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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Agostino Straulino

Lussinpiccolo 10 ottobre 1914 – Roma 14 dicembre 2004 Lussinpiccolo, nel 1914, era impero austro-ungarico, dal 1918 divenne Istria Italiana, dal 1947 Jugoslavia, ora Croazia). Ammiraglio. Velista, con Nicolò Rode (1912-1998) vinse la medaglia d’oro della classe “Stelle” alle Olimpiadi di Helsinki (1952), quella d’argento ai Giochi di Melbourne (1956).

Biografia di Agostino Straulino

Lussinpiccolo 10 ottobre 1914 – Roma 14 dicembre 2004 Lussinpiccolo, nel 1914, era impero austro-ungarico, dal 1918 divenne Istria Italiana, dal 1947 Jugoslavia, ora Croazia). Ammiraglio. Velista, con Nicolò Rode (1912-1998) vinse la medaglia d’oro della classe “Stelle” alle Olimpiadi di Helsinki (1952), quella d’argento ai Giochi di Melbourne (1956).

A scuola con una “passera”

• Tino Straulino nacque a Lussinpiccolo, nell’isola di Lussino, di fronte a Pola e a Fiume. Francesca Lodigiani: «Apparteneva a una famiglia di marinai di un’isola di grandi navigatori, dove alla fine dell’ottocento tutto ruotava intorno alla marineria. Si narra che fossero addirittura 150 i bastimenti a vela che da lì partivano per tutti i porti del mondo. Non c’è quindi da stupirsi che il giovane Agostino detto Tino abbia incominciato a navigare a 5 anni sul Sogliola, una barchetta a vela costruita per lui dallo zio, con la quale si avventurava nel grande porto di Lussinpiccolo». [Mess. 15/12/2004] Carlo Marincovich: «Ogni mattina per andare a scuola non aveva altro che una barchetta a vela, una “passera” istriana con cui attraversava la grande e ventosa baia per raggiungere il paese». [Rep. 10/10/2004]

Un talento sbocciato per regalo

• Nel 1932, il giorno stesso in cui si diplomò all’Istituto Nautico, Straulino si sentì dire dal padre Piero: «Tino, saresti in età di andare sotto lo armi come volontario, ma preferisco che tu attenda la chiamata di leva tra due anni. La vita in libertà è il tuo desiderio più grande, lo so. Quindi prendi la barca, la casa al mare, quello che vuoi. Per due anni, libertà assoluta. È il mio regalo per la promozione». Lodigiani: «Due anni di libertà da passare con una barca tutta sua, la Lanzarda, a girovagare per i mari dell’Istria e della Dalmazia insieme al suo cane». Luca Bontempelli: «Un regalo che dà frutti prodigiosi. L’affinamento e lo sboccio di un talento evidentemente spontaneo, ma forgiato da lunghissime ore di pratica». [Gds15/12/2004]

Timoniere all’Accademia di Livorno

• Servizio militare come ufficiale di complemento dal ’34 all’Accademia Navale di Livorno, Straulino diventò timoniere quasi per caso: «Un giorno gli allievi di complemento furono radunati e Gigi de Manincor (diventato poi anche lui velista olimpico) chiese: “Chi vuole fare il timoniere, si faccia avanti”. Dalla fila scattò un genovese, Bruno Veronese diventato poi famoso progettista di barche. Un prodiere? Chiese ancora de Manincor. Silenzio, nessuno si fece avanti. Poi guardò in faccia Straulino e gli chiese: “Tu sei di Lussino? Allora sei imbarcato”. Nella prima regata della nuova coppia, Straulino si ferì ad una mano e allora Veronese gli disse: “Dai, vieni tu al timone che qui basta una mano sola”. E nacque l’astro invincibile». [Carlo Marincovich, Rep. 15/12/2004]

La guerra nei gruppi Gamma

• Riserva ai Giochi di Berlino (Kiel) del 1936, nel 1938 Straulino vinse con Rode («in barca non parlavamo mai, non servivano parole: ci capivamo in silenzio. Rode faceva quello che volevo prima ancora che glielo chiedessi») il titolo europeo (nella stessa Kiel). Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Straulino fu mandato nei gruppi Gamma, unità speciali per le incursioni subacquee: «Sbarcò come clandestino da un mercantile a Barcellona e alla spicciolata raggiunse Algesiras, un paese spagnolo di fronte a Gibilterra. Si nascose con altri compagni a villa Carmela, un casale a nord del paese, su una lunga spiaggia. Sulla finestra di un sottotetto aveva messo una gabbia di canarini e da dietro la gabbia con un potente cannocchiale scrutava le navi inglesi e americane che giungevano in rada cariche di materiale per la guerra d’Africa» (Marincovich). 

Quasi cieco per la caccia alle mine

• Individuati i bersagli, Straulino & C. si immersero di notte con un autorespiratore che aveva non più di 15 minuti di autonomia e nuotando in superficie raggiunsero i bersagli, attaccarono le cariche esplosive e tornarono indietro a nuoto. Rientrato in Italia, Straulino fu mandato a sminare porti. Bontempelli: «Nel 1946, nel corso dei lavori di sminamento del porto di Taranto, un’esplosione lo ferisce gravemente rendendolo cieco per alcuni giorni. Lentamente riprende, anche se solo parzialmente, l’uso della vista. Sembra impossibile che possa navigare ancora, ha 32 anni e pochissime ragioni per essere ottimista. Una di queste, però, è la pace, che rende di nuovo possibili le favole. Si sente un ex velista e non chiede privilegi. Torna a lavorare e dopo il suo turno riprende ad allenarsi, sempre più spesso di notte».  

Il calzino di Londra

• Navigare al buio si rivelò un buon allenamento per affinare gli altri sensi, tanto che Straulino e Rode (su “Legionario”) avrebbero potuto vincere l’oro già ai Giochi di Londra (1948, Torbay), ma furono beffati da un ufficiale che davanti a una protesta rispose: «Avete perso la guerra, non vorrete vincere l’Olimpiade?»: «Era stata introdotta una nuova regola per cui chi doveva protestare era tenuto a issare la bandiera nazionale e non più un fazzoletto come si faceva prima. Ebbene, l’americano Knowles mi protestò alzando un calzino rosso e blu e gli inglesi accettarono quella protesta». Complici due squalifiche e la rottura dell’albero nell’ultima prova, gli azzurri dovettero accontentarsi del quinto posto.

La rivincita di Helsinki

• Divenuti i dominatori della classe Stelle (nata nel 1912, forse la più prestigiosa e la più tecnicamente valida), già campioni europei e mondiali a Cascais (Portogallo), ai Giochi di Helsinki (Harmaja) Straulino e Rode si imposero su “Merope” con i seguenti piazzamenti nelle sette regate: 2, 1, 2, 2, 1, 2, 1. Fu subito chiaro che i rivali erano gli americani John Wesley Price e John Reid su “Comanche”, che vinta la prima prova e finiti settimi nella seconda, si imposero ancora nella terza e nella quarta, furono terzi nella quinta e grazie al successo nella sesta passarono in testa alla viglia dell’ultima regata: «Qui non basta vincere, ma bisogna indurre all’errore l’avversario, cui basta arrivare terzo. E fortunatamente il mago del vento trova una brezza media, anziché le raffiche tipiche del Baltico amate da Price, e gli Usa finiscono all’ottavo posto». [La Gazzetta dello Sport - 110 anni di Gloria, Volume 7 1951-1955] 

L’argento di Melbourne

• Anche gli americani plaudirono al successo finlandese di Rode e Straulino: «Sono da quattro anni i migliori del mondo e tutto quello che ottengono oggi è loro dovuto per le incredibili sfortune che hanno sopportato. Non hanno avversari, almeno per il momento» commentò Paul Smart, che quattro anni prima aveva vinto lo stesso oro ai Giochi di Londra del ’48. Ai Giochi di Melbourne (1956) l’equipaggio azzurro vinse l’argento, battuto dagli americani Herbert Williams e Lawrence Low. Sostituito Rode con il prodiere Carlo Rolandi, ai Giochi di Roma (1960, gare nel Golfo di Napoli) Straulino, favoritissimo, dovette accontentarsi del quarto posto: «La delusione è così grande da poter interrompere il corso della favola della sua vita. Non è così, il prosieguo della sua carriera militare lo porta al comando dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola della nostra Marina» (Bontempelli).

La “vendetta” sugli inglesi

• Divenuto comandante della Amerigo Vespucci, nel 1964 Straulino risalì il Tamigi a vela dalla Manica: «Doveva approdare a Portsmouth, al molo l’ormeggio della nostra nave era fra un incrociatore e una portaerei. Si presentò a bordo il pilota del porto per accordarsi sui rimorchiatori. Straulino rifiutò e ormeggiò alla perfezione (cercate di immaginare cosa significhi manovrare a vela una nave lunga più di 100 metri, come la Vespucci). Anni dopo, a chi, ammirato, gli ricordava questo fatto, rispose secco e semplice, secondo il suo stile: “Condizioni favorevoli, ottimo equipaggio”». [Daniele Redaelli, Gds 15/12/2004] Altro capolavoro a Taranto, quando entrò nel porto passando a vela il ponte e la sua strettoia, «lasciando dieci centimetri per fianco alle banchine, nemmeno maneggiasse un giocattolo, una piccola deriva» [Enzo Cappucci, “il manifesto” 14/12/2004]

Il no alla Coppa America

• Passato alle “5,50” con Bruno Petronio e Massimo Minervini, Straulino fu quarto ai Giochi di Tokyo (1964, Enoshima Sagami), rifacendosi l’anno dopo col titolo mondiale. Nella parte finale della carriera si dedicò alle regate d’altomare, vincendo nel 1973 al timone di Ydra la One Ton Cup (il top della vela quando la Coppa America sembrava impossibile per noi italiani) e la Giraglia: «Campione del mondo anche in quella classe con il famoso Kerkyra di Marina Bulgari, andò a regatare a Auckland quando la città neozelandese era ancora un paesone e nessuno immaginava che un giorno sarebbe diventata la capitale della Coppa America. Da militare tutto d’un pezzo, Tino Straulino rimase poi fuori proprio dalla Coppa America, dai suoi miliardi, dai suoi vorticosi sponsor e fu un peccato perché avrebbe portato stile e compostezza in un ambiente che sta diventando un po’ troppo rutilante» (Marincovich).