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 2017  febbraio 26 calendario

(detto Pippo) Monza 4 agosto 1975. Politico. Deputato (eletto col PD nel 2013). Ha iniziato la militanza politica nel 1994, dopo la sconfitta del Pds alle elezioni politiche: «Avevo 19 anni, ero all’ultimo anno di liceo e ci eravamo inventati la campagna dei Giovani progressisti» (Left 2013). Eletto nel Consiglio comunale di Monza (nel 1997), e nel Consiglio regionale della Lombardia (nel 2005, con la lista Uniti nell’Ulivo, e nel 2010, col Pd)
• Una figlia (Nina, due anni, per via della canzone di Fabrizio De Andrè, Ho visto Nina volare). La consorte, Giulia (non sono sposati), vota Sel
• «Ha l’aria del “bel fieou”, come direbbe Berlusconi, ma con alle spalle un curriculum di ferro. Professore di filosofia e studioso del Rinascimento, colto, simpatico, popolare. Vincitore a sorpresa del sondaggio dell’Espresso sul futuro leader del Pd (dopo le dimissioni di Walter Veltroni, ndr). “Sono il primo a scherzarci sopra. Il dato significativo di quel sondaggio non era il primo posto, ma l’ultimo: Dario Franceschini”» (Curzio Maltese, 2009)
• Dottorato in Storia della filosofia a Milano, con una tesi su un tema rinascimentale. «Mi sono occupato di Giordano Bruno, forse la mia vocazione al martirio nasce lì» (Left 2013)
• Nel novembre 2010, insieme a Matteo Renzi, ha organizzato la convention “Prossima fermata: Italia”, alla Stazione Leopolda di Firenze, passata alla cronaca come la “Convention dei rottamatori”. L’anno dopo Renzi ha convocato la “Leopolda 2”, senza coinvolgere Civati. «L’ho sempre detto: Matteo è bravissimo a creare situazioni, ha stoffa. E in questo caso io sono diventato un suo attrezzo di scena, la Leopolda 2 nasce con un colpo di teatro per l’opinione pubblica e, per quanto mi riguarda, con un pacco di telefonate di amici e compagni che mi chiedono: com’è che non sei stato invitato da Renzi?» (l’Unità 2011)
• Si risolverebbe tutto con l’avvento di voi trentenni? «Sciocchezze. Occorre una nuova generazione politica, non anagrafica» (Curzio Maltese 2009)
• «Quando vuoi sentire una cosa di sinistra da parte di un Pd, chiami Civati: no al merito senza uguaglianza, sì ai matrimoni gay, no agli F35, sì al testamento biologico, no alla condanna dei No Tav, sì alle manifestazioni della Fiom e al ritorno al fianco di Sel. Soprattutto no e poi no al governo Letta/Alfano» (Vittorio Zincone 2013).
Larghe intese Durante le consultazioni di Pier Luigi Bersani per la formazione del Governo, dopo le elezioni politiche del 2013, mentre Renzi dava il suo aut aut (o un patto con Berlusconi o elezioni anticipate), dando a Bersani del perditempo, Civati cercava consensi nel M5S, e Grillo a dargli del «cane da riporto di Bersani», accusandolo di fare scouting tra i parlamentari a 5 stelle.
• Invitato alla puntata del 28 aprile 2013 di in ½ ora (seconda volta in un canale tv mainstream – la prima Ballarò nel 2009), per parlare dei dissidenti del PD che non avrebbero votato la fiducia al Governo delle larghe intese di Enrico Letta (stimati in cinquanta), invece la programmazione cambiava per parlare dell’attentato del mattino davanti a Palazzo Chigi (un Luigi Preiti aveva sparato a due carabinieri proprio mentre era in corso la cerimonia del giuramento del nuovo Governo al Quirinale). In diretta la notizia della dichiarazione di Angelino Alfano: «Tragico gesto di un disoccupato», commentata dagli ospiti in collegamento: «La politica deve prendere drammaticamente la responsabilità dei problemi concreti del Paese». Subito dopo Lucia Annunziata a Civati: «Mi sembra di capire che la situazione sia drasticamente cambiata e che anche voi, che siete stati i ribelli del Pd, pensiate che il clima è troppo drammatico nazionalmente per non stringersi intorno a un governo pd-pdl». Civati: «La mia opinione sull’impianto politico di questo governo non è cambiata». Il 30 aprile non partecipava al voto di fiducia (oltre a lui altri due parlamentari Pd, il deputato Davide Mattiello e la senatrice Lucrezia Ricchiuti). Riferendosi ai 101 parlamentari del Pd che il 19 aprile precedente non avevano votato Romando Prodi, candidato dal loro stesso partito alle elezioni del Presidente della Repubblica: «Qualcuno voleva questa soluzione, per capirci, e l’ha voluta sin dall’inizio. È stata la decisione presa nell’ombra di un voto segreto e non in un dibattito in cui, sì, ci si poteva dividere e discutere, ma almeno avremmo capito qualcosa di quanto stava accadendo».
Smentite/1 La mattina di quel 28 aprile era stata pubblicata anche la notizia, falsa, che lui avesse firmato il documento dei parlamentari Pd incerti, che infine dichiaravano di dare la fiducia al Governo Letta.
Smentite/2 L’8 settembre 2013, in vista delle primarie per il segretario PD (non ancora indette, ma Civati è stato il primo a candidarsi), Maria Teresa Meli scriveva sul Corriere della Sera che circolava la notizia di un patto tra lui e Renzi e del ritiro di Civati, che invece smentiva e lanciava su Twitter l’hashtag #iononmiritiro. Gli rispondeva il direttore, Ferruccio de Bortoli: «Le va un’intervista, così spiegherà la sua posizione?». Così il 9 settembre poteva dire la sua: «Dario Franceschini s’è schierato con Renzi, Cuperlo è il candidato di Massimo D’Alema. Il dramma è che si sta determinando, negli schieramenti che sostengono questi due candidati, la vecchia dinamica tra la Margherita e i DS. La prima con Renzi, la seconda con Cuperlo» (Labate Tommaso 2013).
Primarie L’8 dicembre 2013 è risultato terzo votato alle Primarie per la segreteria del Pd. Può vantare l’endorsement, tra gli altri, di Stefano Rodotà e di Fabrizio Barca (indicato come premier ideale in caso di vittoria). Unico candidato a non essere stato invitato a che tempo che fa da Fabio Fazio, domenica 1 dicembre, nell’evento di chiusura della campagna elettorale all’Estragon di Bologna, ha allestito una finta intervista, usando la registrazione di una puntata della trasmissione e proiettando su maxi schermo solo le domande rivolte dal presentatore a uno dei suoi concorrenti, salvo rispondere lui dal palco, comodamente seduto in una poltrona come quelle della trasmissione vera.
Gattini Durante la campagna elettorale per le primarie della segreteria Pd, Francesco Foti, studente di medicina, militante del Pd, ha aperto la pagina Facebook “Gattini per Civati’’. «Pippo Civati: il primo a essersi candidato alla Segreteria Pd, amatissimo dalla base, parla bene ed è pure un bel ragazzo. Nonostante ciò i media mainstream lo ignorano. Solo i gattini possono attrarre l’attenzione che le sue proposte meritano».
• Il 22 febbraio 2014 ha lanciato un sondaggio on-line per sapere che cosa ne pensava la base del Governo Renzi. Il 50 per cento dei partecipanti votava sì alla fiducia, e lui di conseguenza in aula. Invece la madre, Rossana, il giorno prima aveva annunciato: «Non rinnoverò la tessera del PD» (alle Primarie 2013 per la segreteria del PD, tra i volontari dell’organizzazione, è stata lei a consegnare la scheda al figlio in coda per votare).
Etichette «Dare del “fighetto” è una notevole arma polemica: è uno di quegli epiteti (come “snob” o “permaloso” o “anima bella”) che per qualche ragione pragmatica non si possono efficacemente confutare. Corrisponde a un richiamo della foresta: è vero, siamo tutti uguali, non pensare di distinguerti. Cosa dovrebbe fare Pippo Civati, che è fra i maggiori indiziati di fighettismo mediale, per smentire l’etichetta? Twittare una foto dei suoi piedi ripresi dalla sdraio? Fare dichiarazioni ultras sul calciomercato, e poi smentirle? Brigare per un posto al governo, da cui golosamente sporcarsi le mani?» (Bartezzaghi 2013).
Blog Ciwati.it, aperto nel 2004. Decimo nella classifica italiana per visualizzazione, il quarto in tema di politica.
• Contrarissimo all’Italicum, non ha votato la riforma della legge elettorale concordata da Renzi e Berlusconi, e sul blog, il 12 marzo 2014, spiegava perché: «Non si capisce perché abbiamo fatto in relativa fretta una legge elettorale che non è pronta all’uso, perché si potrà adottare solo dopo una riforma del Senato (…). Non si capisce perché votare una legge di corsa se poi si vota tra quattro anni o, nella migliore delle ipotesi previste, tra un anno e mezzo. (…) Questa legge è fatta male. Ma male. Ma proprio malissimo. (…) L’idea di separare Camera e Senato, come ho detto, è una mezza follia, che non consente di votare. Anzi, quasi lo impedisce. E consentirà a tutti di adottare il solito argomento: come si fa ad andare a votare con questa legge elettorale. (…) È stata approvata in ragione di un accordo che riguarda ormai solo Pd e Forza Italia (…) L’accordo, maturato prima che Renzi decidesse di sostituire bruscamente Letta, è un accordo che regge solo così, perché c’è un accordo. Una tautologia molto pericolosa, visti gli esiti, e l’impossibilità di migliorare il testo, perché altrimenti non c’è più l’accordo»
• «L’argomento principale è sempre lo stesso: se la sinistra non fa quello che dice lui, come lo dice lui, nel momento in cui lo dice lui, diventa destra. Si tratta di argomento immediatamente reversibile» (il 12 aprile 2014, dopo che le agenzie avevano battuto l’ultima dichiarazione di Renzi – «La sinistra che non cambia non è sinistra. Diventa destra»).
• Nell’ottobre 2010 ha lanciato la campagna fondi “Civati per l’Italia” (il rendiconto è aggiornato sul suo sito personale)
Libri pubblicati Oltre la decina, di filosofia e politica. L’ultimo, nel 2013, Non mi adeguo. 101 punti per cambiare. In polemica coi 101 traditori del Pd che il 19 aprile 2013 non avevano votato Prodi: «La solitudine dei numeri primi (perché, sì, 101 è un numero primo): che non può essere diviso se non per se stesso (e forse da se stesso). Numero da dimenticare, come se l’unica possibilità non fosse quella dell’elaborazione del lutto, di una critica feroce, ma un oblio, che conviene a molti, forse a tutti».
• «Ha occhi bellissimi. È bravissimo, mi piace come parla in tv» (Silvio Berlusconi, nel dicembre 2013, a tavola durante una cena) (a cura di Paola Bellone).