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 2018  giugno 22 Venerdì calendario

Salvini dai Casamonica: «Tornerò con la ruspa»

«Torno, torno con la ruspa», promette Matteo Salvini nell’enclave dei Casamonica alla Romanina, periferia Sud dell’Urbe, prima di risalire sull’auto blu. Nel mirino del ministro dell’Interno c’è un «villone» del clan sequestrato da sei anni e finora lasciato all’incuria – fino a maggio, raccontano i residenti, ci abitavano i tuttofare dei boss. Ora ci nascerà un parco, a quanto pare, merito anche della Regione che ha trovato i 200 mila euro per abbattere il cottage e che ha già destinato un altro casale sottotratto alla cosca, sul lato opposto di questa stradina piena di buche, via Roccabernarda, a un’associazione che si occupa di bimbi autistici. «È il momento di alzare la testa contro la mafia, questa villa è un simbolo, le minacce dei Casamonica non mi fanno né caldo né freddo», dice Salvini appena arriva in questo angolo sperduto di periferia, davanti alla villa pacchiana e abusiva da cui gli affiliati del clan, da settimane, hanno già portato via tutto – finestre, tegole, bidet – restano solo le colonnine finto romane molto kitsch, quasi un marchio di fabbrica da queste parti.
POOL PARTY
Non che loro, i Casamonica, si mostrino intimoriti. «Salvini con noi deve rigare dritto», hanno detto quando il capo del Viminale, la settimana passata, ha annunciato il censimento dei rom. E così ieri, appena il leader del Carroccio va via e con lui sciamano cronisti e vigili, nel giro di cinque-minuti-cinque nel villone rosso affianco a quello sequestrato, in mano alla stessa famiglia, parte un piscina-party con partitone di pallanuoto, tra risate e schiamazzi goliardici. Come nulla fosse.
«Non ci abbandonare, torna qui», è la preghiera al ministro dei residenti, mentre fanno a gara per un selfie con lui, altri ancora si sbracciano dal balcone, gli mandano baci. Nessuno però, a parte il presidente del comitato di quartiere, vuole metterci la faccia con i giornalisti. «Il mio nome? No, meglio di no. Qui ci viviamo. Su questa strada ci passano i nostri figli, voi poi ve ne andate», dice una mamma.
Nel cortile dell’ex villa Casamonica, davanti a una selva di telecamere, Salvini annuncia il potenziamento dell’Agenzia per i beni sequestrati, che fa capo al governo. Oggi sono 70 persone a gestire quasi 15 mila beni e difatti solo a Roma la metà è inutilizzata. «Arriveranno soldi e personale», assicura il capo del Viminale. Almeno 200 dipendenti in più. «Farò iniziative di questo tipo ogni 10 giorni», promette.
A marcare – quasi a uomo – il ministro e leader leghista, ieri pomeriggio, c’era Nicola Zingaretti, il governatore del Lazio e aspirante segretario del Pd che fa buon viso al blitz salviniano: «Il ministro fa bene a prendere coscienza del problema, semplificare le procedure è importante», dice Zingaretti, prima di esprimere «vicinanza» a Saviano, con cui Salvini aveva polemizzato per la questione della scorta. Il Pd bolla la visita come una «passerella inutile», mentre il deputato dem Roberto Morassut sostiene che il primo manufatto da abbattere sia il famoso «muro dell’omertà di Via Barzilai», anche quello abusivo e costruito dal clan per proteggere i propri traffici.
SFIDA CON IL CAMPIDOGLIOE la Raggi? Salvini ieri ha detto di volerla chiamare, «collabori». Lei, la sindaca, alla Romanina non si è fatta vedere – c’era invece il prefetto della Capitale, Paola Basilone – ma anche la grillina sembra in qualche modo rincorrere il carro leghista con la promessa, diramata proprio ieri, di smantellare una baraccopoli sulla Tiberina entro il 30 giugno. «Noi non facciamo annunci», dicono in Campidoglio. In realtà, solo per questo campo rom, gli annunci abbondano e siamo già al terzo: avrebbe dovuto chiudere un anno fa. Chissà se il 30 giugno sarà la volta buona e se la ruspa di Raggi arriverà prima di quella di Salvini.