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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

Costante Girardengo

Novi Ligure (Alessandria) 18 marzo 1893 - Cassano Spinola (Alessandria) 9 febbraio 1978. Ciclista. «Corridore di grande furbizia, dotato di un notevole spunto in volata» [1], «piccolo di statura ma quanto mai possente nel motore» [2], vinse tra l’altro due Giri d’Italia (1919, 1923), sei Milano-Sanremo (1918, 1921, 1923, 1925, 1926, 1928), tre giri di Lombardia (1919, 1921, 1922), nove campionati italiani (1913, 1914, 1919, 1920, 1921, 1922, 1923, 1924, 1925), fu secondo dietro Alfredo Binda ai Mondiali del 1927 e al Giro del 1925. Divenuto commissario tecnico della nazionale, guidò Gino Bartali al successo nel Tour de France del 1938.

Biografia di Costante Girardengo

Novi Ligure (Alessandria) 18 marzo 1893 - Cassano Spinola (Alessandria) 9 febbraio 1978. Ciclista. «Corridore di grande furbizia, dotato di un notevole spunto in volata» [1], «piccolo di statura ma quanto mai possente nel motore» [2], vinse tra l’altro due Giri d’Italia (1919, 1923), sei Milano-Sanremo (1918, 1921, 1923, 1925, 1926, 1928), tre giri di Lombardia (1919, 1921, 1922), nove campionati italiani (1913, 1914, 1919, 1920, 1921, 1922, 1923, 1924, 1925), fu secondo dietro Alfredo Binda ai Mondiali del 1927 e al Giro del 1925. Divenuto commissario tecnico della nazionale, guidò Gino Bartali al successo nel Tour de France del 1938.

Due lire vinte battendo Dorando Pietri

• Figlio di Carlo, contadino, e Gaetana, quinto di quattro fratelli e tre sorelle, finite le elementari Girardengo cominciò a lavorare nella rivendita sale e tabacchi con annessa osteria aperta dal padre. Ancora ragazzino, divenne l’idolo di Novi Ligure battendo il mitico maratoneta Dorando Pietri, che aveva messo in palio 2 lire per il ciclista che fosse riuscito a compiere in bicicletta due giri della piazza del Mercato prima che lui ne terminasse (di corsa) uno. Garzone in una conceria di pelli a Lecco, poi aiutante in un laboratorio chimico a Sestri, infine ragazzo di bottega da un armaiolo di Novi Ligure, cominciò a gareggiare sedicenne nel 1909: il suo primo grande rivale fu Biagio Cavanna, che sarebbe poi entrato nella storia per aver scoperto da massaggiatore il talento di Fausto Coppi.

Quarantacinque giorni di prigione per il titolo italiano

• Nel 1913 il ventenne Girardengo conquistò ad Alessandria il suo primo titolo italiano: uscito senza permesso dalla caserma di Verona in cui stava svolgendo il servizio militare, fu punito con 15 giorni di prigione di rigore e 30 giorni di prigione semplice. Nel 1915 vinse la Milano-Sanremo ma fu squalificato: «Gli tolsero quella vittoria in maniera che a distanza di tempo fa soltanto sorridere. In fuga solitaria, lanciatissimo verso il traguardo, il Gira sbagliò percorso nell’attraversare Porto Maurizio. Erano due strade, una passava all’interno del centro, l’altra lo aggirava. In allenamento Girardengo non sbagliava mai, quel giorno in corsa prese la strada errata. La differenza era di circa 180 metri. Vinse per distacco con quasi 5’ su Corlaita. Ma venne squalificato per quell’errore di percorso». [Conti 2002]

Una carriera di successi nonostante la guerra e Binda

• «L’età dell’oro di Girardengo va dal 1912 al 1920, peccato che in mezzo ci furono tre anni di Grande Guerra. Nel Giro d’Italia del 1919, su dieci tappe, ne vinse sette e relegò Tano Belloni, l’Eterno Secondo, a 51’56”. Ma almeno fino al 1924 fu ancora il più forte» [Gds 2009]. Accusato di correre poco all’estero (non amava il Tour), quell’anno vinse il G. P. Wolber, sorta di mondiale ufficioso dell’epoca, poi dovette spesso arrendersi alla superiorità di Alfredo Binda, nove anni più giovane, sul passo e in salita.

Venticinque Giri della Terra senza divertimenti

• Professionista fino al 1936, quando aveva ormai 45 anni, si disse che Girardengo aveva coperto in corsa «950 mila chilometri, quasi 25 volte il giro della Terra». [Gds 1935] La sua carriera avrebbe potuto essere molto più corta: duramente colpito nel 1919 dalla “spagnola”, l’epidemia influenzale giunta in Italia dopo la fine della guerra, rischiò il ritiro dalle corse. Nel 1926, clavicola e polso fratturati per una caduta in pista, fu di nuovo sul punto di smettere. Scrisse all’epoca Orio Vergani, firma del “Corriere della Sera” che lo dava ormai per finito: «Ha corso. Non ha fatto altro. Cioè, ha fatto qualche altra cosa: ha vinto. Ha vinto in permanenza dal 1913 a oggi. Aveva tante corse da vincere, Girardengo, che non ha potuto permettersi nessuno spasso. Qualche lusso, sì: le due ville, le campagne, l’automobile. Ma divertimenti mai». Celebre il suo motto: «Ghe voeren i garún» (ci vogliono le gambe).