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 2018  settembre 25 Martedì calendario

Carlo Galimberti

Santa Fé (Argentina) 2 agosto 1894 – Milano 10 agosto 1939. Sollevatore di pesi. Alle Olimpiadi di Parigi (1924) vinse la medaglia d’oro dei pesi medi: 77,5 kg nello strappo a una mano, 95 nello slancio a una mano, 97,5 nella distensione a due mani, 95 nello strappo a due mani, 127,5 nello slancio a due mani, con un totale di 492,5 kg ebbe la meglio sull’estone Alfred Neuland (455 kg). Portabandiera della rappresentativa azzurra alle Olimpiadi di Amsterdam (1928), conquistò la medaglia d’argento: prove solo a due mani, con 105 kg alla distensione, 97,5 allo strappo, 130 allo slancio, fu battuto solo dal francese Roger François (102,5, 102,5, 130, per un totale di 335 a 332,5). Ormai quasi quarantenne, vinse la medaglia d’argento anche ai Giochi di Los Angeles (1932): prove solo a due mani, 102,5 nella distensione, 105 nello strappo, 132,5 nello slancio, fu battuto solo dal tedesco Rudolf Ismayr (102,5, 110, 132,5, per un totale di 345 a 340, come ad Amsterdam quattro anni prima gli fu fatale lo strappo). Ultima impresa sportiva il settimo posto ai Giochi di Berlino (1936), capo drappello dei Vigili del Fuoco di Milano morì dopo cinque giorni di atroci sofferenze per le ustioni riportate nell’inutile tentativo di evitare l’esplosione di una caldaia in via Morozzo della Rocca: «Non ha avuto il corpo martoriato dalle schegge mortali soltanto perché inviato sul posto del dramma a comandare una squadra di Vigili del Fuoco, ma perché avanti a tutti si è appressato all’ordigno che stava per esplodere e con le sue mani dalla forza d’Ercole ne ha manovrato i congegni tentando l’estremo rimedio allo scoppio inevitabile. Le braccia che avevano sollevato oltre 127 chili sulla pedana sportiva domarono per un attimo il liquido infiammabile, ma non poterono serrare in una morsa salvatrice le pareti della caldaia che stava per diventare micidiale ordigno. Carlo Galimberti è caduto così: non solo adempiendo il suo dovere, ma andando oltre i limiti della missione affidatagli, entrando scientemente nella zona del rischio mortale, nell’intento sublime dell’estremo salvataggio. S’inchini sul suo corpo martoriato quel gagliardetto dello sport italiano che dai suoi muscoli poderosi e dal suo cuore senza paura fu portato alle più alte vittorie». [Arnaldi, Sta.11/8/1939]

Biografia di Carlo Galimberti

Santa Fé (Argentina) 2 agosto 1894 – Milano 10 agosto 1939. Sollevatore di pesi. Alle Olimpiadi di Parigi (1924) vinse la medaglia d’oro dei pesi medi: 77,5 kg nello strappo a una mano, 95 nello slancio a una mano, 97,5 nella distensione a due mani, 95 nello strappo a due mani, 127,5 nello slancio a due mani, con un totale di 492,5 kg ebbe la meglio sull’estone Alfred Neuland (455 kg). Portabandiera della rappresentativa azzurra alle Olimpiadi di Amsterdam (1928), conquistò la medaglia d’argento: prove solo a due mani, con 105 kg alla distensione, 97,5 allo strappo, 130 allo slancio, fu battuto solo dal francese Roger François (102,5, 102,5, 130, per un totale di 335 a 332,5). Ormai quasi quarantenne, vinse la medaglia d’argento anche ai Giochi di Los Angeles (1932): prove solo a due mani, 102,5 nella distensione, 105 nello strappo, 132,5 nello slancio, fu battuto solo dal tedesco Rudolf Ismayr (102,5, 110, 132,5, per un totale di 345 a 340, come ad Amsterdam quattro anni prima gli fu fatale lo strappo). Ultima impresa sportiva il settimo posto ai Giochi di Berlino (1936), capo drappello dei Vigili del Fuoco di Milano morì dopo cinque giorni di atroci sofferenze per le ustioni riportate nell’inutile tentativo di evitare l’esplosione di una caldaia in via Morozzo della Rocca: «Non ha avuto il corpo martoriato dalle schegge mortali soltanto perché inviato sul posto del dramma a comandare una squadra di Vigili del Fuoco, ma perché avanti a tutti si è appressato all’ordigno che stava per esplodere e con le sue mani dalla forza d’Ercole ne ha manovrato i congegni tentando l’estremo rimedio allo scoppio inevitabile. Le braccia che avevano sollevato oltre 127 chili sulla pedana sportiva domarono per un attimo il liquido infiammabile, ma non poterono serrare in una morsa salvatrice le pareti della caldaia che stava per diventare micidiale ordigno. Carlo Galimberti è caduto così: non solo adempiendo il suo dovere, ma andando oltre i limiti della missione affidatagli, entrando scientemente nella zona del rischio mortale, nell’intento sublime dell’estremo salvataggio. S’inchini sul suo corpo martoriato quel gagliardetto dello sport italiano che dai suoi muscoli poderosi e dal suo cuore senza paura fu portato alle più alte vittorie». [Arnaldi, Sta.11/8/1939]