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 2017  giugno 25 Domenica calendario

Roma 18 ottobre 1953. Giornalista. Lobbista. «Quando ci sono delle decisioni importanti da prendere il mio parere viene sempre ascoltato».
• Figlio di un alto dirigente della Pirelli, laurea in Economia, già capo dell’ufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati nei governi presieduti da Giulio Andreotti tra il ’76 e il ’79, nell’81 (era redattore Ansa) il suo nome comparve negli elenchi della P2 rinvenuti a Castiglion Fibocchi (tessera 1689, qualifica di reclutatore). Autore di due romanzi gialli di successo (Il sigillo della porpora, Nostra signora del Kgb, quest’ultimo recensito anche da Andreotti), tanto da guadagnarsi il soprannome di “Ken Follet italiano” (Giuliano Ferrara). Dal ’92 direttore delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi e direttore generale della sede di Roma (da cui dipendevano il Messaggero e Telemontecarlo), nel 1993 la procura di Milano chiese il suo arresto per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti (inchiesta Enimont, la “madre di tutte le tangenti”). Costituitosi il 7 gennaio 1994, nel ’98 fu condannato a 2 anni e sei mesi, il 5 luglio 2002 fu radiato dall’ordine dei giornalisti («ha svolto con continuità attività lucrose costituenti reato e afferenti a compiti del tutto estranei alla professione giornalistica...»).
• Executive vice president for international business del gruppo Ilte Pagine Gialle, nel 2007 la procura di Catanzaro lo accusò di associazione a delinquere, truffa, violazione della “legge Anselmi” sulle associazioni segrete (inchiesta Why not avviata dal sostituto procuratore Luigi De Magistris su un presunto comitato d’affari che in Calabria avrebbe «dirottato e gestito fondi pubblici provenienti dalla comunità europea»), il Tribunale del riesame di Catanzaro annullò tutti gli atti relativi al suo coinvolgimento.
• Al centro delle più note recenti indagini sugli intrecci illeciti tra politica, economia e finanza, dalla P3 alla «cricca» degli appalti sui Grandi Eventi, alla «banda larga» Finmeccanica, e coinvolto in svariati dossier, dalle nomine ai vertici di Monte Paschi, Unicredit, Rai e Servizi segreti, alla vendita di Wind da parte dell’Enel a Naguib Sawiris.
• Nel 2011, di nuovo accusato di violazione della legge Anselmi per affiliazione alla loggia P4, ha patteggiato un anno e sette mesi di pena. Nello stesso periodo, è stato indagato per riciclaggio e violazione della normativa fiscale: i soldi, secondo l’accusa, potrebbero essere quelli della tangente Enimont.
• Nel novembre 2013 indagato dalla Procura di Roma per corruzione, in quanto avrebbe contribuito a pilotare appalti per beni strumentali di Palazzo Chigi all’epoca del Berlusconi IV.
• Da cronista dell’Ansa seguì il caso Moro: «Rispondevo io al telefono quando le Brigate rosse chiamavano per avvertirci di andare a prendere i loro comunicati. E mi fiondavo in sella al mio vespino cercando di arrivare prima della polizia, la quale naturalmente intercettava il telefono dell’Ansa. (…) Mi ricordo che una volta dissi al telefonista che i comunicati non li dovevano lasciare dentro i cestini dell’immondizia perché era difficoltoso rintracciarli. La volta dopo mi dissero: “Brutto pezzo di merda, lo troverai nella cabina telefonica…”. E così da allora sempre avvenne. (…) Mesi dopo, il mio nome fu incluso in una lista nera. E nella segreteria telefonica un giorno trovai un messaggio sinistro: “Sporca spia del sistema, verrai giustiziato dal proletariato”. Avevano saputo dei miei rapporti con il Viminale e volevano darmi una lezione. I carabinieri, quando si resero conto che le minacce erano fondate, mi consigliarono di allontanarmi dall’Italia per un certo periodo. Cosa che feci» (Luigi Bisignani) [L’uomo che sussurra ai potenti, Chiarelettere 2013].
• Quando fu accusato di finanziamento illecito ai partiti, accusa poi passata in giudicato, si trovava all’estero: «La mia non fu una fuga dall’Italia. Mi trovavo infatti già a Baltimora, al John Hopkins Hospital, per un controllo oculistico dopo un trapianto di cornea. Da lì proseguii per un’isola dei Caraibi con moglie e figli piccoli, sempre in contatto con i miei avvocati e pronto a costituirmi. Con la barba lunga mi ero adeguato alla mia nuova identità: uno scrittore argentino lì per finire in pace il suo romanzo. In realtà l’unico momento in cui mi sentivo davvero sicuro era quando facevo le immersioni. Ma la latitanza era insopportabile. (…) Quei bagni nelle acque limpide dei Caraibi, mangiando spare ribs, costolette di maiale, durarono poco. Raggiunsi un accordo con la procura e rientrai immediatamente a Malpensa, dove ai piedi dell’aereo trovai Di Pietro che mi aspettava» [Bisignani, cit.].
• Durante Mani pulite ebbe come avvocato Giuliano Pisapia.
• L’accusa nei suoi confronti che considera più inverosimile è quella di «introduzione abusiva nella rete informatica. (…) Mentre ero ai domiciliari, alle tre del mattino, secondo un’informativa della polizia giudiziaria, mi sarei collegato con un software illegale a chissà quali server in Israele, o non so dove, per spiare email e scaricare dati segreti di diversi account. È stata fatta anche una rogatoria presso Google per scoprire quale potente programma spia utilizzassi. Solo allora ho scoperto cosa fossero e come si chiamassero: trojan. Da scrittore di gialli ne sono certo: una manina misteriosa si è inserita volutamente nella rete wireless di casa mia per servire poi ai pubblici ministeri la possibilità di contestarmi un reato così infamante. Ma i magistrati credo si siano resi conto dell’assurdità e si sono anche chiesti chi potesse essere il mandante» [Bisignani, cit.].
• «Figlio di un dirigente massone della Pirelli in Argentina, amico del dittatore Domingo Peron come lo fu Licio Gelli, si narra che in punto di morte il papà affidò il giovanissimo Luigi all’altro suo amico Giulio Andreotti, che non mancò di sostenerne le ambizioni, conculcando magari quelle dell’incolpevole fratello Giovanni» (Alberto Statera) [la Repubblica 16/6/2011].
• «“Piccolo, scattante, sguardo intelligentissimo, capisce immediatamente il pensiero dell’interlocutore e, con la rapidità di un furetto, si adegua”, scriveva anni fa Alberto Statera su La Stampa» (Carlo Vulpio). «Del Bisignani privato pochi osano parlare. Il suo profilo è bassissimo. Impossibile vederlo a un appuntamento mondano, a una festa o a un cocktail. Laziale doc, allo stadio non è mai apparso. Non fuma, non beve: l’unico vizio è la Coca-Cola (non più di due dita). Risponde al suo cellulare una volta su dieci, chi vuole parlare con lui deve contattare la sua storica segretaria Rita» (Emiliano Fittipaldi).
• «È più potente di me» (Silvio Berlusconi).
• «A differenza di tanti altri animali del circo berlusconiano, ritiene che l’esibizione sia, oltre che di cattivo gusto, anche nemica del potere vero. Così, lui che ha tanti amici fedeli nei giornali e nelle società di pubbliche relazioni (quelle che contano), non li attiva mai per una citazione, per una notizia su di sé. Anzi, è difficile trovare negli archivi perfino qualche sua fotografia da pubblicare. Ben altro quello che chiede, quello che ottiene. Al piano inferiore del caos italiano si muovono bande, cricche e logge, poi subito derubricate, raccontate come l’agitarsi di ”tre pirla”, ”quattro sfigati”, improbabili ”amici di nonna Abelarda”. Al piano di sopra, al riparo da rischi e incursioni giudiziarie, almeno per ora, stanno i registi e gli utilizzatori finali. Bisignani è personaggio di grande simpatia, dalla mente lucida e dall’intelligenza rapidissima» (Gianni Barbacetto) [il Fatto Quotidiano 24/7/2010].
• «Cerco di immaginare la vita di questo signor Luigi Bisignani, le mosse, le contromosse, gli abboccamenti, gli incontri, le raccomandazioni, i calcoli a breve medio e lungo periodo, i dossier da tenere curati come le ortensie, una rubrica del telefono grossa come la Treccani, l´agenda personale senza mezza giornata vuota, una rete di conoscenze infinita…» (Michele Serra).
• Oggi ha una società di consulenza, la Four consulting srl, e una partecipazione nella Italian brakes, ditta che produce freni nata da una joint venture fra alcuni privati napoletani e il gruppo Iri (Sergio Rizzo) [Corriere della Sera 16/6/2011].
• Il suo ufficio di Piazza Mignanelli 3, tra Spagna e Trinità dei Monti, a fianco della Maison Valentino, «è nella disponibilità della Ilte spa», di cui è consulente (Corrado Zunino) [la Repubblica 23/6/2011].
• Ha pubblicato, con Paolo Madron, il libro di memoir L’uomo che sussurra ai potenti (Chiarelettere, 2013): «Ho avuto una vita che credo meriti di essere raccontata».
• «Non ho mai amato apparire, non vado quasi mai a cene cui partecipano più di sei persone. E preferisco avere a che fare con un solo interlocutore così da concentrarmi su di lui e prestargli la massima attenzione» [Bisignani, cit.].
• Viene così definito: «Qualcuno dice “triangolatore”, qualcun altro “coach”. Il giornalista Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano mi ha dipinto come “l’uomo dei collegamenti”. Mentre, per il comico Maurizio Crozza, avrei addirittura “più amici di Facebook”» [Bisignani, cit.].
• Tifa Lazio.
• Sposato con Francesca Mititga, quattro figli, di cui uno manager Ferrari. Fratello di Giovanni (vedi).