziato e fondò l’Auto Avio costruzioni (una clausola gli vietava di intraprendere attività tecnico-agonistiche col proprio nome), azienda specializzata nella costruzione di utensili e motori aeronautici. Spinto dalla legge sul decentramento industriale, nel ’43 Ferrari spostò la fabbrica da Modena a un terreno di famiglia situato a Maranello. Finalmente libero da vincoli legali, nel ’47 mise in pista la prima vettura col suo nome (Ferrari 125 sport), nel ’50 fondò la scuderia di Formula 1, nel’51 vinse con l’argentino José Froilan Gonzalez il primo Gp (Gran Bretagna, circuito di Silverstone), nel ’52 conquistò con Alberto Ascari il primo titolo piloti, nel ’69 cedette la metà dell’azienda alla Fiat (abilissimo, gli fece credere che era in trattative avanzate con la Ford). Due lauree honoris causa: Ingegneria meccanica a Bologna (1960), Fisica a Modena (1988). L’autodromo di Imola è intitolato alla sua memoria e a quella del figlio Dino (morto di distrofia muscolare).

Biografia di Enzo Ferrari

Modena 18 febbraio 1898, Modena 14 agosto 1988. Pilota e imprenditore. Figlio del proprietario di un’officina meccanica, precoce passione per i motori, nel 1919, di ritorno dalla Grande Guerra, fu assunto alle Costruzioni meccaniche nazionali di Milano, nello stesso anno esordì nelle corse (Parma-Berceto). Passato all’Alfa Romeo come pilota ufficiale, nel ’24 vinse la Coppa Acerbo, nel ’27 e nel ’28 il Gp di Modena. Fondata nel ’29 la Scuderia Ferrari, in pratica il reparto corse dell’Alfa Romeo, nel ’31 fu secondo dietro Tazio Nuvolari nel Circuito delle Tre Province, quindi, nato il figlio Alfredo (Dino, 19 gennaio 1932-30 giugno 1956) abbandonò le corse. Scuderia assorbita dall’Alfa Romeo, nel 1938 Ferrari ne divenne il responsabile del settore sportivo, dopo un anno fu licenziato e fondò l’Auto Avio costruzioni (una clausola gli vietava di intraprendere attività tecnico-agonistiche col proprio nome), azienda specializzata nella costruzione di utensili e motori aeronautici. Spinto dalla legge sul decentramento industriale, nel ’43 Ferrari spostò la fabbrica da Modena a un terreno di famiglia situato a Maranello. Finalmente libero da vincoli legali, nel ’47 mise in pista la prima vettura col suo nome (Ferrari 125 sport), nel ’50 fondò la scuderia di Formula 1, nel’51 vinse con l’argentino José Froilan Gonzalez il primo Gp (Gran Bretagna, circuito di Silverstone), nel ’52 conquistò con Alberto Ascari il primo titolo piloti, nel ’69 cedette la metà dell’azienda alla Fiat (abilissimo, gli fece credere che era in trattative avanzate con la Ford). Due lauree honoris causa: Ingegneria meccanica a Bologna (1960), Fisica a Modena (1988). L’autodromo di Imola è intitolato alla sua memoria e a quella del figlio Dino (morto di distrofia muscolare).

Una carriera iniziata chiacchierando in un caffè

Nato il 18 febbraio 1898, Enzo Ferrari fu registrato all’anagrafe solo due giorni dopo perché il padre era rimasto bloccato in casa dalla neve. Prima gara da spettatore a 10 anni (una coppa Florio vinta da Felice Nazzaro), prima giovinezza passata «a sognare le “carrozze senza cavalli” e le imprese a Indianapolisi di Ralph De Palma (Enciclopedia dello Sport - Motori, Treccani 2002), all’inizio Ferrari sognava di fare il giornalista: il 16 novembre 1914 la Gazzetta dello Sport pubblicò un suo resoconto dell’incontro di calcio Modena-Inter. Padre e fratello morti di polmonite, spedito al fronte Ferrari mostrò gli stessi sintomi e fu ricoverato a Bologna tra gli incurabili. Guarito, andò a cercare lavoro a Torino: respinto dalla Fiat, trovò impiego all’officina Giovannoni, dove imparò a guidare. Conosciuto in un caffè Ugo Sivocci, collaudatore della CMN, traslocò a Milano deciso a fare il pilota. Esordio il 5 ottobre 1919 col quarto posto in una corsa in salita, la Parma-Berceto, nel 1920 passò all’Alfa Romeo e sposò Laura Dominica Garello.

L’idea del cavallino rampante

In coppia con Giulio Ramponi, il 17 giugno 1923 Ferrari vinse a bordo dell’Alfa Romeo RL T. F. il Circuito del Savio (6 giri di 44,533 chilometri nei dintorni di Ravenna): durante la premiazione fu presentato all’ospite d’onore, il conte Enrico Baracca, padre di Francesco, asso dell’aviazione della prima guerra mondiale solito dipingere sulla fiancata dei suoi aerei un cavallino rampante. Ne nacque una frequentazione che qualche tempo dopo portò la contessa Paolina Baracca a suggerirgli l’adozione del simbolo usato dal figlio («Vedrà, le porterà fortuna»). Vinte le prime corse, dal ’28 Ferrari lavorò come rappresentante dell’Alfa Romeo in Emilia e nelle Marche, nel ’29 fondò la propria scuderia (macchine e assistenza ai clienti Alfa che volevano cimentarsi in pista), il 15 giugno 1930 ottenne con Tazio Nuvolari la prima vittoria (Trieste-Opicina).

L’addio alle corse e il sodalizio con Nuvolari

Consigliato alla prudenza per l’imminente nascita del figlio, Ferrari corse per l’ultima volta il 9 agosto 1931, secondo a Bagni della Porretta (Bologna) nel circuito delle Tre Province vinto da Tazio Nuvolari, cui da allora cedette il volante delle sue vetture. Fu un rapporto di amore-odio: «Innumerevoli le liti. Perché Ferrari gli fissava le strategie di corsa e Nuvolari le rinnegava, facendo di testa sua. Ad un certo punto i rapporti tra i due divennero tesissimi. Era il 1933 e Nuvolari aveva osato proporre una cosa blasfema al suo team manager: “Siccome tu sei molto bravo a gestire la squadra, ma senza le mie vittorie la tua scuderia non sarebbe così famosa, ho deciso che dobbiamo diventare soci. Creiamo una nuova scuderia che si chiamerà Nuvolari-Ferrari”. Ferrari, punto nell’orgoglio, rifiutò. E Nuvolari se ne andò, correndo con i propri colori e con le Maserati. Un divorzio clamoroso, che occupò le prime pagine dei quotidiani sportivi dell’epoca. Ma la separazione fu solo di un anno. Pian piano, a metà del 1934, i due ripresero a frequentarsi, ad attrarsi, sino a fare pace e tornare insieme nel 1935». [La Gazzetta dello Sport - 110 anni di gloria, volume 7 1951-1955] Nel 1936, vincendo a New York la prestigiosa Coppa Vanderbilt, Nuvolari esportò negli Stati Uniti il mito Ferrari. 

Il trasloco a Maranello e i trionfi in Formula 1

Dal ’38 al ’39 la Scuderia Ferrari fu assorbita dall’Alfa Romeo, che lasciò al fondatore la direzione del settore corse. Dopo la brusca rottura, Ferrari fondò l’Auto Avio Costruzioni (vincolato da una clausola contrattuale non poteva usare il suo nome), incentivato dalle leggi di guerra portò la fabbrica in un terreno di famiglia a Maranello. Firmata nel ’47 la prima monoposto “Ferrari”, nel ’50 cominciò l’avventura in Formula 1, vincendo negli anni nove titoli piloti (Alberto Ascari ’52, ’53; Juan Manuel Fangio ’56; Mike Hawthorn ’58; Phil Hill ’61; John Surtees ’64; Niki Lauda ’75, ’77; Jody Scheckter ’79) e otto titoli costruttori (’61, ’64, ’75, ’76, ’77, ’79, ’82, ’83, per i dettagli vedi la CRONOLOGIA FERRARI). Chiesto di fare una classifica tra i suoi tanti scudieri, confidò: «Sono tre i piloti che, a mio avviso, hanno dato qualcosa in più all’automobilismo, in questo secolo: Nuvolari, Moss e Gilles Villeneuve».