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 2018  giugno 22 Venerdì calendario

Perché vietare la cannabis light è una sciocchezza

Premessa uno: se oggi inventassero gli alcolici (tutti, dal whisky alla birra light) non verrebbero messi in commercio né ora né mai, e questo in base al “principio di precauzione”. Li definirebbero come dannosi per la salute prima ancora di spiegare che non ci sono studi approfonditi sugli effetti nel tempo: soprattutto su anziani e bambini e donne incinte. Non si scomoderebbero neppure – come nel caso della cannabis light – per usare la formula demenziale secondo la quale «la pericolosità non può essere esclusa». Premessa due: di animosi fan della cannabis light, da queste parti, non ce ne sono, il che non significa intrupparsi in quella borghesia reazionaria che demonizza pateticamente «la droga» ed equipara una canna a qualcosa che in tre secondi ti ammazza. Le categorie bianco/nero sono quelle in cui cerca di rinchiuderci la classe politica, dunque non fate confusione. Ora, liberi dalle premesse, possiamo irridere l’improvviso «no» del Consiglio Superiore di Sanità alla vendita di cannabis light in Italia, questo sulla base, appunto, di un «principio di precauzione» che comprende le ragioni sopra elencate. L’eventuale decisione di vietare la vendita spetterà al Ministero. Il Consiglio di Sanità ha scritto: «La pericolosità dei prodotti contenenti canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di cannabis o cannabis light o cannabis leggera, non può essere esclusa»... «tale consumo avviene al di fuori di ogni controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine»... «non appare valutato il rischio in relazione a età, presenza di patologie, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come sicura si traduca in un danno per se stessi o per altri».
VIZIO RETORICO
Pausa. Non abbiate timore di sentirvi ignoranti o superficiali se venisse di fare lo stesso discorso per il caffè, il peperoncino, il lavoro sedentario, lo smog, i campi elettromagnetici, il radon, il cellulare, il microonde, il barbecue, la diossina e il cloro nell’acqua, il surriscaldamento, le stufe a legna, il cioccolato, i formaggi, lo zucchero e il sale, i carboidrati e la carne, certa frutta e certa verdura, il latte e i formaggi, l’olio, il burro, la margarina, il cioccolato e le merendine, certe caramelle, l’acqua gassata e quella del rubinetto, la Coca-Cola, nondimeno i fumi di cucina, le pentole, quelle antiaderenti, i contenitori di plastica, le bottiglie di plastica, le lattine, i fritti, i conservanti, i quattro salti in padella, i pesticidi, il cibo in scatola, per non parlare di tutti i farmaci in commercio. Non sareste ignoranti e neanche vittime della facile tentazione del comparazionismo (benaltrismo) inteso come vizio retorico di far intendere che i problemi da affrontare siano altri. Non si tratta di questo, ma di restituire un senso delle proporzioni a tutto ciò che “fa male” perché inevitabilmente fa parte della vita. Con gli studi statistici ed epidemiologici moderni, in pratica, si è in grado di “non escludere” la pericolosità di tutto, ed è qui che le ideologie scientifiche entrano in gioco. Il farmacologo Silvio Garattini, per esempio, è una bravissima persona nonché il direttore dell’Istituto di Mario Negri di Milano, e ha detto: «La cannabis light è droga a tutti gli effetti e bisogna togliersi dalla testa il termine leggera. I potenziali rischi per la salute esistono soprattutto per i giovani». Ma Garattini lo dice sempre, per tutto. Per le sigarette elettroniche, per esempio, disse così: «Non ci sono dati adeguati che permettano di stabilire se la sigaretta elettronica sia in grado, in quale misura e per quanto tempo, di disintossicare dall’abuso del tabacco». Non ci sono dati adeguati. Allora taci, verrebbe da dire, ma Garattini probabilmente è in buona fede. Figuratevi che cosa dice delle sigarette e di quella frode scientifica chiamata fumo passivo. E così via. Eppure, come molti sanno, la cannabis light ha più che altro l’aria di una mezza truffa: proprio perché fa poco o nulla. Ma non ha torto Benedetto Della Vedova, promotore nella scorsa legislatura della proposta di legge per la legalizzazione della cannabis: «Finirà che avremo un mercato nero e criminale anche per la cannabis light». Questo mentre il Canada legalizza la marijuana proprio in questi giorni per sottrarre profitti alle mafie e contrastarne l’uso da parte dei minori, dopo innumerevoli Stati che già l’hanno fatto. E il nostro governo che farà? Da un lato si teme il proibizionismo d’ufficio dei Salvini, dall’altra si ricorda che c’è stata stata l’adesione quasi totale dei grillini alla proposta della cannabis legale.

IL MERCATO
Intanto, com’era stato per le sigarette elettroniche, il mercato della cannabis legale ovviamente si è mosso. In Italia dai 400 ettari del 2013 si è passati ai quasi 4000 del 2018, con centinaia di aziende agricole che si sono mosse. Le regole italiane sono già tra le più restrittive: il principio attivo non deve superare lo 0,2 per cento (niente) con l’obbligo di conservare i cartellini delle sementi. Non basta? Si legiferi più dettagliatamente, come altre nazioni hanno fatto. Si facciano degli studi, meglio, si proseguano: ma non ci si può fermare sulla base del “non si può escludere”. Il mondo è andato avanti nonostante i tetti delle scuole in amianto, il mercurio dei termometri, nonostante incredibili errori medici e scientifici fatti in tempi in cui c’erano mille controlli in meno: ma siamo qui, con regole sempre più severe. La regola ideologica della “non esclusione”, peraltro estensibile a tutti gli stili di vita, non può diventare un’arma di proibizione di massa. La cannabis light ha effetti collaterali? Crea dipendenza? Qualcuno deve dimostrarlo. Oddio: qualcuno dovrebbe dimostrare pure che non sia più che altro una truffa, un’autosuggestione di massa: gli effetti di certe sostanze, esattamente come per l’alcol, dipendono molto da ciò che ciascuno si attende. I recettori cerebrali sono molto soggettivi. La cannabis light ha tutta l’aria di una moda, e come tale potrebbe passare presto. A meno che lo Stato, complice il Consiglio Superiore di Sanità, non riesca a rendere mitico e illegale anche il fumare quella specie di cicoria puzzolente che appunto chiamano cannabis light.