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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Bra (Cuneo) 9 marzo 1948. Politico. Radicale. Ministro degli Esteri del governo Letta dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014. «Sono contenta di aver fatto molte battaglie che avevano valore in sé, anche se le ho perse tutte».
• Si laurea in Lingue alla Bocconi di Milano nel 1972, con una tesi su Malcom X. Nel 1974 rimane incinta e decide di abortire illegalmente: «Non usavo contraccettivi perché mi avevano detto che ero sterile, invece... Dato che io e il mio compagno non volevamo il bambino, cominciammo a cercare un dottore che fosse disposto a operare. Era illegale. Furono umilianti quelle visite notturne, la segretezza...». Così nel 1975 partecipa alla fondazione della Cisa (Centro Informazione Sterilizzazione Aborto) di Adele Faccio, dove aiuta altre donne a interrompere gravidanze indesiderate. Per rendere il tema un caso politico si autodenuncia per procurato aborto e viene arrestata (tre settimane di detenzione). Conosce allora Marco Pannella e inizia la sua avventura nei Radicali: viene eletta alla Camera la prima volta nel 1976 a soli 28 anni («E proprio sulla legge 194 feci uno dei miei primi ostruzionismi parlamentari»), poi sempre confermata in Parlamento fino al 1994.
• Al Parlamento Europeo nel 1979. Dal 1989 al 1993 è presidente del Partito Radicale Transnazionale. Tra il 1993 e il 1994 segretario del Partito Radicale.
• Alle elezioni del 1994 i Radicali si presentano in coalizione con il Polo delle Libertà e l’anno successivo Berlusconi la vuole Commissario europeo responsabile della politica dei consumatori, della politica della pesca e dell’Ufficio Europeo per l’aiuto umanitario: «Marco (Pannella – ndr) occupò lo studio del premier e ne uscì solo quando ebbe la garanzia della mia nomina. Tra l’altro io non ne sapevo nulla». Con l’incarico di Commissario ottiene una notevole visibilità con una serie di viaggi in tutto il mondo per denunciare situazioni di crisi umanitarie o di violazione di diritti umani (Sarajevo, Rwanda, Somalia, Kosovo ecc.). Nel febbraio 1997 Jacques Delors la nomina «Personalità europea 1996». Nel settembre 1997 mentre è in missione in Afghanistan viene arrestata dalle milizie talebane. Subito rilasciata, si adopera per denunciare la situazione delle donne in Afghanistan.
• Nel 1999 il suo partito lancia una campagna mediatica per candidarla alla presidenza della Repubblica. L’iniziativa ottiene un grande consenso (alcuni sondaggi la danno al 34% nelle preferenze degli italiani), ma non ha seguito in Parlamento. Alle elezioni europee di maggio la Lista Bonino ottiene un risultato eccezionale, l’8,5%, quarto partito come numero di consensi. Di lì in poi però il tracollo, alle politiche del 2001 si attesta al 2,2% (nessun eletto in Parlamento): «Dopo le elezioni del 2001, due settimane di lacrime: poi ero stufa anche di piangere». Si trasferisce al Cairo, dove rimane quattro anni, per studiare l’arabo: «Difficile essere donna, sola in Egitto. La solitudine è stata grande. Tutte le sere ero a casa in compagnia di Al Jazeerah». Nel 2004 rieletta al Parlamento europeo, nel 2006 torna a sedere alla Camera con la Rosa nel Pugno, partito nato dall’unione dei Radicali con lo Sdi di Boselli. Diventa Ministro per le politiche comunitarie nel Governo Prodi II. Come ministro, viene accusata dai Radicali di tenere un profilo troppo basso e di essersi auto-imbavagliata: «La mia voce si sentirebbe se fossi trattata come gli altri ministri. Però in Italia ti ascoltano solo se minacci la crisi di governo». Nel 2007 riesce finalmente a vincere una delle sue storiche battaglie: il Consiglio dei ministri degli Esteri europeo ha presentato una risoluzione per la moratoria sulla pena di morte, il 15 novembre il primo passaggio positivo all’Assemblea generale dell’Onu, il 18 dicembre la ratifica con 104 voti a favore e 54 contrari. Una notizia che i Radicali, insieme ad associazioni come Nessuno tocchi Caino e Sant’Egidio, aspettavano da tredici anni: «Siamo esauriti da questa battaglia. In tutti i sensi. Fisicamente ed economicamente. Prosciugati».
• Nel 2008 eletta al Senato nelle liste del Pd. Dal 2008 al 2013 vicepresidente del Senato e presidente della Commissione per le pari opportunità. Alle elezioni del 2013 non è rieletta.
• Nel gennaio 2010 lancia la propria candidatura alla presidenza della Regione Lazio, appoggiata dai Radicali e solo in un secondo momento dal Partito Democratico, senza candidato e spaccato sulla scelta. È sconfitta per 2,8 punti percentuali da Renata Polverini (rinuncia al seggio in Consiglio Regionale per rimanere in Senato). A distanza di quasi due anni poi Concita De Gregorio, allora direttrice dell’Unità, dirà che l’uscita di Gianfranco Fini dal Pdl fu il risultato di una trattativa con la dirigenza nazionale del Pd, che avrebbe sabotato la candidatura a Governatore del Lazio della Bonino per rafforzare la fazione finiana dentro il Pdl: in cambio il Pd avrebbe ottenuto la caduta del governo Berlusconi. Tesi negata sia dal Pd che da Fini.
• Il suo nome è stato fatto per la presidenza della Repubblica anche nel 2013. Era fra i dieci candidati usciti dalle “Quirinarie” del Movimento 5 Stelle, e per lei si è spesa anche Mara Carfagna. Pochi giorni prima delle elezioni per il Colle un sondaggio di Ipr Marketing la dava al primo posto tra le preferenze degli italiani con il 32% dei voti (secondo Mario Draghi, con il 26%).
• Sul suo ruolo di ministro degli Esteri: «Federalista convinta, parla la stessa lingua di Enrico Letta ed Enzo Moavero, il negoziatore presso le grandi Cancellerie europee confermato agli Affari Europei. Saranno loro, con Saccomanni, a proseguire il negoziato ben instradato da Monti e Moavero per ottenere più attenzione alla crescita rispetto all’austerity. Insieme dovranno preparare anche la presidenza italiana dell’Unione che partirà il primo luglio 2014, appuntamento fondamentale per consolidare il recupero di credibilità partito con Monti». (Alberto D’Argenio) [la Repubblica 28/4/2013]
• Nel giugno 2013 è stata ricevuta in Vaticano da papa Francesco in rappresentanza del governo italiano, al seguito del Presidente della Repubblica. «Papa Francesco l’ha salutata con un allegro “cerea”, il saluto in dialetto piemontese familiare sia alla Bonino (nata a Bra) che a Papa Bergoglio, piemontese di ascendenze se non di nascita» (Angiolo Bandinelli) [Il Foglio 13/6/2013].
• Nel luglio 2013 fu coinvolta nello scandalo Shalabayeva, originato dal frettoloso rimpatrio in Kazakistan, attuato il 31 maggio dalle autorità italiane, di Alma Shalabayeva e della piccola Alua, rispettivamente moglie e figlia di Mukhtar Ablyazov, fondatore del principale partito di opposizione al regime vigente in Kazakistan, guidato da Nursultan Nazarbayev. Divenuta oggetto di forti critiche per non aver saputo evitare il fatto e soprattutto per non averne data tempestiva notizia, respinse le richieste di dimissioni da più parti avanzate.
• Nell’estate 2013 si oppose all’intervento militare che Stati Uniti e Francia stavano pianificando contro la Siria, dichiarando che l’Italia non vi avrebbe mai preso parte senza mandato Onu (non concedendo neppure l’uso delle basi militari presenti sul territorio nazionale), e che anche in tal caso la sua adesione non sarebbe stata automatica. La Bonino inoltre osservò, insieme ad altri ministri del governo italiano, la giornata di digiuno per la Pace indetta da papa Francesco per sabato 7 settembre. L’intervento fu poi di fatto annullato.
• «In vita mia non mi sono mai sentita né in grado né pronta per fare niente».
• «La ventottenne di Bra, Cuneo, eletta nella legislatura di esordio del Partito radicale di Marco Pannella a Montecitorio circolava in Transatlantico con le gonne a fiori e gli zoccoli neri delle femministe di allora. Stilisticamente e antropologicamente distante dal circondario. Capelli arruffati rispetto ad adesso, sguardo determinato e passo deciso, Emma Bonino costituiva un modello di donna in politica diverso non soltanto da quelli più istituzionali di Nilde Iotti, comunista dai tratti austeri, o Franca Falcucci, sottosegretaria democristiana da cinegiornale in bianco e nero. Si distingueva anche dall’affascinante Luciana Castellina, meno tagliente di lei seppure dirigente della “sinistra rivoluzionaria” dal punto di vista della collocazione politica» (Maurizio Caprara) [Corriere della Sera 28/4/2013].
• «L’arresto più famoso rimane quello di Bra, nel 1975, dopo la sua presa di posizione sull’aborto, il processo di Firenze, la fuga in Francia. Quello fu il suo primo vero spot politico. “Eravamo vicini alle elezioni. Mi telefonano i compagni radicali, allora erano compagni, che chiedono un aiuto. Noi del Pdup di Bra eravamo al 13 per cento, una vera forza politica, e cercammo di dar loro una mano”. Il ricordo è di Carlo Petrini, presidente di Slow Food, ma allora in campo: “Mi dissero: domani Emma rientra in Italia, a Bra, per votare. Dovete farla arrestare al seggio, così tutti ne parleranno. Mi ricordo che avvertimmo il maresciallo Cosmai, che non ne voleva sapere:‘La Bonino vada a farsi arrestare da un’altra parte. Io non ci penso proprio’. Poi, in qualche modo l’arresto s’organizzò, con tanto di fotografi”. E nacque la Bonino dura e pura, quella col cartello “Leone go home” appeso al collo. O la Bonino di Bari 1978, congresso radicale, anche lei sull’infida mezzeria di quella stagione terroristica: “Tra la violenza dello Stato e quella delle Brigate Rosse, noi radicali rappresentiamo la via della non violenza alternativa”. O la Bonino che per il reato di bestemmia finisce “discussa” in Corte Costituzionale. O la Bonino dei grandi digiuni pannelliani» (Cesare Fiumi).
• Nel 1976, in un’intervista rilasciata a Neera Fallaci per Oggi, descrisse il modo in cui diceva di aver praticato 10141 aborti clandestini: «Volendo fare le cose ad arte, si usa l’aspiratore elettrico a cui mediante un tubo si attacca la cannula Karman in plastica trasparente. Senonché l’aspiratore elettrico costa un mucchio di quattrini (mi pare 400.000 lire), a parte che pesa trasportarlo per fare aborti nelle case. Per risparmiare usiamo una attrezzatura per l’aspirazione più rudimentale, ma che funziona benissimo lo stesso. Prima di tutto, occorre un vaso, ermeticamente chiuso, dove si crea il vuoto e dove finisce il contenuto dell’utero che viene aspirato con la cannula. Io uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto marmellata. Il barattolo viene chiuso con un tappo di gomma che ha tre fori: da un buco parte il tubo di gomma in cui si inserisce il gommino della pompa da bicicletta (con la valvola interna rovesciata per aspirare aria anziché immetterla); dal secondo buco parte il tubo di gomma in cui si inserisce la cannula Karman; nel terzo buco si mette il manometro, per controllare la pressione che si crea nel vaso con la pompa. (…) Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari: anzi, è un buon motivo per farsi quattro risate».• «In politica mi sono giocata la salute, sette denti, persi dopo uno sciopero della sete, e 32 anni di vita».
• «Gli italiani mi amano e non mi votano: amatemi di meno e votatemi di più, sarà meglio anche per voi».
• «Quanti come lei passano con disinvoltura da una tavola rotonda di denuncia contro l’infibulazione nel mondo islamico a un sit in contro la pena di morte come se ciò fosse nient’altro che il suo agire quotidiano? La sostiene – per quanto cerchi di dissimularlo – un retaggio umanista che l’accompagna da sempre, anche se dagli anni Settanta la sua militanza nel partito radicale non concede spazio ad equivoci ed ambiguità né lei ha mai fatto mistero delle sue posizioni libertarie, abortiste, deregulatorie in tema di droghe leggere e di carcerazione preventiva» (Giorgio Ferrari).
• «Una commissaria ad hoc per antonomasia, dove l’hoc può riguardare il Tribunale internazionale o la Commissione per i Rifugiati, la pesca atlantica o il bando alle mutilazioni femminili: candidata, da qualche tempo, piuttosto che officiata, perché ha finito col fare troppa ombra a concorrenti e autorità mondiali. Anche nella vita politica italiana le è successo di diventare molto candidata e poco investita» (Adriano Sofri).
• È legata a Marco Pannella da un rapporto lungo, intenso e tormentato: «Ma non sono mai stata attratta fisicamente da lui. Fuori dalla politica, non condivido il suo stile disordinato di vita. Con lui ho un rapporto difficilissimo, ma è un’assicurazione contro la mediocrità». «Li chiamano “La ragazza e il vampiro”. Forse l’immagine sembrerà un po’ irriguardosa, ma calzante senza dubbio lo è. E, per verificarlo, basta dare un’occhiata alle fotografie che li ritraggono insieme, su qualche palco. Lei, piccolina, pallida e minuta com’è, ha sempre un’aria fresca e, nonostante qualche ruga sulla fronte, mostra un sorriso frizzante. Lui, oltre che canuto, straripante e con un ghigno da Nosferatu, le incombe addosso e, a volte, quando le bisbiglia qualcosa all’orecchio, pare quasi tentato di addentarle il collo» (Guido Quaranta). Marco Pannella: «Emma e io abbiamo sempre giocato con le nostre vite per il possibile contro il probabile. Emma è un uragano, è il volto delle nostre battaglie, è la storia dell’Italia negata».
• «Detesto Emma Bonino. (…) È una intollerante, un’abortista sfegatata e una militante del torto negatore travestita da libertaria, una innamorata di sé dall’insopportabile accento vittimista, una cercatrice di cariche meticolosa e fatua, la complice non candida, ma molto candidata, del peggior Pannella, una pallona gonfiata come poche, un ufficio stampa ambulante, un disastro di donna en colère e di personalità pubblica» (Giuliano Ferrara) [Il Foglio 14/1/2010].
• «Emma Bonino è la migliore delle ospiti: canta, fa pesca subacquea ed è un’ottima velista» (Anna Fendi) [Gian Luigi Paracchini e Giacomo Fasola, Style 20/6/2013].
• Parla sette lingue, tra cui l’arabo. «Sono curiosa, una secchiona per passione. Conoscere una lingua è conoscere una cultura» [Maria Latella, Il Messaggero 14/7/2013].
• Radio Radicale, ore 14.40 di lunedì 12 gennaio, Emma Bonino parla in diretta. La voce è meno sicura e sferzante del solito. Dopo poche parole già si spezza. Poi, alla fine, i singhiozzi, controllati a fatica: «Recentemente mi sono sottoposta a dei controlli medici di routine che però hanno evidenziato la presenza di un tumore al polmone sinistro. Si tratta di una forma localizzata e ancora asintomatica, ma ciononostante richiederà un trattamento lungo e complesso di chemioterapia che è già iniziato e che durerà almeno sei mesi. Non sono intenzionata a interrompere le mie attività perché da una passione politica non ci si può dimettere, però è chiaro che le mie attività dovranno essere organizzate in base alle esigenze mediche cui è necessario dare in questo momento una priorità assoluta» [Leggi qui l’articolo di Luca D’Ammando].