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 2019  marzo 22 Venerdì calendario

Exor fa incetta di platino


C’è grande attesa sulla lettera di John Elkann agli azionisti della Exor, la holding della dinastia Agnelli. Ma al contrario del passato, l’attenzione dei soci non è solo sulle prospettive di Fiat Chrysler, i suoi possibili partner, il negoziato con Peugeot o i programmi sulla Ferrari. L’attesa è su quanto rivelerà John Elkann della più interessante e innovativa diversificazione strategica finora lanciata dai manager della cassaforte di famiglia: l’espansione sul mercato dell’oro e dei metalli preziosi. 
Negli ultimi 12 mesi, la holding presieduta da Elkann si è lanciata in uno shopping impressionante di quote azionarie nei principali gruppi minerari del Sud Africa e del Canada, assumendo posizioni rilevanti nel secondo operatore mondiale di miniere di Platino, Palladio e oro, la Sibanye-Lonmin e in almeno altre 5 società specializzate nell’estrazione di metalli preziosi. L’operazione è partita nei primi mesi dell’anno scorso evitando accuratamente l’attenzione dei media internazionali ed è ancora in corso sulle principali Borse mondiali, dal Nasdaq al London Stock Exchange fino al listino sudafricano: gli acquisti sono stati effettuati da Londra attraverso il fondo Exor Investments LLP e hanno ora un valore complessivo di circa 500 milioni di dollari.
Oltre alla Sibanye, che rappresenta il 37% del portafoglio complessivo del fondo inglese, Exor ha comprato quote nel gruppo Armony Gold, nella New Gold, in Nova Gold, nella Cameco e nella Vaneck. L’obiettivo della manovra non è soltanto finanziario: «Exor ha deciso di investire nel settore dei metalli preziosi per più di un motivo – conferma una fonte dell’Exor – Il presidente chiarirà la nostra strategia in campo minerario nella lettera agli azionisti, che quest’anno sarà dedicata proprio a questa svolta di investimento. I metalli preziosi e soprattutto il palladio e il platino sono al centro dell’interesse di Exor per le loro applicazioni industriali. I due metalli hanno enormi prospettive di utilizzo nell’industria automobilistica in un’ottica di riduzione delle emissioni inquinanti». In questo senso, l’operazione più importante è stata quella sulla Sibanye, un gruppo che si è recentemente fuso con la società mineraria Lonmin formando una realtà globale nei metalli preziosi: dall’inizio dell’anno il titolo è salito di oltre il 90%. 
Lo sbarco di Exor nel settore minerario conferma un trend in atto già dall’ottobre scorso. Dalla fine del 2018, infatti, l’oro e i metalli preziosi sono entrati nel mirino dei grandi investitori internazionali, sia per ragioni difensive in questa fase di incertezza, sia per motivi più strettamente speculativi legati all’eccesso di liquidità. Tra i metalli che svettano in questo momento di turbolenza sui tassi e le valute vi è certamente il palladio, cresciuto del 40% in soli 4 mesi arrivando a 1.600 dollari l’oncia: il metallo viene usato come componente per ridurre le emissioni inquinanti delle auto a gasolio e ibride. Il suo prezzo sale già dal 2009 e l’offerta non riesce a stare al passo con la domanda, che stranamente non appare così forte a livello industriale. Alcuni analisti parlano già di possibile bolla speculativa e di un prezzo target di 2.000 dollari, soprattutto se si rafforzerà la domanda del settore automobilistico. Gli analisti, inoltre, seguono con attenzione anche le prospettive del “metallo gemello”, il platino: questo costa attualmente oltre 800 dollari in meno del palladio, ma la sua possibile sostituzione come materiale base delle marmitte catalitiche sta facendo convergere l’interesse dei fondi speculativi anche su questa commodity. 
Ma sostituire il palladio con il platino per gli scarichi dei veicoli richiede ai costruttori tempo per costruire nuovi impianti di scarico e rinnovare i processi produttivi, ed intanto il palladio continua inesorabilmente a salire: e con questo il valore del portafoglio di Exor.