Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  giugno 22 Venerdì calendario

Per Pierluigi Pardo, il dominus di «Tiki Taka», troppe parti nella stessa commedia

Di lui studente si sarebbe detto: è bravo, ma non s’impegna. Di lui conduttore, cosa si può dire? Lui è Pierluigi Pardo, classe 1974, barba appena accennata, ex Stream, ex Sky, e da tempo dominus di «Tiki Taka», ora in versione Mondiali di Russia. Se nei dopopartita di Canale 5 c’è il varietà, qui su Italia 1 si fa sul serio, c’è l’approfondimento sportivo: l’altra sera c’erano il c.t. Mancini, Graziani, Di Livio, Zanetti. Tanta roba, come si dice.Il gioco del calcio vive di uno strano paradosso. Tutti sono in grado di parlare di calcio (a almeno credono), tant’è vero che il calcio è uno delle grandi narrazioni della nostra identità nazionale, è un racconto che ci coinvolge nella sua pienezza, eppure, da un po’ di tempo, quando qualcuno competente parla di calcio sente il bisogno di circondarsi di comici, di guitti, di gente dello spettacolo come se avesse vergogna di parlare solo di calcio.
Il paradosso si fa ancora più vivido quando a condurre c’è Pierluigi Pardo. Che è già uomo di spettacolo, tende all’one man show: cita il regista Rokko Smitherson (Corrado Guzzanti) con il «si perplime», si sotterra sotto la sabbia per ripetere il colpo di testa di Aldo Baglio. Che bisogno c’è di Andrea Pucci, di Cristiano Militello e di Ria Antoniou? Non basta Pardo a sostenere più parti in commedia? È necessario invitare Pupo sperando di allargare l’audience? Pardo è molto bravo, ma ha la tendenza a buttarsi via. Forse perché tiene il piede in molte scarpe (radio, telecronache della Lega e altro ancora), forse perché si piace troppo mentre conduce, forse perché alla competenza preferisce la compiacenza.
Peccato, perché potrebbe essere il più versato e simpatico di tutti. Così il momento più tecnico dei Mondiali resta quello di Giorgia Rossi, una vera sorpresa, «una figura femminile emancipata e autorevole» come dicono rosicando dalle parti della concorrenza.