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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

Enrico Porro

Lodi Vecchio (Lodi) 16 gennaio 1885 – Milano 14 marzo 1967. Lottatore. Vinse la medaglia d’oro nei pesi leggeri (66,6 kg) della greco-romana alle Olimpiadi di Londra del 1908. Alto un metro e mezzo, marinaio, mozzo, arrivato a Buenos Aires scappò dalla nave e si rifugiò da un cugino tipografo che viveva nella capitale argentina, ma tornò a Milano dopo aver litigato con la moglie del parente. Meccanico, rissoso, cominciò a frequentare la palestra “paviment de giass” e in breve si fece notare per la capacità di sconfiggere rivali più grandi di lui. Ingaggiato dal Gruppo Atletico Milanese del marchese De Monticelli, vinse nel 1906 il titolo europeo. Tornato in marina per il servizio militare (quattro anni di ferma), ottenne l’autorizzazione a partecipare ai Giochi del 1908. Accompagnato da una brutta fama («Dicevano ch’ero cattivo; non è vero. Avevo mordente. È carattere, si nasce. Del resto c’è poco da fare i complimenti in gara»), grazie alla bassa statura divenne l’idolo del pubblico inglese: eliminati l’ungherese József Téger, gli svedesi Gustaf Malmström e Axel Persson, in finale (25 luglio 1908) ebbe la meglio sul russo Nikolaj Orlov, sette chili più pesante, al termine di un combattimento durato 50 minuti (due riprese di 15’ più un supplementare di 20’) in cui non successe quasi nulla. Tornato a La Spezia con un biglietto di terza classe, quando vide la stazione affollata e la banda della marina si chiese «Chissà chi è arrivato? Forse il re», ma appena sceso dal treno fu portato in trionfo e premiato da Vittorio Emanuele III con una medaglia d’oro. Saltate le Olimpiadi del 1912 (Stoccolma) per la bruciatura a una mano causata da un corto circuito, prese parte con esiti modesti a quelle del 1920 (Anversa) e 1924 (Parigi). Visse gli ultimi anni con le braccia paralizzate dall’atrofia muscolare. [Sport Illustrato 25/8/1960; Ferretti-Frasca 2008].

Biografia di Enrico Porro

Lodi Vecchio (Lodi) 16 gennaio 1885 – Milano 14 marzo 1967. Lottatore. Vinse la medaglia d’oro nei pesi leggeri (66,6 kg) della greco-romana alle Olimpiadi di Londra del 1908. Alto un metro e mezzo, marinaio, mozzo, arrivato a Buenos Aires scappò dalla nave e si rifugiò da un cugino tipografo che viveva nella capitale argentina, ma tornò a Milano dopo aver litigato con la moglie del parente. Meccanico, rissoso, cominciò a frequentare la palestra “paviment de giass” e in breve si fece notare per la capacità di sconfiggere rivali più grandi di lui. Ingaggiato dal Gruppo Atletico Milanese del marchese De Monticelli, vinse nel 1906 il titolo europeo. Tornato in marina per il servizio militare (quattro anni di ferma), ottenne l’autorizzazione a partecipare ai Giochi del 1908. Accompagnato da una brutta fama («Dicevano ch’ero cattivo; non è vero. Avevo mordente. È carattere, si nasce. Del resto c’è poco da fare i complimenti in gara»), grazie alla bassa statura divenne l’idolo del pubblico inglese: eliminati l’ungherese József Téger, gli svedesi Gustaf Malmström e Axel Persson, in finale (25 luglio 1908) ebbe la meglio sul russo Nikolaj Orlov, sette chili più pesante, al termine di un combattimento durato 50 minuti (due riprese di 15’ più un supplementare di 20’) in cui non successe quasi nulla. Tornato a La Spezia con un biglietto di terza classe, quando vide la stazione affollata e la banda della marina si chiese «Chissà chi è arrivato? Forse il re», ma appena sceso dal treno fu portato in trionfo e premiato da Vittorio Emanuele III con una medaglia d’oro. Saltate le Olimpiadi del 1912 (Stoccolma) per la bruciatura a una mano causata da un corto circuito, prese parte con esiti modesti a quelle del 1920 (Anversa) e 1924 (Parigi). Visse gli ultimi anni con le braccia paralizzate dall’atrofia muscolare. [Sport Illustrato 25/8/1960; Ferretti-Frasca 2008].