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 2017  settembre 20 Mercoledì calendario

Madri «Lo so, sono le madri che uccidono i bambini» (Annamaria Franzoni nel primissimo interrogatorio in caserma) [Corrias 2006].

La sera prima del delitto di Cogne

• A casa Lorenzi è l’ora di cena «e mentre ero a tavola ho avuto mal di stomaco. Quando mi prende lo stomaco mi viene da svenire, è successo anche un anno fa, persi i sensi in bagno». Dopo cena arrivano i Perratone, Carlo e Graziana: «Era la prima volta che venivano a casa nostra. Non sono amici, non abbiamo confidenza. Lui è consigliere di maggioranza, veniva qui a parlare dei problemi di Montroz, l’acquedotto, i sentieri, le cose da fare». Quando bussarono alla porta, furono Davide e Samuele ad andargli incontro. Dalle chiacchiere, dice Annamaria, si passò a un discorso più intimo: «Non so come accadde, forse commentando i giochi di Samuele. Iniziarono a parlare del bambino perso recentemente da lei. Il signor Perratone era fatalista: diceva che avrebbero dovuto lasciar fare tutto alla natura, invece di affidarsi ai medici». Si parlò di bimbi: «Lei era commossa, aveva gli occhi lucidi. Io le dissi che non si doveva arrendere, perché è bello avere dei bambini, per la gioia che ti danno. Fanno parte di te stessa». Poi, quella frase, detta con malinconia, senza rabbia: «All’improvviso – ricorda Annamaria, ma Graziana Perratone ha smentito di aver pronunciato quelle parole –, Graziana ci disse: “Dovreste provare anche voi cosa significa perdere un bimbo”. Fu una frase che mi colpì, ma devo dire che non ci pensai più di tanto. Graziana era stata bravissima con Sammy, rideva delle sue birichinate». La serata finì intorno a mezzanotte. «Mi sentivo un po’ meglio, la casa era in ordine. Al momento di salutare i Perratone, gli abbiamo dato la torta che aveva fatto Samuele. Non l’aveva mangiata nessuno». [Marco Imarisio, Cds 12/3/2002]  

• Annamaria e Stefano, originari di Bologna, si sono conosciuti a Cogne, Aosta, dov’erano soliti passare le vacanze nel 1991, all’Hotel Cascate di Lallaz. Lui turista e lei, appena diplomata, cameriera per un’estate («La prima volta che l’ho visto, stava seduto nel ristorante dell’albergo e per l’emozione gli ho versato il brodo addosso»). Nel 1993, sposi, si sono trasferiti lì e si sono costruiti da soli uno chalet, una villetta a due piani in legno e pietra, tegole d’ardesia, altalena in giardino, in cima a Montroz (frazione di Cogne). Ben integrati in paese, assidui frequentatori delle chiesa e amanti della compagnia. [Corrias 2006]  

• «Martedì notte siamo andati a letto verso mezzanotte e un quarto. Dopo cinque minuti abbiamo sentito un forte rumore, che proveniva dal garage. Come un tronco di legno che cade» (Annamaria Franzoni). [Cds, 12/3/2002]  

• La famiglia. Samuele Lorenzi, riccioluto, di anni 3, detto «Sammy», «nasetto», «testone», «il piccolo» figlio di Annamaria Franzoni, di anni 31, casalinga detta «Bimba», e di Stefano Lorenzi, di anni 33, elettricista. Un fratello, Davide, di anni 6.

• Cogne.
Una tranquilla cittadina di 1.480 abitanti, 70 chilometri per lo sci di fondo, nota per i pizzi a tombolo e gli scultori del legno, Aosta.

Il delitto di Cogne minuto per minuto

• 5.30 Annamaria si sveglia bruscamente. Ha uno strano formicolio alle gambe. Non le passa. Si agita. Sveglia il marito. Lui prova a calmarla ma non riesce.
  
• 5.58 Alle 5.58 Lorenzi chiama il 118 («Mia moglie sta male»), per via di «dolori in tutto il corpo e mal di testa». Le mandano il medico del paese, la dottoressa Silvana Neri che va via dicendo che si tratta di «ansia e sintomi di influenza» [Corrias 2006]; «Non è niente di grave» [Foglio dei Fogli]; «Non aveva nulla di particolare. Era solo leggermente affaticata, un po’ ansiosa. Capita a tutti. La signora mi ha spiegato cosa si sentiva. Ho fatto i controlli di sempre: gola, respiro, battito cardiaco, pressione. Tutto normale» (ha raccontato Silvana Neri ai carabinieri). [Fabrizio Gatti, Cds 26/2/2002 – Secondo il Corriere della Sera la telefonata è avvenuta alle 5.48; secondo Lavorino 2006 la telefonata avviene alle 5.39]. I due si rimettono a letto per cercare di dormire ancora un’ora. [Vittorio Zincone, l’Europeo n.4 2004]  

• 7.00 Stefano si alza e si prepara per andare a lavorare. La Franzoni si sente meglio e fa colazione con il marito. Indossa un pigiama azzurro con i topolini e gli zoccoli bianchi. [Corrias 2006]  

• 7.30 Lorenzi esce per recarsi al lavoro (34 chilometri in macchina fino alle centrali elettriche di Inrod). La Franzoni sveglia e veste Davide, sposta nel proprio letto Samuele perché nervoso e piagnucolante («Sono andata a prenderlo, l’ho consolato e l’ho portato a dormire di sopra, nel lettone. Ho acceso il televisore perché credesse che rimanevo in casa» (Annamaria Franzoni). [Corrias 2006]) La Franzoni sostiene poi di essersi cambiata («maglia nera e pantaloni neri» [Vittorio Zincone, l’Europeo n.4. 2004]) verso le 8.10, si è infilata il giaccone ma non si è messa gli stivaletti neri perché aveva troppa fretta, è rimasta con gli zoccoli ai piedi. Il pigiama è sul letto. [Corrias 2006] Il piumone sul letto è bianco a fiori [Vittorio Zincone, L’Europeo n.4 2004] [Attenzione: la questione degli stivaletti resta un mistero: «La mamma di Samuele sostiene di averli avuti (gli zoccoli) ai piedi quando sono arrivati i soccorsi: per questo si sono macchiati. E di esserseli tolti su invito del medico di famiglia Ada Satragni. La dottoressa Satragni smentisce. Durante gli interrogatori, dice che Annamaria ha un paio di stivaletti neri sotto i pantaloni neri. E rivela di non averle mai detto di andare a cambiarsi», ndr]  

• 7.30-8.16 In questo lasso di tempo qualcuno infligge 17 colpi, con un corpo contundente, nel capo del piccolo Samuele che si trova nella camera da letto dei genitori. [Corrias 2006]  

• 8.16 La Franzoni esce di casa col figlio più grande, percorre i 250 metri che la separano dalla statale: il pullman della scuola arriva puntuale alle 8.20. Aiuta il figlio a salire e torna indietro tranquilla, il bavero alzato e le mani in tasca. [Corrias 2006]  

• 8.24 Entra in camera da letto: sangue su tende, pareti, soffitto; Samuele, agonizzante sul materasso anch’esso inzuppato, completamente coperto da un piumone. L’autopsia stabilisce che è stato colpito per diciassette volte, per lo più sulla testa, con una roncola da innesti: mortali i primi due fendenti. [Corrias 2006]  

• 8.27 Annamaria chiama la dottoressa Ada Satragni e le dice di correre perché a Samuele «è scoppiata la testa». [Corrias 2006] La telefonata dura 65 secondi. Poi spegne il televisore. [Lavorino 2002]  

• 8.28 Annamaria chiama il 118 e grida anche a loro di correre: «Mio figlio vomita sangue». [Corrias 2006]  

• 8.29 Annamaria chiama la Electrorhemes, dove lavora Stefano, parla con la segretaria, chiede di avvertire subito il marito ma «mi raccomando non dica a mio marito che Samuele è morto». [Corrias 2006]  

• 8.30 Annamaria esce di casa gridando: «Aiutatemi! Samuele sta male!» (a vederla la vicina di casa Daniela Ferrod). [Corrias 2006] La Ferrod si avvicina a lei. [Lavorino 2002]  

• 8.32 Annamaria è al telefono con il marito. [Lavorino 2002] Arriva la dottoressa Ada Satragni con il suocero. Entra in casa, prende il bambino e dice: «Annamaria cosa hai fatto?». Lo lava, gli tampona la fronte, lo stende sopra un cuscino, lo avvolge in una coperta e lo porta fuori in attesa dell’elicottero che sta decollando dall’aeroporto di Saint Christophe (Aosta) [Corrias 2006] che decolla alle 8.41 con tre persone a bordo: il medico Leonardo Iannizzi, il capo del soccorso alpino Ivano Bianchi e il pilota. [Lavorino 2006]  

• 8.38 Annamaria dice alla sua vicina Daniela Ferrod di andare in casa per prendere l’alcool e il cotone. La Ferrod entra e torna con l’alcool ma senza il cotone. La Franzoni ribadisce la richiesta, la Ferrod rientra per prenderlo.  

• 8.45 Annamaria rientra in casa per prepararsi per seguire il figlio in elicottero. Si toglie gli zoccoli e si mette gli stivaletti. Prende le chiavi che stavano nella serratura della porta e se le mette in tasca. [Lavorino 2002]  

• 8.50 L’elicottero atterra a 600 metri dalla casa dei Lorenzi per far salire Alberto Enrietti ed Elmo Glarey.  

• 8.51 L’elicottero atterra dai Lorenzi. Poggia un solo pattino al terreno. Il dottor Leonardo Iannizzi scende e prende tra le braccia Samuele che è ancora vivo: «Aveva il volto coperto di sangue, si lamentava, emetteva suoni, apriva e chiudeva gli occhi. Gemeva sommessamente, perdendo materiale cerebrale dall’orecchio sinistro, ma senza sanguinare dalla bocca». [Corrias 2006] Scendono anche Glarey, Enrietti e Bianchi. Ancora Iannizzi: «Il bambino si trovava poggiato a terra sopra al marciapiede antistante casa, sopra un cuscino avvolto da una coperta. La dottoressa Satragni al mio arrivo scopriva una ferita sulla fronte del bambino che aveva provveduto a tamponare. Sono rimasto sconvolto dalla lesione, questa aveva i bordi netti, era ampia e si vedeva materia cerebrale fuoriuscire. (…) Entravo allora in casa e raggiunta la camera da letto mi trovavo davanti una scena impressionante, vi erano spruzzi di sangue sulla parete del capezzale del letto che continuavano sul soffitto. Il letto stesso era ampiamente sporco nella zona centrale. Sullo stesso letto, lato destro entrando nella stanza, vi era una bacinella per i panni rotonda con all’interno dall’acqua rosa, sicuramente mischiata a sangue». [Lavorino 2002]  

• 8.57 Arriva Stefano Lorenzi che abbraccia la moglie. Lei piange ma dopo un po’ dice, senza accorgersi che un carabiniere la sta ascoltando: «Facciamo un altro figlio? Mi aiuti a farne un altro» (più tardi lei negherà di avere detto la frase, ndr). [Corrias 2006]  

• 9.03 Iannizzi dice a Glarey di chiamare i carabinieri. [Lavorino 2002]  

• 9.04 Glarey chiama dal suo cellulare i carabinieri di Cogne. [Lavorino 2002]  

• 9.06 Il comandante dei carabinieri di Cogne allerta la centrale operativa di Aosta. [Lavorino 2002]  

• 9.19 Samuele è caricato sull’elicottero che non è potuto atterrare per via del terreno scosceso, è librato a un metro e mezzo da terra. Annamaria e Stefano chiedono di salire ma glielo impediscono: è troppo pericoloso. [Lavorino 2002] Decidono di andare all’ospedale in macchina. La Franzoni consegna le chiavi di casa alla Ferrod perché la dottoressa Satragni ha dimenticato le borse all’interno. La Satragni accompagnata da Vito Peret entra in casa e si lava le mani in bagno. Dalla dichiarazione di Vito Perret, guardia forestale in pensione che con la moglie abita nello chalet proprio sopra la casa della famiglia Lorenzi: «Sono entrato nuovamente nella camera da letto dopo la partenza dell’elicottero, insieme alla Satragni perché la dottoressa mi chiedeva se l’accompagnavo a riprendere la propria borsa che aveva lasciato in camera da letto. Io entravo nella casa dall’ingresso principale e cioè quello sito al primo piano dello stabile, quindi unitamente alla dottoressa sono sceso in camera da letto e a quel punto il sanitario prelevava una borsa che conteneva medicinale l’altra che conteneva materiale da Pronto soccorso.  (…) Ricordo che la dottoressa si è fermata in bagno sito vicino la camera da letto dove è stato trovato il bambino per lavarsi le mani». [Lavorino 2002]  

• 9.55 Samuele è morto. Ha smesso di respirare sulla lettiga che lo portava dal Pronto soccorso alla sala operatoria. [Corrias 2006]. Cause della morte identificate dal medico legale prof. Viglino: «Grave trauma cranico-encefalico con sfacelo traumatico della regione fronto-temporoparietale dell’ovoide cranico; diciassette ferite lacero-contuse al capo, distribuite in regione fronte-parietale bilateralmente, ferite di natura da punta e taglio in regione frontale destra e regione frontale-orbitaria sn e regione parietale ds e sn, con sottostanti sfondamenti ossei e pluriframmentazioni ed affossamento delle ossa frontale e parietale ds e sn, con perdita di sostanza parenchimale cerebrale». [Lavorino 2002]  

• 10.00 I carabinieri sigillano la casa. I Lorenzi andranno a dormire al residence Le cascate di Lillaz. [Lavorino 2002]  

• «Mi trovavo a Bologna, sono saltato in auto e ho pensato: è stata lei... Sì, ha capito bene. Ho pensato che fosse stata mia nuora, Annamaria, a ucciderlo» (Mario Lorenzi, suocero di Annamaria a Ilaria Cavo). [Ilaria Cavo, La chiamavano Bimba, Mondadori, Milano 2007]

A Cogne arrivano i Ris

• Alle 13,45, alla villetta di Cogne arrivano i Ris di Parma, gli uomini del colonnello Luciano Garofano. Ma la scena del delitto è inquinata. Il giorno prima almeno 13 persone sono entrate nella casa, con scarpe, polvere, manomissioni involontarie, respiri, impronte, turbolenze. [Corrias 2006]  

La chiusura della bara del piccolo Samuele

• Poco dopo le tre all’obitorio di Aosta viene chiusa la bara di Samuele Lorenzi. Annamaria Franzoni grida «Samuele non andare via, resta qui con me» prima di svenire e di essere portata in ospedale. [Leggi qui l’articolo di Maria Novella De Luca]  

I funerali di Samuele Lorenzi

• Ai funerali di Samuele, il bambino di 3 anni ucciso la mattina del 30 gennaio 2002, hanno assistito 2.500 persone. Il rito si svolge nella parrocchia di Sant’Orso. [Leggi qui l’articolo di Elisabetta Rosaspina sui funerali di Samuele]  

• Alle 13.15 la salma di Samuele, dopo aver lasciato la camera mortuaria di Aosta, è giunta davanti al municipio di Cogne. Alle 13.30 il corteo funebre è partito dalla piazza del municipio per raggiungere Sant’Orso. Al suo passaggio, negozi ed esercizi pubblici hanno abbassato la saracinesca per rispettare il lutto cittadino. Alle 14 don Corrado Bagnod ha iniziato a officiare la messa. La piccola chiesa di Sant’Orso non basterà per tutti. Ha soli trecento posti e a Cogne la gente sta continuando ad arrivare da stamattina. [Rep. 9/2/2002]  

• In chiesa canta un coro di abitanti di Cogne, in cimitero la tumulazione della bara avviene sulle note della colonna sonora di Ghost. Per accompagnare la bara al cimitero, il direttore della banda municipale di Aosta sceglie invece la marcia funebre di Chopin.

• Il piccolo Samuele è stato inumato in un loculo della parte nuova del cimitero: lo sguardo rivolto verso la casa dove ha vissuto la sua brevissima vita, la lastra di marmo orientata verso il fondo valle. [Rep. 9/2/2002]  

• È stato impedito alle tv di entrare in chiesa. Dentro c’è una sola telecamera, che filma i volti: quella dei carabinieri che stanno dando la caccia all’assassino. In ogni caso il Tg3 aveva già annunciato che non avrebbe mandato le sue telecamere a riprendere i funerali. Il direttore Antonio Di Bella: «Una forma di rispetto. C’è stata un’attenzione morbosa ed eccessiva nei confronti della famiglia del bambino. Forse è tardi per riparare ma vogliamo provarci». Il Tg2 e il Tg5 si sono allineati alla decisione del telegiornale della terza rete. Tg4 e Studio Aperto le loro telecamere, invece, le metteranno, fuori dalla chiesa si intende. Silenzio dal Tg1. [Rep. 9/2/2002]  

• Al termine della cerimonia, Annamaria Franzoni, la madre di Samuele, ha detto fra le lacrime davanti alla bara del figlio: «Non sono stata io, lo giuro». [Cds 9/2/2002]  

I Lorenzi si trasferiscono in Emilia

• Annamaria Franzoni, Stefano Lorenzi e il piccolo Davide lasciano il residence dei Lillaz per andare in Emilia a Monteacuto Vallese (BO).   

La donazioni per Samuele

• In occasione dei funerali di Samuele Lorenzi, i genitori del piccolo avevano chiesto di non portare fiori ma di «fare offerte alla Casa della Speranza delle Suore di San Giuseppe di Aosta». A oggi ancora nessuna donazione: «Una decina di persone, un po’ da tutta Italia, ha chiamato per chiedere come inviare soldi, ma forse per lo choc della vicenda, ancora nessuno ha inviato niente». [Ansa del 14/02/02] 

La Franzoni intercettata

• I carabinieri intercettano una conversazione in automobile con il padre e il marito mentre discutono di «far ritrovare un martelletto, magari senza impronte, ripulito dall’acido muriatico». [Corrias 2006]  

La Franzoni iscritta nel registro degli indagati

• Annamaria Franzoni è iscritta nel registro degli indagati. [Lavorino 2002]  

La Franzoni: «Ho pianto troppo»?

• Annamaria Franzoni rilascia la sua prima intervista in tv a Maurizio Zuffi. Quaranta giorni dopo l’assassinio di suo figlio racconta a Studio Aperto su Italia1 il suo stato d’animo, le sue paure e l’angoscia. Fuori onda, al termine del tg la donna avrebbe chiesto: «Ho pianto troppo?» (la registrazione è avvenuta il 10/3/2002, ndr).

La Franzoni arrestata

• Annamaria Franzoni è arrestata su mandato di custodia cautelare firmato dal Gip Fabrizio Gandini. L’accusa è di omicidio volontario. L’avvocato della Franzoni propone appello al Tribunale del riesame. [Lavorino 2002] La donna si trova in isolamento nel carcere delle Vallette di Torino. [Cds 15/3/2002]  

• «Prima di uscire, Annamaria mi ha preso da parte, nel salotto. E mi ha sussurrato solo questo: “Stai vicina a Davide, pensa a lui”» (Ilaria Franzioni, detta Chela, la sorella di Annamaria). [Cds 15/3/2002]

• Lo speciale di Porta a Porta su Cogne ha segnato un record auditel: 8 milioni 380 mila telespettatori, pari al 36,11%, con punte di oltre 10 milioni. [Rep. 27/4/2007]  

• Sul plastico di Cogne Vespa dirà: «Lo rifarei dieci volte. Quando venne ucciso il piccolo Samuele, per cercare di capire cosa fosse successo i giornali pubblicarono la piantina della villetta con gli spostamenti della mamma Anna Maria Franzoni. Noi abbiamo proposto un plastico con la ricostruzione della scena del delitto, un modellino per dare un servizio in più ai nostri telespettatori, il teatro dell’omicidio».
 
• Alla facoltà di legge dell’università Statale di Milano un autografo del gip Fabrizio Gandini, diventato famoso per aver svolto le indagini sul delitto di Cogne, è quotato 200 euro. [Panorama 25/4/2002]  

Perizia psichiatrica per la Franzoni

• Completato il collegio dei periti incaricati della perizia psichiatrica su Annamaria Franzoni: il Gip ha nominato Francesco De Frazio, Alessandra Luzzago e Francesco Barale; la Procura i professori Massimo Picozzi, Ugo Fornari e Francesco Viglino; la difesa i professori Filippo Bogetto, Gian Carlo Giuseppe Nivoli e Carlo Torre. [Lavorino 2002]    

La Franzoni scarcerata

•  Il Tribunale del riesame di Torino annulla l’ordinanza del Gip Gandini. Annamaria Franzoni viene scarcerata. Alle 13.45, Carlo Federico Grosso, avvocato difensore, ha composto il numero del cellulare di Stefano Lorenzi, e gliel’ha detto. Era emozionato anche lui: «È libera, torna a casa, venite a prenderla appena potete». [Cds 31/3/2002]  

La Franzoni: «Perdono l’assassino di mio figlio»

• «Ho già perdonato l’assassino di Samuele. E prego per lui», dice Annamaria Franzoni Lorenzi in un’intervista al Corriere. «C’è soltanto una probabilità su un milione che l’assassino non sia chi dico io. Non faccio nomi, ma è un pazzo, non può essere nient’altro». [Cds 13/4/2002]  

I Lorenzi chiedono i danni allo Stato

• «I Lorenzi all’attacco: chiedono allo Stato 51 mila euro per i danni alla villetta». Così titola il Corriere della Sera di oggi. Nel pezzo si legge: «Per la famiglia l’arredamento è stato danneggiato, le pareti prese a martellate. Il marito di Annamaria: “La casa? È ancora in piedi”. Non si aspettavano di trovare la casa in quella condizione. La famiglia Lorenzi vuole ora chiedere allo Stato i risarcimento dei danni subiti dalla loro villetta sopra Cogne, durante le tante perquisizioni: una cifra che supererebbe i 51 mila curo. (...) il papà del bimbo ucciso, Stefano Lorenzi, 34 anni, e suo suocero hanno preteso che i carabinieri inserissero nel verbale tutte le loro osservazioni e le loro proteste, con l’elenco degli oggetti, dei mobili e dei muri rovinati. (...) Stefano Lorenzi sta filmando con la sua telecamera tutti i locali della casa: immagini che andranno a documentare la richiesta di risarcimento. (...) Secondo i familiari di Samuele, i carabinieri hanno graffiato e danneggiato l’arredamento,rovesciato senza cura il contenuto dicassetti e armadi, sollevato alcune delle assi del pavimento in legno,aperto buchi nella canna fumaria del camino, preso a martellato il soffitto e le pareti della stanza dove è stato ucciso Samuele, forse per portare in laboratorio campioni di intonaco macchiato di sangue. Operazioni inevitabili, secondo gli investigatori». [Cds 4/5/2002]  

La Franzoni resta libera

• La Corte di Cassazione, su richiesta della Procura di Aosta, annulla l’ordinanza del tribunale del Riesame ma la Franzoni resta libera.  

Taormina difende la Franzoni

• Carlo Taormina assume la difesa di Annamaria Franzoni al posto di Carlo Grosso: «Il sottoscritto - ha spiegato - ha fatto presente che un grottesco affollamento di avvocati di persone offese difficilmente coordinabili tra loro avrebbe rischiato di recare danno anziché vantaggio alla difesa di Anna Maria». Taormina viene ingaggiato da suo padre, Giorgio Franzoni.  [Leggi qui un articolo di Rep. del 25/6/2002]

La Franzoni è incinta

• Annamaria Franzoni annuncia al Costanzo Show di essere incinta. Repubblica.it: «Alla domanda di Costanzo, “è vero che aspetta un bambino?”, la Franzoni ha risposto che sono cose che riguardano la sua vita privata. “Lo capisco – ha commentato il presentatore - ma dalla sua risposta mi sembra di capire che è vero e le faccio i miei auguri”. “La ringrazio”, ha detto la donna, che subito dopo la morte di Samuele aveva espresso al marito il desiderio di avere un altro figlio. Più tardi Annamaria ha aggiunto rispondendo a un’agenzia di stampa: “Cercate di rispettare la mia vita privata. Di certo il mio bimbo non lo chiamerò Samuele. Come potrei farlo?”». [Rep.it 16/7/2002]  

• «Guardando in macchina, si rivolge direttamente all’ignoto assassino: “Tu che l’hai fatto devi dire che sei stato tu...”. La trasmissione decide che la Franzoni è innocente: ”Se recita, recita così bene che la voglio scritturare”, dichiara Costanzo». [Aldo Grasso, Cds 20/7/2004]  

La Franzoni ancora indagata a piede libero

• Il riesame-bis dichiara valido l’ordine di custodia per la Franzoni ma prima che il provvedimento diventi definitivo, il gip Gandini lo ritira per la «cessazione delle esigenze cautelari». La donna, però, resta indagata a piede libero. 
 
• I giornali, nel 2002, hanno pubblicato più di 1.300 articoli sul delitto di Cogne.  

Nasce Gioele Lorenzi

• A Bologna, nasce Gioele Lorenzi il terzo figlio di Samuele Lorenzi e Annamaria Franzoni. La donna è indagata per l’omicidio di Samuele, ucciso il 30 gennaio 2002.  

Rinvio a giudizio per Annamaria Franzoni

• La Procura di Aosta chiede il rinvio a giudizio di Annamaria Franzoni.  

30 anni per la Franzoni

• Il gup di Aosta Eugenio Gramola, al termine di un processo con rito abbreviato, condanna Annamaria Franzoni a 30 anni di reclusione ritenendola responsabile dell’omicidio del figlio.  

Le ipotesi di Taormina

• Taormina, dopo una serie di «indagini difensive», presenta un esposto che contiene una soluzione alternativa del delitto. Sono le indagini che daranno vita anche al cosiddetto «Cogne bis» in cui sono imputati per frode processuale anche lo stesso Taormina, la Franzoni, il marito Stefano Lorenzi, periti e consulenti difensivi. Verranno anche sentiti ad Aosta in un incidente probatorio i vicini Guichardaz e Daniela Ferrod.  

Cogne: le accuse a Guichardaz

•  Annamaria Franzoni davanti al pubblico Ministero di Aosta Stefania Cugge: «Ulisse Guichardaz è una persona un po’ strana, una persona perfetta con delle paranoie. Il giorno prima del delitto aveva sgridato Samuele in un negozio, in modo un po’ cattivo». Poi la Franzoni firma la denuncia contro il guardaparco di Cogne Guichardaz.  

• Ulisse Guichardaz che si rifiutò di vendere ad Annamaria due bottiglie di Coca-Cola per non rovinare l’estetica dello scaffale.  

• Guichardaz dimostrerà poi di avere un alibi.

La Procura indaga anche Taormina

•  Arriva la notizia che la Procura di Torino indaga contro Taormina, la Franzoni, il marito Lorenzi e altri personaggi dello staff difensivo per una presunta alterazione della scena del delitto. Ipotesi di reato: calunnia e frode processuale.  

La Frazoni: «Mi farò giustizia da sola»

• «Dimostrerò chi è il vero assassino di mio figlio, non gli permetterò di farla franca. Mi farò giustizia da sola. Io, prima che dal giudice, sono stata condannata dai mass media, dall’opinione pubblica. Ora accetterò di difendermi davanti a questo tribunale del popolo. Ho capito che mio malgrado sono diventata un personaggio pubblico e in pubblico devo portare il mio dolore. Dirò quello che non vogliono che dica, le verità che tengo nascoste» (Anna Maria Franzoni in un’intervista a Panorama). [Cds 4/2/2005]  

Stefano Lorenzi nei panni dell’assassino

• Secondo la difesa il killer di Samuele ha avuto cinque minuti e dieci secondi per uccidere senza essere visto. Per dimostrarlo è stato girato un video nel quale il padre della vittima interpreta l’assassino. Stefano Lorenzi «il papà del piccolo Samuele, è il solo attore ma tutt’attorno ci sono i registi: Giuseppe Gelsomino della Shadow detectives, consulente dell’avvocato Carlo Taormina, don Marco Borroncini, parroco di Ripoli Santa Cristina, il paesino emiliano in cui vive Annamaria Franzoni con la sua famiglia. E poi c’è Mario Lorenzi, il nonno di Samuele. Il film artigianale ha uno scopo preciso: per i detective deve dimostrare che il vero assassino ha potuto entrare e uscire dalla villetta senza essere visto da Annamaria o da altre persone, e che poteva in un primo momento appostarsi in un canalone dietro casa (...). Gli è costato molto interpretare quel ruolo, ammette lui stesso oggi, ma “l’ho fatto soltanto per arrivare alla verità. Sono disposto a tutto pur di arrivare alla verità. Ma certo, non è stato semplice”. Adesso il filmato, scaricato su dvd, è nelle mani della Corte d’assise d’appello di Torino (...). L’avvocato che difende la Franzoni, Carlo Taormina, è convinto che questo video sia importante soprattutto per stabilire i tempi di fuga dell’assassino e la sua possibilità di tenere sotto controllo casa Lorenzi. Stefano con un cappellino di lana grigio verde, giacca mimetica, jeans di colore grigio e scarpe marroni, sembra “proprio lui” perché assomiglia all’uomo che la difesa di Annamaria indica come il vero assassino. I vestiti che ha addosso il padre di Samuele spesso li porterebbe anche Mister X, pedinato per mesi dai detective assoldati dalla famiglia Lorenzi. Stefano finge la fuga. Corre giù per il sentiero rimanendo po’ rannicchiato: è dieci centimetri più alto di Mister X, eppure – la difesa non fa che ripeterlo – “nessuno lo vede”». [Cristina Marrone, Cds 17/11/2005]  

Il parrocco della Franzoni

• Don Marco Borroncini, parroco di Ripoli Santa Cristina, il paesino emiliano in cui vive la famiglia Franzoni: «Io nel giudizio mi limito alle carte. Le ho lette attentamente. E sono convinto che i documenti delle indagini non dimostrano la colpevolezza di Annamaria. Con quelle carte non esiste una condanna per nessuno. Poi, se mi chiedete un giudizio su di lei, è un’altra cosa. Ne posso parlare come una fedele. Non come una imputata». [Pierangelo Sapegno, La Stampa 15/11/2005]  

A Torino, il processo d’appello per Cogne

• Nell’aula 6 della Corte d’assise d’appello di Torino, alle 11, si apre il processo per il caso Cogne [1.385 giorni dopo il delitto, ndr]. Presiede la Corte Romano Pettenati («questa è una vicenda dolorosa, faccio appello al senso di civiltà di chi assiste», ndr), l’accusa è affidata al Pg Vittorio Corsi («Quando l’ho sentita in tv ho percepito un affanno, un dolore tremendo» sulla chiamata di Annamaria al 118, ndr). In aula, il video che riprende la stanza dell’orrore. Trenta minuti, tre inediti, che, secondo la difesa, serviranno a dimostrare l’innocenza di Annamaria Franzoni. Infine la difesa presenta il dossier del detective privato Giuseppe Gelsomino: 69 punti per dimostrare che Annamaria è innocente. Con un altro video (Quello girato con Stefano Lorenzi il 3 novembre 2005, ndr) per mostrare ai giudici che l’assassino è fuggito per un canalone. La Corte d’Assise d’Appello di Torino, presieduta da Romano Pettenati, dovrà decidere anche se tornare nella villa di Cogne, sotto sequestro dal mese di agosto. [Cds16 e 17/11/2005]  

• La difesa ha chiesto e ottenuto che le udienze siano pubbliche, si distribuiscono bigliettini per auto-disciplinare l’ingresso all’aula. Marco Neirotti ha scritto che sembrava di «essere a una protesta contro l’Alta Velocità, di fronte a un gruppo di portoghesi che vogliono entrare allo stadio» [Sta. 17/11/2005]; Aldo Grasso: «Finisce l’Isola, inizia Cogne, a un reality succede un altro reality». [Cds 17/11/2005] Curzio Maltese: «Nella folla stipata davanti al tribunale di Torino per assistere al processo d’appello per Cogne non c’era posto per uno spillo né per un sentimento. Nessuna rabbia, indignazione, dolore o pietà, soprattutto nessuna pietà. Soltanto curiosità e neppure per la verità sulla morte di Samuele. Una curiosità invadente e veloce, superficiale. In una parola: televisiva». [Rep. 17/11/2005] Secondo Massimo Gramellini gli spettatori vogliono capire «se la Cattiva della favola horror, vista da vicino, è davvero così cattiva. E nel farlo è come se riconoscessero finalmente alla realtà un’autorevolezza superiore alla sua rappresentazione televisiva». [Sta. 17/11/2005] Neirotti: «Il reality ha fatto il suo tempo, ha autori, registi e gente a caccia di spettatori, ha cadenze e ambizioni e magari accordi, battute, abbandoni a effetto. Ma Anna Maria Franzoni è vera, la processano davvero». [Sta. 17/11/2005]. [Il Foglio 21/11/2005]

Annamaria Franzoni: «Questi non sono i miei giudici»

• Alla terza udienza del processo, con udienze caratterizzate sempre da toni accesi da parte del professor Taormina nei confronti della Corte, del Pg Corsi, dei periti accusatori e di alcuni carabinieri. Annamaria Franzoni afferma: «Questi non sono i miei giudici».  

La Franzoni rifiuta la perizia psichiatrica

• Alla quarta udienza, la Franzoni non si presenta in aula. Vengono nominati i periti che procederanno alla perizia psichiatrica (rifiutata dalla donna sdegnosamente) e che si effettuerà sui documenti della prima perizia e sulle varie affermazioni della signora in carcere e sui media.  

• L’incidente probatorio del Cogne bis determina che le impronte trovate dallo staff difensivo nella casa sarebbero «manufatte» e apparterrebbero a un tecnico che si sarebbe distrattamente tolto un guanto durante il sopralluogo.  

La Franzoni ribadisce la sua innocenza

• Annamaria Frazoni, interrogata in aula dice: «Condannatemi pure, ma sono innocente».

Cogne e la battaglia dello share

• Questa sera sia Matrix che Porta a Porta fanno uno speciale su Cogne. Il confronto finisce con una vittoria di Raiuno su la trasmissione di Canale 5: 1 milione 596 mila spettatori con il 19.73%, contro 1 milione 123 con il 13.93%, e tutti e due parlavano del piccolo Samuele. [Rep. 27/4/2007]  

La Franzoni ha agito in preda a un vizio parziale di mente

• La perizia psichiatrica, depositata oggi dai periti De Leo, Galliani, Traverso e Freilone, lunga 267 pagine, che si basa solo sulle “carte” (la Franzoni ha rifiutato di parlare con gli psichiatri: «Preferisco andare in galera innocente piuttosto che sottopormi a perizia psichiatrica», ndr) spiega che, se la Franzoni è colpevole, quando ha agito il 30 gennaio 2002 era in preda a un vizio parziale di mente. 
 
• La Franzoni a volte è presente in aula, a volte non si presenta. Intanto il professor Taormina attacca un giudice popolare e questo rinuncia dopo che il difensore della Franzoni lo ha accusato di «scuotere la testa quando parlo».  

La verità della Franzoni

•  Porta a Porta ospita Annamaria Franzoni che parla del suo libro La verità pubblicato da Edizioni Piemme scritto con la collaborazione di Gennaro De Stefano: fa 1 milione 589 mila ascoltatori.  

La Franzoni «Non sono malata»

• Domani Annamaria Franzoni sarà presente al processo: «Io li voglio guardare negli occhi, quelli che hanno scritto certe assurdità. Voglio affrontare i periti. Sono innocente, non malata». «Non ho niente da nascondere, non ho paura; per questo ho deciso di tornare. Non ho nessun segreto, voglio solo la verità. Non mi arrendo, non mi arrenderò mai. Tutti lo devono sapere, e non mi stancherò di dire che sono innocente e che voglio sapere chi ha ucciso il mio bambino» (così a Cristina Marrone del Corriere davanti al caminetto di casa, a Ripoli Santa Cristina, mentre Gioele dorme. Davide fa i compiti. Stefano Lorenzi e il padre Mario studiano le ultime carte, confrontano gli interrogatori e le perizie alla ricerca di altre anomalie e contraddizioni). [Cristina Marrone, Cds 20/11/2006]  

Taormina rinuncia all’incarico

• In polemica con la Corte, Taormina rinuncia all’incarico: «È una sentenza già scritta». Al suo posto viene nominata Paola Savio, legale d’ufficio.

• Dopo la rinuncia al mandato dell’avvocato Taormina, che, lasciata l’aula, ha parlato di «una sommatoria di situazioni che hanno portato all’insoddisfazione della difesa. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato sentire che Annamaria Franzoni sarebbe stata assassina sonnambula. Abbiamo deciso – ha aggiunto – che non intendiamo partecipare a questo rito brutale». L’avvocato Taormina ha anche annunciato che la vicenda non finisce qui: «È una situazione che affronteremo nelle sedi competenti, le nostre ragioni dovranno essere vagliate da chi ha competenza». [Rep. 21/11/2006]

• Annamaria Franzoni a proposito del suo nuovo legale: «Con l’avvocato Paola Savio mi sono trovata bene da subito. Non ha dato niente per scontato e si è messa a lavorare. E poi lei è una donna, è una mamma. Mi sento capita meglio perché io sto vivendo un dramma terribile, e lei lo sa». [Dell’Arti-Parrini 2008] 

Cogne: ressa al tribunale

• Continua il processo Cogne. Davanti al tribunale di Torino c’è la ressa per assicurarsi un posto in Aula. Ieri, però, qualcuno si è dato da fare e a chi era in coda dall’alba ha distribuito foglietti numerati come prenotazione. [Cristina Marrone, Cds 22/11/2006 ]  

Toarmina chiede di trasferire il processo Cogne

• Taormina chiede alla Cassazione di trasferire il processo Cogne a Milano a causa del «clima sfavorevole e non sereno» delle udienze torinesi. Cristina Marrone: «Annamaria Franzoni ricusa la corte d’Assise d’appello di Torino e chiede di spostare il processo a Milano. Carlo Taormina, che aveva annunciato l’abbandono della difesa della mamma di Cogne, si è presentato in tribunale con un documento di 45 pagine firmate da Annamaria che ripercorrono le tappe della vicenda e si chiudono con la richiesta di spostare la sede del procedimento per «legittimo sospetto». Motivo: una serie di «anomalie» e «pregiudizi» che, secondo l’ imputata, hanno viziato le indagini e i processi che l’accusano di essere l’assassina del figlio Samuele. Il colpo di scena arriva a pochi giorni dall’udienza in cui accusa e avvocato d’ufficio dovrebbero replicare sulla perizia psichiatrica. La strategia sembra la stessa: allungare i tempi. E la ricomparsa di Taormina è un segnale che l’ avvocato intende tornare al fianco di Annamaria. Ora sarà la Cassazione a decidere se il «legittimo sospetto» ha fondamento. I giudici dovranno prima dire se il processo va sospeso o può proseguire e poi stabiliranno se accogliere o no la ricusazione. Intanto  a Roma, con un voto a sorpresa, la Camera ha deciso di costituirsi in giudizio di fronte alla Corte Costituzionale difendendo lo «stop» opposto dai deputati durante la scorsa legislatura a una querela per diffamazione presentata dal comandante dei Ris di Parma, Luciano Garofano, contro Taormina. L’ allora parlamentare di Forza Italia aveva accusato l’ ufficiale di manomissione delle prove». [Cri. Mar, Cds 13/12/2006]

La Franzoni richiama Taormina

• Annamaria Franzoni nomina di nuovo Taormina come difensore di fiducia.  

Il processo Cogne resta a Torino

•  La Cassazione decide di non trasferire il processo per il delitto di Cogne a Milano.  

La Franzioni vuola la Savio. Taormina se ne va

• Annamaria Franzoni nomina Paola Savio avvocato di fiducia, mentre Taormina lascia l’incarico.

Il pg chiede 30 anni per la Franzoni

• Nella requisitoria, il pg Vittorio Corsi chiede di confermare la condanna di primo grado a 30 anni e chiede alla donna di pentirsi e confessare annunciandole, in quel caso, un possibile sconto di pena. Il pg: «Annamaria Franzoni ha perso la testa al momento dell’omicidio del figlio, ma i quindici specialisti che si sono occupati della sua salute mentale hanno fornito tante risposte non univoche». Così Vittorio Corsi durante la requisitoria nel suo intervento parla di scatto d’ira incontrollabile e individua l’arma in un oggetto (mestolo o padellino) in rame. [Rep. 27/3/2007] [Leggi tutto l’articolo di Repubblica]  

Cogne e la questione dei vicini

• L’avvocato Paola Savio nell’arringa chiede l’assoluzione dopo un lungo e appassionato intervento e dopo aver avanzato l’ipotesi che l’assassino sia un estraneo. L’arma del delitto sarebbe uno zoccolo in legno con suola in gomma e tomaia in gomma definito sabot dalla Savio. Per segnalare le possibili inimicizie tra i Lorenzi - Franzoni e i vicini Guichardaz Ferrod, l’avvocato Savio dice «ricordatevi di Erba».  

• «Signor presidente e signori della corte. Questo è un processo che impone preliminarmente l’esorcizzazione delle molteplici ipoteche che su di esso gravano e che rischiano di seppellire la verità, dopotutto abbastanza elementare, che la lettura equilibrata, serena, distaccata delle carte consentirà a voi sicuramente di cogliere» (così inizia l’arringa di Taormina). [il Giornale 21/4/2007]  

• «Restituire Annamaria Franzoni ai suoi due figli, almeno, rinfrancata dal dolore ormai stampato nella sua anima, dall’essere finalmente circondata da una comunità che le riconosca di essere una buona madre. Chi ne ha il dovere, ricerchi e condanni l’assassino di Samuele» (questa la conclusione dell’arringa di Taormina). [il Giornale 21/4/2007]  

16 anni alla Franzoni

• Annamaria Franzoni, dopo 18 mesi di processo d’appello, è stata condannata a 24 anni, pena decurtata di un terzo per aver scelto il rito abbreviato. Sedici anni, quindi, quattordici in meno rispetto alla sentenza di primo grado. Successivamente la condanna è stata ridotta di altri tre anni per l’indulto. Aveva chiesto alla corte, la voce rotta dalla commozione, le lacrime che le solcavano il volto: «Siate giusti nel giudizio, non ho ucciso mio figlio, non gli ho fatto niente». La corte però non le ha creduto. [Leggi anche il Fatto del Giorno]  

La Franzoni arrestata

• Alle 21 Severo Chiezzi, presidente della Prima sezione penale della Corte di Cassazione, con voce chiara legge le poche righe della sentenza che rigetta il ricorso presentato dalla difesa e conferma la sentenza a 16 anni di carcere. Dieci minuti dopo, il sostituto procuratore generale di Torino Vittorio Corsi invia il fax per la cattura ai carabinieri. 
 
• «Se mi condannano, non solo condannano una persona innocente, ma fanno un danno enorme anche ai miei figli. Cosa faranno senza di me i bambini?» (Annamaria Franzoni).

• «Nell’attesa della decisione della Cassazione quattro militari in borghese vengono inviati a Ripoli (Bologna) alla vigilia del verdetto, “per monitorare la situazione”: stampa, tv, e la stessa Annamaria Franzoni rinchiusa a casa dell’amica. “Nessun sentore di pericolo di fuga” precisano all’Arma, ma “la prassi vuole che si tengano dei sensori sul territorio”. Da loro arriva anche il monito agli innocentisti: “Ragazzi, non fate sciocchezze”. Non ultima l’esigenza di garantire la privacy della signora Franzoni: ecco perché, al momento di farla entrare nell’auto dei carabinieri, viene organizzata una messinscena fingendo che Annamaria esca dalla porta principale, mentre viene fatta sgusciare dal retro, evitando le telecamere. Una finta che non riduce il clamore. I bimbi di Annamaria piangono dietro la finestra del soggiorno di casa Armenti mentre scoppiano momenti di tensione tra residenti e giornalisti. È chiaro che sentono tutto. Poi finalmente la calma, dopo mezzanotte. “Siamo andati subito da Stefano e i bambini, mi viene la pelle d’oca solo a parlarne – racconta Civerra –, erano distrutti, i piccoli disperati, Stefano stava loro vicino”. Passano due ore, dopo la decisione della Cassazione, prima che Annamaria venga condotta in carcere. Questioni burocratiche, documenti da leggere, tempi procedurali. Ma non solo. “I bambini erano molto agitati – spiega Nilde Stefanelli, vicina di casa e madre di una delle più accese sostenitrici della Franzoni –, continuavano a piangere, non la lasciavano andare via. I carabinieri hanno aspettato che riuscisse a calmarli. Come? Quella povera donna ha dovuto dire ai suoi figli la verità, prima che venissero a saperla dai compagni di scuola”. “Devo andare via per forza, devo andare in carcere perché mi hanno dato la colpa di aver ucciso vostro fratello”: le ultime parole di Annamaria prima di staccarsi da Davide e Gioele. I piccoli si quietano, il portoncino si chiude dietro di lei». [Maria Grazia Mottola, Rep. 22/5/2008]  

La Franzoni non ricorda

• «Annamaria Franzoni non ha memoria dell’omicidio come atto connesso a un suo gesto, non vi è nessuna traccia amnesica nel suo cervello. È genuinamente convinta di non essere l’autrice del delitto». Questo è il risultato a cui sono giunti due periti della difesa che oggi sono stati sentiti al processo Conge bis: il professor Giuseppe Sartori, docente all’università di Padova ed esperto in neuroscienze cognitive e neurologia clinica, e il professor Pietro Pietrini che si occupa all’università di Pisa dello studio delle basi cerebrali delle funzioni mentali. I due professori hanno sottoposto la donna, che sta scontando in carcere a Bologna 16 anni per l’omicidio del piccolo Samuele, da aprile a novembre del 2009 al Test Iat (Implicit association test, ideato dai ricercatori dell’Università di Seattle nel ’98) per capire «se lei ha memoria dell’omicidio del piccolo Samuele come un fatto suo e se sia affetta da un’amnesia o da una patologia simile che alteri la capacità di intendere e di volere». [Libero 9/6/2010]

Lorenzi: «L’assassino non è mia moglie»

• «(...) Dopo il fatto io ho pensato a tutto e non ho escluso a priori mia moglie solo perché è mia moglie. Ma ci ho ragionato sopra: i suoi erano ricordi precisi, puntuali, il suo racconto privo di contraddizioni (...) Oggi come allora se avessi il minimo dubbio prenderei subito le distanze da lei e non mi comporterei così. Lei con il fatto non c’entra (...). Ricordo come fosse ora (...) la disperazione che avevamo io e Anna Maria, piangevamo tutti e due (...) Annamaria è innocente: io sono ancora alla ricerca della verità [...]» (così Stefano Lorenzi, il 31 marzo 2010 testimoniando nell’aula 3 del Tribunale di Torino al processo Cogne bis, che vede la moglie imputata per calunnia nei confronti di un vicino di casa). [Grazia Longo, Sta 1/4/2010].  

La Franzoni torna in aula

• Annamaria Franzoni è tornata in un’aula di tribunale a Torino, dove è accusata di calunnia nei confronti Ulisse Guichardaz, il vicino di casa che aveva indicato come l’assassino del piccolo Sammy.

• Arriva senza manette ma sotto braccio ad una agente carceraria, appare un po’ ingrassata, ha i capelli più lunghi, indossa una paio di jeans, una polo blu, scarpe da ginnastica bianche. Sorride al marito, Stefano Lorenzi, seduto due banchi dietro, bacia il suo avvocato Paola Savio e accenna un saluto con la mano sinistra alle sorelle in ultima fila. Si siede davanti al giudice Giuseppe Arata e stringe la mano al pubblico ministero Paolo Ferrando. E quando quest’ ultimo le domanda: «Signora lei ha due figli, vero?», ad Annamaria scappa subito un «sì». Poi alza gli occhi e si corregge: «Tre. Tre figli». [Marco Bardono, Cds 17/6/2007]

• Annamaria aveva accusato il guardaparco subito dopo la condanna in primo grado, nell’ estate del 2004, con un esposto che il suo legale dell’ epoca, Carlo Taormina, presentò agli investigatori. «Non ho mai detto che è stato Ulisse a uccidere. Io volevo solo dare un’indicazione. Chi era con me mi ha illuso che sarebbe stato così». Insomma, Annamaria dice di provare «rabbia»: «Non ho mai letto la denuncia. Ricordo di aver firmato, alla presenza di Taormina ma non riconosco il documento perché non avevo interesse a leggerlo, non ho mai letto nessun atto. Non è vero quello che dice Taormina (la cui posizione fu archiviata) che quella denuncia io l’ avrei letta, riletta, riguardata». Eppure, «ancora oggi i miei genitori vedono in lui quella figura di bravo avvocato che è un po’ diversa da quella che ho io. Fui spinta a fare nomi». [Marco Bardono, Cds 17/6/2007]

• Annamaria riferisce una circostanza: «Taormina mi disse che aveva ricevuto un fax da Berlusconi nel quale il Presidente del Consiglio lo sollecitava a fare il nome del vero assassino. Io non ho mai visto quel fax – conclude Annamaria – ma conoscendo gli incarichi che ricopriva il mio legale non avevo motivo di dubitare che fosse tutto vero». [Marco Bardono, Cds 17/6/2007]

• Stefano Lorenzi: «Non ho potuto neppure abbracciarla – ha commentato il marito –, mi sembra davvero troppo, ma queste, mi dicono, sono le regole». [Marco Bardono, Cds 17/6/2007]

La Franzoni può assistere ai funerali del suocero

• Ad Annamaria Franzoni è stato accordato il permesso straordinario per il funerale del suocero, Mario Lorenzi. La donna ha potuto il carcere e seguire le esequie a Bologna, e, sempre accompagnata da agenti della polizia penitenziaria, anche a Ripoli Santa Cristina.  

Si chiude il Cogne Bis

• Si è concluso questa mattina a Torino il processo denominato Cogne-bis, quello che ha visto imputata Annamaria Franzoni – già condannata a 13 anni di carcere per l’omicidio del figlio Samuele Lorenzi – con l’accusa di calunnia nei confronti del vicino di casa Ulisse Guichardaz. L’imputata, non presente in aula, è stata condanna a un anno e quattro mesi di carcere. I fatti risalgono al 2004, quasi due anni dopo l’omicidio del piccolo Samuele quando i coniugi Lorenzi, nel luglio di quell’anno, denunciarono Guichardaz indicandolo come autore del delitto. Inizialmente l’inchiesta ha visto coinvolte undici persone, fra i quali Stefano Lorenzi e l’avvocato Carlo Taormina, rispettivamente marito ed ex-difensore della donna, ma sono stati tutti scagionati. È stato condannato, invece, il tecnico svizzero Eric Durst, individuato come l’uomo che, durante il sopralluogo effettuato dai consulenti della difesa il 17 agosto 2004 nello chalet di Montroz, lasciò sullo stipite della porta un’impronta digitale che, disse l’avvocato Carlo Taormina, poteva appartenere ad un misterioso assassino. Per lui la condanna è di otto mesi con la condizionale.

Taormina pretende la sua parcella

• Carlo Taormina ne fa una questione di principio e sottolinea che, pur non avendo bisogno dei soldi della mamma di Cogne né di quelli di nessun altro, lui il suo onorario lo pretende. Ottocentomila euro per avere difeso Annamaria Franzoni dall’accusa di omicidio del figlio Samuele Lorenzi. Ma siccome la condannata non risponde, lui ha preparato una richiesta di sequestro cautelativo di immobile. Quale immobile? Lo chalet del delitto, «ovvio». «Ovvio», perché dice lo stesso avvocato creditore, «quella casa dell’omicidio che ha fatto il giro macabro del mondo, non se la prenderebbe nessuno. Nessuno eccetto me». [Cristiana Lodi, Libero 15/7/2012]

No ai domiciliari per la Franzoni

• Il tribunale di sorveglianza ha respinto l’istanza avanzata dai legali di Annamaria Franzoni per i domiciliari. La donna, condannata in via definitiva a 16 anni per l’omicidio del figlioletto Samuele Lorenzi, avvenuto a Cogne nel gennaio 2002, rimarrà dunque detenuta nel carcere della Dozza di Bologna dove sta scontando la sua pena dal 21 maggio 2008. La Franzoni continuerà a incontrare i figli Gioele, nove anni e Davide che in questi giorni ne compie 17, in carcere, dove regolarmente la vanno a trovare con il padre, Stefano Lorenzi. In media sei colloqui al mese, un’ora ogni volta. [Il fatto quotidiano 5/9/2012] 

Numeri Ventimila pagine di verbali, 900 fotografie nei 150 metri quadrati di micro-ambienti, nove perizie psichiatriche, una trentina di sopralluoghi, 15 sacchi di reperti esaminati, trenta macchie di sangue analizzate, prati frugati con i metal detector. [Corrias 2006]  

Raptus «I raptus non esistono: sono comode invenzioni per tranquillizzare ciascuno di noi ed esorcizzare il nostro timore di essere anche dei potenziali omicidi» (Umberto Galimberti sul fatto di Cogne). [ Galimberti,Rep. 15/03/02]  

Biglietti «Pippo Baudo mi ha detto di scrivere sul biglietto da visita: “Non si è mai occupata di Cogne”» (Franca Leosini). [il Giornale 12/6/2008]

La Franzoni ai domiciliari

• Da questa sera, Anna Maria Franzoni sarà agli arresti domiciliari. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Bologna, accogliendo l’istanza della difesa, dopo l’ultima perizia psichiatrica sulla donna che la ritiene adatta a un percorso di "risocializzazione" e di rieducazione. Il legale Paola Savio: «Ho sentito Annamaria. È felice». Continuerà la psicoterapia e i servizi sociali a Ripoli, frazione di San Benedetto Val di Sambro, dove vive con il marito e i due figli. La donna però non potrà tornare a Cogne: i giudici infatti le proibiscono di mettere piede nel Comune della Val d’Aosta dove fu commesso l’omicidio.

Annamaria Franzoni è tornata a casa

• Annamaria Franzoni è tornata a casa. È arrivata alle 18.34 nella sua casa a Ripoli Santa Cristina. Era in auto con la sua amica del cuore, Elisabetta Armenti. Ha fatto in modo di evitare l’incontro dei cronisti entrando da un ingresso laterale della casa. Dietro un’auto dei Carabinieri. « La capacità genitoriale di Annamaria Franzoni è intatta» così la giudice Sabrina Bosi, nella sua ordinanza di 18 pagine con la quale ha ammesso la mamma di Cogne alla detenzione domiciliare.

• Per il tribunale della sorveglianza, la donna ha smesso di usare psicofarmaci e poi dall’ottobre 2013 , poi, la Franzoni è stata ammessa al lavoro esterno al carcere. Tuttavia un giorno alla settimana deve continuare la psicoterapia con lo stesso specialista che l’ha seguita in carcere; sono previste visite settimanali dell’assistente sociale e lei potrà uscire di casa 4 ore al giorno per necessità legate alla famiglia. Inoltre i giudici le proibiscono di mettere piede a Cogne.

La Procura fa ricorso: «No ai domiciliari per la Franzoni»

• La Procura generale di Bologna ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che ha accolto l’istanza di detenzione domiciliare speciale per Annamaria Franzoni. La procura chiede che la donna condannata a 16 anni per l’omicidio del figlio torni in carcere: «Nel ricorso si sostiene che la detenzione domiciliare speciale non può essere concessa per chi ha figli con età superiore ai 10 anni, come nel caso del figlio minore di Franzoni, che ne ha 11» (Ansa.it). Se ne discuterà in Cassazione.