Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  ottobre 18 Giovedì calendario

Travagliato (Brescia) 8 maggio 1960. Ex calciatore. Iniziato a giocare nella squadra del paese, nel 1974 il fisico troppo gracile non convinse i tecnici dell’Inter (che arruolarono invece il fratello maggiore Giuseppe). Andato al Milan, esordì in serie A non ancora diciottenne 23 aprile 1978 contro il Verona) e nel 1979 conquistò il primo scudetto. Impiegato come libero, ruolo che interpretò ad altissimi livelli per tutta la carriera, il 4 dicembre 1982 esordì in Nazionale in un match contro la Romania valido per le qualificazioni agli europei. Rimasto al Milan nonostante due retrocessioni in B (1980, causa calcioscommesse, e 1982), ne diventò capitano ad appena 22 anni. Iniziata nell’86 l’era di Silvio Berlusconi, vinse altri cinque scudetti (1988, 1992, 1993, 1994, 1996), tre coppe dei Campioni (1989, 1990, 1994), 2 coppe Intercontinentali (1989, 1990) ecc.. Detto «kaiser Franz» (per la somiglianza nel nome e nel ruolo col fuoriclasse tedesco degli anni 60-70 Franz Beckenbauer), con la nazionale vinse senza giocare un minuto i mondiali del 1982, saltò quelli dell’86 (il ct Enzo Bearzot gli preferì come libero il più esperto Gaetano Scirea e al suo rifiuto di giocare mediano convocò per quel ruolo il fratello), fu grande protagonista a quelli del 1990 (disputati in Italia, la difesa azzurra restò imbattuta fino al gol dell’argentino Caniggia nella semifinale poi persa ai rigori) e a quelli del 1994 (negli Usa: infortunatosi al menisco contro la Norvegia, recuperò a tempo di record da un’operazione, giocò una leggendaria finale contro il Brasile ma giunti ai rigori sbagliò il suo, subito imitato da Daniele Massaro e Roberto Baggio, scoppiando infine in un pianto disperato reso celebre dalle tv di tutto il mondo). Fu secondo nella classifica del Pallone d’oro dell’89 (dietro Marco Van Basten), 5° nel 1990, 6° nel 1993, 8° nell’88, 11° nell’84, 20° nel 1992, 21° nel 1995. Chiuse la carriera da giocatore il 26 giugno 1997 con 716 partite ufficiali in rossonero e 81 presenze in Nazionale (un gol). In seguito il Milan ritirò la sua maglia (il 6). Tentata senza successo la carriera di allenatore, dal 2008 fa parte della direzione marketing della società rossonera.
• «Perde i genitori prestissimo, ricavandone un’ombra di malinconia nello sguardo che neppure le giornate più fulgide riusciranno a cancellare. Quasi inevitabile che il calcio diventi la sua vita. Non è alto di statura, ma possiede una naturale armonia di movimenti che trasforma ogni azzardo atletico, ogni recupero apparentemente proibitivo, ogni avanzata palla al piede nel semplice rotolare delle cose sospinte dolcemente dalla gravità. I piedi sono da centrocampista, la testa è quella di un libero, meglio, di un leader della difesa. Nils Liedholm, nocchiero del Milan in caccia della stella del decimo scudetto, non esita nel 1978 ad apporre sui suoi 18 anni i galloni da titolare, trasformandolo in uno dei punti di forza di una conquista esaltante. I senatori lo ribattezzano “Piscinin”, piccolino, per l’età quasi imberbe» (Carlo F. Chiesa).
• «I parametri sono eleganza e potenza. In queste due categorie, tra i difensori degli ultimi trent’anni di A, come Franco Baresi non si è visto nessuno» (Luca Bianchin).
• «È stato il calciatore più riservato e modesto d’Italia, ma sapeva di essere bravissimo, di avere testa e gambe più di altri, di avere fame e voglia. Gli piaceva. Essere schivi e riservati non significa non apprezzare i complimenti, non sentirsi gratificato quando ti dicono che sei il migliore» (Beppe Di Corrado).
• Nel 2005 finì sui giornali per alcune disavventure finanziarie provocate dalla moglie Maura Lari: «Ho 4 milioni di euro di debiti con le banche e 3 milioni con il gallerista di Torino Giovanni Mazzoleni. La mia colpa? Non avere vigilato su quello che faceva mia moglie, l’amministratrice delle finanze di famiglia».