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 2020  marzo 17 Martedì calendario

Biografia di Massimo Giletti


Massimo Giletti, nato a Torino il 18 marzo 1962 (58 anni). Giornalista. Presentatore. Autore televisivo • «Cresciuto fra Torino e un minuscolo paese (Ponzone) dove il padre ha un’industria tessile […] laureato in Legge, si dà alla carriera universitaria (in Inghilterra), torna alle origini (vice caporeparto nell’azienda del padre: “L’unico modo di vivere una fabbrica è lavorare gomito a gomito con gli operai”), e finalmente trova pace (“si fa per dire”) con la tv» (Micaela Urbano) • Ha condotto, tra le altre cose, due edizioni di Unomattina in famiglia (dal 1994 al 1995), sei de I fatti vostri (dal 1996 al 2002), sedici di Una voce per Padre Pio (dal 2002 al 2015), due dello Zecchino d’Oro (2005, 2007), tre di Domenica In (dal 2010 al 2013) e, soprattutto, tredici edizioni de L’Arena (dal 2004 al 2013 come spazio autonomo all’interno di Domenica In, poi come programma a sé. Dal 2017, in polemica con la Rai, è passato a La7, dove conduce Non è l’Arena)«Osservatelo. Tanto per cominciare […] non è dialettale come Funari, domina una bella lingua, non offende le perifrastiche e parla un ottimo inglese. A differenza di un Fabio Fazio, un’ultima comparazione e basta, non si trincera in un desk da dove farsi dire cosa dire e poi, guardatelo, è bello. È uno che va per campi da tennis, si capisce: è tonico. Fa di sicuro la sua corsetta quotidiana. Flavio Cattaneo, al tempo in cui era direttore generale di Viale Mazzini, lo incontrava sempre nel percorso di jogging tra Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi. Si facevano ciao e Giletti, mentre Cattaneo usciva di scena, sudando le camicie dello sport corroborava la sua maestria di presenza e tecnica. Ed è tutta una potenza di maestria che lo laurea, oggi, rispetto a quello che sa fare: sintonizzare ogni sua apparizione all’unica qualità che premia nel mercato, la medietà» (Pietrangelo Buttafuoco, Il Foglio, 14/2/2015) • «Quando presenta fa boccuccia o nasetto, come suol dirsi. Difficile trovare un’altra espressione per definire il fervore infruttuoso della sua presenza scenica» (Aldo Grasso) • «I temi trattati sono rodati, anche troppo, dai Tulliani allo scandalo dei vitalizi, conditi da quel pizzico di populismo che appassiona il giusto. Argomenti capaci di catturare l’attenzione di chi solitamente guarda la tv dei giochi preserali. E che per sentirsi coinvolto deve metabolizzare notizie non proprio fresche di giornata. Come quando dal parrucchiere si sfogliano le riviste. Lungo lo svolgimento del compito Giletti guarda in camera con quella sua gran bella faccia e mentre ribadisce il concetto della sua schiena dritta snocciola una serie di istruzioni per l’uso, come se si stesse rivolgendo a un fan club comodamente sdraiato sul divano dopo il pranzo della domenica piuttosto che a un pubblico avvezzo al giornalismo d’inchiesta. “Guardate bene cosa vi stiamo per raccontare. Fate molta attenzione. Ora vi spieghiamo cosa è accaduto. Rimandatemi l’immagine, forse non avete visto bene. Io non voglio insistere, ma voi per caso vi siete resi conto di quello che stiamo dicendo?”. E così via, tra sottolineature e domande retoriche» (Beatrice Dondi, L’Espresso, 4/12/2017) • «La mente corre subito al primo, ormai epico scontro con i guardiani del vitalizio. Alla furibonda querelle con Mario Capanna e multa a seguire di venticinquemila euro da parte della Rai a Giletti che accettò di buon grado, consapevole che dopo aver urlato “lei è stato sulle barricate, si deve vergognareee!”, tirato il libro per aria e essere uscito dallo studio mentre un incredulo Capanna diceva “ma che cazzo fai?”, nulla sarebbe stato più come prima» (Andrea Muniz, Il Foglio, 11/3/2017).
Titoli di testa «Quando si apre lo show, Massimo Giletti è in piedi, jeans e giacca, camicia aperta, un eroe tormentato dei fotoromanzi Lancio. Accanto a Giletti, c’è Renato Crocetta, seduto davanti all’enorme scritta: “Vitalizio che vai regione che trovi”. Si parte. Massimo Giletti, ripreso in primo piano, lo sguardo teso, cupo. Si capisce subito che qualcosa lo strazia. “La rabbia che si accumula in certi momenti è alta”, dice. “Poi, certo, si chiede ai conduttori di controllarla ma io oggi faccio veramente fatica”» (Muniz).
Vita Terzo figlio di Emilio e Giuliana Giletti. La famiglia è proprietaria della Giletti SpA: produce filati in provincia di Biella dal 1880 • «Sono cresciuto tra rocche e carde, ancora oggi se chiudo gli occhi respiro l’odore del cotone e della lana, quello ti resta dentro per sempre» (a Giovanna Cavalli, Corriere della Sera, 18/1/2020) • La ditta l’ha fondata il bisnonno Anselmo: «dove prima c’erano soltanto prati e pecore e lui invece costruì chiesa, asilo e ambulatorio per i suoi mille operai e nel 1903, insieme a Zegna, portarono il treno: prima le stoffe viaggiavano a cavallo» • «La Stampa, in un titolo, definì mio nonno così: “Giletti, l’Olivetti biellese”. Era un uomo che ci teneva al benessere dei suoi dipendenti. Nella villa dei miei sono passati scrittori come Ernest Hemingway e uomini di Stato come Carlo Alberto dalla Chiesa, ma era una casa aperta a tutti senza preclusioni classiste» (a Carmelo Caruso, Panorama, 9/7/2018) • «Famiglia facoltosa, alta borghesia piemontese, per casa un castello con torre, eppure fu svezzato presto da baby-operaio “Papà era severissimo, sia con me che con i miei due fratelli maggiori” I gemelli Emanuele e Maurizio, quelli che da piccolo lo ficcavano nel pozzo. “Se è per questo mi hanno anche abbandonato sull’isolotto nel torrente, con la piena, ma era colpa mia, gli davo il tormento. Quegli scherzi perfidi rivelano un profondo volersi bene. Papà voleva temprarci, insegnarci che nella vita bisogna fare sacrifici”» (Cavalli) • Il padre, industriale, è anche appassionato di motori: ha vinto la Mille Miglia nel 1953. Con Massimo ha un rapporto complicato. «Da bambino ero legatissimo alla mamma e lui era... beh, piuttosto allegro sentimentalmente. La vedevo soffrire. Fu per me un dolore intenso, difficile da perdonare» • «“Un pomeriggio, avrò avuto quattro anni, tornò a casa, scese dalla macchina ed io... io corsi ad abbracciare l’autista, gridando felice: papà, papà!. C’erano ospiti, che imbarazzo. Fu uno scandalo di cui si parlò a lungo, sa, mamma era bella...” Magari, di nascosto, suo padre ci avrà riso su... “Può darsi. Per quanto inflessibile, era simpatico, autoironico”» (Cavalli) • «Era settembre, passeggiavamo nel parco della villa, quando papà mi ha preso sottobraccio, davanti al laghetto che da bambino mi ero costruito da solo, scavando con la pala più alta di me, per tenerci i girini e i pesci acchiappati a mani nude nelle risaie, poco più di una pozza. Poi un giorno, tornato da scuola, trovai un vero lago: aveva fatto venire lo scavatore, c’erano le banchine, i fiori. Il più bel regalo della mia vita» (ibidem) • A dieci anni la mamma e la nonna lo portano a Lourdes: «Mia nonna Biancamaria mi disse: “Adesso conoscerai gli invisibili”. Erano i malati, quelli che non erano presi in considerazione nella nostra società. Da quell’episodio, nelle mie inchieste, ho deciso di stare dalla parte dei più deboli» (a Francesco Fredella, Il Giornale, 14/11/2019) • «Sei stato un uomo di sinistra? “Sono stato un uomo di marciapiede. Tale rimango. Il mio miglior amico era iscritto a Democrazia Proletaria”. Hai militato? “Ho fatto politica a mio modo al liceo Massimo d’Azeglio di Torino […] Sono laureato in giurisprudenza. Avrei potuto continuare la carriera universitaria. Ho fatto una tesi sul movimento operaio inglese. Mi sono formato sui testi di Norberto Bobbio che ritengo un pensatore insuperabile”» (Caruso) • «Ha iniziato questo mestiere tardi. Ma è vero che prima ha girato il mondo facendo tutt’altro? “Lavoravo nell’azienda di famiglia […] mi ha dato la possibilità di viaggiare e conoscere il mondo. Poi ho deciso di fare il giornalista”» (Fredella) • «Non perdevo una puntata di Mixer, mi piaceva quel giornalismo, quel linguaggio. Volevo, dovevo farlo. Mi dico: chiamo e mi propongo. Dopo 6 mesi di telefonate, Dora Ricci, assistente di Giovanni Minoli, per sfinimento o compassione, non so, mi fissa un appuntamento. Minoli mi mette alla prova: mi rimanda di mese in mese. Dopo un anno, con una determinazione che non mi conoscevo, gli dico: “L’esame è durato abbastanza, mi dia una possibilità”. Incredibile, ma risponde sì» • «Lui mi ha dato la vera opportunità. Gli dirò a vita, sempre, grazie» (a Fredella) • «Come la presero in famiglia? “Mi dissero che la televisione è per i cretini”» (Simona Voglino Levy, Libero, 17/10/2016) • «“Ogni estate continuai a lavorare in fabbrica, anche quando già facevo Mixer con Minoli. Mi infilavo la tuta e pulivo le carde, macchine che filano il cotone”. Se le piaceva tanto, perché cambiò mestiere? “Perché papà era un uomo solo al comando, non ha mai mollato, viveva per l’azienda e non delegava niente, stargli accanto era difficile, dopo ogni esame ne seguiva sempre un altro. Una notte alle tre si ruppe un macchinario, la fabbrica si sarebbe fermata. Chiamai due meccanici e insieme cambiammo il motore, in bilico su una scala a venti metri d’altezza. Finimmo alle sei del mattino, li mandai a casa. Alle sette meno cinque papà entrò in officina e notò subito gli attrezzi sporchi di grasso. ‘Perché non avete ripulito?’. Gli spiegai che i ragazzi erano stremati. ‘Infatti dovevi farlo tu’. Capii che era il momento di mollare”. Lui come la prese? “‘Le dimissioni richiedono una lettera scritta’, sibilò. Ma so che pianse, quando me ne andai”» (Cavalli) • «La tua accademia è stata i Fatti vostri di Michele Guardì. “Lo rivendico. È stato lui a insegnarmi a condurre in piedi”» (Caruso) • «Un grande maestro. Una volta, durante le prove, avevo la febbre. Uno svenimento mentre lui mi teneva sotto torchio. Mi sono risvegliato con la Perego che mi sventolava con un giornale» (a Fredella) • «Tra le mie fortune c’è stata anche quella di fare un viaggio in Puglia con Alberto Sordi che mi diede una vera lezione televisiva e mi disse: “Ah Gilè! Tu funzioni perché sai parlare alle nonne, alla zie e alle mamme”» (Caruso) • «Diceva in un’intervista di qualche anno fa: “Io non faccio il varietà, io non dimentico di essere nato a Mixer con Minoli”. Ma non è a Mixer che Giletti si è radicalizzato. Non rinnega i Mezzogiorno in famiglia, le voci per Padre Pio, le Miss Italia nel mondo […] La politica ha iniziato a fiutarla a metà degli anni Zero, in piena sintonia con i primi vagiti di grillismo organizzato. Poi la svolta con le interviste ai principali candidati delle elezioni. L’Arena entra nell’agenda mediale della cronaca politica. Giletti sperimenta il faccia a faccia alla Minoli, due poltrone, una pedana, maxischermi sullo sfondo. È chiaro che ormai non si sente più un presentatore, tantomeno una creatura di Michele Guardì. Sente montare l’onda dell’indignazione nel paese. Non è più tempo dell’orchestra di Antonio e Marcello, delle sculettate di Stefania Orlando, degli stacchetti del maestro Mazza, del “comitato” dei Fatti vostri. Giletti è un battitore libero, puro maschio alfa dei talk. Lo si capisce nel furioso, scomposto “uno contro uno” con Berlusconi, nel 2012, col Cavaliere che gli urlava addosso, “Vuole che me ne vada? Me ne vado!”» (Muniz) • «Giletti ma che fa ci diventa come Santoro? Fa infuriare Berlusconi? “Ma no... Pensava che fossi un comunista (ride). Ha avuto uno scatto poi ha capito che non sono fazioso, facevo domande per evitare il monologo. Tutto qui. Ma scriva che Berlusconi mi è piaciuto”. Anche quando le ha detto di imparare da Barbara D’Urso che è bella e brava? “Io non sono bello? Era un po’ nervoso, ma non esageriamo”. Lei però non è stato carino con la sua collega. Ha detto “Presidente lei è abituato a Barbara D’Urso della scorsa settimana...”. “Barbara D’Urso lavora a Mediaset, deve rendere conto a lui. Io devo, e voglio, rendere conto a tutti gli italiani. La Rai è di tutti”» (M. Cor., La Stampa, 24/12/2012) • «Poi Giletti si butta sul filone dei vitalizi e non li molla più. Si sintonizza con l’incazzatura della gente. Il termine “vitalizio” sarebbe già vecchio, perché tecnicamente vengono aboliti alla fine del 2011, grossomodo quando se ne inizia a parlare nei talk, e sostituiti da una pensione calcolata con metodo contributivo. Ma vuoi mettere la possibilità di fare titoli come “Orgoglio e vitalizio” con “oggi parliamo di pensioni calcolate con metodo contributivo”? Non c’è storia» (Muniz) • «Giletti si rivolge direttamente ai poteri forti che lo seguono da casa. Brandisce l’indice ammonitore: “A me le minacce, le pressioni, non fanno paura”. La steadycam stringe sulla maschera del volto, la pupilla contratta in segno di sfida, un primo piano alla Sergio Leone, un duello da western, per un pugno di vitalizi: “Per me le minacce sono solo uno stimolo a continuare”. Applausi scroscianti» (ibidem) • «Lei si è trasformato in tribuno: accusa, aizza. Non trova che sia demagogico? “Se vuol dire essere dalla parte del popolo sono populista, ma la demagogia no, guardi, non mi appartiene. Dico sempre che senza la politica non c’è democrazia, che i buoni politici salveranno questo paese. M’interessa solo scoperchiare certe situazioni”» (Silvia Fumarola, la Repubblica, 10/2/2015) • Giletti dice: «Con gli ascolti che faccio, è difficile che alla Rai non mi lascino lavorare» • Lo guardano in media quattro milioni di spettatori a puntata, il 20% di share. Batte regolarmente la concorrenza di Canale 5 • Invece con la dirigenza di viale Mazzini qualcosa va storto • «Siamo arrivati alla vigilia della presentazione dei palinsesti e il nuovo direttore generale Mario Orfeo mi ha convocato in fretta e furia al settimo piano. Mi trovavo con mia madre che non stava bene, non ero a Roma. Ho detto: “Guarda, non posso venire”. Ma dentro di me ero sereno. Chi può pensare si possa chiudere un programma di tale successo? Dopodiché ho letto su Tv blog della cancellazione dal palinsesto. Era un venerdì. Ho pensato a una fake news. Ma il silenzio è stato eloquentissimo. Non addosso colpe a Mario Orfeo: pensavo fosse un amico ma evidentemente ci sono ruoli e situazioni che cambiano gli uomini, li inaridiscono. L’ho visto il lunedì successivo e mi ha detto: chiudo L’Arena e basta, così ho deciso. Adducendo una scusa che mi fa sorridere: cioè che la gente, la domenica pomeriggio, deve rimanere tranquilla» (Paolo Conti, Corriere della Sera, 2/8/2017) • «Non potevo abdicare alla dignità. Addio Rai, rifarò l’Arena su La7» • Parla con l’editore Urbano Cairo. «Mi ha convinto, è stato bravissimo, deciso, determinato, sembrava uno della Juventus...» • «Il nuovo programma lo hai chiamato Non è l’Arena ma è sempre la vecchia Arena e tu sei sempre uguale. Strizzi l’occhio ai populisti e in alcuni casi il più populista sembri tu. “Ho un’alta considerazione del popolo che è qualcosa di diverso dall’essere populisti. La sinistra ha cominciato a perdere quando ha smesso di respirare gli odori del popolo. Lo ha sostituito con il fighettismo e ha cominciato a flirtare con l’establishment. Sono salottieri. Io non lo sono”» (Caruso).
Fidanzate «Spesso è sui giornali di gossip. Tante donne, anche tanti amori? “Amori pochi, tre, forse quattro, ma non mi chieda i nomi, non li farei neanche sotto tortura. Posso parlare però del primo, ormai è caduto in prescrizione. Conosciuta sui banchi dell’Università. Si chiamava Alessandra”» (Daniela Mastromattei, Libero, 10/7/2017) • «“Per me se finisce la passione finisce pure l’amore e allora mi annoio. Però finché dura amo davvero” Solo che non dura. “Eh no. La mia libertà viene prima. Un figlio? Non aggiungiamo altri disastri”» (Cavalli).
Azienda Suo padre muore il 4 gennaio 2020. Prima di andarsene, ricorda a Massimo di quando da bambino gli aveva regalato un laghetto: «Ti ricordi, Massimo, quanto eri contento? Ora però il regalo devi farmelo tu: giurami che, quando non ci sarò più, tornerai qui e manderai avanti la fabbrica con i tuoi fratelli”» • Lui accetta • «Ora che è presidente della Giletti Spa di Ponzone Biellese, alle dirette di Non è l’Arena su La7 alterna le maratone su e giù per l’Italia ad incontrare i clienti della ditta […] I clienti resteranno un tantino interdetti. “Mica tanto, non mi trattano come il Giletti della tv, nessuno mi ha mai chiesto, che so, di Belén, parliamo di questioni tecniche. L’altro giorno li ho stupiti quando ho preso in mano una rocca di filo e l’ho tirato in un certo modo, per capire se era fatto bene”. Ed era ben fatto? “Sì, me ne intendo”» (Cavalli).
Curiosità Grande tifoso della Juventus • Nel 2008 l’Ordine dei giornalisti lo accusò di aver violato il codice deontologico perché aveva fatto una pubblicità. Lui si dimise dall’Ordine. Fu riammesso nel 2014 • In salotto ha appeso quadri futuristi • È apparso in tre film: Fantozzi 2000 – La clonazione (Domenico Saverni, 1999), Guardie del corpo (Neri Parenti, 2000) e I mostri oggi (Enrico Oldoini, 2005) • Non gli piace mettersi la cravatta: «Appena rientro a casa mi tolgo persino le scarpe e cammino a piedi nudi. Camicia e pantaloni larghi, quelli alla turca per intenderci. Sono la mia divisa casalinga» (alla Mastromattei) • Non usa i social • «E vero che va ogni anno a Lourdes? “Ho fatto oltre 30 viaggi”» (ibidem) • I suoi fratelli sono diventati uno ingegnere, uno commercialista • Vive da solo. Gli piacciono gli animali, ma non ne ha • Va in piscina tre volte a settimana, gioca a calcetto e ha una piccola palestra in casa. Si sveglia alle 8, per un’ora si allena, alle 10 è in redazione. La sera guarda la tivù. Va a letto prima di mezzanotte • «Quando si spengono le luci e resta da solo chi è Massimo Giletti? “È un uomo che ama la solitudine, che non ha paura di stare solo. Anzi, desidera stare da solo. È un uomo alla continua ricerca delle mille anime che vivono in lui”. Narcisista? “Chiunque fa il mio lavoro è ipocrita se non ammette di esserlo un po’, bisogna solo sperare di non esserlo troppo”» (Mastromattei) • «Suo padre l’avrebbe voluta accasato e sistemato? “Scherza? Si raccomandava sempre: ‘Non fare cavolate, guai a te se ti sposi’”» (Cavalli) • «La tua famiglia produce filati e invece nel tuo studio va in diretta il paese sfilacciato. Non è un paradosso? “Lo ha detto anche mio padre: ‘Dovevi cucire e invece fai trasmissioni dove si strappa’. A volte occorre rompere per potere ricostruire”» (Caruso).
Titoli di coda «È solo tivù. Noi la facciamo così».