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 2019  marzo 20 Mercoledì calendario

New York litiga sul suo «Big Ben»

NEW YORK Quella della battaglia per salvare un grande orologio meccanico all’angolo tra Broadway e Leonard Street che viene caricato ogni settimana a mano dal clock master della città sembra una storia d’altri tempi, in una New York che si rinnova febbrilmente per tenere testa alle sfide delle altre metropoli del Terzo millennio, da Singapore a Londra. Ma, in una città sempre in bilico tra l’archeologia industriale della sua metropolitana, spesso bloccata dai guasti di impianti elettrici vecchi di cento anni, e i business miliardari dei cantieri che cambiano di continuo la skyline di Manhattan, aggiungendo grattacieli più alti perfino dell’Empire State Building, la disputa per l’accesso agli ingranaggi del «Big Ben di New York» è diventato un caso carico di significati simbolici.
Così quella che poteva essere una banale questione di servitù condominiali – attraversare un appartamento per andare a caricare l’orologio sulla torretta dell’edificio – si è ormai trasformata in una sfida per la difesa dei 120 landmark, i luoghi storici protetti di New York. E anche in una reazione all’invadenza dei grandi immobiliaristi che stanno riempiendo la città di residenze per i super ricchi di tutto il mondo.
L’orologio in questione compare in alcuni film (a partire da Nove settimane e mezzo) e ha fornito per oltre un secolo l’ora esatta ai passanti di Lower Manhattan dalla cima di un grande edificio che a fine Ottocento divenne la sede di una compagnia assicurativa, la Life Insurance Company: reduce dal business dell’assicurazione degli schiavi della prima metà del secolo, la società era passata a vendere polizze vita non valide, però, in caso di naufragio, sfide a duello e viaggi al sud della Virginia.
Finito, dopo varie vicissitudini, in mani pubbliche, l’edificio è stato venduto qualche anno fa dal municipio all’Elad Group che sta ricavando da questo complesso 140 appartamenti di lusso. Il più ambito e costoso è la penthouse da 21 milioni di dollari che è sovrastata dalla torretta: per farla finita con l’andirivieni di manutentori, i nuovi proprietari hanno pensato di sostituire gli ingranaggi meccanici con un orologio elettrico che non ha bisogno di essere caricato.
Le autorità cittadine e i difensori dei landmark si sono opposti: quegli ingranaggi ancor oggi perfetti sono un monumento alla superiorità conquistata dall’America nell’Ottocento nella costruzione di orologi. Gli immobiliaristi hanno fatto causa: nei primi due gradi di giudizio hanno perso, ma ora la questione è all’esame della Corte d’Appello, la più alta nello Stato di New York.
Dopo decenni di oscurità, ora il palcoscenico è tutto per Marvin Schneider, il dipendente comunale, ormai 79enne, che da oltre 40 anni ricopre il ruolo di Official clock master of the City: protesta perché dal 2015 l’orologio è stato coperto da un’impalcatura e lui è rimasto senza lavoro («dovevamo proteggerlo dalla polvere del cantiere», si giustificano i proprietari) e invita la cittadinanza a battersi per la difesa di ciò che resta del patrimonio storico della città.
Una sensibilità che a New York è una specie di fenomeno carsico: è riemersa negli anni Sessanta quando, dopo la demolizione della Penn Station, la città fu scossa da un’onda di rimorso che portò al varo di una legge per la protezione dei luoghi simbolo della città. Ma ora la commissione per i landmark fa fatica a proteggere luoghi che, rimasti intrappolati in aree vecchie e degradate, sono in via di demolizione.