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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Castenedolo (Brescia) 10 maggio 1958. Giornalista. Ex direttore di Libero (dall’agosto 2009 al maggio 2016). Già direttore di Panorama (2007-2009), Il Giornale (2001-2007), Il Tempo (1996-1997). In tv dal 2007 conduce la mattina su Canale 5 La telefonata (dal 2004 al 2007, su Rete4, L’antipatico). «Sembra pacato, bonario: invece adora toni forti e titoloni appuntiti» (Cesare Lanza).
• Nel libro scritto con Stefano Lorenzetto (Il Vittorioso, Marsilio 2010), Vittorio Feltri racconta che al suo primo impiego a Bergamo Oggi Belpietro arrivava al giornale con una Fiat 126: «Una scatolina. Era tutto precisino, indossava i pulloverini con i colorini, quasi sempre grigio orfanotrofio. Ma era intelligente. E un po’ sospettoso. Mi guardava con un sogghigno. Pensai: ’sto qua mi sarà pure un po’ antipatico, però ci sa fare. Allora cominciai a fraternizzare e gli delegai la guida del giornale in mia assenza. Aveva 25 anni, un ragazzino». [Libero 19/12/2010]
• «Una volta si diceva: il Giornale di Indro Montanelli. Poi si diceva: il Giornale di Vittorio Feltri. Quando si cominciò a dire: il Giornale di Maurizio Belpietro tutti prevedevano che sarebbe crollato. E molti se lo auguravano. Invece si è rafforzato» (Claudio Sabelli Fioretti).
• «Quando entrammo al Giornale, io e Feltri, era il gennaio del 1994. Si sentiva molto la presenza di Montanelli. Sapevamo che se Montanelli fosse andato a fare un quotidiano brutto come il Giornale, con la linea politica del Giornale, con la grafica del Giornale, avremmo avuto la vita dura. Ma Montanelli scelse di fare un quotidiano fantasioso, lezioso, che si inventava tutti i giorni copertine con Silvio Berlusconi in orbace, cose bizzarre, da Manifesto, e ci lasciò il campo libero. I montanelliani rimasero con noi. In compenso si portò via i redattori consentendoci una grande ristrutturazione incruenta. Vittorio ed io eravamo strafelici. Se ne fossero andati altri dieci! Lucio Lami scrisse: “Ho capito che nella vostra banda non c’è bisogno di un violino come me”. Io gli risposi: “Violino? Trombone!” Una battuta scortese. Me ne vergogno ancora oggi».
• Nell’aprile 2010 è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a quattro anni di carcere e al risarcimento di 110 mila euro per diffamazione nei confronti dei magistrati Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte, per un articolo del novembre 2004, quando era ancora direttore del Giornale. L’articolo, firmato da Raffaele Iannuzzi, era intitolato “Mafia, 13 anni di scontri tra pm e carabinieri” e raccontava i presunti contrasti fra magistrati e forze dell’ordine impegnati nella lotta antimafia. La pena fu sospesa e lui fece ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che il 24 settembre 2013 gli ha dato ragione condannando lo Stato italiano a risarcirlo per i danni morali inflitti (secondo la Corte di Strasburgo la condanna detentiva avrebbe leso il diritto alla libertà di espressione).
• Dal 2002 vive sotto scorta per le minacce subite. La sera del 30 settembre 2010, una delle sue guardie, Alessandro Mastore, dopo averlo accompagnato alla porta del suo appartamento, al quinto piano di un condominio in via Monti della Pietà (Milano centro), notò pochi gradini sotto il pianerottolo di Belpietro un tizio in camicia da finanziere, fermo ad aspettare. Costui estrasse una pistola, abbassò il cane e tentò di sparare, ma l’arma gli si inceppò. Mastore allora esplose tre colpi in aria, mentre lo sconosciuto si dileguava. L’unico testimone dell’agguato fu l’uomo della scorta, il quale una quindicina d’anni prima denunciò un episodio pressoché identico nella dinamica verificatosi ai danni del giudice D’Ambrosio, che proteggeva in quel momento. La Repubblica e Il Fatto, senza scriverlo direttamente, insinuarono da subito qualche dubbio sulla dinamica (Giorgio Dell’Arti). Nel’aprile 2011, in seguito alle indagini condotte dalla Digos, i pm milanesi Grazia Pradella e Ferdinando Pomarici hanno scartato l’ipotesi di un attentato, concludendo che c’era effettivamente qualcuno la sera del presunto attentato, ma verosimilmente si trattava di un ladro, o, comunque, una persona che non aveva nel mirino il direttore del quotidiano Libero. E hanno chiesto al gip l’archiviazione del fascicolo perché «non vi erano ragioni particolari per prendere di mira il giornalista». [Il Fatto Quotidiano 12/4/2011]
• Nel dicembre 2010, con il ritorno di Vittorio Feltri a Libero come direttore editoriale, ha acquistato il 10% della società editrice del quotidiano, pagando 11 mila euro e vincolandosi per dieci anni. Lo stesso fece Feltri. I due, nominati editori incaricati, grazie a una serie patti parasociale ottennero anche la maggioranza nel consiglio di amministrazione (Feltri tornò poi al Giornale dopo solo sei mesi). Il 5 giugno 2013 si è dimesso dal consiglio. [Vittorio Malagutti, il Fatto Quotidiano 10/5/2011]
• A lungo indicato come possibile direttore del Tg1 (fu poi scelto al suo posto Augusto Minzolini) o come anti-Santoro per una trasmissione in prima serata su Rai2 (non se ne fece nulla).
• Il 18 maggio 2016 firma il suo ultimo editoriale da direttore di Libero nel quale risponde a un lettore che gli chiede se il giornale è pro o contro la riforma costituzionale: «Caro Neri, non so cosa pensi la direzione di Libero, so che cosa pensa Maurizio Belpietro che fino a ieri sera di Libero era il direttore. Io sono per il No e per un motivo molto semplice: perché la riforma costituzionale su cui gli italiani sono chiamati a pronunciarsi non è equilibrata ma pende tutta a favore di Renzi. Non sono mai stato tra coloro che difendevano a spada tratta la nostra Carta, né l’ho mai definita come alcuni "la più bella del mondo". Le mie opinioni al riguardo coincidono con quelle di Indro Montanelli, quando Montanelli era Montanelli e non era ancora stato roso dal tarlo dell’anti-berlusconismo». Belpietro è stato licenziato dagli Angelucci prorpio per questa sua ostilità a Renzi e «Come in ogni giornale, l’editore è sovrano e io mi faccio da parte». Al suo posto torna Vittorio Feltri.
• «Con quell’aria sorniona che mi piace tanto manda in tilt gli avversari» (Emilio Fede). [Guya Visigalli, Panorama, 19/2/2009]
• «Belpietro arriverebbe secondo anche se corresse da solo» (Vittorio Feltri, che poi si pentì della battuta: «Non solo non è vero, com’è ovvio, ma mi dispiace molto di averla fatta»). [Andrea Marcenaro, First ottobre 2009]
• Sposato, due figlie.
• «Quante volte mi è capitato di essere insultato e inseguito per strada da chi ce l’aveva con me. Non è piacevole, ma neppure il punto più basso. L’orrore si raggiunge quando ti urlano “vergogna!” senza fermarsi nemmeno di fronte alle bambine piccole che tieni per mano» (ad Andrea Marcenaro). [Panorama 14/10/2010]
• Così lo descrive Luigi Bisignani ne L’uomo che sussurra ai potenti (Chiarelettere, 2013): «È uno molto amato in redazione perché, a differenza di tanti direttori, è uno stacanovista che si documenta in modo quasi maniacale. Inoltre è aperto e cordiale con tutti, a differenza di Feltri che ha una ritrosia innata».